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Allarme tra i ciliegeti del vicentino, attaccati dalla Drosophila suzuki

SuzukiiUn anno terribile per i ciliegeti delle colline vicentine di Marostica e dintorni: il primo raccolto è stato distrutto dal maltempo; le ultime ciliegie, le tardive, chiamate in zona “duroni”, sono state intaccate dalla terribile Drosophila suzuki (Matsumura, 1931), un micidiale insetto proveniente dal Sud Est asiatico, contro il quale per ora le armi sono piuttosto spuntate.

Trappole con esce, successo relativo. Parecchi cerasicoltori ne hanno sofferto la presenza, ed è scattato l’allarme. “Un disastro per le ciliegie che ne sono infestate, rileva Federico Corradin, cerasicoltore, responsabile della sede di Opo Veneto nel Mercato di Bassano del Grappa; per ora non esiste alcun prodotto efficace; contro la Drosophila si usano trappole con esche, ma con relativo successo. Le ciliegie, dove “il moscerino” depone le uova, marciscono”. Sulle colline di Marostica lo si è visto sul finire della stagione delle ciliegie; potrebbe essere arrivata dal Trentino. Attacca non solo le ciliegie, ma tutta la frutta a bacca rossa: un problema dunque che interessa diverse qualità di frutta e la stessa uva.

Stagione cerasicola, bilancio negativo. Alla Drosophila suzuki è stato dedicato buona parte di un incontro di cerasicoltori, promosso in collaborazione da OPO Veneto e dal Consorzio di tutela della ciliegia Igp di Marostica, presieduto da Giuseppe Zuech. Sono stati valutati le possibili azioni preventive con l’intervento del Servizio fitopatologico di Vicenza e della Regione Veneto. E’ in programma un incontro con l’assessore regionale Franco Manzato. Nella riunione, inoltre, è stato fatto il bilancio della stagione cerasicola, che si presenta decisamente negativo. Si stima che sia stato raccolto meno del 50 per cento del prodotto. “La Drosophila, purtroppo, ha rovinato un finale delle ciliegie di Marostica e delle colline vicentine che sembrava molto soddisfacente, tanto da far pensare a un parziale recupero di una stagione molto negativa: commenta Francesco Arrigoni, direttore di OPO Veneto”.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Orticoltura, timido avvio primaverile per i cetrioli del Veneto

cetrioliE’ timido l’avvio della stagione dei cetrioli del Veneto, la cui produzione in serra, molto in ritardo quest’anno, è appena cominciata. L’ortaggio ama il sole e il caldo. Dà il meglio di sé con temperature diurne ideali di poco al di sotto dei 30 gradi; le minime dovrebbero comunque superare i 17/18 gradi. Sono condizioni che tuttora si fanno desiderare.

Una produzione annua di 21 mila quintali. La raccolta nelle serre, dunque, è appena cominciata ed è piuttosto magra, pur presentandosi di buona qualità. “In compenso, rileva Adriano Daminato, orticoltore di Loria (Treviso), consigliere di OPO Veneto, il prezzo è interessante. Proprio la scarsità di prodotto locale, dovuta al maltempo, sta favorendo la quotazione. Per i cetrioli coltivati in serra, ad ogni modo, al di là del ritardo di una quindicina di giorni, non ci dovrebbero essere grossi problemi, che invece si presentano per quelli all’aperto perché finora, a causa delle piogge, ne è stato quasi impossibile il trapianto”. La produzione totale veneta di cetrioli da mensa, nel 2012, ha superato i 21 mila quintali; mentre la varietà da sottaceti è stata di 25.525 quintali (dati Istat): un deciso calo rispetto all’anno precedente. Quest’anno si prevede il mantenimento delle posizioni.

L’ortaggio (Cucuminis sativus) appartiene alla famiglia delle cucurbitacee ed è originario dell’India. Ha un basso contenuto calorico, è ricco di vitamine e di sali minerali e si presta efficacemente nelle diete. Molta produzione, compresa quella veneta, viene esportata. Gli italiani, diversamente da altri popoli, non “impazziscono” per il cetriolo, che, invece, è molto popolare nei paesi europei del Nord e dell’Est. Va fortissimo in Grecia, dove è impiegato in particolare per fare il tipico tzantziki, la gustosissima salsa sempre presente nella cucina locale. Più diffuso è l’impiego dei cetriolini per sottaceti, serviti negli antipasti misti. L’ortaggio è valorizzato, inoltre, nella cosmesi contro la secchezza, le impurità e le irritazioni della pelle, alla quale dà elasticità. Un uso, questo, storico. E’ spesso citata, a proposito, la convinzione del medico umanista del Cinquecento Pietro Andrea Mattioli, che prescriveva il succo di cetriolo per rendere bella la pelle.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Angelo Squizzato

OPO Veneto organizza a Cimadolmo un punto di raccolta degli asparagi IGP

punte-asparagiOPO Veneto entra in maniera più diretta e operativa nel territorio dell’asparago Igp, bianco e verde, di Cimadolmo, sulle rive trevigiane del fiume Piave. Con la stagione appena cominciata, organizza un centro raccolta che farà da riferimento per i produttori di asparago.

Produzione 2013 in linea con il 2012. L’Organizzazione di produttori con sede centrale a Zero Branco (Treviso) può così presentarsi sul mercato con la serie completa degli asparagi veneti con il marchio di tutela comunitario Igp (Cimadolmo e Badoere) e Dop (Bassano del Grappa). Commercializza, inoltre, produzioni di altre aree della regione, tradizionalmente vocate alla coltura del’asparago quali il Padovano ed il Veronese dove si concentra oltre il 50 per cento del totale della produzione veneta (che è stimata attorno alle 8.300 tonnellate). Gli asparagi di Cimadolmo, nonostante il cattivo tempo, stanno promettendo bene. La produzione 2013 si annuncia sullo stesso livello dello scorso anno (oltre 5 mila quintali). Ci sarà forse una piccola lievitazione, dovuta al fatto che è leggermente aumentata la superficie coltivata. Per ora si raccolgono i turioni bianchi sotto serra, che rileva Flavio Peterle, presidente del Consorzio di tutela, si presentano con il loro più elevato standard di bontà e croccantezza. Ci si sta, intanto, preparando anche alla raccolta delle coltivazioni all’aperto. Attorno all’asparago si sta attivando il territorio di 11 comuni del Medio Piave, compresi nell’area Igp: al loro storico ortaggio (si hanno testimonianze della loro coltivazione che risalgono al Cinquecento).

Iniziative. Si sta muovendo in particolare il mondo della ristorazione, con l’organizzazione di serate a tema, una disfida territoriale per offrire piatti nuovi, gustosi, attraenti. Sono coinvolti più di trenta locali. E’interessante il fatto che, con gli asparagi, in cucina sia data assoluta priorità ad altri prodotti tipici del territorio e siano serviti i vini pregiati del Piave. Un grande omaggio a quanto si produce sul posto: “un’operazione, quindi, anche culturale”, hanno rilevato il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro e i sindaci di Cimadolmo Giancarlo Cadamuro e di Conegliano Floriano Zambon. Il via della stagione è stato dato con un incontro ufficiale nella scuola enologica di Conegliano, sempre in provincia di Treviso. Tra le proposte vi è il rilancio della Strada dell’asparago, della quale è presidente Graziano Dall’Acqua, che è anche alla testa della Pro Loco, promotrice di tutta una serie di iniziative per valorizzare l’ortaggio e di una festa di grande richiamo.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

OPO Veneto si consolida e getta le basi per una sensibile crescita

VENETO_2013Per OPO Veneto il 2012 è stato un anno di ulteriore consolidamento. L’organizzazione di produttori ortofrutticoli di Zero Branco (Treviso) ha registrato un aumento delle vendite, nonostante il terribile momento economico, che inevitabilmente si è riflettuto anche sui consumi del settore. C’è stato un più 4 per cento rispetto al 2011, un risultato rilevante in un quadro assai critico in cui molte imprese hanno evidenziato cali generalizzati negli ordinativi, nelle vendite e nei fatturati.

Prevista una crescita nel 2013. Dati, situazione, programmi sono stati discussi dal Consiglio di amministrazione che ha approvato il bilancio da sottoporre all’assemblea dei soci. “Abbiamo fatto un buon lavoro, dichiara il presidente di OPO Veneto Francesco Daminato, ma soprattutto ci siamo dati un programma di sviluppo molto impegnativo. Abbiamo creato le basi per un rafforzamento delle strutture e dei servizi, che consentiranno di aumentare, completare e qualificare ulteriormente l’offerta di prodotti”. Un bilancio dunque positivo, ma soprattutto sviluppi che fanno intravvedere un considerevole aumento dell’attività nel corso del 2013. Sul finire dello scorso anno OPO Veneto ha incorporato la cooperativa associata ex Cos di Chioggia (Cooperativa ortolani Sottomarina), una operazione che consente una presenza molto forte in un territorio di orti molto importante, che ha nel radicchio di Chioggia Igp un prodotto strategico e di notevole valore per quantità e per qualità. “E’ interesse di OPO Veneto, sottolinea il presidente Francesco Daminato, sviluppare l’attività e la presenza della cooperativa nelle aree di produzione dei prodotti ortofrutticoli a denominazione con particolare riferimento ai magnifici cinque radicchi IGP.”

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Radicchi, lattughe e altri ortaggi: strategie di lotta integrata ai funghi causa di marciumi

radicchio con marciume

radicchio colpito dal fungo Sclerotinia

I funghi del genere Sclerotinia sono un nemico importante per i radicchi, lattughe e numerosi altri ortaggi. Sono causa di marciumi che spesso compromettono interi raccolti. Come combatterli nel rispetto dell’ambiente? E’ il tema affrontato da Federico Nadaletto, responsabile mezzi tecnici di OPO Veneto, in un incontro tecnico organizzato a Signoressa di Trevignano (Treviso), nella sede del “Gruppo Spazio”, storica cooperativa di mezzi tecnici e servizi per l’agricoltura.

Una lotta tra funghi. Interlocutori sono stati produttori, tecnici, responsabili di cooperative, operatori del settore. Federico Nadaletto ha presentato le “Strategie di lotta integrata ai funghi Sclerotinia con metodologie eco compatibili e con mezzi biologici”. Ha fatto particolare riferimento all’impiego del formulato Contans (a base di Coniothyrium minitans) prodotto contenente un fungo antagonista che risulta efficace contro la sclerotinia. In sostanza, una lotta tra funghi: quelli buoni contro i cattivi che “colpiscono” gli ortaggi.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

A Lusia (RO), entra in scena un nuovo radicchio

radicchio lisia4Si presenta come un delicato accordo di colori, tra i quali prevale un vermiglio acceso, che lo fa distinguere in maniera netta dagli altri radicchi tardivi: è la novità di Lusia, terra di orti, nel medio Polesine, tra i fiumi Po ed Adige.

Innovazione e tradizione. La cicoria è il risultato di una lunga e attenta selezione di due bravi orticoltori locali, Antonio Rosselli e Aglio Giordano, socio di OPO Veneto. In essa l’innovazione di prodotto si sposa con il metodo di lavorazione tradizionale. I radicchi, dopo il primo gelo, sono raccolti e ammassati, premuti gli uni sugli altri, “in busa”, in una specie di serra, adagiati su un letto di una trentina di centimetri di sabbia del fiume Adige, che viene ogni anno rinnovata. La “busa” (termine veneto che indica buca) è ricoperta da un telo di plastica nero, che sostituisce la tradizionale paglia. A una temperatura sui 14 gradi, ottenuta con un sistema di riscaldamento, in una quindicina di giorni si sviluppa un nuovo cuore di radicchio, che è una delizia al palato. Il cespo, che si mangia, non è molto sviluppato: può raggiungere i 60 grammi. Ecco come lo descrive Renato Maggiolo, un cultore del settore e artista enogastronomico, consulente di OPO Veneto: “Foglioline dai colori cangianti dal bianco della base al giallo, con screziature della costa, al vermiglio dell’apice. E’ vellutato al tatto e, quanto al gusto, ha la classica tendenza amarognola dovuta ai guaianolidi, sostanze con proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e antimalariche, che sono un toccasana per il fegato, compensata da una piacevole freschezza acida che lascia intuire la vitamina C”.

A breve il nome della nuova cicoria polesana. Rientra nella famiglia dei variegati invernali, che hanno come punto di partenza il radicchio Igp di Castelfranco. E’ bello, riconoscibilissimo, croccante. Lusia ci punta molto. Potrebbe essere il suo radicchio del futuro: il classico variegato sta quasi scomparendo, soppiantato da quello di Castelfranco. Non gli è stato dato ancora il nome, per il quale è stato promosso un informale concorso tra esperti del luogo. Presto il battesimo ufficiale. L’Accademia delle verdure di Lusia, presieduta da Renato Maggiolo, ha promosso una degustazione di esperti per valutarne qualità, gusto, valore in cucina. Il nuovo radicchio vermiglio è stato promosso a pieni voti. “Magnifico”, il commento del giovane chef Enrico Rizzato che ha coordinato l’incontro conviviale.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Il Veneto delle Dop e Igp fa “sistema” per crescere

manzan-presidente

Paolo Manzan, presidente Consorzio Radicchio rosso di Treviso Igp e Variegato di Castelfranco Igp

Nove consorzi di tutela di prodotti Igp e Dop del Veneto si sono messi insieme per progettare e realizzare attività promozionali e di valorizzazione delle produzioni a denominazione di origine. Insieme per “far sistema e crescere”. Hanno presentato, nell’ambito della Misura 133 del PSR, un progetto aggregato tra più consorzi di tutela che operano nel campo della salvaguardia, della promozione e valorizzazione delle denominazioni di origine. Il progetto comune denominato, “Promozione di qualità, ortofrutta, riso e olio del Garda, per crescere”, è stato approvato e finanziato dalla Regione Veneto. A tal fine i nove Consorzi hanno costituito un’Ati (Associazione temporanea dei imprese) con l’obiettivo di investire in sinergia e di valorizzare quindi al massimo le risorse messe a disposizione dal PSR (Piano regionale di sviluppo del Veneto).

Capofila del progetto, il Consorzio del radicchio Igp di Treviso e Castelfranco. E’ la prima volta che si mettano assieme tanti consorzi di tutela, e il fatto è rilevante per il valore di forza aggregante e per la capacità di sviluppare iniziative innovative, coordinate, capaci di far emergere, in tutte le loro potenzialità i prodotti di qualità e il territorio dove questi vengono coltivati. E’ un’esperienza, quindi, alla quale si guarda con grande interesse perché potrebbe far scuola. E’ un esempio di aggregazione, di coesione e di sinergia in un settore (quello dell’agroalimentare) nel quale si continua a “denunciare” l’eccessiva frammentazione e l’esasperato campanilismo, che impoveriscono anziché arricchire il tessuto economico e sociale. Capofila del Progetto è il Consorzio del radicchio Igp di Treviso e di Castelfranco, presieduto da Paolo Manzan. “Siamo convinti, commenta Manzan, che abbiamo cominciato un ottimo percorso. E’ tempo di muoversi insieme e di adottare strategie comuni per essere sempre più competitivi sui mercati”. Gli altri consorzi coinvolti sono quelli del Radicchio di Chioggia (presidente Patrizio Garbin), del radicchio di Verona (presidente Lorenzo Ambrosi), dell’insalata Igp di Lusia (presidente Alessandro Braggion), del riso vialone nano veronese (presidente Ernesto Artegiani), dell’olio extravergine del Garda (presidente Andrea Bertazzi), dell’asparago di Badoere (presidente Antonio Benozzi), dei produttori di marroni del Monfenera (presidente Antonio Fragosa) e dei produttori di marroni di Combai (Gianni Pagos).

In Veneto, 35 prodotti certificati. OPO Veneto, rileva il direttore Cesare Bellò, vede nel progetto una grande opportunità per valorizzare e far emergere sui mercati i prodotti di qualità certificata”. Il Veneto, con 35 prodotti certificati, è la prima regione italiana per numero di prodotti a marchio: 17 prodotti DOP e 18 IGP. Il comparto merceologico con più riconoscimenti è quello di verdura e frutta.

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

Tempo di topinambur, i “figliolini del sole”

Il poeta Andrea Zanzotto chiamava i topinambur “figliolini del sole”. Ne amava la spontaneità, la bellezza, il fiore che dipinge di oro giallo i giorni autunnali. E però, bisogna distinguere i topinambur spontanei, una pianta considerata infestante, da quelli coltivati, che non si fanno ammirare per i fiori, che sembrano non avere, ma per le radici tuberose, che fanno molto bene e sono riscoperte dalla cucina, dopo che erano state quasi dimenticate, soppiantate dalla patata.

Sono ortaggi attualissimi al mangiare del nostro tempo, attento a diete e a calorie. Sono adatti e funzionali per chi vuole restare in forma e combattere il sovrappeso, o per chi ha problemi di digestione, di diabete, di glicemia, di gotta e di colesterolo. La raccolta è appena cominciata. Le radici bitorzolute, che si distinguono per la buccia gialla e la polpa bianca, si presentano ricche, sane e compatte. Un po’ magre, rispetto allo standard ottimale a causa della siccità, ma questo non ne ha toccato la qualità e i valori nutritivi. Dove si è potuto irrigare, si è salvata la produzione, come nella azienda “La Perla” di Arcade, in provincia di Treviso, che è leader nella coltivazione di topinambur. Esporta le radici preziose in Austria, Germania, Svizzera, Francia. “La raccolta è appena cominciata, rileva Franco Zanette, titolare dell’azienda “La Perla” associata ad OPO Veneto, e tutto fa pensare a una produzione stabile e conforme alle attese. Noi abbiamo tamponato i danni della siccità dando acqua: è costato molto, ma il raccolto adesso c’è”.

La quotazione è sostanzialmente stabile, con tendenza in prospettiva a una possibile lievitazione, stando alle stime di OPO Veneto, l’organizzazione di produttori che ne tratta una notevole quantità, piazzandola sia sul mercato interno che estero. Si è adesso attorno ai due euro al chilo alla produzione. I topinambur si avvicinano per sapore al carciofo, tanto che in Inghilterra li chiamano Jerusalem artichoke, carciofi di Gerusalemme. Ma Jerusalem non c’entra niente con la città santa di Israele, ma sarebbe la storpiatura di girasole, parola con la quale i coloni italiani in America chiamavano i topinambur, conosciuti anche con altri nomi volgari: pera di terra, patata del Canadà, girasole tuberoso, tartufo di canna, tartufolo, fior di sole, ciapinambù, topinabò, picciriddi. La pianta è originaria del Canada o comunque delle pianure americane. Prende il nome da una tribù di “nativi” cannibali del Brasile (tupinambàs), chiamati dai francesi topinambaux, nome con il quale, pur con tante variazioni, è generalmente conosciuta la pianta. Il nome scientifico è Helianthus tuberosus, fiore del sole (dal greco helios, sole, e anthos, fiore).

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

AOP Veneto Ortofrutta, avanti tutta: nuovi obiettivi, nuovi spazi di crescita

Cesare Bellò e Fausto Bertaiola, rispettivamente direttore e presidente di AOP Veneto Ortofrutta

AOP Veneto Ortofrutta (associazione di organizzazioni di produttori) guarda avanti, oltre la scadenza del 2013, quando potrebbero venire meno opportunità e vantaggi che sono alla base della sua costituzione. Le recenti modifiche normative dell’Ocm (organizzazione comune di mercato) hanno limitato l’operatività e la strategicità delle Aop, incrementandone il carico burocratico con i relativi vincoli.

Rilanciare le ragioni dello stare insieme. Il Consiglio di amministrazione dell’Aop Veneto Ortofrutta, riunitosi a Zero Branco (Treviso) lo scorso settembre, ha discusso sulla opportunità o meno di continuare “insieme” l’attività, dal momento che i vantaggi dello “stare insieme” potrebbero venire meno o comunque essere ridimensionati. Conclusione unanime: è bene continuare il viaggio insieme, valorizzando il patrimonio di conoscenze e di relazioni acquisito e mettendo a frutto le esperienze maturate. E’ stato delineato, quindi, un piano di azione che comporta la messa a fuoco di nuovi obiettivi e l’individuazione di nuovi spazi operativi. Si tratta di rilanciare le ragioni dello stare insieme e le motivazioni di azioni condivise sul fronte promozionale, commerciale, strategico, dei servizi, della logistica, della ricerca delle risorse e delle esportazioni.

OPO Veneto rappresenta oggi il 40% dell’ortofrutticoltura organizzata veneta. L’esperienza fatta è ritenuta più che soddisfacente e fruttuosa. L’AOP Veneto Ortofrutta, presieduta da Fausto Bertaiola, dalla sua costituzione è cresciuta con continuità e con vistosità tanto ad arrivare a rappresentare il 40 per cento dell’ortofrutticoltura organizzata della Regione Veneto. Dal 2009 c’è stato un tasso di crescita del 20 per cento. Anche nel primo semestre di quest’anno si è avuta una lievitazione dell’attività, tanto che si potrebbe arrivare a fine 2012 con un fatturato aggregato di 150 milioni di euro, di cui più 100 milioni derivati dei soci. C’è stato, inoltre, un efficace lavoro di lobby istituzionale, di collaborazioni tecniche e commerciali, di sinergia operativa. Tutto questo si è tradotto in interessanti progetti comuni, che si è riusciti “a portare a casa” e a realizzare proprio per il fatto di essere aggregati e coesi. “Noi siamo convinti, commenta il presidente Fausto Bertaiola, del valore e dell’efficacia del sistema ortofrutticolo organizzato. Si è creato un patrimonio di idee, di risorse umane, di lavoro di squadra, di professionalità nuove che sarebbe peccato buttare via. La nostra scommessa va dunque oltre il 2013, per questo siamo convinti che è bene andare avanti, a prescindere dalla normativa Ocm, che si avrà con la programmazione comunitaria 2014 – 2020”. Non si esclude, comunque, che nel frattempo a Bruxelles qualcosa si possa muovere a favore delle Aop.

I soci. Le organizzazioni di produttori soci di AOP Veneto Ortofrutta, della quale è direttore Cesare Bellò, sono OP COP di San Giovanni Lupatoto (Verona), OP Europ di Giacciano con Barucchella (Rovigo), OP Il Noceto di Chiarano (Treviso), OP Orti dei Berici di Pojana Maggiore (Vicenza), OP Ortoromi di Borgoricco (Padova), OPO Veneto di Zero Branco (Treviso), OP Consorzio Piccoli Frutti di Illasi (Verona).

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)

E’ partita bene nel Veneto la raccolta di sedano verde da costa

E’ partita bene nel Veneto la raccolta e la commercializzazione del sedano verde da costa, varietà dulce, un ortaggio generalmente presente sulla tavola e in cucina. I consumi sono consolidati, con tendenza a una leggera crescita, rileva il settore commerciale di OPO Veneto, organizzazione di produttori ortofrutticoli con sede centrale a Zero Branco. Ed anche le quotazioni tendono a lievitare.

In Veneto se ne raccolgono 51 mila quintali. Il sedano è uno scrigno di sapori e di valori nutrizionali per la ricchezza di vitamine e di sali. Fino al XVII secolo era stimato soprattutto come pianta medicinale, che veniva impiegata dalla medicina popolare per prevenire e curare tantissimi malanni. Stando agli studiosi del genere, l’uso come alimento incominciò in Sicilia agli inizi del Seicento dopo una terribile peste. Le sue proprietà officinali sono tuttora tenute in grande considerazione. E’ ritenuto un ortaggio valido nelle cure dimagranti, come disintossicante e diuretico. Le sue virtù si dimostrano molto efficaci, soprattutto se se viene consumato fresco. Tra le varietà più conosciute c’è il sedano di Chioggia, la cui produzione, però, è stata negli ultimi anni fortemente ridimensionata. E’ cresciuta, invece, la coltivazione nel Polesine, nelle terre tra i fiumi Po e Adige. Una buona produzione si ha anche in provincia di Padova. Complessivamente nel Veneto su 157 ettari (dato Istat dello scorso anno) si raccolgono oltre 51 mila quintali di sedano. La produzione italiana si aggira sul milione di quintali ottenuti su 3.500 ettari. Il sedano (Apium graveolus) è un’erba biennale della famiglia delle Apiaceae, originaria della zona del mare Mediterraneo e se ne consuma soprattutto il gambo (la costa).

(Fonte: http://www.ortoveneto.it)