
foto profilo Facebook Fratello Orso
(di Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, premio Argav 2019) Daniela Musocco è una signora di Vicenza di 61 anni, impiegata ed attivista della LAV, che dal 17 ottobre è in sciopero della fame (beve 4 litri di liquidi al giorno, una spremuta la matti, na e un brodo vegetale la sera) per la liberazione dei tre orsi, il famoso M49 “Papillon”, M57 e Dj3, prigionieri nel Casteller, la struttura di Trento dove sono assurdamente rinchiusi.
Le ho telefonato mercoledì 3 dicembre, dopo aver letto la notizia sul Corriere del Veneto del 21 novembre. Pensavo avesse smesso, invece mi ha detto “No, sono al 48° giorno di digiuno e non ho alcuna intenzione di smettere se non li liberano, ma c’è l’indifferenza più totale dei nostri rappresentanti, anche del Presidente Conte, che doveva essere l’avvocato degli italiani (evidentemente non il mio) e del Ministro dell’ambiente Costa, che si è dichiarato dalla parte degli orsi, salvo poi lasciarli in balia del Presidente della provincia di Trento Fugatti”. “Neanche il Presidente Mattarella ha speso una parola per questa deprecabile situazione” scrive su Facebook nella pagina “Fratello Orso” che aggiorna quotidianamente. Parlando con lei, ho scoperto che ci sono altre due ragazze della Valtellina che stanno facendo lo stesso sciopero della fame ad oltranza, ed hanno iniziato prima di lei, il 21 settembre, più di 70 giorni fa!
Daniela dice che gli orsi non vanno in letargo se sono in cattività, che sono sedati da mesi e perciò rischiano di morire. Potrebbero essere liberati col radiocollare, andare in letargo tranquilli, visto che quest’inverno non si scia ed essere poi controllati al risveglio. La pagina FaceBook “Fratello Orso” (che vi invito caldamente a visitare) raccoglie le testimonianze anche di una serie di artisti che la sostengono, da Donatella Rettore a Red Canzian (Pooh), a Fiordaliso, che condividono le tesi delle tre animaliste in sciopero: due orsi possano essere recuperati liberandoli nel loro habitat mentre il terzo ha bisogno di un’altra struttura. In Abruzzo si sono trovate soluzioni diverse (per esempio i cassonetti dei rifiuti anti-orso), che garantiscono il quieto vivere degli umani e degli animali. Mi pare veramente assurdo che Daniela e le due ragazze rischino la vita (e comunque la salute) senza che a Trento nessuno lo sappia.
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