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Zootecnia bovina da carne: l’allarme dei produttori del Veneto

“Ci associamo all’allarme lanciato dai colleghi europei nel meeting di Dublino. Il comparto veneto della zootecnia da carne è in difficoltà con una stagnazione dei prezzi che si affianca nell’ultimo periodo ad un aumento dei costi di produzione e non nascondiamo una certa preoccupazione per gli scenari futuri”. Lo ha dichiarato Pier Luigi Lovo, Presidente di AZOVE,l’Organizzazione Produttori del Veneto Bovini da Carne.

Produzioni europee da salvaguardare, altrimenti si aprono le porte a importazioni che non offrono garanzie. “In questo momento – ha aggiunto Lovo – diventa fondamentale la partita europea con la riforma della PAC (Politica Agricola Comunitaria) che deve andare nella direzione del miglioramento della competitività del comparto agricolo prevedendo degli aiuti diretti  e differenziati per gli allevatori da carne. E’ importante che le istituzioni e l’opinione pubblica comprendano che la zootecnia bovina da carne veneta, italiana ed europea garantiscono il rispetto di regolamenti ferrei nella produzione della carne: l’ attenzione all’impatto ambientale della pratica di allevamento, il benessere dell’animale, la garanzia della filiera, il rispetto delle norme igenico-sanitarie. E’ importante che le produzioni europee vengano sostenute e salvaguardate, diversamente si aprirebbero le porte alle importazioni che non offrono garanzie.”

(fonte Azove)

Galan a Ue: su Pac, la superficie non sia l’unico parametro per gli aiuti

Giancarlo Galan, Ministro Politiche Agricole Alimentari e Forestali

”Desidero sottolineare fin d’ora che nel futuro della Pac non possiamo considerare la superficie quale unico parametro per l’erogazione degli aiuti diretti. Un modello cosi’ concepito penalizzerebbe quelle regioni europee ove i produttori hanno lavorato con maggior impegno per realizzare un’agricoltura di qualità”’. Cosi’ il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan a Me’rida, in Spagna, per il Consiglio informale europeo dei ministri dell’Agricoltura della Ue.

Tutela per i prodotti Ig. ”Inoltre – ha aggiunto Galan – vorrei ricordare la questione delle falsificazioni dei nostri prodotti d’eccellenza. Su questo tema l’Unione Europea non puo’ continuare ad avere un atteggiamento remissivo. Occorre negoziare in sede internazionale per ottenere una tutela efficace, su tutti i mercati, per i nostri prodotti ad indicazione geografica”. L’agricoltura e l’industria agroalimentare europee, ha spiegato il ministro, ”contribuiscono in misura sostanziale alla crescita economica e all’occupazione e possono costituire un volano importante per il rilancio dell’economia dell’Unione Europea. Stiamo attraversando un periodo difficile per l’economia mondiale, e la crisi degli anni scorsi ci ha lasciato alcuni importanti insegnamenti. Abbiamo imparato che gli strumenti finanziari non possono sostituire il ruolo dell’economia reale, e che soltanto la produzione e lo scambio di beni e servizi possono assicurare la crescita. Per questo il settore primario rimane strategico”.

Migliorare la competitività e la modernizzazione delle aziende. L’Europa, ha proseguito, ”ha saputo costruire nel corso dei decenni un modello agroalimentare capace di garantire la disponibilita’ di alimenti sani e di elevata qualita’. La Pac puo’ giocare un ruolo fondamentale nella strategia ‘Europa 2020‘, contribuendo alla ripresa economica. E’ pero’ necessario focalizzare la nostra attenzione sul miglioramento della competitivita’ e sulla modernizzazione delle aziende, stimolando l’innovazione. Inoltre, dobbiamo predisporre misure piu’ efficaci che possano favorire un ricambio generazionale e l’insediamento dei giovani nei nostri campi per dare un futuro reale alla nostra agricoltura”. Secondo il ministro ”e’ fondamentale migliorare e rendere trasparente il funzionamento della catena alimentare. E’ necessario dotare la Pac di meccanismi che consentano di integrare il reddito dei produttori nei periodi di crisi, misure semplici applicabili in tutte le diverse realta’ regionali”.

(fonte Asca)

Politica agricola comune (Pac): oltre cinquant’anni di storia

Della Politica agricola comune (Pac) si parla dal 1957. L’agricoltura ha rappresentato, fin dai tempi dei negoziati del Trattato di Roma, uno degli obiettivi prioritari delle istanze politiche decisionali europee. In quel periodo era ancora vivo il ricordo di arretratezza delle coltivazioni e i problemi della sicurezza alimentare che si erano venuti a creare nell’immediato dopoguerra.

Con il Trattato di Roma sono stati definiti gli obiettivi generali di politica agraria, ma i primi tentativi di integrazione dell’agricoltura europea si manifestarono nel 1948 anche se erano limitati a regolamentare e sviluppare gli scambi che fino a quel momento erano stati ristretti per il prevalere di politiche protezionistiche nei singoli Paesi. Nell’articolo 39 del Trattato di Roma vengono specificate le “necessità di incrementare la produttività dell’agricoltura; di migliorare il tenore di vita della popolazione agricola attraverso un miglioramento del reddito; di stabilizzare i mercati; di puntare alla sicurezza degli approvvigionamenti”.

La Pac consiste in una serie di norme e meccanismi che regolano la produzione, gli scambi e la lavorazione dei prodotti agricoli nell’ambito dell’Unione europea. Nel 1960 i sei membri fondatori della Comunità europea hanno adottato i meccanismi della Pac e due anni dopo, nel 1962, la Pac è entrata in vigore. La Pac ha subìto, nel corso dei decenni della sua esistenza, numerose riforme. Il primo tentativo risale al 1968, con la pubblicazione da parte della Commissione di un “Memorandum sulla riforma della Pac”, comunemente detto “Piano Mansholt“, dal nome del suo promotore, Sicco Mansholt, all’epoca vice presidente della Commissione e responsabile della Pac.  Il piano prevedeva la riduzione della popolazione attiva in agricoltura e l’incoraggiamento alla formazione di unità di produzione agricola più grandi e più efficienti. Nel 1972 sono state introdotte misure strutturali rivolte, in particolare, alla modernizzazione dell’agricoltura e, nel 1983, la Commissione propose una riforma sostanziale, che fu formulata ufficialmente due anni dopo con la pubblicazione del libro verde sulle “Prospettive della politica agraria comune” (1985).

Sono tre i principi fondamentali, definiti nel 1962, che caratterizzano il mercato agricolo comune e quindi le Ocm
: un mercato unificato, inteso come libera circolazione dei prodotti agricoli nell’ambito degli Stati membri; la preferenza comunitaria, ovvero la priorità negli scambi per i prodotti agricoli dell’Unione europea, in modo tale da renderli più vantaggiosi dal punto di vista dei prezzi rispetto ai prodotti importati dai Paesi terzi e da proteggerli dalle grandi fluttuazioni sul mercato mondiale; la solidarietà finanziaria, ovvero il sostenimento di tutte le spese e i costi inerenti l’applicazione della Pac da parte del bilancio comunitario. Le organizzazioni comuni dei mercati sono state introdotte in maniera graduale: attualmente esistono per la maggior parte dei prodotti agricoli e costituiscono gli strumenti di base del mercato agricolo comune in quanto eliminano gli ostacoli agli scambi intracomunitari dei prodotti e mantengono barriere doganali comuni nei confronti dei paesi terzi. Lo strumento finanziario della Pac è il Fondo europeo agricolo d’orientamento e di garanzia (Feaog) che rappresenta una parte sostanziale del bilancio comunitario, istituito nel 1962.

Fino al 3 giugno, dibattito aperto ai cittadini europei sulla riforma dell’agricoltura in Europa. La Pac oggi deve adeguarsi ad un contesto europeo e globale in evoluzione. Sono molte le sfide del 2013: sicurezza alimentare, qualità alimentare, lavoro e reddito agricolo, stabilità degli approvvigionamenti, lotta ai cambiamenti climatici, protezione ambientale, conservazione della biodiversità. Per questo la Commissione europea ha avviato il dibattito sul futuro delle azioni da intraprendere, invitando (fino al 3 giugno) tutti i cittadini al dibattito per la progettazione della riforma. Nell’Unione europea la Pac assorbe attualmente il 44% del bilancio comunitario (si prevede che tale incidenza scenda al 39% nel 2013). Gli stanziamenti sono utilizzati per finanziare gli aiuti diretti agli agricoltori (cosiddetto I pilastro), prevalentemente indirizzati a sostenere i redditi degli operatori, e le politiche di sviluppo rurale (cosiddetto II pilastro), destinate invece a rafforzare e qualificare il ruolo multifunzionale dell’agricoltura (produzione, salvaguardia del territorio, sviluppo del turismo, valorizzazione delle tradizioni).

(fonte: agricolturaitalianaonline.gov.it)

Quale futuro vogliamo per l’agricoltura europea? Due mesi per dire via web la nostra opinione.

Si è aperto in questi giorni il dibattito pubblico sul futuro della Politica Agricola Comune (PAC) nell’Unione Europea. Fino alla fine di giugno, tutti i cittadini europei potranno collegarsi alla pagina web  http://ec.europa.eu/agriculture/cap-debate e rispondere a una serie di domande, esprimendo così la propria opinione sul futuro della PAC.

Le domande sono le seguenti:

  • Perché una politica agricola comune europea?
  • Quali sono gli obiettivi che la società assegna all’agricoltura in tutta la sua diversità?
  • Perché riformare la PAC e in che modo renderla rispondente alle aspettative della società?
  • Quali sono gli strumenti per la PAC di domani?

A luglio i risultati della consultazione. Al termine del dibattito pubblico, un organismo indipendente redigerà una sintesi dei contributi pervenuti e nel mese di luglio la Commissione europea organizzerà una conferenza per illustrare i risultati della consultazione. La Commissione auspica che emergeranno idee importanti per elaborare la Comunicazione sulla PAC dopo il 2013 che sarà presentata alla fine del 2010. Il dibattito in corso riguarda dunque gli obiettivi futuri della PAC nell’ambito della strategia Europa 2020, mentre la discussione sui mezzi per raggiungerli avverrà in un secondo tempo.

(Fonte: UE/Veneto Agricoltura Europa)

PAC e misure di mercato dopo il 2013

La Presidenza spagnola ha presentato un documento di sintesi frutto di un profondo dibattito in seno alle Istituzioni europee. Il testo, presentato in occasione del Consiglio agricoltura del 29 marzo scorso, vede, come spesso accade in queste occasioni, gli Stati membri collocarsi su posizioni diverse.

La Francia, sostenuta da Finlandia e Irlanda, ha chiesto che il documento rimarchi con forza il ruolo strategico svolto dal settore agricolo, evidenziando il contributo potenziale “alla strategia UE 2020 per la crescita sostenibile e l’occupazione”. La delegazione tedesca, invece, si è rammaricata di non aver ritrovato nel testo la sua posizione, in particolare a proposito della necessità di migliorare ulteriormente l’orientamento dei mercati e del fatto che non appare necessario introdurre nuove misure.

I passaggi salienti del documento. In pratica, il testo della Presidenza spagnola sottolinea che:

  • una maggioranza di Paesi ritiene che l’orientamento dei mercati raggiunto dall’agricoltura europea (dopo le riforme della PAC intraprese dal 1992) è sufficiente;
  • questi Paesi mettono in evidenza la necessità di continuare a disporre in futuro di una rete di sicurezza efficace, tenuto conto della volatilità sempre maggiore dei prezzi e dell’instabilità del mercato;
  • alcuni Ministri hanno sottolineato la necessità di esaminare la possibilità di prevedere ulteriori misure di gestione del mercato (creazione di sistemi di garanzia dei redditi, rafforzamento delle organizzazioni di produttori e della cooperazione interprofessionale, miglioramento della trasparenza dei prezzi e del funzionamento della catena alimentare);
  • un numero sostanziale di Stati membri auspica che la PAC futura istituisca un meccanismo finanziario che consenta all’UE di reagire rapidamente e con flessibilità a situazioni di gravi crisi.

Prossime tappe. I Ministri europei dell’Agricoltura discuteranno ancora sul futuro della PAC in occasione della riunione informale che si svolgerà il 30 maggio e il 1° giugno a Merida (Spagna). Successivamente, la Commissione dovrebbe presentare una comunicazione sulla PAC del dopo 2013 alla fine dell’autunno 2010, per giungere quindi a delle proposte legislative attorno alla metà del 2011.

(Fonte: UE/Veneto Agricoltura Europa)

Quale futuro per l’agricoltura europea?

Quali sono le nuove sfide per l’agricoltura europea? Si deve mantenere la politica agricola a livello comunitario, sul modello introdotto dalla Politica agricola comune circa 50 anni fa? Come si possono garantire buone condizioni di vita per gli agricoltori, assicurando allo stesso tempo l’uso ottimale dei fondi pubblici? Il Parlamento europeo ha appena iniziato un dibattito sulla riforma della politica agricola, in vista della nuova fase di sostegno alle politiche comunitarie, che inizierà nel 2013. Ma il momento cruciale sulle decisioni da prendere inizia già adesso: tutti gli operatori del settore, ma anche chi ha a cuore temi come la tutela dei territori, la protezione dell’ambiente e la sicurezza alimentare, farebbero bene a seguire la vicenda.

La politica agricola comune dell’UE al centro delle discussioni. Si tratta di uno dei settori storicamente più rilevanti tra quelli di cui si occupa l’Unione. Il bilancio comunitario riflette questa situazione: ancora per il periodo finanziario in corso a livello europeo, che va dal 2007 al 2013, la parte destinata alle spese agricole, o comunque allo sviluppo rurale e alla gestione delle risorse naturali, è la voce più importante. Nei sette anni in corso a disposizione della PAC ci sono quasi 400 miliardi di euro (cioè il 43% del totale delle risorse UE), di cui quasi 300 per le misure di mercato. Negli anni più recenti, dal 2003 in poi la discussione e le conseguenti decisioni hanno messo l’accento non soltanto sulla funzione produttiva del settore, ma anche sui concetti più generale di sviluppo delle risorse naturali e dei territori rurali, e sulla sostenibilità ambientale dell’attività agricola.

La PAC è una parte della soluzione alle nuove sfide economiche che l’UE ha di fronte. Questo secondo il relatore della risoluzione del Parlamento europeo sul futuro della politica agricola, il britannico George Lyon del gruppo dei liberali. Ma al dibattito organizzato nei giorni scorsi dall’Assemblea comunitaria non hanno partecipato soltanto i politici. Sono intervenuti diversi rappresentanti delle organizzazioni di categoria, esperti e accademici. La maggior parte si è dichiarata a favore di mantenere la politica agricola a livello europeo, perché il cofinanziamento tra il budget europeo e quelli nazionali potrebbe significare la fine della PAC. Molti anche gli appelli all’introduzione di strumenti per ridurre la volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli, per rinforzare un settore che porta molti benefici all’intera società.

La politica agricola del futuro dovrà essere più giusta, più verde e più sostenibile. L’UE deve assicurare dei livelli di vita dignitosi agli agricoltori, e trattamento equo per quelli dei Paesi di recente adesione all’Unione europea. Secondo il socialista portoghese Luis Capoulas Santos quella agricola è una delle politiche europee di maggior successo, ma deve essere adattata ai nuovi tempi, evitando di ri-nazionalizzarla anche dal punto di vista finanziario. Gli agricoltori, e più in generale i produttori, dovrebbero avere più potere nelle decisioni di mercato della catena alimentare. L’altalena dei prezzi è critica, e serve uno strumento per gestire le crisi potenziali, come ad esempio quella recente sui prezzi del latte. I verdi dicono un sì deciso a una PAC più verde, appunto, visto che nel passato la politica europea non è sempre riuscita a mantenere redditi dignitosi agli agricoltori, la cui posizione di mercato deve essere rinforzata.

Un aspetto da rinforzare è l’adattamento degli agricoltori alle nuove tecnologie e ai nuovi modelli produttivi. La stabilità finanziaria è la base necessaria per pianificare gli investimenti, cioè il futuro. Il sostegno diretto agli agricoltori è un aspetto essenziale della PAC, che va mantenuto. D’altra parte, l’uso ottimale dei fondi pubblici è stato un altro tema d’attenzione nel dibattito. Ai produttori dovrebbe essere riconosciuto maggiormente il ruolo di creatori di beni pubblici importanti come la produzione di cibo di alta qualità, il miglioramento del benessere degli animali, la gestione del territorio e un contributo importante alla protezione ambientale e alla sicurezza alimentare. Tutta l’UE e i suoi cittadini godono di alti livelli di qualità, ma questo ha un prezzo, secondo Michel Dantin del gruppo dei popolari. La PAC del post-2013 dovrà quindi affrontare anche le sfide ambientali e guadagnarsi il favore dell’opinione pubblica.

Necessaria anche una nuova politica di promozione. Per la nuova politica agricola, secondo l’organizzazione che rappresenta i produttori e le cooperative agricole a livello europeo, il COPA-COGECA, non sarà più possibile basarsi esclusivamente sul mercato. L’opinione pubblica considera costosa la politica agricola comunitaria, senza però pensare ai suoi benefici: i produttori europei affermano la necessità di migliorare quest’immagine, e quella degli agricoltori stessi, introducendo solide misure di promozione.

(fonte Asterisco Informazione)

Agricoltura: Commissione Ue chiede a Stati rimborso di 346,5 mln per la Pac

Dacian Ciolos, Commissario europeo per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale

Un rimborso di 346,5 milioni di euro, corrispondente a fondi agricoli dell’Ue indebitamente versati. La richiesta e’ stata formulata dalla Commissione europea agli Stati membri.

Un uso poco corretto dei fondi per la Pac. Questo importo, spiega una nota, ”riconfluirà nelle casse dell’Ue in seguito al riscontro della mancata osservanza della normativa comunitaria o di inadempienze nelle procedure di controllo della spesa agricola”. Se infatti gli Stati membri sono responsabili del pagamento e della verifica delle spese della politica agricola comune (Pac), spetta alla Commissione controllare che essi abbiano fatto un uso corretto dei fondi.

20 Stati tra cui l’Italia. ”Ci troviamo davanti a uno strumento importantissimo – ha commentato il commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale Dacian Ciolos – per assicurare che gli Stati membri predispongano i necessari controlli affinche’ si garantisca l’uso corretto del denaro dei contribuenti”. In virtu’ di quest’ultima decisione i recuperi riguardano il Belgio, la Bulgaria, Cipro, la Danimarca, l’Estonia, la Germania, la Spagna, la Finlandia, la Francia, la Gran Bretagna, la Grecia, l’Ungheria, l’Irlanda, l’Italia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Polonia, il Portogallo, la Slovacchia e la Svezia. L’Italia dovra’ restituire circa 1,9 milioni di euro per non aver rispettato le scadenze di pagamento dei fondi Ue e per spese non ammissibili, nell’ambito di programmi operativi nel settore ortofrutticolo.

(fonte Asca)