• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Confagricoltura: allarme terrorismo sui raccolti, ”troppi parassiti”

mappa land grabbing

L’elenco e’ lungo: diabrotica e piralide, due killer del mais; lo Pseudomonas syringae che sta facendo strage di kiwi; il cinipide, distruttore di castagne; la metcalfa, annientatrice di vigneti; la varroa, che spopola gli alveari. Basta pensare ai danni che ognuno di questi parassiti riesce a provocare per rendersi conto di come l’agricoltura sia vulnerabile e, se (a parte qualche caso sospetto) le invasioni sinora sono state ”naturali”, il rischio che possano essere provocate a scopo commerciale o politico per destabilizzare un Paese e’ ben piu’ che un’ipotesi. Ecco perche’ l’agricoltura e’ stata inserita tra i possibili obiettivi di azioni terroristiche, consistenti nell’uso deliberato di parassiti per distruggere intere coltivazioni o contaminare derrate agricole che porterebbero a conseguenze drammatiche non solo nei settori della produzione, trasformazione e commercio, ma anche in quelli della ristorazione e del turismo.

A lanciare l’allarme e’ il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, che, commentando lo studio di Agrinnova, presentato durante un convegno dell’organizzazione agricola a Torino, spiega: ”In questi ultimi mesi abbiamo toccato con mano l’importanza del settore agricolo a livello geopolitico. La crisi climatica in Russia ha fatto diminuire l’offerta di frumento e impennare i prezzi, il che e’ bastato per far scoppiare incidenti in Mozambico, con dieci morti e centinaia di feriti. Inoltre e’ proseguito il land grabbing, che ha gia’ determinato, a livello globale, il passaggio di mano di circa 15 milioni di ettari, pari al 4/5 per cento della superficie del Pianeta coltivati a cereali. Ad investire sono i Paesi con ingenti risorse finanziarie, ma che hanno fame di terra e la comprano soprattutto in Africa e in America Latina. Questo – prosegue il presidente di Confagricoltura – dimostra come un’agricoltura forte, in grado di fornire cibo per tutti e a prezzi accessibili a tutti, sia un pilastro della stabilita’ di una nazione”.

(fonte Asca)