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Mosca della frutta, nel Veneziano il primo ritrovamento in Veneto

Per la prima volta la mosca orientale della frutta (Bactrocera dorsalis) è stata riscontrata in Veneto. La presenza dell’insetto, classificato dall’Unione Europea come organismo nocivo da quarantena prioritario, è stata individuata dal Servizio Fitosanitario regionale nel corso delle attività di monitoraggio svolte nel comune di Venezia, nella zona di Favaro Veneto (Venezia). La Regione del Veneto ha avviato quindi le attività di controllo previste dalla normativa europea, con la delimitazione dell’area interessata e avviato un progetto biennale realizzato insieme al Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, con l’obiettivo di verificare l’effettiva presenza e consistenza della popolazione dell’insetto, monitorarne l’eventuale diffusione, ricostruirne l’origine e individuare le aree maggiormente esposte al rischio.

“Abbiamo riscontrato per la prima volta la presenza di questo organismo in Veneto a fine 2025 e ci siamo mossi immediatamente, come previsto dalle disposizioni europee per gli organismi nocivi da quarantena prioritari – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond -. Non è il momento di creare allarmismi, ma nemmeno di sottovalutare il fenomeno. La Bactrocera dorsalis può colpire numerose specie frutticole e orticole e la prevenzione, in questi casi, è la prima forma di tutela per il nostro patrimonio agricolo. Per questo abbiamo attivato subito il monitoraggio e ora mettiamo in campo un protocollo ancora più avanzato, che unisce il controllo sul territorio alla ricerca scientifica e alle nuove tecnologie di analisi”.

L’insetto

La Bactrocera dorsalis, conosciuta come mosca orientale della frutta, è di origine tropicale e subtropicale (in particolare dal SudEst asiatico) considerato tra i fitofagi più dannosi per le produzioni agricole. La sua pericolosità è legata alla capacità di svilupparsi a carico di un elevato numero di specie di piante ospiti, comprese colture frutticole e orticole. Le larve si sviluppano all’interno dei frutti, provocandone il deterioramento e compromettendone la commerciabilità, ed è così che è arrivata in Veneto. La specie è già stata rinvenuta in Italia in Campania ed Emilia-Romagna. In Veneto, gli esemplari sono stati individuati nell’ambito del monitoraggio svolto nel 2025 a Favaro Veneto. Le catture sono state registrate tra il 17 luglio e il 18 novembre e le indagini hanno evidenziato una dinamica compatibile con il susseguirsi di quattro generazioni, con una diffusione stimabile in un raggio di circa 10 chilometri.

Il nuovo piano regionale per il biennio 2026-2027 concentrerà l’attenzione sull’area del focolaio e sui principali punti potenzialmente esposti all’introduzione dell’organismo, come porti, aeroporti e centri agroalimentari. Attorno al luogo del ritrovamento verrà individuata una potenziale zona infestata con un raggio di 500 metri, accompagnata da una zona cuscinetto di 7 chilometri. Nell’area interessata saranno intensificate le attività di trappolaggio, cattura massale e campionamento, mentre il monitoraggio proseguirà sull’intero territorio regionale. “Dobbiamo capire con precisione e nel più breve tempo possibile se siamo di fronte a un’introduzione occasionale oppure alla presenza di una popolazione che sta tentando di insediarsi stabilmente – prosegue Bond -. E per farlo non basta individuare un insetto in una trappola: dobbiamo seguirne la dinamica, analizzarne l’origine, conoscere le condizioni che potrebbero favorirne la diffusione e intervenire sulle aree più esposte”. Accanto alle attività sul campo, il progetto prevede infatti un’importante componente scientifica. Gli esemplari eventualmente catturati saranno sottoposti a caratterizzazione genetica, con analisi molecolari finalizzate a confrontare le popolazioni venete con quelle già presenti in altre aree italiane e internazionali. L’obiettivo è ricostruire le possibili vie di introduzione dell’insetto e individuare eventuali collegamenti tra i diversi focolai.

Il progetto durerà fino al 31 dicembre 2027 e avrà un costo complessivo di 132 mila euro: 120 mila euro saranno messi a disposizione dalla Regione del Veneto, con 60 mila euro per il 2026 e altrettanti per il 2027, mentre 12 mila euro saranno a carico dell’Università di Verona. L’accordo tra Regione e Università consentirà di integrare le attività di monitoraggio previste dalla normativa fitosanitaria con strumenti avanzati di diagnostica molecolare, caratterizzazione genetica e modellazione del rischio, per verificare se la presenza rilevata nel territorio veneziano sia riconducibile a un episodio occasionale o rappresenti l’avvio di un possibile insediamento della specie.

Fonte testo e foto: servizio stampa Regione Veneto

Foreste venete: iniziative concrete per combattere il Bostrico, insetto “mangiatore di legno”

bostrico-2400x1524_cI boschi colpiti dalla tempesta Vaia, in particolare gli alberi abbattuti e rimasti a terra, devono fare i conti con un insetto che sta creando forti preoccupazioni. Si tratta del Bostrico (Ips typographus), un insetto scolitide “xilofago” (ovvero ”mangiatore di legno”), le cui larve si sviluppano e si alimentano sotto la corteccia degli abeti rossi in precarie condizioni di salute, compromettendone definitivamente la possibilità di ripresa. La consapevolezza che eventi traumatici come Vaia si stanno ripetendo in tutta Europa con frequenza maggiore rispetto al passato rende inevitabile agire attraverso attente valutazioni dell’evoluzione delle “foreste di domani”, al di là delle azioni di contenimento e di lotta. Per quelle in situazione di equilibrio, la presenza del Bostrico è un “meccanismo naturale”; equilibrio che però è venuto meno in diverse aree dei boschi dell’arco alpino orientale colpiti dalla tempesta di fine 2018 e dagli schianti da neve dello scorso inverno, dove si sono create le condizioni favorevoli per la sua diffusione. Il fatto più allarmante è che in queste particolari situazioni lo scolitide si diffonde anche sulle piante apparentemente sane.

Da qui l’allarme degli esperti che evidenziano come, in particolare durante questi ultimi mesi estivi, i danni provocati dal Bostrico si sono fatti molto evidenti, mostrando vaste chiazze di bosco ingiallite dovute alle piante sofferenti o già morte. Dalle Dolomiti bellunesi ai comprensori forestali di Friuli, dai boschi del Trentino a quelli dell’Alto Adige i danni provocati dallo xilofago sono sotto gli occhi di tutti. Come non bastasse, i lunghi periodi di siccità che si sono registrati negli ultimi mesi, tra l’altro sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, hanno favorito ulteriormente la riproduzione e la diffusione del piccolo ma dannoso insetto.

Ma cosa si sta facendo per limitare i danni? La Regione Veneto, di concerto con le Amministrazioni contermini, ha attivato un vasto programma di monitoraggio, utile a definire i contorni del danno e a stabilire le migliori strategie di lotta. Ad esempio, nella Foresta demaniale Regionale di Giazza (VR) e in quella del Cansiglio (BL-TV), gestite dall’Agenzia regionale Veneto Agricoltura, dove dal 2020 si è assistito ad un progressivo aumento della presenza del Bostrico evidenziato dal diradarsi ed arrossarsi delle chiome degli abeti, accanto ad un attento monitoraggio delle superfici colpite sono state definite, d’intesa con la Regione Veneto e l’Università di Padova, due diverse strategie di lotta, allo scopo di contenere per quanto possibile l’infestazione.

In Cansiglio (BL-TV), maggiormente colpito dai danni di Vaia e dagli schianti per neve, pur se a macchia di leopardo, si sta procedendo con un approccio più diretto, anche in ragione di una minor incidenza del Bostrico. In pratica, si stanno rinforzando le attività di monitoraggio sia mediante osservazione diretta da parte degli operatori di Veneto Agricoltura, che costantemente percorrono la foresta, sia con l’analisi di foto aeree e satellitari. In questo caso, si procede con l’identificazione dei nuclei colpiti e gli interventi necessari a isolare l’infestazione con il taglio e l’allontanamento, curato dalle imprese boschive locali, delle piante morte o deperienti, peraltro in gran parte ancora commerciabili. Gli esperti dell’Agenzia regionale ricordano che queste infestazioni mostrano di avere un andamento ciclico, ma purtroppo non è facile prevedere la tempistica del loro esaurimento. Non esistendo forme di lotta che consentano l’eradicazione del problema, risulta dunque fondamentale proseguire con un’azione di stretta collaborazione fra proprietari e gestori dei boschi e il mondo della ricerca.

Nella Lessinia veronese della Foresta demaniale regionale di Giazza è in corso invece una prova di contrasto al Bostrico in due siti (“buche”) interessati dagli schianti. Dopo la rimozione degli alberi danneggiati che già mostravano la presenza dell’insetto, Veneto Agricoltura sempre Regione e  Università di Padova-Dipartimento DAFNAE-Entomologia, sta mettendo in atto un sistema di lotta chiamato “push and pull” che prevede l’uso combinato di sostanze repellenti e di feromoni (sostanze attrattive). Nello specifico, i dispositivi contenenti i feromoni vengono posizionati dal personale tecnico dell’Agenzia in apposite “trappole” al centro della “buca” mentre sulle piante che ne costituiscono il bordo si collocano i repellenti. La logica dell’intervento è quella di attirare gli insetti nella “buca” ed impedirne una nuova dispersione verso l’esterno respingendoli nuovamente verso l’interno. Al contrario di altre aree pesantemente colpite, sembra che nel contesto di Giazza questa tecnica stia ottenendo un discreto successo.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Cimice asiatica, identificati in Trentino due insetti antagonisti

I ricercatori della Fondazione Edmund Mach (FEM) di San Michele all’Adige (Tn), hanno presentato una scoperta del gruppo di lavoro coordinato dalla stessa Fondazione e dal Centro Agricoltura Alimenti Ambiente che da alcuni anni opera per fronteggiare quella che ormai divenuta un’emergenza fitosanitaria: la cimice asiatica. Attraverso un assiduo lavoro di monitoraggio, è stato possibile rinvenire sul territorio della provincia di Trento degli insetti antagonisti naturali, anch’essi di origine asiatica, che potrebbero limitare e controllare la diffusione della cimice. Per concretizzare questa scoperta occorre ora attendere l’applicazione della nuova legge per la lotta biologica, recentemente approvata, che aspetta il suo regolamento attuativo e che prevede proprio il rilascio di organismi utili esotici.

La scoperta in Trentino. E’ stato possibile rilevare per la prima volta la presenza sul territorio trentino delle due specie esotiche Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii, i due principali agenti di biocontrollo della cimice in Asia e la loro presenza in equilibrio con il fitofago impedisce pullulazioni devastanti della cimice nelle aree di origine. Sono probabilmente arrivati in Europa in maniera accidentale seguendo le stesse rotte di invasione del loro ospite. In Italia T. japonicus era stato rinvenuto finora solo in alcuni siti in Lombardia e Piemonte, mentre T. mitsukurii in aree ristrette del Friuli, Lombardia ed Alto Adige.

Nuove normative nazionali per il rilascio di organismi utili esotici per la lotta biologica. Una nuova normativa nazionale in materia è stata recentemente promulgata (Gazzetta Ufficiale 05/09/19, del D.P.R. 5 luglio 2019 n. 102 che riguarda le norme necessarie all’immissione sul territorio di specie e popolazioni non autoctone). In attesa delle linee guida tecniche della nuova legge e/o di una rapida autorizzazione in fase di emergenza, FEM prevede che in un prossimo futuro saranno possibili rilasci da condurre in impianti da quarantena.

Lotta biologica e camere di quarantena. Per far fronte a questa minaccia, è stato creato all’inizio del 2019 un tavolo di lavoro, diretto da Gianfranco Anfora, che coinvolge ricercatori e tecnici del Centro Ricerca e Innovazione, Centro Trasferimento Tecnologico e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (Universit. di Trento – FEM), finalizzato al coordinamento di tutte le attività di ricerca e sperimentazione in corso su questo tema. Una delle attività principali del gruppo di lavoro, coordinato da Livia Zapponi del Centro Ricerca e Innovazione, lo studio della possibile applicazione della lotta biologica. In particolare FEM, partner di un consorzio nazionale per il
monitoraggio e la valutazione dell’impatto dei parassitoidi locali ed esotici della cimice, soprattutto quelli di origine asiatica del genere Trissolcus. Il controllo biologico classico prevede l’importazione dalle zone di origine del fitofago dei suoi antagonisti, con l’obiettivo di acclimatarli e riprodurre le condizioni che ne consentono la naturale regolazione della popolazione. Nel caso di H. halys, per la scelta di tale approccio è stata limitata finora dai vincoli legislativi nazionali, che hanno reso inattuabile finora la procedura per l’introduzione di nuove specie, anche se utili al controllo biologico. A questo proposito FEM ha da poco allestito una nuova struttura costruita seguendo i criteri degli impianti di quarantena internazionali per gli insetti e che sarà utilizzata dopo le opportune certificazioni ministeriali per tali studi.

La cimice asiatica marmorata: origine e diffusione. La cimice asiatica, Halyomorpha halys, è una specie invasiva originaria dell’Asia orientale. Fuori dal suo areale originario, soprattutto negli Stati Uniti, è divenuto il fitofago chiave in numerosi agroecosistemi causando ingenti danni economici su colture arboree come melo, pero e pesco, nonchè su molte orticole. Può inoltre essere fonte di fastidio per le persone, vista la sua abitudine di trascorrere l’inverno al riparo negli edifici e di emettere sostanze maleodoranti. Durante il 2016 sono stati ritrovati i primi individui di cimice anche in provincia di Trento, con i focolai più importanti nell’area della città di Trento e del Garda. Nel triennio 2017-2019 la specie ha continuato la sua espansione sul territorio insediandosi anche in Val di Non e in Valsugana, con popolazioni in grado di provocare danni sulle principali colture locali.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura Europa/FEM

Cimice asiatica, al momento sono le reti antigrandine e antinsetto il rimedio più efficace, Regione Veneto finanzia un progetto di ricerca sperimentale di contenimento e disinfestazione

Al momento non esistono interventi definitivi per contrastare la cimice asiatica, insetto originario dell’Estremo Oriente, rapidamente diffusosi in Europa a partire dal 2012 e che aggredisce frutteti e seminativi.

I margini degli appezzamenti le zone più a rischio. La misura più efficace per limitare i danni e ridurre l’uso di insetticidi chimici risulta essere il posizionamento di reti antigrandine e reti antinsetto, in modo da chiudere i bordi degli appezzamenti. Lo studio di monitoraggio su insediamento e comportamenti del temuto insetto (Halymorpha halys) affidato dalla Regione Veneto al Dipartimento di agronomia dell’Università di Padova ha prodotto per ora questa prima evidenza: le cimici asiatiche infestano e danneggiano soprattutto i margini degli appezzamenti. Ma ulteriori strategie sperimentali sono già allo studio, se ne è parlato nei giorni scorsi a Cittadella, a villa Rina, in occasione del convegno “Cimice asiatica: aggiornamento su biologia, diffusione e tecniche di difesa in Veneto”, promosso dall’assessorato all’Agricoltura del Veneto, in collaborazione con il Comune di Cittadella e l’università di Padova.

Strumenti e strategie di contenimento/disinfestazione. “Il lavoro dei ricercatori dell’università di Padova e dei servizi fitosanitari della Regione Veneto ha consentito di mappare la presenza di questo insetto nel nostro territorio, di osservarne l’evoluzione e di indicare possibili strategie di contenimento. Perciò, dopo aver finanziato il monitoraggio, ora la Giunta regionale è pronta a finanziare il progetto di ricerca sperimentale, che consentirà di mettere a punto strumenti e strategie di contenimento e/o di disinfestazione”, ha riferito l’assessore al’agricoltura Giuseppe Pan. Il progetto di ricerca, del valore di 62.750 euro, prevede tre strategie: a) lo studio delle preferenze della cimice di fronte alle diverse varietà colturali; b) l’individuazione dei migliori antagonisti naturali, puntando ad allevare i parassitoidi più efficaci; c) test su prodotti di origine naturale in grado di esercitare un effetto repellente nei confronti della cimice asiatica.

Reti anti insetto, contributo 40-60%. Nel frattempo la Regione continua a sostenere i produttori ortofrutticoli ammettendo ai contributi dei bandi Psr anche gli investimenti finalizzati alla difesa attiva, come l’acquisto e la collocazione di reti antinsetto considerati interventi utili per migliorare le prestazioni e la competitività dell’impresa agricola. Gli acquisti di reti antinsetto e la loro collocazione sono ammessi a contributo con una aliquota variabile dal 40 al 60% della spesa, a seconda dei soggetti e delle zone interessate. Analoga attenzione verrà riservata a questi investimenti anche nel bando di prossima adozione da parte della Giunta regionale, programmato per dicembre. Ma è solo investendo in ricerca e sperimentazione che sarà possibile individuare, con la collaborazione degli stessi produttori, la via migliore per contrastare la diffusione delle aree coltivate di questa specie infestante.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

L’Istituto Agrario di San Michele all’Adige in prima linea contro il moscerino dagli occhi rossi

L’Istituto Agrario di San Michele all’Adige nel proprio notiziario “Iasma notizie” ha raccolto informazioni e suggerimenti tecnici per fronteggiare il problema Drosophila Suzukii, il moscerino dagli “occhi rossi” che va ghiotto della polpa di diversi frutti, soprattutto ciliegia, fragola, lampone, mirtillo, mora, albicocca e altri spontanei come sambuco e caprifoglio. Per scaricare le informazioni, cliccare sul seguente link http://www.iasma.it/UploadDocs/7741_Ortoflorofrutticoltura_07_11web.pdf

Attivato un gruppo di studio. In questo momento l’Istituto Agrario di San Michele è il primo centro in Europa che sta analizzando la problematica in modo approfondito e presso la sede periferica di Vigalzano è attivo un gruppo di studio che coinvolge tecnici e ricercatori. In particolare, il Centro Trasferimento Tecnologico ha avviato un intenso programma di monitoraggio in collaborazione con l’ufficio fitosanitario della Provincia autonoma di Trento  per la  mettere a punto efficaci strategie di difesa tradizionali e biologiche e il Centro ricerca innovazione è impegnato a studiare le diverse modalità di comunicazione degli insetti al fine creare nuovi attrattivi in grado di ridurre i danni provocati  da questo insetto.  Più precisamente, sono in corso infatti indagini per la caratterizzazione sia del linguaggio sessuale della specie sia dei meccanismi che permettono il riconoscimento e l’ovideposizione da parte degli adulti sui frutti delle piante ospiti.

(fonte IASMA)

Marrone di Combai Igp, una vespa mette a rischio il 60 per cento della produzione, al via azione di lotta biologica

Domani, mercoledì 20 aprile, verrà avviata la lotta biologica alla famigerata vespa “cinipide galligeno” che sta mettendo in seria difficoltà la produzione di marroni IGP.  Alle ore 15.00,  presso l’Area sperimentale Canesella dell’Associazione dei Produttori del Marrone di Combai IGP, verrà rilasciato il “Torymus Sinensis” l’antagonista naturale della vespa del marrone. Accanto ai produttori, in questa sperimentazione di lotta biologica ci saranno: il Servizio Fitosanitario della Regione del Veneto, il Servizio Forestale Regionale di Treviso, l’Università di Padova e l’università di Torino. Il Piemonte infatti, terra dalla lunga tradizione castanicola, ha sperimentato per primo il successo della lotta biologica a questa specie proveniente dalla Cina.

L’attacco della vespa “Dryocosmus Kuriphilus” (cinipide galligeno) è partito nel 2006 nell’area boschiva della destra Piave allargandosi, due anni dopo, anche all’area della sinistra Piave provocando gravi danni alla produzione. Si prevede anche quest’anno un calo del 60% della produzione dovuto all’attacco di quest’insetto che inciderà, in termini quantitativi, con una minore produzione di circa 500 quintali sugli 800 totali. Una perdita ingente alla quale i produttori hanno deciso di opporsi con intelligenza, salvaguardando lo stato ambientale del bosco. Si calcola che l’attività dell’insetto antagonista (Torymus Sinensis) entrerà a regime nel giro di 5 anni, consentendo poi di salvaguardare gran parte della produzione.

“La lotta biologica – spiega il Presidente dell’Associazione Produttori Gianni Pagos – non dà risultati immediati e costanti, ci saranno delle variazioni dovute al proliferare della specie predatrice che porteranno ad un calo della vespa e ad un conseguente calo del predatore. Tutta la lotta si svolgerà secondo cicli naturali con un andamento che non sarà lineare, ma noi ci crediamo perché il Piemonte sta portando avanti quest’intervento con ottimi risultati. Non dobbiamo mai dimenticare che la coltura del castagno, essendo una coltura boschiva, subisce delle forti limitazioni normative sull’uso della chimica e questo ci consente di sperimentare nuovi metodi di lotta ai parassiti, indubbiamente efficaci e al contempo rispettosi dell’ambiente naturale del nostro bosco.”

(fonte Associazione Produttori Marrone di Combai IGP)

In arrivo dall’Africa le nottue, guai possibili per il mais. Grazie al “Bollettino Colture Erbacee”, via e-mail ed sms suggerimenti per gli interventi fitosanitari da fare in campo

nottue

C’è una guerra in campo. Una guerra quotidiana contro i parassiti. Mais, frumento, soia, colza, ecc., sono a rischio, da sempre. E da sempre le coltivazioni vanno difese con interventi tecnici e trattamenti. Quali servono veramente? Quanti e quando farli?
Lo spiega Veneto Agricoltura, l’Azienda della Regione Veneto per lo sviluppo agricolo, che in collaborazione con Arpav, Servizio Fitosanitario regionale e Università di Padova, ha avviato uno specifico progetto informativo che punta soprattutto alla tempestività.

Il “Bollettino Colture erbacee”, attraverso e-mail ed sms informa oggi gli imprenditori agricoli su se, come e quando intervenire efficacemente in campo, riducendo il numero delle azioni e quindi i costi, e di conseguenza l’impatto sull’ambiente. Va anche segnalato che il “Bollettino” di Veneto Agricoltura, in linea con la nuova normativa europea sui fitofarmaci (Direttiva 2009/128/CE), che prevede l’attuazione obbligatoria della lotta integrata su tutte le colture, è tra i primi servizi del genere a livello europeo.

In arrivo le nottue. Nell’ultimo numero appena uscito, vengono segnalate le prime catture sulla pianura padana di farfalle migranti dall’Africa, “A. ipsilon” (le nottue), fatto che ha dato inizio allo sviluppo delle pericolose larve, che attaccano qualsiasi coltura, anche il mais, con notevoli danni ai raccolti. Il “Bollettino”, inoltre, informa sulle temperature dei terreni, si consigliano miscele appropriate di diserbanti e fungicidi, e si raccomandano metodi particolari per determinare la presenza degli insetti.

Chi fosse interessato a ricevere i messaggi di allerta via SMS può registrarsi (a titolo gratuito) fornendo il proprio numero di cellulare inviando una email bollettino.erbacee@venetoagricoltura.org a  o chiamando  il numero 049.8293847 che  sarà usato esclusivamente a tale fine.

(fonte Veneto Agricoltura)

In Trentino, al via la lotta al moscerino dagli occhi rossi

E’ lotta aperta al moscerino dagli occhi rossi, che danneggia soprattutto le coltivazioni di piccoli frutti. L’insetto e’ stato catturato in Trentino e ora e’ in fase di studio nei laboratori di San Michele all’Adige. ”L’insetto ‘Drosophila suzukii’, proveniente dall’Estremo Oriente, e’ stato rinvenuto per la prima volta in Trentino tre anni fa. Ora in allarme ci sono anche i servizi fitosanitari di mezza Europa. Il problema e’ causato dalle larve che si nutrono della polpa portando la frutta alla marcescenza.

(fonte Ansa)

Arriva dalla Francia la rete salva-frutteto

E’ una rete a maglia stretta, permeabile ai trattamenti, in grado di avvolgere i frutteti e creare una vera e propria barriera meccanica che disturba “naturalmente” l’accoppiamento della carpocapsa, il comune verme delle mele. Il geniale sistema, tutto francese, si chiama Alt-Carpò, ed è al momento una delle tecniche di contenimento a basso impatto ambientale su cui si sta concentrando maggiormente l’attenzione degli studiosi. Il suo ideatore, il tecnico agronomo Guilhem Severac, è stato ospite nei giorni scorsi all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, nell’ambito di un incontro rivolto a frutticoltori e tecnici, organizzato dal Centro Trasferimento Tecnologico.

La carpocapsa è senza dubbio l’insetto chiave del melo e nel biologico rappresenta una delle principali problematiche. Nell’incontro a San Michele è stata confermata la validità della soluzione impiantistica francese adottata nei meleti della Provenza. La tecnica ‘Alt Carpo’ prevede la copertura di ogni singolo filare o di intere parcelle con una apposita rete e già al primo anno si assiste ad un quasi totale azzeramento del danno, spesso partendo da situazioni molto gravi. “L’affidabilità e la validità di questo metodo – spiega Enzo Mescalchin, responsabile dell’Unità sperimentazione agraria e agricoltura sostenibile del Centro Trasferimento Tecnologico – è stata confermata anche da prove svolte in altre zone produttive, come in Trentino, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, mentre sono in fase di verifica gli eventuali effetti collaterali”.

Accanto a Guilhem Severac, tecnico agronomo della Chambre d’Agriculture du Vaucluse – Avignone, sono intervenuti Markus Kelderer del Centro di sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg che ha presentato i risultati relativi all’uso delle reti in Alto Adige e Stefano Caruso del Consorzio fitosanitario provinciale di Modena sul tema della carpocapsa nei frutteti biologici, con particolare riguardo al pero.

(fonte Istituto Agrario San Michele all’Adige)

Confagricoltura: allarme terrorismo sui raccolti, ”troppi parassiti”

mappa land grabbing

L’elenco e’ lungo: diabrotica e piralide, due killer del mais; lo Pseudomonas syringae che sta facendo strage di kiwi; il cinipide, distruttore di castagne; la metcalfa, annientatrice di vigneti; la varroa, che spopola gli alveari. Basta pensare ai danni che ognuno di questi parassiti riesce a provocare per rendersi conto di come l’agricoltura sia vulnerabile e, se (a parte qualche caso sospetto) le invasioni sinora sono state ”naturali”, il rischio che possano essere provocate a scopo commerciale o politico per destabilizzare un Paese e’ ben piu’ che un’ipotesi. Ecco perche’ l’agricoltura e’ stata inserita tra i possibili obiettivi di azioni terroristiche, consistenti nell’uso deliberato di parassiti per distruggere intere coltivazioni o contaminare derrate agricole che porterebbero a conseguenze drammatiche non solo nei settori della produzione, trasformazione e commercio, ma anche in quelli della ristorazione e del turismo.

A lanciare l’allarme e’ il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, che, commentando lo studio di Agrinnova, presentato durante un convegno dell’organizzazione agricola a Torino, spiega: ”In questi ultimi mesi abbiamo toccato con mano l’importanza del settore agricolo a livello geopolitico. La crisi climatica in Russia ha fatto diminuire l’offerta di frumento e impennare i prezzi, il che e’ bastato per far scoppiare incidenti in Mozambico, con dieci morti e centinaia di feriti. Inoltre e’ proseguito il land grabbing, che ha gia’ determinato, a livello globale, il passaggio di mano di circa 15 milioni di ettari, pari al 4/5 per cento della superficie del Pianeta coltivati a cereali. Ad investire sono i Paesi con ingenti risorse finanziarie, ma che hanno fame di terra e la comprano soprattutto in Africa e in America Latina. Questo – prosegue il presidente di Confagricoltura – dimostra come un’agricoltura forte, in grado di fornire cibo per tutti e a prezzi accessibili a tutti, sia un pilastro della stabilita’ di una nazione”.

(fonte Asca)