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Studio Arpav-Cnr, rilevate tracce di nuove sostanze perfluorate in acque superficiali del tratto veneto del Po

Sono stati resi noti dalla regione Veneto i primi riscontri relativi ad una ricerca, iniziata lo scorso novembre, alla quale partecipa ARPAV in collaborazione con Cnr Irsa sulla presenza di nuove sostanze iperfluorate nel territorio veneto.

In particolare è stata ricercata la presenza di sostanze acido carbossilici – cloro perfluoroeteri (Cl-PFPECA (n,m) – la cui presenza era stata segnalata da EPA New Jersey nelle acque a valle di impianto Solvay negli USA, usati per la produzione del PVDF (polivinilidenfluoruro). Sulla base delle indicazioni fornite  – per tali sostanze, infatti, non esistono gli standard analitici di riferimento – e dei campioni concentrati inviati da Cnr, Arpav ha effettuato delle primissime analisi, del tutto indicative, per la ricerca delle stesse sostanze nelle acque del fiume Po nel tratto Veneto. In due campioni di acqua superficiale, sono state rilevate due delle sostanze, Cl-PFPECA 1,0 e in tracce la sostanza 2,0, che corrispondono a quelle con risposta analitica maggiore rinvenute in altre regioni, in fiumi nel bacino del Po.

Dall’analisi delle acque potabili in territorio veneto tali sostanze non risultano presenti. Si ricorda che il Veneto, rispetto alle altre regioni, però ha posto dei filtri a carboni attivi che garantiscono la qualità delle acque potabili. È stato disposto un approfondimento attraverso campioni rilevati sul sito ex-Miteni a Trissino (Vicenza) e a valle dello stabilimento. Gli approfondimenti disposti hanno riguardano la verifica della possibile presenza di diversi microinquinanti, in particolare fitofarmaci e sostanze organiche persistenti, tra i quali: nuove sostanze perfluorurate (oltre a c6O4 e GenX), in particolare il nuovo Adona (sostituto del PFOA); diversi fitofarmaci (Cipermetrina, Chinossixifen, Aclonifen, Bifenox, e Eptacloro, Etofumesate, Flufenacet, Penconazolo, ecc.); glifosato; la DACT un metabolita degli erbicidi triazinici; residui di prodotti ritardanti di fiamma (Polibromo difenileteri o Difenileteri bromurati, meglio noti come PBDE).

Tra gli approfondimenti richiesti era stato indicato uno studio preliminare relativo ai PBDE. Si tratta di sostanze sottoposte da anni a restrizione d’uso, la maggior parte delle quali vietate, ma ancora ampiamente diffuse in tutta Europa. “La Regione del Veneto ribadisce di ritenere che ne vada studiata la diffusione nell’ambiente, anche nel caso in cui i dati preliminari siano in linea con quelli europei e mondiali – ha affermato l’assessore regionale all’Ambiente Bottacin – il monitoraggio di tali composti, infatti, rientra nell’ambito della direttiva comunitaria per definire gli standard di qualità ambientale nelle acque”.

PFAS. Ministero dell’Ambiente stanzia fondi per portare acqua pulita nelle aree inquinate. Già realizzati 7,2 km di nuovi acquedotti.

Il Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, Nicola Dell’Acqua, che ha l’incarico di completare le opere acquedottistiche necessarie a garantire acqua libera da PFAS entro il 21 marzo 2020, informa che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha comunicato di aver disposto un finanziamento integrativo pari a 23.530.00 euro, 20 milioni per l’annualità 2019 e 3.200.00 per il 2020, destinato a completare gli interventi emergenziali necessari a realizzare la nuova rete acquedottistica nelle aree inquinate da PFAS.

Approvvigionamento idrico alternativo alle fonti contaminate. Il Ministero ha, dunque, risposto positivamente alla richiesta regionale di integrazione ai 56,8 milioni di euro già stanziati per proseguire nel lavoro avviato. Richiesta formulata in ragione dei maggiori costi emersi nel corso della progettazione e dell’esecuzione delle opere avviate per garantire la perfetta funzionalità delle interconnessioni acquedottistiche presenti nel territorio interessato. Va sottolineato che la maggiore disponibilità finanziaria della gestione commissariale consentirà di ultimare il programma emergenziale, garantendo l’approvvigionamento idrico di acqua potabile di buona qualità alle aree contaminate. Il Ministero ha disposto il finanziamento integrativo in ragione del fatto che esso consentirà di completare l’approvvigionamento idrico alternativo alle fonti contaminate per la totalità del territorio interessato.

La conclusione dei lavori emergenziali è prevista nel 2020. Per quanto riguarda la realizzazione della nuova rete acquedottistica, ad oggi il Soggetto Attuatore Acque Veronesi ha realizzato circa 7,2 km di rete su un totale di 19. Grazie alle buone condizioni meteo fino alle ultime settimane, i lavori hanno potuto procedere ad un buon ritmo, garantendo di rispettare i tempi previsti da cronoprogramma nei tre cantieri avviati in parallelo.I documenti e gli atti relativi all’emergenza PFAS sono disponibili nell’area dedicata del sito ufficiale della Regione del Veneto al seguente link

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto