Confagricoltura Veneto coglie l’occasione offerta dai lavori preparatori in vista dell’approvazione del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, per ribadire la necessità di un’inversione di tendenza nella politica regionale in materia di caccia, con l’obiettivo di tutelare maggiormente i diritti della proprietà e dell’impresa, riconosciuti dalla Costituzione, rispetto a quelli di chi pratica un hobby.
Riconoscere i diritti dell’agricoltura e ottenerne la collaborazione. Secondo Confagricoltura Veneto, l’anacronistico art. 842 del codice civile, che permette a chiunque di penetrare armato nel fondo altrui, ha determinato un grave squilibrio fra i diversi interessi coinvolti dall’attività venatoria, squilibrio che è giunto il momento di correggere anche perché, senza la collaborazione dell’agricoltura, l’esercizio regolare e pacifico della caccia è semplicemente impensabile. In particolare, Confagricoltura Veneto richiama con energia l’attenzione della Regione sul sistema di risarcimento dei danni da fauna selvatica, sistema che non garantisce assolutamente il rispetto dei diritti dell’agricoltore che subisce un danno senza sua colpa alle colture o alle strutture produttive; sulle procedure da osservare e i requisiti da possedere per sottrarre i fondi rustici alla caccia, procedure e requisiti che sembrano ispirati ad un atteggiamento restrittivo e sfavorevole nei confronti dell’agricoltore che non intende subire di buon grado l’invasione dei cacciatori; sulla disciplina riguardante gli istituti privati come le aziende faunistico venatorie, che dovrebbero essere considerate e trattate alla stregua di ordinarie espressioni del diritto di impresa e come una normale applicazione del diritto di proprietà.
(Fonte: Confagricoltura Veneto)
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