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Agricoltura, fondi inattesi per lo sviluppo rurale in arrivo in Veneto

Buone notizie per lo sviluppo rurale del Veneto: le dotazioni per il periodo 2014–2020 sono pari a 1.180.000 milioni di euro. Coldiretti nell’apprendere la lieta novella prevede che per un settennio le quasi 100 mila imprese agricole potranno investire per aumentare la loro competitività, la sostenibilità ambientale e migliorare dunque la redditività. “E’ senza dubbio un risultato positivo e per certi versi inatteso – commenta Coldiretti – se si aggiunge il fatto che arriveranno contributi nazionali al cento per cento per il sostegno dei premi assicurativi, per gli investimenti irrigui infrastrutturali e per la biodiversità animale”.

Coldiretti pronta al faccia a faccia sul bilancio regionale. Secondo Coldiretti, il co-finanziamento pari a 202 milioni impegnerà la Regione a ricercare altre risorse “in casa” per un settore che pesa sul bilancio regionale neanche l’1% . “Se vogliamo mantenere le performances del primario che fattura oltre 5 miliardi di euro – conclude Coldiretti – dobbiamo puntare sui giovani affinchè il loro insediamento sia triplicato negli anni, garantire la massima attenzione per la ristrutturazione delle aziende orientate al mercato, incentivare le aggregazioni di realtà agroalimentari con regimi di qualità e incoraggiare la filiera corta produttore-consumatore”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Sviluppo Rurale in Veneto, crescono di 65 milioni le risorse per la competitività delle imprese

Aumentano le risorse finanziarie destinate a far crescere la competitività delle imprese agricole del Veneto. Il Comitato Sviluppo Rurale della Commissione Europea ha infatti dato parere positivo e unanime alla proposta di modifica del Programma di Sviluppo Rurale del Veneto avanzata dagli uffici regionali. “Poiché il parere è vincolante, si tratta di un’approvazione sostanziale –ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura Franco Manzato – alla quale seguirà la decisione formale da parte della Commissione, che arriverà nelle prossime settimane”.

Potenziate le misure per l’innovazione e la promozione agroalimentare. La modifica riguarda l’aumento di oltre 65 milioni di euro della dotazione dell’Asse 1 – Competitività e di 1 milione e 300mila euro di quella dell’ l’Asse 3 – Diversificazione, utilizzando risorse che provengono da una rimodulazione del secondo Asse (51 milioni e 800mila euro) e dell’Assistenza tecnica al programma (15 milioni). “Per il settore agricolo veneto – ha ricordato Manzato – significa poter contare su ulteriori e significative risorse per quelle che sono state finora le misure trainanti del programma, finalizzate al miglioramento della competitività delle imprese agricole e agroalimentari. In particolare, saranno potenziate la Misura 121 (Ammodernamento delle aziende agricole), la Misura 123 (Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli) e la Misura 133 (Attività d’informazione e promozione agroalimentare)”.

Azioni per la riduzione d’impatto ambientale. “Lo spostamento di risorse dalle misure agroambientali dell’Asse 2 non andrà comunque ad intaccare gli obiettivi ambientali del PSR – ha aggiunto l’assessore – in quanto le misure di ammodernamento consentiranno di sostenere interventi innovativi in grado di ridurre l’impatto sull’ambiente da parte delle attività agricole, come sostenuto dall’Autorità di gestione del PSR Veneto e confermato dal parere positivo del Comitato. La decisione arrivata da Bruxelles è inoltre un risultato positivo anche dal punto di vista amministrativo, per tutte le istituzioni coinvolte. Nonostante la notevole portata finanziaria della modifica, sono stati pienamente rispettati i sei mesi di tempo previsti dall’iter burocratico, permettendo così di dare una risposta tempestiva alle esigenze del settore agricolo regionale. Per questo risultato – ha concluso l’assessore – desidero ringraziare tutti i nostri funzionari che si sono adoperati per portare a casa il risultato”.

(Fonte: Regione Veneto)

Attuazione Piano Sviluppo Rurale, Veneto esempio di “buona pratica” per la Corte dei Conti europea

La Corte dei Conti Europea, nella sua ponderosa relazione riguardante gli “aiuti mirati all’ammodernamento delle aziende agricole”, in pratica la misura 121 dei Programmi di Sviluppo Rurale, evidenzia il Veneto come “esempio di buona pratica”, in quanto “massimizza la probabilità di selezionare i progetti di investimento che rispondono meglio ai bisogni individuati e alle priorità dell’UE”.

Impegno regionale: non assistenza ma supporto alla crescita. “Un giudizio del genere da una fonte tanto autorevole quanto severa non può che farci piacere – ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato – anche perché sottolinea quello che di fatto è stato il nostro impegno prioritario: non assistenza ma appunto supporto alla crescita per preparare la nostra agricoltura al futuro. Insomma, la regione ha semplicemente fatto il suo dovere”. La Corte dei Conti ha analizzato sia i contenuti sia le modalità, osservando che “per scegliere i progetti da finanziare fra tutte le proposte ammissibili, il Veneto ha fissato i propri criteri di selezione applicando inoltre un sistema di punteggio che tiene conto delle priorità definite nel PSR regionale e stilando elenchi di tipologie di ‘investimenti prioritari’ per settore.

Tra le priorità in questione, figurano i benefici ambientali, il potenziamento del valore dei prodotti, l’integrazione dell’azienda, l’ammodernamento strutturale, l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la riconversione e la ristrutturazione di particolari settori e progetti agricoli situati in zone montane”. “A titolo di esempio – riporta la Corte dei Conti europea – è stato selezionato un progetto per la costruzione di un magazzino e di un deposito frigorifero per le mele in quanto corrispondente alle priorità della produzione biologica (un aspetto che ne accresce il valore); il progetto impiega pannelli fotovoltaici per ridurre il consumo energetico (benefici ambientali) ed è situato in una zona montana”.

Continuità di scelte. Per contro, la Corte ha osservato che tutti gli Stati membri controllati hanno imposto ai richiedenti di comprovare la redditività economica delle iniziative proposte. Alcuni Stati, tuttavia, “non hanno tenuto conto degli elementi probatori ottenuti nel valutare la domanda di finanziamento del progetto”. “Gli Stati membri – ha raccomandato perciò la Corte dei Conti UE – dovrebbero perciò porre in atto procedure efficaci, commisurate al rischio, per impedire che siano concesse sovvenzioni a progetti in cui la redditività finanziaria dell’investimento o la sostenibilità dell’azienda siano dubbie”. “Per quanto riguarda il PSR e l’agricoltura veneta in generale – ha commentato Manzato – posso solo assicurare che la Regione continuerà su questa strada e seguirà nella sua azione questo genere di criteri”.

Cia Veneto chiede alla Regione per il giorno del Ringraziamento (11 novembre) azioni per semplificare il Psr

Parola d’ordine “meno burocrazia”. Via carte e balzelli inutili per fare in modo che i 1.050 milioni di euro di risorse pubbliche disponibili  in Veneto per il Programma di sviluppo rurale dal 2007 fino al 2013 servano realmente al loro scopo: quello di  dare competitività alle aziende agricole. A chiederlo è la Confederazione italiana agricoltori del Veneto che a Padova ha organizzato presso la sala meeting della Banca BCC di via Longhin un convegno ad hoc sul Psr al quale insieme ai vertici e ai rappresentanti di Cia ha partecipato anche l’assessore veneto all’agricoltura Franco Manzato.

La semplificazione dei processi burocratici per l’accesso ai finanziamenti erogati dal Psr all’economia rurale rimane per Cia Veneto una questione aperta. Alla Regione, attraverso l’assessore e la Giunta regionale, la Confederazione domanda di accelerare i tempi di un percorso di sburocratizzazione avviato, come ha ricordato lo stesso assessore Manzato,  nel 2009.E di spiegare attraverso quali azioni intende attuare la semplificazione. Per stringere i tempi Cia Veneto ha posto come termine ultimo il prossimo 11 novembre: data necessaria per dare risposte concrete agli agricoltori bloccati dal peso della burocrazia. E giorno di valenza simbolica, nel quale il mondo rurale festeggia la giornata del Ringraziamento per i frutti del lavoro dei campi: “Per far funzionare veramente gli interventi del Programma di sviluppo rurale serve meno burocrazia e più semplificazione delle procedure –ha spiegato il presidente di Cia Veneto, Daniele Toniolo-. Ora chiediamo all’assessore Manzato e alla Giunta regionale di spiegarci concretamente come intendono realizzare questo processo. Gli agricoltori non possono più aspettare le lungaggini della burocrazia. Chiediamo che entro il prossimo 11 novembre, il giorno del Ringraziamento per l’agricoltura, ci venga detto come la Regione intende alleggerire il carico della burocrazia”.

Per il Psr in Veneto è un momento importante di svolta che vede il passaggio dal programma “sulla carta” ai  progetti “sul campo”. Per questo Cia Veneto  ha voluto a Padova fare il punto della situazione attuale, dei finanziamenti erogati, del numero delle domande finanziate, degli interventi più ricorrenti: “Il futuro del Prs ha come obiettivo l’innovazione, l’ambiente e le azioni a sostegno delle variazioni sui cambiamenti climatici -ha puntualizzato il presidente di Cia Veneto Toniolo-. Interventi sempre più necessari per le aziende agricole venete”.

Gli agricoltori si attendono risposte anche dalla nuova Pac, la politica agricola comunitaria dal 2014 al 2020. Il piano di politica agricola comune presentato il 12 ottobre a Bruxelles  prevede infatti per il nostro paese una “sforbiciata” in bilancio Ue agli aiuti diretti del 6,9 per cento, che in termini reali diventa un meno 18 per cento di contributi percepiti dagli agricoltori. Una situazione che richiede a tutti i rappresentanti del mondo agricolo, a partire dalle organizzazioni professionali, una nuova stretta di mano: “Ora più che mai il mondo agricolo ha bisogno di un patto di unità -conclude Toniolo-. Per presentarsi con proposte unitarie che aiutino ad aprire una nuova fase necessaria all’agricoltura”.

(fonte Confederazione Italiana Agricoltori)