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Vendemmia 2024 in Veneto, stabile la quantità, qualità buona, ma non eccezionale

Veneto Agricoltura, in collaborazione con Regione del Veneto, Arpav, Crea, Avepa e Uvive, ha organizzato martedì 27 agosto scorso il secondo appuntamento del Trittico Vitivinicolo Veneto, momento di confronto per analizzare il settore vitivinicolo veneto nelle fasi cruciali dell’annata.  L’annata è stata caratterizzata da frequenti precipitazioni e da difficoltà legate allo sviluppo di malattie fungine, con una qualità delle uve buona, ma non eccezionale, quantitativi produttivi stabili o in leggero aumento di qualche punto percentuale nonostante una minor percentuale di allegagione, ma non per tutte le cultivar e le province. A influire positivamente rispetto al 2023, minori eventi grandigeni e l’entrata in produzione di nuove superfici vitate, la produzione complessiva di uva raccolta in Veneto dovrebbe attestarsi tra 13,3 e 14,2 milioni di quintali, una variazione compresa tra +/-5% rispetto al 2023. In alcune zone ci sono state perdite di prodotto a causa di sbalzi termici ed eccessi idrici. Per l’avvio della vendemmia c’è un generale anticipo di circa 3-5 giorni sulle consuete date di raccolta: è già iniziata la raccolta delle uve Pinot e Chardonnay per base spumante; Glera (Prosecco) il 10 settembre, Merlot il 12, Corvina il 18, Garganega il 25, solo per citare alcuni dei vitigni veneti.

Approfondimento andamento stagionale

Diversamente dalle regioni del Sud Italia, dove alte temperature, scarsità di precipitazioni e lunghi periodi siccitosi hanno causato problemi di stress idrico alle colture, i fattori comuni che hanno caratterizzato l’annata vitivinicola in corso praticamente ovunque, almeno nel Nord Italia, sono stati le frequenti precipitazioni primaverili, che hanno favorito un maggior sviluppo di malattie fungine, in particolare peronospora e mal dell’esca, e le alte temperature estive dei mesi di luglio e agosto, con più o meno lunghi periodi di carenza idrica a seconda dei diversi areali produttivi, per un’annata che, come quella del 2023, viene considerata da più parti come “difficile” nella gestione del vigneto in campo, soprattutto per l’aumento di interventi necessari per contrastare le malattie fungine. Tuttavia, laddove queste problematiche sono state affrontate con professionalità ed efficacia, le rese produttive non dovrebbero subire particolari variazioni e rimanere stabili o aumentare leggermente; al contrario, per gli impianti più giovani, non irrigati o condotti con metodo biologico, si prevedono riduzioni delle quantità raccolte anche consistenti. La qualità delle uve dovrebbe mantenersi su livelli buoni-ottimi, ma non eccellenti. Sono questi i principali elementi sottolineati da Patrick Marcuzzo del Crea VE di Conegliano nel suo intervento, per poi entrare nel dettaglio dei dati raccolti da un panel di tecnici e agronomi delle più importanti cantine e produttori del Veneto.

Malattie fungine

Nelle aziende che applicano la difesa integrata, i danni causati dalla peronospora sono stati nell’ordine del -5% di perdita quantitativa, mentre nelle aziende che applicano il metodo di coltivazione biologica tali perdite sono state superiori, per lo più comprese tra il -15/20%. Oltre alla maggior presenze di peronospora e oidio, superiore al 2023 anche l’incidenza di altre fitopatie come il mal dell’esca, mentre la botrite e la flavescenza dorata hanno avuto una diffusione meno significativa, ma ciò non toglie che non si debba continuare ad attuare tutte le indicazioni previste dagli uffici della Regione Veneto per il loro contrasto. La grandine ha colpito in maniera decisamente meno rilevante i diversi areali produttivi, con perdite della produzione inferiori al -5% per la maggior parte dei territori regionali.

La situazione nelle diverse province venete

Nella provincia di Belluno la produzione viene prevista sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno (+2/3%), salvo nelle zone colpite da grandinate. A Padova e Rovigo invece le previsioni sono più contrastanti a seconda della varietà: ci si attende una produzione superiore del +5/10% rispetto al 2023 per Glera, Pinot e Chardonnay, un calo produttivo per Moscato e Raboso, mentre dovrebbe essere stabile il Merlot. Nella provincia di Treviso ci si attende un incremento della produzione di Glera (+20%) per l’entrata in produzione dei nuovi impianti giovani e invece una riduzione dei quantitativi dei vitigni a bacca rossa (0/-5%), più elevati per le varietà non Doc/Docg, e soprattutto per altre varietà di vitigni a bacca bianca (-15%). A Venezia, condizioni climatiche più favorevoli rispetto al 2023, l’adozione di pratiche agronomiche migliorative fanno prevedere un aumento produttivo di circa il +3/+5% per le principali varietà e in misura più accentuata per la varietà Glera (+10%) in virtù in particolare dell’entrata in produzione di nuovi vigneti; stabile invece i quantitativi di Chardonnay. Una maggior presenza di stress termici, eccessi idrici e stress funzionali porta a stimare riduzioni produttive nell’ordine del -10/15% per le principali varietà in provincia di Vicenza, sia per uve a bacca bianca (Glera, Garganega e Vespaiola) che nera (Merlot e Cabernet), mentre per le uve di Pinot Grigio è previsto un calo dei quantitativi più rilevante (-20/25%). Gli sbalzi termici di fine aprile hanno compromesso la produzione in molti vigneti di fondovalle e in diversi areali di pianura della provincia di Verona; le piogge primaverili e le problematiche fitosanitarie hanno inciso negativamente in misura maggiore per le varietà di uve a bacca bianca, per le quali si prevedono cali produttivi nell’ordine del -10/20%, mentre per le uve a bacca rossa le attese sono per una sostanziale stabilità delle rese di produzione.

Province autonome di Trento e Bolzano e Friuli-Venezia Giulia

Ci si attende una minor produzione di circa il -10/15%, da un lato per le condizioni meteorologiche più sfavorevoli rispetto al 2023, una minor allegagione e un minor numero di acini e grappoli presenti, situazione solo in parte compensata dall’entrata in produzione di nuovi vigneti. Questi aspetti hanno invece inciso poco o per nulla sui risultati previsti nella regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, dove anzi, in virtù di minori eventi grandigeni rispetto al 2023, la produzione è attesa in crescita del +10% in via cautelativa, nonostante la presenza di problematiche fitosanitarie (peronospora).

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura