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Il futuro del kiwi è la scienza: innovazione varietale, portinnesti e buone prassi agricole

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Per il futuro del kiwi non esiste solo un’unica soluzione ma devono essere attivate un insieme di azioni. A partire da maggiori investimenti su scienza e sperimentazione per un rinnovo varietale più tollerante a malattie, moria e cambiamenti climatici, si deve attuare nel tempo un’attenta verifica dei portinnesti e delle loro finalità, adottare coperture contro grandine eccesso di piogge e freddo e seguire buone prassi agricole. Questo, in sintesi, quanto emerso durante il convegno “Quale futuro per il kiwi a Verona. Varietà a confronto” svoltosi a dicembre 2023 a Bussolengo (Vr) a cui hanno partecipato oltre 300 agricoltori e produttori e in cui sono emerse problematiche e soluzioni possibili a supporto della coltivazione di actinidia che ancora oggi rappresenta un settore strategico per la frutticoltura italiana e scaligera.

Interventi. L’incontro, moderato dalla giornalista Ada Sinigalia, è stato organizzato dai Comuni di Bussolengo e Pescantina e dalla Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina con il supporto di Valpolicella Benaco Banca. Il prof. Guglielmo Costa, già docente all’Università di Bologna, nel suo intervento ha illustrato a che punto è arrivata la scienza e la sperimentazione nello studio dell’actinidia mostrando ai presenti le diverse varietà e portinnesti oggi sul mercato. L’esperto ha sottolineato che: “La situazione del kiwi in Italia è problematica. Dopo un periodo in cui era presente un’unica specie esente da malattie, l’Hayward a polpa verde, che nei primi anni di coltivazione ha dato redditi elevati agli agricoltori, si sono realizzati molti impianti tanto da far diventare l’Italia il primo paese del mondo. Oggi c’è la Cina che copre oltre il 50% della superficie mondiale. Dopo diversi anni sono comparsi una malattia (Psa) che ha falcidiato diversi ettari italiani e una sindrome – la moria – che con un insieme di concause fa morire la pianta”. “Oggi – ha continuato Costa – ci sono diverse varietà di kiwi a polpa gialla e a polpa rossa che il mercato apprezza molto e che stanno prendendo il posto di quella a polpa verde ma che sono più sensibili alla malattia Psa. Il futuro è problematico: bisogna riuscire a creare una varietà, e quindi speriamo nelle tecniche di miglioramento genetico avanzato, resistente o meglio più tollerante alla malattia Psa che ha diverse varianti”.

Coltura rilevante per il comparto italiano e veronese. Di varietà di kiwi a polpa gialla ne ha parlato Giampaolo Dal Pane del Consorzio Dori Europe e di Dal Pane Vivai che, nella relazione “Il futuro del kiwi tra innovazione e rischi. Il progetto Dori”, ha mostrato diversi casi di coltivazioni ed evidenziato costi e benefici di nuovi impianti. Massimo Ceradini di Ceradini Group con l’intervento “Il modello Jingold: coltivare kiwi giallo con un progetto collaudato” ha a sua volta illustrato le potenzialità e i risultati di diverse varietà di kiwi a polpa rossa, gialla e verde oltre alle prospettive del mercato. Ugo Palara, responsabile tecnico di Agrintesa nelle conclusioni ha sottolineato: “Questo comparto produttivo rischia di perdere la leadership per una serie di motivi già evidenziati durante il convegno. Si parla molto di innovazione varietale, che è una delle strade per pensare al futuro del settore, ma dobbiamo porre l’accento anche su altri aspetti come la gestione agronomica e la ricerca di maggiore adattabilità ai cambiamenti climatici. Il kiwi, come altre piante da frutto, non è in grado, se non attraverso diverse soluzioni, di affrontare situazioni ambientali difficili. Dobbiamo lavorare intensamente con la ricerca su tanti campi, a partire da quello varietale, per ridisegnare e ristrutturare il settore e dare un futuro ai tanti coltivatori di kiwi in Veneto e in Italia”.

Fonte: Servizio stampa

Kiwi: progetto Regione-Università di Verona per valorizzare il frutto e salvare le colture da batteriosi

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Incontro stampa presentazione progetto kiwi Regione Veneto-Università di Verona

Kiwi, frutto buono e salutare ma anche “oro verde” del Veneto, in particolare del Veronese, da difendere e salvare dall’attacco del cancro batterico. E’ su questo duplice binario che si sviluppa il progetto promosso dalla Regione Veneto con il dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, presentato nei giorni scorsi a palazzo Balbi, sede della Giunta regionale, dall’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan e dal prorettore dell’ateneo scaligero Antonio Lupo.

In Veneto circa il 15 per cento della produzione nazionale . “La Regione ha investito oltre un milione di euro – ha spiegato l’assessore Pan – per valorizzare una coltura nella quale il Veneto è leader: con 55 mila tonnellate annue, mille produttori e 3200 ettari coltivati, di cui 2500 nella sola provincia di Verona, il Veneto rappresenta circa il 15 per cento dell’intera produzione nazionale. E l’Italia è il primo produttore al mondo di questo frutto esotico, originario della Cina, ben acclimatatosi in Nuova Zelanda, e diventato ora una delle produzioni vincenti dell’export tricolore”. Il progetto ha messo in campo saperi, competenze e ricerche del dipartimento di Biotecnologie dell’università di Verona per capire, prima di tutto, caratteristiche e apporto nutritivo del frutto.

Frutto del “buonumore”. Ad un anno dall’avvio degli studi ecco i primi risultati, divulgati da Flavia Guzzo, ricercatrice dell’università scaligera e coordinatrice del progetto di valorizzazione: “Il kiwi, tra le tante proprietà benefiche,  contiene anche sostanze neuroattive, come serotonina e melatonina, che sono i neurotrasmettitori del “buonumore” e contribuiscono al benessere del cervello umano. Inoltre il kiwi – anticipa la biologa  – contiene anche altri “co-fattori” antiossidanti e inibitori di specifici enzimi, che hanno un ruolo di agenti “protettori” rispetto alla degradazione ossidativa ed enzimatica dell’organismo”.

900 ettari colpiti dall’infezione batterica o morìa del kiwi. Ma l’’oro verde delle campagne veronesi da alcuni anni è sotto scacco, vittima di una violenza infezione batterica che rischia di compromettere colture e fatturati. Sono quasi 900 gli ettari colpiti dall’infezione batterica o dalla morìa del kiwi, altra grave patologia attribuita ai terreni e ai sistemi di irrigazione, da studiare e curare. I produttori veronesi son i  più colpiti: “Nel corso del 2015 – calcola Fausta Bertaiola, presidente dell’organizzazione dei produttori del Consorzio Ortofrutticolo padano – la produzione di kiwi nel Veronese ha registrato un calo del 25 per cento. E’ sempre più urgente individuare terapie per salvare le nostre colture”.

Inibire il contagio. Da qui la seconda direzione imboccata dal progetto di ricerca. “Abbiamo analizzato i geni del batterio e cercato di capire perché la batteriosi aggredisca proprio il kiwi – spiega Annalisa Polverari, patologa vegetale dell’Università di Verona – Grazie ai fondi della Regione abbiamo ricostruito la mappa dei geni del batterio e stiamo cercando le sostanze meno tossiche per inibire il contagio. Stiamo testando la somministrazione di nanoparticelle ad alta affinità con i tessuti vegetali in modo da curare la pianta con una semplice irrorazione, anche se già contagiata dal batterio-killer Psa (Pseudomonas Syringae actinidiae)”.

Un sito web specifico. Virtù alimentari e difesa sanitaria del kiwi sono ora veicolati anche da una specifica campagna di comunicazione, veicolata dal sito www.okkiwi.it, rivolto a produttori e consumatori. Le pagine web documentano con un’efficace sintesi narrativa i progressi della ricerca e insegnano ai produttori metodi e strumenti per contrastare l’infezione batterica.  Ai risultati della ricerca si abbinano appositi contenuti e materiali didattici rivolti ai consumatori, agli studenti, per coinvolgere ragazzi e genitori, in modo semplice e accattivante, nella scelta del “frutto giusto” per una alimentazione sana.

La ricerca ora prosegue e i prossimi step sono dedicati e rendere disponibili per gli agricoltori i mezzi di contrasto naturali più efficaci per limitare la batteriosi. “Un esempio virtuoso di ricerca applicata trasferita sul campo – ha chiosato il prorettore Lupo – che dimostra come sia possibile spendere bene i soldi dei veneti coniugando l’eccellenza universitaria con le esigenze del mondo produttivo”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Produzione kiwi 2012 nel veronese, buone le previsioni ma tempi (e kiwi) ancora non maturi

Si prospetta quest’anno una buona raccolta per il kiwi sia per la qualità che per la richiesta del mercato. Fondamentale, però, non anticipare la raccolta per non danneggiare i prodotti. Il frutto verde, infatti, se staccato prima del tempo rischia di essere un boomerang negativo per i produttori sia per una questione di credibilità che di reddito.

Tempi (e kiwi) ancora non maturi. «Per far aumentare la propensione al consumo di frutta, l’elemento su cui fare leva è la qualità dell’offerta – dice Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – pertanto è un grave errore anticipare la raccolta dei kiwi e immettere sul mercato italiano e straniero prodotti senza i necessari requisiti qualitativi. La raccolta e la commercializzazione precoce dei frutti rischiano di causare disaffezione da parte dei consumatori verso queste produzioni e offuscare l’immagine di tanti produttori che operano correttamente. E’ fondamentale, pertanto, che gli agricoltori seguano quanto stabilito dal decalogo dell’Accordo interprofessionale del kiwi italiano».

Raccolta a partire dal 10 ottobre. Il decalogo, sulla base di un regolamento comunitario, stabilisce che non si può mettere sul mercato frutta con un grado zuccherino inferiore a 6,2 gradi brix alla raccolta, e a 11 gradi brix al consumo. La raccolta, inoltre, non può iniziare prima del 10 ottobre e la commercializzazione non prima del 15, quando si spedisce all’estero. Il limite diventa il 15 novembre per la vendita in Italia. Il calibro minimo, infine, è 65 millimetri. A carico dei trasgressori sono previste sanzioni pecuniarie. “Quest’anno – aggiunge Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – si prospetta una significativa annata per i kiwi con una positiva richiesta da parte del mercato e buona qualità del prodotto. La raccolta anticipata determina, perciò, anche una perdita di reddito per i coltivatori perché il frutto aumenta di peso di un 15-20% proprio nelle ultime settimane di maturazione. Inoltre è sempre importante mantenere alti gli standard qualitativi della frutta italiana anche a fronte della concorrenza straniera soprattutto quella neozelandese. Invitiamo gli organismi di controllo a vigilare per tutelare i produttori che rispettano le regole (Agecontrol, ICQRF, Ispettorato centrale qualità repressione frodi)».

In provincia di Verona il 9 per cento della produzione nazionale. Il kiwi è una voce importante per l’economia agricola poiché, al pari della ciliegia, registra un aumento costante di consumi diversamente da altri tipi di frutta e dalla crisi in corso. Nella provincia di Verona si raccolgono in media 550 mila quintali di frutti che rappresentano il 9% della produzione nazionale. Il 70% del kiwi italiano è esportato in 80 Paesi.

(Fonte: Coldiretti Verona)