“La gestione dell’acqua deve privilegiare gli usi prioritari, quello potabile e quello irriguo, e non il profitto di società che usano la risorsa idrica per scopi diversi e rispondono unicamente agli interessi dei propri azionisti. Non è più tollerabile che la gestione della risorsa idrica sia lasciata in mano a società che tendono ad ottimizzare i ricavi anziché preoccuparsi del corretto uso di una risorsa limitata, indispensabile per la vita umana e la società civile”. E’ la posizione assunta dalla Regione Veneto nel confronto avvenuto ieri con il Ministro per l’Ambiente Galletti nella Conferenza Stato-Regioni.
Lo stato attuale. La Regione Veneto, rappresentata dall’assessore all’Agricoltura e alle Bonifiche e dall’assessore ai Fondi Comunitari, ha invitato il Ministro a fronteggiare – a breve, media e lunga scadenza – le conseguenze delle scarse precipitazioni dello scorso inverno e primavera e dalle torride temperature di questa estate. “Tra lo scorso ottobre e giugno 2017 le piogge in Veneto sono diminuite del 25% rispetto alla media stagionale, con punte del 33% nel bacino dell’Adige e del Po, e con effetti particolarmente drammatici anche alle foci del Brenta per la risalita del cuneo salino. Nella sezione di Boara, in Polesine, ed esempio, il fiume Adige ha attualmente una portata di 25-30 metri al secondo, contro gli 80 previsti per il corretto di funzionamento della barriera anti-intrusione salina posta in prossimità della foce”, ha detto Pan.
Stato di crisi idrica prolungata sino al 10 agosto. “L’amministrazione regionale ha già predisposto interventi emergenziali per oltre 7 milioni di euro ed è pronta ad emanare la quarta declaratoria di crisi idrica, protraendo così al 10 agosto lo stato emergenziale per limitare i prelievi irrigui del 50 per cento nel bacino dell’Adige e del 20% negli altri bacini, ma la penuria d’acqua è aggravata dal fatto che a primavera i bacini idroelettrici che afferiscono all’asta dell’Adige erano quasi completamente vuoti, perché si è privilegiata la produzione idroelettrica rispetto ad una corretta gestione degli invasi”, ha aggiunto Pan.
80 progetti pronti in attesa di finanziamento. “Appare sempre più urgente varare un piano nazionale di soccorso idrico e realizzare importanti infrastrutture che consentano di diversificare gli approvvigionamenti idropotabili, accumulare l’acqua nei periodi piovosi, in particolare nelle zone montane, e ottimizzarne l’uso nei periodi più secchi. Il Veneto ha pronti nel cassetto 80 progetti finanziabili per avviare cantieri di interventi idraulico e di bonifica. Ma serve un patto di collaborazione tra Regioni, amministrazione statale e Unione europea che privilegi l’uso idropotabile e irriguo della risorsa acqua, investa sulle strategie di contrasto ai cambiamenti climatici in atto e metta un freno alla produzione idroelettrica”, ha concluso Pan.
Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto
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