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Pranzi e cenoni, 10 regole per evitare sprechi e rischi alimentari durante le festività (e anche durante l’anno)

Pranzo di Natale Argav 2019 La Bulesca

Le feste natalizie sono occasioni in cui spesso si acquistano e preparano pietanze in abbondanza. Anche in questi momenti, però, si possono evitare inutili sprechi e i rischi che potrebbero derivare dalla gestione scorretta dei piatti preparati in anticipo e degli avanzi. Vediamo quindi le dieci regole, preparate dagli esperti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), per ridurre la possibilità di incorrere in questi rischi ed evitare allo stesso tempo lo spreco di cibo.

1. Non preparare troppe pietanze

Sembra banale, ma è la prima regola anti-spreco: per non dover gestire grandi quantità di avanzi, sforziamoci di non preparare più pietanze del necessario, commisurando la quantità del cibo al numero di commensali e considerando anche la loro età (bambini e anziani tendono a mangiare meno rispetto agli adulti).

2. Attenzione soprattutto ai cibi freschi

Ponderare bene le quantità da acquistare già durante la spesa, soprattutto per quanto riguarda gli alimenti freschi e deperibili, che per le loro caratteristiche costituiscono un terreno favorevole alla crescita dei microrganismi patogeni. Alcuni esempi? Latte e latticini, carne, pesce, uova, salse e creme a base di uova crude.

3. Non sovraccaricare il frigo

Evitare di riempire eccessivamente il frigorifero: se gli alimenti sono troppo vicini o ancor peggio compressi dentro l’elettrodomestico, si ostacola il circolo d’aria al suo interno, e di conseguenza il raffreddamento che permette la loro conservazione più a lungo.

4. Dopo la cottura, non lasciare i piatti a temperatura ambiente

Se si preparano in anticipo piatti cotti, è bene non lasciarli a lungo tiepidi a temperatura ambiente: è necessario raffreddarli velocemente e poi riporli in frigorifero. Per farlo, si può sciacquare sotto acqua corrente fredda la pentola in cui sono stati cotti i piatti, oppure i contenitori in cui sono stati inseriti gli alimenti porzionati. Per chi ne è dotato, è possibile utilizzare l’abbattitore.

5. Eliminare gli avanzi rimasti in tavola oltre le 4 ore

Non conservare avanzi di alimenti freschi o cucinati che siano rimasti a temperatura ambiente oltre le 4 ore: gli alimenti lasciati sulla tavola oltre questo tempo vanno eliminati.

6. Attenzione ai cibi più rischiosi

Le creme e le salse, specialmente quelle fatte in casa utilizzando uova crude, vanno conservate in frigorifero e consumate nel giro di poche ore. Per prepararle in sicurezza, utilizziamo solo uova extra fresche, e ricordiamo che non vanno mai lavate, per evitare di disseminare i batteri nelle pietanze o sulle superfici della cucina (lo stesso vale per il pollo!). La permanenza a temperatura ambiente di tartine o dolci con creme e salse non deve superare le 2 ore. Alcuni alimenti, quali i molluschi crudi o i formaggi freschi a base di latte crudo, vanno evitati dalle persone più fragili, come i bambini in età prescolare, le donne in gravidanza, gli anziani e le persone immunocompromesse.

7. Conservare correttamente gli avanzi in frigorifero

Dopo il pasto gli avanzi possono essere conservati in frigorifero per 2 o 3 giorni, ma vanno collocati in contenitori puliti e chiusi nei ripiani alti del frigorifero. Bisogna fare attenzione a tenere separati e non mescolare alimenti di tipo diverso. Nel caso di affettati, non conservarli oltre i 2 giorni.

8. Congelare in contenitori adeguati

Se si vogliono congelare gli avanzi, evitare l’utilizzo di carta, cartone o vaschette di alluminio. Preferire invece contenitori chiusi adatti al contatto con gli alimenti e al congelamento, come i sacchetti monouso specifici per il congelatore.

9. Scongelare gli avanzi in modo corretto

Lo scongelamento degli avanzi va fatto in frigorifero, oppure in acqua fredda all’interno di un contenitore chiuso, per non eliminare i nutrienti dall’alimento con l’azione dell’acqua. In alternativa si può cuocere direttamente l’alimento congelato.

10. Riscaldare in modo uniforme

Prima di consumare gli avanzi, riscaldarli uniformemente fino al cuore del prodotto.

Per approfondire la conoscenza sui rischi alimentari e le buone pratiche per ridurli, è possibile consultare il sito web http://www.rischialimentari.it. Il sito presenta le informazioni essenziali da sapere sui microrganismi patogeni e le sostanze chimiche dannose che possono essere presenti negli alimenti, oltre che ulteriori raccomandazioni per la preparazione e il consumo sicuro degli alimenti da parte degli esperti in sicurezza alimentare dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Fonte: servizio stampa IZSVe/foto archivio pranzo di Natale Argav

Nanomateriali e sicurezza alimentare

Il video seguente realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nell’ambito della serie «IZSVe Scienza» vuole essere un’introduzione al mondo dei nanomateriali nell’ambito della sicurezza alimentare. L’impiego di nanomateriali nell’industria alimentare sembra offrire, infatti, notevoli vantaggi. Ad esempio, la presenza di alcune nanoparticelle dotate di attività antimicrobica nel packaging favorisce la conservazione e la qualità degli alimenti. Tuttavia è ipotizzabile che queste nanoforme diano origine a nuovi e sconosciuti fenomeni di tossicità, spesso correlati alle loro interazioni con altre sostanze.

Ferragosto. Grigliate in sicurezza: 8 consigli pratici per evitare rischi alimentari.

grigliata

Non è estate che si rispetti senza una grigliata con gli amici: utilizzando il barbecue in giardino o in qualche parco attrezzato, è uno dei modi più classici per trascorrere in compagnia il giorno di Ferragosto. L’atmosfera di vacanza, allegria e spensieratezza non deve però farci abbassare la guardia nei confronti dei rischi alimentari. Infatti, le elevate temperature tipiche della stagione estiva e le non sempre ideali condizioni di manipolazione e cottura degli alimenti quando si cucina all’aperto, possono creare le condizioni perfette per le cross-contaminazioni e la proliferazione dei patogeni nel cibo.

In particolare la carne cruda o poco cotta può essere veicolo di vari microrganismi patogeni fra cui Campylobacter, Salmonella, Listeria ed Escherichia Coli, oltre che costituire un rischio per l’epatite E. Inoltre, se posta a contatto diretto con la fiamma o se cotta eccessivamente fino a carbonizzare, nella carne possono formarsi sostanze cancerogene come le ammine eterocicliche o gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Questi rischi possono essere evitati grazie a buone pratiche igieniche, descritte successivamente.

Lavarsi spesso le mani. Tutto ciò che manipoliamo dopo aver toccato la carne cruda viene contaminato dai microrganismi patogeni che possono essere presenti naturalmente sulla superficie della carne. Se nelle condizioni ideali per moltiplicare, i patogeni possono causare malattie a trasmissione alimentare. E’ bene, quindi, lavarsi accuratamente le mani con acqua calda e sapone prima e dopo ogni manipolazione della carne cruda. In particolare ogni qualvolta, dopo aver toccato la carne, si toccano utensili o altri alimenti, soprattutto se questi ultimi sono pronti per il consumo.

Utilizzare utensili puliti ed evita cross-contaminazioni. Prima di iniziare controllare che la griglia e gli altri utensili siano puliti. È buona abitudine pulire e asciugare sempre la griglia e gli attrezzi per il barbecue prima di ogni utilizzo, soprattutto se sono rimasti a lungo in giardino ma anche nel caso in cui siano stati utilizzati di recente. Conservare e mantenere la carne cruda ben separata dagli altri alimenti o dalle superfici e dagli utensili puliti che si utilizzeranno per altri alimenti o preparazioni. Prestare attenzione anche a non utilizzare in modo promiscuo utensili e stoviglie usati per la carne cruda utilizzandoli successivamente per la carne cotta o altri alimenti. Per esempio non utilizzare lo stesso piatto o tagliere utilizzato in precedenza per tagliare la carne cruda per la carne cotta o altri alimenti. Non lavare la carne di pollo o in generale la carne cruda. Lavare la carne rischia di contaminare con eventuali schizzi contaminati utensili, piani di lavoro o altri alimenti nelle vicinanze del lavello.

Scongelare  correttamente la carne. La carne congelata o parzialmente decongelata non cuoce completamente sulla griglia. Se si vuole utilizzare questo tipo di prodotto è necessario organizzare in anticipo il barbecue in modo da considerare anche il tempo per lo scongelare completamente e in modo corretto la carne. Lo scongelamento può essere fatto ponendo la carne congelata per una notte sul ripiano inferiore del frigorifero, in modo tale che i liquidi non colino su altri alimenti. Altrimenti è possibile scongelare la carne utilizzando la modalità “defrost” del forno a microonde subito prima di cuocerla al barbecue.

Controllare le date in etichetta. La data di scadenza o il termine minimo di conservazione non sono la stessa cosa. Ogni alimento ha la sua shelf-life, ovvero la vita commerciale del prodotto. La durata della shelf-life viene indicata sulla confezione in due modi diversi a seconda che l’alimento sia fresco e deperibile oppure stabile. Per gli alimenti freschi e deperibili – in particolare quelli di origine animale molto ricchi d’acqua che in un breve periodo di tempo possono sviluppare elevate cariche microbiche e costituire un rischio di tossinfezione – viene usata la data di scadenza con la dicitura “da consumarsi entro il”. Oltre questa data, l’alimento non è più sicuro e non deve essere né venduto né consumato. Per gli alimenti stabili viene invece utilizzato il termine minimo di conservazione (TMC) con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il”. Se la confezione è rimasta integra e il prodotto correttamente conservato, oltre questa data vi può essere uno scadimento delle qualità organolettiche dell’alimento come il colore, l’odore o il sapore ma il prodotto può ancora essere consumato in sicurezza, anche se è meglio farlo il prima possibile.

Cuocere adeguatamente. Cuocere accuratamente la carne al barbecue è importante sia perché è l’operazione che permette di eliminare eventuali batteri patogeni, sia perché permette di evitare la formazione di sostanze cancerogene dovute ad un’eccessiva cottura. Sulla griglia la carne va quindi girata e spostata regolarmente in modo da assicurare che sia ben cotta uniformemente su tutti i lati. Carbonizzato all’esterno non significa cotto all’interno! Se gli invitati sono tanti e il tempo per cucinare è poco, considerare di fare una prima cottura della carne di maiale e di pollo al forno, e poi successivamente svolgere un passaggio finale di cottura al barbecue. In questo modo gli invitati assaporeranno comunque il gusto della carne alla griglia ma si avrà la certezza che la carne è completamente cotta fino al cuore del prodotto.

Non tutta la carne può essere consumata al sangue. Costate, fiorentine, bistecche, hamburger, salsicce, wurstel, pollo: non sono la stessa cosa e non comportano gli stessi rischi. È importante che chi cuoce abbia chiaro che le diverse tipologie di carne implicano diverse esigenza di cottura, e non tutte possono essere consumate al sangue. La carne rossa, di cui i classici esempi sono tagliate e fiorentine, può essere consumata al sangue senza rischi per la salute; altre carni come pollo e suino, o altri prodotti a base di carne macinata come gli hamburger e le salsicce, non vanno serviti al sangue ma ben cotti. Suini e avicoli sono infatti più facilmente portatori di salmonella, mentre per gli alimenti a base di carne macinata il problema è relativo al fatto che – durante la loro produzione – eventuali batteri patogeni presenti sulla superficie possono diffondersi all’interno del prodotto.

Conservare correttamente e gestire bene gli avanzi. Prestare attenzione alla corretta conservazione degli alimenti prima, durante e dopo la festa. La carne e gli altri alimenti deperibili che necessitano del mantenimento della catena del freddo non vanno lasciati al sole o a temperatura ambiente per lunghi periodi di tempo. Manteneteli in frigorifero o nella borsa termica fino al momento di cuocerli o servirli, e riponeteli al loro posto subito dopo averli usati. Tenere a temperatura ambiente lo stretto tempo necessario: la proliferazione dei patogeni è favorita in particolar modo in estate dalle alte temperature. Raffreddare velocemente eventuali avanzi, coprirli e riporli in frigorifero o nella borsa termica quanto prima. Consumateli al massimo il giorno successivo, dopo un uniforme e adeguato riscaldamento. Se avete qualsiasi dubbio sulla sicurezza alimentare di un avanzo, anche se è importante evitare lo spreco alimentare, evitate di consumarlo: meglio non rischiare un’intossicazione alimentare.

Attenzione agli allergeni. Infine, prima di preparare o cuocere il cibo per gli ospiti è sempre molto importante informarsi circa eventuali allergie o intolleranze. In questo modo è possibile preparare un pasto adatto per un eventuale ospite allergico o intollerante, evitando cross-contaminazioni con alimenti che contengono l’allergene. In alternativa, ancora meglio, è evitare di utilizzare per l’occasione l’alimento in questione per tutti gli ospiti.

Fonte: IZSVe, salepepesicurezza.it

Sicurezza alimentare e stili di consumo durante l’emergenza Covid-19: un’indagine dell’Osservatorio IZSVe

Sicuri della salubrità del cibo che mangiano e fiduciosi di poter controllare l’insorgere di rischi per la salute attraverso i comportamenti individuali: così appaiono gli italiani intervistati dall’Osservatorio IZSVe durante l’emergenza Covid-19.

Dai risultati di un’indagine a cui hanno risposto 730 consumatori italiani, la sicurezza alimentare non emerge come una particolare fonte di preoccupazione tra i possibili rischi che possono avere un impatto sulla vita delle persone in generale. Tuttavia, in questo momento di emergenza sanitaria il rapporto col cibo è cambiato: diminuisce la frequenza della spesa al negozio e aumenta la spesa online, si fa più attenzione all’igiene e alla manipolazione degli alimenti e cambia la dieta. Una cosa è certa: i consumatori hanno un ruolo importante nel contribuire alla sicurezza alimentare, e anche in questo particolare periodo corretti comportamenti nella gestione del cibo in ambito domestico possono garantire un consumo sicuro e consapevole.

Come è cambiato il rapporto col cibo durante l’emergenza Covid-19. Dalle dichiarazioni degli intervistati emerge che per la maggior parte dei rispondenti i comportamenti legati alla gestione del cibo hanno subito dei cambiamenti rispetto a quelle che erano le abitudini pre-emergenza sanitaria. Dieta e abitudini alimentari. In primo luogo è variata la spesa di generi alimentari: secondo il 27.1% degli intervistati essa è diventata meno frequente ma più abbondante, con un aumento di prodotti surgelati. La maggioranza dei rispondenti (più del 50%) dichiara di non avere riscontrato significative variazioni nelle loro abitudini di consumo. Tuttavia i dati evidenziano un incremento nel consumo di panificati (40.1%) e una riduzione nel consumo di pesce crudo (42.7%) e di cibi pronti al consumo (42.2%).

In ambito domestico emerge una maggiore attenzione all’igiene e alla manipolazione degli alimenti: alcuni, infatti, riportano di lavarsi più spesso le mani e lavare più accuratamente il cibo, il particolare le verdure (17.5%), ma anche gli utensili, i contenitori e le superfici in generale (17.7%). Rispetto all’alimentazione, i rispondenti dedicano più tempo alla preparazione del cibo (16.2%) preferendo alimenti ‘home made’ come pane, pasta, pizza e dolci (14%). Emergono inoltre variazioni nella dieta: se da un lato viene seguita una dieta più sana, facilitata dall’avere più tempo a disposizione per cucinare, dall’altro si attesta l’aumento delle porzioni di cibo consumate abitualmente e un peggioramento della qualità (12.9%).

Canali di acquisto degli alimenti. Per quanto riguarda invece le abitudini di acquisto, per il 24% dei rispondenti è aumentato il ricorso alla spesa di prodotti alimentari online, mentre rimane sostanzialmente invariato il dato rispetto alla consegna di pietanze e cibo a domicilio. Risulta in flessione la frequenza di acquisto presso supermercati e negozi alimentari. In linea anche con le indicazioni sanitarie, si predilige un carrello più abbondante ma riempito meno di frequente.

La percezione del rischio alimentare e della responsabilità individuale nel controllo delle malattie. Per quanto riguarda il rischio alimentare, i rispondenti in generale si sentono abbastanza sicuri del cibo che mangiano: infatti il 70% del campione ritiene poco o per nulla probabile che gli alimenti che consuma possano compromettere la propria salute.

Preoccupazione per diversi rischi potenziali. Nel contesto di diversi potenziali rischi che possono incidere sulla propria vita si riscontra una generale attenzione al tema dell’inquinamento ambientale: il 34.8% dei rispondenti ritiene molto probabile che condizioni ambientali sfavorevoli possano influire negativamente sulla propria salute. Tuttavia la principale fonte di preoccupazione riguarda le ricadute negative sulla vita personale di una possibile crisi economica, che sono ritenute molto probabili dal 38.2% degli intervistati. Considerando l’attuale contingenza di emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid19, appare significativo il dato rispetto alla possibilità di contrarre una malattia grave che pare preoccupare fortemente solo il 6.8% dei rispondenti.

Preoccupazione per i rischi alimentari. Rispetto al tema della sicurezza alimentare, i rischi verso i quali rispondenti manifestano un alto livello di preoccupazione riguardano le proprietà del cibo, in particolare la qualità e la freschezza degli alimenti, le manipolazioni in condizioni non igieniche del cibo consumato fuori casa e la presenza di sostanze chimiche e inquinanti negli alimenti. Gli altri temi a cui gli intervistati risultano essere particolarmente sensibili sono il benessere degli animali da allevamento, la presenza di microplastiche all’interno dei cibi e le sostanze residue nella carne, come antibiotici o ormoni. Da notare che anche in questo particolare momento, la possibilità che si sviluppino nuovi virus negli animali si colloca tra i rischi per i quali il livello di preoccupazione è basso.

Atteggiamenti verso la capacità personale di gestire i rischi alimentari. In riferimento alla capacità personale di controllare e gestire possibili rischi alimentari, la maggioranza degli intervistati (57.3%) ritiene di avere un elevato margine di controllo sui rischi legati alle proprie abitudini alimentari e alla dieta, come ad esempio un elevato consumo di grassi. Invece gli ambiti in cui gli intervistati ritengono di avere meno o addirittura nessun controllo riguardano le tecnologie applicate agli alimenti (75.8%), in particolare le nanotecnologie, e le contaminazione chimiche del cibo come ad esempio i residui di pesticidi (70%). Sfuggono dal controllo personale anche i possibili rischi derivanti da infezioni animali o zoonosi trasmissibili da animale a uomo (66%).

La sicurezza alimentare durante l’emergenza COVID-19. Nonostante dall’indagine dell’Osservatorio la sicurezza degli alimenti non emerga come un tema che desta particolare preoccupazione, in questo momento di emergenza sanitaria sono diversi i dubbi dei consumatori sulla gestione dei cibi. È possibile contrarre il COVID-19 dal contatto con gli alimenti? È vero che tutta la spesa va disinfettata? Quali particolari precauzioni bisogna adottare nella gestione del cibo? Come ribadito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ad oggi non esistono evidenze che il virus possa trasmettersi attraverso gli alimenti o le confezioni alimentari; il rischio di prendere la malattia in questo modo è quindi ritenuto altamente improbabile. Tuttavia, anche in questo periodo è importante mantenere la dovuta attenzione alle corrette pratiche di gestione e preparazione dei cibi. Il Rapporto 17/2020 dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS)  fornisce indicazioni e raccomandazioni specifiche per garantire l’igiene degli alimenti e degli imballaggi alimentari anche in ambito domestico (poster ISS sulla spesa e igiene degli alimenti) e utili indicazioni per la spesa in negozio (poster ISS sulle indicazioni per la spesa in negozio). Le raccomandazioni suggeriscono quindi di continuare a riservare particolare attenzione all’igiene degli ambienti, delle superfici e degli utensili a contatto con gli alimenti, così come al lavaggio dei cibi che si consumano crudi e alla cottura dei prodotti di origine animale. In sostanza, possono anche cambiare le nostre abitudini di consumo, ma non le modalità di gestione e preparazione del cibo a casa, buone pratiche che tutti devono mantenere anche in tempi di COVID-19, possibilmente con un occhio in più alla pulizia degli ambienti. I consumatori sono un anello fondamentale nella catena di gestione del rischio alimentare. La consapevolezza dei possibili rischi e l’adozione di corrette pratiche in cucina garantisce la tutela della salute personale e collettiva.

Fonte: IZSVe

 

 

 

 

 

Sicurezza alimentare. Come funzionano i controlli veterinari alle frontiere? La risposta in 100 secondi.

Ogni anno l’Italia importa animali e prodotti di origine animale dall’estero, un volume commerciale in continua crescita. Quanto sono sicuri questi prodotti? E chi fa i controlli? A vigilare ci pensano veterinari e personale dei Posti di Ispezione Frontaliera (PIF) e degli Uffici Veterinari Adempimenti Comunitari (UVAC), stazioni periferiche del Ministero della Salute. I PIF si occupano delle importazioni dai Paesi Terzi, gli UVAC si occupano degli scambi all’interno della Comunità Europea.

 

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Sicurezza alimentare, differenza tra “consumare entro” e “consumare preferibilmente entro”

Il termine shelf-life significa letteralmente “vita di scaffale” e nell’ambito della sicurezza alimentare viene utilizzato per indicare la vita commerciale del prodotto, ovvero il periodo di tempo che intercorre fra la produzione e il consumo dell’alimento senza che ci siano rischi per la salute del consumatore. Ma da cosa dipende la durata del prodotto? Chi la stabilisce e come? E quale differenza c’è fra le varie diciture sulla scadenza che troviamo nelle confezioni dei prodotti alimentari? Scoprilo in questo video della serie «100 secondi» realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell‘Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Allerte alimentari, come funziona il sistema

Come funzione il sistema delle allerte alimentari? Nel sesto video della serie IZSVe «100 secondi» prodotta dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), un’introduzione al sistema delle allerte alimentari: dalle origini delle allerte alla segnalazioni al RASFF, passando per le analisi di laboratorio e i richiami dei prodotti rischiosi.

Sicurezza alimentare. A.A.A. cercansi famiglie nel Nordest disposte a monitorare la temperatura del proprio frigorifero per una settimana. Adesioni entro fine dicembre 2018.

La temperatura è considerata uno dei fattori più importanti in grado di determinare ed influenzare la capacità di moltiplicazione e sopravvivenza dei microrganismi negli alimenti, in particolare in quelli pronti al consumo. Per questo, la conoscenza della temperatura reale di conservazione dei cibi a livello domestico permette di migliorare la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti pronti al consumo, diminuendo la durata della vita commerciale attribuita a questi prodotti e di conseguenza riducendo il rischio di esposizione dei consumatori a microrganismi pericolosi per la salute.

L’indagine. A questo proposito, il Ministero della Salute ha finanziato un’indagine nazionale sulla temperatura dei frigoriferi domestici (ricerca corrente PRC IZSLER 018/2016), con l’obiettivo di definire il livello medio della temperatura dei frigoriferi domestici italiani e valutare l’importanza di variabili geografiche, stagionali e demografiche. Lo studio servirà a ottenere informazioni utili: per le Autorità Sanitarie competenti, che svolgono attività di sorveglianza nell’ambito della sicurezza alimentare; per gli operatori del settore alimentare, che sono responsabili della corretta valutazione della shelf life assegnata agli alimenti pronti al consumo; per i consumatori, al fine di renderli consapevoli dell’importanza dell’adeguata temperatura di conservazione degli alimenti.

Possibilità di collaborare alla ricerca monitorando il proprio frigo per una settimana. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), partner del progetto, sta cercando famiglie residenti in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto-Adige che possano collaborare al progetto a titolo volontario e gratuito. I volontari dovranno essere disponibili a: ospitare nel proprio frigorifero per una settimana dei termometri forniti dall’IZSVe; ritirare i termometri presso la sede IZSVe più vicina al proprio comune di residenza, e riconsegnarli dopo il monitoraggio; compilare un semplice questionario alla fine della rilevazione.

Per dare la propria disponibilità basta compilare il modulo scaricabile qui sotto e inviarlo all’indirizzo frigoriferi@izsvenezie.it, oppure consegnarlo alla sede IZSVe più vicina, entro il 31/12/2018. Tra tutti quelli che daranno disponibilità ne saranno selezionati alcuni, che durante il 2019 effettueranno a turno il monitoraggio della temperatura del proprio frigorifero domestico. Nel modulo va specificata una persona di riferimento o la modalità attraverso cui si è venuti a conoscenza del progetto (es. sito web, Facebook, mailing list).

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Listeria in mais e verdura surgelati: focolai tra il 2015 e il 2018 in Austria, Regno Unito e Nord Europa, prodotti ora ritirati dal mercato. In Italia, ogni giorno effettuati 2800 controlli al giorno, quasi uno ogni 30 secondi.

Mais e altri vegetali surgelati sono le fonti di alcune infezioni da Listeria monocytogenes che hanno colpito negli ultimi anni l’Austria, il Regno Unito, la Danimarca, la Finlandia e la Svezia, con 47 casi e 9 decessi confermati tra il primo episodio nel 2015 e l’8 giugno 2018.

Ceppi individuati in vegetali surgelati prodotti in Ungheria, ora ritirati tutti dal mercato. Gli esperti hanno utilizzato la tecnica del whole genome sequencing per individuare l’origine alimentare delle infezioni, che inizialmente si riteneva limitata al solo mais surgelato prodotto da un’azienda ungherese. In seguito invece gli stessi ceppi di Listeria monocytogenes sono stati individuate anche in altri vegetali surgelati prodotti dalla stessa azienda tra il 2016 e il 2018. Questo fa ipotizzare che i ceppi siano sopravvissuti nel centro produttivo nonostante le procedure di pulizia e disinfezione condotte per rimediare al problema. Il 29 giugno 2018 l’Ufficio per la sicurezza della catena alimentare ungherese ha vietato la vendita e ordinato il ritiro dal mercato di tutti i vegetali surgelati prodotti dall’azienda tra l’agosto 2016 e il giugno 2018.

Adeguata cottura. Con questa misura si riduce significativamente il rischio di ulteriori infezioni umane. Per ridurre ulteriormente il rischio è consigliabile consumare verdura surgelata solo dopo un’adeguata cottura, in particolar modo per soggetti a rischio come donne in gravidanza, neonati e anziani con sistemi immunitari indeboliti.

In Italia, ogni anno effettuati più di 1 milione di controlli. Gli alimenti che ogni giorno finiscono sulle nostre tavole sono sottoposti a numerosi controlli che servono a garantire la sicurezza di quello che mangiamo. Il funzionamento del sistema dei controlli sugli alimenti è ben illustrato in questo breve video della nuova serie 100 secondi realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Sicurezza alimentare, per i consumatori del Nord Est è associata a qualità e controllabilità diretta e indiretta del cibo

Scegliere alimenti freschi e di qualità, preferire il “chilometro zero” e venditori di fiducia, leggere le informazioni in etichetta prima di acquistare: sono le strategie che le persone adottano per assicurarsi che ciò che mangiano sia sano e sicuro, in base a quanto emerge da uno studio sulle percezioni sui rischi alimentari realizzato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Quattro focus group condotti nel Nord Est. I risultati dello studio rappresentano un contributo utile al lavoro delle autorità pubbliche che hanno l’onere di definire politiche efficaci sulla sicurezza alimentare e promuovere l’adozione di comportamenti responsabili per ridurre i rischi alimentari. La ricerca, pubblicata dalla rivista scientifica Appetite, si è basata su quattro focus group condotti nelle città di Pordenone, Udine, Trento e Bolzano, a cui hanno partecipato in totale 45 persone. La ricerca ha individuato come la sicurezza alimentare sia associata dai consumatori alla qualità e alla controllabilità diretta e indiretta del cibo. Durante questi incontri, i partecipanti sono stati invitati a dibattere le loro convinzioni sui rischi legati all’alimentazione e a raccontare i comportamenti che adottano quando acquistano il cibo, lo preparano e mangiano fuori casa.

Gli alimenti ritenuti più rischiosi dai partecipanti sono stati i prodotti deperibili: frutta, verdura, uova, carne e pesce. Sono state espresse preoccupazioni sia legate alle infezioni trasmesse dalla presenza di microrganismi dovuti a una cattiva conservazione di questi alimenti, sia alle possibili contaminazioni chimiche dovute all’impiego di sostanze usate nelle produzioni industriali come pesticidi, ormoni e conservanti. Per questi motivi, gli intervistati hanno detto di preferire prodotti freschi, made in Italy, acquistati il più possibile da piccoli venditori locali con cui instaurano un rapporto di fiducia. Questo nonostante ci sia la consapevolezza dei controlli sanitari da parte delle aziende e delle autorità pubbliche sugli alimenti della grande distribuzione, tra i quali sono percepiti come più sicuri i prodotti di marche conosciute.

Meglio mangiare a casa che fuori. Per gli intervistati, inoltre, mangiare fuori casa è più rischioso che mangiare in casa: sia perché non ci si può assicurare dell’igiene dei luoghi e degli operatori che preparano i piatti, sia perché gli esercizi pubblici potrebbero conservare troppo a lungo gli avanzi e offrire alimenti meno sani dal punto di vista nutrizionale. In generale la ricerca ha individuato come la sicurezza alimentare sia associata dai consumatori alla qualità e alla controllabilità del cibo. La qualità viene messa in relazione con la freschezza, la naturalità e l’origine locale del cibo; la controllabilità con la possibilità di agire in prima persona per assicurarsi che il cibo sia sano e di qualità (ad esempio, controllando l’aspetto e la data di scadenza del cibo, acquistando da venditori di fiducia, cucinando direttamente ciò che si mangia), oltre che con la possibilità di ottenere certificazioni e garanzie dalle aziende e dalle autorità attraverso l’etichettatura e i brand, elementi che rassicurano il consumatore al momento dell’acquisto.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie