Con la manovra estiva hanno rischiato di vedersi dimezzare gli investimenti pubblici per l’anno in corso, ma grazie ad una sollevazione generale di operatori, Autorita’ locali e ad un intervento correttivo del ministero dell’Ambiente, per il 2010 gli stanziamenti per Parchi e Aree protette rimangono gli stessi dell’anno precedente. Con il 2011 pero’, stando sempre al testo della manovra, il ministero dell’Ambiente dovra’ ridurre del 50% i trasferimenti economici che sostengono Parchi ed Aree protette del nostro Paese.
Gli investimenti dell’Italia per le aree protette? Una tazzina di caffè per ogni italiano all’anno. In una prima versione il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva inserito nel testo 19 dei 24 Enti che gestiscono le grandi aree naturali protette tra quelli inutili da abrogare. Un errore che e’ stato corretto in corso di stesura. Poi la ”dieta” dei trasferimenti, corretta per il 2010 ma ancora prevista per il 2011. Un taglio che se venisse davvero confermato porterebbe questi Enti, che ad oggi proteggono biodiversita’ e comunita’ di piu’ dell’11% del territorio italiano, a non riuscire piu’ nemmeno a pagare le bollette e gli stipendi del personale. Quanto investe l’Italia per contribuire a mantenere questi spazi in cui vengono tutelate oltre 57mila specie animali, e oltre il 50% della flora europea? Poco piu’ di 50 milioni di euro l’anno, cioe’ circa una tazzina di caffe’ per ogni abitante del Belpaese.
Legambiente: Ecomafie premono per privatizzare i Parchi. Secondo Antonio Nicoletti, responsabile di Legambiente per le politiche sui parchi, “a guadagnarci dal possibile mancato finanziamento del Governo saranno ecomafie e clan del mattone, considerando che sono state 28 mila le case abusive tirate su nel 2008 ed e’ stato registrato un numero impressionante di illeciti urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio paesaggistico del Paese”.
“Non solo isole naturalistiche, ma un pezzo rilevante del fatturato del Paese”. cosi’ Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, descrive il settore del turismo naturalistico che, nonostante la crisi, ha continuato a crescere. ”Nel 2008 – spiega Sammuri – le presenze negli esercizi delle aree protette sono aumentate dell’1,79%, mentre il fatturato del comparto (oltre 9 miliardi di euro) e’ pari a circa il 9% del fatturato nazionale complessivo del settore turistico con un incremento, rispetto all’anno precedente, del 3%. Siamo passati da 4.610.000 visitatori nel 1995 a ben 64 milioni nel 2009”. In Italia, insomma, le aree protette non rappresentano una risorsa ‘conservativa’ che promuove soltanto la biodiversita’, ma sono strettamente integrate all’insediamento e all’attivita’ umana: ”nelle aree dei parchi nazionali – ricorda Sammuri – si possono contare circa 1.700 centri storici, per una popolazione stimata in 901.495 abitanti, mentre il numero dei residenti in tutti i parchi italiani e’ di quasi 4,5 milioni e il 33% dei comuni italiani ha nel proprio territorio un parco, percentuale che sale al 68% con i piccoli comuni sotto i 5mila abitanti”.
(fonte Asca)
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