(di Maurizio Drago) Lo scorso giugno, un gruppo di giornalisti ARGAV ha visitato San Patrignano, la piu’ grande comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti del mondo, nel cuore della Romagna, a ridosso di Rimini e San Marino. Un tour-press particolarmente interessante dove per una giornata si è vissuta la vita di oltre 1500 ragazzi tutti dediti a vari lavori, pronti ad uscire dal tunnel della droga.
La storia della comunità. La storia comincia nel 1978 quando Vincenzo Muccioli aveva accolto nella sua casa Betty, una ragazza tossicodipendente triestina. Da allora è stata data vita a una grandissima comunità dove oltre 20 mila ragazzi sono passati e sono ritornati alla vita. I giornalisti sono stati accompagnati nella visita da alcuni giovani, quasi tutti ex tossicodipendenti che hanno trovato in San Patrignano la loro casa e il loro lavoro.
La testimonianza. Come Luca, meno di 30 anni, ex tossicodipendente. Di lui racconta ai giornalisti una vita giovanile d’inferno. Il padre sempre occupato e dedito agli affari, la madre ipertesa e lui, solo, ad affrontare il mondo dove – seppur con tutti gli agi possibili – mancava la presenza dei genitori che gli dedicassero una benché minima parte del loro tempo. Si era aggrappato all’affetto della sua fidanzata che poco dopo lo aveva abbandonato. Ecco che, solo, iniziò a drogarsi: cocaina, metadone, eroina, spingendosi sempre oltre. “Tanto – era il pensiero di Luca – sono certo che posso smettere di essere dipendente dalla droga a posso tornare indietro”- Non immaginava invece che era una strada senza ritorno, un processo irreversibile che porta alla distruzione del corpo e della vita. Gli rimaneva la via del recupero. Ma a San Patrignano gli avevano detto: per entrare qui devi decidere e dovrai stare alle regole della comunità. Per Luca ci vollero 8 mesi per decidere di entrare. Gli ci vollero quattro anni di terapia. Terapia significa scegliersi un lavoro, dall’agricoltura all’artigianato, rispettare le buone regola di convivenza e di rispetto. E’ uscito finalmente dal tunnel. Ora è responsabile di settore, vuole lavorare nell’ufficio stampa e relazioni.
I grandi numeri di San Patrignano. I numeri di San Patrignano sono considerevoli: 370 ettari, 240 solo nella comunità romagnola, altri nelle comunità staccate di Trento, Cecina, Botticello, Talentino, frutto di numerose donazioni. 52 mestieri da scegliere: dall’artigianato artistico, alla pelletteria, ceramica, tessitura, dalla falegnameria, grafica all’allevamento di cani e cavalli. Possibilità di sport e benessere dopo il lavoro. Una enorme palestra, grandi spazi per i vari giochi. Un centro medico con 50 posti letto, un asilo, scuole, un teatro, strutture abitative, un villaggio con 60 villette… San Patrignano riesce a recuperare il 50 % delle spese con le vendite dei suoi prodotti. Il rimanente 50% è frutto di donazioni e lasciti. La comunità, attualmente coordinata dal figlio di Vincenzo Muccioli, Andrea, non accetta contributi e denaro dagli ospiti, né dalle loro famiglie.
Il lavoro nell’agricoltura come terapia. Primeggia soprattutto il lavoro nel mondo primario, l’agricoltura. In particolare la vitivinicoltura, i prodotti lattiero-caseari, gli allevamenti bovini, suini, caprini, la coltura orticola. San Patrignano hauna linea di produzione del vino con 104 ettari di vigneti. Per la coltivazione ci si attiene a un preciso disciplinare. Per le vigne si usa solo rame e zolfo, come facevano i contadini. Non si usano diserbanti né altri prodotti chimici. La cura della vigna è attenta e assidua sino alla raccolta. “Bisogna ritornare a fare i contadini, con il loro concetto, sia pur agevolati dai moderni mezzi tecnologici” sostiene Angelo, responsabile della vitivinicoltura “il rispetto della pianta porta a una incredibile facilitazione nella lavorazione del prodotto”. Il 60% delle cultivar è costituito dal Sangiovese. Le altre sono Chardonnay e Sauvignon . Una produzione di un chilo di uva a pianta. Ci si avvale anche di importanti consulenti esterni come dell’enologo Riccardo Cotarella che gratuitamente si mette a disposizione.Una produzione lodevole e i numeri parlano chiaro. 500 mila bottiglie di vino in un anno vendute in tutto il mondo, con propri marchi e con numerosi riconoscimenti.
Gli allevamenti. Si allevano inoltre bovini, suini e caprini. Il giovane Marco è il responsabile della stalla. 500 capi tra mucche, tori e vitelli. 4 mila litri di latte di alta qualità munti alle 5 del mattino e alle 5 del pomeriggio. Nella visita con i giornalisti nella stalla non è mancato l’evento di un vitellino appena nato. I ragazzi di San Patrignano si davano da fare per aiutare il neonato quadrupede a bere il colostro, il primissimo latte della mamma mucca. Non manca la produzione di formaggi, miele e orticoltura.
Squisito, la fiera del gusto e delle eccellenze. Si chiama Squisito e rappresenta una delle grandi manifestazioni sul mondo del cibo organizzata dai 1600 ragazzi di San Patrignano. Si tratta di un tema che coinvolge tutta la filiera dell’alimentazione. Lo dice Stefano Bariani, uno dei responsabili che segue l’aspetto della promozione a San Patrignano. Con lo slogan “ritorno alla semplicità’” Squisito è giunto alla sua settima edizione con un successo crescendo.
Al centro della mensa, una sedia vuota. I giornalisti ARGAV hanno poi pranzato nella grande mensa di San Patrignano, insieme con i ragazzi, proseguendo nel pomeriggio nella visita dei vari laboratori. All’inizio della sala una sedia vuota posta nel mezzo della grande tavola. Dinanzi la sedia la tavola apparecchiata. “Questo è il posto dove si siedeva sempre Vincenzo Muccioli – ci dice un ragazzo – da quando è morto anche questo posto viene preparato. Ogni giorno. Come se Vincenzo fosse qui, tutti i pranzi e tutte le cene”. Anche questo è un simbolo di rispetto di un grande uomo che ha dato tutto per i ragazzi di San Patrignano.
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