“Non è accettabile che un Decreto cambi le regole del gioco a partita iniziata, sovvertendo i più banali concetti di pianificazione industriale e programmazione dello sviluppo. Mi riferisco al recentissimo Decreto legislativo del 3 marzo sulle fonti rinnovabili di energia, il quale rivede l’attuale Conto Energia (ovvero gli incentivi alla produzione di energie rinnovabili) fissato col precedente Decreto ministeriale del 6 agosto 2010″. A dirlo, in occasione dell‘incontro formativo ARGAV avvenuto mercoledì 8 marzo scorso al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD), è l’Ing. Antonio Casotto, presidente di Ethan SpA, gruppo che riunisce aziende che operano nei settori ecologia ed energia e che ha sede nel vicentino, a Grisignano di Zocco.
Sconforto fragli operatori del settore fotovoltaico. “Che il Governo intenda far scendere il livello degli incentivi, anche alla luce della progressiva riduzione del costo degli impianti è comprensibile – ha affermato Casotto – ma ciò va fatto in maniera graduale, mentre il Decreto stabilisce che il Conto Energia venga applicato agli impianti allacciati alla rete entro il 31 maggio 2011, anticipando quindi improvvisamente il termine del 31 dicembre 2011 fissato dal Decreto precedente”.
Le conseguenze. “La prima – ha spiegato Casotto – è che d’ora in poi gli operatori non potranno più fidarsi delle normative, ma considerarle soltanto orientamenti di Governo che come tali possono cambiare da un momento all’altro in funzione di molteplici sollecitazioni, fra cui la situazione politica, per altro attualmente molto instabile. Il secondo aspetto riguarda gli operatori. Avendo pianificato i business plan degli impianti in costruzione in funzione della scadenza del 31 dicembre, si trovano ora a dover imprimere un’improvvisa accelerazione ai lavori. Ma tale accelerazione, nella maggior parte dei casi, non potrà certo essere anticipata di sette mesi, come nel caso di tutti quegli impianti la cui realizzazione è appena iniziata, ma che mai lo sarebbe stata sapendo che la scadenza sarebbe stata portata al 31 maggio. Il terzo aspetto riguarda gli impianti ormai realizzati e in attesa soltanto dell’allacciamento. Per essi è realistico pensare che l’allacciamento non potrà avvenire entro il 31 maggio anche a causa del possibile sovralavoro che l’Enel si troverà a dovere smaltire. Per gli impianti che verranno allacciati successivamente il Decreto stabilisce che gli incentivi saranno fissati da un successivo decreto da emanare entro il 30 aprile 2011. Il che significa che fino a tale data il settore resta bloccato, con la prospettiva che l’attuale situazione politica possa impedire l’emanazione del decreto, e la certezza che, se sarà emanato, ciò avverrà il 30 aprile stesso o i giorni immediatamente precedenti”.
Imprese e lavoratori a rischio. “In vista dell’emanazione di questo Decreto – ha concluso Casotto – mi sono rivolto agli organi competenti (Presidenza del Consiglio e Ministeri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e del Lavoro) sottolineando che la Commissione europea ha adottato una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi. Sottolineavo inoltre che un simile Decreto avrebbe colpito uno dei pochissimi settori produttivi non colpiti dalla crisi, il cui indotto è pari a 100.000 lavoratori. Riguardo questi ultimi aspetti, l’evidenza delle conseguenze del Decreto è tale che rende superfluo ogni commento”.
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