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Sisma, Stelluto: “Siamo persone e cittadini, non solo clienti”

(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV) Un terremoto, come quello che ha colpito l’Emilia Romagna, induce molte riflessioni. La prima, evidente è sulla caducità della vita: pochi secondi e ci si ritrova senza casa, lavoro, magari affetti familiari: soprattutto, senza futuro.

Ci si accorge che, aldilà delle frasi di prammatica, si è soli perché, passata l’emozione, la comunità guarda già oltre; ora, per giunta, non ci sono più risorse per poter fare fronte a questa come ad altre calamità: si dichiarano stanziamenti, di cui realmente arriva solo una piccola parte (a proposito: le donazioni via SMS giungono completamente a destinazione o sono oberate di qualche balzello?). Per il resto bisogna arrangiarsi.

Capita così che non ci siano disponibilità economiche per mettere in sicurezza idraulica il territorio già martoriato dal sisma: se non piove sarà siccità e perdita di raccolti, perché gli impianti irrigui sono disastrati; se piove sarà rischio alluvione, perché le grandi centrali idrovore sono pericolanti. Occorre intervenire subito, non lambiccarsi in parole.

Ragionando in prospettiva, siamo invitati ad assicurarci contro le calamità naturali, poiché lo Stato non è più in grado di intervenire. E’ il business del domani e così si viene a sapere che i grandi capitali internazionali stanno analizzando le nostre prospettive di vita per decidere, dove posizionarsi ed ovviamente lucrare sulle nostre esistenze.

Guardando gli occhi spaesati e generalmente gioiosi di gente laboriosa come quella dell’Emilia Romagna, viene da chiedersi: ma l’umanità alberga ancora in qualche dove?

Italia a “rischio terremoti” da sempre, a dimostrarlo il progetto transfrontaliero antisismico “Hareia”, che ha catalogato i terremoti storici avvenuti in Italia e in Austria

da sx, Rodolfo Bassan, direttore ARPAV Belluno, Mariano Carraro, segretario generale all’Ambiente Regione Veneto e Antonio Cavinato, geologo ARPAV Belluno

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Lavorare sulla prevenzione e dunque rivedere la mappa delle zone sismiche in Italia (la più recente è quella istituita una decina d’anni fa dopo il terremo del 2002 in Molise, ndr) nonché istituire una sorta di carta d’identità di ogni immobile per certificarne la sicurezza in caso di sisma: questa l’unica “arma” che abbiamo per rendere meno pericolosi i terremoti, vista l’incapacità di poterli prevedere e soprattutto alla luce del fatto che l’Italia è tra i Paesi d’Europa e al mondo a più alto rischio sismico, come dimostrano i terremoti avvenuti nell’arco dei secoli scorsi nel Belpaese.

Si è parlato di “Hareia”. Di questo si è parlato mercoledì 30 maggio scorso in occasione dell’incontro di aggiornamento professionale ARGAV al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD) con Mariano Carraro, segretario generale all’Ambiente della Regione Veneto, Rodolfo Bazzan ed Antonio Cavinato, rispettivamente direttore e geologo del Dipartimento ARPAV Belluno, che hanno illustrato ai presenti il progetto transfrontaliero antisismico “HAREIA” (Historical And Recent Eartquakes in Italy and Austria)”, iniziativa comunitaria cui hanno partecipato il Land Tirol, in qualità di Lead Partner, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Regione Friuli Venezia Giulia e ARPAV in rappresentanza della Regione Veneto e i cui risultati saranno resi noti nei prossimi mesi del 2012.

Attivati 3 sismografi in provincia di Belluno. Con il progetto HAREIA si è provveduto al completamento della rete sismografica esistente nell’arco alpino orientale con l’attivazione di dodici sismografi di cui 3 in provincia di Belluno (a Cadola di Ponte nelle Alpi presso un istituto scolastico, a Danta di Cadore e sul Passo Valles nel Comune di Falcade). Il progetto ha quindi elaborato un catalogo comune transfrontaliero dei terremoti storici. Questo importante patrimonio informativo potrà essere utilizzato per elaborare misure di prevenzione e piani di protezione civile.

Sisma, le azioni di intervento solidale in Emilia e in Polesine da parte delle Istituzioni e organizzazioni agricole venete

Le scosse sismiche hanno investito anche il territorio della provincia di Rovigo, dove hanno prodotto ingenti danni a strutture produttive agricole e agroalimentari. Poiché è necessario intervenire al più presto per il ripristino delle strutture aziendali danneggiate, l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato ha chiesto al ministro Mario Catania un intervento presso la Commissione Europea, finalizzato a poter procedere al versamento, entro luglio, dell’acconto del 50 per cento dell’importo del premio unico PAC a favore delle aziende agricole del Polesine. “Vista la dichiarazione dello stato di emergenza – ha affermato l’assessore – il Veneto garantisce la trasmissione in tempi celeri della lista dei Comuni colpiti con danni alle strutture produttive, affinché queste realtà possano essere supportate con la massima rapidità possibile”.

Coldiretti Veneto:piattaforma logistica per la distribuzione di formaggio, roulotte e containers inviate a Modena . Scattata in Veneto la fase operativa per il pronto intervento solidale nei confronti della popolazione dell’Emilia Romagna duramente provata dal terremoto. Gli imprenditori florovivaistici veneti hanno recuperato presso i camping montani e del litorale roulotte e brandine da inviare in provincia di Modena ai colleghi che hanno la casa inagibile e stanno comunque ripristinando impianti e serre.  Coldiretti Veneto si è attivata con la Protezione Civile di Montecchio Maggiore per la fornitura di numero tre nuclei abitativi da consegnare alle famiglie sfollate di Medolla.  Continua la richiesta di sostegno da parte di istituzioni regionali, artigiani, ristoratori, industriali locali, club e rotary, nonché famiglie e privati che ordinano forme di formaggio grana e parmigiano danneggiate. Viste le numerose richieste in soccorso logistico è arrivata la disponibilità da parte di un noto caseificio di Verona che si è reso disponibile a garantire il supporto organizzativo per il reperimento e il taglio in porzioni delle pezze difettate in arrivo dalla green valley. Coldiretti ricorda che nei capannoni di stagionatura sono crollate a terra complessivamente quasi un milione di forme da 40 chili. Nelle stalle oltre ai danni strutturali si registra un crollo della produzione di latte stimata superiore al 10 -15 per cento per lo stress provocato alle mucche. Dopo dieci giorni di scosse i ritmi fisiologici degli animali domestici nelle case e di allevamento nelle stalle – continua la Coldiretti – sono scombussolati dallo sciame sismico e per il terrore rifiutano di alimentarsi adeguatamente e non riescono neanche a dormire. Non mancano le iniziative dei singoli cittadini che ospitano parenti e amici che non hanno più un tetto dove stare: è il caso del feltrino Augusto Pivanti che da due giorni ha accolto una decina di terremotati di Concordia frazione di Mirandola.

CIA Veneto dona sei tende agli sfollati dell’Emilia. Con sei tende in grado di accogliere ciascuna un’intera famiglia e una fornitura di 28 materassini da campo, la Confederazione italiana agricoltori del Veneto va in soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto. Il presidente di Cia Veneto Daniele Toniolo, insieme al direttore di Cia Venezia, Mario Quaresimin, hanno consegnato l’aiuto concreto direttamente al presidente di Cia Reggio Emilia, Ivan Bertolini, con la volontà di portare conforto e un segno tangibile della solidarietà del comparto agricolo veneto nelle zone colpite dal sisma. Le tende e l’attrezzatura verranno destinate ai vari centri di accoglienza delle province di Modena e Reggio Emilia, in modo da dare risposte concrete alle tante necessità degli sfollati. Anche l’agricoltura è finita sotto le macerie. E il settore agricolo è tra quelli che pagano il prezzo più alto in termini di danno economico oltre che sociale. Secondo le stime della Confederazione italiana agricoltori i danni alla filiera alimentare nelle zone colpite dal sisma potrebbero salire fino a 500 milioni di euro per l’intero comparto: macchinari distrutti, animali morti, crolli, perdita di prodotti nelle campagne, stalle, stabilimenti, fienili danneggiati e resi inutilizzabili.

(Fonte: Regione Veneto/Coldiretti Veneto/Cia Veneto)

La qualità sfregiata dal terremoto

(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV) Se le vittime sono l’ingiusto prezzo di una tragedia, l’aceto balsamico, sparso al suolo, è una delle immagini più forti a disegnare le conseguenze “culturali” del terremoto in Emilia Romagna: dentro quelle botti, sfasciate dalle scosse, c’è infatti l’anima di un territorio, rispettoso della tradizione, che fa di quell’aceto non solo un prodotto celeberrimo, ma uno status-symbol per la comunità.

Quel liquido, frutto di un’ancestrale saggezza produttiva e che ora bagna un pavimento, è una ricchezza irripetibile: riprodurla sarà possibile, ma non avrà la stessa memoria. L’aceto balsamico non ha la diffusione popolare del parmigiano-reggiano; rappresenta una nicchia raffinata del gusto e, per questo, chi la ama, non può sostituirla. Bisogna avere la forza di sapere aspettare come per un grande amore ed è a questo, che si appellano i produttori feriti. Ecco, la pazienza può essere il valore della solidarietà di chi apprezza l’agroalimentare: non dimenticarsi di quei produttori (non solo di aceto balsamico, ma anche di formaggio od ortofrutta) oggi in ginocchio; non tradire, deve essere il nostro pegno d’amore.