Domenica 21 marzo, in Piazza dei Signori a Treviso, si tiene la X^ edizione della Mostra mercato del “Radicio verdon da cortel” proposta dalla “Congrega del Tabàro” capitanata da Tiziano Spigariol. La manifestazione, che riporta la cicoria di fine inverno e inizio primavera in mostra e in degustazione, rappresenta una buona occasione per fare una “merenda d’antan”, a base di radicchio verdon, uova e salame.
Scheda del prodotto: Radicio verdon da cortel o Radicchio Verdolino. Si semina in agosto-settembre per raccoglierlo da marzo fino ad aprile. Ha l’aspetto di rosellina dal verde carico, del diametro di sette – dieci centimetri, gustosa e croccante. Nei campi “el radicio” viene raccolto manualmente, con il “cortèl” appunto, ed estratto con il fitone, dolcissimo da mangiare con le foglie, croccanti e gustose. E’ una verdura dimenticata e passata in secondo piano rispetto ai più famosi radicchi provinciali di Treviso e Castelfranco. Eppure negli ultimi anni è ritornata in auge sopratutto nelle tavole trevigiane, facendone un prelibato prodotto di nicchia.
Più proteico di fagioli e carne. Il “Radicio Verdòn da Cortèl” viene consumato esclusivamente crudo, in insalata, da solo, accompagnato da uovo sodo oppure da formaggi, molto indicata la polenta, tenera oppure abbrustolita. Una maniera di servirlo tipica della campagna trevigiana è accompagnarlo con un condimento di lardo sfrigolante e aceto, altro abbinamento tradizionale è quello con fagioli lessati freddi. Il radicchio Verdolino contiene più proteine dei fagioli e della carne, e poi potassio, calcio, e ferro in contenuti elevati, più che in asparagi e spinaci. Proprietà che ne fanno l’ingrediente ideale per una dieta per i convalescenti, la prevenzione di anemie, carenza oligoalimentare, malassorbimento intestinale e per un supporto durante la gravidanza, l’allattamento e osteoporosi. Questo il territorio interessato alla produzione: provincia di Treviso nei comuni di Quinto di Treviso, Zero Branco, Casale sul Sile, Preganziol, Casier, Ponzano Veneto, Roncade, San Biagio di Callalta, Monastier, Paese, Istrana.
La storia. Il “Radicio Verdòn da Cortèl” appartiene al grande gruppo delle cicorie o radicchi, il cui consumo risale a tempi remotissimi. Le modalità di coltivazione sono state tramandate attraverso generazioni nell’area di coltivazione. Le testimonianze scritte sull’utilizzo alimentare del “Radicio Verdòn da Cortèl” sono molto limitate. Va citata la notizia di un manuale agreste del 1600 circa, che ricorda un “radicchio scoltellato” quale alimento povero di gente misera. Un’opera del Prof. Bruttini, datata 1940 (Ristampa) cita egualmente un Radicchio scoltellato. Stessa dizione appare in “Storia delle Piante”, di Guillaume Luis Figuier, edito nel 1887, in cui si cita il “Radicchio selvatico”, che “si mangia nell’inverno e nel cominciare della primavera; e la povera gente di campagna va ad estrarlo, insieme ad altre radicchielle, col coltello lungo le ripe e nei luoghi soleggiati, onde il nome di radicchio scoltellato”.
(fonte: Marcadoc.it)
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