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Entro domani, venerdì 16 febbraio 2024, le iscrizioni per diventare “malgari” del Terzo Millennio, lezioni online e con esperienze in alpeggio da marzo a giugno

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Partirà il 2 marzo la quarta masterclass di Alte Imprese, la Scuola internazionale dei formaggi di montagna, con 15 lezioni online e 3 giorni in alpeggio a Malga Telvagola, nel comune di Pieve Tesino (TN), un luogo suggestivo, che fa parte dei “Borghi più belli d’Italia”. Iscrizioni entro venerdì 16 febbraio. Per maggiori informazioni: www.alteimprese.itinfo@alteimprese.it

La scuola nasce da un’idea di Danilo Gasparini, docente di storia dell’agricoltura e dell’alimentazione presso l’Università di Padova. Il progetto si fonda su una duplice riflessione, racconta il prof. Gasparini: “Da un lato la consapevolezza che malgari e pastori sono “i custodi della montagna”, perché grazie al loro lavoro tengono in vita i pascoli, arginano l’espansione dei boschi, favoriscono la reintroduzione di razze locali adatte ai pascoli e garantiscono la conservazione della biodiversità e dei paesaggi; dall’altro l’urgenza di trovare una soluzione al fatto che, negli ultimi anni, questa professione del “malgaro” sta in realtà scomparendo in tutto l’arco alpino, così come sugli Appennini, dove è difficile trovare persone disposte a fare i pastori o i casari. Allo stesso tempo si registra tuttavia una crescente consapevolezza diffusa dell’importanza e del valore socioculturale dell’economia d’alpeggio, esempio di una pratica rispettosa del benessere animale e dei ritmi delle stagioni, esempio straordinario di approccio sostenibile. Consapevolezza che si accompagna al bisogno di riavvicinarsi alla natura, di riscoprire il patrimonio naturalistico montano, fino alla volontà di cambiare vita, ritrovando dei ritmi più legati alle stagioni e alla natura. La masterclass si propone di conciliare questi due trend, aiutando chi vuole cambiare vita a sviluppare un approccio imprenditoriale alla gestione dell’alpeggio, tutelando la montagna e restituendo un riconoscimento sociale alla professione del malgaro e del pastore“.

L’edizione 2024 della masterclass “I Custodi della Montagna” sarà suddivisa in due moduli complementari: un modulo online, che prevede un incontro iniziale in presenza, nella giornata di sabato 2 marzo, per dare ai partecipanti l’opportunità di conoscersi di persona, e quindi 30 ore di formazione online suddivise in 15 appuntamenti serali – un appuntamento a settimana, il giovedì sera dalle 18.30 alle 20.30. Un modulo esperienziale, da mercoledì 19 a sabato 22 giugno, sugli alpeggi di Malga Telvagola, a Pieve Tesino (TN). Non si tratta di un corso solo per casari, ma di una proposta formativa che vuole ispirare una visione innovativa dell’alpeggio, con l’obiettivo di promuovere l’imprenditorialità e la gestione di una malga in chiave moderna e multifunzionale, coniugando diverse competenze: la conoscenza del pascolo e degli animali, la lavorazione del latte ma anche il quadro normativo, alcune competenze di management e di comunicazione, per raccontare il territorio e i prodotti, il tema dell’accoglienza e la capacità di fare rete, includendo le diverse figure di questa filiera, guardando anche a quello che succede al di fuori dei nostri confini nazionali. L’approfondimento teorico dei contenuti sarà gestito prevalentemente online con degli appuntamenti serali, per dare la possibilità anche a chi già lavora di partecipare. Per la didattica sono stati coinvolto sia professionisti che docenti universitari di assoluto livello, da Irene Piazza a Francesca Pisseri, da Valentina Bergamin a Jacopo Goracci, da Luigi Gallo ad Alessio Giacomini, per citarne alcuni. Sempre online verranno presentate diverse testimonianze, anche internazionali, una delle componenti più innovative di questa masterclass: un’opportunità di dialogo con chi questo mestiere lo fa ogni giorno, per favorire lo sviluppo di una comprensione delle diverse realtà dell’alpeggio non solo a livello locale, ma con un respiro più ampio. Esiste infatti una via del pascolo d’alpeggio che unisce Pirenei, Alpi, Appennini: da qui l’ambizione di mettere in relazione più iniziative costituendo una “rete” di esperienze e di competenze decisive per lo sviluppo del territoriomontano. Ma l’obiettivo è quello di “fare rete” anche tra gli allievi delle diverse edizioni, “I Custodi delle Montagne”: ragazzi che stanno portando avanti dei progetti coraggiosi di ritorno all’agricoltura, all’allevamento, alla montagna.

Il modulo esperienziale – a numero chiuso – si propone invece di far sperimentare ai partecipanti la vita in alpeggio, di confrontarsi, con un’esperienza sul campo, su alcuni temi, quali la conduzione delle mandrie, la tecnica casearia, la valutazione organolettica dei formaggi. Anche quest’anno si farà sugli alpeggi di Malga Telvagola, gestita da Elisabetta Foradori e Irene Piazza, docente di Alte Imprese fin dalla prima edizione; la quota del corso comprende anche l’ospitalità: tre notti presso il bellissimo ostello di Pieve Tesino, un piccolo borgo, paese natale di Alcide De Gasperi.

La masterclass è stata intitolata a Dario Mariotti, uno dei fondatori di questo progetto, mancato prematuramente nei mesi scorsi. Alte Imprese è un progetto sostenuto da una rete di partner, tra cui il Comune di Pieve Tesino (TN) e Malga Telvagola, che metteranno a disposizione le strutture dove si svolgerà il week end esperienziale; Valsana srl, azienda di Godega di Sant’Urbano che da 40 anni seleziona formaggi e altre specialità alimentari provenienti da tutta Italia ma anche all’estero, che curerà le testimonianze internazionali; I Burici, restaurant e cocktail bar trevigiano il cui titolare, Michele Pozzobon, è stato uno dei primi allievi della scuola. La scuola è inoltre patrocinata da AIDA – Associazione Italiana di Agroecologia e dalla Biblioteca Internazionale La Vigna.

Fonte: Servizio stampa Alte Imprese – Scuola internazionale dei formaggi di montagna

Convegno Coldiretti Rovigo: i terreni agricoli non sono spazi vuoti da occupare

partecipanti al Convegno Coldiretti Rovigo "Crisi come guardare oltre"

Maggiori controlli in difesa dell’italianità dei prodotti, riposizionamento dell’impresa agricola nella filiera agroalimentare, l’opportunità per la Regione Veneto di partecipare o meno al capitale delle società di distribuzione agroalimentare, il connubio tra prodotti agroalimentari e turismo veneto: queste le tematiche toccate dal convegno di Coldiretti “Crisi, come guardare oltre”, che si è svolto il 3 febbraio scorso all’Interporto di Rovigo, e che ha mostrato come il settore primario, sfiancato dalla caduta libera dei prezzi alla produzione, abbia in realtà voglia e idee per continuare a “fare impresa”.

Le risorse devono ritornare a chi ha fatto dell’azienda agricola uno scopo di vita. Molti gli spunti offerti dai relatori, dal

Valentino Bosco, Presidente Coldiretti Rovigo

presidente di Coldiretti Rovigo, Valentino Bosco, all’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato, da Pietro Sandali economista di Coldiretti nazionale, all’assessore provinciale Claudio Bellan, a Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti Veneto. «Non svendiamo la biodiversità del nostro territorio che è la potenzialità di fare imprenditoria – ha detto il presidente Valentino Bosco, ribadendo la contrarietà agli Ogm -. I terreni non sono spazi vuoti da occupare, dove chiunque può arrivare e costruire una discarica o un parco fotovoltaico, ma sono gli strumenti di lavoro degli imprenditori agricoli. Chiediamo alla politica di fare delle scelte. C’è il rischio del latifondismo – ha aggiunto il presidente di Coldiretti Rovigo – perché chi ha liquidità investe in terreni e pur facendo un altro mestiere incassa i contributi Pac. Io credo che in un momento difficile come questo, le poche risorse debbano andare a chi dell’azienda agricola ha fatto uno scopo di vita. Perché – ha chiesto Bosco incassando l’applauso a scena aperta – la previdenza agricola deve essere pagata soltanto dagli agricoltori? Tutti quelli che possiedono un terreno dovrebbero almeno pagare un contributo di solidarietà».

Franco Manzato, Assessore Regione Veneto all'agricoltura

Vendita diretta dei prodotti nei Consorzi agrari. Trasparenza del mercato e nelle filiere, programmazioni di lungo respiro, attuazione concreta della “legge regionale km zero” sono alcuni degli altri temi toccati dal presidente, mentre il vicegovernatore Franco Manzato ha spostato l’attenzione sulla funzione del settore pubblico in agricoltura, ventilando l’ipotesi di investire direttamente nella vendita dei prodotti. «Il 60% delle presenze turistiche in Veneto – ha spiegato Manzato – è attratto dal nostro agroalimentare. In Regione stiamo discutendo la possibilità, secondo una proposta di Coldiretti, di coinvolgere i consorzi agrari come punti di vendita e promozione del sistema agroalimentare veneto collegandolo al turismo, sotto il marchio “Tra terra e cielo”, che ne garantisca l’origine. Il nostro turismo insieme ai nostri prodotti sono una formidabile “macchina da guerra”, che, diretta da una strategia della Regione, può far vendere i prodotti in Veneto e fuori. Sappiamo che il 75% dei consumatori sarebbe disposto a pagare di più un prodotto che fosse garantito come italiano, quindi c’è un grande potenziale di sviluppo per la nostra agricoltura». «Dobbiamo finire col “nanismo politico” – ha aggiunto – e intervenire con una politica aggressiva, che non sia solo contributi e finanziamenti, ma che ridisegni lo scenario dell’agricoltura del futuro». Quindi Manzato ha parlato del disciplinare del “latte veneto” e dei marchi di riconoscimento regionali; della sburocratizzazione con lo sportello unico e della necessità che i dirigenti regionali vadano nelle aziende per rendersi conto delle problematiche reali.

Una filiera tutta agricola e italiana. Pietro Sandali di Coldiretti nazionale ha ricordato lo stato di attuazione del progetto dell’organizzazione per una “filiera tutta agricola e tutta italiana”, che passa per la fusione col sistema cooperativo Unci, diventato Unci-Coldiretti, per la riorganizzazione della rete dei Consorzi agrari e per la “vendita diretta organizzata” (Vdo), composta da farmers market e aziende, che presto opereranno sotto un marchio di riconoscimento con la denominazione “Campagna Amica”. «Le intenzioni sono buone – ha affermato Giorgio Piazza, chiudendo il convegno – ma mi pare che l’agricoltura sia ancora un settore di risulta e quindi da rapinare liberamente, nel suo territorio, nelle aziende, nel valore dei prodotti, perché tanto è l’unico settore dove i prezzi sono fatti non da chi produce, ma da chi commercializza o trasforma. L’agricoltura deve diventare settore strategico anche nei fatti, perché produce sicurezza, qualità, identità storica e culturale. E questi – ha concluso il presidente di Coldiretti Veneto – sono valori per tutti i cittadini».

(fonte Coldiretti Rovigo)