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Oceani, mappati punti con più biodiversità

Gli oceani del mondo hanno ancora diversi punti ricchi di biodiversità, che sono però a rischio per la presenza sempre più massiccia dell’uomo e per i cambiamenti climatici. A censirli per la prima volta uno studio internazionale pubblicato da Nature, che ha prodotto la prima mappa della vita nei mari.

Coralli e pesci abbondano in Asia sud-orientale. I ricercatori hanno elaborato i dati grezzi del Census of Marine Life, un programma che dura da ormai un decennio cerca di fare un censimento della popolazione marina, alla ricerca di zone in cui la biodiversità fosse più abbondante. Il risultato dei calcoli è stato che le specie costiere, come coralli e pesci che vivono in acque basse, sono particolarmente abbondanti nell’Asia sud-orientale, mentre le creature che vivono in mare aperto come tonni e balene hanno diversi punti ricchi di biodiversità intorno alle latitudini temperate.

Fil rouge: la temperatura dell’acqua. Il ‘filo’ che unisce i diversi punti dove la biodiversità è più abbondante è la temperatura dell’acqua, spiegano gli esperti: “E’ stato stupefacente scoprire quanto stretto fosse il legame tra la temperatura dell’acqua e la biodiversità – ha spiegato Derek Tittensor dell’università canadese di Dalhousie – questa relazione suggerisce però che il riscaldamento degli oceani dovuto ai cambiamenti climatici potrebbe cambiare la distribuzione della vita oceanica“.

Cambiamenti climatici e sfruttamento dell’uomo minacciano la biodiversità degli oceani. Secondo i dati dello studio questi ‘punti caldi’ hanno però anche già attirato l’attenzione dell’uomo, e gli insediamenti umani si sono concentrati pericolosamente vicino a queste aree, minacciandole con la pesca eccessiva, l’alterazione dell’habitat e l’inquinamento: “L’effetto combinato dello sfruttamento dell’uomo e dei cambiamenti climatici – sottolinea Camilo Mora, uno degli autori – stanno minacciando la biodiversità negli oceani. La ricerca offre ulteriori evidenze che limitare il riscaldamento degli oceani e gli altri impatti umani è necessario a preservare queste fonti di biodiversità in futuro”.

(fonte Ansa)