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Fedagri: vendemmia verde non risolve problemi strutturali del settore vitivinicolo

La vendemmia verde è “‘un intervento che a nostro avviso non aiuta a risolvere le criticità’ strutturali del settore”. Lo ha dichiarato Adriano Orsi, presidente del settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative, nel suo intervento conclusivo all’Assemblea nazionale del settore vino svoltasi nei giorni scorsi a Cellino San Marco (Brindisi).

La vendemmia verde nel 2010 ha visto l’Italia beneficiare di contributi comunitari pari a complessivi 16,4 milioni di euro, in gran parte (87,5%) destinati alla regione Sicilia, seguita a lunga distanza da Piemonte (3%) e Umbria (3%). La misura, introdotta due anni fa dall’Unione Europea per evitare eccedenze produttive, consta di specifici aiuti economici destinati ai produttori che distruggono i grappoli d’uva non ancora giunti a maturazione, al fine di ridurre o azzerare del tutto la resa produttiva. ”Fedagri – ha spiegato Orsi – si e’ da sempre dichiarata contraria a tale misura, perche’ troviamo eticamente alquanto discutibile la scelta di finanziare aziende e produttori per distruggere il frutto del loro lavoro. La riduzione delle rese produttive inoltre si accompagna inevitabilmente a un incremento dei costi fissi per unita’ di prodotto che comporta per le nostre cooperative un aumento del prezzo medio di vendita del vino con conseguente perdita di competitivita”’.

(fonte Asca)

Acli Terra Sicilia chiede di rivedere le regole dettate dall’Ocm vitivinicola

«Siamo di fronte al paradosso. Politiche miopi che vanno contro i più elementari principi di economia e di marketing». Così Nicola Perricone, presidente delle Acli Terra Sicilia, commenta la “vendemmia verde” prevista dalla nuova Ocm (Organizzazione comune di mercato) vitivinicola. «Si tratta di una misura che prevede la concessione di un contributo a fronte dell’eliminazione totale dei grappoli non ancora giunti a maturazione – spiega Perricone –, un intervento che va contro i criteri che sino ad oggi hanno retto Ocm stessa».

Secondo il presidente di Acli Terra Sicilia il paradosso consiste nel fatto che «da un lato si da l’opportunità alle imprese di poter ristrutturare i propri vigneti obbligandole alla conduzione e alla produzione per almeno 10 anni e dall’altra si propone di non produrre». «Quello che occorre – precisa – sono  nuove prospettive di mercato e nuove iniziative, anche associative, che promuovono le produzioni e non che le eliminano».

Così, all’indomani dell’annuncio dell’assessore regionale all’Agricoltura Titti Bufardeci, relativo alla sospensione dei tributi per gli agricoltori, anche Acli Terra Sicilia «vuole con forza rimarcare la centralità delle imprese e l’importanza delle produzioni».

(fonte Acli Terra Sicilia)