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“I dati presentati dal rapporto ISPRA 2022 sul consumo del suolo, che vedono ancora il Veneto tra le regioni dove la cementificazione aumenta maggiormente, sono la cartina tornasole di un modello di sviluppo non più sostenibile. È necessario un cambio di rotta, perché la perdita di suolo naturale o semi naturale comporta nel tempo un impoverimento dell’agricoltura, del paesaggio e pregiudica la sicurezza idraulica, anche alla luce dell’estremizzazione degli eventi meteorologici. Dalla cementificazione derivano un maggiore rischio allagamenti e ondate di calore più intense, ma anche la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici. Il nostro auspicio è che la tendenza rallenti fino ad arrestarsi, perché oltre agli aspetti economici e di sicurezza, compromettendo il nostro paesaggio si mette a rischio la nostra stessa identità”. Ad affermarlo, Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, nel commentare il rapporto Ispra sul consumo del Suolo nel quale il Veneto è la seconda regione (dopo la Lombardia) per aumento di superficie cementificata: +684 ettari impermeabilizzati nel 2021 rispetto al 2020, un aumento del 11,90%.
Regione Veneto: “Il Rapporto Ispra va studiato prima di evocare catastrofi”. “E’ vero che il consumo risulta ancora elevato, ma è altrettanto vero che dopo la legge del 2017, da me fortemente voluta e sostenuta sul consumo zero del suolo, che dovrà portare all’azzeramento al 2050 come indicato dagli obbiettivi europei di protezione del suolo, la situazione ha iniziato a invertirsi vistosamente, passando dai 1.138 ettari del 2017 ai 683 ettari del 2021. E’ questo il commento del Presidente della Regione del Veneto ai dati contenuti nel Rapporto Ispra. Dal rapporto si evince anche – aggiunge Zaia–, che degli 813 ettari assegnati al Veneto, 129 sono di suolo già ripristinato, riducendo così l’occupazione reale a 683 ettari; 230 sono dovuti a indispensabili strade, 92 a edifici residenziali; 4 ad aeroporti, 19 per aree impermeabili non edificate tipo parcheggi e piazzali, 51 per cave che però sono tecnicamente considerate ‘consumo di suolo reversibile’ (e in Veneto lo sarà), 28 per edifici produttivi”.
Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto e Regione Veneto
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