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A Verona incontro tra i rappresentanti stampa agricola italiana e mondiale

a sinistra, Mimmo Vita (presidente Unaga) e Carlo Alberto Delaini (capo ufficio stampa VeronaFiere)

In occasione della 109^ edizione di Fieragricola, svoltasi a Verona dal 4 al 7 febbraio scorso, il presidente e il vicepresidente di UNAGA (Unione nazionale delle ARGA, le associazioni dei giornalisti agricoli, agroalimentari, dell’ambiente e territorio), rispettivamente Mimmo Vita e Carlo Morandini, hanno incontrato il presidente mondiale della stampa agricola, lo statunitense Mike Wilson. Wilson è Presidente dell’IFAJ, l’International Federation Agriculture Journalists. Originario di Chicago, realizza negli States una decina di riviste dedicate all’agricoltura. Da Vita e Morandini, il presidente mondiale ha potuto conoscere nei dettagli la struttura e l’attività della stampa in Italia. Richiedendo informazioni anche sull’organizzazione dei giornalisti e sugli organi sindacali. In particolare la FNSI, della quale l’UNAGA è un Gruppo di specializzazione. Peraltro, Wilson ha ricordato che ben diverse sono le problematiche che la stampa agricola americana deve affrontare, rispetto a quella italiana ed europea.

Carlo Morandini, Vicepresidente Unaga (sx) e Mike Wilson, presidente mondiale stampa agricola (IFAJ)

Negli States, giornalisti agricoli, non di vino. Innanzitutto ha precisato di non essere un giornalista del vino. Bensì eminentemente agricolo. “Negli Usa – ha spiegato – la stampa specializzata si occupa del mais e della soia, delle ‘comodities’ e delle grandi coltivazioni, di carattere industriale”. A causa della particolare situazione sociale degli Stati Uniti, e per esempio del fatto che le armi sono vendute e detenute liberamente, il consumo dell’alcol è considerato comunque pericoloso, e non si fanno distinzioni tra il consumo di superalcoolici o di alcolici. Così la cultura del consumo di alcol è vista diversamente, ed è ormai un fatto di costume che la sera, se un gruppo di amici si ritrova per una cena o una serata in compagnia, uno di loro, a turno, non beve. E ha il compito di guidare il mezzo di trasporto. L’abitudine al rispetto di queste regole è venuta con il tempo. E il presidente Wilson l’ha paragonata al divieto di fumare nei locali pubblici. Ormai si tratta di una situazione omologata dalla società e non ci si fa più caso.

foto greenme.it

I cittadini debbono poter scegliere tra prodotti Ogm e Ogm free . Con Wilson, Vita e Morandini, che erano accompagnati dal tesoriere dell’UNAGA, Efrem Tasinato, hanno parlato anche degli OGM, un altro argomento che vede la stampa specializzata italiana in prima fila assieme al Ministro per le Politiche Agricole, Luca Zaia. Negli Stati Uniti, ha spiegato Wilson, gli OGM ci sono da più di quindici anni. E fanno parte della vita quotidiana. Sempre secondo Wilson, se l’Europa è contraria all’utilizzo di colture geneticamente modificate, in Africa però le stesse colture OGM potrebbero contribuire a risolvere il problema della fame. Ma i cittadini, ha aggiunto Wilson –“debbono comunque poter scegliere tra i prodotti OGM e quelli non OGM”. In Italia, e in Francia, esiste una radicata e profonda cultura del cibo. E i cittadini sono capaci di scegliere la qualità e la genuinità. E la pretendono anche nel piatto.

In Canada, Svezia e Argentina i prossimi congressi mondiali della stampa agricola. In futuro, forse anche in Italia. Vita e Morandini hanno poi valutato assieme al presidente mondiale l’eventualità di organizzare nel prossimo futuro anche in Italia un Congresso mondiale della stampa agricola, ovvero dell’IFAJ. Che il prossimo anno si terrà in Canada. Nel 2012 in Svezia, nel 2013 in Argentina. altri Paesi candidati per gli anni a venire a ospitare la convention mondiale sono la Scozia, appunto l’Italia, la Serbia e la Finlandia.

(fonte: Asterisco Informazioni)

Dalla rete alla zappa, la vita in campagna fa tendenza anche tra i giovani

E’ boom per la campagna negli orti coltivati dal numero crescente di hobbisti ma anche su internet, dove gli italiani si posizionano al quarto posto, dopo Stati Uniti, Gran Bretagna e Turchia, tra i 72 milioni di visitatori mensili di Farmville, il videogame che trasforma gli utenti in agricoltori virtuali e che sta spopolando in tutto il mondo. Il dato è emerso dall’incontro, promosso da giovani impresa della Coldiretti alla Fieragricola di Verona appena conclusasi,  per la presentazione dell’edizione 2010 dell’Oscar Green, il riconoscimento che premia gli imprenditori agricoli più innovativi (iscrizioni aperte fino al 5 aprile 2010).

La popolazione degli agro-internauti. Farmville (prodotto da Zynga) sta sostituendo tra le giovani generazioni i tradizionali giochi di guerra, è gratuito, si sviluppa nel tempo e consiste nella gestione di una azienda agricola con allevamenti, semine e raccolti da eseguire, nei tempi previsti e in modo imprenditoriale, per evitare la perdita di denaro. Obiettivo è quello di ampliare la propria attività con disciplina, creatività e strategia, premiati i comportamenti virtuosi come la collaborazione con i vicini con i quali si interagisce. In Italia a giocare a Farmville sono per lo più giovani ma vi si cimentano anche molti professionisti che lo considerano una forma di svago “nella natura” rispetto alla routine quotidiana, oltre a veri agricoltori che alternano la propria attività reale con quella virtuale su internet.

foto viniesapori.net

Crescente anche il numero di agricoltori per hobby. Dalla ricerca presentata a Fieragricola 2010 condotta da Nomisma in collaborazione con il mensile Vita in Campagna, emerge che la compagine degli hobby farmer è molto variegata: impiegati, liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici, operai, pensionati. Tutti sono accomunati dalla passione di coltivare e praticare l’attività agricola per consumare prodotti più sani e genuini (62,5%), per praticare attività all’aria aperta (61,7%), per valorizzare un terreno ereditato (39,3%) o appositamente acquistato (35,7%), ma anche per risparmiare nell’acquisto di prodotti alimentari (25,1%). Le dimensioni medie dei terreni coltivati si aggirano mediamente tra 0,6 e 1,2 ettari di superficie, spesso comprendenti anche parti a bosco. Si tratta essenzialmente di terreni in proprietà (oltre il 90%) localizzati per la maggior parte in collina e montagna (61,6%), cioè in aree maggiormente sensibili dal punto di vista del mantenimento e presidio territoriale; rispetto a questi ambiti la consapevolezza degli hobby farmer è massima, al punto che circa il 70% dichiara che le attività praticate contribuiscono al mantenimento/valorizzazione del paesaggio e il 58% in favore della tutela ambientale degli spazi rurali.

Cosa coltivano. La destinazione produttiva riguarda prevalentemente ortaggi (88,6%), frutta (65%), vite (34,3%) e olivo (32,3%) e, molto spesso, sono completate da processi di trasformazione per l’ottenimento di conserve vegetali (49,5%), olio (27,5%) e vino (23,7%). In qualche caso poi (circa il 40%) vi sono anche piccole attività di allevamento (in particolare di avicunicoli).  I prodotti ottenuti dall’attività di coltivazione e trasformazione sono destinati in via quasi esclusiva all’autoconsumo familiare (81,8%) o a regali ad amici e parenti (7,4%), evidenziando in questo modo l’assenza di rapporti di mercato, a conferma del fatto che l’attività di coltivazione di un fondo agricolo è fortemente legata a motivazioni di carattere extraeconomico (gratificazione personale, benessere derivante dall’attività agricola svolta nel tempo libero, ecc.) e non è guidata dalla volontà di ottenere un reddito, seppur solo integrativo: infatti, circa il 90% dichiara che non ottiene nessun reddito dall’attività di coltivazione che svolge. Il tempo dedicato all’attività produttiva sul terreno, che in media viene coltivato da circa venti anni, mostra come il 55% degli interessati dichiara di riservare oltre 10 ore a settimana a tali attività, mentre la quota restante impiega fino a 10 ore/settimana (equivalenti a circa 2 ore al giorno).

Agricoltura amatoriale, non un fuoco di paglia. In sostanza dalla ricerca emerge che in Italia esiste una parte di territorio agricolo, rurale e forestale che non è in capo ad agricoltori e che viene gestito secondo criteri non funzionali all’attività produttiva e mercantile (all’hobby farmer non interessa ottenere reddito dal terreno), ma secondo logiche rivolte soprattutto al mantenimento ambientale e paesaggistico e più in generale della tutela territoriale. Si tratta di benefici (o, più tecnicamente “esternalità”) sottostimati o addirittura non riconosciuti dal punto di vista collettivo – alla luce della mancanza di rilevazioni statistiche ufficiali – che però permettono, assieme al contributo preponderante dell’attività propriamente agricola, una conservazione degli spazi rurali i cui vantaggi finiscono con il ricadere sull’intera popolazione.

(fonti: Coldiretti- Nomisma)