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Vino. Francia “appannata”, è il momento giusto per l’Italia di imporsi nel mercato internazionale

bottiglie-di-vinoIn occasione di “Wine to Wine” il forum sul business del vino tenutosi nei giorni scorsi a Veronafiere, si è tenuto il seminario di “Business Strategies“. Tra gli intervenuti, anche Paolo De Castro, coordinatore Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo. Che, in riferimento alla proposta di liberalizzazione dei nomi dei vini identitari, ha detto: “È chiaro che i nostri amici spagnoli e portoghesi vedono con interesse la possibilità di prendersi le nostre quote di mercato, ma stiamo lavorando perché ciò non avvenga e sembra che l’impegno preso dal commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Hogan abbia ridotto questo rischio, anche se manteniamo la massima allerta. È assolutamente necessario – ha proseguito De Castro – mantenere il livello di protezione delle denominazioni fino ad oggi garantito. Il sistema Italia si deve muovere compatto, attivarsi per evitare che questa deriva liberista possa mettere in discussione gli sforzi di investimento fatti dai nostri consorzi”.

Testo unico del vino e vino come patrimonio culturale. Al seminario, De Castro ha appaludito all’importanza del progetto di legge a firma del presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Luca Sani, per il riconoscimento del vino quale patrimonio culturale, “anche perché a Bruxelles stiamo cercando di controbattere a una vera e propria deriva tra uso e abuso di alcool secondo un approccio nordeuropeo”. “La prossima settimana il Testo Unico del vino passerà all’esame della Commissione Agricoltura e c’è la volontà di procedere all’approvazione attraverso la formula semplificata della legislativa”, ha detto Sani. “Abbiamo raggiunto un testo base – ha proseguito il presidente – e dal prossimo anno il registro unico sarà una realtà. Occorre investire su questo settore, per quello che rappresenta per il made in Italy e per l’agroalimentare più in generale”. Ma il provvedimento non parlerà solo di promozione in senso stretto: “Il riconoscimento del vino come patrimonio culturale del Paese è già importante per un Paese con un bagaglio storico culturale come l’Italia, ma questa misura si ripercuote anche nell’insegnamento di questa materia nei percorsi scolastici di attinenza al settore e nella distinzione del vino dagli altri alcolici – ha concluso Sani –. Dobbiamo pensare un programma di educazione al bere che parli di cultura e di ciò che il vino racconta della storia del nostro Paese”.

Promozione del vino. In merito al prossimo decreto sui fondi Ocm promozione, il presidente di Federvini, Sandro Boscaini, ha detto: “La promozione deve avere le gambe lunghe, ma noi ne abbiamo una zoppa e così non siamo in grado di comunicare il nostro vino, al contrario degli altri Paesi europei. Dobbiamo essere messi nelle condizioni di spendere bene i soldi a noi destinati, così come lo fanno Francia, Germania, Spagna e Portogallo. Purtroppo non è così e le nostre aziende sono molto preoccupate per l’iter del decreto che già quest’anno ha preso il via con 8 mesi di ritardo. In questo momento – ha concluso il presidente – le imprese non sono in grado di dire cosa avranno a disposizione e pianificare l’investimento. Tutto questo rende incredibilmente difficile fare proposte e soprattutto rende sgomenti gli importatori che trattano allo stesso tempo con i nostri colleghi europei, che conoscono i programmi con mesi di anticipo rispetto a noi”.

“Il vino italiano è un parco giochi per i winelover di tutto il mondo”, ma “è un cavallo di razza che abbiamo tenuto troppo tempo ai box”. È la sintesi del faccia a faccia tra Jancis Robinson critica, scrittrice e giornalista di vino per il Financial Times, e la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta. “Non ho ricordi – ha aggiunto Jancis Robinson –che la qualità del vino italiano sia mai stata più alta di adesso: è la congiuntura perfetta per poter sfruttare appieno i cambiamenti sullo scenario globale. Tutto ciò che l’Italia deve fare è dimenticarsi della Francia. Mentre i cugini d’Oltralpe attraversano una crisi di fiducia che precede i tragici fatti di Parigi, l’Italia deve trovare il coraggio di affermare la propria identità”. Un’identità ancora giovane, come ha commentato Silvana Ballotta: “Il vino ha assunto solo recentemente la consapevolezza di non essere solo un prodotto agricolo e per questo è importante lavorare sulla promozione come ha fatto il settore della moda. Dobbiamo essere pronti a rischiare di più, anche alzando un po’ i prezzi. La comunicazione – ha proseguito la Ceo della società fiorentina che cura l’internazionalizzazione di oltre 400 aziende italiane – è fondamentale in questo processo, e il piano straordinario del viceministro Calenda è sicuramente una buona notizia, perché porterà una bella iniezione di fondi per la promozione. Ma non è solo una questione di denaro, è altrettanto importante spenderlo bene”. E sui mercati Far East, ha concluso Ballotta: “In Cina è ‘il piccolo passo che fa la lunga strada’. Bisogna sapersi e potersi muovere, mettere in campo una promozione che miri all’educazione del consumatore cinese. E in questo contesto il binomio con la gastronomia non può rappresentare un vincolo. Il vino deve potersi integrare e sperimentare con la cucina cinese, senza essere ghettizzato con quella italiana”. Infine, secondo Jancis Robinson, sono i vini italiani i veri candidati a riempire il vuoto lasciato dai grandi francesi: “Il Bordeaux in passato era il simbolo del vino pregiato, ora non è più di moda. Nel settore lusso i vini italiani possono colmare questa lacuna”.

Fonte: Servizio Stampa Business Strategies

 

 

Vino. Cantine italiane sempre più 2.0, la rete non è più un tabù

Wine2wine

credits: wine2wine

Sito internet, Facebook, Twitter ma anche Pinterest e Youtube. La rete non è più un tabù per le cantine italiane che si scoprono sempre più 2.0 e connesse con il mondo intero H24. È la sintesi della ricerca “Le imprese vitivinicole italiane e il web”, condotta da BeSharable e presentata a wine2wine (dicembre 2014), il primo forum di Veronafiere-Vinitaly dedicato al business del settore vitivinicolo.

I risultati della ricerca. Secondo l’indagine, realizzata su 3.439 imprese del settore, il 94% delle cantine dispone di un sito internet, supportato dalla presenza sui social, in primis Facebook che cattura il 73% dei profili aziendali, confermandosi il canale più utilizzato anche per il marketing.  Tra gli altri strumenti utilizzati è Twitter a primeggiare con il 30% delle cantine che ‘cinguettano’, subito seguito da Instagram, l’applicazione di condivisione delle immagini nata nel 2010, che raccoglie il 16% delle imprese italiane del vino.  Tra i prodigi della rete anche l’upgrade linguistico del vino italiano che ora comunica anche in inglese per il 96% del panel. E se lingue europee, in rete, vanno per la maggiore (in aggiunta all’italiano e all’inglese), non è così per quelle dei mercati obiettivo del settore. Infatti solo il 6% delle aziende comunica in cinese, mentre il russo si deve accontentare di appena un 3 per cento.

Fonte: Veronafiere