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PSR Veneto: meno burocrazia e più risorse da destinare alle imprese agricole

Mucche_al_pascoloSostenere la zootecnia come fattore strategico dello sviluppo dell’agroalimentare di qualità veneto, ridurre e sburocratizzare le misure di intervento del nuovo PSR (il Piano di Sviluppo Rurale) affinchè le risorse non vengano drenate in mille rivoli ma giungano direttamente alle imprese agricole attraverso priorità ben definite, su tutte l’innovazione e l’aggregazione. Questi i messaggi chiave emersi dal confronto-dibattito, organizzato nei giorni scorsi dalla cooperativa Latteria di Soligo a Villorba (TV).

PSR, “cantiere aperto”. Un affollato confronto tra produttori di latte del Veneto, dirigenti e assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato per contribuire alla scrittura di un PSR che ad oggi, per dirla con le parole di Alberto Zannol, della Sezione Competitività dei Sistemi Agroalimentari della Regione Veneto: “E’ un cantiere aperto”. Forti le istanze che si sono levate dalla base per ridare dignità alla zootecnia da latte veneta che attraverso un momento di grave difficoltà. Manzato ha anticipato alcuni dei punti chiave della politica agricola regionale che intende perseguire col nuovo PSR 2014/2020 che avrà un budget da 1.184 milioni di euro: “Anzitutto la riduzione delle misure di finanziamento dalle oltre 130 del PSR 2007/2013 a 39 misure non di più. Questo significherà indirizzare le risorse sulle vere priorità: innovazione, aggregazione, inserimento dei giovani e reddito delle imprese. Secondo, privilegiare l’assegnazione diretta delle risorse alle imprese (portandola da 450 a 700 milioni) e limitando l’accesso a enti pubblici o para-pubblici. Questo dovrà tradursi in una riduzione dei GAL (Gruppi di Azione Locale) da 14 a 8, organizzati per ambiti omogenei: montagna, Pedemontana, Basso Veneto, zona costiera. Infine la costruzione di bandi semplificati per ridurre le incombenze burocratiche alle imprese e la creazione di strumenti finanziari per facilitare l’accesso al credito”.

Attenzione . In particolare per il settore zootecnico, un comparto in grave sofferenza che ha visto uno stillicidio di stalle costrette a chiudere i battenti negli ultimi anni, l’assessore Manzato ha assicurato un ampio sostegno attraverso il cosiddetto “fondo accoppiato” con il trasferimento di risorse dal primo pilastro (dei pagamenti diretti) al secondo (gli investimenti strutturali): “Non solo perché questo è il settore in maggior sofferenza, e non solo perché crediamo nella zootecnia veneta ma perché così stanno facendo i nostri diretti competitor come la Francia”. Ad interpretare le istanze della base dei produttori ci ha pensato il presidente di Latteria Soligo, Lorenzo Brugnera: “In troppi hanno girato intorno alle risorse per l’agricoltura, quello che chiediamo è che si torni ad investire nelle aziende, in formazione e innovazione, per essere più competitivi. Perché le risorse dell’agricoltura vadano più agli agricoltori e meno al territorio”.

Nuova PAC. E proprio sulla definizione di “agricoltore attivo” ha portato avanti la propria battaglia Coldiretti: “Dare risorse a chi lavora e vive di agricoltura – ha affermato il presidente provinciale Walter Feltrin – non più a chi, fingendosi agricoltore ha sottratto risorse in questi anni per interessi speculativi: su questo fronte ci siamo impegnati in Europa e in Italia e contiamo di aver vinto”. La battaglia sul fronte europeo però è tutt’altro che conclusa, mancano i decreto attuativi della nuova PAC e molti aspetti già approvati potrebbero tornare in discussione, è il timore dei dirigenti regionali che stanno redigendo il PSR. Sul punto è stato chiesto l’intervento dell’europarlamentare Giancarlo Scottà, membro della Commissione Agricoltura: “La Commissione Europea potrà pronunciarsi ancora su diversi atti delegati perciò sarà fondamentale un lavoro di presidio politico sia da parte di noi parlamentari che dei ministri”. Poi una considerazione generale sulla politica agricola comunitaria: “Ci siamo impegnati sul fronte della biodiversità, della tutela dell’acqua e dell’ambiente, del benessere animale, ora è tempo anche di mettere al centro l’uomo e di recuperare anche qualche posto di lavoro in questo settore”.

(Fonte: Latteria Soligo)

Al via a Longarone (Bl) Agrimont

Agrimont, la mostra dell’agricoltura di montagna in programma a Longarone Fiere (Bl) nei due fine settimana dal 19 al 21 e dal 26 al 28 marzo, è un punto di riferimento per un settore che sta registrando una rinnovata attenzione ed è considerato, assieme al turismo, una risorsa strategica sulla quale incentrare nuovi progetti di sviluppo per le aree di montagna.

In mostra. Nei giorni di fiera ampio spazio viene dedicato alla filiera legna-calore e alla zootecnica, attività principe dell’agricoltura montana. Grazie alla rinnovata collaborazione con l’Associazione Provinciale Allevatori di Belluno, viene riproposto il padiglione con un’esposizione delle principali razze bovine, equine e ovicaprine allevate in provincia. Sabato 27, alle ore 15, in collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore “Antonio Della Lucia” di Feltre, ci sarà inoltre una presentazione della razza ovina Pecora Lamon.

Zootecnia bellunese: meno capi, più resa di latte. Il valore della produzione agricola bellunese è dato per oltre il 70% dalle produzioni zootecniche all’interno delle quali il settore trainante è dato dal comparto lattiero-caseario. Il numero di vacche da latte allevate in Provincia di Belluno attualmente è di poco superiore ai 9.000 capi. Dopo il grosso calo, pari a oltre il 50%, di animali allevati dal 1965 agli anni Novanta, la situazione dal 2000 al 2008 si è di fatto stabilizzata su valori di circa 25.000 bovini totali. Le aziende titolari di quota latte in Provincia di Belluno sono diminuite passando dalle 2.236 nel ’92 , alle 1.023 nel ’96, alle 752 nel 2002, fino ad arrivare a poco più di 400 nel 2009. Nonostante la diminuzione del numero delle aziende, la produzione di latte è cresciuta costantemente passando dai 473.974 quintali del ’92 agli oltre 518.000 del 2009. Ciò grazie a un aumento della produzione per singolo capo resa possibile principalmente grazie al miglioramento genetico degli animali allevati e all’adeguamento strutturale delle aziende zootecniche associato al miglioramento delle condizioni sanitarie degli allevamenti, al miglioramento delle tecniche alimentari e non per ultimo ad una sempre maggiore professionalità dell’allevatore.

Agrimont si rivolge anche al grande pubblico. In mostra ampia varietà di prodotti e piccole attrezzature da utilizzare nella cura dell’orto e del giardino di casa, senza dimenticare la presenza dei numerosi stand dove ci sarà la possibilità di acquistare le più qualificate produzioni tipiche dell’agricoltura di montagna, come formaggi, insaccati, e speck e, più in generale, delle regioni italiane. Orario d’ingresso: venerdì 14:30-19:00, sabato e domenica 9:00-19:00.

(fonte Longarone Fiere)