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Pesca: le nuove opportunità per il settore in Sicilia arrivano dalla tradizione

foto Prodotti Ittici Tradizionali

Promuovere prodotti della pesca poco noti ma che fanno parte della tradizione culturale e gastronomica siciliana: questo l’obiettivo del progetto “Promozione dei prodotti ittici tradizionali”, proposto da Agci Sicilia, Associazione Generale Cooperative Italiane, e finanziato dal Dipartimento degli Interventi per la pesca dell’Assessorato Regionale alle Risorse Agricole e Alimentari. Lo scorso 9 giugno, durante il convegno che si è tenuto al Circolo Telimar di Palermo, sono stati presentati i risultati finali del progetto. Tra i presenti Salvino Roccapalumba, Salvo Manzella, Maria Galante e Patrizia Vinci del Dipartimento degli Interventi per la pesca della Regione Siciliana.

foto Prodotti Ittici Tradizionali

Comparto pesca Sicilia: 21% del totale nazionale. Un’occasione per mettere sotto la lente il comparto, che in Sicilia conta circa 3000 pescherecci che rappresentano il 21% del totale nazionale. Prevalentemente si tratta di piccola pesca, molto forte la componente dello strascico d’altura a Mazara del Vallo, anche se la marineria è concentrata anche a Milazzo e nella provincia di Palermo, la trasformazione è localizzata per l’80% nel Trapanese, nel Palermitano e in provincia di Agrigento.

Pesca in Italia non competitiva causa costi. Le recenti novità introdotte dalla normativa internazionale, rischia però di mettere in ginocchio i pescatori dell’Isola. “È necessario che le norme siano omogenee in ogni Paese e la loro applicazione venga vigilata”, ha spiegato Michele Cappadona, presidente regionale dell’Agci, che ha proseguito: “i costi ai quali sono assoggettati i pescatori italiani anche per il rispetto delle normative, sono ingenti e non consentono loro di competere sul mercato”. Secondo il presidente, “l’obbligo della tracciabilità può essere il valore aggiunto per le produzioni d’eccellenza come sono quelle del comparto ittico nazionale”.

Biso, foto Prodotti Ittici Tradizionali

Necessario il ritorno al pescato di un tempo. Una riflessione anche sul nuovo regolamento mediterraneo sulla pesca entrato in vigore il primo giugno: “La recente normativa si propone come obiettivo quello di tutelare le specie ittiche a rischio di estinzione, di garantire il nutrimento dei pesci adulti attraverso l’imposizione, tra l’altro, di limitazioni sulle distanze di pesca dalla costa”. Tra le specie tutelate, il tonno e il pesce spada. Una soluzione? Secondo Giovanni Basciano, responsabile regionale dell’Agci settore agroittico alimentare, “una piccola risposta può essere quella di spostare l’attenzione su altre specie pelagiche”. “L’obiettivo del progetto che abbiamo sponsorizzato anche attraverso il sito web è, infatti, quello di studiare e promuovere alcuni prodotti della pesca poco noti ai cunsumatori come l’Alalunga, la Palamita, il Biso e l’Alletterato che da sempre fanno parte della tradizione siciliana ma che i consumatori devono riscoprire, soprattutto perché i nostri pescatori hanno bisogno di fare reddito e se da un lato la normativa comunitaria impedisce loro di pescare quanto gli servirebbe, d’altra parte hanno bisogno di bilanciare vendendo di più e meglio le altre specie”.

Cambiamento necessario ma lento. “Il problema è che questo passaggio non è così immediato”, spiega Adriano Mariani, biologo del consorzio Unimar, “perché le barche attrezzate fino ad oggi per un determinato tipo di pesca non si possono utilizzare tal quali per pescare altre tipologie di prodotto”. “Ma i pescatori non hanno alternative visto che tutte le circuizioni che costituiscono il 90% della pesca del tonno sono state bloccate: oggi si può pescare solo con palangari e tonnare fisse”. Un problema forse anticipato dalla riduzione delle quote che Iccat fissa per ogni Paese e dei periodi di pesca. “In Italia le quote di tonno sono passate dalle 5264,60 tonnellate del 2003 alle 3100 del 2009”, ha spiegato l’esperto, “inoltre per il 2010 il periodo di pesca era stato fissato in due mesi, poi ridotto a un mese e poi praticamente abolito: adesso si dovrà aspettare l’anno prossimo per saperne di più”.

Pronte linee di credito. Nel frattempo i pescatori siciliani dovranno adeguare le loro strutture alla nuova realtà e per farlo dovranno ricorrere al credito, non sempre facile da ottenere, soprattutto quando si ha poco da dare in garanzia. A venire incontro è l’Ircac, Istituto Regionale per il Credito alla Cooperazione. “Serve certamente un maggiore coordinamento nella cooperazione siciliana: nel 2009 per esempio avevamo previsto un fondo speciale di 500 mila euro e non è stata presentata neanche un’istanza”, ha spiegato il commissario, Antonio Carullo, “però siamo pronti a dare una mano al comparto e alle coop, attraverso le nostre linee di credito per progetti di filiera, innovazione tecnologica, logica di mercato”.

Palamita, foto Prodotti Ittici Tradizionali

I tunnidi non rientrano nelle militazioni imposte al tonno rosso. Tra le professionalità messe in campo per la realizzazione del progetto dell’Agci e del Dipartimento degli Interventi per la pesca dell’Assessorato regionale alle Risorse Agricole e Alimentari, Bio&Tec, una cooperativa trapanese di ricerca applicata alla biologia marina, alla pesca e all’acquacoltura. Tra gli studi quello sugli altri tunnidi, ovvero tonni di piccole dimensioni che non rientrano nelle limitazioni imposte sul tonno rosso. “Ci sono regole da seguire per quanto riguarda gli attrezzi e le taglie minime di pesca”, spiega Francesco Bertolino, “ma sono specie poco considerate, non perché siano meno pregiati ma perché sono meno apprezzati dai consumatori per via della carne un po’ più scura, ad esempio, ma che vanno rivalutate anche per la trasformazione”. Tra questi, l’Alalunga, la Palamita, l’Alletterato e il Biso. “Il periodo di pesca è la primavera e l’estate, ma sia sulla loro biologia che sulle catture abbiamo pochi dati”, ha spiegato l’esperto, “di alcuni tunnidi si parla ad esempio di 100 tonnellate pescate in Sicilia in un anno, numeri molto bassi e certamente sottostimati, poiché queste specie sono accessorie alla pesca del tonno e del pesce spada e spesso non vengono neanche censiti”.

(fonte Agci Sicilia)

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