Tante fonti di informazione, scarsa qualità nella comunicazione tra allevatore e consulente ma soprattutto l’esigenza di una formazione in linea con le esigenze di miglioramento delle performance produttive delle aziende zootecniche italiane. È emerso domenica 28 ottobre scorso alla Fiera del Bovino da Latte dalla prima ricerca in Italia sulla comunicazione al servizio dell’allevatore, curata dal Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell’Università di Milano con L’Informatore Agrario.
Scarsa la qualità della comunicazione percepita in zootecnia. In evidenza i dati rilevati da un centinaio di allevatori di 30 diverse province italiane, oggetto di dibattito tra un gruppo di allevatori coinvolti durante la manifestazione a Cremona. «Il veterinario è la figura professionale con il maggior gradimento degli allevatori (57% del gradimento rispetto al 32% per altri liberi professionisti), ma tale livello non può essere considerato sufficiente – ha spiegato Micaela Cipolla, del Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell’Università di Milano. Il campione gli ha riconosciuto una comunicazione utile (69%), pratica (68%) e chiara (51%) ma molto rimane da fare per trasformare la comunicazione orientata alla soluzione di un problema urgente a una consulenza in grado di migliorare la produzione di un allevamento». In generale, la qualità della comunicazione in zootecnia è stata giudicata scarsa (il livello di soddisfazione del campione non supera il 60%).
Fonti di informazione più ricorrenti: incontri, riviste e Internet. La ricerca ha messo in luce che le esigenze informative di allevamenti sono diverse in funzione dei livelli produttivi e della qualità del latte. «Il problema per i diversi consulenti che operano in allevamento è quello di collaborare tra loro e, soprattutto, rispondere alle esigenze dei singoli allevamenti con programmi gestionali adeguati e a lungo termine – ha continuato Alfonso Zecconi, del Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell’Università di Milano. Le fonti di informazione più ricorrenti sono incontri ad hoc (59%), riviste (51%) e Internet (32%)». Proprio su quest’ultimo tema Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario ha sottolineato: «L’80% degli allevatori con più di 200 bovine si informa sulle riviste. Il nostro compito è oggi più che mai di instaurare un flusso di comunicazione circolare con il settore per aggiornarlo sulle evoluzioni del mercato e mettere a punto nuovi sistemi di comunicazione per stimolare un confronto proficuo tra allevatori ».
(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)
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