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Veneto Agricoltura fa il punto sulla presenza dei cervi e sulla gestione della foresta demaniale regionale del Cansiglio

Da una decina di anni ormai, Veneto Agricoltura ha sollevato la questione dell’incremento dei cervi nella foresta demaniale regionale del Cansiglio e del relativo rischio di forte impatto sulla biodiversità del suo ecosistema. Nel corso di questo periodo si è tenuto sotto costante monitoraggio la popolazione degli ungulati, rilevando nel contempo anche gli effetti nefasti sul sottobosco e sulla rinnovazione a causa del brucamento dei cervi.

Negli ultimi 2-3 anni il problema si è fatto sentire in modo particolare anche per i danni economici alle aziende zootecniche locali. Ma ora, grazie alla recinzione di parte dei prati e pascoli che insistono sulla foresta, attuata dagli allevatori, il problema si è ridimensionato. Permane però quello del danno alla foresta e alla sua biodiversità. Sono infatti evidentissimi i danni alla rinnovazione forestale, lo scortecciamento dei giovani alberi e l’asportazione anche di tutto il sottobosco erbaceo ad opera delle “mandrie” di questi erbivori, azione che limita fortemente a sua volta gli habitat per altra fauna selvatica. La popolazione di cervi infatti, a seguito delle recinzioni sui prati e pascoli ma anche per l’attività di dissuasione che è stata svolta, si è riversata sul bosco e probabilmente anche su altre aree limitrofe. Affermazione che viene confermata, conferma l’AU di Veneto Agricoltura, dai nostri monitoraggi periodici, che registrano una contattabilità decisamente minore rispetto agli anni precedenti; i cervi quindi hanno iniziato a modificare le loro abitudini e a frequentare territori diversi rispetto al passato.

 Il “Piano di controllo del cervo” è stato bloccato dalla Regione Veneto nella parte degli abbattimenti in demanio. In attesa di evoluzioni in merito, Veneto Agricoltura si è attivata mantenendo viva tutta l’attività di monitoraggio della popolazione e dell’impatto in foresta. Ha inoltre in programma un’attività di radiotracking per valutare come si sta disperdendo la popolazione – informazione a tutt’oggi assai poco nota; progetta inoltre la realizzazione di “microchiudende” a difesa delle aree forestali in rinnovazione, idea pilota in definizione per collaudare recinzioni di piccole dimensioni (max 1-2 ha) per escludere i cervi da alcune porzioni di bosco e permettere l’insediamento della rinnovazione forestale altrimenti preclusa.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

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