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Uccisione orsa KJ2, Cipra Italia chiede maggior serietà e impegno a Provincia di Trento e Ministero dell’Ambiente nella conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali

Nel merito dell’uccisione dell’orsa KJ2, riceviamo e volentieri pubblichiamo da Toio de Savorgnani, premio Argav 2016, uno scritto di Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness e vicepresidente Cipra Italia, importante rete alpina e significativa presenza nel campo delle organizzazioni di tutela ambientale, . La nota è stata approvata dal direttivo nazionale Cipra.

Luigi Casanova

L’uccisione dell’orsa Kj2 da parte della Provincia Autonoma di Trento è un fatto di inaudita gravità.

Pur non possedendo ancora elementi certi nella valutazione di quanto realmente accaduto nell’aggressione subita dall’escursionista il 24 luglio scorso (sembrerebbe che sia stata l’orsa ad essere stata importunata dall’uomo), con una disarmante e superficiale fretta il presidente della Provincia Autonoma di Trento ha emanato l’ordinanza di eliminazione del selvatico.

Tutto è stato deciso senza nemmeno tentare un approccio di confronto nella gestione dei selvatici con le parti sociali interessate al progetto LIFE URSUS, che ha permesso la reintroduzione degli orsi (il riferimento alle associazioni ambientaliste è diretto), quasi come se l’emotività elettoralistica potesse prendere il sopravvento (il prossimo anno si tiene il rinnovo del Consiglio Provinciale).

Al momento, dalle informazioni in nostro possesso, risulta che ogni singolo caso di aggressione di orsi in Trentino è stato motivato da disturbo diretto, disturbo provocato da esseri umani o da cani, quindi situazioni imputabili solo a comportamenti umani scorretti.

Con i suoi ripetuti comportamenti (vedasi caso Daniza e le recenti decisioni della Commissione dei 12 riguardo la caccia nei parchi e la richiesta di esclusività nelle decisioni della cacciabilità di specie protette), la Provincia di Trento si evidenzia come pessima maestra. Totale risulta essere l’assenza di equilibrio e competenze nella gestione dei vari episodi. Con un simile drastico intervento la Provincia di Trento interpreta in modo riduttivo, esclusivamente antropocentrico, la percezione della conservazione e gestione degli animali selvatici, dei valori della biodiversità.

Siamo in presenza di conseguenze che potrebbero avere ripercussioni anche nella gestione dell’URSUS marsicanus in Appennino. L’intera operazione della reintroduzione dell’orso nelle Alpi esce svilita, priva di credibilità e porterà l’Unione Europea ad esprimere dubbi sempre più motivati sulla capacità degli enti locali nel gestire progetti che hanno rilevanza internazionale ed in questo caso dovevano essere propedeutici alla diffusione della presenza dell’orso su tutto l’arco alpino. E’ con estrema tristezza che CIPRA si trova a dover commentare quanto avvenuto.

Si chiede pertanto maggior serietà e impegno alla provincia di Trento e al Ministero dell’Ambiente affinché ci sia una maggiore attenzione nell’applicazione del PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali).

Il valore culturale e la ricchezza che animali come l’orso esprimono, ci riportano al concetto di dignità e rispetto francescano di tutti gli esseri viventi e per questo non meritano facili fucilate, ma scelte gestionali più attente e razionali.

 

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