Ecco il decimo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto da Gianluigi Peretti, si intitola “Per argin di fossi, fiumi e canali, il ciclo anello dei Colli Euganei“.
Inizio dicendo che considero la mia prima età quella dell’oro della mia esistenza. Perché questa premessa? Per il fatto di aver potuto vivere in quella che oggi chiamiamo la civiltà rurale, in campagna e poi a ridosso della campagna con i suoi fiumi, canali, lunghi e tortuosi fossati, stradine dove ogni tanto passavano vecchi contadini con i loro arnesi e prodotti su dei carretti. Erano gli anni della ricostruzione postbellica ma in quella landa veneta i rumori e i lavori delle città arrivavano affievoliti, come un’attività quasi estranea.
In seguito non sarebbe più stato così. Si sono conosciuti altri territori, altri paesaggi, altre città. Tra questi, quelli più suggestivi e vissuti sono stati i Colli Euganei, dotati di scenari incomparabili e inconfondibili, con un centinaio circa di alture. E’ stato scoperto l’anello ciclabile dei Colli, e percorrerlo almeno una volta anche senza il giro completo, risulta un’esperienza indimenticabile da ogni punto di vista, una vera riscoperta dell’ambiente per chi vive abitualmente tra carte, scartoffie, tavolino e computer quando ha sostituito la vecchia macchina da scrivere. Le mete turistiche sono numerose. Se si parte da Villa Molin alla Paltana di Padova, tra i capolavori dello Scamozzi e si prosegue per Battaglia Terme sull’argine del canale omonimo, si scopre come in passato le vie d’acqua fossero le strade privilegiate per uomini e merci.
L’incrocio di canali che proprio nel paese della “battaglia” tra acque (con relativo Museo delle navigazione) si riscontra, ne è chiaro esempio. Proseguendo si incontrano il maestoso Catajo, le città murate di Monselice ed Este (per i più il tratto più accidentato), quindi il Castello di Valbona, la località Bomba presso una vecchia fornace, sede del Museo geopaleontologico dei Colli, (che fa il paio con quello naturalistico in vetta al Gemola), e alla fine, lasciata Bastia, si scorge, dall’alto degli argini del Bacchiglione presso Cervarese Santa Croce, il Castello Carrarese di San Martino della Vaneza con annesso Museo del Fiume vicentino-padovano.
Abbiamo parlato di argini di canali (e fiumi) storici, ma oltre a questi, si comprende non solo l’utilità ma la necessità dei fossi e fossati, soprattutto oggi, in presenza di ricorrenti dissesti idrogeologici. Purtroppo la loro manutenzione, per molteplici ragioni, non è sempre all’altezza, per usare un eufemismo. Per fare un esempio calzante, come accennato, il percorso dell’anello dei Colli diventa alquanto precario tra Monselice ed Este, dove anche la segnaletica appare carente. Ma in ogni caso basta gettare lo sguardo tutt’intorno e si individueranno fossi maltenuti, addirittura tombinati o diventati quasi una discarica nel caso peggiore, ponticelli pericolanti. Il canale Bisatto presenta più o meno le stesse caratteristiche di quello di Battaglia.
Nei pressi di Vo’ Vecchio si respirano atmosfere d’altri tempi. Diversamente salendo da Bastia a Rovolon, volendo accorciare il percorso, si potrà ammirare la magnifica Abbazia di Praglia, dove tutto si presenta tenuto con cura, e si arriverà ad Abano e Montegrotto (con la suggestiva Villa Draghi). Da tenere a mente che una breve salita si troverà tra Bastia e il Monte Sereo, comunque affrontabile senza fatica.
Elencare i monumenti, le ville, i castelli e i musei non menzionati a portata di mano (o di manubrio) dei percorsi riferiti necessiterebbe di maggiore spazio, ma le conoscenze paesaggistiche appaiono sicuramente più interessanti, anche con i dovuti confronti. Una realtà rimane inconfutabile: dall’alto degli argini si prende consapevolezza non solo della validità ma della necessità dei fossati maggiori e minori e della loro continua manutenzione e pulizia (e dei tombini stessi, che talvolta ostruiscono il libero percorso d’acqua).
Per concludere quest’esperienza di almeno un giorno, diverrà un sicuro arricchimento per chi ama la natura e la sua conservazione, aiuterà a capire che la crescita e lo sviluppo cui l’uomo è costantemente rivolto non devono andare solo e sempre verso la cementificazione e l’erosione nel caso dei Colli, (Arquà Petrarca docet!), già in parte compromessi, ma pure alla salvaguardia di canali, fossi e fossati. Una salvaguardia che diventerà indispensabile quando i ghiribizzi del tempo atmosferico si accaniranno contro l’uomo e le sue costruzioni spesso speculative o addirittura narcisistiche. Un consiglio finale: evitare, se non in casi necessari, i tratti malamente sterrati e asfaltati per fruire pienamente di una natura più autentica.
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