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Conversazioni sull’erba di Risvegli 2021: da giovedì 1 luglio all’Orto Botanico di Padova una rassegna di incontri in collaborazione con “Il Bo Live”. In questo appuntamento, si parla della risorsa acqua in pericolo.

Ingresso Orto Botanico Università Padova

Pochi giorni fa, le Nazioni Unite hanno dichiarato che la prossima pandemia potrebbe essere la siccità, un problema globale che riguarderà tutti, non solo i Paesi in via di sviluppo. Giovedì 1 luglio, alle 19, Marirosa Iannelli, progettista ambientale specializzata in cooperazione internazionale, water management e comunicazione ed Emanuele Bompan, giornalista e geografo, affronteranno il tema dell’acqua a partire dal Water Grabbing Observatory, un progetto che ha come obiettivo quello di rilevare, analizzare, comunicare fenomeni sociali, ambientali ed economici legati ad acqua e clima, in Italia e nel mondo. L’incontro, moderato dal giornalista Mattia Sopelsa de “Il Bo Live”, apre le conversazioni sull’erba: una rassegna di incontri, realizzata dall’Orto Botanico di Padova in collaborazione con “Il Bo Live”, il magazine dell’Università di Padova.

Lo storico arboreto dell’Orto botanico si trasformerà così in un salotto informale, all’aperto e nel verde, in cui si alterneranno le voci di scienziati, fotografi, ricercatori e giornalisti scientifici per approfondire vari aspetti legati al tema di “Risvegli 2021, Il nostro cambiamento, un impegno per il Pianeta”. L’appuntamento è su prenotazione ed è compreso nel biglietto di ingresso all’Orto, ridotto a 5 euro a partire dalle 18. Restano valide le consuete gratuità. A questo link la prenotazione,  obbligatoria. 

Fonte: Orto Botanico di Padova

Situazione idrica in Italia: mancano 5 miliardi di metri cubi d’acqua rispetto a quanto previsto 50 anni fa

In Italia non dobbiamo compiere il miracolo di trasformare il deserto in una terra florida, bensì dobbiamo utilizzare al meglio i talenti affidatici con un territorio straordinario, che va altresì difeso dalla minaccia dell’aridità”: è in questa, evocativa immagine che Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI), indica, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, svoltasi lo scorso 22 marzo, la strategia idrica, che l’Italia dovrebbe seguire.

I “talenti” sono dati da un andamento pluviometrico che, nonostante l’estremizzazione degli eventi atmosferici, vede cadere annualmente sull’Italia 1000 millimetri di pioggia (quasi mm. 2.000 in alcune zone del Friuli Venezia Giulia e della Liguria e solo mm. 300 su aree della Puglia), pari ad un volume complessivo di circa 300 miliardi di metri cubi, oltre la  metà dei quali, però, vengono restituiti in atmosfera attraverso l’evapotraspirazione; si calcola, quindi, che il patrimonio idrico potenzialmente a disposizione sia di circa 110 miliardi di metri cubi, di cui solo 53 miliardi realmente utilizzabili. “Di questa ricchezza riusciamo, però, a trattenere solo  5,8 miliardi, cioè circa l’11%. Il talento, che dobbiamo sviluppare è aumentare tale percentuale” precisa il presidente di ANBI.

Al proposito, ANBI ha indicato fin dal 2017, unitamente all’allora Struttura di Missione #italiasicura, una strategia fatta di 2.000 invasi medio-piccoli da realizzare in 20 anni grazie ad un investimento di circa 2.000 miliardi di euro; contestualmente sono stati  presentati i primi 218 progetti, interessanti 17 regioni (il maggior numero, 73, in Veneto, ma  è la Calabria, la regione ad abbisognare di maggiori investimenti: 527 milioni di euro). A Settembre 2020, nella prospettiva del Recovery Plan, ANBI ha presentato un Piano per l’Efficientamento della Rete Idraulica del Paese, comprendente, innanzitutto, la manutenzione straordinaria di 90 bacini, in buona parte interriti. “La loro capacità – afferma Massimo Gargano, direttore Generale di ANBI – è ridotta del 10,7% a causa della presenza di oltre 72 milioni di metri cubi di sedime, depositati sul fondo: 46 bacini sono al Sud, 36 al Centro, 9 al Nord.” Oltre a ciò, il Piano ANBI prevede  il completamento di 16 bacini (capacità complessiva: mc. 96.015.080; investimento: quasi 452 milioni di euro) e la realizzazione di 23 nuovi invasi (capacità complessiva: mc. 264.493.800; investimento: circa 1 miliardo e 231 milioni di euro).   

“Sono tutti progetti definitivi ed esecutivi, cioè in avanzato iter burocratico e quindi capaci di rispettare il cronoprogramma indicato dall’Unione Europea, garantendo quasi 10.000 posti di lavoro. Per questo – insiste il dg di ANBI– ribadiamo la richiesta di inserimento nel Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza. E’ utile ricordare che, ancora nel 1971(!), la Conferenza Nazionale delle Acque aveva indicato in almeno 17 miliardi di metri cubi, la necessità di invaso  necessaria a soddisfare le esigenze del Paese al 1980(!); oggi, secondo i dati del Comitato Italiano Grandi Dighe, tale capacità ammonta a 13,7 miliardi di metri cubi, di cui però è autorizzato l’uso di solo 11,9 miliardi, un volume ben lontano da quanto previsto  50 anni fa!  Risulta evidente, secondo l’ANBI,  l’urgente necessità di incrementare sensibilmente le capacità di invaso per sopperire alle esigenze idriche in un quadro condizionato dalla crisi climatica, dove ormai piove in maniera sempre più “tropicale” ( grandi volumi in autunno-inverno, poco in primavera-estate) con ripetuti fenomeni alluvionali in tutte le regioni (negli anni recenti, lo Stato spende mediamente 3 miliardi e mezzo all’anno per riparare i danni) e stagioni siccitose anche in aree, dove nel passato tali fenomeni erano molto rari (la situazione è già oggi critica in Sicilia e condizioni di sofferenza idrica si stanno ripetendo sulla fascia adriatica dell’Appennino). 

Ad innervare  d’acqua il territorio italiano è una rete di circa 200.000 chilometri di corsi d’acqua (circa 5 volte la circonferenza della  Terra), bisognosa di manutenzione straordinaria di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici. I Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno pronti 729 progetti cantierabili (ricompresi nel Piano ANBI per l’Efficientamento della Rete Idraulica del Paese: 241 al Nord, 266 al Centro, 222 al Sud), capaci di garantire quasi 12.000 posti di lavoro con un investimento di circa 2 miliardi e 365 milioni di euro. “Nella Giornata Mondiale dell’Acqua  – conclude Gargano – è stato opportuno segnalare con forza che la fondamentale funzione del reticolo idraulico minore, rischia ora di essere pregiudicata dall’applicazione meccanica dei parametri comunitari del  Deflusso Ecologico, evoluzione del Minimo Deflusso Vitale, già in essere nel nostro Paese. L’obbiettivo di garantire le condizioni di vivibilità dei corsi d’acqua è prioritario ma, come sempre, deve essere declinato in base alle realtà locali. E’ evidente che le fluenze dei grandi fiumi continentali sono assai diverse da quelle dei corsi d’acqua italiani, dove anche il Po è ormai caratterizzato da un andamento torrentizio con forti escursioni di portata.”

“I corpi idrici vanno rispettati, ma il pericolo di un’interpretazione rigida dei parametri – comunica preoccupato Vincenzi – è di non avere più a disposizione  l’acqua sufficiente a garantire un territorio riconosciuto nel mondo e di cui sono parte integrante i fontanili, le marcite, i prati stabili, la policromia dei panorami; l’uso delle risorse idriche è determinante anche per mantenere l’equilibrio ambientale. E’ una battaglia, che stiamo conducendo attraverso Irrigants d’Europe e sulla quale, proprio in questa giornata, chiediamo l’impegno dell’intero Paese.”

Fonte: Servizio stampa Anbi

22 marzo, nella Giornata mondiale dell’acqua, Veneto protagonista del simposio nazionale dei Consorzi di bonifica con la videoconferenza “Terrevolute 2022-Il valore dell’acqua”

Terrevolute 2019

C’è molto Veneto nel convegno nazionale dedicato al “Valore dell’acqua” che vedrà riuniti, pur virtualmente, i Consorzi di bonifica di tutto il Paese lunedì 22 marzo In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, infatti, Anbi, l’Associazione Nazionale Consorzi di Gestione e Tutela delle Acque Irrigue, ha promosso la videoconferenza “Terrevolute 2022 – Il valore dell’acqua”, trasmessa in diretta dalle 14.15 sul canale Facebook di Anbi e rilanciata a livello regionale su Facebook.com/AnbiVeneto, nel corso della quale saranno introdotti i temi di Terrevolute 2022, il Festival della Bonifica ideato da Anbi Veneto e dall’Università di Padova, che dopo le prime 3 edizioni a San Donà di Piave (Ve) ha ormai a assunto un’importanza nazionale grazie all’approccio che unisce registri tecnico-scientifici e divulgativi nel trattare il rapporto tra acqua, uomo e ambiente.

Il 2022, del resto, sarà un anno molto importante per la bonifica italiana, ricorrerà infatti il centenario del Congresso Regionale delle Bonifiche Venete che nel marzo del 1922 pose a livello nazionale le basi di un nuovo modo di fare bonifica, unendo pratiche di sanificazione a pratiche di gestione delle acque a uso irriguo. Da qui, l’importanza di Terrevolute 2022, un festival che, sempre a San Donà di Piave – sotto il coordinamento dell’Anbi nazionale che sta coinvolgendo Università, organizzazioni, istituzioni di tutto il Paese – intende porre le basi per una nuova gestione sostenibile del territorio, partendo dalle acque di bonifica, così come il Congresso del 1922 pose le basi per la bonifica che conosciamo.

Il webinar rappresenta in questo senso un appuntamento da non perdere per una panoramica a 360° sulle tematiche che riguardano l’acqua trasportata dai fiumi e dalla rete idraulica minore. Tanti i temi trattati e i relatori coinvolti, tra i quali spiccano i veneti Giampaolo Vallardi, presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Margherita Vanore, docente di progettazione urbana dello IUAV di Venezia, Maurizio Borin, docente del dipartimento di Agronomia dell’Università di Padova, nonché, sempre per l’Università di Padova, la curatrice di Terrevolute Elisabetta Novello. A fare gli onori di casa: il presidente e il direttore nazionali di Anbi Francesco Vincenzi e Massimo Gargano

Il webinar sarà diviso in due parti. La prima riguarda gli aspetti normativi e amministrativi: si parlerà di “Acqua e Costituzione” (Alfonso Celotto, Roma Tre), “Sostenibilità” (Carlo Pilia, Università di Cagliari), “Comunità Europea” (Paola Grossi, avvocato), “Fisco e incentivi per la valorizzazione delle risorse idriche” (Gabriele Sepio, Accademia Guardia di Finanza), “Programma MIUR 2021-2027” (Fabrizio Borin, Università di Padova). Nella seconda parte (inizio alle 17.00) si parlerà di paesaggio, comunicazione e innovazione tecnologica: “Paesaggio” (Margherita Vanore, IUAV), “Acque reflue” (Claudio Gandolfi, Università di Milano), “Irrigazione” (Marco Mancini, Politecnico di Milano), “Qualità delle acque” (Giuseppe Castaldelli, Università di Ferrara, Parma e Firenze), “Trasferimento tecnologico” (Carlo Maria Medaglia, Link Campus University).

Fonte: Servizio stampa Anbi Venet

29-30/8/14, i giovani di Confagricoltura del Nord Italia si incontrano a Taglio di Po (RO) per parlare di acqui-coltura

 

acqua_maniI giovani di Confagricoltura del Nord Italia (Internord) si riuniscono a Taglio di Po (RO) venerdì 29 e sabato 30 agosto 2014 per affrontare un tema di vitale importanza per il futuro delle loro aziende e di tutta la società italiana: l’acqua, intesa non solo come un elemento naturale potenzialmente pericoloso da controllare ed incanalare, ma, prima ancora, come un fattore indispensabile per la vita e l’alimentazione delle persone.

Il tema sarà trattato soprattutto venerdì 29, nel corso di un convegno dal titolo “L’alimentazione del futuro: focus acqui-coltura”, che prenderà il via alle ore 16,30 e vedrà la partecipazione di Chiara Sattin, presidente Giovani di Confagricoltura Veneto, Fabrizio Ferro, presidente del Consorzio di bonifica Delta del Po, Massimo Chiarelli, direttore di Confagricoltura Rovigo, Michele Pellizzato, biologo. L’iniziativa, spiega il rappresentante per il Nord nella Giunta nazionale ANGA Piergiovanni Ferrarese, che coordina l’evento insieme alla vicepresidente nazionale ANGA Francesca Picasso, va letta come una tappa della marcia di avvicinamento verso EXPO 2015, che sarà dedicato al tema epocale “Nutrire il pianeta”.

Fonte: ANGA

Diritto universale all’acqua, le linee d’azione della Commissione Europea

acqua-e-pubblicità-150x150Right2Water”, la prima iniziativa per il diritto d’accesso all’acqua realizzata dai cittadini europei attraverso una raccolta firme, ha trovato l’appoggio della Commissione. Obiettivo dell’iniziativa, assicurare a tutti nell’UE l’accesso all’acqua e ai servizi sanitari, nonché escludere questo bene così prezioso e la sua gestione dalle logiche di mercato e impegnarsi ulteriormente per raggiungere il traguardo dell’accesso universale all’acqua e al sistema sanitario nel mondo.

Il contributo migliorativo della Commissione europea. Da parte sua, la Commissione europea ha identificato alcune lacune da colmare e le aree dove occorre più impegno, formulando delle linee di azione. In particolare, l’Esecutivo ha comunicato che verrà avviata una consultazione su larga scala per rivedere le attuali norme europee sulla qualità dell’acqua e si è impegnata a vegliare sui servizi all’acqua di competenza degli Stati Membri. Allo stesso modo, si assicurerà che le scelte nazionali, regionali e locali su come gestire l’accesso all’acqua siano rispettate. Si ricorda che il bisogno primario di usufrutto dell’acqua e sanitari è già stato ampiamente riconosciuto dalla legislazione europea, che già aveva escluso la distribuzione di acqua e i servizi di recupero dal dominio del libero mercato. Complessivamente, l’UE e gli Stati Membri forniscono 1,5 miliardi di euro all’anno per il Programma dell’Unicef “WASH” per l’erogazione dell’acqua, sanitari e igiene in paesi in via di sviluppo, facendo dell’UE il primo donatore al mondo.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Scoperta rivoluzionaria in Messico, acqua in polvere contro la siccità nei campi

acqua in polvereSi chiama Solid Rain, arriva dal Messico ed è acqua in polvere, anche se a prima vista assomiglia allo zucchero. L’idea dell’ingegnere chimico Sergio Rico è un rimedio contro la siccità che potrebbe rivoluzionare la vita dei contadini di tutto il mondo.

Un polimero assorbente a base di potassio che assorbe acqua fino a 500 volte la sua quantità originale. Ci sono aree del mondo in cui il cibo scarseggia, la popolazione soffre per fame e l’economia agricola è spesso bloccata. Colpa delle rare piogge, dei periodi di clima troppo secco, dei terreni aridi. Ma alla carestia può esserci un rimedio, è questa l’idea dell’ingegnere chimico Sergio Rico, inventore del rivoluzionario prodotto Solid Rain per migliorare la siccità delle campagne messicane.  È una polvere che assomiglia allo zucchero. Non è dannosa per l’ambiente, minimizza i tempi di lavoro, incrementa la resa, fa risparmiare tempo e…acqua. Si acquista per 25 dollari a libbra e permette la crescita delle piante anche in assenza di pioggia, trasformando la vita degli agricoltori, ma non solo. Ispiratosi ai pannolini per neonati, che assorbono grandi quantità di liquido in uno spazio limitato, la mente ingegneristica di Sergio Rico ha sviluppato un polimero assorbente a base di potassio che assorbe acqua fino a 500 volte la sua quantità originale. Soltanto 10 grammi di prodotto assorbono un litro di acqua e si trasformano in un gel denso e trasparente da utilizzare nella coltivazione.

Una volta mischiato al terreno, pensate al materiale come a una riserva d’acqua disponibile per circa un anno. Le ricerche mostrano come si risparmino costi in termini di tempo, dedicato alla cura di un campo e in termini di quantità d’acqua per l’irrigazione. Verrà meno infatti la perdità di acqua per evaporazione o per filtrazione, così come la dispersione di sostanze nutritive del terreno che spesso scivolano via con l’irrigazione. Implementato per circa un decennio in uno studio del governo messicano nella regione semi arida dell’Hidalgo, soggetta a periodi di sccità, Solid Rain ha già dato grandi risultati. I campi coltivati utilizzando il prodotto mostrano una resa del raccolto altissima: 3000 kg di fagioli per ettaro, invece dei 450 kg con innaffiamento tradizionale.

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)

Acqua: bene comune da gestire superando logiche di mercato

acqua3In Europa oltre 50 milioni di persone non hanno accesso permanente all’acqua potabile. Nel mondo sono più le persone che hanno accesso a un telefono cellulare di quanti possano utilizzare una toilette pubblica. L’acqua, primo requisito per la vita, è una risorsa sempre più scarsa nel pianeta. Cambiamenti climatici, siccità e alluvioni, inquinamento sono i segni della crescente vulnerabilità della risorsa idrica.

Disparità di costi tra consumatori e grandi gruppi agroindustriali ed energetici. La scarsità di acqua si ripercuote sul suo prezzo, sempre più caro, e sulla sua distribuzione, sempre più disuguale. Basti pensare che le utenze domestiche, che ‘consumano’ il 20 per cento dei prelievi, sostengono l’80 per cento delle fatture d’acqua; viceversa i maggiori consumatori d’acqua, cioè gli impianti di produzione energetica che necessitano di raffreddamento e l’agricoltura che esige irrigazione, assorbono rispettivamente il 44 per cento e il 24 per cento delle disponibilità idriche e sostengono meno di un quinto dei costi di fatturazione.

Gli orientamenti UE. Le problematiche di gestione della risorsa idrica sono state oggetto della prima “audizione pubblica” promossa dalla Regione Veneto, in Fiera a Padova, lo scorso marzo: un dibattito promosso tra esperti e ‘addetti ai lavori’ – nell’ambito del salone specializzato Sep Pollution e a conclusione della Settimana veneta dell’Ambiente – per dibattere scenari e strategie di una corretta gestione dell’acqua a livello locale, nazionale ed europeo. Punto di partenza del dibattito, l’esame del dossier strategico elaborato dalla Commissione europea per la salvaguardia delle risorse idriche europee, denominato “Water Blueprint”, destinato a orientare le scelte strategiche dell’Unione europea e degli Stati membri sino al 2030. Sul documento strategico europeo Consiglio regionale e Giunta hanno voluto ascoltare e mettere in dialogo tutti i cosiddetti “portatori di interesse”: istituzioni ed enti pubblici, categorie economiche, università ed enti di ricerca, mondo della bonifica, associazioni ambientaliste. “L’obiettivo – ha spiegato il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato aprendo i lavori – è interrogarci sui modelli attuali di gestione della risorsa idrica, valutarne i punti di criticità e formulare proposte per una migliore gestione, sia a livello locale e regionale che su scala europea”.

Gli interessi dei grandi gruppi agroindustriali ed energetici europei. Il piano Ue propone di fronteggiare i problemi di qualità, scarsità e costo dell’acqua con investimenti in tecnologia, con aumenti del prezzo/tariffa in base al doppio principio che “chi consuma paga” e “chi inquina paga”, e con una ‘governance’ affidata ai cosiddetti stakeholders cioè ai “portatori di interesse” (istituzioni pubbliche, mondo delle imprese, associazioni di settore, mondo accademico e della ricerca, Ong). Una impostazione che appare troppo mercantile – ha commentato il presidente Ruffato – nella quale prevale la monetizzazione del bene-acqua e che trascura, invece, “le interrelazioni tra agricoltura e industria, città e territorio, usi domestici e usi industriali che possono essere correttamente affrontate solo con una cultura civica dell’acqua bene pubblico”. Anche per Riccardo Petrella, docente dell’università di Lovanio (Belgio) e presidente di Ierpe, l’istituto europeo di ricerca sulle politiche dell’acqua che ha messo sotto lente critica il Water Blueprint, il piano strategico messo a punto dal governo europeo appare figlio “di una logica economicistica e meramente finanziaria” che privilegia – ha spiegato – gli interessi dei grandi gruppi agroindustriali ed energetici europei, non affronta la questione della proprietà dell’acqua e del suo controllo e non promuove la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Una buona gestione della risorsa idrica – è la controproposta dell’Istituto europeo di ricerca – dev’essere pubblica e integrata, ponendo i costi dell’acqua a carico della collettività, coperti dalla finanza pubblica, e differenziando la tariffazione in funzione delle finalità degli usi. Chiave di volta di uno scenario di gestione è il governo dell’interdipendenza tra acqua, agricoltura, industria, energia e gestione del territorio attraverso una politica “partecipata”, che coinvolga tutti gli attori in campo, nell’interesse dell’intero ecosistema.

(Fonte: SEP)

Fao ed Irak chiedono Irriframe, il sistema per il risparmio idrico nell’irrigazione brevettato dai Consorzi di bonifica italiani

SEP 2013 convegno Anbi“La Fao e l’Irak ci hanno chiesto ufficialmente di poter esportare l’esperienza del sistema intelligente Irriframe per il risparmio idrico nell’irrigazione.” Lo annuncia Massimo Gargano, presidente ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni), intervenendo al convegno “Consorzi di bonifica: innovazioni e tecnologie a servizio del territorio”, organizzato a Padova in occasione di “SEP-Green R.evolution Exhibition” in corso di svolgimento fino a venerdì 22 marzo prossimo.

Cos’è Irriframe. “Non solo – prosegue Gargano – abbiamo segnali di interesse pure dalla Cina, dove già operano un migliaio di realtà costruite anche sul modello consorziale italiano. E’ l’esempio di un’eccellenza studiata nel mondo, testimonianza della ricerca applicata, svolta nei Consorzi di bonifica.” Irriframe è un sistema, voluto dall’ANBI, realizzato dal Consorzio C.E.R. (Canale Emiliano Romagnolo) e da quest’anno attivabile in tutta Italia; attraverso la combinazione di più parametri (tipologia di coltura, previsioni meteo, umidità del terreno, disponibilità idriche, ecc.) permette l’invio all’agricoltore, via computer o sms, del miglior consiglio per l’irrigazione (quanto e quando), permettendo un risparmio fino al 25% del fabbisogno idrico.

In futuro, disponibilità di acqua dolce soddisferà il 40% delle necessità. “E’ un’innovazione non solo di alto valore economico ed ambientale, ma anche etico – prosegue Gargano – se consideriamo che molti osservatori prevedono che, a metà del corrente millennio, la disponibilità d’acqua dolce non potrà soddisfare il 40% delle necessità.” L’appuntamento fieristico in corso di svolgimento a Padova e che vede il coinvolgimento di A.N.B.I. ed Unione Veneta Bonifiche è il primo tassello di un più ampio progetto, che vedrà i padiglioni dell’ente fieristico patavino sede di “Aquater – Salva(e)guardiamo il territorio”, primo “contenitore” espositivo e convegnistico italiano, dedicato alla tutela idrogeologica del suolo.

(Fonte: ANBI)

Gestire la risorsa acqua per dare futuro all’umanità

LuttwakDSC00564E’ il massimo dei paradossi possibili per il futuro dell’umanità: sul nostro pianeta “non manca l’acqua, ma manca la sua buona gestione”, senza la quale c’è il rischio che una parte del mondo resti senza questa risorsa. Così il politologo Edward Luttwak ha stigmatizzato uno dei principali problemi legati all’accesso e alla distribuzione delle risorse idriche, nel corso del seminario internazionale su questa materia prima indispensabile a tutti, svoltosi venerdì 30 novembre scorso nello storico Caffè Pedrocchi di Padova. L’iniziativa è stata promossa dalla Regione del Veneto, che in questo modo ha voluto aprire il dibattito in vista del 2013, proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Anno Internazionale delle cooperazione nel settore idrico“.

Mala gestione politica. “Ho ritenuto opportuno convocare questo appuntamento – ha affermato l’assessore alla tutela del consumatore del Veneto Franco Manzato – per meglio affrontare problematiche che investono tutti gli esseri umani e il progresso della nostra società. Dobbiamo intervenire in modo consapevole per assicurare la corretta disponibilità di acqua buona a tutti e per ogni uso lecito”. Su tale questione non è mancato un giudizio severo da parte di Luttwak nei confronti delle grandi organizzazioni internazionali, che ha affermato: “se uno vuole morire di sete raggiungerà sicuramente l’obiettivo mettendo il problema nelle mani delle Agenzie delle Nazioni Unite. Fino a che la qualificazione e la gestione delle risorse passa, anziché attraverso tecnici esperti e corretti, da una mala gestione “politica” che non si cura in maniera sufficiente degli sprechi, non può esserci buona governace”. Di opinione analoga, anche se meno radicale, il Premio Nobel 2000 per l’economia Daniel McFadden, che ha esaltato il ruolo dei mercati idrici organizzati. “Questo tipo di mercato certamente non risolve tutti i tipi di approvvigionamento, ma è un buono strumento in mano agli Stati che democraticamente sono liberi di scegliere a chi affidarsi e in che modo. Concordo con Luttwak che serva un buon governo, ma sicuramente l’utilizzo di una distribuzione razionale è un passo fondamentale”.

Acqua desalinizzata e purificata. Entro il 2014, ha ricordato dal canto suo Yossi Shmaia della Mekorot Israel National Water Company, il 75% dell’acqua in Israele proverrà da impianti di desalinizzazione e purificazione. I pozzi oggi vengono scavati a 1 chilomentro e mezzo nel sottosuolo, mentre in Italia si scava appena 300 metri per trovare l’acqua. Gli impianti israeliani riescono ad avere una perdita idrica del 10% mentre quelli italiani sono intorno al 25%. Inoltre in Israele l’acqua “di scarto” non viene ributtata in mare, ma reimpiegata nelle agricolture grazie a tecnologie avanzate ed efficienti. Per gestire meglio l’acqua nel nostro Paese, si potrebbero utilizzare contributi europei, come ad esempio quelli della PAC, che però non funzionano se non sono orientati a risolvere il problema nella sua globalità, mentre intervengono nella singola situazione, hanno commentato più relatori, che hanno posto l’accento sul ruolo cruciale del livello locale, che peraltro non può sostituirsi di per sè ad una strategia globale. Occorre anche limitare gli interventi sui fiumi e corsi d’acqua, è stato detto, perché forzandone il passaggio si rischiano ulteriori dispersioni e disastri ambientali

(Fonte: Regione Veneto)

Acqua e bizzarrie climatiche. L’Italia affoga mentre sconta ancora gli effetti della siccità.

“L’Italia affoga mentre sconta ancora gli effetti della siccità, queste bizzarrie climatiche invocano ancora giustizia: opere necessarie per laminare le piene dei fiumi e un piano irriguo nazionale”. Lo afferma Coldiretti Veneto alla vigilia del convegno in programma oggi a Padova promosso dall’assessorato regionale all’agricoltura che anticipa con presenze di esperti mondiali, come il premio Nobel Daniel Little Macfadden e l’economista Edward Luttwak, l’anno internazionale dell’acqua.

Legati a doppio filo con Chicago. “Il tema delle variazioni del clima nelle sue varie espressioni non teme distanze – ricorda Coldiretti – l’estate siccitosa di quest’anno ha castigato il nord est quanto gli Stati Uniti al punto che l’opinione pubblica ha avuto modo, visti gli innumerevoli danni alle colture estensive, di sapere che l’impennata del costo dei cerali aveva a che fare con le quotazioni americane: è a Chicago, infatti, che si determina il prezzo di grano, mais e farine. Una dipendenza che fa pensare subito alle speculazioni e a mille interessi che gravitano sull’agricoltura italiana.

Dalla UE gli aiuti per la tutela delle risorse idriche in agricoltura. Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’Oceano, dunque, anche se per il settore primario l’orizzonte degli aiuti per uscire dall’empasse è sempre l’Unione Europea. Bruxelles, però, attraverso il Programma di Sviluppo Rurale prende atto della tutela delle risorse idriche in agricoltura solo dopo l’approvazione dell’Healtk Ceck della Politica Agricoltura Comunitaria, cioè nel 2009. Da quell’anno la priorità individuata a livello comunitario ha stimolato gli imprenditori e consentito loro sia la riconversione che l’ammodernamento degli impianti, riuscendo in alcuni casi a completare in alcuni casi gli interventi ai fini della tutela quantitativa.

Stagione invernale sempre a rischio per il Veneto. Prima di allora questi investimenti non rientravano tra gli obiettivi primari delle misure strutturali, tant’è che la Regione del Veneto ha destinato il 17,5% del fondo recato per le “Nuove Sfide” (dato riferito allo stato di attuazione 2011) alla gestione delle risorse idriche, per un importo complessivo pari a 8,3 milioni d euro. Se si considerasse anche l’ultimo bando del Programma di Sviluppo Rurale, a valere sulla misura 121 conclusosi a marzo 2012, il dato risulterebbe sicuramente maggiore. Se nei periodi estivi si manifesta sempre più il deficit delle infrastrutture irrigue che richiedono una pianificazione di copertura territoriale soprattutto nelle aree di bonifica storicamente indenni, nella stagione invernale la nostra regione si conferma l’Olanda d’Italia. Coldiretti precisa che pur avendo messo in salvaguardia idraulica una superficie pari a 1 milione 178 mila ettari, ovvero tutta la pianura e una parte significativa della collina, ben 538 mila ettari restano a rischio inondazione nel caso di tracimazione dei corsi d’acqua. Il 16% è al di sotto del livello del mare e il 31% sarebbe sicuramente allagato senza il pompaggio delle 317 idrovore.

Necessario rimuovere gli ostacoli che impediscono l’utilizzo delle cave dismesse come invasi. In questo caso la programmazione riguarda gli ambiti dell’Alta Pianura interessati dalle attività di cava, dove è nota da tempo l’opportunità di recuperare queste realtà dismesse come serbatoi, ai fini della tesaurizzazione dell’acqua e della laminazione delle piene. Sono peraltro altrettanto conosciute le problematiche tecniche e giuridiche connesse con questa possibilità importante per il territorio regionale. “Il tema va sicuramente affrontato con maggiore convinzione politica – sottolinea Coldiretti – rimuovendo, se necessario, con interventi legislativi gli ostacoli che non hanno consentito finora lo sviluppo di questa progettualità”.

Giusto riconoscimento agli agricoltori che danno il loro terreno in situazioni di pericolo alluvione. Lo stessa determinazione serve anche per la realizzazione di bacini di espansione in insediamenti rurali che possono convivere con il pericolo di alluvione solo al giusto riconoscimento del danno sopportato per salvare centri urbani e storici nonché l’intera collettività. “Con questi presupposti l’agricoltura del Veneto – conclude Coldiretti – sarà pronta ad affrontare non solo l’anno internazionale dell’acqua ma anche quelli a venire essendo in grado di risparmiare e gestire al meglio un bene che appartiene a tutti”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)