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7 agosto 2016, sul Monte Grappa traguardo storico per la festa dedicata ai formaggi di malga: in 20 anni Morlacco e Bastardo salvati dall’estinzione

13663491_10208946374249959_695905477_oVenti anni fa gli alpeggi del Monte Grappa rischiavano l’abbandono. Malghe che chiudevano, che smettevano di realizzare i formaggi tradizionali, malghesi senza ricambio generazionale, alle prese con la burocrazia che impediva loro l’unica forma di sussistenza, la caseificazione dei formaggi tipici del Massiccio, il Morlacco e il Bastardo di malga. Se in vent’anni la situazione è cambiata, con 20 malghe oggi attive d’estate tra i 1.200 e i 1.500 metri tra le province di Treviso e Vicenza, lo si deve anche alla Rassegna dedicata ai Formaggi del Grappa, che domenica 7 agosto 2016 a Malga Campo Croce (poco sotto Cima Grappa, in territorio di Borso) festeggia il traguardo dei venti anni.

_MAD5540Una festa che fa da volano alla vendita dei prodotti caseari. Oggi le malghe del Grappa producono, tra giugno e settembre, circa 850mila litri di latte di altissima qualità che trasformano in 92mila chilogrammi di formaggi d’alpeggio dalle caratteristiche organolettiche uniche.  La Rassegna, organizzata da A.Pro.La.V. l’Associazione Produttori Latte del Veneto, con il sostegno della Camera di Commercio di Treviso e Belluno e il patrocinio del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, della Regione Veneto, della Provincia di Treviso e del Comune di Borso, è un festa ma anche il volano per la promozione di formaggi tradizionali di qualità superiore, la tutela della biodiversità (quella microbica che rende ciascun formaggio di malga unico e inimitabile), oltre alla salvaguardia dell’ambiente attraverso il mantenimento degli alpeggi. “Attraverso la formula del concorso – spiega il presidente A.Pro.La.V., Terenzio Borga –  si è contribuito, di anno in anno, a migliorare la produzione casearia tradizionale del Grappa, preservando due formaggi che altrimenti rischiavano l’estinzione: da un lato il Bastardo, dall’altro il Morlacco di Malga (presidio Slow Food). Ma questo risultato – permettete il ringraziamento- lo si deve a due persone che venti anni fa hanno lottato con le istituzioni, consentendo che la produzione riprendesse. Sono Bruno Bernardi e Mario Innocente di ONAF: se oggi possiamo mangiare questi formaggi lo dobbiamo anche alla grande passione di queste due persone”.

_MAD5715Il Morlacco di Malga rimane un’eccellenza per pochi intenditori disposti a salire in quota per acquistarlo: “La vendita è diretta da malghese a consumatore – ricorda Bernardi – perciò chi vuole gustare questi formaggi unici deve fare la “fatica” di venire in questi alpeggi splendidi, sapendo di portare a casa prodotti straordinari e di contribuire a preservare un lavoro nobile e a salvaguardare questa montagna. Ora è il momento perfetto, anche grazie ad un giugno piovoso, la produzione di latte è stata buona, e dopo la stagionatura, si trovano formaggi di grande qualità”. Domenica sarà inoltre tagliata la prima forma di Montasio di Malga prodotta in provincia di Treviso. Un formaggio DOP che nasce dalle Pianezze, precisamente da Malga Budui (1.220 mt), stagionato due mesi.

Programma. Nell’ampio pianoro immerso nel verde che si apre a Malga Campocroce (salita da Semonzo) si terranno la mostra con degustazioni e i concorsi dedicati a Morlacco e Bastardo, in assaggio anche numerosi altri formaggi provenienti dal Triveneto, nonché formaggi affinati tra fieni ed erbe dai profumi inebrianti. Per il terzo anno la rassegna si apre anche al panorama nazionale ospitando il concorso Formaggi di Malga italiani in collaborazione con ONAF: 32 i formaggi in competizione, provenienti da 6 regioni italiane. Ospite d’onore per un gemellaggio tra presìdi Slow Food, il Bagòss, un formaggio delle montagne bresciane che però parla veneto, almeno nella sua storia. I veneziani lo chiamavo “l’oro” in tavola per il colore giallo conferito dallo zafferano, che arrivava nel paese di Bagolino (BS) proprio da quella capitale della Serenissima che aveva il monopolio delle spezie. Non mancheranno anche i formaggi DOP del Veneto quali Asiago, Casatella Trevigiana, Montasio, Monte Veronese, Grana Padano, Piave Provolone Valpadana e Mozzarella STG.

Concorso fotografico. Oltre ai malghesi, premi anche per gli amanti del Massiccio che, da tutto il Veneto, hanno partecipato al primo concorso fotografico “Il Grappa tra storia, cultura, natura e tradizione” contribuendo a realizzare la bella mostra visitabile a Campo Croce. A seguire, l’apertura dello stand gastronomico curato dal Gruppo Alpini di Borso, alle 15:00 lo spettacolo del gruppo folkloristico “I Ruzzantini Pavani” e alle 16 la lavorazione in diretta del formaggio Morlacco del Grappa. Per tutta la durata della manifestazione, dal mattino fino alle 18, sarà attiva la mostra mercato con stand che ospiteranno produzioni tipiche. Come arrivare. Per raggiungere la località Campo Croce, partite da Semonzo del Grappa (TV) e seguite le indicazioni per le Malghe. Proseguire dopo il ventesimo tornante oltre le gallerie nella roccia.

Rassegna gastronomica. Dal 5 al 7 agosto, nei ristoranti, trattorie e agriturismi del Grappa si potranno degustare menù che vedranno protagonisti i formaggi tipici locali, grazie alla rassegna “A Tavola con il morlacco e il bastardo”. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il consorzio di promozione Vivere il Grappa. I locali aderenti: L’Antica Abbazia – Via Cenghia, 82, Semonzo di Borso del Grappa (TV) – Tel. 0423 561150; Dalla Mena – Via Santa Felicita, 14, Romano d’Ezzelino (VI) – Tel. 0424 36481; Al Pioppetto – Via Gregorio Barbarigo, 13, Romano d’Ezzelino – Loc. Sacro Cuore (VI) – Tel. 0424 570502; Trattoria alla Posta – Via Viei,13, Borso del Grappa (TV) – Tel. 0423 910474; Garden Relais – Via Caose, 22, Semonzo di Borso del Grappa (TV) – Tel. 0423 91085; Locanda Montegrappa – Via Montegrappa, 2, Borso del Grappa (TV) – Tel. 0423 561113; Agriturismo Da Andreina – Via Duca, 11, Sant’Eulalia di Borso del Grappa (TV) – Tel. 329 4156903; Agriturismo Da Gabriele – Via Cassanego, 4, Borso del Grappa (TV) – Tel. 333 6144758.

Fonte: Servizio Stampa Aprolav

Agricoltura montana: il 16 maggio la scadenza delle domande di aiuto

Agricoltura montagnaIl mese prossimo scadrà il termine per presentare domanda di aiuto per le indennità compensative in zona montana. Possono accedere al sostegno allevatori e agricoltori che operano nelle zone montane del Veneto.

Le risorse a bando per il tipo d’intervento 13.1.1 – Indennità compensativa in zona montana ammontano a 20 milioni di euro. L’intervento prevede l’erogazione di un’indennità che mira a compensare gli agricoltori dei costi aggiuntivi e della perdita di reddito derivanti dagli svantaggi che ostacolano la produzione agricola in queste aree. Obiettivo generale è quello di favorire il mantenimento dell’attività agricola e di preservare l’ambiente, promuovendo pratiche agricole estensive ed ecocompatibili nelle zone montane. Per informazioni sulla modalità di presentazione delle domande è possibile rivolgersi allo Sportello unico agricolo di Avepa della propria provincia.

Fonte: Europe Direct Veneto

Psr 2014-2020: 22 milioni di euro per gestione pascoli e indennità alle aziende di montagna, domande entro il 16 maggio

Agricoltura montagnaVia libera ai bandi per gli agricoltori che gestiscono prati e pascoli in zone collinari e per le indennità a favore delle aziende agricole di montagna: la Giunta regionale ha dato tempo sino al 16 maggio per presentare domanda per concorrere a queste due misure del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 che mettono i palio 22 milioni di euro per gli imprenditori veneti del settore primario.

Nel dettaglio, la delibera di Giunta, che passa ora all’esame della terza commissione del Consiglio regionale prima della pubblicazione definitiva sul Bur veneto,  stanzia 2 milioni per la gestione sostenibile di prati e pascoli nelle zone montane e collinare e 20 milioni per l’indennità compensativa montana. Obiettivo dei finanziamenti del Psr è – da un lato –  azzerare la presenza di sostanze chimiche su prati e pascoli e di salvaguardare la qualità delle acque, favorendo la conservazione sostenibile e produttiva delle aree verdi di altura. Dall’altro, con la misura compensativa, si punta a favorire l’insediamento delle aziende agricole nelle cosiddette ‘terre alte’, compensando il minor reddito garantito da tali attività rispetto ad aziende di pianura.

Valutazione effettuata da Avepa. “Con questa delibera – spiega l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Panriconosciamo gli aiuti previsti per i pascoli di montagna anche alle superfici escluse nell’analogo bando del 2015 sulla base dell’apposita modifica al Psr di recente approvata dalla Commissione Europea, indicando in dettaglio i comuni interessati dell’area Pedemontana, del Vittoriese, delle Prealpi Vicentine, della Lessinia, della Valpolicella e delle colline veronesi”. Le procedure di valutazione delle domande saranno dettagliate da Avepa, l’agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura, che definirà gli adempimenti necessari e guiderà gli agricoltori nella predisposizione della modulistica e della documentazione prevista.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Erbe e fiori dei pascoli di montagna il “segreto” della bontà del Piave Dop, unico formaggio a denominazione protetta del bellunese

piave2012_955Per il Consorzio di Tutela del formaggio Piave DOP si è appena concluso il quinto anno di attività, iniziata a fine 2010. Lo scopo dell’ente è quello di promuovere  e tutelare il formaggio Piave DOP, prodotto che la Comunità Europea ha designato come a “Denominazione di Origine Protetta”. Riconoscimento europeo, questo, che certifica il forte legame che lega il formaggio al territorio che lo ospita e alla sua storia, fatta di piccole latterie turnarie di montagna.

L’unico formaggio DOP bellunese deve pertanto la sua unicità al territorio della provincia di Belluno. Un territorio montano che ne fornisce le caratteristiche peculiari di aroma e sapore, grazie alle caratteristiche infiorescenze che crescono nei pascoli ai piedi delle Dolomiti Bellunesi e che contribuiscono al foraggio con cui le mucche, esclusivamente di razza bruna alpina, pezzata rossa e pezzata nera, si nutrono. L’uso di latte esclusivamente bellunese, ottenuto dalle tre razze bovine sopracitate, assieme alla lavorazione e stagionatura che avvengono rigorosamente in provincia di Belluno sono tra le caratteristiche che il disciplinare di produzione definisce come imprescindibili per la produzione dell’originale Piave DOP.

La produzione. La DOP bellunese negli ultimi anni è cresciuta molto in termini di diffusione e popolarità. Ad oggi, vengono prodotte circa 370.000 forme l’anno ed il Piave DOP è facilmente reperibile in più di 30 paesi nel mondo, tra cui Stati Uniti, Canada e Germania.  Oltre a seguire l’attività di promozione, in questi primi cinque anni il Consorzio di Tutela ha bloccato anche diversi tentativi di imitazione, identificando e fermando la distribuzione di formaggi che, pur non avendo niente a che vedere con l’originale formaggio “Piave DOP”, ne sfruttavano la popolarità del nome e venivano proposti al consumatore in maniera fraudolenta. Quest’attività di tutela è molto importante, in quanto protegge il consumatore e gli permette di essere sicuro che, portando in tavola il formaggio “Piave DOP”, sta mangiando un formaggio genuino e autentico, prodotto secondo rigide regole che ne garantiscono la qualità, il gusto e la salubrità.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio di tutela Piave Dop

Psr 2014-2020: la Regione Veneto modifica soglie di accesso per investimenti energia rinnovabile e indennità zone montane

Agricoltura montagnaCon il via libera del Comitato di sorveglianza, la Regione Veneto ha adottato alcune modifiche al Psr 2014-2015. La principale novità dal punto di vista dei potenziali beneficiari, riguarda gli impianti per la produzione di energia rinnovabile a partire dalle biomasse. La percentuale minima di energia termica cogenerata e recuperata, utilizzata per autoconsumo rispetto a quella prodotta, scende dal 75% al 40%. “La modifica – spiega l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan – si è resa necessaria per adeguare la percentuale ai limiti tecnologici degli impianti attualmente disponibili e per agevolare le condizioni di verificabilità degli interventi”.

Zone montane. Altra novità riguarda i requisiti di ammissibilità per accedere all’indennità compensativa in zona montana della misura 13. “I richiedenti – prosegue l’assessore – non dovranno più possedere una percentuale di superficie agricola totale (Sat) che ricada almeno per il 50% nel territorio veneto ma sarà sufficiente possedere in zona montana la superficie minima richiesta per accedere all’aiuto. Pertanto si estende la platea dei potenziali beneficiari della misura a sostegno delle aziende che operano in zone svantaggiate e della salvaguardia della montagna veneta”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Foresta, una risorsa da utilizzare in modo sostenibile. L’esempio della val di Zoldo, nel Bellunese.

Soci Argav val di Zoldo

soci ARGAV in visita in val di Zoldo (foto Marina Meneguzzi)

(di Marina Meneguzzi) A fine agosto 2015, grazie al socio e consigliere Andrea Saviane, i soci ARGAV hanno avuto la  possibilità di conoscere meglio la val Zoldana, nel Bellunese, visitata per approfondire il progetto di valorizzazione del larice zoldano, condotto da Confartigianato Veneto  in collaborazione con il Consorzio Legno Veneto.

L’unica conifera che nella stagione invernale rimane spoglia. Chi non lo conosce può scambiare a prima vista il larice per un pino o un abete, viste le sue foglie aghiformi e sottili, che sono però raggruppate a ciuffi e caduche. Il suo legno è conosciuto per la durata e la robustezza. La facile lavorazione ed il bel colore rosso intenso lo rende particolarmente apprezzato nei lavori di falegnameria, specie per gli esterni.

paesaggio Val di Zoldo

veduta val di Zoldo (foto Marina Meneguzzi)

Tre comuni che presto avranno un unico nome, Valle di Zoldo. Piccolo angolo nel cuore delle Dolomiti, la val di Zoldo d’estate si trasforma in un’affascinante meta per escursioni ad alta quota, sul Pelmo, sul Civetta o sul gruppo della Moiazza, mentre d’inverno a far da padrone, dal punto di vista turistico, è il comprensorio sciistico del Civetta. I paesi che la compongono sono Forno di Zoldo, il centro più importante della valle, un tempo sede di numerosi forni e fucine, oggi sostituiti dall’industria dell’occhialeria, Zoppè di Cadore, il comune più piccolo, meno popolato e più alto della provincia di Belluno e Cibiana di Cadore, rinomato per la tradizionale produzione di chiavi. Non affannatevi, però, a ricordare il loro nomi, perché da qui a breve i tre comuni si chiameranno con un nome solo, Valle di Zoldo, scelto dagli abitanti con un referendum.

Ermanno Pizzolato

Ermanno Pizzolato

Al Festil

prodotti di artigianato locale Al Festil

Calorosa accoglienza. “Anche per quanto riguarda l’artigianato, in questo territorio ci si trova inevitabilmente a parlare di foreste”, ha detto Ermanno Pizzolato, segretario di Confartigianato Belluno al nostro arrivo nella sala consiliare di Forno di Zoldo, dove siamo stati accolti dal giovane sindaco Camillo De Pellegrin. Insieme a loro, c’era anche Nadia Scarzanella, presidente della cooperativa “Al Festil“, impegnata a creare occupazione in Valle valorizzando l’artigianato e l’agroalimentare locale, venduto in un negozio in centro a Forno di Zoldo (via Roma 33). Presenti anche Saul Bianchin, che per CSQA,  organismo di certificazione indipendente, segue la certificazione forestale sostenibile PEFC come opportunità di valorizzazione delle foreste locali e il dottore forestale Andrea Zenari, che sta seguendo la gestione forestale sostenibile e la valorizzazione del larice in val di Zoldo.

logo-larice-val-zoldoChe cos’è la gestione forestale sostenibile. Con questo termine s’intende la garanzia che un bosco viene gestito seguendo i criteri della “buona” gestione forestale – che comprende indicatori di sostenibilità ambientale, sociale ed economica riconosciuti a livello internazionale -, con l’obiettivo di tutelare, conservare e migliorare le risorse forestali. I sistemi di certificazione forestale più diffusi a livello internazionale sono FSC  (Forest Stewardship Council) e PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes). “Il Veneto ha 420 mila ettari di foresta certificata PEFC, di cui il 60% si trova in val di Zoldo“, ha rivelato Saul Bianchin. I prodotti provenienti da foreste certificate, come il legname di larice della val di Zoldo, possono essere contrassegnati da un marchio riconosciuto.

segheria bis

esterno segheria Traiber (foto Andrea Saviane)

Ricostruire la cultura dell’uso del legno per generare nuova occupazione. “Da Trieste a Reggio Calabria passando per Torino, la foresta italiana è lunga circa 2 mila km, un dato che attesta un plus ambientale del Bel Paese” ha riferito Andrea Zanoni. Che ha sottolineato l’importanza di ricostruire la cultura dell’uso del legno per creare nuova occupazione. “Il legno italiano si può usare perchè ne abbiamo molto, grazie ad un accrescimento annuo costante e al fatto che viene poco tagliato. La CCIAA ha censito 35 mila artigiani e 2mila carpentieri del legno nonché oltre 11 mila operatori forestali a fronte del 25 per cento di disboscamento, dunque la materia prima c’è come anche gli operatori – anche se dovrebbero essere più qualificati -, e con una buona politica forestale questi potrebbero almeno raddoppiare. La cosa importante è puntare sulla valorizzazione del legno come materiale prezioso e di nicchia“, ha concluso Zanoni.

Legno illegale, terza voce a livello mondiale dopo il commercio illegale di armi e pietre preziose. A proposito di legno come materiale prezioso. Il legname di una foresta certificata costa più del legname comune perché c’è maggior impiego di manodopera qualificata (formazione boscaioli, dispositivi di protezione, procedure aziendali). D’altro canto, c’è sempre più attenzione alla sostenibilità ambientale da parte dei consumatori, che nell’acquistare il legname certificato hanno la sicurezza che i tagli degli alberi sono stati fatti scientemente. “Il taglio e il commercio illegale di tronchi è molto diffuso e pesante, a livello mondiale è la terza voce dopo il commercio illegale di armi e pietre preziose. Il legno illegale incide sul prezzo creando problemi al legno sostenibile. Un modo per fermarlo è dare riconoscibilità ai marchi del legno certificato“, ha affermato Bianchin.

scarzanella

Claudia Scarzanella, segheria Traiber (foto Andrea Saviane)

Il legno certificato può diventare il mercato del futuro, perché c’è sempre più voglia di comprare prodotti sani e con un’identità. Ad esserne convinta è Claudia Scarzanella, vice presidente giovani imprenditori di Confartigianato Belluno, titolare  della storica segheria Traiber (Località Villanova 26, Forno Di Zoldo, tel. 0437-78149), attiva dalla fine dell’800. Assumendone la gestione dopo la prematura scomparsa del marito, Claudia ha deciso di accentuare ancor più la scelta di utilizzare solo legno locale (larice 100% della val di Zoldo) per fare della segheria l’anello di una catena che sappia valorizzare l’intera filiera bosco-legno delle valli attorno a Belluno. “In questo modo abbiamo scelto un mercato di nicchia, rivolgendoci a una clientela sensibile e attenta alle questioni etiche, in grado di apprezzare concetti come km zero e tracciabilità. Da anni non compro più il legname dall’Austria, ma scelgo personalmente nei boschi della valle le piante in piedi da tagliare e le acquisto dai piccoli proprietari del posto: proprio come si fa per un vestito su misura”, ha spiegato Scarzanella. I vantaggi di una filiera così corta sono molteplici: “Non c’è solo il risparmio sui costi di trasporto, la presenza di una realtà come la nostra permette a molte persone che lavorano nel settore di restare in montagna e avere un’opportunità. “Molti acquirenti – ha raccontato Claudia – mi richiedono prodotti certificati PEFC, perché questo apre alla possibilità di concorrere per appalti “verdi” ed è uno strumento per valorizzare ulteriormente il prodotto. Ma vorrei che questo marchio venisse considerato come una prova etica del nostro lavoro”. Ultimo, ma non per questo meno importante, la presenza di un’attività così amica dell’ambiente offre al territorio anche maggiore visibilità dal punto di vista turistico.

Maschera e tabia Val di Zoldo

volti lignei e tabia di Fornesighe (foto Marina Meneguzzi)

Delizie paesaggistiche e gastronomiche. Dopo l’artigianato e il mondo produttivo, abbiamo fatto una gustosa sosta nella Malga Kornigian (Fattoria Kornigian, localita Cornigian – Forno di Zoldo, SP347) e apprezzato le bellezze naturalistiche e architettoniche dello Zoldano visitando i tabià (antichi fienili), e i volti lignei di Fornesighe, deliziosa frazione di Forno di Zoldo.

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Pierina Giacomel nel suo orto di montagna dove coltiva lo zafferano (foto Marina Meneguzzi)

Zafferano di montagna, un sogno diventato impresa. L’ultima tappa che ha chiuso l’interessantissima giornata in val di Zoldo è stata in località la “Veda”, frazione di Fornesighe, nel campo in cui la bellunese Pierina Giacomel coltiva da un anno a questa parte lo zafferano. La sua storia è presto detta: dopo tanti anni da emigrante in Germania, dove conduceva con successo insieme al marito una gelateria, è tornata in terra natia. Quindi, ha partecipato ai corsi tenuti dal Gal Alto Bellunese dal tema “L’Orto dimenticato”. e incontrato alcuni operatori agricoli. È nata così in lei l’idea di provare a coltivare anche in Zoldo lo zafferano che già trova dimora sull’Altopiano di Asiago. Ci ha spiegato Pierina: “Mi sono recata diverse volte sull’Altopiano di Asiago per apprendere i rudimenti del ciclo della lavorazione, che richiede molta pazienza e costanza”. Vista la riuscita dell’esperimento, Pierina sta aumentando la produzione. Una bella notizia per la Val di Zoldo e una gradita realtà a dimostrazione che anche in montagna un sogno può diventare una piccola impresa.

 

 

 

Film Festival della Lessinia 2015, il Lessinia d’oro va al cinese Sonthar Gyal, il Lessinia d’argento all’armeno Vahram Mkhitaryan

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da sx, Sonthar Gyal (Lessinia d’Oro) e Vahram Mkhitaryan (Lessinia d’Argento)

Vola per la prima volta in Cina la Lessinia d’Oro, il massimo riconoscimento del Film Festival della Lessinia, rassegna cinematografica internazionale dedicata a vita, storia e tradizioni in montagna, chiusasi lo scorso 30 agosto a Bosco Chiesanuova (Vr). Tra le 24 opere cinematografiche in concorso, la giuria internazionale ha designato, infatti, come miglior film Gtsngbo – Fiume (94′, Cina 2015) di Sonthar Gyal, regista arrivato dalla provincia del Qinghai, al confine con il Tibet, per ritirare in Lessinia il prestigioso riconoscimento.

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Tutti i vincitori della 21^ edizione del Film Festival della Lessinia

La motivazione. “Questo film sulla vita di una giovane famiglia nomade in Tibet ci racconta una storia toccante ed entra nel cuore del pubblico. Ci mostra quanto sia necessario, nel nostro mondo, imparare a non ferire gli altri e noi stessi e tratta temi importanti quali la compassione e il perdono”. Agli occhi della piccola Yangchan il mondo appare strano: inspiegabilmente suo padre non vuole andare a trovare il nonno eremita, considerato un santo dalla gente della regione; la mamma la allontana perché è in arrivo un nuovo bimbo. Alla vicenda fa da sfondo il mistico paesaggio delle montagne tibetane, bianche e brune. Alla bambina protagonista del lungometraggio è stato assegnato il Premio della giuria internazionale: “Yangchan Lhamo ci offre una straordinaria performance, ancor più toccante se si considera la sua giovane età. Il film è arricchito dalla sua interpretazione matura e autentica, che rivela un carattere forte e speciale. L’attrice riesce a suscitare nel pubblico un ampio spettro di emozioni”.

Lessinia d’Argento. A conquistare il secondo premio per la miglior regia Mleczny brat – Fratello di latte (30′, Polonia 2014) la produzione armeno-polacca del regista Vahram Mkhitaryan. “Il corto ha un cast di successo – si legge nella motivazione –, capace di rappresentare con precisione ogni singolo personaggio. Il tema principale, cioè l’accettazione di un lutto, trova espressione in una brillante storia”. Il giovane Seto vive in un villaggio dell’Armenia. Come vuole la tradizione, consegna il desiderio di avere un fratellino a un brandello di stoffa, legato a un rovo. La mamma è incinta, ma il fratellino muore appena nato. Il vuoto per la sua perdita è colmato dall’amicizia con un agnellino.

Altri riconoscimenti ufficiali. Il Premio per il miglior documentario è andato a Eco de la montaña – Eco della montagna (92′, Messico 2014) di Nicolás Echevarría. “Il coinvolgente e delicato ritratto di un artista che ci porta in un universo intimamente connesso con la natura – motivano i giurati –. I simboli di cui parliamo e che ritroviamo nei capolavori dell’arte cosiddetta “naïf” sono vissuti nella loro pienezza dai protagonisti”. Quale miglior cortometraggio è stato premiato Tau Seru – Piccolo campo dorato (8′, India e Australia 2013) del regista australiano Rodd Rathjen (non in concorso), che ha vinto anche il Premio della giuria degli studenti delle scuole di cinema europee. E’ la storia di un giovane pastore che vive tra le brulle terre alte himalayane. “Un’idea semplice e potente – secondo la giuria –: un giovane pastore dell’Himalaya sogna un mondo migliore e prende spontaneamente la decisione di cambiare radicalmente vita, senza sapere a cosa va incontro”. Una menzione speciale è stata attribuita a Michele Cirigliano per il documentario Padrone e sotto (72′, Svizzera 2014): “Il regista ha realizzato un documentario sobrio, con elementi di humor e una certa leggerezza. Fa un uso esperto della telecamera, con una serie di sequenze spontanee, immortalando i personaggi nel tentativo di fare i conti con il proprio destino”.

Premi speciali. A conquistare il Premio del Curatorium Cimbricum Veronense alla memoria di Piero Piazzola e Mario Pigozzi al miglior film di un regista giovane alla rassegna veronese è stato il documentario Nous saluerons la lune – Noi saluteremo la luna (52′, Francia 2014), opera prima della regista francese Camille Chaumereuil.
Il Premio Speciale Cassa Rurale Bassa Vallagarina al miglior film sulle Tre Venezie è andato invece a Kühe, käse, und 3 kinder – Mucche, formaggio e tre bambini (90′, Svizzera 2015) di Susanna Fanzun, ambientato sull’alpe Gün, a 1.995 metri di altitudine, nella valle svizzera di Safien. Il film ha vinto anche il Premio del pubblico. Il Premio Terre Vive al film che meglio esprime e promuove i valori dell’ecosostenibilità è stato consegnato a Bring the sun home – Porta a casa il sole (67′, Italia 2013) di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini per “aver affrontato con maestria registica e stile delicato un soggetto originale di rara completezza, capace di unire al tema della sostenibilità, la storia di donne e madri, provenienti da continenti diversi”. Ha vinto il Premio della Giuria del Carcere di Verona il cortometraggio girato in un fiordo islandese circondato dai monti Hvalfjörður – Il fiordo della balena di Guomundur Arnar Guomundsson (15′, Danimarca e Islanda 2013). Il film, come hanno spiegato i giurati, “indica una via, attraverso un ragazzino che si ribella al male, al silenzio e all’indifferenza, sciogliendo il gelo di un’intera famiglia. Promuovendo il dialogo, si distribuiscono i pesi e ci si sostiene in cordata, come nel salire la montagna”. Ad aggiudicarsi il Premio dei bambini è stato infine il divertente cortometraggio Zebra (3′, Germania 2013) di Julia Ocker.

Fonte: Servizio Stampa Film Festival della Lessinia

4-6 settembre 2015, Asiago (VI) diventa la capitale dei formaggi e dei vini di montagna

Made in Malga Wine MountinaDal 4 al 6 settembre 2015 torna ad Asiago (VI) “Made in Malga”, evento a carattere nazionale creato da Alberto Marcomini, padovano di nascita e grande appassionato di formaggi, tanto da aver meritato a Parigi, nel 1990, il titolo di Maître fromager de France dalla “Confrèrie des Chevaliers du Taste-Fromage de France”.

Sapori e gusti “d’alta quota”. L’evento asiaghese si rivolge a tutti gli amanti del formaggio d’alpeggio che, nei giorni della manifestazione, sarà possibile assaggiare in un percorso di degustazioni tracciato lungo le vie di Asiago, all’interno di negozi, boutique, enoteche, winebar, ristoranti ed hotel. Ad ogni attività commerciale di Asiago verranno abbinati un produttore o una malga, diventando così luoghi dove poter scoprire sapori e profumi. Molteplici gli appuntamenti in programma: presentazioni di prodotti, assaggi liberi ai banchetti nei negozi, aperitivi nei winebar, degustazioni guidate dai sommelier di Fondazione Italiana Sommelier, con l’abbinamento a vini e birre artigianali, cene a tema.

Vini “eroici”. Nelle stesse giornate, in piazza Carli ad Asiago, si svolgerà il “Mountain Wine Festival”, il Salone Internazionale del Vino di Montagna e della Viticoltura Eroica, realizzata in collaborazione con il CERVIM (Centro ricerche per la valorizzazione e salvaguardia del patrimonio della viticoltura di montagna e in forte pendenza) e Fondazione Italiana Sommelier e che vedrà la partecipazione di più di 120 etichette, di cui metà estere.

Fonte: Fondazione Italiana Sommelier

24 aprile 2015, anche in streaming il convegno sull’uso di Internet e delle nuove tecnologie di comunicazione per la montagna

montagna_003Venerdì 24 aprile 2015, dalle 9.00 alle 13.00, l’Università della Montagna organizza presso la propria sede di Edolo (BS) il convegno “Internet e le nuove tecnologie di comunicazione per la montagna, grande opportunità per lo sviluppo delle terre alte”. L’evento, aperto al pubblico in forma gratuita, potrà essere seguito sia in presenza che via aula virtuale da tutta Italia ed estero.

Montagne “connesse”=incubatori di impresa. Il convegno ha lo scopo di sottolineare attraverso la presentazione di casi di successo esistenti come le montagne “connesse” possano diventare potenti incubatori di impresa. L’Università della Montagna ritiene fondamentale operare per superare il digital divide ed attivare una rete che comprenda soggetti pubblici e privati nelle Alpi e negli Appennini e che li renda capaci di raccogliere le esigenze dei territori, di fornire formazione e informazione qualitativa, di generare risposte concrete in fatto di gestione e supportare una crescita economica significativa e duratura.

Progetto di attivazione “Antenne”. In occasione del convegno, l’Università della Montagna presenterà il proprio progetto di attivazione “antenne” – punti che trasmettono in streaming ed in modo bidirezionale, i contenuti scientifici e divulgativi erogati in forma gratuita, portandoli a tutti gli interessati residenti tra Alpi e Appennini. Presenti per l’occasione, oltre ai relatori, i Presidenti delle tre province interamente montane in regioni non a statuto speciale, Daniela Larese (presidente Provincia di Belluno), Luca Della Bitta (presidente Provincia di Sondrio), Stefano Costa (presidente della Provincia di Verbano-Cusio-Ossola), Elisabetta Parravicini (presidente ERSAF), Luca Masneri (sindaco del Comune di Edolo e presidente del Collegio di Vigilanza del Corso di Laurea di Edolo), Pierluigi Mottinelli (presidente della Provincia di Brescia) e Amedeo De Franceschi (Corpo Forestale dello Stato). Inoltre, al convegno parteciperanno esponenti di Uncem e Federbim.

Info. Centro Interdipartimentale di Studi Applicati per la Gestione Sostenibile e la Difesa della Montagna, Edolo (BS). tel. 0364.71324 – E-mail gesdimont@unimi.it

Fonte: Università della Montagna

10 aprile 2015, a Trento si parla del recupero delle aree agricole marginali di montagna

Nuove terre nuove paesaggiL’abbandono degli spazi rurali costituisce oggi una vera emergenza per i paesaggi montani dell’arco alpino. Le dinamiche che caratterizzano l’abbandono dei campi e dei pascoli sono così evidenti da rappresentare, assieme all’espansione urbana, una vera rivoluzione per il paesaggio. L’attuale crisi del modello di sviluppo economico impone una profonda riflessione sul rapporto tra l’uomo e la natura nonché la ricerca di soluzioni ispirate da nuovi approcci economici e sociali orientati alla sostenibilità.

Nuove terre per nuovi paesaggi. Il documento “Dieci azioni per il paesaggio rurale del Trentino”, a cura dell’Osservatorio del Paesaggio Trentino, individua alcune possibili forme di contrasto al declino dei paesaggi rurali marginali attraverso l’affermazione di nuove forme di produzione, il riconoscimento del ruolo di generatori di servizi eco-sistemici, l’apporto all’attrattività del territorio sul mercato turistico. L’incontro, che si terrà a Trento venerdì 10 aprile 2015 dalle ore 9 alle ore 16 nella sala conferenze del Museo delle Scienze (MUSE), intende proporre una nuova interpretazione al fenomeno dell’abbandono ma soprattutto informare sulle novità della normativa esistente e sulle opportunità di sostegno finanziario per la rivitalizzazione degli spazi rurali marginali. Saranno inoltre presentate alcune esperienze che nei territori alpini rappresentano casi esemplari di recupero e rivitalizzazione degli spazi rurali marginali. Programma e iscrizioni on line a questo link.

Fonte: Tsmstep