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Sposarsi in campagna, pronto il pacchetto “Agriwedding” targato Coldiretti

AgriweddingIl pacchetto costa circa 7 mila euro e conta un abito da sposa sartoriale, un menù tradizionale per circa 80 invitati, un servizio fotografico con annunci stampati in carta riciclata,  le bomboniere lavorate all’uncinetto o una bottiglia decorata dai ragazzi di una cooperativa sociale, una carrozza trainata da cavalli o l’utilizzo di una macchina d’epoca per gli spostamenti, una notte in agriturismo e la preparazione rilassante con sauna e bagni di fieno pre o post giorno delle nozze. Ingredienti base, a cui aggiungere gli optional del caso senza superare il livello della sobrietà imposta dalla capacità di spesa sempre più ridotta.

Tutto per il matrimonio, compreso il relax in caso di litigio. Al valore iniziale  si aggiunge quello immateriale legato alla relazione sociale che continua anche dopo la cerimonia, alla ricchezza manuale disponibile sul posto e l’originalità dell’offerta. E’ la proposta degli agriturismi di Terranostra, in collaborazione con Campagna Amica,  che in tempo di crisi, ma non degli affetti, lancia il matrimonio in campagna.  La sfida è stata raccolta dall’azienda “Alle Rose” di Massanzago in provincia di Padova, già operativa sul tema dopo aver festeggiato varie nozze di diverse nazionalità ed esigenze. La titolare Franca Dussin con la sua idea di “Agriwedding” si è aggiudicata oggi il titolo di ‘fattoria della tenerezza’. “La nostra disponibilità non finisce con la pianificazione dell’evento fino alla festa – spiega Franca Dussin – noi garantiamo la nostra presenza sul territorio e se serve siamo a disposizione in caso di litigi per un periodo di rilassamento magari anche con supporto di psicologo o terapeuta”.

Antichi Mestieri, pubblicato un libro. Con lei alla presentazione anche Tiziana Favaretto, vice presidente di Donne Impresa Coldiretti Veneto e collega in quanto operatrice agrituristica nel veneziano, dove le richieste di festeggiare il giorno più bello della vita in campagna fioccano anche qui. Tiziana ha ricordato il percorso che ha portato le agricoltrici fino a questo punto: “Esattamente qualche anno fa – ha ricordato – abbiamo cominciato a ricercare i mestieri in via d’estinzione, rispolverando un sapere antico quello dell’abilità manuale. Non con atteggiamento nostalgico – ha precisato – ma con l’intento di trasformare la tradizione in un’innovazione. Questo è un primo risultato come lo è stato il libro di Laura Simeoni che con Michele Rigo ha firmato le pagine di “Antichi Mestieri” edito da De Bastiani e diffuso nelle biblioteche e nelle scuole. Un sapere trascritto che ha un vissuto che intendiamo far studiare agli studenti come patrimonio necessario alla costruzione professionale delle nuove generazioni”.

Se son rose…In questo senso,  da segnalare la storia di una start up presentata sotto il portico della casa Dussin: la diciasettenne Corinne Verdi di Padova ha varato la linea “Sesonrose” di aceto balsamico, confettura e zucchero a base di rose, rigorosamente bio. Grazie ad una coppia di vicini anziani, la giovane ha imparato una ricetta e con un pizzico di innovazione con il fratello l’ha tradotta in prodotto raffinato adottando anche i nonni come riconoscenza. “Un trionfo della sobrietà,  dei sentimenti, che aiuta a guardare al futuro con più serenità – ha commentato Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Veneto – la gente dei campi con il suo buon senso è ancora in grado di dare, allenando la società a ritrovare la fiducia anche nei momenti difficili. Una grande responsabilità a cui gli agricoltori non si sottraggono visto che si occupano di sicurezza alimentare, presidio del territorio e di salvaguardia ambientale”.

Fonte: Coldiretti Veneto

2014: Anno Internazionale dell’Agricoltura Famigliare

2014 Anno Internazionale Agricoltura FamiliareLe Nazioni Unite hanno nominato il 2014 Anno Internazionale dell’Agricoltura Famigliare (International Year of Family Farming in inglese, acronimo IYFF) per porre in risalto l’enorme potenziale degli agricoltori a livello familiare nella lotta alla fame e per la preservazione delle risorse naturali.

Sia nel mondo sviluppato che nei paesi in via di sviluppo, oltre 500 milioni di aziende agricole a conduzione familiare (definite come aziende che si basano principalmente sui membri familiari per lavoro e gestione) producono cibo per sfamare miliardi di esseri umani. In molti paesi in via di sviluppo, quelle a conduzione familiare rappresentano in media l’80 per cento del totale delle aziende agricole.  Il direttore generale della FAO, José Graziano da Silva, ha messo l’accento sull’enorme potenziale produttivo rappresentato delle aziende agricole familiari: “Abiamo voluto riconoscere il ruolo centrale dell’ agricoltura familiare nel far fronte alla doppia emergenza che il mondo si trova oggi ad affrontare: migliorare la sicurezza alimentare e preservare le risorse naturali, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, il dibattito sull’agenda post-2015 e la Sfida Fame Zero”.

Agricoltori familiari, la gran parte tra le popolazioni più vulnerabili. Parlando a nome della FAO (che guida i lavori dell’ONU per l’Anno Internazionale), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), e il Programma Alimentare Mondiale (WFP), da Silva ha aggiunto: “L’ agricoltura familiare é ciò che più si avvicina al paradigma della produzione alimentare sostenibile. Gli agricoltori familiari si occupano generalmente di attività agricole non specializzate e diversificate che conferiscono loro un ruolo centrale per la sostenibilità ambientale e la conservazione della biodiversità“. Da Silva ha poi sottolineato come la gran parte degli agricoltori familiari, i pescatori, i pastori, le popolazioni indigene e le comunità tradizionali siano tra le popolazioni più vulnerabili a livello mondiale, una situazione questa che l’Anno Internazionale cercherà di affrontare.  “Dobbiamo rimettere l’agricoltura familiare al centro dei programmi di sviluppo nazionali e regionali” ha affermato, “I governi hanno un ruolo chiave nel favorire l’agricoltura familiare perché questa raggiunga il suo pieno potenziale”.”Questo significa offrire assistenza tecnica e politiche in supporto della produttività delle aziende agricole a conduzione familiare; mettere alla loro portata di mano tecnologie appropriate; migliorare il loro accesso alla terra, alle risorse idriche, al credito e ai mercati; creare un ambiente favorevole per ulteriori investimenti”.

Oltre il 70 per cento delle persone vittime dell’ insicurezza alimentare vive in zone rurali dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e del Vicino Oriente. Questi sono allo stesso tempo agricoltori a livello familiare, soprattutto piccoli produttori, con accesso limitato a risorse naturali, politiche e tecnologie. Tutti i dati dimostrano che gli agricoltori familiari poveri possono rapidamente raggiungere il loro potenziale produttivo se sostenuti da un contesto politico appropriato. Gli agricoltori familiari sono ben integrati nella rete territoriale e culturale locale e spendono i propri guadagni soprattutto nei mercati locali e regionali, generando molti posti di lavoro direttamente o indirettamente legati all’agricoltura.  L’Anno Internazionale mira a sottolineare l’importanza dell’agricoltura familiare e di piccola scala ponendo l’attenzione sull’importante ruolo che esse giocano nell’alleviare la fame e la povertà, nel rafforzare la sicurezza alimentare e la nutrizione, nel migliorare i mezzi di sussistenza, nella gestione delle risorse naturali, nella protezione dell’ambiente e nel raggiungere uno sviluppo sostenibile, in particolare nelle zone rurali.

(Fonte: FAO)

Approvato in Consiglio Regionale il progetto di legge in materia di agricoltura sociale

agrisoc(1)Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il progetto di legge presentato dal presidente del Consiglio, Clodovaldo Ruffato, relativo alle disposizioni in materia di agricoltura sociale. Il provvedimento intende coniugare, in un’ottica di un nuovo sviluppo dell’attività agricola, il recupero della tradizione e nuovo welfare.

Agevolazioni speciali da parte della Regione. Il Progetto di legge prevede che le attività siano indirizzate all’inserimento socio-lavorativo di soggetti appartenenti alle fasce deboli, a politiche assistenziali e di riabilitazione delle persone con disabilità fisica, psichica o forme di dipendenza, anche attraverso la creazione di centri di ospitalità per anziani e il ricorso a terapie assistite con animali e terapie con prodotti agricoli in produzione nell’azienda. Prevista anche l’attività educativo assistenziale e didattico formativa, nonché azioni volte a promuovere forme di benessere personale e relazionale. Per questi scopi la proposta di legge prevede anche il ricorso ai cofinanziamenti dei fondi comunitari. “L’idea innovativa della nostra iniziativa legislativa rispetto a quella di altre Regioni in materia di fattorie sociali e didattiche – ha spiegato il presidente Ruffato – è quella di sostenere lo sviluppo di queste attività a forte valenza sociale, prevedendo una serie di agevolazioni, dalla concessione in uso di beni regionali all’impegno a distribuirne i prodotti alimentari nelle mense gestite da enti pubblici. Si tratta di un provvedimento che va a colmare un vuoto normativo e che dà una risposta alla crisi che si è venuta a creare anche nel settore dell’assistenza sociale. Dall’agricoltura, dunque, può arrivare un’ulteriore offerta di servizi per le comunità locali, confermando la sua multifunzionalità nel fornire anche servizi innovativi. Potremmo quindi dire che l’agricoltura sociale è l’economia della solidarietà”.

Fattorie “sociali”. “Finalmente si dà trasparenza ad una realtà emergente e fino ad ora senza una codifica: le fattorie sociali”. Coldiretti è soddisfatta per la conclusione dell’iter amministrativo che ha portato alla definizione di una norma innovativa che ammette, di fatto, l’esistenza di esperienze offerte dal settore primario alle fasce più deboli della società. Si tratta – spiega Coldiretti – di un riconoscimento a tutti quegli imprenditori agricoli (giovani soprattutto) che attraverso la multifunzionalità hanno esplorato forme spontanee di supporto alle fasce più deboli della società come ad esempio la pet therapy negli ospedali, i soggiorni per anziani in campagna, il coinvolgimento degli ipovedenti, l’integrazione nel mondo del lavoro di carcerati e tossicodipendenti, il recupero psicofisico dei portatori d’handicap. Dagli agrinidi agli ospizi di campagna le attività intraprese sul territorio sono molteplici e le soluzioni adottate rispecchiano le svariate offerte garantite dalle imprese agricole per soddisfare un’esigenza avvertita sempre più dalla collettività per il mantenimento di legami territoriali e culturali che costituiscono il vissuto di una comunità e che spesso trovano, non casualmente, proprio nella famiglia rurale gli interpreti più fedeli. “La prossimità e la relazione sono valori antichi – sostiene Coldiretti – e da sempre presenti nel mondo contadino cosi come la solidarietà, il mutuo aiuto, la cura e assistenza di membri all’interno di una cerchia familiare “allargata”. In agricoltura c’è una predisposizione naturale per la valorizzazione delle persone di tutte le età e questa attitudine ha consentito di alimentare un welfare inclusivo più umano e rispettoso delle fragilità”.

(Fonte: Consiglio Regionale Veneto/Coldiretti Veneto)

Coldiretti in Consiglio Regionale con coniglietti, cuccioli di campagna e un falco: chiesta una legge per l’agricoltura sociale

Agricoltori e animali testimonial a Venezia per agricoltura sociale

Agricoltori Coldirtti con i loro animali testimonial a Venezia per legge agricoltura sociale

Giovanni insieme alla moglie è già titolare del primo agriasilo d’Italia, Stefano vuole trasformare il suo agriturismo in un ospizio di campagna, Giulia, è una giovane architetto e nella sua azienda si occupa di bambini autistici, l’impegno di Benedetta, invece, è per le persone disabili, Fabiano aiuta il recupero di chi è affetto da disturbi alimentari, Monica si prende cura dei malati di Alzheimer, Alberto accoglie i bambini timidi nel regno dei rapaci.

Animali testimonial a Venezia per agricoltura socialeAgricoltori “di comunità”. Non sono medici nè operatori sociali, sono tutti agricoltori, soprattutto imprenditrici agricole. Tante le storie in Veneto di chi come loro ha deciso di abbinare l’attività produttiva aziendale alla solidarietà, spesso in modo automatico perché da sempre la famiglia rurale è accoglienza e in questo ambito trovano spazio i portatori di handicap, le persone anziane che contribuiscono ugualmente agli altri al lavoro. Tutto quindi è normale, come non pesare sulla spesa pubblica garantendo benessere, e cure e attenzione a chi è in difficoltà. Dai primi segnali sperimentali promossi dalle donne in particolar modo, queste realtà sono ora diffuse in tutto il Veneto, una nuova forma di “agricoltura di comunità”, non di sussistenza, ma utile e a disposizione degli altri. Per questo ieri a Venezia, i protagonisti di quella che viene chiamata anche “agricoltura sociale”, dopo aver attraversato il Canal Grande con le barche, hanno bussato alle porte del Palazzo Ferro Fini insieme ai dirigenti di Coldiretti, per chiedere al Consiglio del Veneto un quadro normativo dove inserire le tante espressioni di fattorie sociali.

agricoltore Coldiretti con falcoA Venezia corteo di agricolotri e coniglietti, cuccioli di campagna e un falcoHanno portato con loro i piccoli animali domestici: coniglietti, porcellini d’India, cuccioli, persino il falco Burian per testimoniare simbolicamente quanto la natura metta già a disposizione per cominciare a stare meglio: il verde di un paesaggio, il contatto con gli animali, il lavoro dei campi come coinvolgimento ad un progetto semplice che alla fine dà sempre i suoi frutti.  Gli agricoltori di Coldiretti con le loro mascotte hanno voluto manifestare cosi la capacità delle aziende agricole di essere al servizio della società proponendo vere e proprie assistenze riabilitative che vanno dalla pet therapy ai soggiorni per anziani in campagna, dall’integrazione nel mondo del lavoro dei carcerati al rinforzo psicofisico dei portatori d’handicap nonchè l’inserimento in società dei tossicodipendenti.

Già firmato un provvedimento dal Consiglio Regionale. Esperienze lodevoli esercitate sul territorio in maniera spontanea, con accordi locali con le strutture sanitarie e amministrazioni pubbliche che ne hanno compreso l’importanza intercettando le esigenze delle famiglie oltre che quelle delle fasce deboli che riconoscono il valore e i benefici in termini terapeutici, o di inserimento lavorativo, o inclusione nel sistema solidale.  La delegazione guidata dal Presidente Giorgio Piazza e da Franca Castellani di Donne Impresa è stata ricevuta dal Presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato e tutti i consiglieri che non si sono fatti cogliere impreparati tanto da rispondere alle richieste già con un provvedimento firmato da tutti i capi gruppo che sarà presentata alle commissioni e in aula. “Si tratta della conferma del grande contributo della campagna alla qualità della vita – ha spiegato ai politici presenti Giorgio Piazza – che propone nuovi modelli di sviluppo meritando l’attenzione delle istituzioni e soprattutto leggi all’altezza dell’enorme potenziale agricolo che ha ancora molto da dare alla collettività in termini di benessere, sicurezza alimentare e servizi”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)