• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Fatturazione elettronica acquisto carburanti per autotrazione, obbligo dal 1 luglio, 9 aziende agricole su 10 non sono pronte

Dal 1° luglio partirà l’obbligo di fatturazione elettronica per l’acquisto di carburanti per autotrazione, primo step di una rivoluzione digitale che porterà dal 1° gennaio 2019 all’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le operazioni tra azienda e azienda. Un cambiamento totale che obbligherà tutti a dotarsi di software sia per l’emissione delle fatture nel nuovo formato xml, sia per il ricevimento e l’archiviazione. Chi non si adegua, incorrerà in salatissime sanzioni che vanno dal 90 al 180% dell’Iva relativamente all’operazione non correttamente fatturata.

Grande è la preoccupazione tra gli agricoltori. Secondo una stima di Confagricoltura Veneto, 9 aziende su 10 non sono pronte. Tra le piccole e medie aziende molte non sono neppure dotate di computer e, perciò, in questi giorni l’associazione riceve decine di telefonate con la richiesta di chiarimenti, anche perché la normativa non è chiara. Si parla infatti di fatturazione elettronica dal 1° luglio per “benzina e gasolio per motore ad autotrazione”, ma non viene specificato se anche i trattori saranno compresi.“È stato presentato un emendamento con il quale si chiedeva il doppio binario da luglio, ma non è passato – spiega Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto -. Comprendiamo lo scopo del provvedimento, che punta a garantire la tracciabilità dei flussi finanziari e contrastare le frodi Iva, ma un periodo di transizione sarebbe auspicabile, com’è avvenuto l’anno scorso per il registro digitale del vino, perché molte aziende non sono attrezzate e dovranno ricorrere a professionisti per far fronte al cambiamento, con aumento di costi e perdita di tempo. Alle associazioni di categoria spetta il ruolo di informazione, ma va detto che il nuovo sistema obbliga anche noi a rivedere completamente l’organizzazione amministrativa, perché spariranno le fatture cartacee e dovremo dotarci di nuovi strumenti e metodologie per tutti i servizi di tenuta contabilità”.

Molta la confusione che regna nell’universo aziendale. Bruna Scomparin, responsabile dell’ufficio Iva di Confagricoltura, riferisce che l’organizzazione ha fissato per la prossima settimana un incontro con il ministero e l’agenzia delle entrate per sapere se i carburanti a uso agricolo rientreranno nell’obbligo previsto dal 1° luglio: “In ogni caso molte aziende agricole saranno interessate dal provvedimento per il carburante legato all’utilizzo di furgoni, camion e tutto ciò che serve all’attività aziendale – chiarisce -. In sostanza, sparisce la scheda carburanti e viene sostituita dalla fattura elettronica. Cosa comporta questo? Che ogni azienda, anche chi riceve la fattura, dovrà munirsi di una Pec e di un software per la ricezione, o di un’app da scaricare su smartphone, tablet e pc per scaricare il file, convertirlo e trasmetterlo a chi tiene la contabilità. Il guaio è che molti agricoltori, soprattutto le vecchie generazioni, non possiedono né un computer e neanche un telefonino funzionale allo scopo. Saranno i piccoli e medi imprenditori ad avere più problemi, e temiamo che molti saranno costretti affidarsi a professionisti esterni, con aggravio di costi, operazioni e riorganizzazioni aziendali. Consigliamo di muoversi da subito, anche in vista della fatturazione elettronica allargata a tutte le operazioni del prossimo anno, per non trovarsi negli ultimi giorni con l’acqua alla gola. Noi faremo la nostra parte, restando a disposizione per dare supporto per tutte le necessità”.

Cosa cambia. Con la fatturazione elettronica, tutto passerà attraverso il Sistema di interscambio, gestito dall’Agenzia delle Entrate, che prevede che l’azienda acceda a un servizio web in cui si può caricare la fattura secondo un formato standard. Per accedere al sistema, gestito dall’Agenzia delle Entrate, occorre avere le credenziali o disporre di una carta nazionale dei servizi e di apposito lettore collegato al computer e di un indirizzo di posta elettronica Pec. A questo servizio si può integrare un software o un web service in grado di generare e inviare la fattura secondo il formato richiesto in maniera automatica.

Fonte: Servizio Stampa Congrafrigcoltura Veneto

Governo Conte, all’Agricoltura Gian Marco Centinaio, all’Ambiente Sergio Costa

Lo scorso 4 giugno si sono insediati i neo Ministri delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e dell’Ambiente, della tutela del Territorio e del Mare del Governo Conte, rispettivamente Gian Marco Centinaio (Pavia, 1971) e Sergio Costa (Napoli, 1959).

Centinaio. “Il primo impegno è la difesa del made in Italy agroalimentare, sia contro le contraffazioni e l’italian sounding che in Europa. Faremo sentire la nostra voce e lavoreremo in sinergia con le associazioni di categoria, difendendo il lavoro e il reddito dei nostri agricoltori, allevatori e di quanti ogni giorno si impegnano per portare in alto il nome dell’Italia in questo comparto”, ha affermato il Ministro Centinaio.

Costa. “Guardare alla Terra dei Fuochi con un’ulteriore attenzione sarà sicuramente uno dei miei primi atti, ma non solo. Proprio quello dell’Ambiente, a breve sarà il primo ministero “plastic free” (liberato dalle plastiche). Ora che inizia l’estate e si va in spiaggia o in montagna, invito ogni italiano, ogni persona che si trova nel nostro bellissimo Paese, a raccogliere un rifiuto di plastica che qualche scellerato ha gettato, lo metta nella differenziata e ripuliamo il mondo assieme. Proviamoci fino in fondo, perché 60 milioni di italiani sono 60 milioni di rifiuti di plastica in meno”, ha affermato il ministro dell’Ambiente.

Piante officinali, approvato nuovo Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione

Nei giorni scorsi, il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni in qualità di Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, ha approvato in esame definitivo il decreto legislativo che, in attuazione della legge sulla semplificazione, la razionalizzazione e la competitività dei settori agricolo e agroalimentare (legge 28 luglio 2016, n. 154), introduce norme in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali.

Nuovo Testo unico in materia. Il decreto, ai sensi dell’articolo 5 della legge delega, costituisce il nuovo Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali. Il testo fa proprie le conclusioni del Tavolo di filiera delle piante officinali, istituito nel 2013, e, tenendo conto delle normative europee, adegua la disciplina vigente dando un nuovo assetto al settore, in modo da favorirne la crescita e lo sviluppo e da valorizzare le produzioni nazionali, garantendo al contempo una maggiore trasparenza e conoscenza al consumatore finale.

Il decreto: fornisce una nuova definizione di piante officinali, prevedendo inoltre l’istituzione dei registri varietali delle specie di piante officinali, nei quali sono elencate le piante officinali ammesse alla commercializzazione e sono stabilite le modalità e le condizioni per la certificazione delle sementi; chiarisce in maniera inequivoca che la coltivazione, la raccolta e la prima trasformazione delle piante officinali sono considerate a tutti gli effetti attività agricole; disciplina la raccolta spontanea, in modo da evitare il depauperamento delle aree a questa destinate e da favorire una maggiore conoscenza delle stesse zone, delle piante e dell’ambiente in cui si sviluppano; stabilisce che, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, deve essere adottato il Piano di settore della filiera delle piante officinali, che costituisce lo strumento programmatico strategico diretto a individuare gli interventi prioritari per migliorare le condizioni di produzione e di prima trasformazione delle piante officinali, al fine di incentivare lo sviluppo di una filiera integrata dal punto di vista ambientale, di definire forme di aggregazione professionale e interprofessionale capaci di creare condizioni di redditività per l’impresa agricola e di realizzare un coordinamento della ricerca nel settore; prevede, per le Regioni, la possibilità di istituire, nel rispetto della normativa dell’Unione europea, marchi finalizzati a certificare il rispetto di standard di qualità nella filiera delle piante officinali.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

Il Governo approva la riforma Agea (erogazione aiuti comunitari in agricoltura), Veneto Confagricoltura disapprova (accentra a discapito degli agricoltori veneti), Coldiretti approva (bene razionalizzare e mettere in rete le Regioni)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni in qualità di Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo che, in attuazione della legge sulla semplificazione, la razionalizzazione e la competitività dei settori agricolo e agroalimentare (legge 28 luglio 2016, n. 154), introduce norme in materia di riorganizzazione delle competenze nel sistema di erogazione degli aiuti comunitari cui sono preposti l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA).

Obiettivi del Governo. Il decreto, in attuazione dell’articolo 15 della legge delega e in linea con la nuova politica agricola comune 2014-2020, prevede la riorganizzazione dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), in modo da renderla maggiormente rispondente alle specifiche esigenze del settore e da assicurare il raggiungimento di diversi obiettivi: migliorare la qualità dei servizi erogati alle imprese agricole; razionalizzare e contenere la spesa; innalzare l’efficienza del sistema di pagamenti; rivedere e ottimizzare il modello di coordinamento degli organismi pagatori a livello regionale; rivedere l’attuale sistema di gestione del SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale); ottimizzare l’accesso alle informazioni, mediante la realizzazione di una piattaforma informatica che permetta una più forte integrazione tra le articolazioni regionali e la struttura centrale. Il decreto mira ad assicurare in modo più strutturato e netto la separazione tra le funzioni di Organismo di coordinamento e di Organismo pagatore attribuite all’AGEA.

Confagricoltura Veneto esprime la propria contrarietà. “La riforma rappresenta un atto di insensibilità istituzionale e di lesione dell’autonomia regionale, a discapito degli agricoltori e dei contribuenti – sottolinea il presidente di Confagricoltura Veneto, Lodovico Giustiniani -. La riforma accentrerà, infatti, la gestione dei procedimenti amministrativi, imponendo alle Regioni di uniformare il sistema informativo a quello nazionale. Questo significa che il Veneto dovrà abbandonare il sistema adottato dall’agenzia regionale Avepa, che ha dimostrato di operare bene, per adottare quello nazionale che è al contrario inefficiente, lacunoso e causa di gravi ritardi nei pagamenti. Quello che serve per Agea è una riforma radicale, che vada a rifondare completamente l’agenzia per metterla in grado di fornire risposte puntuali ed esaustive alle esigenze degli agricoltori”.

La razionalizzazione dei servizi e delle competenze è sempre utile invece per Coldiretti Veneto. Nel caso di Agea, “se la riforma contribuirà ad accentrare i servizi amministrativi, mettendoli di fatto in rete con le Regioni, il passo avanti compiuto sarà innegabile”, ha affermato Martino Cerantola, aggiungendo che occorre mettere da parte i personalismi: “in Veneto Avepa funziona molto bene. Dobbiamo continuare a lavorare in termini di efficienza e pensare che la riorganizzazione proposta dal governo contribuirà ad efficientare i processi ed al tempo stesso a razionalizzarli”. Si interverrà sull’intera filiera ed il sistema dei pagamenti, in previsione, dovrà essere più rapido. “Cerchiamo di pensare in rete e, soprattuttodi tagliare i procedimenti macchinosi di cui il nostro Paese, nessuna Regione esclusa, è pieno. Solo così potremo dirci un paese davvero democratico e dalla parte di chi lavora, peraltro con un ritorno sull’economia dei territori indubbiamente sensibile”.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf, Confagricoltura Veneto, Coldiretti Veneto

Arrivano al supermercato i prodotti firmati dagli agricoltori italiani

A partire dal 3 maggio 2018, i consumatori potranno acquistare i prodotti a marchio “FDAI – Firmato Dagli Agricoltori Italiani”: li troveranno sugli scaffali degli oltre 600 punti vendita italiani di Lidl Italia e sono il frutto dell’accordo che l’azienda leader della Gdo ha stipulato con la Filiera Agricola Italiana spa, realtà che che sostiene e promuove gli imprenditori agricoli.

Nell’accordo importante anche l’aspetto etico della produzione agricola. Il progetto nasce dalla volontà di Lidl Italia, che conta oggi più di 2.000 prodotti di cui l’80% made in Italy, di compiere un ulteriore passo avanti verso un assortimento sempre più votato alla sostenibilità e al territorio. Filiera Agricola Italiana spa ha affiancato Lidl Italia nello sviluppo di questa nuova linea di prodotti che si caratterizza per l’utilizzo di materie di prima scelta, 100% italiane e tracciabili. Il risultato è un ricco paniere di articoli, tra cui riso Carnaroli IGP, pasta trafilata al bronzo con grano lucano, olio toscano IGP e succo di frutta con agrumi di Calabria, che brillano per qualità e bontà, oltre che per gli elevati standard di etica e trasparenza.”Questo accordo – spiega Stefano Albertazzi, direttore generale di Filiera Agricola Italiana spa – è uno strumento importante e innovativo che da una parte valorizza i prodotti agroalimentari dei territori italiani e dall’altro favorisce tutti i componenti della filiera dal campo alla tavola: agricoltori, grande distribuzione e consumatori. Si tratta di un passo in avanti per un nuovo modello di relazioni economiche che punti sempre più sulla cooperazione virtuosa e sulle scelte condivise”. Dichiara Eduardo Tursi, amministratore delegato acquisti di Lidl Italia: “Ci siamo impegnati a fondo in questo progetto che arricchisce la nostra proposta di eccellenze made in Italy e consolida la passione di Lidl per il territorio”.

Fonte: Garantitaly.it

Latte, Coldiretti: stop a “Far west” su prezzo e contratti

Stop al “Far west” sui contratti per il latte. E’ quanto chiede la Coldiretti di fronte alle comunicazioni unilaterali di variazione al ribasso del prezzo alla stalla, o di riduzione delle quantità richieste rispetto agli accordi presi, che le industrie stanno mandando agli allevatori e che mettono a rischio la sopravvivenza e il lavoro di oltre 30mila aziende agricole, senza considerare l’indotto.

La questione. “Si tratta – spiega la Coldiretti – di una situazione generata anche dalla pratica fuori legge ma ancora in uso di stipulare intese verbali e di durata inferiore ai 12 mesi per la quale si chiede l’intervento degli organismi di controllo del Ministero delle Politiche Agricole insieme all’attivazione di tutte le contromisure legali disponibili in caso di necessità. La legge 91 del luglio 2015 – ricorda la Coldiretti – prevede infatti l’obbligo di contratti scritti della durata minima di 12 mesi. E proprio ai sensi della normativa vigente alla Coldiretti continuano ad affluire le deleghe firmate dai singoli allevatori che incaricano l’organizzazione a rappresentarli sia di fronte alle industrie in sede di trattative per il prezzo sia di fronte ai magistrati nel caso scoppiasse una vera e propria guerra giudiziaria con le aziende di trasformazione”.

Segnali positivi. “Le modifiche unilaterali al ribasso del prezzo del latte – afferma la Coldiretti – vanno contro una situazione di mercato che invece offre segnali positivi, a partire dalle quotazioni del Parmigiano Reggiano che con stagionatura a 18 mesi sulla Borsa di Parma ha toccato il record di 10,63 euro al chilo, la quotazione più alta registrata negli ultimi cinque anni. Volano anche i valori del burro che ha toccato i 4,80 euro al chilo con un progresso del 10,47% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un trend accompagnato anche da un aumento del 12,5% della spesa delle famiglie. In progresso anche il latte spot (quello venduto al di fuori dei normali contratti di fornitura) che alla Borsa di Lodi, principale piazza di riferimento italiana, ha ripreso a crescere con un balzo di quasi il 7% nell’ultimo mese. Come se non bastasse – continua la Coldiretti – mai così tanto formaggio italiano è stato consumato all’estero come nel 2017 che ha fatto segnare un record storico con l’aumento del 6% in quantità rispetto allo scorso anno che ha portato a ben il 63% l’incremento delle spedizioni nel corso di un decennio, come in Francia dove è diretto quasi un quarto del totale esportato (23%), in Germania che si colloca al secondo posto tra i principali clienti, in Gran Bretagna e negli gli Stati Uniti dove nell’ultimo anno si è verificato un aumento del 10% delle spedizioni”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

2018 Anno del cibo italiano: nominati i 13 esperti del Comitato tecnico di coordinamento, tra Petrini, Farinetti, Bottura, Cottarella, Calabrese e Montanari anche “l’artigiano della pizza” napoletano Enzo Coccia

Il Ministro Franceschini (Cultura e Turismo) ha approvato la direttiva che dedica il 2018 “Anno del cibo italiano“. Attraverso la costituzione di un apposito Comitato e la stretta collaborazione con il Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali), saranno promosse iniziative e azioni in grado di rappresentare durante l’anno la produzione eno-gastronomica e la cucina italiana come grandi attrattori turistici del nostro Paese.

I 13 esperti del Comitato. Franceschini ha nominato i 13 esperti di chiara fama che faranno parte del Comitato Tecnico di Coordinamento presieduto dal direttore generale Turismo del MiBACT, Francesco Palumbo: 1) Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, 2) Oscar Farinetti, imprenditore e presidente fondazione E. di Mirafiore 3) Cristina Bowerman, presidente Ambasciatori del Gusto 4) Massimo Bottura, chef 5) Riccardo Cottarella, presidente dell’Unione Internazionale Enologi 6) Giorgio Calabrese, medico nutrizionista e docente di Alimentazione e Nutrizione umana all’Università del Piemonte Orientale 7) Marco Gualtieri, presidente di Seeds&Chips 8) Claudia Sorlini vice presidente del Touring Club Italiano, già professore ordinario di Microbiologia Agraria all’Università degli Studi di Milano e membro della Steering Committee of the EU Scientific Programme for Expo 2015 9) Enzo Coccia, pizzaiolo 10) Elisabetta Moro, professore ordinario di Antropologia culturale e Tradizioni Alimentari del Mediterraneo all’Università suor Orsola Benincasa di Napoli 11) Mauro Rosati, direttore Generale Fondazione Qualivita 12) Massimo Montanari, professore ordinario di storia dell’Alimentazione e presidente di Casa Artusi 13) Raffaele Borriello, direttore generale di Ismea

Azioni rivolte all’estero. Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) e Mipaf attueranno una completa ricognizione di prodotti agricoli e agroalimentari di eccellenza, ricette della cultura alimentare e culinaria dei territori italiani, circuiti ed itinerari di offerta enogastronomica, eccellenze di conoscenze e sapere. Questi interventi sono funzionali anche al rafforzamento di itinerari interregionali di offerta turistica, in coerenza con il lavoro già realizzato con il 2016 Anno dei Cammini e il 2017 Anno dei Borghi. Dell’infinito patrimonio italiano, verrà promossa la conoscenza internazionale, con particolare riferimento all’organizzazione di esperienze gustative relative ai prodotti a denominazione di origine e ad indicazione geografica. Insieme al MAECI (Ministero degli Affari Esteri)  ed agli Istituti Italiani di Cultura all’estero, verrà realizzata una grande campagna di comunicazione internazionale sul brand Italia. Inoltre, il progetto “Vivere all’italiana” consentirà una promozione della lingua italiana, arte e cultura, archeologia e sistema museale, enogastronomia, università e ricerca, scienza e tecnologia, design, industria culturale e creativa, sport, territori. Insieme al Mipaaf, al Maeci e al Miur (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) verrà promossa la cucina italiana di qualità. Attraverso l’organizzazione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo Ambasciate, Consolati e Istituti italiani di Cultura presenteranno i prodotti alimentari di eccellenza rappresentativi dell’Italia e del gusto italiano a milioni di consumatori nel mondo, in prosecuzione delle tematiche di Expo Milano 2015.

Favorito l’accesso al credito delle imprese del settore turistico-culturale-enogastronomico. Verrà definito un accordo tra Ministero e Cassa Depositi e Prestiti per sviluppare i servizi di accoglienza (informazione, didattica, visite guidate, agri-musei, etc.) rivolti ai turisti presenti lungo gli itinerari di turismo lento. L’obiettivo è favorire l’accesso al credito delle imprese operanti nel settore turistico-culturale e del turismo enogastronomico con investimenti diretti allo sviluppo di prodotti agricoli ed enogastronomici che possano arricchire i percorsi di visita. In tutta Italia il Mibact compone, selezionando e patrocinando iniziative regionali e territoriali, il Calendario delle Attività dell’Anno del Cibo. Un lungo cartellone di eventi, un grande viaggio da Nord a Sud del Paese, che rappresenterà un ulteriore elemento di attrattività per i turisti di tutto il mondo. Particolare attenzione sarà dedicata ad una campagna di comunicazione, anche sui social, da realizzarsi insieme ad Enit. E’ in corso di realizzazione una piattaforma informativa orientata, oltre che alla diffusione delle iniziative realizzate, all’approfondimento e alla divulgazione dei temi trattati dall’Anno del Cibo.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

Scatta l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per il riso e la pasta

Da oggi, 17 febbraio 2018 scatta l’obbligo di indicazione dell’origine della materia prima in etichetta per il riso e per la pasta. Sono entrati pienamente in vigore, infatti, i decreti firmati dai Ministri Maurizio Martina (Agricoltura) e Carlo Calenda (Sviluppo Economico) che consentono ai consumatori di conoscere il luogo di coltivazione del grano e del riso in modo chiaro sulle confezioni. Nel solco di quanto fatto per latte e derivati, la sperimentazione è prevista per due anni.

Cosa cambia. Il decreto grano/pasta prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture: a) Paese di coltivazione del grano; b) Paese di molitura (in cui il grano è stato macinato); se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE; c) se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”. Il provvedimento prevede che sull‘etichetta del riso devono essere indicati: a) “Paese di coltivazione del riso”; b) “Paese di lavorazione”; c) “Paese di confezionamento”. Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura “Origine del riso: Italia”. Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Origine visibile in etichetta. Le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili. I decreti restano in vigore fino alla piena attuazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011, che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

L’Italia e la UE. Commenta il Ministro Martina: “La trasparenza deve essere una battaglia comune, da condurre con tutta la filiera anche in Europa. Non c’è dubbio che l’iniziativa italiana abbia ottenuto anche un risultato politico importante: dopo 4 anni la Commissione Ue ha presentato una prima bozza di regolamento attuativo della norma sull’etichettatura. Un passo avanti che va migliorato, a partire dall’indicazione obbligatoria e non facoltativa dell’origine delle materie prime. Stiamo lavorando per una proposta che trovi il supporto della nostra filiera e di altri Paesi europei a partire dalla Francia. Se non cambierà la proposta, siamo pronti a dare voto negativo nel comitato che è chiamato ad esprimersi a Bruxelles”.

Coldiretti, 1/4 spesa alimentare in Italia resta ancora anonima.“L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. L’Italia, sotto il pressing della Coldiretti, ha fatto scattare il 19 aprile 2017 l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vigeva l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. A livello comunitario – continua la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. Le prossime battaglie riguardano l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della frutta utilizzata nelle bevande e quello della carne impiegata nei salumi. Occorre vigilare affinché la normativa comunitaria risponda realmente agli interessi dei consumatori e non alle pressioni esercitate dalle lobbies del falso made in Italy che non si arrendono ai pronunciamenti della Giustizia e vogliono continuare ad ingannare i cittadini cercando subdolamente di frenare nel nostro Paese l’entrata in vigore di norme di trasparenza e di grande civiltà”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Fonte: Servizio Stampa Mipaaf/Coldiretti Veneto

2018, anno nazionale del cibo italiano

I ministri Maurizio Martina (Politiche agricole alimentari e forestali) e Dario Franceschini (Beni culturali e del turismo) hanno proclamato il 2018 Anno nazionale del cibo italiano. Da gennaio prenderanno il via manifestazioni, iniziative, eventi legati alla cultura e alla tradizione enogastronomica dell’Italia.

Patrimonio enogastronomico parte del patrimonio culturale e dell’identità italiana. Si punterà sulla valorizzazione dei riconoscimenti Unesco legati al cibo come la Dieta Mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e Monferrato, Parma città creativa della gastronomia e all’Arte del pizzaiuolo napoletano iscritta di recente. Sarà l’occasione per il sostegno alla candidatura già avviata per il Prosecco e la nuova legata all’Amatriciana. Allo stesso tempo saranno attivate iniziative per far conoscere e promuovere, anche in termini turistici, i paesaggi rurali storici, per il coinvolgimento e la promozione delle filiere e ci sarà un focus specifico per la lotta agli sprechi alimentari. Lo stretto legame tra cibo, arte e paesaggio sarà inoltre il cuore della strategia di promozione turistica che verrà portata avanti durante tutto il 2018 attraverso l’Enit e la rete delle ambasciate italiane nel mondo e permetterà di evidenziare come il patrimonio enogastronomico faccia parte del patrimonio culturale e dell’identità italiana.

Nuovo progetto dei distretti del cibo. “Non si tratta di sottolineare solo i successi economici di questo settore che nel 2017 tocca il record di export a 40 miliardi di euro, ma di ribadire il legame profondo tra cibo, paesaggio, identità, cultura. Lo faremo dando avvio al nuovo progetto dei distretti del cibo. Lo faremo coinvolgendo i protagonisti a partire da agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi. E credo che in quest’ottica sia giusto dedicare l’anno del cibo ad una figura come Gualtiero Marchesi, che ha incarnato davvero questi valori facendoli conoscere a livello internazionale”, ha dichiarato Martina.

Campagna social musei statali. Franceschini ha annunciato l’avvio dal primo gennaio 2018 di una campagna di comunicazione social dei musei statali che pone l’attenzione sul rapporto, nei secoli, tra arti e enogastronomia, sottolineandone il ruolo fondamentale nella costruzione del patrimonio culturale italiano. L’account Instagram @museitaliani posta e condivide circa 50 locandine digitali, tra le quali figurano la stele di Karo al Museo Egizio di Torino, la Cena con sponsali di Gherardo delle Notti, la Natura morta con peperoni e uva di Giorgio De Chirico, così come le sculture di Darren Bader al Museo Madre di Napoli e i manifesti pubblicitari conservati al Museo Salce di Treviso. Non potevano poi mancare l’Ultima Cena di Leonardo, gli affreschi di Pompei, le nature morte della Villa Medicea di Poggio a Caiano e i dipinti della Scuola Napoletana. Le regole della campagna social non cambiano: continua l’invito a visitare gli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura italiani, a cercare, fotografare e condividere il tema del mese con l’hashtag #annodelciboitaliano.

Fonte: Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali

Andamento dell’economia agraria italiana nel 2017, le prime stime sono negative

Il 2017 è stato un anno difficile per l’agricoltura italiana. Nei primi nove mesi dell’anno il settore primario aveva già accumulato un calo del 3,4% del valore aggiunto in termini reali rispetto allo scorso anno; il resto dell’economia, invece, ha proseguito la tendenza di crescita registrando sinora un aumento del PIL di un punto e mezzo percentuale. Secondo le stime del Centro Studi Confagricoltura, se queste variazioni saranno confermate su base annua, il valore aggiunto del settore agricolo tornerà al di sotto di quello registrato nel 2012.

Fase congiunturale difficile. Questo dato è lo specchio di un settore agricolo che, al di là dell’entusiasmo enfatico di certi commentatori, vive una fase congiunturale difficile, ancora una volta in controtendenza (ma stavolta in negativo) rispetto all’andamento dell’economia generale del Paese. Livelli delle produzioni insoddisfacenti per vari motivi (andamento climatico, calo degli investimenti ecc.), instabilità dei prezzi di vendita (spesso in forte calo) di molti prodotti agricoli, alti costi dei mezzi di produzione, e problemi di varia natura, hanno compromesso la redditività di coltivazioni e allevamenti, e la fiducia delle imprese.

L’esportazione cresce (+4,7%) e supererà i 40 miliardi di euro nel 2017. Anche il “boom” delle esportazioni di prodotti agricoli e alimentari, che nel 2017 dovrebbero superare i 40 miliardi di euro, in realtà evidenzia la conferma della dinamica positiva per i prodotti dell’industria alimentare, dal 2015 con saldo positivo tra esportazioni ed importazioni (nel 2017 saldo stimato +2,8 miliardi di euro), ma anche il persistere del saldo negativo tra esportazioni ed importazioni per quanto riguarda gli scambi di prodotti agricoli (nel 2017 saldo stimato -7,3 miliardi di euro).

L’occupazione del settore agricoltura, selvicoltura e pesca diminuisce (-2,7%) mentre l’occupazione del totale dell’economia aumenta (+1,1%) Notizie non buone vengono anche dal versante dell’occupazione in agricoltura: diminuiscono soprattutto gli indipendenti (-3,2%), e in particolare le donne (-7%); segno negativo, sia pure più contenuto, per i dipendenti (-2,2%) con, anche in questo caso, una flessione più rilevante per le donne (-8,4%).

Fonte: Centro Studi Confagricoltura