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27-28/9/14, a Badia Polesine (RO) una due giorni dedicata al mais, “pianta di civiltà”

Minelliana

Sarà una due giorni dedicata al mais, alla sua storia e alla sua eccezionalità, quella che si svolgerà sabato e domenica (27 e 28 settembre 2014) a Badia Polesine (RO). Al convegno di studi “Il mais nella storia agricola italiana, iniziando dal Polesine”, ospitato dal Teatro Sociale ‘E. Balzan’, parteciperanno 21 relatori, che ripercorreranno le tracce di questa coltura dal suo arrivo in Italia ai giorni nostri, seguendo un approccio interdisciplinare, dalla storia all’arte, dalla scienza alla tecnica.

Sabato 27/9 mattina, si parla di nascita e genetica del mais. Il convegno si articolerà in quattro momenti, ognuno dei quali dedicato a una tematica.  Sabato mattina, si farà il punto sul mais, con il moderatore Franco Cazzola. La riflessione si focalizzerà sulla figura di un’imprenditrice d’avanguardia della bassa Padovana, Lucietta Memmo Mocenigo che, nel tardo Rinascimento, introdusse la coltivazione del mais nelle sue tenute di Villa d’Adige, già Villa Bona. Le tematiche successive riguardano la genetica: verranno presentate le stazioni di maiscoltura di Bergamo a confronto con la Società Polesana Produttori Sementi di Badia Polesine, la quale fa riferimento a un’altra importante figura, quella di Cirillo Maliani, genetista di fama.

Sabato 27/9 pomeriggio, si parla della diffusione del mais in Europa. La seconda parte, coordinata da Mario Cavriani sabato pomeriggio, prenderà in considerazione la diffusione del mais dall’America in Europa e in Italia e l’evoluzione nell’uso della pianta che, da ornamentale, diventa alimentare e compare nella letteratura agronomica del Veneto, rivoluziona gli usi alimentari e viene celebrata anche nelle arti figurative.

Domenica 28/9, focus su agricoltura polesana oggi e nel passato. Domenica mattina, la prima parte della seconda giornata, dal titolo “Dacci oggi la nostra polenta quotidiana”, entrerà nello specifico trattando “Il mais tra coltivazione, produzione e alimentazione in area veneta e polesana”, mettendo in evidenza la rivoluzione introdotta nel panorama agrario, nelle consuetudini e tecniche agricole del Polesine tra ‘700 e ‘800, nell’allevamento del bestiame e nell’alimentazione mediterranea, europea e veneta, con l’aggiunta dei prodotti americani: mais, pomodoro, patate e fagioli. Coordina Gianni Barcaccia. La parte conclusiva del convegno, domenica pomeriggio, sarà costituita da una Tavola rotonda, intitolata provocatoriamente  “Dalla polenta al vitellone”  e moderata dal direttore scientifico Danilo Gasparini, nella quale si affronterà il tema dell’agricoltura polesana odierna che si dibatte tra le problematiche inerenti alla biodiversità, agli organismi geneticamente modificati, alla tutela ambientale e al pericolo della monocoltura.

Mais, pianta di civiltà. “L’idea è nata l’anno scorso alla festa della polenta di Villa d’Adige – ha spiegato Mario Cavriani, presidente dell’Associazione Culturale Minelliana, organizzatrice del convegno – , si tratta di un modo nuovo di affrontare l’argomento che solitamente viene trattato solo dal lato scientifico ma, con la mediazione culturale, si presta a una più articolata lettura e considerazione da punti di vista diversi. Detta anche ‘pianta di civiltà’, per aver salvato generazioni di popoli e animali dallo sterminio delle carestie e della fame, ci auguriamo che di questo primato del Polesine in Italia, nella sperimentazione del passaggio dall’orto al campo, d’ora in poi possano vantarsi tutti i polesani in Europa e nel mondo”. Fabio Ortolan, vicepresidente della Cassa di Risparmio del Veneto e relatore al convegno, ha avuto modo di anticipare qualche passaggio sull’esempio della straordinaria imprenditrice agricola Lucietta Memmo Mocenigo: “Fu il marito Francesco Mocenigo a intuire per primo l’importanza del mais dal punto di vista alimentare e zootecnico e, dopo la sua morte, la moglie continuò il suo lavoro, cominciando a coltivarlo nelle loro tenute di Villa d’Adige, allora Villa Bona”.

Polesine, nel ‘400 granaio della Serenissima. “Ci proponiamo di sfatare certi luoghi comuni – ha sottolineato lo studioso Paolo Rigoni – descrivendo un panorama agrario in Polesine, risalente al ‘400, che si presentava all’avanguardia sia per il governo del territorio, esercitato dai vari consorzi di bonifica, sia per la produttività dei suoi terreni, noti come ‘il granaio della Serenissima’”. “Quando un’associazione culturale interviene su tematiche che interessano il territorio, come il mais nel Polesine, fa crescere cultura e conoscenza, cooperando a superare posizioni intransigenti, operazione che fa bene anche agli imprenditori”, ha osservato Silvio Parizzi, direttore dell’associazione polesana Coldiretti. “Il mais rientra appieno nello spirito di Expo 2015, il cui slogan è ‘Nutrire il pianeta, energia per la vita’ – è intervenuto Massimo Chiarelli, direttore Confagricoltura -. Dal punto di vista agronomico, è una delle piante più importanti per la produzione di ossigeno e, dunque, per la vita, senza contare che viene utilizzato anche per la produzione di bioenergia, per quanto questo possa essere al centro di un dibattito etico”. “Capofila delle colture colombiane arrivate in Italia, il mais ha una plasticità favolosa che gli permette di essere coltivato nei luoghi più disparati, vantando oltre cento sottoprodotti. Insomma, è davvero la pianta dei miracoli e il Polesine sembra fatto apposta per coltivarlo”, ha concluso l’agronomo Orazio Cappellari.

Il convegno è organizzato dall’Associazione Culturale Minelliana e promosso dal Comune di Badia Polesine, in collaborazione con il Gruppo Manifestazioni Villa d’Adige, con il patrocinio del Consiglio Regionale del Veneto e della Provincia di Rovigo e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e della Cassa di Risparmio del Veneto, di Confagricoltura, Coldiretti, Camera di Commercio, Interporto di Rovigo, Lions Club Badia Adige Po, Villa Nani, Impresa edile Ghiotti, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Rovigo, Argav e Veneto Agricoltura.

Fonte: Associazione Culturale Minelliana

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Comune di Badia Polesine, in concomitanza con l’ultratrentennale Festa della Polenta promossa dal Comitato delle Manifestazioni di Villa d’Adige (già Villa Bona), intende celebrare questo anniversario con un convegno di studi dedicato specificatamente al mais, che si svolgerà nei giorni di sabato 27 e domenica 28 settembre 2014, presso il Teatro sociale di Badia Polesine.

Mais in Italia, coltivato per la prima volta a Villa d’Adige, in Polesine. L’ideazione e l’organizzazione del Convegno sono a cura dell’Associazione Culturale Minelliana, mentre il  coordinamento scientifico è a cura di Danilo Gasparini, docente della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Padova. La scelta logistica della manifestazione a Badia Polesine si giustifica storicamente in quanto è proprio da Villa Bona, ora Villa d’Adige, che, a cominciare dal 1554, secondo lo storico e geografo trevigiano Giambattista Ramusio, «la mirabile e famosa semenza detta maiz nelle Indie Occidentali … n’è venuta già in Italia di colore bianco e rosso e sopra il polesine di Rhoigo e Villa Bona seminano i campi intieri de ambedui i colori…». Questo primato del Polesine nella coltivazione del mais è diventato nei secoli anche un legame egemonico mai tradito con tale pianta che, grazie alla sua alta produttività si trasformò, oltre che in foraggio complementare nell’allevamento bovino, anche in cibo fondamentale per i ceti popolari, che ne fecero uso sotto forma di polenta, soprattutto nei frequenti periodi di carestia.

Mais, “Pianta di civiltà”. Altrettanto è accaduto nel mondo occidentale fino ai nostri giorni, dove il mais andò sempre più conquistandosi meritatamente l’appellativo di “pianta di civiltà”, come la definisce lo storico francese Fernand Braudel, per aver essa concorso in maniera determinante a risolvere problemi di sopravvivenza sia della specie umana che di quella animale, salvandole dalla fame conseguente alle penurie e alle catastrofi naturali.
Anche se ora il mais non è più presente, come nel passato, nella grammatica alimentare dei nostri pasti quotidiani, è certamente ancora attivo nella filiera alimentare animale e sfruttato pure nell’economia industriale ed energetica con tutte le problematiche annesse.

Mais, coltura dominante in Polesine. Nell’approssimarsi dell’EXPO, che si celebrerà a Milano nel 2015, gli organizzatori hanno ritenuto utile fare il punto sulla questione del mais, sia dal lato storico con nuovi apporti che vengono dalla scienza, che collegandosii anche alla stretta attualità della cronaca. Oggi infatti l’agricoltura, pur essendo in grado di produrre cibo per i sette miliardi di persone che popolano il globo, non riesce però ancora a soddisfare una popolazione di quasi 900 milioni in condizione di sottoalimentazione, come succede per una decina di Stati africani.

Fonte: Associazione Culturale Minelliana

Nuove tendenze di consumo: arriva la “generazione Masterchef”, tutti i dati all’incontro per i 30 anni del gruppo Pedon

TavolaRotonda1Il trend degli acquisti dei prodotti alimentari nella distribuzione moderna purtroppo è ancora negativo con un ribasso dell’1,4%. La GDO subisce l’attacco di canali diversi che stanno accrescendo le proprie quote, come discount, negozi “alla spina”, punti vendita specializzati e negozi premium. Questi canali, considerati finora di nicchia del settore food, hanno registrato tra il 2011 e il 2013 una crescita a doppia cifra: negozi specializzati in prodotti biologici (+16,7%), gluten free (+34%) e cibi integrali (+11,8%). Questi sono alcuni dei numeri frutto della ricerca realizzata dall’IR Information Resources – azienda leader mondiale nella fornitura di informazioni sui mercati del Largo Consumo – presentata  lo scorso sabato 13 settembre all’interno della Tavola Rotonda, evento clou dell’Open Day del Gruppo Pedon, organizzato in occasione della celebrazione del trentesimo anno di attività.

“Le nuove attitudini del consumatore tra infedeltà e ricerca di innovazione” è il titolo di questo studio approfondito, introdotto da Ermanno Brivio – Direttore Area Shopper di IR – che ha indagato su ogni aspetto del comportamento del consumatore moderno: volumi e trend dei consumi, luoghi e comportamenti d’acquisto e la ricerca di innovazione nel settore alimentare. A commentare questi dati, e a testimoniare storie rappresentative di imprese italiane, sono stati chiamati Walter Fortuna – AD Arclinea Arredamenti Spa, Zefferino Francesco Monini – Presidente Monini Spa, Roberto Zanoni – Direttore Generale EcorNaturaSì Spa, e Remo Pedon – AD Pedon Group Srl. Un autorevole tavolo moderato da Beppe Gioia, vicedirettore RAI Nord Est.

Consumatori alla ricerca delle migliori offerte.  “Questi dati dimostrano chiaramente che le abitudini alimentari del consumatore italiano stanno cambiando – sottolinea Roberto Zanoni. “il biologico non è più una moda, è diventato un vero e proprio valore etico cui i consumatori prestano attenzione”. Il consumatore stesso è cambiato, è diventato un professionista della spesa costantemente a caccia di affari e promozioni e che fa surfing tra le varie marche disponibili alla ricerca di prodotti che gli semplifichino la vita. Per questo motivo non è fedele a un solo punto vendita, ma cambia destinazione in base alle offerte in corso. “La fedeltà del consumatore è un argomento piuttosto complicato da affrontare – racconta Walter Fortuna,  gli influencer sono cambiati e oggi dobbiamo fare i conti con la cosiddetta ‘generazione Masterchef’, consumatori formati ed informati che nel prodotto da utilizzare in cucina ricercano la qualità”.

GDO, acquisti in calo, rivincita dei piccoli negozi specializzati. Un consumatore su quattro afferma che la grande distribuzione non è il principale luogo in cui fa acquisti alimentari: si sposta da un canale all’altro alla ricerca non solo di risparmio, ma anche di prodotti di qualità e di un assortimento più ampio, compreso i piccoli negozi specializzati – erroneamente considerati dai più un canale in via di estinzione – come il panettiere, il macellaio, il fruttivendolo che, infatti, sembrano non conoscere crisi. Secondo Zefferino Francesco Monini,  “è l’azienda stessa che deve cambiare il modo di comunicare il prodotto al cliente: è necessario specializzarsi in un unico settore o produzione. L’essere trasversali a scaffale non è più una strategia applicabile. Non solo è importante avere un prodotto di qualità, ma è fondamentale farla conoscere e trasmettere i valori del prodotto al consumatore, facendo cultura alimentare”.

Propensione all’innovazione da parte dei consumatori. Secondo il sondaggio, la metà dei consumatori italiani ritiene che non ci siano sul mercato abbastanza prodotti novità, e quando si trovano sono poco differenti da quelli già esistenti. Secondo il sondaggio, il 70% dei consumatori è disposto a spendere di più per un prodotto innovativo che soddisfa pienamente le sue esigenze. Tra i fattori che guidano la scelta del cliente, il rapporto qualità-prezzo rimane al primo posto (58% degli intervistati). Seguono l’attenzione all’ambiente (materie prime bio, packaging in plastiche riciclate…) con il 38% e la capacità del prodotto di semplificare la vita (30%). “L’innovazione è stata fondamentale per il nostro successo – afferma Remo Pedon – in un settore statico e ‘tradizionale’ come quello dei cereali e legumi, siamo stati in grado di creare un valore aggiunto ai nostri prodotti, creando mix di cereali e legumi a rapida cottura accompagnati da ricette e consigli di preparazione, impiegando energia pulita e packaging sostenibili. Abbiamo arricchito i nostri prodotti di servizio per i nostri clienti”.

Aziende a gestione famigliare, c’è ancora futuro per loro? Dopo i commenti alla ricerca, il confronto si è spostato sulla tradizione famigliare che caratterizza queste quattro grandi aziende italiane. Secondo Remo Pedon “la gestione famigliare era perfetta 30 anni fa. Gestire l’impresa a livello famigliare ci ha permesso di costruire delle solide basi e di far crescere il Gruppo Pedon fino a farlo diventare uno dei leader del mercato. Oggi, invece, è indispensabile affidarsi a manager esperti, esterni alla famiglia, che portino costantemente innovazione in azienda e che supportino l’ingresso delle nuove generazioni”.

Strategie per il fFamigliaPedonuturo. Per Walter Fortuna sono fondamentali l’internazionalizzazione e l’approccio ai mercati esteri, Monini preferisce concentrarsi sul mercato italiano, dove è fondamentale costruire una credibilità aziendale prima di ‘esportarla’ in altri Paesi. Secondo Remo Pedon, alle battute conclusive dell’interessante confronto, è importante poi l’atteggiamento dell’imprenditore nei confronti del mercato: “fare rete con altre imprese dello stesso settore o di settori complementari, come stiamo facendo noi in questi anni, è sicuramente un elemento importante. Quando le imprese collaborano tra loro crescono e si rafforzano. Tuttavia, gli imprenditori non possono occuparsi di tutto, è per questo che le istituzioni devono aiutare il Paese ad uscire da questa situazione con riforme strutturali concrete che facilitino e promuovano il lavoro delle aziende italiane”. I successi del Gruppo Pedon sono stati riconosciuti anche dalla regione Veneto che ha voluto premiare la famiglia Pedon per il lavoro svolto negli ultimi trent’anni, come punto di riferimento ed espressione di una moderna imprenditoria nel comparto agroalimentare.

Fonte: Gruppo Pedon

Pomodoro da industria: +19% gli investimenti 2014

pomodori3Aumentano in Italia le superfici a pomodoro da industria. Ma sulle rese prevale la prudenza, a causa delle intense precipitazioni e delle temperature inferiori alle medie stagionali.

Situazione in evoluzione. Secondo l’Ismea, che ha condotto a fine giugno un’indagine sul campo in collaborazione con Italia Ortofrutta, Unaproa e l’Alleanza delle cooperative italiane, gli investimenti a pomodoro da industria dovrebbero crescere quest’anno del 19%. Non è chiaro se si avrà però un aumento dei rendimenti unitari, sicuramente inferiori alle attese, dopo l’esito deludente della scorsa campagna, quando il raccolto scese ai minimi degli ultimi vent’anni. A giudizio degli esperti, molto dipenderà dall’evoluzione meteorologica di agosto e settembre che avrà un impatto soprattutto sulle varietà medio-tardive. Al momento tuttavia – spiega l’Ismea – lo sviluppo delle piante e della bacche non appare ottimale e anche sul piano fitosanitario sono diversi i problemi segnalati dagli agricoltori.

Riguardo agli investimenti, l’Emilia Romagna si conferma la prima regione in Italia, con il 47% della superficie nazionale destinata al pomodoro da industria.  Seconda è la Puglia, con una quota del 24% sul totale e una forte concentrazione degli impianti nella provincia di Foggia, mentre in Emilia Romagna il grosso delle coltivazioni è localizzato nei comprensori di Piacenza, Ferrara e Parma. Di un certo rilievo anche il peso della Lombardia, dove gli investimenti rappresentano l’11% della superficie nazionale. Seguono Campania e Toscana, ciascuna al 4% di quota, davanti al Veneto con un’incidenza del 3%.

Fonte:Ismea

Latte, prezzo in crescita in Veneto

latte_16492Come è variato in questi anni il prezzo del latte al produttore? Quali le tendenze 2014? E i meccanismi economici che ne determinano le variazioni? A questi e a molti altri quesiti sulle dinamiche del comparto produttivo lattiero-caseario risponde il Report pubblicato da Veneto Agricoltura riguardante l’andamento del mercato del latte in Veneto. L’indagine è stata realizzata basandosi sui bilanci delle cooperative, grazie ai dati raccolti da un campione consistente di caseifici e di latterie inserite nell’elenco dei primi acquirenti. Gli stessi sono disponibili presso la banca dati Telemaco delle Camere di Commercio consultabile on-line e sono relativi agli anni dal 2003 al 2012.

I dati. Se nel 2012 il prezzo medio ponderato aveva certificato una diminuzione del 6,5%, al quale era corrisposto un abbassamento del prezzo medio (-6%), il 2013 e il 2014 registrano invece un aumento in positivo. Massimo storico raggiunto nel 2013, come dimostrano i  dati raccolti dai bilanci, ancora parziali. Si ritiene infatti che il prezzo del latte crudo alla stalla per le cooperative venete abbia raggiunto i 48-49 euro/100 lt iva e qualità compresi (+9% circa ); ad influenzare il comparto le tensioni sui mercati asiatici per mancanza di prodotto in Cina e il rallentamento produttivo europeo, che ha impedito un pronto aumento delle esportazioni. Ulteriore aumento si è registrato nel primo semestre 2014: la domanda asiatica sta rimanendo alta e il recupero produttivo europeo sta trovando facilmente sbocco sui mercati mondiali, favorendo così il mantenimento su quote elevate del prezzo. Le cooperative che operano come primi acquirenti nel comparto lattiero caseario veneto sono 58, rappresentano oltre il 50% dei primi acquirenti e raccolgono all’incirca il 60% del latte prodotto nella regione. Il campione su cui si è operato rappresenta, per quanto riguarda la numerosità, circa il 78% delle cooperative venete primi acquirenti e, in termini di latte raccolto dai soci, circa il 47% del latte prodotto nel territorio regionale.

Fonte: Veneto Agricoltura

Export agroalimentare italiano ed europeo in crisi per il blocco della Russia dopo le sanzioni UE pro Ucraina

Verdura paniereLa crisi Ucraina, che si sta ripercuotendo in maniera inaspettata sul settore agroalimentare europeo, sta colpendo anche le produzioni italiane e venete, a causa del blocco delle importazioni di beni agroalimentari attuata dalla Russia. Primo Anselmi, presidente di Fedagri Veneto, ha inoltrato i giorni scorsi una lettera aperta al Governatore Luca Zaia affinché possa attivarsi nelle sedi più opportune per salvaguardare un comparto così importante in Veneto.

Black list russa: carne di manzo e maiale, pollo, pesce e frutti di mare, latte e latticini, frutta e verdura. «La Russia – spiega il Presidente di Fedagri – è infatti uno dei principali sbocchi commerciali dell’agroalimentare regionale, sia in modo diretto che in modo indiretto attraverso le cosiddette “triangolazioni commerciali”, vendite indirette che transitano attraverso società commerciali con sede in UE. Siamo fortemente preoccupati perché il blocco russo delle importazioni rischia di mettere ancora più in difficoltà le nostre produzioni, in particolare quella ortofrutticola già duramente colpita in questo momento dalla crisi dei prezzi della frutta estiva. Per quanto riguarda i prodotti che figurano nella “black list” russa (carne di manzo e maiale, pollo, pesce e frutti di mare, latte e latticini, frutta e verdura), il valore dell’’export italiano verso la Russia nel 2013 è stato di 163 milioni di euro. La sola provincia di Verona nel 2013 ha esportato in modo diretto verso la Russia prodotti ortofrutticoli per un valore di più di 15 milioni di euro, cioè quasi il 10% del totale delle esportazioni nazionali».

Fonte: Fedagri Veneto

Funghi, nel bellunese e sull’altopiano di Asiago tornano i porcini e spuntano già i primi chiodini

Porcini

Porcini

Dopo la quasi totale assenza registrata nella scorsa stagione,  tornano i porcini nei boschi bellunesi e vicentini. “Due mesi da record per piovosità – precisa Coldiretti Veneto – hanno favorito un boom fuori stagione per i funghi, anticipando la raccolta di trenta giorni rispetto al normale andamento climatico”.

Previsioni di raccolto superiore a quello delle annate normali. Nel Cadore, in particolare, è  stata addirittura registrata la presenza di chiodini, varietà prettamente autunnale, la cui crescita rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali e una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura. Le previsioni sono per un raccolto superiore a quello delle annate normali in cui si stima che negli oltre 10 milioni di ettari di bosco che coprono un terzo dell’Italia si realizzi una produzione di circa 30mila tonnellate tra porcini, finferli, trombette, chiodini e le altre numerose specialità note agli appassionati. L’attività di ricerca non ha solo una natura hobbistica, che coinvolge moltissimi vacanzieri, e svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di “professionisti” impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici.

Regole da seguire. E’ necessario tuttavia evitare le improvvisazioni e seguire alcune importanti regole che – sottolinea la Coldiretti – vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica.

Fonte: Coldiretti Veneto

Manifestazione a Roma, “patto del riso” con il Ministro Martina

riso03Si sono dati appuntamento a Roma gli agricoltori provenienti dalle campagne delle principali regioni di produzione, tra cui Verona, per manifestare davanti al Ministero delle Politiche agricole portando con sè il vero riso italiano distribuito gratuitamente per farne conoscere la bontà e la genuinità.

L’impegno del ministro Martina. “La giusta battaglia per sostenere la produzione italiana di riso si sposta ora nell’Unione Europea dopo che il ministro Maurizio Martina ha dimostrato di condividere pienamente le richieste che abbiamo presentato”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al termine dell’incontro con il titolare del dicastero delle Politiche Agricole. “Il ministro –  ha precisato Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona che era presente Roma con i produttori di riso veronesi – è sceso tra i partecipanti alla manifestazione e ha detto che la situazione del settore è molto seria e che si impegnerà per ottenere la collaborazione di tutte le associazioni di categoria degli altri Paesi europei per cercare di portare avanti l’obbligo dell’etichettatura e la difesa della produzioni locali. Ci auguriamo che durante il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea sarà possibile ottenere risultati anche in questo ambito”.

Alleanze con altri Paesi produttori europei. Il presidente Moncalvo ha apprezzato l’impegno per dare “una accelerazione delle procedure per la clausola di salvaguardia nell’ambito della presidenza del semestre italiano annunciato dal Ministro Martina” che in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico, predisporrà  un documento tecnico sull’impatto delle importazioni a dazio zero entro la fine della prossima settimana che poi sarà presentato alla Commissione europea. ”Da parte nostra – ha sottolineato Moncalvo – siamo pronti a sostenere alleanze con le associazione degli agricoli dei Paesi Europei produttori di riso come Grecia, Francia, Bulgaria e Spagna per supportare le iniziative delle istituzioni. Dobbiamo lavorare a livello comunitario per l’applicazione della clausola di salvaguarda nei confronti delle importazioni incontrollate ma – ha aggiunto Moncalvo – a livello nazionale occorre introdurre l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza, dare pubblicità ai nomi delle industrie che utilizzano riso straniero e istituire un’unica borsa merci e la rivisitazione dell’attività dell’Ente Nazionale Risi.

Nel 2014 si è verificata in un solo anno una riduzione del 22 per cento per una riduzione di oltre 15mila ettari delle risaie destinate alla coltivazione di riso varietà indica che viene importata dalla Cambogia, a danno dei coltivatori italiani e a rischio della salute dei consumatori con un allarme sanitario alla settimana provocati dal prodotto asiatico. L’accordo Everything But Arms (Tutto tranne le armi)  che ha portato all’azzeramento dei dazi ha favorito – denuncia la Coldiretti – l’insediamento di multinazionali in Paesi meno avanzati dove hanno fatto incetta di terreni e si coltiva riso senza adeguate tutele del lavoro e con l’utilizzo di prodotti chimici vietati da decenni nelle campagne italiane ed europee.

Dallo sfruttamento in Asia alle speculazioni in Europa dove il riso indica lavorato cambogiano arriva in Italia  ad un prezzo riferito al grezzo inferiore ai 200 euro a tonnellata, pari a circa la metà di quanto costa produrlo in Italia nel rispetto delle norme sulla salute,  sulla sicurezza alimentare e ambientale e dei diritti dei lavoratori, secondo il Dossier della Coldiretti.  “L’Italia – continua la Coldiretti – è  ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 216mila ettari con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità occupazionali ma la situazione sta precipitando e a rischio c’è il lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti ed imprenditori di lavoro nell’intera filiera”.

(Fonte: Coldiretti Verona)

Nuovi suffissi Internet per agroalimentare. Zaia: “Stati e UE vigilino per scongiurare imbrogli”

Luca Zaia, governatore del Veneto

Luca Zaia, governatore del Veneto

“Mi auguro che i Governi dei diversi Paesi che corrono il rischio di vedere fortemente penalizzate alcune loro produzioni tipiche e conseguentemente la loro economia, svolgano, insieme all’Unione Europea, una convinta azione di tutela nei confronti delle aziende e degli operatori, dalla minaccia di concorrenza sleale che può derivare dall’attribuzione di nuovi suffissi degli indirizzi internet per il settore vinicolo e agroalimentare”.
Il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, non sottovaluta il pericolo segnalato da più parti, anche dal Consorzio Prosecco doc, che l’imminente asta di domini web come “wine.”, possa rappresentare un’occasione per chi smercia prodotti non originali e aggira le norme sulla tutela d’origine, ingannando i consumatori.

Italia tra le nazioni che rischiano di essere penalizzate. “Stati e organizzazioni internazionali debbono impedire che quel potentissimo strumento di comunicazione e di vendita che è la Rete – prosegue Zaia –, già oggi pieno di insidie per utenti e acquirenti, possa offrire ulteriori opportunità a gente senza scrupoli per arricchirsi ai danni sia di chi produce sia di chi consuma”. “Su questo fronte dobbiamo tenere assolutamente alta la guardia – conclude il presidente veneto – perché a rimetterci di più sono proprio le realtà come quella italiana che ha nell’originalità, nella varietà e nell’elevata qualità delle sue produzioni una straordinaria ricchezza economica e culturale”.

(Fonte: Regione Veneto)

Lotta alla contraffazione alimentare, partita la campagna “#iomangioitaliano” con il ct Prandelli e la nazionale di calcio

Io_mangio_italiano_STILL01_sE’ partita la campagna istituzionale “#iomangioitaliano”, realizzata dal Mipaaf in collaborazione con la FIGC, con il commissario tecnico della Nazionale di calcio, Cesare Prandelli, protagonista dello spot istituzionale dell’iniziativa. La campagna di comunicazione unisce due simboli dell’eccellenza italiana: gli Azzurri e l’agroalimentare di qualità.
Slogan della campagna: “A tavola come in campo…scegli la qualità, tifa l’Italia! #iomangioitaliano”. Oiettivo prioritario della campagna #iomangioitaliano è quello di contrastare la contraffazione attraverso l’informazione e aumentare il grado di conoscenza dei marchi DOP e IGP, tra i consumatori italiani, raccontandone il valore e le caratteristiche distintive. Come dimostrano le ultime statistiche, in Italia solo un terzo dei consumatori conosce i prodotti sinonimo di sicurezza e qualità certificati con le Denominazioni di Origine e le Indicazioni Geografiche (36% DOP e 32% IGP), mentre la media europea si attesta addirittura al 14%.

Prodotti a Denominazione, un mondo fatto di 150 mila imprese per oltre 12 miliardi di euro di fatturato. “I marchi DOP e IGP, che i consumatori possono trovare sull’etichetta dei prodotti che acquistano, rappresentano un mondo fatto di 150.000 imprese e oltre 12 miliardi di euro di fatturato, fondamentali per l’economia del nostro Paese”,  ha dichiarato il ministro Maurizio Martina. “Siamo leader al mondo per qualità – ha proseguito il ministro – con 264 prodotti Food e 523 Wine, con un altissimo potenziale, in termini di export, legato alla sfide della promozione e della tutela anti-imitazione nei Paesi esteri. È bene ricordare che i prodotti DOP e IGP rappresentano la garanzia di una filiera produttiva completamente tracciabile e controllata; una provenienza certa delle materie prime, il territorio di produzione ed il metodo di produzione. A meno di un anno da Expo 2015,vogliamo porre l’attenzione su una “cultura del cibo” che mostri come questi sistemi di produzione siano sinonimo di qualità, capacità e dedizione di chi ogni giorno opera ricercando l’eccellenza”.

(Fonte: Mipaaf)

L’aglio bianco Polesano Dop al Quirinale

aglio dopL’aglio bianco Polesano Dop è l’aglio del Quirinale. E’ stato scelto dallo chef Fabrizio Boca, capo cucina del Segretariato generale della presidenza della Repubblica, per condire i piati ufficiali ed ufficiosi delle presidenziali stanze.

3-4 consegne l’anno di una ventina di kg. “Abbiamo rinnovato il contratto di fornitura e pare che il nostro prodotto sia molto gradito al Quirinale” – spiega Claudio Salvan, presidente della coop Il Polesine, la maggiore produttrice di aglio bianco polesano Dop, associata a Coldiretti, coi sui venti associati per 1500 quintali annui di prodotto certificato. “Siamo stati contattati l’anno scorso – racconta Salvan – Prima abbiamo inviato il prodotto per l’assaggio, poi è cominciata una modesta fornitura ed ora, pare che il prodotto vada bene, perché ci hanno rinnovato il contratto: facciamo 3-4 consegne l’anno con carichi di una ventina di chili per volta di trecce da mezzo chilo l’una. Lo chef Boca, che si occupa degli acquisti personalmente, preferisce trecce piccole, che sono più facilmente gestibili”.

Marchio Dop, ricavi superiorei del 20-25% rispetto all’aglio in generale. L’aglio polesano sale al rango istituzionale. Voci dalle cucine romane dicono che al Quirinale si tende a preferire i prodotti tipici, provenienti da vari territori e province italiane, che vengono privilegiati per un “senso di appartenenza” e valorizzazione del made in Italy.  “Per noi, ovviamente, è un grande orgoglio e soddisfazione – commenta Claudio Salvan – Per un prodotto che, dal punto di vista dei mercati, non se la passa benissimo. Stiamo uscendo da una campagna con mercati pesanti, in cui il prodotto secco a marchio Dop è l’unico che ci salva e può dare ricavi anche discreti ai produttori, superiori del 20-25 per cento: se l’aglio in generale può andare su un euro e 50 al chilo, l’aglio Dop segna un euro e 85/90 al chilo. Ora si è aperta la raccolta e vendita dell’aglio fresco – spiega Salvan, – che ha costi di gestione superiori all’aglio essiccato e modalità diverse: si vende alla produzione intorno all’euro e 60, prezzo inferiore ai costi di produzione”.

In arrivo sul mercato UE ancora più aglio cinese. Questa situazione di stagnazione dei mercati rischia di essere aggravata nel prossimo futuro, poiché la Commissione europea ha già proposto l’aumento di 12.375 tonnellate del contingente di aglio proveniente dalla Cina, il maggior produttore mondiale. Una decisione motivata dall’aumento della popolazione comunitaria con l’ingresso di Romania e Bulgaria nella Ue, prevista dagli accordi Gatt. Ci si augura che almeno il presidente Napolitano continui a tenere alta la bandiera del Made Italy e a preferire l’aglio bianco polesano Dop.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)