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Etichettatura: al via consultazione pubblica online sul sito del Ministero delle Politiche Agricole

etichettatura_olioIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha aperto la consultazione pubblica on line tra i cittadini sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari. I consumatori, i produttori e gli operatori potranno esprimere il proprio punto di vista, rispondendo ad un questionario con 11 domande sull’importanza dell’origine e della tracciabilità dei cibi. I risultati saranno utilizzati come supporto e rafforzamento delle scelte nazionali che l’Italia farà sul tema dell’etichettatura, che verranno presentate a Bruxelles, in attuazione del nuovo Regolamento sull’etichettatura che entrerà in vigore il 13 dicembre.

L’iniziativa fa parte delle misure di ‘Campolibero’ della Legge Competitività e ha l’obiettivo di coinvolgere la collettività su una questione decisiva come la trasparenza delle informazioni sugli alimenti. Un ulteriore effetto della consultazione è allinearsi ai principi generali dell’Unione europea, dove la condivisione dei contenuti delle decisioni pubbliche costituisce da tempo una prassi consolidata. “Diamo voce ai cittadini su un tema fondamentale come l’etichettatura e la trasparenza delle informazioni sul cibo – ha dichiarato il ministro Maurizio Martina -. Con la consultazione pubblica, gli italiani potranno esprimere per la prima volta la loro opinione sulla tracciabilità e sull’origine dei prodotti agroalimentari. Non si tratta di un questionario puro e semplice, ma di uno strumento di condivisione con i consumatori degli indirizzi politici su una materia che incide sulla vita di ogni giorno. Il nostro obiettivo è accelerare sulla legge sull’etichettatura, in linea con le nuove disposizioni dell’Unione Europea. L’etichettatura, infatti, è uno strumento importante per il patrimonio agroalimentare italiano, così come la valorizzazione dell’origine, che per il Made in Italy è fondamentale”.

Fonte: Mipaaf

La sicurezza alimentare dei prodotti tra i punti deboli del TTIP, l’Italia chiede l’etichettatura per la difesa del made in Italy

5/5/11, Piove di Sacco (Pd), all'interno dello stabilimento Dimensione Carne

foto di repertorio, soci ARGAV in visita a stabilimento Dimensione Carne di Piove di Sacco (PD)

«Se, come temiamo, il negoziato sul libero scambio con gli Stati Uniti (TTIP) porterà ad un’apertura nei confronti delle importazione avicole, vogliamo la sicurezza dalla Commissione europea che il prodotto importato rispetti gli standard comunitari in termini di biosicurezza, benessere animale, divieto nell’utilizzo di sostanze chimiche, a tutela in particolare della filiera avicola italiana». A dirlo, Lara Sanfrancesco, direttore generale di Unaitalia (Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova), ieri, giovedì 30 ottobre, a Verona nel corso del del Roadshow di Eurocarne, ultima tappa di un tour che ha toccato Legnaro (Padova), Reggio Emilia e Milano e che proietta il comparto verso la grande manifestazione dedicata alla filiera delle carni e alle tecnologie per la produzione, lavorazione e commercializzazione in programma a Verona dal 10 al 13 maggio 2015.

Per contrastare i pericoli del Ttip (Transatlantictrade and Investment partnership), il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti, spiega Lara Sanfrancesco, «stiamo lavorando per far emergere i valori della filiera avicola italiana, anche attraverso l’etichettatura; solo così potremo difendere l’autosufficienza produttiva e tutelare le caratteristiche del made in Italy che rendono il prodotto sicuro e rispettoso di standard produttivi elevati. Altrimenti il rischio è che l’avicoltura italiana non sia più competitiva in caso di importazioni dagli Stati Uniti».

Le minacce sono di due ordini. «L’utilizzo negli Stati Uniti di antibiotici promotori della crescita e l’impiego di decontaminanti come il cloro per abbattere eventuali agenti patogeni – specifica Sanfrancesco -. Entrambe le procedure sono vietate nell’Unione europea». Altri rischi, inoltre, sono di ordine economico, perché «i costi di produzione in Italia sono molto più elevati, anche per garantire una tracciabilità della filiera che risponde ai massimi requisiti di sicurezza alimentare».

Carne avicola, consumi in aumento. Nel corso degli anni i consumi di carne avicola sono aumentati in maniera considerevole, passando «da 1,5 chilogrammi pro capite annui negli anni Cinquanta – osserva Sanfrancesco – agli attuali 19,30 chili e le prospettive sono di un’ulteriore crescita nel medio-lungo periodo, tanto che nel 2050 quella avicola sarà la carne più consumata al mondo». L’evoluzione dei consumi, prosegue il direttore generale di Unaitalia, ha registrato modifiche anche sul fronte degli acquisti. «Fino agli anni Ottanta – osserva – si consumava solo il pollo intero, mentre oggi il trend si è invertito e il consumatore predilige le singole parti. Cambiamenti che si possono riassumere così: «Il 28% dei consumi sono rappresentati da preparati e trasformati, come ad esempio spiedini e roll-on, il 60%  è legato alle singoli parti avicole, mentre solo il 12% è dato dall’acquisto di avicoli interi». Dinamiche, queste, che rispondono ai cambiamenti della società, che riflette un aumento delle famiglie mononucleari e la ricerca di prodotti pronti risponde al bisogno di avere una facilità di accesso agli strumenti di cucina più veloci. Nel 2008, invece, il 21 per cento era rappresentato da preparati e trasformati, il 64 per cento da singole parti avicole e il 15 per cento da avicoli interi.

Unaitalia in cifre. Unaitalia rappresenta oltre il 90% di tutta la produzione avicunicola nazionale, pari a 1.258.800 tonnellate di carni avicole e 68.000 tonnellate di carni cunicole (anno: 2013). Il valore alla produzione ha toccato i 5,7 miliardi di euro, mentre i dipendenti della filiera sono complessivamente 100mila, tra diretti (55mila) e indotto. «Le previsioni dei consumi nel 2014 sono sostanzialmente stabili, con un incremento dello 0,4 per cento – riassume Sanfrancesco -. La filiera avicunicola è l’unico comparto zootecnico in cui l’Italia può contare sulla sovranità alimentare, grazie a una produzione pari al 108% del fabbisogno, con 243mila tonnellate esportate e 145mila importate».

Polonia primo produttore europeo. A livello europeo l’Italia si colloca al sesto posto in termini di produzione, dopo Polonia (2.372.000 tons), Francia (1.872.000 tons), Germania (1.708.000 tons), Inghilterra (1.606.000 tons) e Spagna (1.299.000 tons).

Fonte: Veronafiere

 

Expo 2015, il vice ministro all’Agricoltura Olivero: “Salvaguardare e coltivare la biodiversità è il messaggio che l’Italia vuole trasmettere al mondo”

da sx Stelluto Olivero Vita

da sx, Fabrizio Stelluto (presidente ARGAV), Andrea Olivero (vice ministro all’Agricoltura) e Mimmo Vita (presidente UNAGA)

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Lunedì 8 settembre scorso i soci ARGAV hanno avuto l’opportunità di incontrare  al circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD) Andrea Olivero, vice ministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. All’incontro, moderato dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, oltre ai soci giornalisti e aderenti, era presente anche Mimmo Vita, presidente UNAGA, e naturalmente Efrem Tassinato, nostro anfitrione, nonché tesoriere UNAGA  e principale fautore dell’incontro. Molti gli argomenti affrontati dal vice ministro nel corso della serata: dall’embargo russo ai cambiamenti climatici, dall’Ogm al biologico, all’Expo.

Biodiversità, modello culturale in cui ciascun Paese riconosce la diversità dell’altro. Più famoso oramai alle cronache per gli scandali finanziari che per l’importanza del tema a cui è dedicato, “Nutrire il pianeta, energia per la vita“, l’Expo andrà in scena a Milano da maggio a ottobre 2015. Alla manifestazione, il Governo ha invitato 165 ministri dell’Agricoltura da tutto il mondo, molte le Nazioni partecipanti, tra queste, ha riferito il vice ministro, “hanno aderito molti paesi del Sud-Est Asiatico”. Per quanto riguarda il ruolo del nostro Paese, il vice ministro è stato chiaro, il messaggio che l’Italia vuole trasmettere al mondo attraverso l’Esposizione Universale sarà l’importanza di salvaguardare e coltivare la biodiversità. “L’omologazione dei consumi creata dalla globalizzazione ha fallito perché non è riuscita ad alimentare il mondo, e un modello che cancella coltura e culture non ha futuro“, ha detto Olivero. Che ha aggiunto: “La biodiversità è da tutelare e riconoscere, e non deve essere vista come una chiusura al mondo, bensì un modello in cui ciascun Paese riconosce la diversità dell’altro. La difesa della tracciabilità della produzione ha soprattutto un valore culturale, di cui all’Expo ci faremo paladini, ma non è sufficiente, bisogna fare un ulteriore passo e far capire che la diversità dei prodotti agroalimentari serve a valorizzare le singole comunità rurali. Si tratta di una sfida enorme, perché la maggior parte dei Paesi non la pensa come noi”.

Embargo russo, bio e Ogm. Pur non essendo rose e fiori, il settore agroalimentare è l’unico comparto in Italia che registra un segno positivo nell’export e in occupazione. Per quanto riguarda l’embargo russo all’agroalimentare europeo, che ha creato gravi danni economici, specie al settore dell’ortofrutta, anche in Italia, Olivero ha detto:. “Compensare le perdite per l’Ue non sarà facile, perché c’è un danno diretto – i prodotti agroalimentari invenduti- e indiretto, per cui i prodotti agroalimentari Ue invenduti vengono riversati sul mercato interno causando una caduta dei prezzi”. Una chiosa interessante a questo proposito è arrivata dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto: “Comprare i prodotti a km zero è senz’altro una scelta più conveniente e salutare, ma l’embargo russo ha dimostrato come il mercato, anche italiano, non possa fare a meno della globalizzazione“. Buone notizie invece per i prodotti bio. “In Italia – ha riferito Olivero – il mercato del biologico è in netta controtendenza, sta crescendo con percentuali a 2 cifre, tanto che la l’offerta non arriva a soddisfare la domanda. E questo è un problema, perché non possiamo garantire i prodotti bio importati, con il rischio che s’incrini l’importante rapporto fiduciario tra produttore e consumatore, nel caso quest’ultimo si senta tradito sulla veridicità della produzione da agricoltura biologica”.  Qualcosa si muove anche sul fronte Ogm: “Ci sono segnali interessanti che arrivano dalle multinazionali operanti in agricoltura – ha riferito il vice ministro – , e che registrano una loro inversione di rotta a favore della biodiversità“.

Sviluppo della Rete rurale, importante per la salvaguardia del territorio. Alla domanda del consigliere Cristina De Rossi in merito ai passi che gli agricoltori potrebbero fare per  difendersi dai cambiamenti climatici in atto, il vice ministro ha evidenziato come sia importante cercare di riportare le persone nel territorio, assicurando loro le risorse necessarie per la messa in sicurezza dell’ambiente. Un programma attuabile anche attraverso i Piani di Sviluppo Rurale regionali. A questo riguardo, è stato evidenziato come alcune Regioni non  siano riuscite a spendere i fondi resi disponibili nel periodo 2007-2013. “Colpa della politica, che non ha fatto crescere anche a livello locale una classe dirigente in grado di ben amministrare, ma anche della burocrazia”, ha commentato il vice ministro. Che ha palesato gli sforzi messi in atto dalla task force di uomini voluti dal ministro Martina per cercare di portare all’interno del ministero una maggiore pianificazione e attenzione allo sviluppo dei rapporti con l’estero.

Premiati gli uomini dediti all’agricoltura. Nell’occasione, il vice ministro ha consegnato gli attestati di partecipazione alle aziende agricole e dell’artigianato alimentare nonché ai Consorzi di Tutela del Veneto (qui le foto) che hanno partecipato, attraverso il Circuito Wigwam, presieduto da Efrem Tassinato, alla V Fiera europea dei prodotti regionali svoltasi a Zakopane, in Polonia, lo scorso 10-17 agosto, e che hanno accompagnato la presentazione del progetto sul turismo religioso del Veneto su “La Via di Karol“, che sta incontrando grandissimo interesse sull’asse Polonia-Italia. Al termine dell’incontro, Efrem Tassinato, chef-giornalista, ha deliziato i presenti con pietanze a base di prodotti delle aziende e dei Consorzi di Tutela intervenuti alla serata.

27-28/9/14, a Badia Polesine (RO) una due giorni dedicata al mais, “pianta di civiltà”

Minelliana

Sarà una due giorni dedicata al mais, alla sua storia e alla sua eccezionalità, quella che si svolgerà sabato e domenica (27 e 28 settembre 2014) a Badia Polesine (RO). Al convegno di studi “Il mais nella storia agricola italiana, iniziando dal Polesine”, ospitato dal Teatro Sociale ‘E. Balzan’, parteciperanno 21 relatori, che ripercorreranno le tracce di questa coltura dal suo arrivo in Italia ai giorni nostri, seguendo un approccio interdisciplinare, dalla storia all’arte, dalla scienza alla tecnica.

Sabato 27/9 mattina, si parla di nascita e genetica del mais. Il convegno si articolerà in quattro momenti, ognuno dei quali dedicato a una tematica.  Sabato mattina, si farà il punto sul mais, con il moderatore Franco Cazzola. La riflessione si focalizzerà sulla figura di un’imprenditrice d’avanguardia della bassa Padovana, Lucietta Memmo Mocenigo che, nel tardo Rinascimento, introdusse la coltivazione del mais nelle sue tenute di Villa d’Adige, già Villa Bona. Le tematiche successive riguardano la genetica: verranno presentate le stazioni di maiscoltura di Bergamo a confronto con la Società Polesana Produttori Sementi di Badia Polesine, la quale fa riferimento a un’altra importante figura, quella di Cirillo Maliani, genetista di fama.

Sabato 27/9 pomeriggio, si parla della diffusione del mais in Europa. La seconda parte, coordinata da Mario Cavriani sabato pomeriggio, prenderà in considerazione la diffusione del mais dall’America in Europa e in Italia e l’evoluzione nell’uso della pianta che, da ornamentale, diventa alimentare e compare nella letteratura agronomica del Veneto, rivoluziona gli usi alimentari e viene celebrata anche nelle arti figurative.

Domenica 28/9, focus su agricoltura polesana oggi e nel passato. Domenica mattina, la prima parte della seconda giornata, dal titolo “Dacci oggi la nostra polenta quotidiana”, entrerà nello specifico trattando “Il mais tra coltivazione, produzione e alimentazione in area veneta e polesana”, mettendo in evidenza la rivoluzione introdotta nel panorama agrario, nelle consuetudini e tecniche agricole del Polesine tra ‘700 e ‘800, nell’allevamento del bestiame e nell’alimentazione mediterranea, europea e veneta, con l’aggiunta dei prodotti americani: mais, pomodoro, patate e fagioli. Coordina Gianni Barcaccia. La parte conclusiva del convegno, domenica pomeriggio, sarà costituita da una Tavola rotonda, intitolata provocatoriamente  “Dalla polenta al vitellone”  e moderata dal direttore scientifico Danilo Gasparini, nella quale si affronterà il tema dell’agricoltura polesana odierna che si dibatte tra le problematiche inerenti alla biodiversità, agli organismi geneticamente modificati, alla tutela ambientale e al pericolo della monocoltura.

Mais, pianta di civiltà. “L’idea è nata l’anno scorso alla festa della polenta di Villa d’Adige – ha spiegato Mario Cavriani, presidente dell’Associazione Culturale Minelliana, organizzatrice del convegno – , si tratta di un modo nuovo di affrontare l’argomento che solitamente viene trattato solo dal lato scientifico ma, con la mediazione culturale, si presta a una più articolata lettura e considerazione da punti di vista diversi. Detta anche ‘pianta di civiltà’, per aver salvato generazioni di popoli e animali dallo sterminio delle carestie e della fame, ci auguriamo che di questo primato del Polesine in Italia, nella sperimentazione del passaggio dall’orto al campo, d’ora in poi possano vantarsi tutti i polesani in Europa e nel mondo”. Fabio Ortolan, vicepresidente della Cassa di Risparmio del Veneto e relatore al convegno, ha avuto modo di anticipare qualche passaggio sull’esempio della straordinaria imprenditrice agricola Lucietta Memmo Mocenigo: “Fu il marito Francesco Mocenigo a intuire per primo l’importanza del mais dal punto di vista alimentare e zootecnico e, dopo la sua morte, la moglie continuò il suo lavoro, cominciando a coltivarlo nelle loro tenute di Villa d’Adige, allora Villa Bona”.

Polesine, nel ‘400 granaio della Serenissima. “Ci proponiamo di sfatare certi luoghi comuni – ha sottolineato lo studioso Paolo Rigoni – descrivendo un panorama agrario in Polesine, risalente al ‘400, che si presentava all’avanguardia sia per il governo del territorio, esercitato dai vari consorzi di bonifica, sia per la produttività dei suoi terreni, noti come ‘il granaio della Serenissima’”. “Quando un’associazione culturale interviene su tematiche che interessano il territorio, come il mais nel Polesine, fa crescere cultura e conoscenza, cooperando a superare posizioni intransigenti, operazione che fa bene anche agli imprenditori”, ha osservato Silvio Parizzi, direttore dell’associazione polesana Coldiretti. “Il mais rientra appieno nello spirito di Expo 2015, il cui slogan è ‘Nutrire il pianeta, energia per la vita’ – è intervenuto Massimo Chiarelli, direttore Confagricoltura -. Dal punto di vista agronomico, è una delle piante più importanti per la produzione di ossigeno e, dunque, per la vita, senza contare che viene utilizzato anche per la produzione di bioenergia, per quanto questo possa essere al centro di un dibattito etico”. “Capofila delle colture colombiane arrivate in Italia, il mais ha una plasticità favolosa che gli permette di essere coltivato nei luoghi più disparati, vantando oltre cento sottoprodotti. Insomma, è davvero la pianta dei miracoli e il Polesine sembra fatto apposta per coltivarlo”, ha concluso l’agronomo Orazio Cappellari.

Il convegno è organizzato dall’Associazione Culturale Minelliana e promosso dal Comune di Badia Polesine, in collaborazione con il Gruppo Manifestazioni Villa d’Adige, con il patrocinio del Consiglio Regionale del Veneto e della Provincia di Rovigo e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e della Cassa di Risparmio del Veneto, di Confagricoltura, Coldiretti, Camera di Commercio, Interporto di Rovigo, Lions Club Badia Adige Po, Villa Nani, Impresa edile Ghiotti, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Rovigo, Argav e Veneto Agricoltura.

Fonte: Associazione Culturale Minelliana

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Comune di Badia Polesine, in concomitanza con l’ultratrentennale Festa della Polenta promossa dal Comitato delle Manifestazioni di Villa d’Adige (già Villa Bona), intende celebrare questo anniversario con un convegno di studi dedicato specificatamente al mais, che si svolgerà nei giorni di sabato 27 e domenica 28 settembre 2014, presso il Teatro sociale di Badia Polesine.

Mais in Italia, coltivato per la prima volta a Villa d’Adige, in Polesine. L’ideazione e l’organizzazione del Convegno sono a cura dell’Associazione Culturale Minelliana, mentre il  coordinamento scientifico è a cura di Danilo Gasparini, docente della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Padova. La scelta logistica della manifestazione a Badia Polesine si giustifica storicamente in quanto è proprio da Villa Bona, ora Villa d’Adige, che, a cominciare dal 1554, secondo lo storico e geografo trevigiano Giambattista Ramusio, «la mirabile e famosa semenza detta maiz nelle Indie Occidentali … n’è venuta già in Italia di colore bianco e rosso e sopra il polesine di Rhoigo e Villa Bona seminano i campi intieri de ambedui i colori…». Questo primato del Polesine nella coltivazione del mais è diventato nei secoli anche un legame egemonico mai tradito con tale pianta che, grazie alla sua alta produttività si trasformò, oltre che in foraggio complementare nell’allevamento bovino, anche in cibo fondamentale per i ceti popolari, che ne fecero uso sotto forma di polenta, soprattutto nei frequenti periodi di carestia.

Mais, “Pianta di civiltà”. Altrettanto è accaduto nel mondo occidentale fino ai nostri giorni, dove il mais andò sempre più conquistandosi meritatamente l’appellativo di “pianta di civiltà”, come la definisce lo storico francese Fernand Braudel, per aver essa concorso in maniera determinante a risolvere problemi di sopravvivenza sia della specie umana che di quella animale, salvandole dalla fame conseguente alle penurie e alle catastrofi naturali.
Anche se ora il mais non è più presente, come nel passato, nella grammatica alimentare dei nostri pasti quotidiani, è certamente ancora attivo nella filiera alimentare animale e sfruttato pure nell’economia industriale ed energetica con tutte le problematiche annesse.

Mais, coltura dominante in Polesine. Nell’approssimarsi dell’EXPO, che si celebrerà a Milano nel 2015, gli organizzatori hanno ritenuto utile fare il punto sulla questione del mais, sia dal lato storico con nuovi apporti che vengono dalla scienza, che collegandosii anche alla stretta attualità della cronaca. Oggi infatti l’agricoltura, pur essendo in grado di produrre cibo per i sette miliardi di persone che popolano il globo, non riesce però ancora a soddisfare una popolazione di quasi 900 milioni in condizione di sottoalimentazione, come succede per una decina di Stati africani.

Fonte: Associazione Culturale Minelliana

Nuove tendenze di consumo: arriva la “generazione Masterchef”, tutti i dati all’incontro per i 30 anni del gruppo Pedon

TavolaRotonda1Il trend degli acquisti dei prodotti alimentari nella distribuzione moderna purtroppo è ancora negativo con un ribasso dell’1,4%. La GDO subisce l’attacco di canali diversi che stanno accrescendo le proprie quote, come discount, negozi “alla spina”, punti vendita specializzati e negozi premium. Questi canali, considerati finora di nicchia del settore food, hanno registrato tra il 2011 e il 2013 una crescita a doppia cifra: negozi specializzati in prodotti biologici (+16,7%), gluten free (+34%) e cibi integrali (+11,8%). Questi sono alcuni dei numeri frutto della ricerca realizzata dall’IR Information Resources – azienda leader mondiale nella fornitura di informazioni sui mercati del Largo Consumo – presentata  lo scorso sabato 13 settembre all’interno della Tavola Rotonda, evento clou dell’Open Day del Gruppo Pedon, organizzato in occasione della celebrazione del trentesimo anno di attività.

“Le nuove attitudini del consumatore tra infedeltà e ricerca di innovazione” è il titolo di questo studio approfondito, introdotto da Ermanno Brivio – Direttore Area Shopper di IR – che ha indagato su ogni aspetto del comportamento del consumatore moderno: volumi e trend dei consumi, luoghi e comportamenti d’acquisto e la ricerca di innovazione nel settore alimentare. A commentare questi dati, e a testimoniare storie rappresentative di imprese italiane, sono stati chiamati Walter Fortuna – AD Arclinea Arredamenti Spa, Zefferino Francesco Monini – Presidente Monini Spa, Roberto Zanoni – Direttore Generale EcorNaturaSì Spa, e Remo Pedon – AD Pedon Group Srl. Un autorevole tavolo moderato da Beppe Gioia, vicedirettore RAI Nord Est.

Consumatori alla ricerca delle migliori offerte.  “Questi dati dimostrano chiaramente che le abitudini alimentari del consumatore italiano stanno cambiando – sottolinea Roberto Zanoni. “il biologico non è più una moda, è diventato un vero e proprio valore etico cui i consumatori prestano attenzione”. Il consumatore stesso è cambiato, è diventato un professionista della spesa costantemente a caccia di affari e promozioni e che fa surfing tra le varie marche disponibili alla ricerca di prodotti che gli semplifichino la vita. Per questo motivo non è fedele a un solo punto vendita, ma cambia destinazione in base alle offerte in corso. “La fedeltà del consumatore è un argomento piuttosto complicato da affrontare – racconta Walter Fortuna,  gli influencer sono cambiati e oggi dobbiamo fare i conti con la cosiddetta ‘generazione Masterchef’, consumatori formati ed informati che nel prodotto da utilizzare in cucina ricercano la qualità”.

GDO, acquisti in calo, rivincita dei piccoli negozi specializzati. Un consumatore su quattro afferma che la grande distribuzione non è il principale luogo in cui fa acquisti alimentari: si sposta da un canale all’altro alla ricerca non solo di risparmio, ma anche di prodotti di qualità e di un assortimento più ampio, compreso i piccoli negozi specializzati – erroneamente considerati dai più un canale in via di estinzione – come il panettiere, il macellaio, il fruttivendolo che, infatti, sembrano non conoscere crisi. Secondo Zefferino Francesco Monini,  “è l’azienda stessa che deve cambiare il modo di comunicare il prodotto al cliente: è necessario specializzarsi in un unico settore o produzione. L’essere trasversali a scaffale non è più una strategia applicabile. Non solo è importante avere un prodotto di qualità, ma è fondamentale farla conoscere e trasmettere i valori del prodotto al consumatore, facendo cultura alimentare”.

Propensione all’innovazione da parte dei consumatori. Secondo il sondaggio, la metà dei consumatori italiani ritiene che non ci siano sul mercato abbastanza prodotti novità, e quando si trovano sono poco differenti da quelli già esistenti. Secondo il sondaggio, il 70% dei consumatori è disposto a spendere di più per un prodotto innovativo che soddisfa pienamente le sue esigenze. Tra i fattori che guidano la scelta del cliente, il rapporto qualità-prezzo rimane al primo posto (58% degli intervistati). Seguono l’attenzione all’ambiente (materie prime bio, packaging in plastiche riciclate…) con il 38% e la capacità del prodotto di semplificare la vita (30%). “L’innovazione è stata fondamentale per il nostro successo – afferma Remo Pedon – in un settore statico e ‘tradizionale’ come quello dei cereali e legumi, siamo stati in grado di creare un valore aggiunto ai nostri prodotti, creando mix di cereali e legumi a rapida cottura accompagnati da ricette e consigli di preparazione, impiegando energia pulita e packaging sostenibili. Abbiamo arricchito i nostri prodotti di servizio per i nostri clienti”.

Aziende a gestione famigliare, c’è ancora futuro per loro? Dopo i commenti alla ricerca, il confronto si è spostato sulla tradizione famigliare che caratterizza queste quattro grandi aziende italiane. Secondo Remo Pedon “la gestione famigliare era perfetta 30 anni fa. Gestire l’impresa a livello famigliare ci ha permesso di costruire delle solide basi e di far crescere il Gruppo Pedon fino a farlo diventare uno dei leader del mercato. Oggi, invece, è indispensabile affidarsi a manager esperti, esterni alla famiglia, che portino costantemente innovazione in azienda e che supportino l’ingresso delle nuove generazioni”.

Strategie per il fFamigliaPedonuturo. Per Walter Fortuna sono fondamentali l’internazionalizzazione e l’approccio ai mercati esteri, Monini preferisce concentrarsi sul mercato italiano, dove è fondamentale costruire una credibilità aziendale prima di ‘esportarla’ in altri Paesi. Secondo Remo Pedon, alle battute conclusive dell’interessante confronto, è importante poi l’atteggiamento dell’imprenditore nei confronti del mercato: “fare rete con altre imprese dello stesso settore o di settori complementari, come stiamo facendo noi in questi anni, è sicuramente un elemento importante. Quando le imprese collaborano tra loro crescono e si rafforzano. Tuttavia, gli imprenditori non possono occuparsi di tutto, è per questo che le istituzioni devono aiutare il Paese ad uscire da questa situazione con riforme strutturali concrete che facilitino e promuovano il lavoro delle aziende italiane”. I successi del Gruppo Pedon sono stati riconosciuti anche dalla regione Veneto che ha voluto premiare la famiglia Pedon per il lavoro svolto negli ultimi trent’anni, come punto di riferimento ed espressione di una moderna imprenditoria nel comparto agroalimentare.

Fonte: Gruppo Pedon

Pomodoro da industria: +19% gli investimenti 2014

pomodori3Aumentano in Italia le superfici a pomodoro da industria. Ma sulle rese prevale la prudenza, a causa delle intense precipitazioni e delle temperature inferiori alle medie stagionali.

Situazione in evoluzione. Secondo l’Ismea, che ha condotto a fine giugno un’indagine sul campo in collaborazione con Italia Ortofrutta, Unaproa e l’Alleanza delle cooperative italiane, gli investimenti a pomodoro da industria dovrebbero crescere quest’anno del 19%. Non è chiaro se si avrà però un aumento dei rendimenti unitari, sicuramente inferiori alle attese, dopo l’esito deludente della scorsa campagna, quando il raccolto scese ai minimi degli ultimi vent’anni. A giudizio degli esperti, molto dipenderà dall’evoluzione meteorologica di agosto e settembre che avrà un impatto soprattutto sulle varietà medio-tardive. Al momento tuttavia – spiega l’Ismea – lo sviluppo delle piante e della bacche non appare ottimale e anche sul piano fitosanitario sono diversi i problemi segnalati dagli agricoltori.

Riguardo agli investimenti, l’Emilia Romagna si conferma la prima regione in Italia, con il 47% della superficie nazionale destinata al pomodoro da industria.  Seconda è la Puglia, con una quota del 24% sul totale e una forte concentrazione degli impianti nella provincia di Foggia, mentre in Emilia Romagna il grosso delle coltivazioni è localizzato nei comprensori di Piacenza, Ferrara e Parma. Di un certo rilievo anche il peso della Lombardia, dove gli investimenti rappresentano l’11% della superficie nazionale. Seguono Campania e Toscana, ciascuna al 4% di quota, davanti al Veneto con un’incidenza del 3%.

Fonte:Ismea

Latte, prezzo in crescita in Veneto

latte_16492Come è variato in questi anni il prezzo del latte al produttore? Quali le tendenze 2014? E i meccanismi economici che ne determinano le variazioni? A questi e a molti altri quesiti sulle dinamiche del comparto produttivo lattiero-caseario risponde il Report pubblicato da Veneto Agricoltura riguardante l’andamento del mercato del latte in Veneto. L’indagine è stata realizzata basandosi sui bilanci delle cooperative, grazie ai dati raccolti da un campione consistente di caseifici e di latterie inserite nell’elenco dei primi acquirenti. Gli stessi sono disponibili presso la banca dati Telemaco delle Camere di Commercio consultabile on-line e sono relativi agli anni dal 2003 al 2012.

I dati. Se nel 2012 il prezzo medio ponderato aveva certificato una diminuzione del 6,5%, al quale era corrisposto un abbassamento del prezzo medio (-6%), il 2013 e il 2014 registrano invece un aumento in positivo. Massimo storico raggiunto nel 2013, come dimostrano i  dati raccolti dai bilanci, ancora parziali. Si ritiene infatti che il prezzo del latte crudo alla stalla per le cooperative venete abbia raggiunto i 48-49 euro/100 lt iva e qualità compresi (+9% circa ); ad influenzare il comparto le tensioni sui mercati asiatici per mancanza di prodotto in Cina e il rallentamento produttivo europeo, che ha impedito un pronto aumento delle esportazioni. Ulteriore aumento si è registrato nel primo semestre 2014: la domanda asiatica sta rimanendo alta e il recupero produttivo europeo sta trovando facilmente sbocco sui mercati mondiali, favorendo così il mantenimento su quote elevate del prezzo. Le cooperative che operano come primi acquirenti nel comparto lattiero caseario veneto sono 58, rappresentano oltre il 50% dei primi acquirenti e raccolgono all’incirca il 60% del latte prodotto nella regione. Il campione su cui si è operato rappresenta, per quanto riguarda la numerosità, circa il 78% delle cooperative venete primi acquirenti e, in termini di latte raccolto dai soci, circa il 47% del latte prodotto nel territorio regionale.

Fonte: Veneto Agricoltura

Export agroalimentare italiano ed europeo in crisi per il blocco della Russia dopo le sanzioni UE pro Ucraina

Verdura paniereLa crisi Ucraina, che si sta ripercuotendo in maniera inaspettata sul settore agroalimentare europeo, sta colpendo anche le produzioni italiane e venete, a causa del blocco delle importazioni di beni agroalimentari attuata dalla Russia. Primo Anselmi, presidente di Fedagri Veneto, ha inoltrato i giorni scorsi una lettera aperta al Governatore Luca Zaia affinché possa attivarsi nelle sedi più opportune per salvaguardare un comparto così importante in Veneto.

Black list russa: carne di manzo e maiale, pollo, pesce e frutti di mare, latte e latticini, frutta e verdura. «La Russia – spiega il Presidente di Fedagri – è infatti uno dei principali sbocchi commerciali dell’agroalimentare regionale, sia in modo diretto che in modo indiretto attraverso le cosiddette “triangolazioni commerciali”, vendite indirette che transitano attraverso società commerciali con sede in UE. Siamo fortemente preoccupati perché il blocco russo delle importazioni rischia di mettere ancora più in difficoltà le nostre produzioni, in particolare quella ortofrutticola già duramente colpita in questo momento dalla crisi dei prezzi della frutta estiva. Per quanto riguarda i prodotti che figurano nella “black list” russa (carne di manzo e maiale, pollo, pesce e frutti di mare, latte e latticini, frutta e verdura), il valore dell’’export italiano verso la Russia nel 2013 è stato di 163 milioni di euro. La sola provincia di Verona nel 2013 ha esportato in modo diretto verso la Russia prodotti ortofrutticoli per un valore di più di 15 milioni di euro, cioè quasi il 10% del totale delle esportazioni nazionali».

Fonte: Fedagri Veneto

Funghi, nel bellunese e sull’altopiano di Asiago tornano i porcini e spuntano già i primi chiodini

Porcini

Porcini

Dopo la quasi totale assenza registrata nella scorsa stagione,  tornano i porcini nei boschi bellunesi e vicentini. “Due mesi da record per piovosità – precisa Coldiretti Veneto – hanno favorito un boom fuori stagione per i funghi, anticipando la raccolta di trenta giorni rispetto al normale andamento climatico”.

Previsioni di raccolto superiore a quello delle annate normali. Nel Cadore, in particolare, è  stata addirittura registrata la presenza di chiodini, varietà prettamente autunnale, la cui crescita rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali e una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura. Le previsioni sono per un raccolto superiore a quello delle annate normali in cui si stima che negli oltre 10 milioni di ettari di bosco che coprono un terzo dell’Italia si realizzi una produzione di circa 30mila tonnellate tra porcini, finferli, trombette, chiodini e le altre numerose specialità note agli appassionati. L’attività di ricerca non ha solo una natura hobbistica, che coinvolge moltissimi vacanzieri, e svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di “professionisti” impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici.

Regole da seguire. E’ necessario tuttavia evitare le improvvisazioni e seguire alcune importanti regole che – sottolinea la Coldiretti – vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica.

Fonte: Coldiretti Veneto

Manifestazione a Roma, “patto del riso” con il Ministro Martina

riso03Si sono dati appuntamento a Roma gli agricoltori provenienti dalle campagne delle principali regioni di produzione, tra cui Verona, per manifestare davanti al Ministero delle Politiche agricole portando con sè il vero riso italiano distribuito gratuitamente per farne conoscere la bontà e la genuinità.

L’impegno del ministro Martina. “La giusta battaglia per sostenere la produzione italiana di riso si sposta ora nell’Unione Europea dopo che il ministro Maurizio Martina ha dimostrato di condividere pienamente le richieste che abbiamo presentato”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al termine dell’incontro con il titolare del dicastero delle Politiche Agricole. “Il ministro –  ha precisato Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona che era presente Roma con i produttori di riso veronesi – è sceso tra i partecipanti alla manifestazione e ha detto che la situazione del settore è molto seria e che si impegnerà per ottenere la collaborazione di tutte le associazioni di categoria degli altri Paesi europei per cercare di portare avanti l’obbligo dell’etichettatura e la difesa della produzioni locali. Ci auguriamo che durante il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea sarà possibile ottenere risultati anche in questo ambito”.

Alleanze con altri Paesi produttori europei. Il presidente Moncalvo ha apprezzato l’impegno per dare “una accelerazione delle procedure per la clausola di salvaguardia nell’ambito della presidenza del semestre italiano annunciato dal Ministro Martina” che in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico, predisporrà  un documento tecnico sull’impatto delle importazioni a dazio zero entro la fine della prossima settimana che poi sarà presentato alla Commissione europea. ”Da parte nostra – ha sottolineato Moncalvo – siamo pronti a sostenere alleanze con le associazione degli agricoli dei Paesi Europei produttori di riso come Grecia, Francia, Bulgaria e Spagna per supportare le iniziative delle istituzioni. Dobbiamo lavorare a livello comunitario per l’applicazione della clausola di salvaguarda nei confronti delle importazioni incontrollate ma – ha aggiunto Moncalvo – a livello nazionale occorre introdurre l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza, dare pubblicità ai nomi delle industrie che utilizzano riso straniero e istituire un’unica borsa merci e la rivisitazione dell’attività dell’Ente Nazionale Risi.

Nel 2014 si è verificata in un solo anno una riduzione del 22 per cento per una riduzione di oltre 15mila ettari delle risaie destinate alla coltivazione di riso varietà indica che viene importata dalla Cambogia, a danno dei coltivatori italiani e a rischio della salute dei consumatori con un allarme sanitario alla settimana provocati dal prodotto asiatico. L’accordo Everything But Arms (Tutto tranne le armi)  che ha portato all’azzeramento dei dazi ha favorito – denuncia la Coldiretti – l’insediamento di multinazionali in Paesi meno avanzati dove hanno fatto incetta di terreni e si coltiva riso senza adeguate tutele del lavoro e con l’utilizzo di prodotti chimici vietati da decenni nelle campagne italiane ed europee.

Dallo sfruttamento in Asia alle speculazioni in Europa dove il riso indica lavorato cambogiano arriva in Italia  ad un prezzo riferito al grezzo inferiore ai 200 euro a tonnellata, pari a circa la metà di quanto costa produrlo in Italia nel rispetto delle norme sulla salute,  sulla sicurezza alimentare e ambientale e dei diritti dei lavoratori, secondo il Dossier della Coldiretti.  “L’Italia – continua la Coldiretti – è  ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 216mila ettari con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità occupazionali ma la situazione sta precipitando e a rischio c’è il lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti ed imprenditori di lavoro nell’intera filiera”.

(Fonte: Coldiretti Verona)