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Lavorare in agricoltura, arriva la banca dati delle aziende agricole che assumono

agricoltura-giovaniArriva la banca dati di aziende agricole a cui potranno accedere quei giovani italiani che, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’, nel 2014 vorrebbe lavorare in agricoltura, dalla vendemmia alla raccolta della frutta, perché ama la campagna o semplicemente per raggranellare un po’ di soldi, magari nella pausa scolastica.

Portale Coldiretti “Lavoro in Campagna”. La presentazione è avvenuta nel corso dell’Assemblea elettiva di Giovani Impresa Coldiretti. Il portale, in corso di autorizzazione da parte del Ministero del Lavoro, favorirà l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Allo scopo è stato predisposto un sistema informatico che – sottolinea la Coldiretti – opera attraverso un apposito sito web nazionale nel quale verranno acquisite, archiviate e rese disponibili in forma pubblica tanto le richieste di manodopera delle imprese che i curricula e le disponibilità dei lavoratori. Il servizio peraltro non si limita comunque all’impresa, ma è rivolto anche al sistema della famiglia che potrà essere assistito nella ricerca di colf o badanti, al giovane che ricerchi la possibilità di effettuare uno stage aziendale, allo studente a caccia di un’occupazione durante il periodo delle vacanze estive o invernali attraverso un’offerta di lavoro occasionale accessorio (voucher) e al pensionato che voglia integrare il proprio reddito da pensione sempre tramite i buoni lavoro.

Sportelli web per il lavoro presso ogni sede provinciale Coldiretti. Lo strumento informatico sarà presto accessibile presso ogni sede e sportello territoriale della struttura Coldiretti, quindi anche quelli delle province venete, con personale qualificato che provvederà anche a rendere un vero e proprio servizio di accompagnamento ed assistenza a imprese e lavoratori, sia nel compito di caricamento e aggiornamento dei dati, sia soprattutto nella vera e propria fase di incontro tra domanda ed offerta di lavoro. È infatti previsto che tale fase di incontro tra impresa e lavoratori non sia gestita in automatico dal sistema, ma sia accompagnata e guidata dai servizi Coldiretti che provvederanno a segnalare all’impresa l’esistenza nell’archivio del sistema web di candidature compatibili con le necessità espresse provvedendo, se di interesse dell’impresa, ai necessari contatti con i candidati.

Duecentomila il numero potenziale di giovani impegnati nella prossima stagione agricola. “Si tratta di una risposta concreta alla domanda di agricoltura di un numero crescente di giovani (e non solo) che desidera fare una esperienza di lavoro in campagna”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “in agricoltura il lavoro c’è sia per chi vuole intraprendere con idee innovative che per chi vuole trovare una occupazione lontano dalla città”. Con l’arrivo della bella stagione saranno almeno duecentomila i giovani impegnati nelle campagne ad iniziare dalla preparazione dei terreni e delle serre per gli ortaggi per continuare con la raccolta di frutta e verdura fino alla vendemmia, secondo una stima della Coldiretti.

Nel veronese, lavori nel settore ortofrutticolo e vitivinicolo. “L’estate, specie a Verona territorio ricco di ortofrutta, coincide – sottolinea Claudio Valente, presidente Coldiretti Verona – con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne per le attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche, fino a quella dell’uva che si concentra nel mese di settembre”. Dal primo giugno i giovani lavoratori dai 16 ai 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi possono essere remunerati con i voucher, i buoni lavoro che comprendono già la copertura assicurativa e previdenziale e non sono soggetti a ritenute fiscali. I voucher rappresentano uno strumento che offre interessanti opportunità di reddito e occupazione a categorie particolarmente deboli e risponde coerentemente alle richieste di semplificazione del lavoro nei campi che può così meglio esprimere le proprie potenzialità in un momento di crisi, senza con ciò destrutturare il mercato del lavoro agricolo.

(Fonte: Coldiretti/Coldiretti Verona)

Con lo speciale “Agricoltura 2030”, Fieragricola (6-9/2/14 Veronafiere) interroga gli esperti sull’agricoltura del futuro

agricolturaCome sarà l’agricoltura nel 2030? È la domanda che l’Ufficio stampa di Fieragricola (Veronafiere 6-9/2/14) ha rivolto a economisti, docenti universitari, riferimenti per gli scambi di prodotti agroalimentari, sindacati del mondo agricolo, rappresentanti di importanti filiere della meccanizzazione agricola e della zootecnia. Ecco un’anticipazione delle risposte, che saranno approfondite nel corso della fiera all’interno di un dossier che sarà pubblicato nel sito della manifestazione agricola.

Le risposte. Appare probabile, come scrive Dario Casati, economista agrario, già prorettore dell’Università di Milano, che «i mercati si amplieranno, la concorrenza si dovrà sviluppare liberamente, l’accessibilità alle scoperte scientifiche sarà alla base di una nuova (fase della) rivoluzione verde».  A determinare il futuro agricolo, è convinto Giorgio Amadei, presidente dell’Accademia nazionale di Agricoltura, saranno «tre famiglie di innovazioni», come «informatica, robotica e bio-tecnologie». Così l’agricoltura del 2030 potrà rispondere meglio alle esigenze demografiche del pianeta e assicurare forme di reddito agli imprenditori agricoli, questi ultimi finalmente collegati coi mercati. Mercati sempre più tecnologici, ipotizza Francesco Bettoni, presidente della Borsa Merci Telematica Italiana, grazie anche al sistema di commercializzazione che dai 6 milioni di euro di scambi del 2002 è arrivato a 733 milioni nel 2013. Nel 2030 chissà, difficile estrapolare volumi. Ma il percorso è stabilito, nei suoi tratti essenziali. «Si parla molto di digital divide; il divario, nel caso del nostro Paese – sostiene Bettoni – non è solo digitale, ma è prima di tutto culturale».  Sedici anni, per Gabriele Canali, docente di Economia agroalimentare all’Università Cattolica di Piacenza, «con l’accelerazione che la storia ha subito nell’ultimo secolo, e in particolare negli ultimi decenni, potrebbe portare a “un altro mondo”».  Canali individua alcune macro-tendenze, dalla «capacità di produrre in modo economicamente efficiente prodotti agricoli, di valorizzare la qualità, di offrire servizi di natura ambientale». Ben prima del 2030, è convinto l’economista dell’Università Cattolica, «la crescente competizione e la riduzione delle forme di sostegno spesso distorsive determineranno una forte selezione delle imprese e delle produzioni».

(Fonte: Veronafiere)

Multifunzionalità, agroenergie e agricoltura sostenibile al centro del “road show” de L’Informatore Agrario a Fieragricola 2014 (6-9/2)

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIn occasione di Fieragricola 2014, che si terrà a Veronafiere dal 6 al 9 febbraio, Edizioni L’Informatore Agrario ha organizzato nei Padiglioni 1 e 4 il primo “road show” dove sfileranno le macchine agricole sostenibili più innovative, minicorsi gratuiti di potatura “ramificata” tenuti dai preparatori d’uva di Simonit&Sirch in un vigneto ricostruito in fiera, consulenza strategica, workshop e convegni sulla multifunzionalità e sui temi “caldi” del momento.

L’agricoltura guarda avanti. “Le nuove leve dell’agricoltura professionale per garantire ritorni in un periodo di recessione come l’attuale sono multifunzionalità, agroenergie e agricoltura sostenibile utilizzando le tecnologie più evolute, tre aree fortemente supportate dalla nuova Politica agraria comune – spiega Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. Tre temi che svilupperemo ampiamente a Veronafiere, dove abbiamo messo in campo tutta la nostra competenza specialistica e un numero di esperti mai impiegato sinora”.

Macchine agricole. Novità assoluta per il 2014 le sfilate di macchine da pieno campo e per il vigneto e il frutteto che mostreranno dal vivo le innovazioni tecnologiche e di processo più all’avanguardia nel campo della meccanica. Nell’area esterna del Padiglione 4 sarà allestita una vera e propria “arena” con tribuna coperta per permettere al visitatore di assistere alle performance tecniche di grandi mezzi come trattrici e attrezzature per le grandi colture e il vigneto, con particolare rilievo per quelle specializzate nell’agricoltura di precisione e conservativa. A condurre il “Road show delle macchine sostenibili”, spiegando nei dettagli le caratteristiche di punta delle macchine in rassegna, saranno il prof. Luigi Sartori, docente di meccanica agraria all’Università di Padova, supportato da Marco Limina, direttore del mensile Macchine Agricole Domani e da Giannantonio Armentano, giornalista specializzato in meccanica agraria de L’Informatore Agrario. Gli appuntamenti per assistere agli show di macchine da pieno campo sono fissati per giovedì 6 febbraio alle 10.30, venerdì 7 febbraio alle 12.30 e sabato 8 febbraio alle 14; gli show di macchine per vigneto e frutteto sono programmati alle 12.30 di giovedì 6, alle 14 di venerdì 7, alle 10.30 di sabato 8 e alle 12.30 di domenica 9 febbraio; le dimostrazioni delle irroratrici sostenibili si svolgeranno giovedì 6 alle 14, venerdì 7 alle 10.30, sabato 8 alle 12.30 e domenica 9 febbraio alle 10,30 (Pad. 4, area esterna.

Potatura in diretta con i minicorsi gratuiti. Nel Padiglione 4, appuntamento imperdibile per scoprire i segreti della potatura “ramificata” attraverso l’esperienza ventennale di professionisti del settore. In primo piano, raccontato e mostrato dai suoi ideatori nel vigneto ricostruito in fiera, il metodo Simonit & Sirch, codificato per preservare la salute della vite, allungarne il ciclo di vita e migliorarne la produzione. Un minicorso di notevole interesse tecnico tenuto dal gruppo dei preparatori d’uva, con il supporto di Clementina Palese, giornalista specializzata in vitivinicoltura de L’Informatore Agrario. Il minicorso si svolge da giovedì a domenica e prevede un workshop teorico alle 10 nell’area convegni, a cui fa seguito una dimostrazione pratica; nei giorni 6,7 e 8 febbraio è prevista una replica alle 14. In programma, inoltre, la presentazione del nuovo libro di Marco Simonit “Manuale di potatura della vite: Guyot”, edito da Edizioni L’Informatore Agrario (Pad. 4).

Multifunzionalità. In tempi di crisi la chiave di volta è diversificare l’attività agricola aprendosi ad altre forme di business a essa collegate. Per cogliere ogni opportunità di investimento e di reddito L’Informatore Agrario, in collaborazione con esperti del Consorzio Agrituristico Mantovano e con l’INEA, ha programmato nel Padiglione 1, area D4 un fitto calendario di workshop su temi di attualità e un tavolo di consulenza individuale, avvalorati da anni di esperienza nel settore. Moderati da Nicola Castellani, giornalista de L’Informatore Agrario, gli incontri prevedono focus su: Agriturismo, come aumentare le opportunità di business (giovedì 6 e sabato 9 febbraio alle 10.30), Come difendersi dalla fiscalità locale (giovedì 6 alle 14,30, venerdì 7 alle 10.30 e sabato 8 febbraio alle 14,30) e Tutte le forme della vendita diretta, dallo spaccio aziendale all’internalizzazione (venerdì 7 alle 14.30 e domenica 9 febbraio alle 10.30). Da giovedì 6 a sabato 8 febbraio, alle 15,30, per tutti l’opportunità di un confronto diretto con gli esperti. (Pad. 1)

Sostenibilità e agroenergie. Agricoltura sostenibile, nuove opportunità di reddito attraverso le agroenergie ottenibili da biogas, le nuove regolamentazioni delle agroenergie sono al centro di tre convegni che coniugheranno aggiornamento tecnico e possibilità di interagire con professionisti ed enti di riferimento nei settori. In programma: Biogas, come integrare il reddito zootecnico (venerdì 7 febbraio, ore 9:30 – sala convegni interna Padiglione 3), Competitività con la semina su sodo: incentivi ed esperienze aziendali (sabato 8 febbraio, ore 9.30, sala Rossini) e Il Manifesto della Chimica Verde (sabato 8 febbraio, ore 9.30, sala convegni interna Padiglione 3).

(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)

Prezzo del latte in aumento, trascinato dalla Cina

biola-il-distributore-automatico-di-latte-crudo-dalla-mucca-alla-bottiglia-fotoIl futuro sarà della polvere di latte, più che dei formaggi Dop? E il prezzo del latte, a livello mondiale, salirà o sarà destinato a diminuire? Con quali riflessi per gli allevatori italiani, il cui contratto interprofessionale con l’industria lattiero casearia resterà in vigore fino al 31 gennaio prossimo, al prezzo di 42 centesimi al litro?

La Cina ha “fame” di latte in polvere. Domande legittime, viste le dinamiche del mercato a livello mondiale, che vedono la Cina importare notevoli quantità di latte in polvere (causa abbattimento di 2.000.000 di capi) e rivestire sempre di più il ruolo di player determinante sui trend globali dei prezzi. Da luglio a ottobre, infatti, secondo i dati di Clal, piattaforma che monitora il mercato mondiale del latte e che parteciperà con un approfondimento a Fieragricola 2014, l’import cinese di polvere di latte scremato (SMP) e polvere di latte intero (WMP), nei primi 10 mesi del 2013 sono aumentati rispettivamente del 20 per cento e del 30 per cento, con punte mensili di 29.000 tonnellate per la SMP e 79.000 tonnellate per la WMP.

Dove la Cina si approvigiona. Nuova Zelanda e Stati Uniti rappresentano i canali di approvvigionamento privilegiati per il Paese del Dragone. Addirittura la Nuova Zelanda, nonostante il falso caso di botulino, ha esportato in Cina nel solo mese di ottobre 86.404 tonnellate (anche probabilmente per effetto dell’abbassamento dei dazi doganali, che hanno agevolato l’export), trascinando il mercato mondiale dei prezzi del latte alla stalla su livelli di prezzo elevati, intorno a 420-440 euro la tonnellata.  Una cifra piuttosto alta, se si considera – come detto – che il prezzo del latte (e non delle polveri) in Italia è di 420 euro la tonnellata e che ha una destinazione completamente diversa, per la produzione cioè di formaggi a Denominazione d’origine protetta, il cui valore aggiunto rispetto alle polveri di latte dovrebbe essere indiscutibilmente più elevato.

Opportunità per i formaggi Dop di migliorare i margini sui listini. Una delle soluzioni che potrebbero portare vantaggi per gli allevatori e la filiera lattiero casearia italiani è la riduzione della produzione di Grana Padano e Parmigiano-Reggiano, i due formaggi leader del Paese. Invertendo così il trend di crescita delle produzioni, ma, immettendo latte italiano per uso alimentare nel circuito, distogliendolo dai formaggi Dop, si potrebbero ridurre le importazioni di latte dall’estero (pagato 50-52 centesimi al litro) e rivitalizzare il mercato del Grana Padano (quotato 7,40-7,60 €/kg sulla piazza di Mantova) e del Parmigiano-Reggiano (8,90-9,35 €/kg sulla piazza di Parma). Secondo i dati Clal, inoltre, i margini per «alleggerire» la produzione dei formaggi Dop a pasta dura sarebbero piuttosto buoni, alla luce del fatto che l’Italia, fra latte sfuso e panna sfusa nel2012 haimportato 1,7 milioni di tonnellate, pari a 4.700 tonnellate al giorno.

Lo scenario mondiale, tuttavia, apre il fianco ad altre valutazioni. Con un aumento dei prezzi mondiali come quello che si è registrato nelle ultime settimane – in Oceania, la polvere di latte scremato (SMP) è aumentata da4.500 a4.835 US$ a tonnellata – e con la Cina che nel 2012 ha importato da sola il 18 per cento della polvere di latte intero del mondo e il 9 per cento della polvere di latte scremato (fonte: Clal, anno 2012), fa ipotizzare che il prezzo del latte rimarrà elevato. Ma i consumatori saranno disposti ad acquistare il latte e derivati a prezzi così alti? E se la Cina prosegue la propria corsa all’approvvigionamento, il mercato mondiale potrà avere come unico riferimento il mercato cinese e basta, visto che gli altri Paesi nel mondo acquistano meno latte?

Il mercato italiano. È molto probabile che il prezzo pagato dall’industria di trasformazione dal prossimo anno aumenterà, trascinando il valore di compravendita di latte intorno ai 440 – 450 euro per tonnellata. Il contratto interprofessionale del latte con Italatte, siglato da Confagricoltura e Cia, ma non da Coldiretti, scadrà il 31 gennaio.

(Fonte: Veronafiere)

Approvato alla Camera l’emendamento che riserva il 20% dei terreni agricoli demaniali per affitto a under 40

“Favorire i giovani imprenditori nell’accesso alla terra è fondamentale per incentivare il loro ingresso nel mondo dell’agricoltura, facilitando così il ricambio generazionale che è una priorità per il comparto e per tutto il Paese. Ecco perché considero una buona notizia l’approvazione dell’emendamento che riserva il 20% dei terreni agricoli demaniali per l’affitto agli under 40”.

Rivolto agli agricoltori dai 18 ai 40 anni. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, sull’emendamento alla Legge di Stabilità approvato lo scorso 12 dicembre in Commissione Bilancio della Camera, che interviene sulla normativa riguardante l’alienazione e la locazione dei terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello Stato, inserendo una riserva, dell’ordine del 20%, a favore della locazione dei terreni in questione da parte dei giovani imprenditori agricoli, che abbiano un’età compresa tra i 18 ed i 40 anni.

(Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali)

Anche un allevatore-macellaio veneto alla fiera del “bue grasso” di Carrù (CN)

Andrea Mazzaro allevatore razza PiemonteAndrea Mazzaro non è un semplice macellaio, lui è anche allevatore, uno dei pochi della razza piemontese in Veneto. Autodidatta, diplomato sul “banco”, ha scelto di vendere la carne che lui stesso produce per dare la massima garanzia ai consumatori. Tutto questo accade nel giro di poco più di 40 chilometri: la macelleria è a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, la stalla sul Montello e l’abitazione a Quinto: un tragitto della bontà apprezzato pure dai clienti del supermercato di qualità “Eat’s” di Conegliano, con sedi anche a Milano e Verona di cui l’azienda è fornitore ufficiale.

Ambasciatore veneto del bovino piemontese. Talmente convinto del proprio lavoro da essere considerato a tutti gli effetti l’ambasciatore veneto del bovino del Piemonte. Per questo è stato accettato come “straniero” in gara alla rassegna zootecnica del “bue grasso” di Carrù a Cuneo in programma per il 12 dicembre prossimo. La Fiera ha origini antiche, poiché si hanno notizie che fin dal 1473 si tenevano mercati di bestiame con frequenza bisettimanale. Ora è diventata un tradizionale appuntamento commerciale e folkloristico, la cui importanza è diffusa anche fuori dai confini regionali.A questa manifestazione, che si tiene annualmente il secondo giovedì antecedente il Natale, sono ammessi esclusivamente bovini da macello di razza piemontese, suddivisi nelle categorie buoi, manzi, vitelle vitelli, vacche, manze, torelli e tori.

Amore non solo per la razza Piemontese, ma anche per la francese Blond d’Aquitaine. Scelti per la gara quattro esemplari di rara bellezza allevati nella stalla sul Montello, nati autoctoni in provincia di Cuneo sotto l’occhio vigile di un esperto che da tre generazioni si occupa di miglioramento genetico. I capi sono diventati grandi e grossi nel pieno regime di benessere animale, anzi possiamo dire con il massimo del confort: tutti i componenti della famiglia Mazzaro li coccolano con letti di paglia, fieno dell’Alpago e dei campi limitrofi, cereali a secco, acqua buona, e con materie prime di ottima qualità secondo tradizione, negli spazi rimodulati secondo la crescita. “Le “principesse” a quattro zampe di Andrea sono viziate – dice la sorella Patrizia che asseconda il fratello in questa impresa – hanno ossa minute ma si presentano assai robuste e cicciotte per dare la miglior porzione da gustare”. Nell’ agenda di Andrea Mazzaro c’è già in programma la partenza per la Garonna in Francia dove porterà le vacche “Blond d’Aquitaine” varietà detta anche Garonnese, ovvero il primo amore dell’imprenditore zootecnico trevigiano che ne conta un centinaio.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Fino al 4 dicembre 2013, in mostra la storia della cialda alla 54^ Mostra del Gelato Artigianale di Longarone (BL)

macchina coni Salvador

Macchina coni Salvadori

Nasce dalla tenace volontà e dalla grande passione di Gianfranco Badiali  l’idea di proporre ai visitatori della 54^ edizione della Mostra Internazionale del Gelato, in corso a Longarone (BL) fino al 4 dicembre, un’originale e quanto mai interessante rivisitazione della storia della cialda, elemento classico presente in tutte le gelaterie artigiane. Si conferma dunque anche quest’anno la prerogativa di Longarone quale “Salotto del Gelato”: un ambiente nel quale certo si fa business, ma si fa anche informazione, si stimolano le discussioni e lo scambio di idee.

Risale al 1888 una delle prime testimonianze certe che parlano di cornetti in cialda che “possono essere riempiti anche con qualsiasi gelato o sorbetto o crema o frutta”: ne scrive in Gran Bretagna Agnes Marshall, scrittrice che se ne intendeva bene, avendo anche brevettato una macchina per la produzione di gelato! Nella galleria di ingresso ai padiglioni espositivi di Longarone Fiere uno spazio particolare ospita l’esposizione di documenti e testimonianze di vario genere, ma soprattutto attrezzature usate per produrre coni e cialde nel passato tra le quali spicca una “Salvadori” degli Anni ’40. “L’abbiamo recuperata – ha detto Gianfranco Badiali con malcelata soddisfazione – mentre era abbandonata nel cortile di una casa. Nessuno aveva idea di cosa fosse, della storia che aveva alle spalle: l’abbiamo smontata, pulita e rimessa praticamente a nuovo, e ora la presentiamo al pubblico della MIG di Longarone. Poi continuerà a far parte della collezione di pezzi che costituiscono il Museo del Gelato di Spoleto”.

(Fonte: Mostra Internazionale del Gelato)

IMU, abolita la seconda rata sui terreni e fabbricati rurali

Imu1La seconda rata Imu non verrà pagata per i fabbricati rurali e per i terreni agricoli degli imprenditori agricoli professionali. E’stato dimezzato, inoltre, l’onere dell’IMU per i terreni agricoli posseduti da “non agricoltori”. “Lo dovevamo a tutti gli agricoltori italiani, che lo scorso anno avevano subito questa tassa, ingiusta due volte, perché colpisce un bene produttivo come la terra”, ha affermato il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Nunzia De Girolamo.

Richiesta una riforma strutturale sulla tassazione degli immobili agricoli. “Le aziende agricole che hanno pagato nel 2012 possono così utilizzare per gli investimenti i 537 milioni di euro di risparmio fiscale ottenuti per il settore con i provvedimenti di eliminazione dell’Imu”, ha continuato De Girolamo. Che ha aggiunto: “Ho chiesto poi di prevedere una riforma strutturale sulla tassazione per gli immobili agricoli che verrà trattata in sede di conversione della legge di stabilità alla Camera. Abbiamo previsto anche di ripristinare, per le società agricole, il diritto di optare per la tassazione in base al reddito catastale dei terreni, perché l’abrogazione di questa misura da parte del Governo Monti è illogica e contraddice l’ordinamento comunitario. Su queste misure il mio Ministero ha già reperito, attraverso tagli e risparmi, 108 milioni di euro, che sono certa potranno essere incrementati attraverso la collaborazione di tutte le forze politiche che hanno a cuore il destino di questo comparto, nel lavoro alla Camera”.

(Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali)

Crisi, gli acquisti di pane crollano al minimo storico dall’Unità d’Italia

-1Per la prima volta nella storia degli italiani è stata servita in tavola nel 2013 meno di una fetta di pane a pasto (o una rosetta piccola) per persona, con il consumo del bene alimentare più prezioso che è sceso al minimo storico dall’Unità d’Italia. E’ quanto emerge dallo studio “Il pane quotidiano nel tempo delle rinunce” presentato da Coldiretti al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio.

In circa 150 anni, consumo di pane calato da 1 kg a 98 gr al giorno a persona. Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, si mangiavano – sottolinea la Coldiretti – ben 1,1 chili di pane a persona al giorno, ma da allora si è verificato un progressivo contenimento dei consumi che oggi sono scesi ad appena 98 grammi a persona al giorno (una fettina di pane pesa in media 50 grammi come una rosetta piccola). Particolarmente sensibile è stato il calo degli acquisti negli ultimi anni di crisi con un crollo in quantità del 32 per cento rispetto ai 145 grammi acquistati a persona nel 2007. Il trend discendente – precisa la Coldiretti – viene pero’ da lontano: nel 1980 si aggira intorno agli 230 grammi a testa al giorno, nel 1990 si scende a 197 grammi, nel 2000 si arriva a 180 grammi, nel 2010 si attesta a 120 grammi e nel 2012 crolla a 106 grammi.

La spesa familiare per pane, grissini e cracker in Italia ammonta a quasi 8 miliardi all’anno. Le famiglie italiane – precisa la Coldiretti – hanno speso in media 30,15 euro al mese per acquistare il pane, grissini e cracker che è pari ad appena il 6,4 per cento della spesa alimentare familiare risultata di circa 468 euro al mese. Negli anni della crisi il contenimento delle quantità acquistate dalle famiglie si è riflesso sulla spesa che nel 2007 era pari a 31,72 euro a famiglia al mese.  Quasi otto italiani su dieci (78 per cento) hanno tagliato sulla spesa per il pane, con il 42 per cento dei cittadini che nel 2013 ha ridotto le quantità acquistate mentre ben il 36 per cento si è orientato verso tipi meno costosi. A cambiare – sottolineano Coldiretti/IXE’ – è anche la frequenza degli acquisti che in media è di 4,6 volte alla settimana, con però il 37 per cento degli italiani che si reca tutti i giorni dal fornaio per assicurarsi il pane artigianale mentre il 16 per cento vi si reca una volta ogni due giorni, il 22 per cento due volte alla settimana e l’11 per cento appena una volta alla settimana. La situazione – precisano Coldiretti/IXE’ – è molto diversa per il pane industriale che il 44 per cento acquista quando capita e il 26 per cento una volta alla settimana. Curioso il fatto che – concludono Coldiretti/IXE’ – una maggioranza dell’83 per cento degli italiani dichiara di mangiare pane a cena mentre il 73 a pranzo, il 13 per cento a colazione e l’11 per cento a merenda, mentre il 5 per cento in qualsiasi momento.

Niente spreco. Piu’ di quattro italiani su dieci (42 per cento) mangiano il pane avanzato dal giorno prima, con una crescente, positiva tendenza a contenere gli sprechi favorita anche dalla crisi.  Appena una minoranza del 2 per cento butta il pane superfluo. Diverse sono le tecniche utilizzate per evitare quello che una volta veniva considerato un vero sacrilegio, con il 44 per cento degli italiani che lo surgela, il 43 per cento lo grattugia il 22 per cento lo dà da mangiare agli animali mentre nel 5 per cento delle famiglie il pane non avanza mai. Sono ben il 24 per cento gli italiani che – sottolineano Coldiretti/IXE’ – utilizzano il pane raffermo per la preparazione di particolari ricette che vengono spesso dalla tradizione contadina. Si va dai “puparuoli m’buttunati” campani – peperoni al forno ripieni con pane raffermo tagliato a dadini, soffritto e miscelato con melanzane, acciughe, aglio, olive, capperi, prezzemolo, sale e pepe – ai “capunsei” lombardi – gnocchi realizzati con il pane avanzato grattugiato, uova, burro, grana padano aglio, noce moscata e brodo da condire con burro fuso, brodo o ragù – fino all’immancabile “pappa al pomodoro” toscana preparata con pane raffermo, pomodori freschi e concentrato di pomodoro, aglio, basilico, brodo, sale, pepe e abbondante olio extravergine di oliva, ottima da gustare sia come zuppa calda in inverno che come piatto estivo se lasciato raffreddare.

Il prezzo del pane raddoppia da Napoli a Venezia. Con la crisi quotazioni del grano scendono del 27% ma il pane aumenta. Il prezzo medio del pane raddoppia tra Napoli, dove costa 2,01 euro al chilo, e Venezia, dove si spende 4,65 euro al chilo, mostrando una incredibile variabilità tra le diverse città con valori che variano tra i 3,80 euro al chilo a Bologna, 2,94 a Torino, 2,74 euro al chilo a Palermo, 2,43 a Roma e 2,67 a Bari. La forte variabilità è una evidente dimostrazione che – sottolinea la Coldiretti – l’andamento del prezzo del pane dipende solo marginalmente dal costo del grano che è fissato a livello internazionale al Chicago Board of Trade e non mostra quindi differenze tra le diverse città. Oggi un chilo di grano tenero è venduto a circa 21 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 2,75 euro al chilo, con un rincaro di tredici volte, tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’ acqua per ottenere un chilo di prodotto finito. C’è sicuramente un margine da recuperare per garantire un giusto compenso agli agricoltori, senza pesare sui cittadini che sono costretti a ridurre gli acquisti, ed evitare la scomparsa delle coltivazioni di grano Made in Italy, con interventi per garantire una maggiore trasparenza di filiera a partire dall’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano impiegato ed evitare che venga spacciato come italiano quello importato da Turchia, Kazakistan o altri Paesi.

Allarme pane congelato, il fai da te aumenta del 18%. Per contenere i costi e soprattutto per garantirsi la qualità a tavola si è verificato rispetto al passato un aumento del 18 per cento del numero di italiani che nel 2013 preparano il pane in casa.  La crisi – sottolinea la Coldiretti – ha favorito la diffusione di pani industriali ottenuti dalla cottura di impasti surgelati spesso importati dall’estero senza le necessarie garanzie qualitative. Una tendenza in forte diffusione nelle catene della distribuzione commerciale che ha creato non pochi problemi ai panificatori tradizionali, costringendo migliaia di laboratori storici in tutt’Italia a chiudere i battenti. Resistono però i pani tipici locali e in Italia si possono contare centinaia di varietà. Un atteggiamento che premia le oltre 300 varietà di pane presenti in tutt’Italia, dalla “Ciopa” del Veneto al “Pane cafone” della Campania, dal “Perruozzo” del Molise al “pan rustegh” della Lombardia, dalla “Micooula” della Val D’Aosta alla “Coppia ferrarese” dell’Emilia Romagna fino alla “Lingua di Suocera” piemontese. Non va dimenticato peraltro che l’Italia – conclude la Coldiretti puo’ contare su 5 tipi di pane riconosciuti addirittura dall’Unione Europea: Coppia ferrarese (I.G.P.), Pagnotta del Dittaino (D.O.P.), Pane casareccio di Genzano (I.G.P.), Pane di Altamura (D.O.P.) e il Pane di Matera (I.G.P.).

(Fonte: Coldiretti)

Marchi Dop e Igp, Italia leader europea, Veneto secondo in Italia dopo l’Emilia-Romagna

prodottiL’Italia si conferma leader europea per numero di riconoscimenti DOP (Denominazione di origine protetta), IGP (Indicazione geografica protetta) e STG (Specialità tradizionale garantita) conferiti dall’UE. A dirlo è l’Istat, il quale registra per il Bel Paese 248 prodotti di qualità riconosciuti al 31 dicembre 2012, nove in più rispetto alla fine del 2011. Sono invece 243 i prodotti attivi nel 2012, per i quali è stata verificata la produzione o la trasformazione nel corso dell’anno.

I settori con il maggior numero di riconoscimenti sono: ortofrutta e cereali (98 prodotti), formaggi (45), oli extravergine di oliva (43) e preparazioni di carni (36). Per ciò che concerne le singoli realtà regionali, il numero maggiore di DOP e IGP lo conquistano l’Emilia-Romagna con 36 prodotti riconosciuti e il Veneto con 35. La lista delle denominazioni di qualità si è arricchita nonostante nel 2012 gli operatori certificati siano scesi a 80.231 (-4,7% rispetto al 2011). Il numero dei produttori registra una frenata nel Centro-Sud, mentre nel Nord il calo risulta minore. Gli allevamenti (42.804 strutture) si sono ridotti dell’8,8% mentre la superficie (159.548 ettari) è aumentata del 5,2%. Secondo la Coldiretti, ad oggi, il primato italiano si è ulteriormente consolidato per un totale di 255 riconoscimenti (156 DOP, 97 IGP e 2 STG) con la ”Trota del Trentino” che ha conquistato per ultima la denominazione d’origine protetta (DOP).

(Fonte: BIT-Spa)