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IMU, abolita la seconda rata sui terreni e fabbricati rurali

Imu1La seconda rata Imu non verrà pagata per i fabbricati rurali e per i terreni agricoli degli imprenditori agricoli professionali. E’stato dimezzato, inoltre, l’onere dell’IMU per i terreni agricoli posseduti da “non agricoltori”. “Lo dovevamo a tutti gli agricoltori italiani, che lo scorso anno avevano subito questa tassa, ingiusta due volte, perché colpisce un bene produttivo come la terra”, ha affermato il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Nunzia De Girolamo.

Richiesta una riforma strutturale sulla tassazione degli immobili agricoli. “Le aziende agricole che hanno pagato nel 2012 possono così utilizzare per gli investimenti i 537 milioni di euro di risparmio fiscale ottenuti per il settore con i provvedimenti di eliminazione dell’Imu”, ha continuato De Girolamo. Che ha aggiunto: “Ho chiesto poi di prevedere una riforma strutturale sulla tassazione per gli immobili agricoli che verrà trattata in sede di conversione della legge di stabilità alla Camera. Abbiamo previsto anche di ripristinare, per le società agricole, il diritto di optare per la tassazione in base al reddito catastale dei terreni, perché l’abrogazione di questa misura da parte del Governo Monti è illogica e contraddice l’ordinamento comunitario. Su queste misure il mio Ministero ha già reperito, attraverso tagli e risparmi, 108 milioni di euro, che sono certa potranno essere incrementati attraverso la collaborazione di tutte le forze politiche che hanno a cuore il destino di questo comparto, nel lavoro alla Camera”.

(Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali)

Crisi, gli acquisti di pane crollano al minimo storico dall’Unità d’Italia

-1Per la prima volta nella storia degli italiani è stata servita in tavola nel 2013 meno di una fetta di pane a pasto (o una rosetta piccola) per persona, con il consumo del bene alimentare più prezioso che è sceso al minimo storico dall’Unità d’Italia. E’ quanto emerge dallo studio “Il pane quotidiano nel tempo delle rinunce” presentato da Coldiretti al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio.

In circa 150 anni, consumo di pane calato da 1 kg a 98 gr al giorno a persona. Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, si mangiavano – sottolinea la Coldiretti – ben 1,1 chili di pane a persona al giorno, ma da allora si è verificato un progressivo contenimento dei consumi che oggi sono scesi ad appena 98 grammi a persona al giorno (una fettina di pane pesa in media 50 grammi come una rosetta piccola). Particolarmente sensibile è stato il calo degli acquisti negli ultimi anni di crisi con un crollo in quantità del 32 per cento rispetto ai 145 grammi acquistati a persona nel 2007. Il trend discendente – precisa la Coldiretti – viene pero’ da lontano: nel 1980 si aggira intorno agli 230 grammi a testa al giorno, nel 1990 si scende a 197 grammi, nel 2000 si arriva a 180 grammi, nel 2010 si attesta a 120 grammi e nel 2012 crolla a 106 grammi.

La spesa familiare per pane, grissini e cracker in Italia ammonta a quasi 8 miliardi all’anno. Le famiglie italiane – precisa la Coldiretti – hanno speso in media 30,15 euro al mese per acquistare il pane, grissini e cracker che è pari ad appena il 6,4 per cento della spesa alimentare familiare risultata di circa 468 euro al mese. Negli anni della crisi il contenimento delle quantità acquistate dalle famiglie si è riflesso sulla spesa che nel 2007 era pari a 31,72 euro a famiglia al mese.  Quasi otto italiani su dieci (78 per cento) hanno tagliato sulla spesa per il pane, con il 42 per cento dei cittadini che nel 2013 ha ridotto le quantità acquistate mentre ben il 36 per cento si è orientato verso tipi meno costosi. A cambiare – sottolineano Coldiretti/IXE’ – è anche la frequenza degli acquisti che in media è di 4,6 volte alla settimana, con però il 37 per cento degli italiani che si reca tutti i giorni dal fornaio per assicurarsi il pane artigianale mentre il 16 per cento vi si reca una volta ogni due giorni, il 22 per cento due volte alla settimana e l’11 per cento appena una volta alla settimana. La situazione – precisano Coldiretti/IXE’ – è molto diversa per il pane industriale che il 44 per cento acquista quando capita e il 26 per cento una volta alla settimana. Curioso il fatto che – concludono Coldiretti/IXE’ – una maggioranza dell’83 per cento degli italiani dichiara di mangiare pane a cena mentre il 73 a pranzo, il 13 per cento a colazione e l’11 per cento a merenda, mentre il 5 per cento in qualsiasi momento.

Niente spreco. Piu’ di quattro italiani su dieci (42 per cento) mangiano il pane avanzato dal giorno prima, con una crescente, positiva tendenza a contenere gli sprechi favorita anche dalla crisi.  Appena una minoranza del 2 per cento butta il pane superfluo. Diverse sono le tecniche utilizzate per evitare quello che una volta veniva considerato un vero sacrilegio, con il 44 per cento degli italiani che lo surgela, il 43 per cento lo grattugia il 22 per cento lo dà da mangiare agli animali mentre nel 5 per cento delle famiglie il pane non avanza mai. Sono ben il 24 per cento gli italiani che – sottolineano Coldiretti/IXE’ – utilizzano il pane raffermo per la preparazione di particolari ricette che vengono spesso dalla tradizione contadina. Si va dai “puparuoli m’buttunati” campani – peperoni al forno ripieni con pane raffermo tagliato a dadini, soffritto e miscelato con melanzane, acciughe, aglio, olive, capperi, prezzemolo, sale e pepe – ai “capunsei” lombardi – gnocchi realizzati con il pane avanzato grattugiato, uova, burro, grana padano aglio, noce moscata e brodo da condire con burro fuso, brodo o ragù – fino all’immancabile “pappa al pomodoro” toscana preparata con pane raffermo, pomodori freschi e concentrato di pomodoro, aglio, basilico, brodo, sale, pepe e abbondante olio extravergine di oliva, ottima da gustare sia come zuppa calda in inverno che come piatto estivo se lasciato raffreddare.

Il prezzo del pane raddoppia da Napoli a Venezia. Con la crisi quotazioni del grano scendono del 27% ma il pane aumenta. Il prezzo medio del pane raddoppia tra Napoli, dove costa 2,01 euro al chilo, e Venezia, dove si spende 4,65 euro al chilo, mostrando una incredibile variabilità tra le diverse città con valori che variano tra i 3,80 euro al chilo a Bologna, 2,94 a Torino, 2,74 euro al chilo a Palermo, 2,43 a Roma e 2,67 a Bari. La forte variabilità è una evidente dimostrazione che – sottolinea la Coldiretti – l’andamento del prezzo del pane dipende solo marginalmente dal costo del grano che è fissato a livello internazionale al Chicago Board of Trade e non mostra quindi differenze tra le diverse città. Oggi un chilo di grano tenero è venduto a circa 21 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 2,75 euro al chilo, con un rincaro di tredici volte, tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’ acqua per ottenere un chilo di prodotto finito. C’è sicuramente un margine da recuperare per garantire un giusto compenso agli agricoltori, senza pesare sui cittadini che sono costretti a ridurre gli acquisti, ed evitare la scomparsa delle coltivazioni di grano Made in Italy, con interventi per garantire una maggiore trasparenza di filiera a partire dall’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano impiegato ed evitare che venga spacciato come italiano quello importato da Turchia, Kazakistan o altri Paesi.

Allarme pane congelato, il fai da te aumenta del 18%. Per contenere i costi e soprattutto per garantirsi la qualità a tavola si è verificato rispetto al passato un aumento del 18 per cento del numero di italiani che nel 2013 preparano il pane in casa.  La crisi – sottolinea la Coldiretti – ha favorito la diffusione di pani industriali ottenuti dalla cottura di impasti surgelati spesso importati dall’estero senza le necessarie garanzie qualitative. Una tendenza in forte diffusione nelle catene della distribuzione commerciale che ha creato non pochi problemi ai panificatori tradizionali, costringendo migliaia di laboratori storici in tutt’Italia a chiudere i battenti. Resistono però i pani tipici locali e in Italia si possono contare centinaia di varietà. Un atteggiamento che premia le oltre 300 varietà di pane presenti in tutt’Italia, dalla “Ciopa” del Veneto al “Pane cafone” della Campania, dal “Perruozzo” del Molise al “pan rustegh” della Lombardia, dalla “Micooula” della Val D’Aosta alla “Coppia ferrarese” dell’Emilia Romagna fino alla “Lingua di Suocera” piemontese. Non va dimenticato peraltro che l’Italia – conclude la Coldiretti puo’ contare su 5 tipi di pane riconosciuti addirittura dall’Unione Europea: Coppia ferrarese (I.G.P.), Pagnotta del Dittaino (D.O.P.), Pane casareccio di Genzano (I.G.P.), Pane di Altamura (D.O.P.) e il Pane di Matera (I.G.P.).

(Fonte: Coldiretti)

Marchi Dop e Igp, Italia leader europea, Veneto secondo in Italia dopo l’Emilia-Romagna

prodottiL’Italia si conferma leader europea per numero di riconoscimenti DOP (Denominazione di origine protetta), IGP (Indicazione geografica protetta) e STG (Specialità tradizionale garantita) conferiti dall’UE. A dirlo è l’Istat, il quale registra per il Bel Paese 248 prodotti di qualità riconosciuti al 31 dicembre 2012, nove in più rispetto alla fine del 2011. Sono invece 243 i prodotti attivi nel 2012, per i quali è stata verificata la produzione o la trasformazione nel corso dell’anno.

I settori con il maggior numero di riconoscimenti sono: ortofrutta e cereali (98 prodotti), formaggi (45), oli extravergine di oliva (43) e preparazioni di carni (36). Per ciò che concerne le singoli realtà regionali, il numero maggiore di DOP e IGP lo conquistano l’Emilia-Romagna con 36 prodotti riconosciuti e il Veneto con 35. La lista delle denominazioni di qualità si è arricchita nonostante nel 2012 gli operatori certificati siano scesi a 80.231 (-4,7% rispetto al 2011). Il numero dei produttori registra una frenata nel Centro-Sud, mentre nel Nord il calo risulta minore. Gli allevamenti (42.804 strutture) si sono ridotti dell’8,8% mentre la superficie (159.548 ettari) è aumentata del 5,2%. Secondo la Coldiretti, ad oggi, il primato italiano si è ulteriormente consolidato per un totale di 255 riconoscimenti (156 DOP, 97 IGP e 2 STG) con la ”Trota del Trentino” che ha conquistato per ultima la denominazione d’origine protetta (DOP).

(Fonte: BIT-Spa)

Mais italiano, speculazioni (di casa nostra) in atto?

4768253-d-39-oro-delle-sementi-di-mais-come-sfondoViolento attacco al mais italiano, preso di mira dagli speculatori ai danni degli agricoltori della Pianura Padana. A denunciarlo è Coldiretti Padova mettendo a confronto il prezzo del mais italiano, non Ogm, con quello del prodotto importato dall’estero.

Mais italiano a 17/18 euro al q, mais straniero sopra i 22 euro. «Non capiamo perché nessuno si chieda come mai il mais nazionale sia quotato a Bologna 17-18 euro al quintale mentre quello straniero arriva ben sopra i 22 euro. – afferma Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova – E’ chiaro che siamo di fronte ad una spregiudicata azione di trading “teleguidato” contro il mais coltivato in Italia, messa in atto dagli sciacalli che stanno gestendo il mercato del granoturco. Sicuramente dovremo ringraziare anche chi lo scorso anno ha denigrato tutta la produzione della Pianura Padana, compreso il mais sano non solo quello colpito da aflatossine. Con il pretesto della siccità infatti c’è stato chi ha avuto tutto l’interesse a spingere sull’allarme aflatossine in modo da tenere molto basse anche le quotazioni del prodotto che non aveva alcun problema sanitario. Un’operazione che ha danneggiato migliaia e migliaia di coltivatori che si sono visti ridurre il prezzo nonostante il mais non presentasse alcun problema. Ora assistiamo ad un nuovo attacco, che ancora una volta ha come obiettivo quello di mettere in difficoltà gli agricoltori italiani, in particolare quelli dell’Italia settentrionale, magari con la scusa che il mercato interno pretende per lo più prodotto estero rispetto a quello nazionale».

Coldiretti Padova: ’operazione frutto di una manipolazione dei mercati italiani. «Abbiamo il sospetto che sia in atto una fortissima speculazione tutta concentrata in Italia. – prosegue Miotto – Stiamo mettendo insieme le prove per dimostrare che il mais estero, quotato a prezzi inferiori fuori dall’Italia, viene acquistato sui porti delle prinicipali piazze italiane, in particolare a Ravenna e Genova, allo stesso prezzo di quello nazionale. In questo modo la speculazione è tutta di casa nostra, con l’obiettivo di minare il nostro mais “made in Italy”, di qualità e libero da Ogm. Auspichiamo serrati controlli da parte delle autorità competenti e dei responsabili delle Borse Merci delle principali piazze italiane, a partire da Bologna».

(Fonte: Coldiretti Padova)

DL Fare, taglio accisa gasolio per coltivazioni in serra

serre gentileNotizie positive per l’agricoltura e in particolare per i serricoltori. Il “Decreto del Fare” del governo Letta ha infatti sancito il taglio dell’accisa sul gasolio per il riscaldamento delle coltivazioni sotto serra. Dal 1° agosto 2013 e fino al 31 dicembre 2015, l’accisa sul gasolio, cui attualmente si applica la stessa accisa prevista per tutti i prodotti petroliferi destinati agli usi agricoli, pari al 22 per cento dell’accisa ordinaria, viene ridotta a 25 euro per mille litri, a condizione che i richiedenti siano serricoltori per i quali l’attività imprenditoriale agricola costituisce l’esclusivo o comunque il prevalente fattore produttivo.

Forte competizione per le serre italiane. “Una scelta che dà una risposta concreta alla perdita di competitività del settore florovivaistico ed orticolo, vessato dai continui aumenti dei prezzi dei carburanti e quindi dei costi di produzione”, commenta con soddisfazione l’europarlamentare Giancarlo Scottà. Che aggiunge: “Si tratta di un provvedimento a tutela di un settore da primato del Made in Italy in Europa, con oltre 30mila serre in Italia che producono fiori e piante ornamentali e ortaggi. Imprese che si devono confrontare sul mercato con partner comunitari per i quali il costo dell’energia è inferiore e dove vengono erogate agevolazioni per abbattere il costo delle fonti energetiche, per non parlare dei paesi extracomunitari favoriti da un clima più caldo, che praticano dumping sociale e che spesso utilizzano pratiche di coltivazione bandite dall’Unione Europea”.

(Fonte: Europarlamentare Giancarlo Scottà)

Influenza aviaria nel Bolognese, abbattute altre 500 mila galline ovaiole, nessun rischio per i consumatori

galline che razzolanoSi trova a Mordano,  sul confine fra le province di Bologna e Ravenna, il nuovo focolaio di influenza aviaria. Il Centro Nazionale di Referenza dell‘IZS delle Venezie, l’IZS Lombardia ed Emilia Romagna e le Usl locali stanno attivamente monitorando l’andamento della situazione e adottando tutte le misure di sicurezza necessarie al controllo dei focolai.  È stato inoltre emanato ieri, mercoledì 21 agosto, apposito provvedimento ministeriale recante le ulteriori misure di controllo ed eradicazione per contenere l’eventuale diffusione del virus. Nei giorni scorsi l’Unità di crisi, riunita a Bologna per fare il punto della situazione, ha confermato che non vi è alcun rischio collegato al consumo di uova e carni avicole.

Abbattute quasi 500 mila galline ovaiole. Il virus è stato individuato in un allevamento di galline ovaiole, di proprietà dello stesso Gruppo titolare del sito di Ostellato (Fe), nel quale il fenomeno si era presentato nei giorni scorsi. L’accertamento del nuovo focolaio è avvenuto grazie alla stretta rete di sorveglianza sanitaria messa in campo dalla Regione e dalle autorità sanitarie, proprio per garantire il contenimento dell’infezione all’indomani della scoperta del virus nel sito di Ostellato.  La regione Emilia-Romagna, per fronteggiare il nuovo caso di aviaria, ha già emanato un’ordinanza per l’attuazione delle misure straordinarie previste in questi casi dalla normativa sanitaria europea e nazionale. Previste, tra le altre misure, le operazioni di abbattimento dei quasi 500 mila esemplari presenti nell’allevamento.

Predisposte le azioni utili a isolare il fenomeno. Prosegue intanto, in ottemperanza alle direttive assunte già la scorsa settimana, il monitoraggio degli allevamenti e la tutela della salute pubblica, sotto lo stretto coordinamento degli assessori regionali alle politiche per la salute, Carlo Lusenti, all’agricoltura, Tiberio Rabboni, e della vicepresidente della Regione Simonetta Saliera. Da parte delle Aziende Usl competenti e dai Servizi veterinari della Regione Emilia-Romagna sono state già predisposte tutte le azioni utili a isolare il fenomeno. Questo sulla base dei protocolli operativi per la prevenzione della diffusione del virus che prevedono, tra l’altro, l’istituzione di zone di protezione e sorveglianza del territorio in cui risiede l’allevamento, il censimento di tutte le aziende e degli animali presenti, prelievi e accertamenti sierologici da parte dei veterinari, controlli straordinari su tutto il territorio regionale.

(Fonte: Regione Emilia-Romagna/IZSVe)

Ultima ora. Nuovo focolaio aviaria nel Bolognese

galline che razzolanoE’ stata confermata dall’istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie la positività per l’influenza aviaria del ‘tipo A’ nelle galline ovaiole di un’azienda commerciale nel comune di Mordano, in provincia di Bologna. Lo ha reso noto il ministero della Salute. La positività al virus è stata individuata durante i controlli nelle aziende nelle zone soggette a restrizione, e in quelle considerate a rischio, dopo il focolaio nei giorni scorsi in un’azienda del comune di Ostellato (Ferrara).

(Fonte: Ansa.it)

Influenza aviaria nel Ferrarese, nessun rischio collegato al consumo di carne avicola e uova

galline che razzolanoSi è riunita il 19 agosto scorso a Bologna l’Unità di crisi tra Ministero della Salute, Regione Emilia Romagna, Usl locali, IZS Lombardia ed Emilia Romagna e Centro di referenza per l’influenza aviaria dell‘IZS delle Venezie, per monitorare l’andamento della situazione e decidere su eventuali ulteriori misure di sicurezza a seguito del focolaio di H7N7 (HPAI) verificatosi in provincia di Ferrara.

Nel Ferrarese, unico focolaio confermato sul territorio nazionale. Al momento sono in corso le operazioni di chiusura del focolaio, mentre i controlli effettuati negli altri allevamenti hanno dato esito negativo. Non sussiste alcun rischio per i consumatori per il consumo di carne avicola e uova. Il 14 agosto il Centro Nazionale di Referenza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Padova ha confermato la presenza del virus inluenza aviaria alta patogenicità sottotipo H7N7 in un allevamento di galline ovaiole situato nel comune di Ostellato in provincia di Ferrara. L’allevamento è composto da 128.000 galline ovaiole. L’azienda, al momento del sospetto della malattia (13 agosto), è stata immediatamente isolata e sono state già organizzate da parte della Azienda USL di Ferrara e dai Servizi Veterinari della Regione Emilia Romagna le operazioni di abbattimento che sono iniziate il 15 agosto. È stata emanata apposita ordinanza regionale per l’attuazione di misure straordinarie previste dalla normativa sanitaria europea e nazionale per il contenimento dell’infezione e il monitoraggio degli allevamenti.

Esteso il controllo a scopo precauzionale anche all’alto Ferrarese e al basso Polesine. “La Regione – ha detto la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Simonetta Saliera – continua nel suo impegno sul territorio di costante monitoraggio e di adozione di tutte le misure precauzionali necessarie a circoscrivere il focolaio e ad evitare danni ad altri allevamenti avicoli, secondo le indicazioni del Ministero della Salute e della Unione europea”.  Anche se al momento tutti i controlli effettuati su altri allevamenti hanno dato esito negativo, l’Unità di crisi ha deciso a scopo precauzionale di estendere le zone sottoposte a controllo sanitario anche all’alto Ferrarese e al basso Polesine e di rafforzare la vigilanza veterinaria negli allevamenti nonché le misure di biosicurezza. E’ stato ribadito che verranno erogati gli indennizzi sulla base della normativa nazionale e comunitaria. L’Unità di crisi resterà attiva per monitorare l’applicazione delle misure sanitarie concordate, valutare l’eventuale evoluzione della situazione epidemiologica e fornire alla cittadinanza un’informazione costante e tempestiva. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin segue l’evolversi della situazione per assicurare ogni cura a protezione del patrimonio avicolo nazionale e una rapida valutazione per il ristoro dei danni subiti attraverso la corresponsione dei previsti indennizzi.

(Fonte: IZSVe/Regione Emilia-Romagna)

Agricoltura, gli impegni del Governo

Maurizio Martina«Per la sospensione dell’Imu sui fabbricati rurali, abbiamo già fatto un pezzo significativo, dobbiamo confermare la scelta con alcuni passaggi questa settimana, ma ci stiamo impegnando per questo»: lo ha detto Maurizio Martina, sottosegretario alle Politiche agricole, alimentari e forestali del governo Letta, a margine di un convegno sul futuro dell’agroalimentare nel Nordest, svoltosi a Udine.

Gli intenti. Secondo Martina «per lo sviluppo di questo settore dobbiamo accorciare i passaggi burocratici, snellire le procedure, fornire supporto all’internazionalizzazione». Per quel che riguarda, invece, la materia dei controlli, il sottosgretario ha specificato che «soprattutto quelli sulla filiera agroalimentare in Italia sono considerati tra i migliori al mondo. Quindi – ha proseguito – è vero che bisogna razionalizzare il sistema, ma senza abbassare una qualità che ci viene riconosciuta». In materia di Ogm Martina ha ricordato come la strada dell’Italia sia stata quella della chiusura. Il sottosegretario ha poi ricordato come «la settimana scorsa c’è stato un decreto interministeriale che ha detto una parola molto chiara. E c’è anche un impegno del Parlamento che ha votato una mozione in questo senso. Dunque – ha concluso – saremo coerenti con questo impegno».

(Fonte: Garantitaly.it)

Prezzo del latte: boccata d’ossigeno per gli allevatori

biola-il-distributore-automatico-di-latte-crudo-dalla-mucca-alla-bottiglia-foto“Un positivo accordo che consente di recuperare una parte del valore aggiunto a favore degli allevatori, colmando un vuoto di oltre tre mesi. Una boccata d’ossigeno agli allevamenti da latte a tutela dei consumatori italiani”. Così il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi commenta l’intesa raggiunta tra Italatte, Cia e Confagricoltura, che fissa il prezzo alla stalla a 0,42 euro il litro.

Fissata una base di  di partenza. “Il consolidamento delle tre specificità in cui s’identifica il comparto lattiero caseario in funzione della trasformazione (formaggi Dop, freschi e latte alimentare) rende impossibile allineare un valore unico per tutte le produzioni casearie, per questo abbiamo ritenuto importante perseguire -ha detto, a sua volta, il presidente della Cia Lombardia Mario Lanzi– la fissazione di una base certa per i prossimi mesi su cui ogni realtà può costruire la propria valorizzazione”.  “L’accordo -aggiunge Politi- chiude la stagione di pretestuosi acconti, intensifica il rapporto con le aziende della trasformazione, in primis la Lactalis, per una fase di più serenità, in attesa che si consolidino le condizioni produttive e del mercato agroalimentare”.  “Proprio il ‘Pacchetto Latte’, approvato in sede comunitaria al fine di scongiurare il ripetersi di esperienze negative come la vicenda delle quote latte, richiama le istituzioni nazionali e regionali -rimarca Politi- ad assumere da subito un ruolo attivo di piena applicazione delle norme. “La sottoscrizione dell’accordo tra Italatte e le due Organizzazioni agricole regionali della Lombardia, Cia e Confagricoltura, per il prezzo del latte alla stalla dei prossimi sei mesi, rappresenta sicuramente -rileva Lanzi- un momento importante per il mercato del comparto, garantendo un minimo di prospettiva per gli allevatori sino al prossimo mese di gennaio 2014”.

(Fonte: Confederazione Italiana Agricoltori)