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Mais italiano, speculazioni (di casa nostra) in atto?

4768253-d-39-oro-delle-sementi-di-mais-come-sfondoViolento attacco al mais italiano, preso di mira dagli speculatori ai danni degli agricoltori della Pianura Padana. A denunciarlo è Coldiretti Padova mettendo a confronto il prezzo del mais italiano, non Ogm, con quello del prodotto importato dall’estero.

Mais italiano a 17/18 euro al q, mais straniero sopra i 22 euro. «Non capiamo perché nessuno si chieda come mai il mais nazionale sia quotato a Bologna 17-18 euro al quintale mentre quello straniero arriva ben sopra i 22 euro. – afferma Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova – E’ chiaro che siamo di fronte ad una spregiudicata azione di trading “teleguidato” contro il mais coltivato in Italia, messa in atto dagli sciacalli che stanno gestendo il mercato del granoturco. Sicuramente dovremo ringraziare anche chi lo scorso anno ha denigrato tutta la produzione della Pianura Padana, compreso il mais sano non solo quello colpito da aflatossine. Con il pretesto della siccità infatti c’è stato chi ha avuto tutto l’interesse a spingere sull’allarme aflatossine in modo da tenere molto basse anche le quotazioni del prodotto che non aveva alcun problema sanitario. Un’operazione che ha danneggiato migliaia e migliaia di coltivatori che si sono visti ridurre il prezzo nonostante il mais non presentasse alcun problema. Ora assistiamo ad un nuovo attacco, che ancora una volta ha come obiettivo quello di mettere in difficoltà gli agricoltori italiani, in particolare quelli dell’Italia settentrionale, magari con la scusa che il mercato interno pretende per lo più prodotto estero rispetto a quello nazionale».

Coldiretti Padova: ’operazione frutto di una manipolazione dei mercati italiani. «Abbiamo il sospetto che sia in atto una fortissima speculazione tutta concentrata in Italia. – prosegue Miotto – Stiamo mettendo insieme le prove per dimostrare che il mais estero, quotato a prezzi inferiori fuori dall’Italia, viene acquistato sui porti delle prinicipali piazze italiane, in particolare a Ravenna e Genova, allo stesso prezzo di quello nazionale. In questo modo la speculazione è tutta di casa nostra, con l’obiettivo di minare il nostro mais “made in Italy”, di qualità e libero da Ogm. Auspichiamo serrati controlli da parte delle autorità competenti e dei responsabili delle Borse Merci delle principali piazze italiane, a partire da Bologna».

(Fonte: Coldiretti Padova)

DL Fare, taglio accisa gasolio per coltivazioni in serra

serre gentileNotizie positive per l’agricoltura e in particolare per i serricoltori. Il “Decreto del Fare” del governo Letta ha infatti sancito il taglio dell’accisa sul gasolio per il riscaldamento delle coltivazioni sotto serra. Dal 1° agosto 2013 e fino al 31 dicembre 2015, l’accisa sul gasolio, cui attualmente si applica la stessa accisa prevista per tutti i prodotti petroliferi destinati agli usi agricoli, pari al 22 per cento dell’accisa ordinaria, viene ridotta a 25 euro per mille litri, a condizione che i richiedenti siano serricoltori per i quali l’attività imprenditoriale agricola costituisce l’esclusivo o comunque il prevalente fattore produttivo.

Forte competizione per le serre italiane. “Una scelta che dà una risposta concreta alla perdita di competitività del settore florovivaistico ed orticolo, vessato dai continui aumenti dei prezzi dei carburanti e quindi dei costi di produzione”, commenta con soddisfazione l’europarlamentare Giancarlo Scottà. Che aggiunge: “Si tratta di un provvedimento a tutela di un settore da primato del Made in Italy in Europa, con oltre 30mila serre in Italia che producono fiori e piante ornamentali e ortaggi. Imprese che si devono confrontare sul mercato con partner comunitari per i quali il costo dell’energia è inferiore e dove vengono erogate agevolazioni per abbattere il costo delle fonti energetiche, per non parlare dei paesi extracomunitari favoriti da un clima più caldo, che praticano dumping sociale e che spesso utilizzano pratiche di coltivazione bandite dall’Unione Europea”.

(Fonte: Europarlamentare Giancarlo Scottà)

Influenza aviaria nel Bolognese, abbattute altre 500 mila galline ovaiole, nessun rischio per i consumatori

galline che razzolanoSi trova a Mordano,  sul confine fra le province di Bologna e Ravenna, il nuovo focolaio di influenza aviaria. Il Centro Nazionale di Referenza dell‘IZS delle Venezie, l’IZS Lombardia ed Emilia Romagna e le Usl locali stanno attivamente monitorando l’andamento della situazione e adottando tutte le misure di sicurezza necessarie al controllo dei focolai.  È stato inoltre emanato ieri, mercoledì 21 agosto, apposito provvedimento ministeriale recante le ulteriori misure di controllo ed eradicazione per contenere l’eventuale diffusione del virus. Nei giorni scorsi l’Unità di crisi, riunita a Bologna per fare il punto della situazione, ha confermato che non vi è alcun rischio collegato al consumo di uova e carni avicole.

Abbattute quasi 500 mila galline ovaiole. Il virus è stato individuato in un allevamento di galline ovaiole, di proprietà dello stesso Gruppo titolare del sito di Ostellato (Fe), nel quale il fenomeno si era presentato nei giorni scorsi. L’accertamento del nuovo focolaio è avvenuto grazie alla stretta rete di sorveglianza sanitaria messa in campo dalla Regione e dalle autorità sanitarie, proprio per garantire il contenimento dell’infezione all’indomani della scoperta del virus nel sito di Ostellato.  La regione Emilia-Romagna, per fronteggiare il nuovo caso di aviaria, ha già emanato un’ordinanza per l’attuazione delle misure straordinarie previste in questi casi dalla normativa sanitaria europea e nazionale. Previste, tra le altre misure, le operazioni di abbattimento dei quasi 500 mila esemplari presenti nell’allevamento.

Predisposte le azioni utili a isolare il fenomeno. Prosegue intanto, in ottemperanza alle direttive assunte già la scorsa settimana, il monitoraggio degli allevamenti e la tutela della salute pubblica, sotto lo stretto coordinamento degli assessori regionali alle politiche per la salute, Carlo Lusenti, all’agricoltura, Tiberio Rabboni, e della vicepresidente della Regione Simonetta Saliera. Da parte delle Aziende Usl competenti e dai Servizi veterinari della Regione Emilia-Romagna sono state già predisposte tutte le azioni utili a isolare il fenomeno. Questo sulla base dei protocolli operativi per la prevenzione della diffusione del virus che prevedono, tra l’altro, l’istituzione di zone di protezione e sorveglianza del territorio in cui risiede l’allevamento, il censimento di tutte le aziende e degli animali presenti, prelievi e accertamenti sierologici da parte dei veterinari, controlli straordinari su tutto il territorio regionale.

(Fonte: Regione Emilia-Romagna/IZSVe)

Ultima ora. Nuovo focolaio aviaria nel Bolognese

galline che razzolanoE’ stata confermata dall’istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie la positività per l’influenza aviaria del ‘tipo A’ nelle galline ovaiole di un’azienda commerciale nel comune di Mordano, in provincia di Bologna. Lo ha reso noto il ministero della Salute. La positività al virus è stata individuata durante i controlli nelle aziende nelle zone soggette a restrizione, e in quelle considerate a rischio, dopo il focolaio nei giorni scorsi in un’azienda del comune di Ostellato (Ferrara).

(Fonte: Ansa.it)

Influenza aviaria nel Ferrarese, nessun rischio collegato al consumo di carne avicola e uova

galline che razzolanoSi è riunita il 19 agosto scorso a Bologna l’Unità di crisi tra Ministero della Salute, Regione Emilia Romagna, Usl locali, IZS Lombardia ed Emilia Romagna e Centro di referenza per l’influenza aviaria dell‘IZS delle Venezie, per monitorare l’andamento della situazione e decidere su eventuali ulteriori misure di sicurezza a seguito del focolaio di H7N7 (HPAI) verificatosi in provincia di Ferrara.

Nel Ferrarese, unico focolaio confermato sul territorio nazionale. Al momento sono in corso le operazioni di chiusura del focolaio, mentre i controlli effettuati negli altri allevamenti hanno dato esito negativo. Non sussiste alcun rischio per i consumatori per il consumo di carne avicola e uova. Il 14 agosto il Centro Nazionale di Referenza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Padova ha confermato la presenza del virus inluenza aviaria alta patogenicità sottotipo H7N7 in un allevamento di galline ovaiole situato nel comune di Ostellato in provincia di Ferrara. L’allevamento è composto da 128.000 galline ovaiole. L’azienda, al momento del sospetto della malattia (13 agosto), è stata immediatamente isolata e sono state già organizzate da parte della Azienda USL di Ferrara e dai Servizi Veterinari della Regione Emilia Romagna le operazioni di abbattimento che sono iniziate il 15 agosto. È stata emanata apposita ordinanza regionale per l’attuazione di misure straordinarie previste dalla normativa sanitaria europea e nazionale per il contenimento dell’infezione e il monitoraggio degli allevamenti.

Esteso il controllo a scopo precauzionale anche all’alto Ferrarese e al basso Polesine. “La Regione – ha detto la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Simonetta Saliera – continua nel suo impegno sul territorio di costante monitoraggio e di adozione di tutte le misure precauzionali necessarie a circoscrivere il focolaio e ad evitare danni ad altri allevamenti avicoli, secondo le indicazioni del Ministero della Salute e della Unione europea”.  Anche se al momento tutti i controlli effettuati su altri allevamenti hanno dato esito negativo, l’Unità di crisi ha deciso a scopo precauzionale di estendere le zone sottoposte a controllo sanitario anche all’alto Ferrarese e al basso Polesine e di rafforzare la vigilanza veterinaria negli allevamenti nonché le misure di biosicurezza. E’ stato ribadito che verranno erogati gli indennizzi sulla base della normativa nazionale e comunitaria. L’Unità di crisi resterà attiva per monitorare l’applicazione delle misure sanitarie concordate, valutare l’eventuale evoluzione della situazione epidemiologica e fornire alla cittadinanza un’informazione costante e tempestiva. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin segue l’evolversi della situazione per assicurare ogni cura a protezione del patrimonio avicolo nazionale e una rapida valutazione per il ristoro dei danni subiti attraverso la corresponsione dei previsti indennizzi.

(Fonte: IZSVe/Regione Emilia-Romagna)

Agricoltura, gli impegni del Governo

Maurizio Martina«Per la sospensione dell’Imu sui fabbricati rurali, abbiamo già fatto un pezzo significativo, dobbiamo confermare la scelta con alcuni passaggi questa settimana, ma ci stiamo impegnando per questo»: lo ha detto Maurizio Martina, sottosegretario alle Politiche agricole, alimentari e forestali del governo Letta, a margine di un convegno sul futuro dell’agroalimentare nel Nordest, svoltosi a Udine.

Gli intenti. Secondo Martina «per lo sviluppo di questo settore dobbiamo accorciare i passaggi burocratici, snellire le procedure, fornire supporto all’internazionalizzazione». Per quel che riguarda, invece, la materia dei controlli, il sottosgretario ha specificato che «soprattutto quelli sulla filiera agroalimentare in Italia sono considerati tra i migliori al mondo. Quindi – ha proseguito – è vero che bisogna razionalizzare il sistema, ma senza abbassare una qualità che ci viene riconosciuta». In materia di Ogm Martina ha ricordato come la strada dell’Italia sia stata quella della chiusura. Il sottosegretario ha poi ricordato come «la settimana scorsa c’è stato un decreto interministeriale che ha detto una parola molto chiara. E c’è anche un impegno del Parlamento che ha votato una mozione in questo senso. Dunque – ha concluso – saremo coerenti con questo impegno».

(Fonte: Garantitaly.it)

Prezzo del latte: boccata d’ossigeno per gli allevatori

biola-il-distributore-automatico-di-latte-crudo-dalla-mucca-alla-bottiglia-foto“Un positivo accordo che consente di recuperare una parte del valore aggiunto a favore degli allevatori, colmando un vuoto di oltre tre mesi. Una boccata d’ossigeno agli allevamenti da latte a tutela dei consumatori italiani”. Così il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi commenta l’intesa raggiunta tra Italatte, Cia e Confagricoltura, che fissa il prezzo alla stalla a 0,42 euro il litro.

Fissata una base di  di partenza. “Il consolidamento delle tre specificità in cui s’identifica il comparto lattiero caseario in funzione della trasformazione (formaggi Dop, freschi e latte alimentare) rende impossibile allineare un valore unico per tutte le produzioni casearie, per questo abbiamo ritenuto importante perseguire -ha detto, a sua volta, il presidente della Cia Lombardia Mario Lanzi– la fissazione di una base certa per i prossimi mesi su cui ogni realtà può costruire la propria valorizzazione”.  “L’accordo -aggiunge Politi- chiude la stagione di pretestuosi acconti, intensifica il rapporto con le aziende della trasformazione, in primis la Lactalis, per una fase di più serenità, in attesa che si consolidino le condizioni produttive e del mercato agroalimentare”.  “Proprio il ‘Pacchetto Latte’, approvato in sede comunitaria al fine di scongiurare il ripetersi di esperienze negative come la vicenda delle quote latte, richiama le istituzioni nazionali e regionali -rimarca Politi- ad assumere da subito un ruolo attivo di piena applicazione delle norme. “La sottoscrizione dell’accordo tra Italatte e le due Organizzazioni agricole regionali della Lombardia, Cia e Confagricoltura, per il prezzo del latte alla stalla dei prossimi sei mesi, rappresenta sicuramente -rileva Lanzi- un momento importante per il mercato del comparto, garantendo un minimo di prospettiva per gli allevatori sino al prossimo mese di gennaio 2014”.

(Fonte: Confederazione Italiana Agricoltori)

Frumento: forte calo di produzione e dei prezzi di mercato in Italia

mietitura frumento x webSi è ormai conclusa la trebbiatura del grano in tutto il Paese e gli agricoltori italiani tirano le somme di un’annata agraria – la 2012-2013 – fortemente segnata dal maltempo. Lo ricorda Confagricoltura, segnalando che il raccolto del frumento tenero del 2013 esce molto ridimensionato da un andamento climatico primaverile freddo e piovoso che in alcune zone del Nord si è protratto anche oltre la metà di giugno.

Meno grano italiano=più grano importato. Enrico Gambi, cerealicoltore a Ravenna e presidente della Federazione nazionale cereali alimentari di Confagricoltura, evidenzia che “le semine autunnali del 2012, effettuate regolarmente e in crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente, facevano pensare ad un leggero aumento della produzione di frumento tenero. Per come si è sviluppata successivamente la coltura nel 2013, il calo di produzione poteva anche superare il 10% stimato oggi “sotto trebbia”.  Meno grano italiano vuol dire, inevitabilmente, più grano importato. “Nonostante la qualità dei prodotti trasformati dall’industria alimentare italiana, quest’anno il pane e la pasta nel nostro Paese saranno ancor meno made in Italy di quanto non siano in un’annata normale” conclude Gambi. A fronte della minore disponibilità di prodotto nazionale e della prospettiva di dover importare oltre il 50% del fabbisogno interno di frumento tenero, prosegue la tendenza al ribasso dei prezzi del mercato italiano, in sintonia con l’andamento dei mercati internazionali che tiene conto della grande abbondanza dei raccolti 2013 in alcuni paesi esportatori “chiave” come la Russia, l’Ucraina, la Francia e la Germania. “Con un raccolto nazionale in calo, il prezzo del frumento tenero dovrebbe aumentare o, quanto meno, tenere nonostante le importazioni di prodotto estero” commenta Massimiliano Giansanti, componente della Giunta esecutiva di Confagricoltura, “ma con un trend del mercato così ribassista si allontana la prospettiva di quotazioni elevate come quelle della passata campagna. Tuttavia, così come i margini elevati della scorsa annata sono andati a beneficio di tutta la filiera, sarebbe auspicabile che anche le perdite subìte quest’anno dai cerealicoltori italiani a causa del maltempo fossero alleviate da prezzi soddisfacenti”.

(Fonte: Confagricoltura)

Dopo 20 anni scendono le quotazioni dei terreni

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiIl mercato fondiario italiano ha registrato nel 2012 un altro anno di rallentamento, sia per quanto riguarda l’attività di compravendita sia in termini di quotazioni. Gli operatori del settore, intervistati nel corso dell’annuale indagine svolta dalle sedi regionali dell’INEA (ente pubblico istituito nel 1928, che svolge attività di ricerca, di rilevazione, analisi e previsione nel campo strutturale e socio-economico del settore agro-industriale, forestale e della pesca), sono concordi nell’affermare che gli scambi si sono ulteriormente ridotti rispetto agli anni precedenti.

Contrazione del 3,1 per cento. La riduzione del volume delle compravendite si è riflessa anche sulle quotazioni che per la prima volta da vent’anni a questa parte hanno registrato il segno negativo come media nazionale. Il prezzo della terra è diminuito in modo impercettibile (-0,1%) in termini nominali, ma se si tiene conto del tasso di inflazione la contrazione è piuttosto rilevante (-3,1%) e va ad aggiungersi alle riduzioni in termini reali registrate dal 2008. Considerando l’incremento generale dei prezzi, il patrimonio fondiario italiano, in media, vale il 93% di quanto valeva nel 2008. La diminuzione del prezzo medio, per quanto debole, è il risultato di andamenti territoriali parzialmente inaspettati.

Cedimento quotazioni anche al Nord e in pianura. Sotto il profilo geografico si conferma la graduale divaricazione dei valori fondiari tra le regioni settentrionali e quelle centrali e meridionali, ma mentre negli anni precedenti la crescita dei valori al Nord riusciva a compensare la stasi delle quotazioni nel Mezzogiorno, nel 2012 si evidenzia un cedimento delle quotazioni anche in regioni come Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige, dove i valori fondiari sono generalmente più elevati e la domanda più sostenuta. In secondo luogo il prezzo della terra diminuisce in misura relativamente più elevata nelle zone di pianura, malgrado tali aree siano più ricche di terreni fertili e dotati di buone infrastrutture dove si concentra la maggior parte dell’attività di compravendita.

Le possibili cause. Una prima ipotesi che potrebbe spiegare l’andamento in flessione riguarda il graduale processo di aggiustamento dei prezzi a cui si sta assistendo, in conseguenza della crisi economica e dei nuovi scenari che hanno caratterizzato l’agricoltura europea nell’ultimo decennio. La difficoltà di accesso al credito rimane uno dei fattori che limita le potenzialità della domanda degli agricoltori professionali che sono ancora interessati a consolidare la struttura aziendale per aumentare le economie di scala. D’altra parte gli acquirenti extragricoli sono frenati dalla mancanza di liquidità e dalle prospettive incerte per la redditività del settore, anche se non manca l’interesse di investitori, anche stranieri, per acquisizione di aziende intere o per corpi fondiari di una certa rilevanza situati in zone particolarmente pregiate. Oltre alla crisi economica, l’agricoltura italiana risente anche delle mutate condizioni di mercato e degli sviluppi della politica agricola sempre più orientata verso una riduzione del sostegno ai redditi. È probabile che, in un contesto caratterizzato da elevata volatilità dei prezzi e da prospettive di ulteriori contrazioni degli aiuti al reddito, gli agricoltori anziani e quelli meno professionali abbandonino il settore anche attraverso la vendita del fondo. Sembra venuto meno anche l’effetto sulla domanda degli incentivi per le fonti energetiche rinnovabili che in contesti locali avevano portato il valore dei terreni a livelli particolarmente elevati. Inoltre, l’introduzione dell’IMU per i terreni agricoli ha ridotto ulteriormente le aspettative degli investitori. A fronte di prezzi della terra che nell’ultimo decennio sono stati ritenuti in molti casi non compatibili con la normale redditività agricola, la flessione delle quotazioni potrebbe continuare anche nel prossimo futuro. Va aggiunto che non sembra possibile generalizzare questa prospettiva, considerato l’andamento differenziato che caratterizza il mercato fondiario a livello territoriale. Inoltre il riallineamento tra valori fondiari e redditività potrebbe rimettere nuovamente in gioco gli agricoltori che sono interessati a investire nella propria impresa.

Il mercato degli affitti nel 2012. Nel 2012 la domanda di terreni in affitto ha continuato a prevalere sull’offerta nelle regioni settentrionali, dove il mercato ha mantenuto la sua tradizionale dinamicità, a eccezione di alcune aree che hanno registrato una diminuzione del numero di trattative in quanto soggette all’abbandono dell’attività agricola a causa degli elevati costi di produzione o influenzate dalla competizione per suoli a potenziale destinazione urbanistica. Sono risultate in diminuzione le contrattazioni di lungo periodo, mentre i canoni sono rimasti tendenzialmente stabili, sebbene legati alla tipologia di coltura praticata o alla utilizzazione agroenergetica. Nelle aree montane sono aumentate le richieste per malghe e pascoli, anche a seguito dell’esigenza di adeguare il carico animale secondo quanto richiesto dalla direttiva sui nitrati. Nelle regioni centrali la situazione rimane sostanzialmente stabile, anche se sono stati segnalati alcuni incrementi dei canoni. Nelle regioni meridionali è proseguita la regolarizzazione dei contratti, in alcuni casi imposta dalle regole di accesso alle misure dei PSR, ma sono ancora frequenti gli accordi verbali e pagamenti in natura. Sempre più diffuse le contrattazioni stagionali, non solo nel caso di terreni destinati a colture orticole per via delle esigenze agronomiche di rotazione legate alle problematiche di stanchezza del terreno, ma anche per i vigneti dove gli operatori hanno segnalato forme contrattuali limitate a una sola annata, per cui, ad esempio, le cantine prendono direttamente in gestione i vigneti al fine di garantire il soddisfacimento di accordi commerciali preventivati. Anche in queste regioni è continuato l’abbandono delle attività agricole con un conseguente incremento delle superfici offerte in affitto.

L’affitto di terreni interessa il 38 per cento della superficie agricola nazionale. Secondo l’ultimo censimento l’affitto interessa quasi 5 milioni di ettari (il 38% della superficie agricola nazionale) e si consolida come principale strumento di ampliamento delle superfici aziendali in tutta Italia, probabilmente a causa della lunga congiuntura negativa e della conseguente difficoltà nel mercato delle compravendite. In linea generale, il ricorso all’affitto è stato favorito dall’incerta evoluzione delle politiche agricole sebbene si tenda a contratti di durata più breve in attesa che si delinei il nuovo quadro delle politiche comunitarie. Si è rafforzato anche il ruolo e l’importanza dei contoterzisti, che oltre a ottimizzare l’utilizzo del parco macchine combinando le prestazioni di servizi con la lavorazione di fondi propri, spesso stringono accordi di coltivazione con i proprietari in possesso di titoli di aiuto al reddito.L’aumento delle imposte sul capitale fondiario sembra abbiano comportato un certo irrigidimento nelle trattative da parte dei concedenti.

Gli effetti della PAC sugli affitti. In futuro le contrattazioni e i canoni sono attesi in crescita anche a causa del perdurare della crisi economica oltre che per l’insediamento di giovani agricoltori. Inoltre, gli orientamenti della futura PAC a favore degli imprenditori agricoli definiti “attivi” potrebbero incentivare i soggetti “non attivi” a cedere in affitto i terreni. L’indagine sul mercato fondiario curata dall’INEA è disponibile in Internet. Un’analisi dettagliata verrà pubblicata nel volume INEA (2013) Annuario dell’agricoltura italiana, Volume LXVI, Istituto Nazionale di Economia Agraria, Roma.

(Fonte: INEA)

L’olio in USA: cambiano i costumi, resta l’extravergine

olioLa crisi economica ha cambiato le abitudini alimentari degli americani: mangiano sempre più spesso a casa e per questo motivo si fanno sempre più scelte di acquisto. Il consumatore medio spende circa 110 dollari a settimana per mangiare e un quarto è speso per specialità alimentari. Un terzo dei consumatori americani acquista specialità alimentari perché li hanno visti utilizzare in un cooking show televisivo. Un terzo dei pasti viene preparato in casa e nella classifica dei cibi realizzati al primo posto vi sono specialità americane (92%), italiane (79%), messicane/latine (63%), cinesi (42%).

Oli italiani, States mercato d’elezione. È il profilo delle nuove tendenze alimentari americane che emerge al Summer Fancy Food di New York dove Unaprol e Ice concludono la prima intesa operativa sull’olio extra vergine di oliva. Due anni di proficua collaborazione, tra pubblico e privato, con incoming di operatori, buyer e giornalisti in Italia; eventi promozionali all’estero con educational e workshop; azioni di sensibilizzazione in generale dei consumatori di Stati Uniti, Canada, Cina, Hong Kong, Austria, Belgio e Russia. Gli Stati Uniti rappresentano il mercato d’elezione per gli oli italiani. Rispetto al 2011, nel 2012 le forniture dall’Italia sono aumentate in volume del 10%.

Olio in USA: l’iniziativa promozionale italiana. Gli Stati Uniti hanno acquistato dall’Italia circa 110.000 tonnellate di oli vergini per un corrispondente valore di 307 milioni di euro. L’Italia detiene una quota del 54% in quantità e del 58% in valore delle importazioni statunitensi di oli vergini. L’analisi dei dati in valore mostra un andamento in linea con i dati in volume e mostrano una progressione del 9% rispetto al 2011. Per quanto riguarda le vendite al dettaglio sul mercato statunitense l’olio d’oliva, all’interno delle tipologie di olio vendute, rappresenta il 15% in volume ed il 37% in valore. Sul totale dell’olio venduto in confezioni da litro il 59% è rappresentato da olio extra vergine di oliva ed il 62% delle confezioni è realizzato in vetro. La bottiglia da mezzo litro è la più venduta.

L’Intesa siglata tra Ministero dello Sviluppo Economico, l’ICE – Agenzia per la promozione e l’internazionalizzazione del Made in Italy e l’Unaprol, che opera nell’ambito dell’internazionalizzazione dei contratti di filiera sottoscritti con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha celebrato il primo esperimento in assoluto tra pubblico e privato per il sostegno di azioni in favore dell’olio extra vergine di oliva di alta qualità italiano. Per quest’ultima tappa selezionati alcuni tra i migliori oli extra vergini di oliva a marchio FOI della filiera olivicola firmata dagli olivicoltori italiani. L’evento si è concluso con una prova di degustazione comparativa che aiuta giornalisti e buyer ad individuare e separare oli di scarsa qualità distinguendoli da quelli di alta qualità italiana.

(Fonte: Garantitaly.it)