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Consumo del suolo, Catania: con ddl approvato in CdM, vogliamo cambiare modello di sviluppo del Paese

E’ stato approvato venerdì 14 settembre scorso dal Consiglio dei Ministri il ddl quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. “Grazie alle misure contenute in questo disegno di legge, facciamo un decisivo passo in avanti per raggiungere l’obiettivo di limitare la cementificazione sui terreni agricoli, in modo da porre fine a un trend pericoloso per il Paese. Questo provvedimento tocca temi molto sensibili, come l’uso del territorio e la sua corretta gestione, ma coinvolge anche la vita delle imprese agricole e l’aspetto paesaggistico dell’Italia. Riguarda il modello di sviluppo che vogliamo proporre e immaginare per questo Paese, anche negli anni a venire”.  A dirlo è il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania.

Vincolato l’ammontare massimo di terreno agricolo cementificabile. “Abbiamo introdotto – ha spiegato Catania – un sistema che sostanzialmente prevede di determinare l’estensione massima di superficie agricole edificabile sul territorio nazionale. Questa quota, quindi, viene ripartita tra le Regioni le quali, a caduta, la distribuiscono ai Comuni. In questo modo otterremo un sistema che vincola l’ammontare massimo di terreno agricolo cementificabile distribuendolo armonicamente su tutto il territorio nazionale”.  “Vogliamo – ha aggiunto Catania – interdire i cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni che hanno ricevuto i fondi dall’Unione Europea, infatti abbiamo previsto che queste superfici restino vincolate per 5 anni”.

Nuove norme per la destinazione degli oneri di urbanizzazione. “Inoltre – ha aggiunto Catania – il provvedimento interviene sul sistema degli oneri di urbanizzazione dei Comuni. Nella normativa attualmente in vigore è previsto che le amministrazioni possono destinare parte dei contributi di costruzione alla copertura delle spese comunali correnti, distogliendoli dalla loro naturale finalità, cioè il finanziamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Questo fa sì che si crei una tendenza naturale delle amministrazioni e dei privati a dare il via libera per cementificare nuove aree agricole anche quando è possibile utilizzare strutture già esistenti. Le nuove norme avranno sicuramente un impatto su questo fenomeno”.

I punti principali del provvedimento1. Vengono definiti “terreni agricoli” tutti quelli che, sulla base degli strumenti urbanistici in vigore, hanno destinazione agricola, indipendentemente dal fatto che vengano utilizzati a questo scopo;  2. Si introduce un meccanismo di identificazione, a livello nazionale, dell’estensione massima di terreni agricoli edificabili (ossia di quei terreni la cui destinazione d’uso può essere modificata dagli strumenti urbanistici). Lo scopo è quello di garantire uno sviluppo equilibrato dell’assetto territoriale e una ripartizione calibrata tra zona suscettibili di utilizzazione agricola e zone edificate/edificabili;  3. Si introduce il divieto di cambiare la destinazione d’uso dei terreni agricoli che hanno usufruito di aiuto di Stato o di aiuti comunitari. Nell’ottica di disincentivare il dissennato consumo di suolo la misura evita che i terreni che hanno usufruito di misure a sostegno dell’attività agricola subiscano un mutamento di destinazione e siano investiti dal processo di urbanizzazione; 4. Viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale per favorire l’attività di manutenzione, ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti, anziché l’attività di edificazione e costruzione di nuove linee urbane. 5. Si istituisce un registro presso il Ministero delle politiche agricole in cui i Comuni interessati, i cui strumenti urbanistici non prevedono l’aumento di aree edificabili o un aumento inferiore al limite fissato, possono chiedere di essere inseriti. 6. Si abroga la norma che consente che i contributi di costruzione siano parzialmente distolti dalla loro naturale finalità – consistente nel concorrere alle spese per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria – e siano destinati alla copertura delle spese correnti da parte dell’Ente locale.

(Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali)

Rinnovato il Consiglio dell’Istituto Nazionale Grappa, Elvio Bonollo è il nuovo presidente

Elvio Bonollo

Elvio Bonollo è il nuovo presidente dell’Istituto Nazionale Grappa. La nomina di Bonollo è arrivata al termine del Consiglio tenutosi a Verona lo scorso 30 agosto, che ha deliberato le cariche associative per il trienno 2012-2015.

Innovatore nella tradizione. Consigliere di amministrazione e quarta generazione della famiglia che dal 1908 guida le Distillerie Bonollo Umberto di Mestrino in provincia di Padova, Elvio è cresciuto con l’attitudine all’innovazione ed è riuscito ad applicarla anche a un prodotto antico e “tradizionale” come la grappa, in particolare ha saputo creare nuovi modelli di prodotto e di consumo, in grado di precorrere i tempi e determinare nuove tendenze. In Consiglio, come referenti regionali dell’Istituto Grappa Veneta, anche Alessandro Maschio e Giovanni Brunello.

Nel prossimo triennio, sviluppo, tutela e promozione. “Sono veramente onorato di poter presiedere l’Istituto in cui assieme ai tenaci colleghi abbiamo condotto continue attività dirette alla difesa e valorizzazione della nostra acquavite più preziosa. Col sostegno di tutto il Consiglio porrò il massimo impegno nello sviluppo delle iniziative di tutela e promozione della nostra acquavite di bandiera.”- ha affermato il neopresidente Elvio Bonollo.  Dopo due mandati guidati dal piemontese Cesare Mazzetti, amministratore delegato della Mazzetti d’Altavilla, durante i quali molto si è puntato sulla tutela del prodotto, sulla promozione e sull’internazionalizzazione, la guida passa dunque di mano a colui che dal 2009 è stato il suo braccio destro in qualità di vicepresidente.

La vicepresidenza al presidente uscente. Un avvicendamento ai vertici, essendo stato Mazzetti a sua volta nominato vicepresidente per il trienno 2012-2015. “Lascio il testimone in ottime mani – ha commentato il presidente uscente e neo-vicepresidente Cesare Mazzetti – ho piena fiducia in Elvio che ha sempre dimostrato di condividere le tante iniziative e le tante battaglie che abbiamo portato avanti negli ultimi anni per difendere il nostro prodotto: un pioniere dell’innovazione che porterà nuova linfa al settore e che saprà creare nuove opportunità di sviluppo sia sul fronte produttivo che su quello promozionale”.

I Consiglieri. Insieme al presidente e vicepresidente, sono stati nominati anche i consiglieri referenti per i sei istituti regionali e tre aderenti singoli. In ordine geografico da nord a sud, sono stati nominati: per l’Istituto Tutela Grappa Valle d’Aosta Paolo Covi, per l’Istituto Grappa Piemonte Alessandro Revel Chion e Alessandro Francoli, per l’Istituto Grappa Lombardia Riccardo Ottina, per l’Istituto Tutela Grappa del Trentino Beppe Bertagnolli e Bruno Pilzer e per l’Associazione Produttori Grappa Alto Adige Werner Psenner. In rappresentanza degli aderenti singoli sono stati eletti anche Maria Carla Bonollo, Luigi Gozio e Andreas Roner, mentre entrano in consiglio come membri di diritto Luigi Odello, Sergio Moser e Antonio Emaldi. L’Istituto Nazionale Grappa è stato fondato nel 1996 e rappresenta, direttamente o tramite i 6 Istituti Regionali associati (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Alto Adige) oltre 100 aziende attive nel settore, ponendosi come Associazione di categoria più rappresentativa per la grappa.

(Fonte: Istituto Nazionale Grappa)

Miele a rischio in Italia, prime stime registrano un calo del 40%

Tra api “stressate” dal caldo, vegetazione assetata e fioriture scarse, il raccolto di miele italiano rischia di essere seriamente compromesso: “difficile dare dei numeri ora, perché ancora qualche flebile speranza di recuperare un po’ c’è, ma si potrebbe chiudere con un -30/-40% su un’annata media”, spiega il presidente dell’Unaapi (Unione Nazionale Apicoltori Italiani) Francesco Panella.

7-9 settembre, in Toscana gli “stati generali” dell’apicoltura italiana. La crisi produttiva degli allevamenti apistici nazionali rischia di comportare conseguenze per l’ambiente più in generale, visto l’importanza dell’azione d’impollinazione svolta dalle api per l’agricoltura e non solo. Per il bilancio definitivo del raccolto 2012 si dovrà aspettare la “Settimana del Miele” (Montalcino, 7-9 settembre 2012), gli “Stati Generali” dell’apicoltura italiana. Ma, già allo stato attuale, risultano “penalizzati, come già in primavera l’acacia e gli agrumi – spiega Panella – anche i millefiori estivi, ad eccezione delle produzioni di alta montagna dell’arco alpino ad est. Non male la produzione di miele di tiglio, media quella di castagno. Nel caso degli oltre 800.000 ettari di castagneto in Italia, però, il segnale positivo è che la lotta biologica al flagello parassitario d’origine cinese che ne insidia la sopravvivenza, grazie a un impegno esemplare delle istituzioni, sta dimostrando i primi frutti positivi; se lo stato degli ombrosi castagneti sta nettamente migliorando, è una buona notizia più per il futuro che per il presente.

Drammatica, invece, la situazione del miele di eucalipto: i 60.000 ettari di eucalipto, anch’essi sotto attacco da un parassita esogeno, sembrano destinati a essiccarsi, nel disinteresse generale, e rischiano praticamente di sparire, e con essi, ovviamente, anche il pregiato miele monofloreale. C’è ancora qualche speranza per la possibile produzione di miele di melata in alcune zone del nord, ma in ogni caso il risultato produttivo d’insieme non potrà essere ribaltato. Tra le regioni più colpite da siccità e avversità meteo, la Sardegna e la Toscana. E’ il risultato – conclude Panella – di un’annata contrassegnata da andamenti estremi in inverno e primavera, con temperature molto al di sotto o al di sopra della media in diversi periodi, e ora da un’estate siccitosa e con temperature elevate”.

L’apicoltura è uno di quei pochi settori che permettono di legare la tutela del patrimonio ambientale alla creazione di prodotti alimentari di eccellenza e può contare sulla forza di 50.000 apicoltori, 1,1 milioni di alveari ed un giro d’affari stimato di 60 milioni di euro, e il cui valore reale supera i 2,5 miliardi di euro se si considera il servizio di impollinazione fornito dalle api all’agricoltura.

(Fonte: ASGA Apicoltori Siena Grosseto Arezzo)

Russia nella WTO, De Castro ottimista per Italia e UE. In discesa la strada per Mosca per vino e agroalimentare.

“L’ingresso della Russia nella Wto è importantissimo: significa che finalmente la Russia accetta di sottostare ad un sistema di regole sul commercio riconosciute ed accettate a livello internazionale, ma anche poter affrontare con la forza del diritto tutte le controversie in atto fra Unione europea e Russia, che sono moltissime”. Così dichiara all’Ufficio stampa di Fieragricola-Veronafiere il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, che sui riflessi pratici dell’entrata della Russia nella «grande famiglia» dell’Organizzazione mondiale del commercio pensa – in chiave agroalimentare – innanzitutto al vino.

Sinergie Russia-Veneto. “Più volte, anche da quella grande manifestazione che è Vinitaly – prosegue De Castro – ci siamo tutti battuti per eliminare le accise o quei sistemi di tassazione particolari che il governo russo ha inserito per frenare le importazioni italiane. Ora sarà più facile, anche per il vino italiano, raggiungere Mosca”. E nell’ottica di favorire gli interscambi commerciali fra i due Paesi, Veronafiere può contare su partnership consolidate – come la presenza di Vinitaly in Russia – e alleanze stipulate di recente, come quella fra Siab (il Salone internazionale dell’arte bianca, in programma dal 25 al 29 maggio 2013 a Verona), l’Associazione dei panificatori e pasticceri russi e Conoscere Eurasia, sottoscritta lo scorso aprile a Mosca.

Le esportazioni verso la Russia. Uno dei compiti della Wto sarà quello di ridurre le tariffe sull’importazione in Russia dal 10,3 al 7,1 per cento, agevolando di fatto l’ingresso di vini e di altri prodotti dell’agroalimentare italiano nella Federazione Russa. «Come Unione europea siamo il primo partner commerciale – recita De Castro – e possiamo ancora crescere molto. L’Italia è ancora un po’ indietro, ma ora ci sono gli strumenti per stimolare ulteriori investimenti in un mercato che ama il made in Italy».

L’import da Mosca: via i dazi sui cereali. Il numero uno della Comagri a Strasburgo pensa anche ai flussi dalla Russia. «Anche in questo caso l’ingresso russo nel Wto è una buona notizia, perché saranno vietate misure di protezionismo sul mercato senza motivazioni specifiche, come venne fatto soltanto un anno fa quando la Russia pose dazi sull’export dei cereali». E i riflessi positivi potrebbero già delinearsi a breve, vista la necessità di trovare una soluzione all’emergenza siccità che sta stravolgendo al ribasso tutte le previsioni di produzioni di cereali a livello mondiale.

Tutele a Dop e Igp escluse. L’ingresso della Russia nella Wto cambierà nulla sul fronte dei marchi comunitari di qualità, la cui contraffazione al di fuori dei confini dell’Unione europea – senza accordi specifici fra Paesi – non è protetta dalle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. «Su questo l’Ue continuerà ad impegnarsi affinché possano esserci progressi – assicura De Castro – ma al momento non ci sono riconoscimenti e alcuni Paesi, fra i quali Stati Uniti, Canada e Australia, si oppongono. L’adesione della Russia alla Wto ci permetterà di riproporre anche questa vecchia battaglia, di non facile soluzione».

(Fonte: Veronafiere)

Benzina: i rincari pesano anche sulla busta della spesa. Ogni famiglia spende 20 euro in più al mese.

Il nuovo record della benzina, che ha superato la soglia dei due euro nella rete ordinaria, risulta insostenibile per le tasche delle famiglie, che accusano doppiamente i continui rincari. Oltre al capitolo “trasporti”, infatti, a lievitare è il budget dei prodotti alimentari, che viaggiano lungo la filiera nel 90 per cento dei casi su gomma. Finora l’aggravio sulla busta della spesa ha già superato le 20 euro al mese a famiglia, considerando che il costo del trasporto incide sul prezzo finale dei prodotti agroalimentari per il 35-40 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

In meno di un anno, raddoppiato il prezzo del gasolio agricolo. Rincari così smisurati -osserva la Cia- generano uno stravolgimento completo nei bilanci familiari. Nell’arco dell’ultimo anno, infatti, gli italiani hanno dovuto “sborsare” più per il capitolo trasporti, carburanti ed energia (470 euro al mese) che per gli alimentari (467 euro al mese), con uno sbilanciamento mai visto prima verso auto e bollette a discapito della tavola. Nelle campagne la situazione è drammatica. Gli imprenditori agricoli, infatti, hanno visto raddoppiare in meno di un anno il prezzo del gasolio agricolo, con un onere aggiuntivo di circa 5 mila euro ad azienda. Ma oggi i “carburanti” -sottolinea la Cia- sono soltanto una delle voci di spesa in aumento per le imprese. La siccità e le criticità climatiche di quest’estate così inclemente per il settore, infatti, hanno aumentato considerevolmente i consumi di acqua, la bolletta energetica per l’irrigazione e per la ventilazione nelle stalle e le spese aggiuntive per l’alimentazione degli animali. Per dare una boccata d’ossigeno ai produttori -conclude la Cia- è sempre più indispensabile che il governo azzeri al più presto le accise sul gasolio agricolo, in modo da permettere una riduzione degli oneri a carico degli agricoltori.

(Fonte: Confederazione Italiana Agricoltori)

Lavoro: accordi del settore agricolo su apprendistato, enti bilaterali e solidarietà per i terremotati

Apprendistato, enti bilaterali e solidarietà per i terremotati sono stati al centro dei nuovi accordi sottoscritti tra le parti datoriali e sindacali del settore agricolo. Ne dà notizia Confagricoltura che valuta positivamente le intese raggiunte.

Apprendistato, durata massima 36 mesi. Particolarmente importante è l’accordo che introduce l’apprendistato in agricoltura nel nuovo quadro normativo derivante dalla riforma Fornero. “Riguarda sia gli impiegati, sia gli operai, per una durata massima di 36 mesi – informa Confagricoltura -. Vuole favorire lo sviluppo dell’occupazione in agricoltura e la crescita professionale degli addetti. Le imprese agricole che svolgono l’attività in cicli possono assumere lavoratori con contratto di apprendistato a tempo determinato”.

Enti bilaterali. Con il secondo accordo si intende procedere al riordino ed alla valorizzazione delle casse extra-legem/enti bilaterali per fornire ad essi maggiore funzionalità ed efficacia. Le casse extra legem – spiega Confagricoltura – provvedono ad erogare agli operai agricoli a tempo indeterminato, in caso di malattia e di infortunio sul lavoro, una integrazione salariale. L’obiettivo ora è di rilanciare tali organismi che sono diventati ancora più importanti, dovendo organizzare e gestire attività e servizi bilaterali in tema di welfare e di integrazione al reddito individuati dai contratti provinciali.

Iniziative per i terremotati. Le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori dell’agricoltura hanno quindi deciso di assumere una iniziativa congiunta di solidarietà a favore delle popolazioni, dei lavoratori e del sistema produttivo dei territori dell’Emilia Romagna e delle province di Mantova e Rovigo, colpite dal terremoto. Favoriranno, con la collaborazione delle loro articolazioni territoriali, la raccolta di contributi volontari da parte dei singoli lavoratori, tramite la trattenuta dalla busta paga di un’ora di lavoro e inviteranno le aziende a devolvere una quota equivalente.

(Fonte: Confagricoltura)

Frodi: il falso olio extravergine di oliva fa crollare i prezzi

La recente inchiesta coordinata dalla Procura di Siena sulle indagini condotte dalla Guardia di Finanza insieme al Dipartimento dell’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle Politiche Agricole sulle frodi alimentari ha portato al sequestro di oltre 8.000 tonnellate di olio d’oliva ottenuto da illecita miscelazione con materie prime di categoria inferiore o con altra provenienza geografica.

Diffidare degli oli venduti ad un prezzo che non riesce a coprire neanche i costi di raccolta. L’operazione svela il “mistero” delle tante anomalie che si trovano sul mercato dove occorre diffidare da quegli oli che sono venduti a prezzi che non riescono a coprire neanche i costi di raccolta delle olive. Così, i prezzi pagati ai produttori agricoli crollano per effetto della concorrenza sleale provocata dagli inganni e contraffazioni, nonostante i consumi di olio extravergine delle famiglie siano aumentati del 4,2% nel 2012 e la produzione nazionale si sia ridotta addirittura del 6% nell’ultima raccolta. L’arrivo di olio di oliva straniero in Italia ha raggiunto il massimo storico di 584mila tonnellate e ha superato la produzione nazionale, in calo nel 2011 a 483mila tonnellate. Il risultato del sorpasso è il fatto che oggi la quota maggiore di bottiglie di olio proviene da olive straniere senza che questo sia sempre chiaro ai consumatori. Inoltre, si assiste ad una forte riduzione della qualità dell’olio in vendita, oltre che a una pericolosa proliferazione di truffe e inganni.

Mercato e truffe. L’Italia è il primo importatore mondiale di olio che per il 74% arriva dalla Spagna, il 15% dalla Grecia e il 7% dalla Tunisia, proprio i Paesi coinvolti dalla truffa scoperta a Siena. Nel 2011 si è verificato un ulteriore aumento del 3% nelle importazioni di olio di oliva dall’estero che sono quasi triplicate negli ultimi 20 anni (+163%), sommergendo di fatto la produzione nazionale, che sarebbe peraltro quasi sufficiente a coprire i consumi nazionali. Gli oli di oliva importati in Italia vengono mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di “italianità” da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri dove sono state esportate 364mila tonnellate nel 2011.

Sotto accusa è anche la mancanza di trasparenza visto che quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia contengono miscele di diversa origine, per le quali è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate. E questo nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Reg. CE n. 182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di olio extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione che la rende difficilmente visibile. Per questo risulta essere importante la proposta di legge “salva-olio Made in Italy” sottoscritta recentemente da numerosi parlamentari.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Colture cerealicole e ortaggi, la siccità infiamma i prezzi, stime negative di produzione e raccolti 2012

Anche in Veneto le alte temperature di giugno/luglio e il perdurare del periodo siccitoso incominciano a provocare danni alle colture ed i prezzi, sulla scia di quelli internazionali, stanno puntando verso l’alto. È questa la sottolineatura più importante che emerge dall’ultima newsletter “I mercati del frumento, del mais e della soia”, realizzata dagli esperti di Veneto Agricoltura.

Risultati positivi per il frumento. Per quanto riguarda il frumento, le operazioni di raccolta sono ormai concluse e la siccità non ha fatto in tempo ad arrecare particolari danni. Anzi, l’aumento delle superfici investite, stimate in crescita a circa 95.000 ha (+13%) e un buon andamento stagionale che ha favorito la coltura, hanno permesso di ottenere buone rese e qualità interessanti. Nel complesso, quindi, è possibile prevedere che la produzione possa attestarsi a circa 570.000 tonnellate, in crescita di oltre il 10% rispetto al 2011, mentre i prezzi, nelle ultime sedute della Borsa merci di Padova, hanno superato i 240 euro/t (+10% rispetto al 2011).

Situazione critica per il mais nel Polesine. “Secondo le indicazioni raccolte presso gli operatori locali – affermano gli esperti di Veneto Agricoltura – la situazione è invece critica in particolare per quanto riguarda il mais: nelle zone produttive non irrigue del Polesine (circa 10.000 ettari su 50.000 totali) la perdita della produzione è pressoché totale e le aziende si vedono costrette a trinciare il mais per destinarlo a ceroso.”  Nelle altre aree della provincia, la maggior parte degli agricoltori è intervenuta con le irrigazioni di soccorso, anche se in alcuni casi tale intervento è avvenuto ormai “fuori tempo massimo” e le colture sono andate ugualmente in stress, compromettendo la produzione in maniera variabile dal 10% al 40%.

Perdita contenuta di mais nelle altre province venete, per la soia, stima ancora prematura. Nelle altre province, attualmente si può stimare una possibile perdita produttiva in media nell’ordine del 10%. A livello regionale, quindi, è possibile prevedere un minor raccolto di mais di circa il 15-20% rispetto al 2011; la produzione attesa scenderebbe dunque a circa 2 milioni di tonnellate.  Per la soia, la situazione può diventare critica se la siccità e le alte temperature continuassero anche per tutto il mese di agosto, ma è ancora prematura una valutazione complessiva: la coltura ha subito uno stress al momento dell’allegagione, ma se irrigata ha margini di ripresa. Nel complesso, per ora, è possibile stimare, in presenza di superfici stabili, una minor produzione a livello regionale di circa il 10% rispetto al 2011, al di sotto delle 250 mila tonnellate.

Cosa succede nel mondo in fatto di colture cerealicole. Avverse condizioni climatiche, con lunghi periodi siccitosi, si stanno registrando anche in altri paesi nel mondo, con stime di produzione riviste al ribasso sia per quanto riguarda il frumento (minori produzioni si attendono soprattutto in Russia e Kazakhstan), che per il mais, in calo in particolar modo negli Usa.  E così, nell’ultimo mese, le quotazioni dei futures quotati alla borsa merci di Chicago sono schizzati verso l’alto: il frumento e il mais sono saliti rispettivamente a 250 euro/t e 240 euro/t per il mais, praticamente quasi ai livelli massimi degli ultimi due anni. La soia ha oltrepassato i livelli record raggiunti nel 2008, oltre i 500 euro/t. E la situazione generale sembra orientata verso un ulteriore rialzo dei prezzi, trascinando anche i listini delle principali piazze di contrattazione nazionali e locali.

Ortaggi, micidiale il caldo torrido. Danni notevoli: si va, secondo alcune stime, da un dieci a un trenta per cento. E’ un dato tutto da verificare e sarà la raccolta a confermarlo oppure no. “Le perdite, afferma Federico Nadaletto di OPO Veneto, interessano un po’ tutti gli ortaggi e provocano, tra l’altro, un calo della qualità: sono stati attaccati fagioli, fagiolini, zucchine, cetrioli, fragole, radicchi, melanzane”. Si prevede quindi una diminuzione di produzione, con implicazioni dirette sulla qualità e sui prezzi. Le conseguenze si “peseranno” al momento di raccogliere verdura e frutta. I “colpi di sole” avranno conseguenze che si prolungheranno per tutta la vita delle piante di ortaggi. Il caldo torrido ha provocato, inoltre, la lievitazione della bolletta energetica per mantenere freschi e conservare i prodotti, resi più facilmente deperibili. “Inoltre, aggiunge Federico Nadaletto, c’è un altro aspetto molto negativo da segnalare: “Si è avuta un’esplosione di parassiti che amano il caldo: miridi, tripidi, acari, che hanno fatto e stanno facendo notevoli danni diretti (intaccano le piante, fanno cadere i fiori, indeboliscono la fertilità del polline) o indiretti in quanto essi trasmettono malattie virali anche violente”.

(Fonte: Veneto Agricoltura/www.ortoveneto.it)

Governo, istituito un Fondo nazionale per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti

Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, circa le misure per il comparto agroalimentare approvate durante l’ultimo Consiglio dei Ministri, ha spiegato: «abbiamo deciso, vista la situazione di grave crisi economica che stiamo affrontando e le sue conseguenze sulla parte più debole della società, di istituire un Fondo nazionale per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti».

Già donato il 35,3% dell’eccedenza dell’industria. Il Fondo indigenti «consentirà, mediante le organizzazioni no profit, di assicurare gli aiuti grazie all’utilizzazione di risorse comunitarie e delle eccedenze alimentari rese disponibili dagli operatori della filiera. Come sottolinea il presidente di Federalimentare Filippo Ferrua: «Già oggi il 35,3% dell’eccedenza dell’industria è donato a enti caritativi e sono circa 700 le aziende alimentari che forniscono ad esempio una realtà importante del terzo settore come il Banco Alimentare. Grazie a questa misura sarà possibile razionalizzare e rendere più efficienti gli interventi di erogazione liberale in favore delle tante persone che necessitano di un sostegno, permettendoci così di fare di più».

Misure anche in fatto di agroenergie. Con lo stesso provvedimento, il Governo ha assunto misure per le agroenergie: «con queste norme – spiega ancora il Ministro Catania – si intende in particolare incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili legate alla rete delle opere irrigue e di bonifica, in una prospettiva di tutela del giusto equilibrio sul territorio tra agricoltura e impianti agro energetici».

(Fonte: Garantitaly.it)

Batteriosi del kiwi, ricerca italiana focalizza i meccanismi d’infezione e le reazioni delle piante

La ricerca italiana continua ad acquisire ed a divulgare importanti informazioni e risultati riguardanti la problematica di natura batterica causata da Pseudomonas syringae pv. actinidiae, PSA che, dal 2008, sta determinando notevoli danni alle coltivazioni di Actinidia in Italia, come in Europa, in Nuova Zelanda ed in altri Stati dove la produzione del kiwi riveste un ruolo primario e di notevole importanza commerciale.

La ricerca, sostenuta dal MIPAAF ed in parte dalla Regione Lazio, è stata sviluppata dal Gruppo di Fitobatteriologia ed il CIME (Centro Interdipartimentale di Microscopia Elettronica) dell’Ateneo di Viterbo, in collaborazione con il Forest Ecology and Forest Management Group, Centre for Ecosystem Studies, dell’Università di Wageningen (Olanda) e sarà a breve pubblicata sulla prestigiosa rivista americana di patologia vegetale, Phytopathology, dal titolo “Bacterial canker on kiwifruit in Italy: anatomical changes in the wood and in the primary infection sites” (Autori: Renzi M., Copini P., Taddei A.R., Rossetti A., Gallipoli L., Mazzaglia A., Balestra G.M.).

I risultati. Lo studio, durato circa 3 anni, dopo innumerevoli ipotesi, permette di chiarire importanti aspetti quali sono le strategie che vengono adottate da Psa per penetrare nelle piante di Actinidia spp. e come le stesse piante reagiscono nel tempo all’attacco di questo temibile batterio. Attraverso lo studio di piante di Actinidia spp. naturalmente affette da Psa e di altre contaminate artificialmente mediante differenti tecniche, ed anche in virtù dell’ausilio di specifiche tecniche di microscopia (ottica, trasmissione, scansione) si evidenzia come l’agente del cancro batterico sia in grado di penetrare attraverso aperture naturali (stomi, lenticelle) o ferite e di diffondersi poi mediante i vasi xilematici ed i vasi floematici.

Inutile se non dannosa la pratica della capitozzatura. Mediante la ricerca è stato anche possibile evidenziare e correlare tipiche alterazioni anatomiche del legno (riduzione delle sezioni dei vasi conduttori, formazione di tille, riduzione degli anelli di accrescimento) con l’infezione da parte del batterio vascolare. Le stesse alterazioni interne hanno permesso inoltre di evidenziare come, tra l’iniziale penetrazione da parte di Psa nelle piante e la manifestazione evidente dei sintomi, intercorra uno spazio temporale che, l’applicazione di specifiche analisi dendrocronologiche, hanno permesso di studiare e di chiarire in dettaglio. Inoltre, in virtù di quanto osservato, la ricerca evidenzia come, la pratica della capitozzatura, largamente adottata ovunque in questi anni per tentare di riallevare piante precedentemente infettate da Psa, risulti poco efficace ed anzi, possa favorire la sopravvivenza del batterio all’interno delle piante con la conseguente infezione delle nuove emissioni, e come la sua ulteriore diffusione possa essere facilitata attraverso la fuoriscita della linfa infetta.

(Fonte: DAFNE (Dipartimento per l’Agricoltura, la Foresta, la Natura e l’Energia dell’Università della Tuscia/Dr. Giorgio M. BALESTRA)