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La qualità sfregiata dal terremoto

(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV) Se le vittime sono l’ingiusto prezzo di una tragedia, l’aceto balsamico, sparso al suolo, è una delle immagini più forti a disegnare le conseguenze “culturali” del terremoto in Emilia Romagna: dentro quelle botti, sfasciate dalle scosse, c’è infatti l’anima di un territorio, rispettoso della tradizione, che fa di quell’aceto non solo un prodotto celeberrimo, ma uno status-symbol per la comunità.

Quel liquido, frutto di un’ancestrale saggezza produttiva e che ora bagna un pavimento, è una ricchezza irripetibile: riprodurla sarà possibile, ma non avrà la stessa memoria. L’aceto balsamico non ha la diffusione popolare del parmigiano-reggiano; rappresenta una nicchia raffinata del gusto e, per questo, chi la ama, non può sostituirla. Bisogna avere la forza di sapere aspettare come per un grande amore ed è a questo, che si appellano i produttori feriti. Ecco, la pazienza può essere il valore della solidarietà di chi apprezza l’agroalimentare: non dimenticarsi di quei produttori (non solo di aceto balsamico, ma anche di formaggio od ortofrutta) oggi in ginocchio; non tradire, deve essere il nostro pegno d’amore.

Crisi: banche, stretta del credito per 6 imprese agricole su 10

Sei imprese agricole su dieci hanno difficoltà ad accedere al credito. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti che sottolinea come la situazione evidenziata da Confcommercio sia particolarmente grave nel settore agricolo dove il costo del denaro in agricoltura ha raggiunto il 6 per cento e risulta superiore del 30 per cento a quello medio del settore industriale.

La stretta creditizia insieme all’aumento dei costi e alle difficoltà di mercato con il calo dei prezzi alla produzione ha favorito l’abbandono di 28.300 le aziende agricole che hanno chiuso i battenti nel primo trimestre del 2012. Il settore agricolo ed agroalimentare rappresenta per il settore creditizio – riferisce la Coldiretti – un universo da 43,5 miliardi di euro impiegati. Un ruolo determinante in tal senso viene ricoperto dai consorzi fidi che continuano a sostenere le imprese attraverso il rilascio di forme di garanzia. E’ il caso di CreditAgri Italia, il primo consorzio nazionale di garanzia fidi ed assistenza tecnica e finanziaria, specializzato per il settore agricolo ed agroalimentare e promosso dalla Coldiretti, che nell’ultimo anno ha aumentato il volume degli affidamenti, raggiungendo uno stock di erogazioni che sfiora il miliardo di euro.

(Fonte: Coldiretti)

PAC post 2013, De Castro: “A giugno miglioreremo l’attuale proposta di Cioloş”

«Il 18 e 19 giugno prossimi, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo inoltrerà le proprie controproposte su quanto avanzato dal commissario Cioloş. Potremmo avere una Pac molto diversa da quella che è stata illustrata dal commissario europeo. E soprattutto faremo in modo che la redistribuzione delle risorse non penalizzi l’Italia». Così Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura a Strasburgo, annuncia ad Eurocarne, il salone internazionale delle tecnologie e prodotti per la lavorazione, conservazione, refrigerazione e distribuzione delle carni, organizzato da Veronafiere insieme con Ipack-Ima Spa e in corso di svolgimento fino ad oggi.

Anche i suinocoltori potranno accedere ai contributi Pac. De Castro, che ha partecipato alla 43ª assemblea annuale di Uniceb insieme al direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, ha indicato la strada per sostenere l’agricoltura italiana all’interno di un contesto europeo che non mette più il settore primario al primo posto nelle voci di spesa del bilancio Ue.  Quanto alla richiesta dei suinicoltori di accedere ai contributi della Pac, l’ex ministro De Castro offre ampie rassicurazioni. «Non saranno più esclusi – osserva – dal momento che con l’ocm unica potranno accedere ai contributi Pac, al pari di tutti gli altri settori».

Fondi Pac drasticamente ridotti per l’Italia. Per l’Italia, il plafond complessivo fra il primo e il secondo pilastro (ovvero aiuti diretti e sviluppo rurale) subirà una contrazione di 280 milioni di euro l’anno. «Siamo convinti – sostiene il numero uno della Comagri al Parlamento europeo – che dopo il passaggio in Aula e grazie ai poteri attribuiti dal Trattato di Lisbona, l’attuale proposta di riforma della Pac migliorerà». In che modo, parlando di carne bovina? «Attraverso una maggiore flessibilità sul nuovo articolo 68 (sulla qualità, nda) – afferma De Castro – facendo programmazione produttiva e con un sostegno specifico accoppiato». Sembra comunque certo, secondo quanto annunciato dal presidente di Uniceb, Renzo Fossato – riconfermato per acclamazione anche per il triennio 2012-2014 – «che le future disponibilità economiche per gli aiuti diretti con la nuova Pac saranno largamente inferiori a quelli attuali. Per questo sollecitiamo il Governo italiano a riservarne una consistente percentuale alla zootecnia».

(Fonte: Veronafiere)

La filiera dell’arte bianca in campo contro la celiachia

Nuove tecnologie nella filiera dell’arte bianca aiutano i celiaci, una malattia che colpisce una persona su cento e che impone a chi ne soffre di eliminare i prodotti contenenti glutine, presente soprattutto in pane, pasta, pizza. Siab, il salone dedicato alle tecnologie e ai prodotti legati a pane, pasta, pizza, pasticceria, in programma a Veronafiere dal 25 al 29 maggio 2013, ha partecipato alla presentazione nei giorni scorsi di una macchina che opera una precottura del riso e del mais, con un particolare procedimento, definito «gelatinizzazione».

Innovazione made in Italy. La macchina è stata realizzata dalla Cmf di Brescia ed è stata inaugurata nell’azienda agromeccanica di Antenore e Marco Speziali a Roncoferraro (Mantova), unici in Italia nel comparto della meccanizzazione agricola ad avere questa tecnologia, che apre una nuova strada in tema di multifunzione nel settore primario. «Mais e riso sono elementi gluten-free – spiega Marco Speziali, che con l’azienda festeggia il 125° compleanno – e verranno destinati a produrre pasta e altri generi alimentari per celiaci del tutto naturali, senza l’utilizzo di particolari collanti, al contrario necessari in assenza di gelatinizzazione». La macinatura del prodotto è invece affidata ad un molino del Veronese.

Siab 2013: l’arte bianca guarda agli aspetti salutistici. «Nella prossima edizione di Siab – annuncia Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – accanto ad una forte attenzione all’internazionalizzazione, testimoniata dalla partnership con l’Associazione russa dei panificatori e l’imminente partecipazione a Fispal in Brasile, a fianco delle aziende italiane del settore, metteremo al centro dell’evento anche gli elementi che legano la filiera dell’arte bianca agli aspetti salutistici, a partire proprio dalla celiachia, una malattia che in Italia colpisce l’1 per cento della popolazione».

In quattro anni raddoppiato il numero di celiaci. Dalla «Relazione 2011 al Parlamento sulla celiachia», il numero dei celiaci in Italia è passato da 64.398 soggetti (2007) a 122.482 (2010), anche se – dalle stime del ministero della Salute e dell’Associazione italiana celiachia – potrebbero essere 600.000 i celiaci nel nostro Paese. Con 18.755 diagnosticati la Lombardia resta la regione a più alta densità di celiaci (15,3 per cento del totale nazionale), seguita da Lazio (13.676, pari all’11,2 per cento) e Campania (13.414, pari all’11 per cento). La celiachia colpisce molto di più le donne: 86.477 contro 35.824 uomini affetti da tale patologia, meno della metà. La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, un complesso proteico presente in alcuni cereali: frumento, orzo, segale, farro, spelta, kamut, triticale.

(Fonte: Veronafiere)

Vino, cioccolato ed olio, i prodotti italiani più esportati in Cina

Vino, cioccolata e grassi vegetali (olio di oliva in particolare): sono questi i prodotti italiani che i cinesi amano di più. Queste sole tre voci incidono per il 73,5% nel paniere dell’export tricolore nell’immensa Cina. La speranza è che proprio questi prodotti siano i pilastri sui quali avviare l’inversione della bilancia commerciale tra i due paesi. Le esportazioni dei prodotti agroalimentari dal Belpaese al Paese del Dragone, pari a circa 250 milioni di euro, sono cresciute in valore del 30% (+66% per il solo settore primario), mentre sul fronte delle importazioni (590 milioni circa) i dati riportano una crescita più lenta, di poco superiore al +18%.

Quinti per il vino, primi per la cioccolata, secondi per l’olio. Nel 2011, in base ai dati elaborati dall’Ismea su fonte delle Dogane cinesi, l’Italia ha spedito in Cina 31 milioni di litri di vino per un valore di circa 68 milioni di euro. Si tratta di una quota ancora contenuta (6,5% in valore) che vede l’Italia solo al quinto posto tra i fornitori di vino in un mercato dominato dal prodotto francese (51,9%), ma che presenta potenzialità di crescita elevatissime. Basti pensare che dal 2009 al 2011 l’export di vini italiani in Cina è quadruplicato sia per volumi che per corrispettivi monetari. L’Italia, come emerge dall’analisi Ismea, è in cima alla lista dei Paesi fornitori di cioccolata e altre preparazioni a base di cacao: la Cina ne ha importate complessivamente 31mila tonnellate per un valore di 165 milioni di euro. Di questi il 44% in valore e il 38% in volume sono di provenienza italiana. Per quanto riguarda l’olio di oliva, che è il terzo prodotto tricolore più esportato a Pechino, l’Italia si colloca al secondo posto dietro la Spagna, con una quota di mercato che nel 2011 è però scesa in valore al 23,4% (era al 35% nel 2010), in una fase peraltro di forte crescita delle importazioni cinesi.

(Fonte: Garantitaly.it)

Abilitazione per trattori, inutile aggravio secondo Confagricoltura

A partire dall’anno prossimo, per guidare i più comuni mezzi agricoli non basterà più la patente, ma sarà obbligatoria una specifica abilitazione alla guida. “Una disposizione inutile e penalizzante per la maggior parte delle imprese agricole – dice Roberto Poggioni, presidente delle imprese familiari di Confagricoltura -. Infatti, gli autonomi, oltre all’esperienza pluriennale, hanno maturato professionalità e senso di responsabilità, che meritano una particolare considerazione”.

Inutile aggravio. “Ho scritto al presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, per invitarlo a rivedere questo accordo – spiega Poggioni -. Sottoporsi a corsi formativi, d’aggiornamento e a esercitazioni pratiche è un inutile aggravio per chi è quotidianamente in esercizio con i più comuni mezzi agricoli: perché non chiedere allora, come per la patente di guida, una semplice visita medica?”. “Riteniamo che i lavoratori dipendenti, in massima parte stagionali, debbano essere già qualificati e abilitati prima dell’assunzione senza gravare sull’azienda, di piccole dimensioni e oberata da nuovi adempimenti e spese – scrive il presidente di Federmiprese di Confagricoltura al presidente della Conferenza delle Regioni -. Peraltro c’è il forte rischio di formare sempre nuovi lavoratori, in ragione proprio della stagionalità del rapporto di lavoro”.

Sicurezza sul lavoro. Le imprese familiari di Confagricoltura sono sensibili al tema della sicurezza sul lavoro e della prevenzione in agricoltura e ritengono necessario contrastare ogni forma di illegalità e di pericolosità al fine di ridurre il tasso d’infortuni del settore. “Ma c’è ancora possibilità di individuare una soluzione normativa più adeguata che semplifichi la materia, prevedendo per i lavoratori autonomi agricoli con esperienza l’esenzione dai corsi d’aggiornamento e per i dipendenti, stagionali e a tempo determinato, una qualifica abilitativa antecedente all’esercizio della mansione”.

(Fonte: Asterisconet.it)

La crisi aguzza l’ingegno, prime banane italiane e agridetersivo

Da chi si è messo a coltivare spezie da vendere alla comunità di immigrati cinesi in città a chi ha realizzato in Italia la prima coltivazione di banane, ora possibile con il surriscaldamento del Paese, da chi ha inventato l’agridetersivo per non inquinare a chi la mozzarella di capra contro le intolleranze sempre piu’ diffuse tra i piu’ piccoli, fino a chi coltiva la manna (un dolcificante naturale) senza aspettare che cada dal cielo.

Il 25% delle imprese agricole impegnate ad innovare. Sono queste alcune novità presentate nell’ “Open space della creatività contadina” all’Assemblea dei giovani della Coldiretti, con le esperienze curiose e innovative realizzate da giovani agricoltori che hanno trasformato in idee imprenditoriali le paure degli italiani per i cambiamenti climatici, l’immigrazione, la salute e l’ambiente. “L’importanza dei giovani per l’economia è ben evidente in agricoltura, la quale consente di realizzare qualche cosa di veramente concreto e di esprimere tanta creatività, indispensabile per superare il difficile momento di crisi”, ha affermato il delegato nazionale della Coldiretti Vittorio Sangiorgio nel sottolineare che a dimostrarlo è il fatto che ben il 25 per cento delle 61mila imprese agricole è impegnato ad innovare la propria impresa agricola nei prossimi tre anni.

Banane made in Sicilia. E così, se in Sicilia il clima ormai tropicale preoccupa quasi tutti per la imminente siccità, c’è chi lo sfrutta a proprio favore e comincia a coltivare banane. A Palermo – spiega la Coldiretti – questo frutto tipicamente tropicale trova davvero un clima adatto per crescere in maestosi caschi. Nella sua azienda, infatti, grazie al microclima e alla posizione soleggiata, Letizia Marcenò, che ha sempre voluto puntare sulla diversificazione aziendale, riesce a produrre le prime banane nostrane. Per ora – afferma la Coldiretti – si tratta di una produzione limitata, ma che diventa ogni anno sempre più interessante anche per l’ottima qualità del frutto.

In Piemonte e in Puglia, si va alla conquista dei tre milioni di immigrati presenti in Italia. Particolarmente innovativo è il successo registrato nell’impenetrabile comunità cinese in Piemonte, a Carmagnola, da un’azienda che si è specializzata in coltivazioni, rigorosamente Made in Italy, di prodotti tipicamente cinesi destinati al consumo fresco e ai ristoranti cinesi della zona. Tra le tante produzioni – continua la Coldiretti – le più richieste sono il cavolo pakcioi, la tiánguā (particolare zucchina tonda) e la jiǔcài (simile all’erba cipollina) molto utilizzata nelle preparazioni a base di maiale, particolarmente gradite ai palati orientali, ma anche gustata alla griglia. In Puglia, invece, Andrea Suriano, giovane imprenditore agricolo di Foggia, ha cominciato a coltivare prodotti etnici destinati prevalentemente agli stranieri, dallo zenzero al coriandolo, dalla cannella alla curcuma.

In Piemonte, detersivi realizzati con le piante. Ma tra i giovani della Coldiretti c’è anche chi trasforma la crescente attenzione all’ambiente in attività aziendale, producendo detersivi ecologici in imballaggi biodegradabili. E’ la fortunata esperienza imprenditoriale di Paola Polce che produce, a Ivrea, in Piemonte, detergenti interamente realizzati con le piante, dalle quali vengono estratte tutte le sostanze utili per realizzarli. La gamma è ampissima: si va dal detersivo per lavastoviglie a base di alloro, ortica, limone e rosmarino, con potente forza sgrassante unita alla presenza dell’aceto che garantisce brillantezza sulle stoviglie, al sapone da bucato a base di sambuco e carota, che donano vitalità e morbidezza a tutte le fibre. In più, contiene indaco e lavanda che garantiscono igiene e freschezza. I prodotti ecocompatibili “dentro e fuori” di Paola Polce – continua la Coldiretti – sono talmente sani per l’ambiente che lei stessa consiglia di non sprecarli neanche dopo averli utilizzati. La giovane imprenditrice agricola, infatti, suggerisce di riciclarli. Ad esempio, dopo aver lavato i pavimenti, è tranquillamente possibile riutilizzare l’acqua di lavaggio per irrigare piante e fiori.

La salute vien mangiando. Ancora tra gli innovativi agricoltori – continua la Coldiretti – c’è anche chi mostra una spiccata sensibilità alle intolleranze alimentari e dedica alle persone allergiche tutta la sua attenzione rendendo la loro alimentazione meno monotona e più gustosa. E così c’è chi “inventa” la prima mozzarella con latte di capra, molto ben tollerata da chi non può assumere il latte vaccino. Riuscire a produrre una mozzarella così è estremamente difficile perché le particolari proprietà del latte ovi-caprino lo rendono profondamente diverso da quello vaccino, ma il risultato finale è unico, assicura Salvatore Pulimeno che insieme ad altre quattro aziende e in collaborazione con l’Università di Bari ha avviato questo ambizioso progetto.  E, ancora, c’è chi riscopre l’antica manna in chiave moderna come dolcificante naturale a basso contenuto di glucosio e fruttosio e la utilizza in eccellenti produzioni dolciarie. A Castelbuono, Anna Maria Musotto produce la manna ricavandola attraverso particolari incisioni sul tronco dei frassini dai quali fuoriesce una sostanza azzurrina e resinosa che, esposta al caldo sole della Sicilia, si addensa formando lunghe stalattiti biancastre. Gioacchino De Leo, invece, in Puglia dedica molta attenzione ai diabetici, producendo un pane molto particolare che nasce dalla sapiente miscela di grano Senatore Cappelli e topinambur, il primo esente da ogni contaminazione e privo di qualsiasi effetto negativo sulla salute e il secondo dal quale si ottiene una particolare farina adatta ai diabetici che può sostituire in tutto quella del grano. Diego Bonifacino – conclude la Coldiretti – nel suo agriturismo nella verde provincia di Cuneo prevede poi un intero menu per celiaci.

(Fonte: Coldiretti)

Panificazione, siglato accordo italo-russo di collaborazione, Italia leader mondiale nelle macchine per l’arte bianca

Veronafiere ha siglato una partnership con l’Associazione dei panificatori e pasticceri russi e l’Associazione Conoscere Eurasia. L’accordo di collaborazione è stato sottoscritto nei giorni scorsi a Mosca – in occasione del II° Forum italo-russo per la panificazione – dal direttore generale di Veronafere, Giovanni Mantovani, dal presidente dei panificatori e pasticceri russi, Yury Katnelson, e da Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia (e anche di Zao Banca Intesa Russia).

Un tour all’estero per i panificatori italiani. Sullo sfondo di questa importante collaborazione si staglia Siab, il salone dedicato alle tecnologie e ai prodotti legati a pane, pasta, pizza, pasticceria, in programma a Verona dal 25 al 29 maggio 2013. Ma prima dell’evento fieristico di Veronafiere, Siab sosterrà nel business le proprie aziende con un programma di tour all’estero (dal 25 al 28 giugno prossimi si terrà la missione brasiliana a San Paolo, in occasione di Fispal). «Siab è una rassegna strategica per Veronafiere, inserita in un panorama consolidato di manifestazioni dedicate all’agroalimentare di qualità – osserva il direttore generale, Giovanni Mantovani -. Con l’accordo siglato oggi a Mosca Veronafiere punta a promuovere il settore dell’arte bianca in due direzioni principali: attraverso l’esportazione in Russia di prodotti e tecnologie Made in Italy, ma anche sostenendo una crescita della panificazione, pasticceria e affini sul piano del know how».

L’export in Russia. Anche se le realtà russa e italiana sono piuttosto differenti, la capacità artigianale e imprenditoriale dei panificatori italiani è considerato un valore aggiunto che interessa molto nella Federazione Russa, soprattutto nell’ottica di un ricambio generazionale qualificato e attento alle nuove frontiere della sicurezza alimentare. E una nutrita delegazione di operatori russi ha già annunciato la propria presenza a Verona in occasione di Siab 2013, grazie anche al sostegno di Conoscere Eurasia, associazione senza fine di lucro costituita per sviluppare relazioni culturali e rapporti sociali ed economici prevalentemente tra l’Italia e la Federazione Russa. Dai dati elaborati da Siab (fonte: Eurostat-Istat), nel 2011 solamente nel settore della pasta, delle preparazioni a base di cereali e dei prodotti da forno, l’Italia ha esportato in Russia per 111 milioni di euro, posizionandosi al terzo posto dopo Germania e Ucraina. Mentre l’export italiano di farine ha toccato i 3,6 milioni di euro.

Vendita forni, macchine impastatrici, essiccatoi alimentari. Quanto alle tecnologie, l’Italia è il secondo Paese esportatore al mondo. In particolare, nel 2011 in Russia sono stati venduti forni italiani per un valore di 1.430.000 euro, mentre nella sezione delle macchine e apparecchi per panificazione, pasticceria, biscotteria e paste alimentari le imprese italiane hanno esportato in Russia per una cifra vicina ai 35 milioni di euro. Valori tutt’altro che trascurabili e che sottolineano le grandi capacità nell’innovazione tecnologica dell’industria italiana, il cui business è generato per il 10 per cento grazie al sistema fieristico nazionale, che vede Veronafiere leader proprio nell’area “agri & food”.

I numeri della panificazione in Russia e in Italia. «Nella Federazione Russa – ha detto il presidente dell’Associazione dei panificatori e pasticceri russi, Yury Katsnelson – operano nell’arte bianca circa 30mila aziende, per un valore alla produzione dei prodotti da forno che nel 2011 è stato di 10,2 miliardi di euro, il 13 per cento in più rispetto al 2010. La prospettiva di crescita per l’anno in corso si aggira intorno al 10-12 per cento». L’Italia conta oltre 26mila panificatori e 6mila pasticceri. La plv è di circa 10,6 miliardi di euro, destinata a triplicare se si considera anche la filiera industriale dell’arte bianca e l’indotto dell’industria molitoria.

(Fonte: Veronafiere)

Caso Simest, direttiva ministeriale blocca il sostegno pubblico a iniziative sleali di “Italian sounding”

pecorino e caciotta rumeni prodotti da Lactitalia con finanziamenti italiani.

“A nome di tutto il Consiglio direttivo dell’Associazione polesana Coldiretti Rovigo, ho il piacere di informare la sua Amministrazione che, anche grazie all’impegno del Comune da lei rappresentato, il ministro dello Sviluppo economico ha emanato una direttiva Simest che vieta il sostegno ad iniziative che configurano il finanziamento pubblico all’italian sounding”.

En plein polesano. Inizia così la lettera che il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo, ha inviato a tutti i 50 sindaci dei 50 comuni polesani che hanno appoggiato la mobilitazione pro vero “Made in Italy” con specifici ordini del giorno. L’adesione plebiscitaria delle amministrazioni polesane, caso unico in Veneto, ha contribuito al successo della mobilitazione di Coldiretti a livello nazionale, cui hanno aderito 2215 comuni italiani, 26 province, 41 camere di commercio, 119 comunità montane e tante associazioni di consumatori. In Polesine hanno appoggiato la mobilitazione anche il Prefetto Romilda Tafuri, la Provincia, la Cciaa di Rovigo, la Cna Rovigo, i Consorzi di tutela dell’Aglio bianco polesano Dop e dell’Insalata di Lusia Igp, l’Adiconsum e la Federconsumatori.

Il movimento di denuncia era partito da Coldiretti nazionale nell’ottobre 2011, quando erano stati scoperti caciotte e pecorini prodotti in Romania con latte romeno, ma con nomi italiani, dalla società romena Lactitalia, sostenuta dalla finanziaria pubblica italiana Simest, una controllata del ministero per lo Sviluppo. La denuncia di Coldiretti si era dunque estesa in Polesine e in tutte le province italiane, con incontri atti a sensibilizzare le istituzioni e le forze sociali contro il finanziamento di Stato a prodotti stranieri che fanno concorrenza al “vero Made in Italy”.

Auspicabile un divieto per legge. Con la manifestazione di Coldiretti in piazza Montecitorio a Roma, la Simest ha ceduto le proprie quote partecipative uscendo da Lactitalia, in ottemperanza alla direttiva del ministero. “Una vicenda finita bene – conclude il presidente Mauro Giuriolo – ma che solleva una domanda: quanti casi ancora esisteranno di finanziamento pubblico ai prodotti stranieri che fanno concorrenza sleale al vero “Made in Italy” di cui non sappiamo niente? Ci auguriamo che governo e parlamento provvedano in modo definitivo con un divieto per legge”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Veneto sul podio europeo per produttività agricola

Con quasi 2.800 euro/ha il Veneto si posiziona in terza posizione, per produttività ad ettaro delle coltivazioni agricole, dietro a Paesi Bassi e Malta, che primeggiano rispettivamente con 5.650 euro/ha e 4.900 euro/ha. E’ quanto emerge dalle analisi degli esperti di Veneto Agricoltura, che hanno messo a confronto i dati Eurostat dei 27 Stati membri dell’Unione Europea con quelli della nostra regione in termini di “Valore della Produzione delle Coltivazioni agricole” (VPC), numero e dimensioni delle aziende in termini di SAU (Superficie Agricola Utilizzata).

L’Italia sa far fruttare meglio la superficie coltivata rispetto ai competitor agricoli. Nel 2009, ultimo dato disponibile per tutti i paesi membri dell’UE-27, il VPC ha raggiunto i 173 miliardi di euro, pari a circa il 53% del valore totale generato dal comparto agricolo (il rimanente è prodotto dagli allevamenti). L’Italia ad oggi contribuisce alla produzione per il 15% del totale, dietro a Francia (19%), e davanti a Spagna (13%) e Germania (12%). L’aspetto più significativo, tuttavia, è che in termini di SAU, l’Italia detiene una quota pari solo al 7% del totale europeo; quindi l’agricoltura italiana è capace di far “fruttare” meglio la superficie coltivata rispetto ai principali competitors agricoli. In termini di produttività per ettaro, se il Veneto è al terzo posto, l’Italia occupa la sesta posizione, con 1.900 euro/ha, poco più su della Germania (8° posto) e notevolmente più avanti di Francia e Spagna, che si posizionano vicine alla media UE-27, pari a circa 940 euro/ha.

Veneto sempre sul podio. Distinguendo le aziende in diverse classi dimensionali in termini di SAU, il Veneto primeggia in tutte le classi analizzate. Nelle aziende con meno di 5 ha di SAU (la maggioranza in Europa e in Veneto), dietro i Paesi Bassi, il Veneto si posizionerebbe al secondo posto, con poco più di 5.000 euro/ha di VPC. In quelle con più di 50 ha di SAU, i Paesi Bassi sono sempre in prima posizione con quasi 500.000 euro/ha, il Veneto si troverebbe in terza posizione, con circa 350.000 euro/ha, l’Italia sempre sesta con una valore medio di 257.000 euro/ha, la Francia addirittura sotto la media UE-27, pari a poco meno di 170.000 euro/ha.

Le dimensioni delle aziende. Di particolare interesse l’analisi del contributo che le aziende, distinte per classi dimensionali di SAU, hanno fornito alla realizzazione del VPC. I risultati ottenuti sembrano confermare che nell’UE-27, ma anche in Italia, in Veneto e nei maggiori paesi agricoli europei, le aziende di maggiori dimensioni (con più di 20 ha di SAU) sono quelle che contribuiscono in maniera preponderante alla formazione del VPC.  In media, nell’UE-27, oltre il 60% del Valore della Produzione delle Coltivazioni viene prodotto da circa il 5% delle grandi aziende con superficie superiore ai 50 ha, mentre al contrario, le piccole aziende con meno di 5 ha di SAU (circa il 70% del totale) generano meno del 10% del VPC. Italia e Veneto, sono in una situazione in cui il contributo delle diverse classi dimensionali di aziende alla formazione del VPC è più equamente distribuito. Emerge positivamente poi che le aziende venete e italiane presentano livelli di efficienza e produttività superiori a quelli degli altri stati europei. Ciò grazie non solo dalle dimensioni aziendali, e quindi dalla struttura agricola esistente nei paesi, ma anche dalla tipologia delle produzioni (ortofrutticole, vitivinicole, florovivaistiche piuttosto che cerealicole) e dalle capacità organizzative delle aziende.

(Fonte: Veneto Agricoltura)