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I sapori dimenticati della cucina italiana in aiuto a Chefs Sans Frontières

(di Renzo Michieletto, socio ARGAV) Assolutamente da non perdere! Stiamo parlando del volume “La cucina ritrovata”, scritto con passione da reporter non professionisti e curato dal collega Andrea Guolo, presentato ai soci ARGAV al Wigwam ad Arzerello di Piove di Piove di Sacco lo scorso 25 giugno. Un libro di circa 350 pagine suddivise, per ciascuno degli 80 piatti selezionati in tutta Italia, in tre distinte sezioni: descrizione del piatto, breve ricetta e recensione del ristorante dove viene tuttora preparato secondo la maniera tradizionale.

Attraverso il cibo, uno spaccato di storia dell’Italia. Il libro rappresenta una sorta di testamento della “biodiversità culinaria”, ovvero un sunto di quelle ricette popolari antiche e preziose che stanno rischiando di scomparire, e dunque  di essere dimenticate. L’opera, alla quale ha collaborato anche il nostro associato ARGAV Gian Omar Bison, si presenta con uno stile tutt’altro che accademico, tanto che alla fine diventa qualcosa di più di un semplice ricettario o guida alla ristorazione. Gli Autori riescono infatti a dipinge, tramite il cibo, uno spaccato di storia e della società del nostro Paese, che non ha eguali al mondo per la varietà della propria offerta enogastronomica.

Ricavato della vendita del libro a Chefs Sans Frontières. “La cucina ritrovata” consente così al lettore di disporre di uno strumento diverso dalle tradizionali guide in circolazione: l’appassionato di cucina potrà infatti individuare quei ristoranti dove gustare piatti rari o praticamente estinti, ma anche proposte diffuse che però non vengono più preparate nella maniera tradizionale. Il libro (Morellini Editore, prezzo di listino euro 17,90) esce in questi giorni nelle migliori librerie italiane e rappresenta la prima opera scritta direttamente da recensori de il mangione.it il portale per antonomasia della ristorazione italiana che attualmente conta oltre 150.000 utenti registrati e ospita un patrimonio di circa 50.000 recensioni on-line e che devolverà gli introiti derivanti dalla vendita del libro all’associazione “Chefs Sans Frontières”, onlus che si occupa del recupero di ragazzi di strada africani che avranno la possibilità di acquisire una formazione di chef.

Anbi: no a blocco impianti idraulici zone terremoto

“Dobbiamo evitare che gli impianti idraulici si fermino definitivamente”: è questo l’obbiettivo indicato dal Presidente A.N.B.I. (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni), Massimo Gargano al Sottosegretario all’Agricoltura, Franco Braga, accompagnato in sopralluogo alle centrali idrovore ed agli impianti irrigui resi inagibili dal terremoto nelle aree di confine tra Emilia Romagna e Lombardia.

Rete idraulica, danni per 70 milioni di euro. L’esponente del Governo ha annunciato che incontrerà il Ministro allo Sviluppo Economico, Passera, per la determinazione delle risorse disponibili; da una prima stima, i danni alla rete idraulica ammonterebbero a 70 milioni di euro.

Irrigazione coltivazioni a rischio. Due le priorità condivise: innanzitutto riattivare il servizio di irrigazione per evitare gravi danni a produzioni, simbolo del “made in Italy” agroalimentare nel mondo; contestualmente rendere nuovamente operativi i grandi impianti idrovori (attualmente sono dichiarate pericolanti le centrali di Pilastresi e Ca’ Bianca nel ferrarese; Mondine nel mantovano), da cui dipende la sicurezza idrogeologica di una vasta ed abitata area della Pianura Padana, che il blocco delle idrovore espone ad altissimo rischio di alluvione in caso di forti piogge; per questo, i consorzi di bonifica evidenziano la necessità di interventi solleciti. Solo in una seconda fase, invece, si potrà provvedere al rinforzo degli argini, danneggiati dal sisma.

In Emilia, realizzato il 2% del PIL italiano. Soddisfazione per l’impegno assunto dal Governo è stato espresso anche dal Direttore Generale A.N.B.I., Anna Maria Martuccelli, mentre il Presidente dell’Unione Regionale Bonifiche Emilia Romagna, Massimiliano Pederzoli, sottolineando la voglia di riscatto delle genti terremotate, ha sottolineato come in quelle zone si realizzi il 2% del Prodotto Interno Lordo italiano. Il Sottosegretario Braga ha infine annunciato la disponibilità del Governo a condividere con ANBI e con i suoi tecnici l’individuazione di soluzioni antisismiche provvisorie, ma capaci di garantire la ripresa delle attività.

(Fonte: ANBI)

Sisma, le azioni di intervento solidale in Emilia e in Polesine da parte delle Istituzioni e organizzazioni agricole venete

Le scosse sismiche hanno investito anche il territorio della provincia di Rovigo, dove hanno prodotto ingenti danni a strutture produttive agricole e agroalimentari. Poiché è necessario intervenire al più presto per il ripristino delle strutture aziendali danneggiate, l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato ha chiesto al ministro Mario Catania un intervento presso la Commissione Europea, finalizzato a poter procedere al versamento, entro luglio, dell’acconto del 50 per cento dell’importo del premio unico PAC a favore delle aziende agricole del Polesine. “Vista la dichiarazione dello stato di emergenza – ha affermato l’assessore – il Veneto garantisce la trasmissione in tempi celeri della lista dei Comuni colpiti con danni alle strutture produttive, affinché queste realtà possano essere supportate con la massima rapidità possibile”.

Coldiretti Veneto:piattaforma logistica per la distribuzione di formaggio, roulotte e containers inviate a Modena . Scattata in Veneto la fase operativa per il pronto intervento solidale nei confronti della popolazione dell’Emilia Romagna duramente provata dal terremoto. Gli imprenditori florovivaistici veneti hanno recuperato presso i camping montani e del litorale roulotte e brandine da inviare in provincia di Modena ai colleghi che hanno la casa inagibile e stanno comunque ripristinando impianti e serre.  Coldiretti Veneto si è attivata con la Protezione Civile di Montecchio Maggiore per la fornitura di numero tre nuclei abitativi da consegnare alle famiglie sfollate di Medolla.  Continua la richiesta di sostegno da parte di istituzioni regionali, artigiani, ristoratori, industriali locali, club e rotary, nonché famiglie e privati che ordinano forme di formaggio grana e parmigiano danneggiate. Viste le numerose richieste in soccorso logistico è arrivata la disponibilità da parte di un noto caseificio di Verona che si è reso disponibile a garantire il supporto organizzativo per il reperimento e il taglio in porzioni delle pezze difettate in arrivo dalla green valley. Coldiretti ricorda che nei capannoni di stagionatura sono crollate a terra complessivamente quasi un milione di forme da 40 chili. Nelle stalle oltre ai danni strutturali si registra un crollo della produzione di latte stimata superiore al 10 -15 per cento per lo stress provocato alle mucche. Dopo dieci giorni di scosse i ritmi fisiologici degli animali domestici nelle case e di allevamento nelle stalle – continua la Coldiretti – sono scombussolati dallo sciame sismico e per il terrore rifiutano di alimentarsi adeguatamente e non riescono neanche a dormire. Non mancano le iniziative dei singoli cittadini che ospitano parenti e amici che non hanno più un tetto dove stare: è il caso del feltrino Augusto Pivanti che da due giorni ha accolto una decina di terremotati di Concordia frazione di Mirandola.

CIA Veneto dona sei tende agli sfollati dell’Emilia. Con sei tende in grado di accogliere ciascuna un’intera famiglia e una fornitura di 28 materassini da campo, la Confederazione italiana agricoltori del Veneto va in soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto. Il presidente di Cia Veneto Daniele Toniolo, insieme al direttore di Cia Venezia, Mario Quaresimin, hanno consegnato l’aiuto concreto direttamente al presidente di Cia Reggio Emilia, Ivan Bertolini, con la volontà di portare conforto e un segno tangibile della solidarietà del comparto agricolo veneto nelle zone colpite dal sisma. Le tende e l’attrezzatura verranno destinate ai vari centri di accoglienza delle province di Modena e Reggio Emilia, in modo da dare risposte concrete alle tante necessità degli sfollati. Anche l’agricoltura è finita sotto le macerie. E il settore agricolo è tra quelli che pagano il prezzo più alto in termini di danno economico oltre che sociale. Secondo le stime della Confederazione italiana agricoltori i danni alla filiera alimentare nelle zone colpite dal sisma potrebbero salire fino a 500 milioni di euro per l’intero comparto: macchinari distrutti, animali morti, crolli, perdita di prodotti nelle campagne, stalle, stabilimenti, fienili danneggiati e resi inutilizzabili.

(Fonte: Regione Veneto/Coldiretti Veneto/Cia Veneto)

La qualità sfregiata dal terremoto

(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV) Se le vittime sono l’ingiusto prezzo di una tragedia, l’aceto balsamico, sparso al suolo, è una delle immagini più forti a disegnare le conseguenze “culturali” del terremoto in Emilia Romagna: dentro quelle botti, sfasciate dalle scosse, c’è infatti l’anima di un territorio, rispettoso della tradizione, che fa di quell’aceto non solo un prodotto celeberrimo, ma uno status-symbol per la comunità.

Quel liquido, frutto di un’ancestrale saggezza produttiva e che ora bagna un pavimento, è una ricchezza irripetibile: riprodurla sarà possibile, ma non avrà la stessa memoria. L’aceto balsamico non ha la diffusione popolare del parmigiano-reggiano; rappresenta una nicchia raffinata del gusto e, per questo, chi la ama, non può sostituirla. Bisogna avere la forza di sapere aspettare come per un grande amore ed è a questo, che si appellano i produttori feriti. Ecco, la pazienza può essere il valore della solidarietà di chi apprezza l’agroalimentare: non dimenticarsi di quei produttori (non solo di aceto balsamico, ma anche di formaggio od ortofrutta) oggi in ginocchio; non tradire, deve essere il nostro pegno d’amore.

Crisi: banche, stretta del credito per 6 imprese agricole su 10

Sei imprese agricole su dieci hanno difficoltà ad accedere al credito. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti che sottolinea come la situazione evidenziata da Confcommercio sia particolarmente grave nel settore agricolo dove il costo del denaro in agricoltura ha raggiunto il 6 per cento e risulta superiore del 30 per cento a quello medio del settore industriale.

La stretta creditizia insieme all’aumento dei costi e alle difficoltà di mercato con il calo dei prezzi alla produzione ha favorito l’abbandono di 28.300 le aziende agricole che hanno chiuso i battenti nel primo trimestre del 2012. Il settore agricolo ed agroalimentare rappresenta per il settore creditizio – riferisce la Coldiretti – un universo da 43,5 miliardi di euro impiegati. Un ruolo determinante in tal senso viene ricoperto dai consorzi fidi che continuano a sostenere le imprese attraverso il rilascio di forme di garanzia. E’ il caso di CreditAgri Italia, il primo consorzio nazionale di garanzia fidi ed assistenza tecnica e finanziaria, specializzato per il settore agricolo ed agroalimentare e promosso dalla Coldiretti, che nell’ultimo anno ha aumentato il volume degli affidamenti, raggiungendo uno stock di erogazioni che sfiora il miliardo di euro.

(Fonte: Coldiretti)

PAC post 2013, De Castro: “A giugno miglioreremo l’attuale proposta di Cioloş”

«Il 18 e 19 giugno prossimi, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo inoltrerà le proprie controproposte su quanto avanzato dal commissario Cioloş. Potremmo avere una Pac molto diversa da quella che è stata illustrata dal commissario europeo. E soprattutto faremo in modo che la redistribuzione delle risorse non penalizzi l’Italia». Così Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura a Strasburgo, annuncia ad Eurocarne, il salone internazionale delle tecnologie e prodotti per la lavorazione, conservazione, refrigerazione e distribuzione delle carni, organizzato da Veronafiere insieme con Ipack-Ima Spa e in corso di svolgimento fino ad oggi.

Anche i suinocoltori potranno accedere ai contributi Pac. De Castro, che ha partecipato alla 43ª assemblea annuale di Uniceb insieme al direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, ha indicato la strada per sostenere l’agricoltura italiana all’interno di un contesto europeo che non mette più il settore primario al primo posto nelle voci di spesa del bilancio Ue.  Quanto alla richiesta dei suinicoltori di accedere ai contributi della Pac, l’ex ministro De Castro offre ampie rassicurazioni. «Non saranno più esclusi – osserva – dal momento che con l’ocm unica potranno accedere ai contributi Pac, al pari di tutti gli altri settori».

Fondi Pac drasticamente ridotti per l’Italia. Per l’Italia, il plafond complessivo fra il primo e il secondo pilastro (ovvero aiuti diretti e sviluppo rurale) subirà una contrazione di 280 milioni di euro l’anno. «Siamo convinti – sostiene il numero uno della Comagri al Parlamento europeo – che dopo il passaggio in Aula e grazie ai poteri attribuiti dal Trattato di Lisbona, l’attuale proposta di riforma della Pac migliorerà». In che modo, parlando di carne bovina? «Attraverso una maggiore flessibilità sul nuovo articolo 68 (sulla qualità, nda) – afferma De Castro – facendo programmazione produttiva e con un sostegno specifico accoppiato». Sembra comunque certo, secondo quanto annunciato dal presidente di Uniceb, Renzo Fossato – riconfermato per acclamazione anche per il triennio 2012-2014 – «che le future disponibilità economiche per gli aiuti diretti con la nuova Pac saranno largamente inferiori a quelli attuali. Per questo sollecitiamo il Governo italiano a riservarne una consistente percentuale alla zootecnia».

(Fonte: Veronafiere)

La filiera dell’arte bianca in campo contro la celiachia

Nuove tecnologie nella filiera dell’arte bianca aiutano i celiaci, una malattia che colpisce una persona su cento e che impone a chi ne soffre di eliminare i prodotti contenenti glutine, presente soprattutto in pane, pasta, pizza. Siab, il salone dedicato alle tecnologie e ai prodotti legati a pane, pasta, pizza, pasticceria, in programma a Veronafiere dal 25 al 29 maggio 2013, ha partecipato alla presentazione nei giorni scorsi di una macchina che opera una precottura del riso e del mais, con un particolare procedimento, definito «gelatinizzazione».

Innovazione made in Italy. La macchina è stata realizzata dalla Cmf di Brescia ed è stata inaugurata nell’azienda agromeccanica di Antenore e Marco Speziali a Roncoferraro (Mantova), unici in Italia nel comparto della meccanizzazione agricola ad avere questa tecnologia, che apre una nuova strada in tema di multifunzione nel settore primario. «Mais e riso sono elementi gluten-free – spiega Marco Speziali, che con l’azienda festeggia il 125° compleanno – e verranno destinati a produrre pasta e altri generi alimentari per celiaci del tutto naturali, senza l’utilizzo di particolari collanti, al contrario necessari in assenza di gelatinizzazione». La macinatura del prodotto è invece affidata ad un molino del Veronese.

Siab 2013: l’arte bianca guarda agli aspetti salutistici. «Nella prossima edizione di Siab – annuncia Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – accanto ad una forte attenzione all’internazionalizzazione, testimoniata dalla partnership con l’Associazione russa dei panificatori e l’imminente partecipazione a Fispal in Brasile, a fianco delle aziende italiane del settore, metteremo al centro dell’evento anche gli elementi che legano la filiera dell’arte bianca agli aspetti salutistici, a partire proprio dalla celiachia, una malattia che in Italia colpisce l’1 per cento della popolazione».

In quattro anni raddoppiato il numero di celiaci. Dalla «Relazione 2011 al Parlamento sulla celiachia», il numero dei celiaci in Italia è passato da 64.398 soggetti (2007) a 122.482 (2010), anche se – dalle stime del ministero della Salute e dell’Associazione italiana celiachia – potrebbero essere 600.000 i celiaci nel nostro Paese. Con 18.755 diagnosticati la Lombardia resta la regione a più alta densità di celiaci (15,3 per cento del totale nazionale), seguita da Lazio (13.676, pari all’11,2 per cento) e Campania (13.414, pari all’11 per cento). La celiachia colpisce molto di più le donne: 86.477 contro 35.824 uomini affetti da tale patologia, meno della metà. La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, un complesso proteico presente in alcuni cereali: frumento, orzo, segale, farro, spelta, kamut, triticale.

(Fonte: Veronafiere)

Vino, cioccolato ed olio, i prodotti italiani più esportati in Cina

Vino, cioccolata e grassi vegetali (olio di oliva in particolare): sono questi i prodotti italiani che i cinesi amano di più. Queste sole tre voci incidono per il 73,5% nel paniere dell’export tricolore nell’immensa Cina. La speranza è che proprio questi prodotti siano i pilastri sui quali avviare l’inversione della bilancia commerciale tra i due paesi. Le esportazioni dei prodotti agroalimentari dal Belpaese al Paese del Dragone, pari a circa 250 milioni di euro, sono cresciute in valore del 30% (+66% per il solo settore primario), mentre sul fronte delle importazioni (590 milioni circa) i dati riportano una crescita più lenta, di poco superiore al +18%.

Quinti per il vino, primi per la cioccolata, secondi per l’olio. Nel 2011, in base ai dati elaborati dall’Ismea su fonte delle Dogane cinesi, l’Italia ha spedito in Cina 31 milioni di litri di vino per un valore di circa 68 milioni di euro. Si tratta di una quota ancora contenuta (6,5% in valore) che vede l’Italia solo al quinto posto tra i fornitori di vino in un mercato dominato dal prodotto francese (51,9%), ma che presenta potenzialità di crescita elevatissime. Basti pensare che dal 2009 al 2011 l’export di vini italiani in Cina è quadruplicato sia per volumi che per corrispettivi monetari. L’Italia, come emerge dall’analisi Ismea, è in cima alla lista dei Paesi fornitori di cioccolata e altre preparazioni a base di cacao: la Cina ne ha importate complessivamente 31mila tonnellate per un valore di 165 milioni di euro. Di questi il 44% in valore e il 38% in volume sono di provenienza italiana. Per quanto riguarda l’olio di oliva, che è il terzo prodotto tricolore più esportato a Pechino, l’Italia si colloca al secondo posto dietro la Spagna, con una quota di mercato che nel 2011 è però scesa in valore al 23,4% (era al 35% nel 2010), in una fase peraltro di forte crescita delle importazioni cinesi.

(Fonte: Garantitaly.it)

Abilitazione per trattori, inutile aggravio secondo Confagricoltura

A partire dall’anno prossimo, per guidare i più comuni mezzi agricoli non basterà più la patente, ma sarà obbligatoria una specifica abilitazione alla guida. “Una disposizione inutile e penalizzante per la maggior parte delle imprese agricole – dice Roberto Poggioni, presidente delle imprese familiari di Confagricoltura -. Infatti, gli autonomi, oltre all’esperienza pluriennale, hanno maturato professionalità e senso di responsabilità, che meritano una particolare considerazione”.

Inutile aggravio. “Ho scritto al presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, per invitarlo a rivedere questo accordo – spiega Poggioni -. Sottoporsi a corsi formativi, d’aggiornamento e a esercitazioni pratiche è un inutile aggravio per chi è quotidianamente in esercizio con i più comuni mezzi agricoli: perché non chiedere allora, come per la patente di guida, una semplice visita medica?”. “Riteniamo che i lavoratori dipendenti, in massima parte stagionali, debbano essere già qualificati e abilitati prima dell’assunzione senza gravare sull’azienda, di piccole dimensioni e oberata da nuovi adempimenti e spese – scrive il presidente di Federmiprese di Confagricoltura al presidente della Conferenza delle Regioni -. Peraltro c’è il forte rischio di formare sempre nuovi lavoratori, in ragione proprio della stagionalità del rapporto di lavoro”.

Sicurezza sul lavoro. Le imprese familiari di Confagricoltura sono sensibili al tema della sicurezza sul lavoro e della prevenzione in agricoltura e ritengono necessario contrastare ogni forma di illegalità e di pericolosità al fine di ridurre il tasso d’infortuni del settore. “Ma c’è ancora possibilità di individuare una soluzione normativa più adeguata che semplifichi la materia, prevedendo per i lavoratori autonomi agricoli con esperienza l’esenzione dai corsi d’aggiornamento e per i dipendenti, stagionali e a tempo determinato, una qualifica abilitativa antecedente all’esercizio della mansione”.

(Fonte: Asterisconet.it)

La crisi aguzza l’ingegno, prime banane italiane e agridetersivo

Da chi si è messo a coltivare spezie da vendere alla comunità di immigrati cinesi in città a chi ha realizzato in Italia la prima coltivazione di banane, ora possibile con il surriscaldamento del Paese, da chi ha inventato l’agridetersivo per non inquinare a chi la mozzarella di capra contro le intolleranze sempre piu’ diffuse tra i piu’ piccoli, fino a chi coltiva la manna (un dolcificante naturale) senza aspettare che cada dal cielo.

Il 25% delle imprese agricole impegnate ad innovare. Sono queste alcune novità presentate nell’ “Open space della creatività contadina” all’Assemblea dei giovani della Coldiretti, con le esperienze curiose e innovative realizzate da giovani agricoltori che hanno trasformato in idee imprenditoriali le paure degli italiani per i cambiamenti climatici, l’immigrazione, la salute e l’ambiente. “L’importanza dei giovani per l’economia è ben evidente in agricoltura, la quale consente di realizzare qualche cosa di veramente concreto e di esprimere tanta creatività, indispensabile per superare il difficile momento di crisi”, ha affermato il delegato nazionale della Coldiretti Vittorio Sangiorgio nel sottolineare che a dimostrarlo è il fatto che ben il 25 per cento delle 61mila imprese agricole è impegnato ad innovare la propria impresa agricola nei prossimi tre anni.

Banane made in Sicilia. E così, se in Sicilia il clima ormai tropicale preoccupa quasi tutti per la imminente siccità, c’è chi lo sfrutta a proprio favore e comincia a coltivare banane. A Palermo – spiega la Coldiretti – questo frutto tipicamente tropicale trova davvero un clima adatto per crescere in maestosi caschi. Nella sua azienda, infatti, grazie al microclima e alla posizione soleggiata, Letizia Marcenò, che ha sempre voluto puntare sulla diversificazione aziendale, riesce a produrre le prime banane nostrane. Per ora – afferma la Coldiretti – si tratta di una produzione limitata, ma che diventa ogni anno sempre più interessante anche per l’ottima qualità del frutto.

In Piemonte e in Puglia, si va alla conquista dei tre milioni di immigrati presenti in Italia. Particolarmente innovativo è il successo registrato nell’impenetrabile comunità cinese in Piemonte, a Carmagnola, da un’azienda che si è specializzata in coltivazioni, rigorosamente Made in Italy, di prodotti tipicamente cinesi destinati al consumo fresco e ai ristoranti cinesi della zona. Tra le tante produzioni – continua la Coldiretti – le più richieste sono il cavolo pakcioi, la tiánguā (particolare zucchina tonda) e la jiǔcài (simile all’erba cipollina) molto utilizzata nelle preparazioni a base di maiale, particolarmente gradite ai palati orientali, ma anche gustata alla griglia. In Puglia, invece, Andrea Suriano, giovane imprenditore agricolo di Foggia, ha cominciato a coltivare prodotti etnici destinati prevalentemente agli stranieri, dallo zenzero al coriandolo, dalla cannella alla curcuma.

In Piemonte, detersivi realizzati con le piante. Ma tra i giovani della Coldiretti c’è anche chi trasforma la crescente attenzione all’ambiente in attività aziendale, producendo detersivi ecologici in imballaggi biodegradabili. E’ la fortunata esperienza imprenditoriale di Paola Polce che produce, a Ivrea, in Piemonte, detergenti interamente realizzati con le piante, dalle quali vengono estratte tutte le sostanze utili per realizzarli. La gamma è ampissima: si va dal detersivo per lavastoviglie a base di alloro, ortica, limone e rosmarino, con potente forza sgrassante unita alla presenza dell’aceto che garantisce brillantezza sulle stoviglie, al sapone da bucato a base di sambuco e carota, che donano vitalità e morbidezza a tutte le fibre. In più, contiene indaco e lavanda che garantiscono igiene e freschezza. I prodotti ecocompatibili “dentro e fuori” di Paola Polce – continua la Coldiretti – sono talmente sani per l’ambiente che lei stessa consiglia di non sprecarli neanche dopo averli utilizzati. La giovane imprenditrice agricola, infatti, suggerisce di riciclarli. Ad esempio, dopo aver lavato i pavimenti, è tranquillamente possibile riutilizzare l’acqua di lavaggio per irrigare piante e fiori.

La salute vien mangiando. Ancora tra gli innovativi agricoltori – continua la Coldiretti – c’è anche chi mostra una spiccata sensibilità alle intolleranze alimentari e dedica alle persone allergiche tutta la sua attenzione rendendo la loro alimentazione meno monotona e più gustosa. E così c’è chi “inventa” la prima mozzarella con latte di capra, molto ben tollerata da chi non può assumere il latte vaccino. Riuscire a produrre una mozzarella così è estremamente difficile perché le particolari proprietà del latte ovi-caprino lo rendono profondamente diverso da quello vaccino, ma il risultato finale è unico, assicura Salvatore Pulimeno che insieme ad altre quattro aziende e in collaborazione con l’Università di Bari ha avviato questo ambizioso progetto.  E, ancora, c’è chi riscopre l’antica manna in chiave moderna come dolcificante naturale a basso contenuto di glucosio e fruttosio e la utilizza in eccellenti produzioni dolciarie. A Castelbuono, Anna Maria Musotto produce la manna ricavandola attraverso particolari incisioni sul tronco dei frassini dai quali fuoriesce una sostanza azzurrina e resinosa che, esposta al caldo sole della Sicilia, si addensa formando lunghe stalattiti biancastre. Gioacchino De Leo, invece, in Puglia dedica molta attenzione ai diabetici, producendo un pane molto particolare che nasce dalla sapiente miscela di grano Senatore Cappelli e topinambur, il primo esente da ogni contaminazione e privo di qualsiasi effetto negativo sulla salute e il secondo dal quale si ottiene una particolare farina adatta ai diabetici che può sostituire in tutto quella del grano. Diego Bonifacino – conclude la Coldiretti – nel suo agriturismo nella verde provincia di Cuneo prevede poi un intero menu per celiaci.

(Fonte: Coldiretti)