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Aspettando Vinitaly 2012: si apre il dibattito sul vino nella ristorazione

Finite le feste non bastano le bollicine, che a pieno diritto stanno diventando un vino da tutto pasto, a tenere su i consumi di vino nei ristoranti. Così le carte dei vini languono e l’offerta si assottiglia, specie dove una volta c’erano più di 100 etichette; lo dice il sondaggio di Vinitaly che ha coinvolto 300 ristoranti top in Italia estrapolati dall’incrocio delle principali guide italiane (Gambero Rosso, Il Golosario, Slow Food, L’Espresso, Jeunes Restaurateurs d’Europe).

Da ripensare l’offerta di vino nella ristorazione. “Nel 2011 per primi abbiamo aperto il dibattito sul recupero del mercato interno – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –. Il tema è rimasto quanto mai attuale, così abbiamo deciso, in preparazione della nuova edizione di Vinitaly, di approfondire l’argomento focalizzandoci sul canale che ha indubbiamente necessità di individuare nuovi strumenti e modalità di approccio al consumatore, così da arrivare all’appuntamento del 25-28 marzo con un bagaglio di informazioni e opinioni dai quali cercare di trarre delle conclusioni utili per l’intero settore”.

Crisi, solo un alibi al calo di consumi? Quattro le domande poste ai principali attori della filiera: produttori, distributori, ristoratori e comunicatori, per capire se si tratta veramente di crisi economica o se piuttosto è in atto un cambiamento dei gusti dei consumatori, sempre più attratti dai vini di altri Paesi. E se i gusti stanno cambiando, dove stanno andando? Servono nuove strategie di presentazione del prodotto e in questo caso quali?

Secondo Daniele Simoni, direttore di Schenk Italia, “la riduzione del numero di etichette offerto presso i ristoranti è causata da una serie di eventi che si sono verificati nello stesso periodo: crisi economica, diminuzione del limite consentito come tasso alcolico per chi guida, con conseguenti controlli più severi, e una clientela più selettiva nella scelta dei vini. Messi a dura prova i ristoratori hanno dovuto fare di necessità virtù per evitare di avere stock con poca rotazione, e pertanto non redditizi”. L’analisi del rappresentante della distribuzione è solo in parte condiviso da produttori e ristoratori. Per i primi risponde Lucio Mastroberardino, presidente di Uiv (Unione italiana vini): “Credo che la crisi si sia innestata su un problema più profondo che riguarda la ristorazione. A dirlo non sono io,  ma il direttore di Fipe (Federazione italiana pubblici esercenti, Edi Sommariva, che riconosce alla categoria poca managerialità, ristoratori che scambiano l’incasso con il guadagno, per cui alla fine si trovano strangolati dalle spese, magazzino compreso”.Punta invece il dito sulle leggi che regolamentano la somministrazione di alcool lo chef Giancarlo Perbellini, proprietario del Ristorante Perbellini di Isola Rizza (Verona).

Per rivitalizzare i consumi non c’è una ricetta unica. “Occorre – secondo Mastroberardino – un differente approccio nella presentazione e nel servizio ai clienti, che sempre più necessitano di qualcosa in più, come informazione, formazione, anche intrattenimento sul vino, come il coinvolgimento dei produttori”.  Molto possono fare i sommelier. “Nel mio ristorante – dice Perbellini – il sommelier determina il 90% delle vendite. Il cliente apprezza la figura di un referente specifico, accettando di discutere i consigli che gli vengono suggeriti e i confronti che stimolano una conversazione competente e dalla quale poter trarre, magari, anche nuove considerazioni”. “Chi ha queste caratteristiche – afferma Marco Gatti, giornalista enogastronomico – sapendo gestire acquisti, vendita e servizio, non è un costo, ma diventa una risorsa preziosa per il locale in cui opera”.

Intanto cambiano anche i gusti dei clienti, con le bollicine che prendono il posto dei vini muscolosi tanto amati negli anni scorsi e le etichette straniere, non solo francesi, sempre più richieste. Secondo Gatti il crescente interesse per i vini di altri Paesi dipende dal fatto che “i consumatori oggi bevono meno ma meglio, il che implica una maggiore curiosità”. Questo allarga i confini della competizione e “la sfida oggi è più che mai sul campo della qualità. Senza pregiudizi”. Inoltre, “il consumatore italiano – puntualizza Simoni – é ormai abituato a viaggiare ed è sempre più interessato a riassaggiare i sapori che ha degustato all’estero.  Questo fenomeno fino ad oggi è andato a vantaggio dell’esportazione dei nostri vini, ma in futuro dovremo abituarci anche a subirlo in parte, soprattutto da Paesi, come la Spagna, molto interessanti dal punto di vista turistico, che sono anche un nostro concorrente temibile in termini di rapporto qualità/prezzo”. Le interviste complete sono disponibili sito http://aspettando.vinitaly.com dove è possibile partecipare al dibattito.

(Fonte: Veronafiere)

Decreto “Milleproroghe”, due importanti misure per agricoltori e pesca

Mario Catania, Ministro all'Agricoltura

Sono state inserite all’interno del decreto “Milleproroghe”, approvato dal Consiglio dei ministri, due importanti misure in favore del comparto agricolo e della pesca. E’ stata decisa la proroga del “Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura”, che consentirà la realizzazione delle azioni a sostegno del settore in questa fase di delicata congiuntura economia. Inoltre è stato fissato al 31 marzo del 2012 il termine per la presentazione delle domande per il riconoscimento della ruralità degli immobili.” E’ un risultato importante – ha commentato il ministro Mario Catania – che avrà effetti positivi per il comparto”.

Confagricoltura: bene, ma va rivisto l’impianto della manovra. “E’ il primo, importante, gesto di attenzione del governo nei confronti dell’agricoltura”, è il commento di Confagricoltura, il cui Ufficio Studi ha rilevato quasi 4 milioni di fabbricati rurali, di cui 1.100.000 abitazioni occupate, 350 mila case non occupate, 1.100.000 stalle e ricoveri per animali, 1.380.000 fabbricati adibiti a vari usi (tra cui 950 mila a depositi di macchine ed attrezzi). “Va comunque rivisto l’impianto della manovra – ribadisce con forza l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – dal momento che c’è una duplicazione d’imposta sui fabbricati rurali, il cui reddito era già ricompreso in quello dei terreni; la gran parte di tali immobili  per gli agricoltori sono mezzi di produzione. Le dimensioni economiche del prelievo, peraltro, sono importantissime, visto che si stima  1 miliardo  e 200 mila  euro di ulteriori tasse”.

(fonte: Mipaaf Ministero delle Politiche agricole e forestali/Confagricoltura)

Natale, più “km zero” e meno caviale nei cenoni

Il risparmio sulle tavole degli italiani è dovuto alla rinuncia alle mode esterofile del passato pagate a caro prezzo come champagne, caviale, ostriche, salmone o ciliegie e pesche fuori stagione e all’ aumento dei prodotti Made in Italy magari a chilometri zero sulle tavole degli italiani. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che quasi tre italiani su quattro (73 per cento) per il Natale 2011 intendono acquistare prodotti Made in Italy e addirittura il 33 per cento degli italiani intende regalare prodotti alimentari locali a chilometri zero e il 28 per cento prodotti biologici secondo l’indagine dell’Swg.

La crisi cambia  le modalità di acquisto – sottolinea la Coldiretti -con ben l’84 per cento degli italiani che frena i propri impulsi alla ricerca del miglior convenienza nel rapporto prezzo e qualità dei prodotti e dei punti vendita. Di fatto si allungano i tempi sia per la ricerca dei regali che per la scelta dei prodotti da utilizzare per imbandire i tradizionali cenoni che secondo le stime di Confesercenti saranno piu’ povere del 19 per cento con una spesa per la cena della vigilia e per il pranzo di Natale che sara’ di 2,3 miliardi. Si assiste all’affermarsi di uno stile di vita che riduce gli eccessi e gli sprechi, ma è attento alla qualità e alla sicurezza dell’alimentazione. Tra i prodotti piu’ gettonati immancabili sono lo spumante e i dolci tipici del Natale con la tendenza a riscoprire quelli piu’ artigianali della tradizione regionale come i fichi a crocetta ricoperti al cioccolato e i torroncini, dolci al cedro e al bergamotto in Calabria, la gubana in Friuli, il pandolce in Liguria, gli struffoli in Campania, i porcedduzzi in Puglia o il panone di Natale in Emilia. Tiene anche la domanda di formaggi e salumi tipici, ma anche quella di cotechini, e legumi come le lenticchie.

Più frequentati quest’anno i tradizionali mercatini di Natale dove si stima che – sostiene la Coldiretti – quasi dieci milioni di italiani acquisteranno i regali. Una tendenza che si esprime anche con il boom degli acquisti direttamente dagli imprenditori agricoli in azienda o nei mercati e botteghe di Campagna Amica dove è garantita genuinità, convenienza e una maggiore originalità rispetto alle offerte natalizie standardizzate dei punti vendita tradizionali. In molti casi è possibile prepararsi o farsi preparare i tipici cesti natalizi con prodotti inimitabili caratteristici del territorio.

(fonte: Coldiretti)

Ciccolato italiano “troppo buono” e la UE si arrabbia

La Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora per continuare a utilizzare la denominazione “cioccolato puro” sulle etichette, in violazione del diritto europeo, come indicato nella sentenza contro l’Italia della Corte di giustizia Ue del 25 novembre 2010.

Grassi vegetali diversi dal burro di cacao. Lo rende noto una corrispondenza dell’ANSA che spiega come la normativa italiana, contrariamente a quanto deciso dall’Ue, preveda che i prodotti possano riportare la dicitura “cioccolato puro” esclusivamente quando non contengano grassi vegetali diversi dal burro di cacao. La direttiva europea invece, autorizza l’aggiunta di grassi vegetali specifici diversi dal burro di cacao fino ad un massimo del 5% del prodotto finito. L’etichetta di quei prodotti in Italia deve contenere in grassetto la dicitura: “contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”. Per i giudici europei quindi, “la normativa italiana, consentendo di mantenere due categorie di denominazione di vendita che, in sostanza designano lo stesso prodotto, può indurre in errore il consumatore e ledere il suo diritto ad un’informazione corretta, imparziale ed obiettiva”. Le autorità italiane hanno a più riprese informato Bruxelles sulle procedure legislative avviate per abrogare le disposizione condannate dai giudici europei, ma Bruxelles ha constatato che la sentenza non e’ stata ancora eseguita ed ha quindi deciso di aprire una seconda procedura di infrazione sul cioccolato.

(fonte: Garantitaly.it)

Pac, filiera e accesso al credito: l’agricoltura secondo il Ministro Catania

Mario Catania, Ministro delle Politiche Agricole e Forestali

“In Italia un’impresa su cinque appartiene ai settori dell’agricoltura e della pesca, che nel complesso danno lavoro ad oltre 1,1 milioni di addetti. L’industria agroalimentare è il secondo comparto industriale nazionale per valore aggiunto prodotto. Il sistema agroalimentare, dall’agricoltura all’industria, dal commercio ai servizi, attiva oltre il 10% dell’intera ricchezza nazionale. Se da un lato la struttura produttiva è tra le più frammentate e polverizzate, per dimensione economica complessiva siamo ai vertici in Europa. Il valore aggiunto medio per ettaro coltivato è di gran lunga il più elevato, e circa il doppio della media UE. L’Italia esprime quindi un modello ‘ricco’ ma le nostre imprese sono ‘povere’, perché questa torta viene suddivisa tra un numero ancora molto elevato di aziende agricole”.

Le priorità. Lo ha dichiarato nel corso dell’audizione di fronte alle Commissioni agricoltura del Parlamento il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, che ha poi individuato in quattro punti le priorità della sua azione di governo: le politiche comunitarie ed i negoziati per la nuova Pac e la nuova Pcp; la competitività delle filiere, la promozione del Made in Italy e il contrasto alle crisi di mercato; l’accesso delle imprese al credito e agli strumenti finanziari; il rilancio del Ministero.

Nell’affrontare il nodo della riforma della Pac, Catania ha spiegato di ritenere che il modello proposto dalla Commissione “sembra considerare una realtà non attuale” perché “non tiene conto dell’evoluzione di fenomeni che si sono accentuati fortemente, quali per esempio la volatilità dei mercati e la concorrenza nelle offerte delle materie prime agricole”. “Il risultato del negoziato per la PAC post-2013 – ha aggiunto – si misurerà non solo sulla base delle risorse che riusciremo ad ottenere, quanto anche in considerazione del modo in cui tali risorse saranno impiegate”. “Non accetteremo mai – ha insistito – decisioni che vadano contro gli interessi dei nostri agricoltori e dei consumatori italiani“. Sul fronte nazionale il Ministro ha sottolineato come sia importante che in questa fase del negoziato “tutto il sistema paese si esprima secondo linee condivise” e ha evidenziato la sua soddisfazione per la definizione di una posizione comune da parte di tutte le componenti della filiera agroalimentare e per il documento unitario realizzato dalle Regioni.

Catania ha poi precisato lo stato di avanzamento del “pacchetto latte” e del “pacchetto qualità”. “Il primo – ha spiegato – ha ricevuto l’accordo politico definitivo nel trilogo della scorsa settimana e contiene importanti innovazioni per modernizzare i rapporti di filiera e soprattutto contiene un successo particolarmente importante per l’Italia: la norma che consente la programmazione produttiva dei formaggi a denominazione di origine. Il secondo richiederà ancora un lavoro negoziale, ma allo stesso modo ci aspettiamo di poter conseguire importanti risultati per il comparto dei prodotti agroalimentari di qualità italiani”.

Affrontando poi le problematiche del settore agricolo nazionale, il Ministro ha posto l’accendo sulla necessità di innovare e riformare i rapporti interni alle filiere: “Ritengo importante che si riconosca il valore adeguato all’attività agricola, alla relativa trasformazione e alla tutela dell’alimentazione del consumatore”. “Abbiamo già avviato la definizione di un tavolo nazionale con le imprese della distribuzione moderna. L’obiettivo di fondo è di impostare nuove relazioni commerciali nelle filiere” a partire da quelle “strutturalmente più esposte” come quella ortofrutticola. “Resta comunque essenziale – ha aggiunto – definire una normativa quadro europea in materia di relazioni contrattuali tra operatori dell’offerta e della distribuzione”.

In merito al nodo della competitività Catania ha spiegato di ritenerla “racchiusa in un concetto fondamentale: quello della promozione e della tutela del Made in Italy” all’estero, ma anche nel nostro Paese. “Nel quinquennio 2005-2010- ha reso noto – l’export in valore è cresciuto del 35%, e nel primo semestre 2011, rispetto allo stesso periodo del 2010, l’incremento è stato dell’11%”. Il Ministro ha quindi spiegato che l’azione del Mipaaf si svilupperà principalmente su due linee: il sostegno alla riforma delle politiche di promozione dell’Ue e l’intensificazione delle attività di contrasto alle contraffazioni e all’agropirateria internazionale a danno dei nostri marchi.

Il Ministro ha quindi affrontato la questione del credito: “Nei mesi passati sono stati definiti alcuni primi interventi con l’estensione al comparto agricolo della cosiddetta esdebitazione e con la transazione fiscale che permetterà agli agricoltori indebitati con il fisco la soluzione delle proprie pendenze debitorie. Le imprese, tuttavia, hanno bisogno di sforzi aggiuntivi e soluzioni innovative. Il Ministero, attraverso l’Ismea, è direttamente impegnato per rendere accessibili alla più ampia parte delle imprese gli strumenti delle garanzie ma anche delle assicurazioni del reddito. Interventi che potranno trovare piena efficacia se verranno contemporaneamente sostenuti da un nuovo patto con il sistema finanziario nazionale“. “È mia intenzione – ha annunciato – attivare, ad inizio 2012,un tavolo di concertazione tra banche, imprese e istituzioni“.

Infine Catania ha fatto riferimento ai progetti di rilancio del Ministero, sottolineando che passa per l’approvazione del Decreto di riorganizzazione. “La struttura ministeriale ha ormai raggiunto dimensioni estremamente contenute, avendo subito ben tre norme di riduzione negli ultimi 24 mesi”, ha sottolineato precisando che la percentuale di personale adibito a funzioni di supporto è scesa a meno del 10% del totale (9,9%), ben al di sotto dell’obiettivo fissato per legge del 13,5%. Si tratta di uno dei valori migliori a livello di amministrazione statale”. “Non posso non richiamare – ha aggiunto – anche gli effetti che i recenti tagli di bilancio determineranno sulla capacità di operare del Ministero” che ha subito tagli agli stanziamento per oltre 168 milioni di euro. Catania ha voluto precisare che questi “non hanno toccato gli interventi per la ricerca, il piano irriguo nazionale e il fondo di solidarietà nazionale“.  “È indispensabile – ha concluso – che il Parlamento, insieme al Governo, possa rilanciare gli interventi strutturali nel settore agricolo, per garantire al settore la fornitura di servizi e infrastrutture di assoluto rilievo per la sua competitività”.

(fonte: Mipaaf)

Le misure della manovra salva Italia riguardanti l’agricoltura, le opinioni dell’assessore della Regione Veneto Manzato e delle associazioni di categoria

“Le misure della manovra salva Italia riguardanti l’agricoltura hanno il sapore della beffa per un settore produttivo strategico ma oberato non da oggi dal peso della crisi. A me pare che la predicata “equità” della manovra del governo Monti abbia caratteristiche molto simili al sistema di prelievo fiscale dello Sceriffo di Nottingham”.Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, non ci sta a considerare terreno, abitazioni e fabbricati rurali un bene da tassare e non lo strumento “di un lavoro che serve a tutti e che già soffre della competitività di un mercato mondiale spietato. “L’esistenza di un’azienda agricola è in ogni caso motivo di sviluppo per il territorio, anche quando non produce reddito per l’imprenditore come è successo spesso in tutti questi anni di crisi, senza che le imprese agricole potessero usufruire di alcun ammortizzatore sociale, mentre si sono viste decurtare i prezzi pagati e aumentare i costi”. “E’ stato previsto inoltre l’ulteriore stanziamento di 40 milioni di euro a favore dell’Agea – continua Manzato – organismo che andrebbe soppresso in quanto è stata prevista l’istituzione di organismi pagatori regionali, che noi abbiamo attivato e che paghiamo, ma alle quali in molte regioni, soprattutto quelle del Sud, nessuno pensa di dare vita, nonostante ciò che dice la relazione speciale della Corte dei Conti”.

Cosa prevede la manovra. In fatto di imposta municipale unica (tradizionalmente chiamata ICI) l’applicazione di un’aliquota dello 0,2 per cento di base dell’imposta per i fabbricati rurali ad uso strumentale e dello 0,4 per cento per le prime abitazioni rurali dei coltivatori diretti. Per i terreni agricoli il valore è ottenuto applicando un moltiplicatore pari a 120 di quello preesistente. Viene peraltro prorogato al 31 marzo 2012 la scadenza dell’obbligo di accatastamento per i fabbricati rurali. Dal gennaio prossimo sono state rideterminate al rialzo le aliquote contributive pensionistiche di finanziamento e di computo: da un minimo di +1,70% (maggiori di 21 anni nelle zone normali) ad un massimo di +7,20% (minori di 21 anni delle zone svantaggiate).

Coldiretti, per agricoltura serve equità e crescita. “Nessuno come noi agricoltori sa bene cosa siano i sacrifici e come il contributo al bene del Paese rappresenti un dovere per tutti. Noi non ci tiriamo indietro, ma equità e misure per la crescita devono riguardare anche il nostro settore”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, a commento della manovra in discussione al Parlamento. “Il bene terra se utilizzato come fattore della produzione in una impresa agricola – ha sottolineato Marini – merita un trattamento fiscale ben diverso da quello riservato a chi il fondo agricolo lo detiene a fini speculativi o hobbistici e questo vale ancora di piu’ se si tratta di imprese professionali. Inoltre di fatto – ha continuato Marini – quasi nessuna delle misure per la crescita delle imprese previste nella manovra è applicabile per il settore agricolo. E per questo abbiamo consegnato al presidente del Consiglio Mario Monti e al Governo alcune nostre proposte per una filiera agricola più trasparente, più competitiva, più rispettosa di tutti, Queste nostre proposte – ha concluso Marini – non possono trovare ne’ l’alibi del poco tempo a disposizione ne’ quello della variazione dei saldi di bilancio in quanto rappresenterebbero emendamenti immediatamente applicabili e a costo zero. Dobbiamo convincerci tutti che equità e crescita sostenibile sono i nuovi beni comuni ai quali il nostro Paese non può derogare in ogni caso ma soprattutto nel settore agricolo, strategico per il Made in Italy”.

Confagricoltura, “ci sentiamo trascurati dal decreto Salva Italia”. Così ha dichiarato Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, in un intervista uscita su QN lo scorso 9 dicembre.Da questo decreto per le imprese agricole – ha detto Guidi – tante tasse e niente sviluppo. Non ci sottraiamo come mondo agricolo al risanamento dei conti e al rilancio del Paese, ma non si può accettare di essere esclusi dalle misure di rilancio di cui beneficiano gli altri settori economici e, al tempo stesso, veder aumentare in maniera esponenziale gli oneri fiscali, tributari e contributivi. L`impressione è che sia stata trascurata la specificità del settore agricolo».

Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), l’agricoltura è pronta a fare la sua parte, ma vuole interventi mirati allo sviluppo. In questi giorni – ha affermato Giuseppe Politi, presidente della Cia – abbiamo più volte sottolineato che l’agricoltura, con grande senso di responsabilità e serietà, intende fare sino in fondo la sua parte. E’ però indispensabile che questi sacrifici siano equi e vengano controbilanciati da interventi mirati alla ripresa delle aziende che oggi sono oppresse da costi produttivi (ultimo quello del rincaro delle accise per il gasolio) e previdenziali notevoli. Costi che rischiano di salire ulteriormente con l’annunciato incremento delle aliquote Iva. Quello che chiediamo è un alleggerimento di tali oneri, in modo di riattivare un processo di crescita imprenditoriale che si pone quanto mai urgente”.

(fonti: Regione Veneto/Coldiretti/Confagricoltura/Cia)

15-16 dicembre 2011, a Roma si tiene Agrisphera

Dal 15 al 16 dicembre p.v. si tiene a Roma presso la LUISS “Guida Carli” Agrisphera, una due giorni di incontri e seminari dedicati alle aziende del settore agroalimentare interessate a sviluppare nuove strategie di business e modelli di impresa sostenibili.  Agrisphera ha il patrocinio del Parlamento Europeo, della Rappresentanza a Milano della Commissione Europea, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Questi i temi trattati nell’ambito della manifestazione: internazionalizzazione e politiche di rete; PAC – Politica Agricola Comune; ricerca e innovazione; biotecnologie; politiche industriali e di sostegno al mercato agroalimentare. È prevista, nella mattinata di venerdì 16 dicembre, la partecipazione dell’economista Jacques Attali.

(fonte: Agrisphera)

Settore Primario fondamentale per lo sviluppo dell’economia planetaria, se ne è parlato a Pedavena (BL) nell’incontro “Agricoltura, Terra e Cibo”

(di Arnaldo De Porti, socio ARGAV) Organizzata dal Lions Clubs Feltre Host, si è tenuta il 1° dicembre scorso, presso la Sala Guarnieri di Pedavena, (BL)  la conferenza “Agricoltura, Terra e Cibo”  che ha visto come relatore il Prof. Giorgio Zasio, Docente di Tecnologia Birraria presso l’Università di Perugia.

La scoperta dell’aratro. Per interesse storico, estrapolo alcune frasi inserite nell’invito dell’incontro: “Da quando l’uomo cominciò a muovere i primi passi su questa terra, si trovò a dover affrontare il problema dell’adattamento in un ambiente ostile e dalla primaria necessità di procurarsi il cibo…sia l’ominide di tre milioni di anni or sono che l’uomo di Pechino di 300.000 anni fa o l’homo sapiens, ebbero in comune per la propria sopravvivenza l’attività predatoria ed il nomadismo…solo in epoca recente, circa 3000 anni prima dell’era cristiana, ci fu una evoluzione epocale con la scoperta dell’aratro che permise di cambiare completamente il modo di lavorare e quindi di produrre vari mezzi di sostentamento alimentare con modalità diverse dal bastone e della zappa…”

Terra, capitale e lavoro. Da allora, ovviamente di acqua ne è passata sotto ai ponti, ma le finalità sono, restano e rimarranno sempre le stesse:  necessità primaria  di procurarsi il cibo attraverso il lavoro della terra, che costituisce la prima ricchezza, insieme con capitale e lavoro, come  ci hanno insegnato i nostri cari e  vecchi professori. A questo proposito, la triade terra, capitale e lavoro, ha  costituito da sempre oggetto di studio,  anche in funzione della continua evoluzione del comportamento dell’uomo, riconducibile in primis ai suoi bisogni primari.

Il futuro della Terra. Raccontare ciò che è stato detto durante il convegno richiederebbe molto spazio, ma anche una certa fatica per la sua specificità, sempre in via di continue trasformazioni  correlate anche alle risorse del pianeta, il quale, abitato oggi da circa 7  miliardi di persone, avrà a che fare fra non molto (si dice nel 2050)  con un aumento di soggetti intorno ai 9 miliardi. Domanda: “Come sarà possibile procurare tanto cibo, tanto riscaldamento per 9 miliardi di persone quando il pianeta sta progressivamente esaurendo le sue risorse ?”  E ciò, ad un prezzo equo, ad evitare possibili turbolenze sociali nel caso di possibili, quindi non date per scontate,  carestie ?” Detto questo, mi limito a ricordare in sintesi, per argomento,  alcuni punti chiave della conferenza, che dovranno essere oggetto di opportune riflessioni da parte di ciascuno di noi, pensando a soluzioni possibili.

Si è parlato di…Bioetanolo. In alternativa al petrolio, ricavato da mais e canna da zucchero. Ma finiranno anche mais e canna da zucchero e ci vorrà il petrolio per preparare i concimi. Quindi è il discorso del gatto che si mangia la coda. Eolico. Ha controindicazioni per il rumore fortissimo ed anche per l’estetica del territorio e non basterebbe allo scopo. Riposo della terra. Ad ottobre del 2011, in Italia ci sono 1 milione di ettari a riposo, in favore dei quali, per il semplice fatto che non producono per necessità di turn-over delle produzioni, vengono corrisposti dei contributi (nota curiosa: fra i proprietari ci sono la Regina d’Inghilterra ed una Contessa piemontese che percepiscono per questo fatto dei contributi pari a un milione di euro all’anno). Tabacco. Lo Stato Italiano offre dei contributi per le coltivazioni di tabacco e nello stesso tempo promuove finanziariamente  campagne antitumore.  Cina. Si dice che circa l’80 % della produzione sia completamente fuori regola, per cui è necessario fare attenzione alle importazioni. Ricomposizione agraria.  In Italia si avverte un continuo spezzettamento della terra, soprattutto quando vengono a mancare i proprietari con la conseguenza che lavorare terreni spezzettati costa di più e, tra l’altro, con rendimenti inferiori. Bisognerebbe fare come nella vicina Svizzera ove, ogni 20 anni,  ci si adopera per una ricomposizione agraria. Lo stato italiano è agricoltore. Possiede 338.000 ettari di terreni, quasi tutti incolti, che valgono circa 4-6 miliardi di Euro.  Perché non assegnarli a giovani imprenditori agricoli a basso costo, posto che – aggiungo io – possano comperali anche a prezzo di favore? L’Unione Europea non ha soldi per l’agricoltura per cui, anche la tanto conclamata “green-economy” per il momento sembra essersi arenata. Una domanda suggestiva  suggestiva del Questore presente al convegno . “ Ma oggi gli OGM sono davvero il diavolo mentre il biologico è acqua santa ?” Risposta del Prof. Zasio, apparentemente  dubbioso : “ Tutti e due…”

Il futuro dell’economia sta nel settore primario? Vorrei concludere con una considerazione espressa anche durante un mio breve intervento nel corso del convegno. L’Italia, come sappiamo, è nata con vocazione agricola. Poi, appena finita la guerra, ha subito velocemente una metamorfosi in paese industriale occupando i primi posti fra le potenze del mondo. Ora la produzione industriale sembra essere rallentata in quanto i mercati sono saturi  (mercati delle auto docent!). Perché, proprio in questo periodo di crisi, non si creano da subito le condizioni per sviluppare l’agricoltura,  in uno spirito “ greening”  in una nuova, ripeto nuova,  PAC  (politica agricola comune) in contestualità all’industria che, in questo momento, è in netta difficoltà ?  Non si fa altro che parlare di “green-economy”, ma – ahimè – siamo fermi alle parole. O poco più…

Agroalimentare, per vincere la sfida con l’export gli agricoltori italiani devono aggregarsi

L’agroalimentare veronese si interroga sulla crisi. La buona notizia è che in questo momento il settore scaligero ha grandi opportunità specie per l’export nei Paesi emergenti dove c’è una richiesta ancora insoddisfatta di prodotti Made in Italy riconosciuti come buoni e di qualità. Per conquistare tali mercati, però, è necessario che gli imprenditori agricoli si aggreghino, migliorino le loro capacità di vendita e finalizzino il prodotto ai nuovi mercati, che sono quelli, che da qui ai prossimi dieci anni, potranno ancora crescere. Questi, in sintesi, i temi emersi durante il convegno “Il mondo sta cambiando: strategie e prospettive per il Made in Italy” organizzato da Coldiretti di Verona nei giorni scorsi a cui ha partecipato come relatore Giuliano Noci, professore di marketing al Politecnico di Milano, dipartimento di Ingegneria Gestionale.

Gli agricoltori e il marketing. “E’ fondamentale conoscere e interpretare lo scenario mondiale per comprendere le reali opportunità che le imprese hanno in chiave internazionale. – ha precisato nella sua relazione Noci – Infatti, in questo periodo di crisi il settore agroalimentare può cogliere nuove opportunità ma, purtroppo, ce le facciamo continuamente sfilare”. “ Gli imprenditori agricoli – ha proseguito – non possono più pensare solo o prevalentemente alle produzioni ma devono dedicarsi alla vendita e finalizzare il prodotto verso i mercati emergenti, altrimenti le conseguenze saranno molto pesanti”.

L’Italia ha un export che vale circa 20 miliardi di euro con un peso del 3% delle esportazioni mondiali. Altri Stati come Francia, Brasile, Stati Uniti, sono più competitivi del nostro Paese presso gli Stati emergenti, come la Cina. E la Cina, infatti, è stata al centro della relazione del professore del Politecnico di Milano in quanto mercato ampio e ricco da conquistare da parte dei prodotti Made in Italy ancora troppo poco presenti. “Le analisi e le previsioni fino al 2025 ci dicono che la crescita mondiale non dipende più dai Paesi occidentali. La Cina conosce e apprezza i prodotti italiani, specie quelli alimentari ma le imprese, per fare massa critica, devono aggregarsi e raggiungere i volumi richiesti dal mercato cinese oltre a fare promozione e informazione per aumentare la loro notorietà, la conoscenza e il valore dei prodotti”.

Italian sounding. Tutto il mondo è attratto dal mercato cinese e molti conoscendo il valore dell’Italian sounding lo sfruttano anche illegalmente commerciando prodotti Made in Italy falsi. L’agropirateria è cresciuta al punto che i volumi d’affari dei falsi sono tre volte superiori ai volumi dell’export italiano e quindi pari a 60 milioni di euro. “Il nostro Paese  – ha proseguito Noci – come del resto le imprese devono imparare a vendersi meglio perché non si tratta di promuovere solo i prodotti ma anche la cultura, le tradizioni e il territorio italiano che generano richiesta e turismo. E’ importare il ruolo di soggetti che possano fare da registi per un’operazione di export, in primis le associazioni di categoria come Coldiretti, ma non dimentichiamo anche il ruolo del sistema bancario che può sostenere le imprese con progetti innovativi”.

Necessario l’aiuto delle Istituzioni. “Il progetto Coldiretti entra a pieno titolo in quanto espresso dal prof. Noci – ha sottolineato Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – con la promozione dei prodotti Made in Italy e la battaglia contro le contraffazioni alimentari. Anche i principi della sicurezza, salubrità e territorio, tanto ricercati dai consumatori, sono da sempre condivisi dalla nostra Confederazione. Un esempio è il nuovo progetto delle Botteghe di Campagna Amica che promuove i prodotti locali degli agricoltori associati sull’intero territorio nazionale”. “Gli imprenditori agricoli – ha continuato il presidente – devono fare sistema per essere più competitivi e più forti ma questo messaggio deve essere condiviso anche da altri mondi come ad esempio quello istituzionale”. “L’internazionalizzazione – ha concluso Berzacola – spesso viene erroneamente associata alla sola vendita di prodotti all’estero; in realtà coinvolge fattori ben più vasti a partire dalla promozione del territorio e della sua cultura. Per fare ciò risulta determinante e necessario dotarsi di strutture, contatti e programmazione, tutte cose che non possono essere gestite dal singolo ma che competono, come detto, alle istituzioni”.

(fonte Coldiretti Verona)

Cren o rafano, la pianta che picca, dà sapore e piacere

Giorgio Tondello , titolare con il fratello Lorenzo dell'omonima Azienda Agricola a Due Carrare (PD)

La tradizione popolare, in Germania, ma anche in Italia vuole che il cren, conosciuto anche come rafano, sia una pianta che rende belli. Grattugiandolo e spezzettandolo fa lacrimare, tanto è piccante, quindi purificherebbe e renderebbe brillanti gli occhi. Ma soprattutto picca, dà sapore e piacere.
E’ originario della Russia, ma si è presto diffuso un po’ ovunque. Lo troviamo nell’Esodo, Antico Testamento, presente nelle cene rituali pasquali come erba simbolo della durezza della schiavitù in Egitto.
Nel lontano passato la radice è stata usata più per le sue proprietà curative che in cucina, dove viene valorizzata a partire dalla fine del XVI secolo. Il nome cren, non è parola veneta o tedesca, come spesso si sente dire, ma viene fatto derivare dal russo “Kren-cren-crenson”, termine con il quale in Russia si chiama la pianta. Appartiene alla famiglia delle crucifere, specie Armoracea rusticana. Predilige i luoghi freschi, piuttosto ombrosi. Si incontra spesso negli orti e accanto alle vecchie case contadine. Si mangia la radice fresca, che viene grattugiata o tagliuzzata e impiegata per aromatizzare le vivande. La salsa, che si ottiene, è piccantissima e molto appetitosa.
La radice, piuttosto rugosa, di colore brunastro, che diventa bianco – crema dopo la pulitura, può arrivare a 50 centimetri; il diametro può essere dai due ai sette centimetri. La raccolta avviene in autunno e durante l’inverno, a partire dal secondo anno di vita della pianta. Il cren cresce spontaneamente, ma viene anche coltivato. Il suo mercato si sta ampliando. Una importante azienda di produzione è quella dei fratelli Giorgio e Lorenzo Tondello, associata ad OPO Veneto, con un ciclo completo di coltivazione e lavorazione, si trova a Due Carrare, in provincia di Padova. OPO Veneto, l’organizzazione trevigiana di produttori di Zero Branco, ne sta allargando la commercializzazione. Il rafano rimane, comunque, un prodotto di nicchia che però comincia a farsi strada: è richiesto sia fresco che lavorato in confezioni (salsa di cren, soprattutto sotto aceto). E’ poco conosciuto e quindi poco consumato dai giovani, e questo è un peccato, perché si tratta di una salsa naturale, genuina, nostrana e che fa bene.
In cucina è usato in particolare per accompagnare le carni bollite, pesce, verdure. Ne escono piatti forti, che sanno soprattutto di tradizione, di vecchie cucine contadine dove con poco si facevano miracoli, soprattutto nei giorni festivi. Spesso il cren era, d’inverno, la sola salsa possibile. Anche le foglie sono commestibili: in primavera, freschissime, si prestano nelle insalate. Danno sapore e tono. Il cren è sempre stata considerata una efficace pianta medicinale dalle tantissime virtù curative (contro le contusioni, strappi, dolori muscolari, reumatismi, sciatica e tanti altri malanni): proprietà confermate dalla scienza. Stando alle tradizioni popolari, testimoniate da filosofi greci come Demostene (quarto secolo prima di Cristo) e riprese nei secoli successivi, sarebbe anche un energico afrodisiaco in quanto, mangiandolo, come si legge in testi storici ,“stimola” gli “appetiti venerei”.
(fonte OPO Veneto)