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15-16 dicembre 2011, a Roma si tiene Agrisphera

Dal 15 al 16 dicembre p.v. si tiene a Roma presso la LUISS “Guida Carli” Agrisphera, una due giorni di incontri e seminari dedicati alle aziende del settore agroalimentare interessate a sviluppare nuove strategie di business e modelli di impresa sostenibili.  Agrisphera ha il patrocinio del Parlamento Europeo, della Rappresentanza a Milano della Commissione Europea, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Questi i temi trattati nell’ambito della manifestazione: internazionalizzazione e politiche di rete; PAC – Politica Agricola Comune; ricerca e innovazione; biotecnologie; politiche industriali e di sostegno al mercato agroalimentare. È prevista, nella mattinata di venerdì 16 dicembre, la partecipazione dell’economista Jacques Attali.

(fonte: Agrisphera)

Settore Primario fondamentale per lo sviluppo dell’economia planetaria, se ne è parlato a Pedavena (BL) nell’incontro “Agricoltura, Terra e Cibo”

(di Arnaldo De Porti, socio ARGAV) Organizzata dal Lions Clubs Feltre Host, si è tenuta il 1° dicembre scorso, presso la Sala Guarnieri di Pedavena, (BL)  la conferenza “Agricoltura, Terra e Cibo”  che ha visto come relatore il Prof. Giorgio Zasio, Docente di Tecnologia Birraria presso l’Università di Perugia.

La scoperta dell’aratro. Per interesse storico, estrapolo alcune frasi inserite nell’invito dell’incontro: “Da quando l’uomo cominciò a muovere i primi passi su questa terra, si trovò a dover affrontare il problema dell’adattamento in un ambiente ostile e dalla primaria necessità di procurarsi il cibo…sia l’ominide di tre milioni di anni or sono che l’uomo di Pechino di 300.000 anni fa o l’homo sapiens, ebbero in comune per la propria sopravvivenza l’attività predatoria ed il nomadismo…solo in epoca recente, circa 3000 anni prima dell’era cristiana, ci fu una evoluzione epocale con la scoperta dell’aratro che permise di cambiare completamente il modo di lavorare e quindi di produrre vari mezzi di sostentamento alimentare con modalità diverse dal bastone e della zappa…”

Terra, capitale e lavoro. Da allora, ovviamente di acqua ne è passata sotto ai ponti, ma le finalità sono, restano e rimarranno sempre le stesse:  necessità primaria  di procurarsi il cibo attraverso il lavoro della terra, che costituisce la prima ricchezza, insieme con capitale e lavoro, come  ci hanno insegnato i nostri cari e  vecchi professori. A questo proposito, la triade terra, capitale e lavoro, ha  costituito da sempre oggetto di studio,  anche in funzione della continua evoluzione del comportamento dell’uomo, riconducibile in primis ai suoi bisogni primari.

Il futuro della Terra. Raccontare ciò che è stato detto durante il convegno richiederebbe molto spazio, ma anche una certa fatica per la sua specificità, sempre in via di continue trasformazioni  correlate anche alle risorse del pianeta, il quale, abitato oggi da circa 7  miliardi di persone, avrà a che fare fra non molto (si dice nel 2050)  con un aumento di soggetti intorno ai 9 miliardi. Domanda: “Come sarà possibile procurare tanto cibo, tanto riscaldamento per 9 miliardi di persone quando il pianeta sta progressivamente esaurendo le sue risorse ?”  E ciò, ad un prezzo equo, ad evitare possibili turbolenze sociali nel caso di possibili, quindi non date per scontate,  carestie ?” Detto questo, mi limito a ricordare in sintesi, per argomento,  alcuni punti chiave della conferenza, che dovranno essere oggetto di opportune riflessioni da parte di ciascuno di noi, pensando a soluzioni possibili.

Si è parlato di…Bioetanolo. In alternativa al petrolio, ricavato da mais e canna da zucchero. Ma finiranno anche mais e canna da zucchero e ci vorrà il petrolio per preparare i concimi. Quindi è il discorso del gatto che si mangia la coda. Eolico. Ha controindicazioni per il rumore fortissimo ed anche per l’estetica del territorio e non basterebbe allo scopo. Riposo della terra. Ad ottobre del 2011, in Italia ci sono 1 milione di ettari a riposo, in favore dei quali, per il semplice fatto che non producono per necessità di turn-over delle produzioni, vengono corrisposti dei contributi (nota curiosa: fra i proprietari ci sono la Regina d’Inghilterra ed una Contessa piemontese che percepiscono per questo fatto dei contributi pari a un milione di euro all’anno). Tabacco. Lo Stato Italiano offre dei contributi per le coltivazioni di tabacco e nello stesso tempo promuove finanziariamente  campagne antitumore.  Cina. Si dice che circa l’80 % della produzione sia completamente fuori regola, per cui è necessario fare attenzione alle importazioni. Ricomposizione agraria.  In Italia si avverte un continuo spezzettamento della terra, soprattutto quando vengono a mancare i proprietari con la conseguenza che lavorare terreni spezzettati costa di più e, tra l’altro, con rendimenti inferiori. Bisognerebbe fare come nella vicina Svizzera ove, ogni 20 anni,  ci si adopera per una ricomposizione agraria. Lo stato italiano è agricoltore. Possiede 338.000 ettari di terreni, quasi tutti incolti, che valgono circa 4-6 miliardi di Euro.  Perché non assegnarli a giovani imprenditori agricoli a basso costo, posto che – aggiungo io – possano comperali anche a prezzo di favore? L’Unione Europea non ha soldi per l’agricoltura per cui, anche la tanto conclamata “green-economy” per il momento sembra essersi arenata. Una domanda suggestiva  suggestiva del Questore presente al convegno . “ Ma oggi gli OGM sono davvero il diavolo mentre il biologico è acqua santa ?” Risposta del Prof. Zasio, apparentemente  dubbioso : “ Tutti e due…”

Il futuro dell’economia sta nel settore primario? Vorrei concludere con una considerazione espressa anche durante un mio breve intervento nel corso del convegno. L’Italia, come sappiamo, è nata con vocazione agricola. Poi, appena finita la guerra, ha subito velocemente una metamorfosi in paese industriale occupando i primi posti fra le potenze del mondo. Ora la produzione industriale sembra essere rallentata in quanto i mercati sono saturi  (mercati delle auto docent!). Perché, proprio in questo periodo di crisi, non si creano da subito le condizioni per sviluppare l’agricoltura,  in uno spirito “ greening”  in una nuova, ripeto nuova,  PAC  (politica agricola comune) in contestualità all’industria che, in questo momento, è in netta difficoltà ?  Non si fa altro che parlare di “green-economy”, ma – ahimè – siamo fermi alle parole. O poco più…

Agroalimentare, per vincere la sfida con l’export gli agricoltori italiani devono aggregarsi

L’agroalimentare veronese si interroga sulla crisi. La buona notizia è che in questo momento il settore scaligero ha grandi opportunità specie per l’export nei Paesi emergenti dove c’è una richiesta ancora insoddisfatta di prodotti Made in Italy riconosciuti come buoni e di qualità. Per conquistare tali mercati, però, è necessario che gli imprenditori agricoli si aggreghino, migliorino le loro capacità di vendita e finalizzino il prodotto ai nuovi mercati, che sono quelli, che da qui ai prossimi dieci anni, potranno ancora crescere. Questi, in sintesi, i temi emersi durante il convegno “Il mondo sta cambiando: strategie e prospettive per il Made in Italy” organizzato da Coldiretti di Verona nei giorni scorsi a cui ha partecipato come relatore Giuliano Noci, professore di marketing al Politecnico di Milano, dipartimento di Ingegneria Gestionale.

Gli agricoltori e il marketing. “E’ fondamentale conoscere e interpretare lo scenario mondiale per comprendere le reali opportunità che le imprese hanno in chiave internazionale. – ha precisato nella sua relazione Noci – Infatti, in questo periodo di crisi il settore agroalimentare può cogliere nuove opportunità ma, purtroppo, ce le facciamo continuamente sfilare”. “ Gli imprenditori agricoli – ha proseguito – non possono più pensare solo o prevalentemente alle produzioni ma devono dedicarsi alla vendita e finalizzare il prodotto verso i mercati emergenti, altrimenti le conseguenze saranno molto pesanti”.

L’Italia ha un export che vale circa 20 miliardi di euro con un peso del 3% delle esportazioni mondiali. Altri Stati come Francia, Brasile, Stati Uniti, sono più competitivi del nostro Paese presso gli Stati emergenti, come la Cina. E la Cina, infatti, è stata al centro della relazione del professore del Politecnico di Milano in quanto mercato ampio e ricco da conquistare da parte dei prodotti Made in Italy ancora troppo poco presenti. “Le analisi e le previsioni fino al 2025 ci dicono che la crescita mondiale non dipende più dai Paesi occidentali. La Cina conosce e apprezza i prodotti italiani, specie quelli alimentari ma le imprese, per fare massa critica, devono aggregarsi e raggiungere i volumi richiesti dal mercato cinese oltre a fare promozione e informazione per aumentare la loro notorietà, la conoscenza e il valore dei prodotti”.

Italian sounding. Tutto il mondo è attratto dal mercato cinese e molti conoscendo il valore dell’Italian sounding lo sfruttano anche illegalmente commerciando prodotti Made in Italy falsi. L’agropirateria è cresciuta al punto che i volumi d’affari dei falsi sono tre volte superiori ai volumi dell’export italiano e quindi pari a 60 milioni di euro. “Il nostro Paese  – ha proseguito Noci – come del resto le imprese devono imparare a vendersi meglio perché non si tratta di promuovere solo i prodotti ma anche la cultura, le tradizioni e il territorio italiano che generano richiesta e turismo. E’ importare il ruolo di soggetti che possano fare da registi per un’operazione di export, in primis le associazioni di categoria come Coldiretti, ma non dimentichiamo anche il ruolo del sistema bancario che può sostenere le imprese con progetti innovativi”.

Necessario l’aiuto delle Istituzioni. “Il progetto Coldiretti entra a pieno titolo in quanto espresso dal prof. Noci – ha sottolineato Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – con la promozione dei prodotti Made in Italy e la battaglia contro le contraffazioni alimentari. Anche i principi della sicurezza, salubrità e territorio, tanto ricercati dai consumatori, sono da sempre condivisi dalla nostra Confederazione. Un esempio è il nuovo progetto delle Botteghe di Campagna Amica che promuove i prodotti locali degli agricoltori associati sull’intero territorio nazionale”. “Gli imprenditori agricoli – ha continuato il presidente – devono fare sistema per essere più competitivi e più forti ma questo messaggio deve essere condiviso anche da altri mondi come ad esempio quello istituzionale”. “L’internazionalizzazione – ha concluso Berzacola – spesso viene erroneamente associata alla sola vendita di prodotti all’estero; in realtà coinvolge fattori ben più vasti a partire dalla promozione del territorio e della sua cultura. Per fare ciò risulta determinante e necessario dotarsi di strutture, contatti e programmazione, tutte cose che non possono essere gestite dal singolo ma che competono, come detto, alle istituzioni”.

(fonte Coldiretti Verona)

Cren o rafano, la pianta che picca, dà sapore e piacere

Giorgio Tondello , titolare con il fratello Lorenzo dell'omonima Azienda Agricola a Due Carrare (PD)

La tradizione popolare, in Germania, ma anche in Italia vuole che il cren, conosciuto anche come rafano, sia una pianta che rende belli. Grattugiandolo e spezzettandolo fa lacrimare, tanto è piccante, quindi purificherebbe e renderebbe brillanti gli occhi. Ma soprattutto picca, dà sapore e piacere.
E’ originario della Russia, ma si è presto diffuso un po’ ovunque. Lo troviamo nell’Esodo, Antico Testamento, presente nelle cene rituali pasquali come erba simbolo della durezza della schiavitù in Egitto.
Nel lontano passato la radice è stata usata più per le sue proprietà curative che in cucina, dove viene valorizzata a partire dalla fine del XVI secolo. Il nome cren, non è parola veneta o tedesca, come spesso si sente dire, ma viene fatto derivare dal russo “Kren-cren-crenson”, termine con il quale in Russia si chiama la pianta. Appartiene alla famiglia delle crucifere, specie Armoracea rusticana. Predilige i luoghi freschi, piuttosto ombrosi. Si incontra spesso negli orti e accanto alle vecchie case contadine. Si mangia la radice fresca, che viene grattugiata o tagliuzzata e impiegata per aromatizzare le vivande. La salsa, che si ottiene, è piccantissima e molto appetitosa.
La radice, piuttosto rugosa, di colore brunastro, che diventa bianco – crema dopo la pulitura, può arrivare a 50 centimetri; il diametro può essere dai due ai sette centimetri. La raccolta avviene in autunno e durante l’inverno, a partire dal secondo anno di vita della pianta. Il cren cresce spontaneamente, ma viene anche coltivato. Il suo mercato si sta ampliando. Una importante azienda di produzione è quella dei fratelli Giorgio e Lorenzo Tondello, associata ad OPO Veneto, con un ciclo completo di coltivazione e lavorazione, si trova a Due Carrare, in provincia di Padova. OPO Veneto, l’organizzazione trevigiana di produttori di Zero Branco, ne sta allargando la commercializzazione. Il rafano rimane, comunque, un prodotto di nicchia che però comincia a farsi strada: è richiesto sia fresco che lavorato in confezioni (salsa di cren, soprattutto sotto aceto). E’ poco conosciuto e quindi poco consumato dai giovani, e questo è un peccato, perché si tratta di una salsa naturale, genuina, nostrana e che fa bene.
In cucina è usato in particolare per accompagnare le carni bollite, pesce, verdure. Ne escono piatti forti, che sanno soprattutto di tradizione, di vecchie cucine contadine dove con poco si facevano miracoli, soprattutto nei giorni festivi. Spesso il cren era, d’inverno, la sola salsa possibile. Anche le foglie sono commestibili: in primavera, freschissime, si prestano nelle insalate. Danno sapore e tono. Il cren è sempre stata considerata una efficace pianta medicinale dalle tantissime virtù curative (contro le contusioni, strappi, dolori muscolari, reumatismi, sciatica e tanti altri malanni): proprietà confermate dalla scienza. Stando alle tradizioni popolari, testimoniate da filosofi greci come Demostene (quarto secolo prima di Cristo) e riprese nei secoli successivi, sarebbe anche un energico afrodisiaco in quanto, mangiandolo, come si legge in testi storici ,“stimola” gli “appetiti venerei”.
(fonte OPO Veneto)

Si alle uova “non conformi” per trasformazione in territorio nazionale

“Il divieto dell’Unione europea alla vendita al consumatore di uova di galline da batteria entrerà in vigore dall’1 gennaio 2012, ma i produttori saranno liberi di venderle ai trasformatori nazionali”.  Lo ha dichiarato nei giorni scorsi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa “Reuters”, il commissario europeo per la Salute e la Politica dei consumatori John Dalli.

Decisione in aiuto ai produttori. “La commissione non intende posticipare  la data di entrata in vigore del divieto, gli investimenti e gli sforzi fatti, come anche la fiducia dei consumatori, non devono essere minati. Ma invece di obbligare i produttori che non saranno in grado di rispettare quella data a distruggere le proprie uova – ha affermato Dalli – la commissione vuole dare loro la possibilità di venderle ai trasformatori industriali dei propri Paesi”.

(fonte Agrapress)

14-16 ottobre 2011, Verona diventa la capitale mondiale dell’arte bianca e ospita per la prima volta in Italia il convegno UIB

Verona si conferma la capitale mondiale dell’arte bianca. Dal 14 al 16 ottobre prossimi, infatti, Veronafiere ospiterà il congresso mondiale dell’Uib, l’Union Internazionale de la Boulangerie, che rappresenta oltre 300mila attività di panificazione nei cinque continenti, grazie alle quali origina un indotto che supera i quattro milioni di addetti. È la prima volta che l’organizzazione mondiale della panificazione sceglie l’Italia come Paese ospitante.

L’organizzazione è stata affidata alla Fippa, la Federazione italiana panificatori, panificatori pasticceri e affini, che rappresenta l’Italia all’interno di Uib, in collaborazione con Veronafiere. Al congresso internazionale saranno presenti oltre 50 delegazioni del comparto dell’arte bianca, provenienti da tutto il mondo, per un confronto sui temi comuni e le sfide che attendono il settore per i prossimi anni. Fippa e Uib hanno scelto Verona come sede per il ruolo di capitale dell’arte bianca che da oltre 20 anni ricopre grazie a Siab, il Salone internazionale dedicato a pane, pasticceria, pizza e pasta, agli ingredienti e alle tecnologie connesse al comparto, in programma nel 2013 e che sarà anticipata da tour promozionali all’estero.

Diverse saranno le tematiche trattate dall’Union Internazionale de la Boulangerie, dalle questioni economiche alla formazione professionale, dal ricambio generazionale alle nuove frontiere di marketing e pubblicità. Una particolare attenzione sarà inoltre dedicata agli aspetti legislativi di natura comunitaria e alle dinamiche di mercato legate alla globalizzazione. «Alcune importanti sfide si giocano infatti sul piano dell’internazionalizzazione – osserva il presidente di Fippa, Franco La Sorsa -. Pensiamo ad esempio alle direttive e ai regolamenti comunitari, che sempre più spesso incidono sulle attività di impresa nei singoli Paesi dell’Unione europea, oppure ai flussi delle materie prime, che sempre più varcano i confini comunitari in entrata e in uscita. Ma proprio per l’attenzione che da sempre Veronafiere e Siab dedicano all’internazionalizzazione è stata scelta questa città come sede del congresso di Uib». Nel corso dell’evento verrà consegnato il premio «Fornaio dell’anno», quest’anno assegnato allo statunitense Hans Nadler. Inoltre il 16 ottobre, ultimo giorno del congresso, Uib, Fippa e Siab celebreranno la «Giornata mondiale del pane».

(fonte Veronafiere)

Crisi, a Crespino (RO) Coldiretti parla del progetto economico per superarla

il tavolo dei relatori

«L’educazione alimentare è un dovere fondamentale verso i nostri figli, quanto l’educazione scolastica. Abbiamo una buona agricoltura che produce ottimi alimenti: diamoli ai nostri figli e insegniamo loro a mangiar bene, perché un bambino che mangia bene, sarà un adulto che mangia bene, sarà sano e non peserà sul servizio nazionale». Parola di pediatra e di sindaco di Crespino, Luigi Ziviani.

Globalizzazione del commercio del cibo, male necessario? Al convegno organizzato lo scorso 16 settembre da Coldiretti Rovigo in collaborazione con l’amministrazione comunale: “Filiera agricola tutta italiana e qualità dei prodotti per superare la crisi e mangiare sano”, i relatori hanno collegato la globalizzazione del commercio del cibo con gli allarmi alimentari, sempre più frequenti, con la maggior lavorazione dei cibi e con l’allungamento dei passaggi per arrivare ai consumatori. Risultato: alimenti sempre meno freschi per poter essere trasportati per migliaia di chilometri, sempre più carichi di additivi e aromi, sempre più lontani dalla natura e dall’agricoltura, sempre meno italiani, con una forbice dei prezzi al consumo e alla produzione che si allarga. Ma Coldiretti ha la risposta delle filiere tutte agricole e tutte italiane. «L’Europa riceve il 12 per cento delle importazioni di cibo mondiali – ha detto Rolando Manfredini, responsabile dell’Area sicurezza alimentare della Confederazione nazionale Coldiretti – Ricordiamo la Bse, l’influenza aviaria, il pollo alla diossina, il batterio killer, la mozzarella blu… Il 95 per cento dei casi sono state malattie d’importazione. Nessuna emergenza ha mai avuto origine dall’Italia. Non è una fortuna, ma il risultato di un sano processo produttivo degli alimenti che ci viene da 10 mila anni di storia, quando i popoli transumanti inventarono le conserve per portarsi il cibo appresso e da qui abbiamo creato una cultura degli alimenti senza eguali al mondo».

 

platea convegno

«In Europa esiste il Rasff, il sistema di allerta e respingimento degli alimenti non-sicuri alle frontiere – ha spiegato Manfredini – Negli ultimi sei anni i rigetti sono aumentati: quest’anno sono al 5 per cento. Quali sono i cibi che risultano più contaminati? Alimenti dietetici e speziati. In ogni caso sempre alimenti “processati”, cioè che hanno subito delle lavorazioni dall’industria. E sono i tre quarti del commercio alimentare mondiale. Un sistema che posa su una filiera lunga, quindi meno controllabile. In prospettiva, il rischio alimentare è destinato sempre a crescere. Accorciare la filiera significa più controllo e meno storture. Prendiamo un vasetto di passata di pomodoro: euro 0,99 (offerto in sottocosto, dalla grande distribuzione). Il pomodoro incide per il 9 per cento (euro 0,08), il contenitore per il 19 (euro 0,19), il restante 72 per cento va in trasformazione, logistica e distribuzione (euro 0,72). Chi ha pagato il sottocosto?».

«I cibi che arrivano da lontano devono essere manipolati per poter resistere al trasporto – ha aggiunto Manfredini – Ecco i coloranti, gli additivi, gli aromi per dare colore e gusto a qualcosa che non sa di niente. Le banane vengono raccolte acerbe, maturano in nave e quando arrivano contengono meno potassio delle nostre pesche. Ma il consumatore non lo sa. Un chilo di ciliegie dal Cile consuma 7 chili di petrolio per arrivare. Fate conto che in Italia l’83 per cento dell’energia viene da combustibili fossili, l’86 per cento delle merci viaggia su strada e ogni italiano consuma 6-8 chili di merce trasportata al giorno; ogni pasto percorre mediamente quasi 2000 km». «Uno studio americano – ha proseguito Manfredini – ha calcolato che un cittadino Usa consuma 1600 litri di petrolio al giorno per mangiare. La guerra in Iran è stata fatta per il cibo! Per questo Coldiretti ha progettato la filiera agricola tutta italiana – ha concluso il relatore – perché dobbiamo mantenere la nostra indipendenza dal punto di vista alimentare: se uno stato perde la sua sovranità alimentare si sottomette ad un altro che gli imporrà il suo cibo al suo prezzo».

Crisi nera dei prezzi alla produzione. A conclusione della serata il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo ha così riassunto: «Nonostante siamo produttori di qualità, quest’anno abbiamo visto una crisi nera dei prezzi alla produzione. Le filiere lunghe e lo strapotere della grande distribuzione fanno allargare la forbice dei prezzi, sicché mentre il consumatore paga caro degli alimenti spesso anonimi, i produttori agricoli lavorano sottocosto e ricevono soltanto il 17 per cento per ogni euro di spesa alimentare del consumatore». «Per superare la crisi ed eliminare queste profonde ingiustizie – ha spiegato Giuriolo – Coldiretti ha lanciato un vero progetto economico per la realizzazione di filiere tutte agricole e tutte italiane: solo impegnandoci su questo progetto e stringendo i denti supereremo la crisi». «Abbiamo cominciato tre anni fa con i mercati degli agricoltori con la vendita diretta – ha concluso Giuriolo – e siamo pronti per la Vdo, vendita diretta organizzata. Un sistema di concentrazione del prodotto agricolo di tutte le aziende italiane che aderiscono alla nostra rete, che verrà distribuito attraverso le Botteghe di Campagna amica, sotto un unico marchio, in tutta Italia. Contiamo anche qui in Polesine di aprirne almeno una quanto prima».

(fonte Coldiretti Rovigo)

Cresce il reddito agricolo nell’Ue, cala però in Italia

Il reddito agricolo per addetto dell’Unione europea nel 2010 è aumentato del 12,6%: è con questo dato che Eurostat, l’ufficio comunitario di statistica, dà una visione d’insieme della crescita nel settore durante lo scorso anno rispetto al 2009. Un risultato positivo che, però, non riguarda l’Italia: con un calo in termini reali del 2,8%, il nostro Paese è nella rosa dei sei Stati membri in cui il dato è preceduto dal segno meno.

Il primo responsabile della maggiore rendita agricola nel complesso dei Ventisette è stato l’aumento dei prezzi. Il settore ortofrutticolo, che costituisce poco più della metà della produzione agricola totale e dove l’Italia è il secondo produttore dietro alla Francia, ha registrato un +5,9%, grazie ad un aumento dei prezzi del 10,3% e a fronte di una diminuzione del volume del 2,6%. Ad eccezione dell’olio di oliva, prodotto in quantità maggiore rispetto al 2009 (+16,4%), tutte le altre coltivazioni hanno subito un calo del volume, mentre i prezzi sono tendenzialmente aumentati, in primis per olio di semi (+29%), cereali (+27%) e patate (+18,1%).

Forte aumento prezzo del latte. La produzione animale, pari al 40% circa di quella agricola totale e dove l’Italia è il terzo Paese produttore in Europa, è cresciuta del 2%, in parte per un leggero aumento del volume (+0,8% rispetto al 2009). L’aumento dei prezzi in questo settore (un più contenuto +1,9%), è stato determinato soprattutto dal forte aumento del prezzo del latte (+10,5%), che ha portato la media oltre l’asticella dello zero nonostante la maggior parte dei prodotti abbia subito un calo degli importi (-7,1% le uova, -1,3 l’allevamento).

Entrate agricole in Italia calate di anno in anno. Infine, a concorrere al dato finale, hanno contributo i servizi agricoli (+1,3%) e le attività agricole secondarie (-1,2%). Fissando il 2005 come anno di riferimento (con valore 100 per il reddito da produzione agricola), nel 2010 la rendita agricola europea per addetto si è attestata a 111,2, dopo il dato negativo dell’anno precedente, che aveva chiuso a 98,9 (-10% rispetto al 2008). Atipica la situazione in Italia, dove, ad eccezione del 2008, le entrate agricole per unità lavorativa sono calate di anno in anno, fino a raggiungere il valore di 83,6, sempre considerando il 2005 come anno di riferimento. Oltre al nostro Paese, in 7 Stati membri il dato del 2010 è inferiore a quello del 2005, mentre nei restanti 19 Paesi il fatturato agricolo per addetto è aumentato in questi ultimi cinque anni. L’agricoltura ha reso di più nel 2010 rispetto all’anno precedente soprattutto per i quindici Paesi storici dell’Ue, dove si è registrato un +13,3%, mentre nei dodici Paesi di più recente entrata la crescita – pari al 7,2% – è stata meno sostenuta.

(fonte Agronotizie.it)

La ricetta anti-crisi delle organizzazioni agricole per il settore ortofrutta

Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri, unite davanti alla grave crisi che ha colpito il settore ortofrutticolo, hanno predisposto un documento comune per indicare la via d’uscita. Secondo le organizzazioni agricole, è necessario intervenire con un piano di ristrutturazione del settore che preveda un adeguamento della strategia nazionale dell’attuazione dell’organizzazione di mercato dell’ortofrutta, che tenga conto in particolare della prevalenza delle risorse destinate alle fasi di produzione agricola.

Necessario rivedere la normativa nazionale. Occorrono, inoltre, l’attivazione di un fondo mutualistico per affrontare le crisi, lo sviluppo di polizze multirischio, una riconversione varietale, la ristrutturazione delle attività commerciali delle organizzazioni dei produttori per evitare conflitti e concorrenza. Per questo chiedono che sia rivista la normativa nazionale per la loro costituzione unicamente su base agricola, una migliore trasparenza della filiera commerciale, la razionalizzazione delle modalità di confezionamento, la definizione di un soggetto nazionale che in trasparenza asseveri le previsioni produttive, di mercato e di consumo, misure il contrasto alla concorrenza sleale e il sostegno nei confronti di Bruxelles dell’aumento dell’indennità di ritiro.

La via d’uscita dalla crisi passa anche dal coinvolgimento delle Regioni: con esse infatti il Mipaaf deve attivare tutti i meccanismi previsti dalla regolamentazione comunitaria per le crisi di mercato. Il Mipaaf dovrebbe infatti coordinare l’attivazione da parte delle Organizzazione dei produttori ortofrutticoli delle misure previste per i prodotti ritirati. Tra le misure da attuare, le quattro organizzazioni indicano anche l’attivazione dei ritiri di prodotto trasformato, con anticipo nazionale, come attività preparatoria del bando per indigenti, previsto dalla regolamentazione comunitaria, per frutta trasformata a valere sul bilancio 2012; l’attivazione a partire dal mese di luglio di misure di ritiro straordinarie in deroga alla Ocm in analogia con lo schema di aiuti adottato con il regolamento comunicatori E.Coli; il subordino di ulteriori interventi nazionali e regionali al pieno espletamento di tutte le azioni previste dei piani operativi.

(fonte garantitaly.it)

8-11 settembre 2011, Torino torna ad essere Capitale d’Italia…ma dell’agricoltura

Vini pregiati, oli profumati, formaggi invecchiati, carni podoliche, frutti antichi e verdura brillante, ma anche squisite marmellate, mieli, dolci della tradizione, deliziosi insaccati e poi, laboratori, workshop, spettacoli, convegni, folklore e giochi rurali. Questo, e molto altro, alla prossima Festa nazionale dell’Agricoltura che si svolgerà a Torino dall’8 all’11 settembre 2011, nella splendida cornice dei Giardini Reali. Quattro giorni, una vera full immersion tra sapori e saperi, scoprendo o riscoprendo le eccellenze del patrimonio enogastronomico italiano, le tradizioni e la Storia. Una manifestazione, ideata e promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, giunta alla sua sesta edizione, che quest’anno fa tappa nell’ex Capitale d’Italia, proprio per festeggiare i 150 dall’Unità del Paese.

Il legame tra il nostro Paese e l’agricoltura è inscindibile -sottolinea la Cia- tanto a livello storico ed economico quanto paesaggistico. Da qui la scelta dello slogan “Per chi ama la nostra terra” che caratterizza questa edizione della Festa nazionale dell’Agricoltura. Senza i vigneti nel Chianti, gli ulivi nell’Umbria, i muretti a secco del Salento, gli agrumi in Sicilia, le terrazze in Liguria, il verde delle Langhe nel Piemonte, infatti, vedremmo un’altra Italia, un Paese che non riconosceremmo e che non sarebbe potuto diventare quel “Bel Paese” universalmente conosciuto e apprezzato nel mondo. La vocazione agricola del nostro Paese -evidenzia la Cia- che ha contribuito a far crescere l’Italia, rimane per molti connazionali un motivo di vanto e distinzione.

Tra le iniziative, laboratori di pasta e pane. Festeggeranno, quindi, i milioni d’italiani che tutt’oggi lavorano in agricoltura nel nostro Paese ma anche tutti quei cittadini che godono dei frutti della preziosa terra, dell’ambiente naturale e delle sue bellezze estetiche. Insomma, la Festa dell’agricoltura a Torino -continua la Cia- rappresenta un’occasione ghiotta per trascorrere 4 giorni dentro uno scrigno di gusti, informazioni, novità e curiosità. In aree attrezzate, ospitali e confortevoli. Dai laboratori, per riscoprire le tipicità della pasta e del pane fatti in casa, alla riscoperta dei giochi semplici che si facevano 100 anni fa in campagna, ma anche momenti di divulgazione e di dibattito sulle nuove tendenze politiche e tecnologiche del settore: seminari per giovani, donne e anziani oltre che convegni sull’evoluzione e la trasformazione del paesaggio agrario. Inoltre, migliaia di prodotti in mostra da degustare, rarità agroalimentari e nuove sperimentazioni di gusti. Tra un “tomino alla birra di castagna” e un “risotto tricolore”, le esibizioni dei gruppi folkloristici e gli spettacoli di artisti, cantautori e scrittori ispirati dal mondo rurale: questa sarà la festa dell’agricoltura. Una kermesse -conclude la Cia- che interesserà ogni fascia di età, molti curiosi e turisti che avranno modo di saggiare, se ve ne fosse ancora bisogno, quanto è buona l’agricoltura italiana.

L’agricoltura in cifre. Oltre 2 milioni di italiani impegnati, più di 9000 specialità enogastronomiche tipiche riconosciute, circa 250 prodotti tutelati dai marchi di qualità Europei, un fatturato annuo che supera gli 8 miliardi di euro.

(fonte Cia- Confederazione Italiana Agricoltori)