Campagna olearia veneta in controtendenza. Secondo le stime di Aipo (Associazione interregionale dei produttori olivicoli) sul territorio regionale si produrranno 26mila tonnellate di olio d’oliva data la produzione di 200 mila quintali di olive. A livello nazionale Coldiretti parla di un crollo del 30% sulla base dell’aggiornamento previsionale elaborato dall’Ismea e Unaprol per la campagna 2020/21. Presupposti favorevoli rispetto all’annata precedente– commenta Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto e titolare del frantoio Redoro di Grezzana nel veronese che precisa, inoltre, che sono 5mila gli ettari totali vocati ad ulivo e quasi un milione le piante.
A condizionare la raccolta quest’anno è soprattutto l’andamento in Puglia, Calabria e Sicilia che fanno registrare contrazioni rispettivamente del 43%, 38% e 15%. Al Centro Nord si rilevano, invece, incrementi del 31% in Toscana, 8% nel Lazio, 70% in Umbria e del 100% in Liguria, dopo gli scarsi livelli del 2019. In generale, comunque, ci si attende in tutta la Penisola un olio di elevata qualità grazie all’ottima fioritura, a condizioni meteo non avverse e ai limitati attacchi della mosca olearia.
Sul fronte del mercato, la minor produzione 2020 e la domanda delle famiglie sta spingendo in alto i listini nelle ultime settimane, con aumenti che riguardano anche gli oli Dop/Igp italiani. L’andamento dei prossimi mesi dipenderà come di consueto dalla situazione internazionale con la produzione mondiale stimata in linea a quella dello scorso anno ed i prezzi in Spagna, Grecia e Tunisi che mostrano tendenze al rialzo. La Spagna è di gran lunga il principale produttore mondiale seguito dall’Italia mentre sul podio al terzo posto si trova la Grecia.
L’andamento della raccolta è importante dal punto economico ed occupazionale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo. Una situazione produttiva preoccupante a fronte dell’aumento del 9,5% degli acquisti delle famiglie italiane che con l’emergenza Covid sono tornate a fare scorte in cucina con i prodotti base della dieta mediterranea, secondo i dati relativi al primo semestre dell’anno. In Italia 9 famiglie su 10 consumano olio extravergine d’oliva tutti i giorni – sottolinea Coldiretti – con una crescente attenzione verso il prodotto di qualità che ha favorito la nascita di corsi e iniziative. L’Italia è il primo consumatore mondiale di olio di oliva con una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 483 milioni di chili e dagli Stati Uniti con ben 320 milioni di chili. A sostenere la domanda mondiale sono certamente gli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione.
| Provincia | Superficie olivetata ha | Numero piante d’olivo | Produzione stimata di olive q.li |
| Verona | 3.500,00 | 665.000,00 | 152.950,00 |
| Padova | 460,00 | 82.800,00 | 18.216,00 |
| Vicenza | 610,00 | 115.900,00 | 24.339,00 |
| Treviso | 430,00 | 77.400,00 | 17.802,00 |
| 5.000,00 | 941.100,00 | 213.307,00 |
Fonte: Ufficio stampa Coldiretti Veneto
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Lo scorso 7 agosto il Governo ha approvato il Dl in cui figura la misura destinata alla ristorazione italiana denominata “Bonus Filiera per la ristorazione” dal valore di 600 milioni.

Via libera al decreto che rende obbligatoria l’indicazione dell’origine delle carni suine nei prodotti trasformati come prosciutti e salumi. Il provvedimento già alla firma dei ministri Bellanova (Agricoltura), Patuanelli (Sviluppo Economico) e Speranza (Salute), dopo che è trascorso il periodo di 3 mesi per l’autorizzazione da parte della Commissione europea.
È decisamente un passo avanti la firma dell’accordo quadro per il mais da granella di filiera italiana certificata avvenuta nei giorni scorsi, fortemente voluto da Compag, la Federazione Nazionale delle Rivendite Agrarie, e altre nove organizzazioni rappresentanti l’industria mangimistica italiana (Assalzoo), i produttori agricoli (Ami, Cia, Confagricoltura e Copagri), il mondo cooperativo (Aci), i settori di stoccaggio ed essiccazione (Aires), le ditte sementiere (Assosementi) e i Consorzi di Indicazioni Geografiche (Origin Italia) allo scopo di promuovere la coltivazione di mais in Italia favorendo i contratti di filiera per il mais destinato all’alimentazione animale.
L’Africa è un Continente in ritardo strutturale anche in campo agricolo, con problemi organizzativi e tecnologici. Ne deriva una crisi di sistema della filiera che si evidenzia nella produzione di un’economia che, sebbene rappresenti il 24% della superficie agricola utilizzabile (Sau) mondiale, in termini di valore si ferma al 6%. È il combinato disposto di un’area gigantesca dalle forti contraddizioni, in cui le grandi potenzialità, frutto anche di una notevole ricchezza naturale, e le sconfinate aree rurali fanno a pugni con l’emergenza denutrizione e con un’agricoltura di pura sussistenza, mentre vola il deficit commerciale dell’agroalimentare e, paradossalmente, aumentano gli sprechi alimentari (al 15%) a causa di perdite lungo la filiera produttiva e distributiva.
“Un fattore tanto esogeno quanto ingiusto rischia di colpire uno dei capisaldi dell’export veronese: il vino. Negli 5 ultimi anni i rossi veneti – dove la Valpolicella incide per il 70% del valore – sono cresciuti del 46% sul mercato americano, un dato che va ben oltre l’incremento export di vino made in Italy nello stesso periodo”. Lo ha detto il direttore del Consorzio tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello, in merito al paventato allargamento a vino, olio e pasta italiani della lista dei prodotti europei a potenziale dazio aggiuntivo, all’esame del dipartimento del Commercio statunitense.