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25 ottobre 2019, alla conviviale mensile Argav-Wigwam si parla di crisi di riscatto delle comunità locali, i casi Sardegna, Amatrice e tempesta Vaia. A seguire, performance artistiche (Erica Boschiero e Francesco Lucianetti) e culinarie.

Questa sera, venerdì 25 ottobre 2019, alla conviviale mensile di aggiornamento Argav, che si svolgerà verso le 19.00 nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), si parlerà di crisi e riscatto di comunità locali. A moderare l’incontro, sarà Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

In particolare, Giustino Mezzalira di Veneto Agricoltura parlerà dell’accordo Regione Veneto-Itlas per la rinascita della foresta veneta dopo la tempesta Vaia; quindi, sarà trattato il tema della crisi del prezzo del latte ovino che ha colpito le comunità pastorali e gli allevatori sardi, non risolta ed aggravata dai dazi imposti da Trump sull’importazione negli USA dei formaggi italiani Dop (Pecorino romano Dop) e che è nell’imminenza di riesplodere ancora più forte di qualche mese fa. A parlarcene in collegamento Skype saranno Celestino Moro e/o Maurizio Orrù, giornalisti Arga Sardegna. Marco Santori, presidente Etimos Foundation, che ha la propria sede centrale a Padova, illustrerà invece l’impegno per il biodistretto agricolo di Amatrice. Sgomberato il centro storico dalle macerie post-terremoto, nel borgo si stenta a far partire la ricostruzione.

Performance artistiche e culinarie. A seguire ci sarà l’artista Francesco Lucianetti, che presenterà la sua prossima mostra a Padova dedicata alla storia e alla mitologia della Sardegna e realizzata in collaborazione con il Circolo Culturale Sardo “Eleonora d’Arborea” e la performance di Erica Boschiero, che presenterà il suo più recente CD e spettacolo “E tornerem a baita”. Infine, per onorare la nomea sull’ospitalità veneta, la presentazione con degustazione di due nuovi prodotti della gastronomia nostrana – i bocconcini alla mozzarella e allo stoccafisso mantecato – a cura dell’azienda artigiana Agostini Elio snc di San Martino di Lupari e preparati dal nostro anfitrione, Efrem Tasssinato, presidente Rete Wigwam.

23 ottobre 2019, a Lonigo (VI) il consigliere Argav Renzo Michieletto di Veneto Agricoltura spiega agli studenti il valore delle Denominazioni europee

Nell’ambito del progetto regionale “Festival delle DOP 2019”, il consigliere Argav Renzo Michieletto di Veneto Agricoltura terrà mercoledì 23 ottobre, dalle ore 10:30 alle 12:30, un incontro con gli studenti delle classi quinte dell’Istituto Alberghiero Trentin di Lonigo-Vi. Finalità dell’iniziativa è quella di far conoscere l’importanza dei regimi di qualità dell’Unione Europea, riconosciuti attraverso i marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita) assegnati alle 2.979 eccellenze dell’agroalimentare UE, 818 delle quali italiane.

Un settore che in Italia vale complessivamente circa 15 miliardi di euro, di cui 9 mld/euro per il vino e 7 per il food. All’incontro saranno presenti anche i rappresentanti di due Consorzi di Tutela del territorio vicentino (Luca Cracco per il Consorzio Formaggio Asiago e Giovanni Ponchia per il Consorzio Vini dei Colli Berici e Vicenza) che illustreranno l’esperienza di due importanti produzioni locali a Denominazione, formaggi e vini, con focus particolare sulla promozione e valorizzazione dei prodotti. Non mancherà una breve analisi della situazione che si è venuta a creare in Italia con l’imposizione da parte del Governo USA di pesanti dazi sui prodotti agroalimentari europei.

Il “Festival delle DOP 2019” ha avuto il suo momento di punta lo scorso 19 maggio con la grande esposizione/degustazione di prodotti a marchio UE del Veneto svoltasi a Lazise (Vr), che ha visto il coinvolgimento dei Consorzi di Tutela della nostra regione; nonché con lo svolgimento nella scorsa primavera di una serie di incontri di aggiornamento rivolti agli operatori dei Consorzi di Tutela. Ora, con la ripresa dell’anno scolastico, il progetto “Festival delle DOP 2019” prosegue con alcuni incontri negli Istituti Alberghieri, Agrari e Turistici.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

24-27 ottobre 2019, a Venezia la 2a edizione del Festival della Cultura Gastronomica dell’Alta Scuola Veronelli

L’ isola veneziana di San Giorgio Maggiore, affacciata sul Bacino di San Marco, è pronta ad ospitare la seconda edizione di NutriMenti | Festival della Cultura Gastronomica a cura dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli. Nella sede di Fondazione Giorgio Cini, infatti, da giovedì 24 a domenica 27 ottobre il sapere della terra e della tavola sarà approfondito con un ricco programma di incontri, degustazioni e dibattiti animati da personalità del mondo del vino, della critica gastronomica e della cultura.

Ad aprire NutriMenti sarà l’anteprima della Guida Oro I Vini di Veronelli 2020. Dalle ore 14:30, la redazione presenterà la nuova edizione della prima guida ai vini d’Italia. All’interno del Cenacolo Palladiano avverrà la consegna dei dieci Sole, premi speciali attribuiti ad altrettanti “racconti in forma di vino” che gli ospiti potranno, poi, degustare, interloquendo personalmente con i produttori e con i curatori Gigi Brozzoni, Marco Magnoli e Alessandra Piubello. Chiuderà la giornata la presentazione del cortometraggio Not just food! realizzato nell’ambito del progetto europeo Food Relations, sostenuto dal Seminario Veronelli e promosso in Italia da Fondazione ACRA. Mettendo al centro lo studio di nuove dinamiche della conoscenza tra culture diverse, Food Relations mostra come in cucina e a tavola nessuno sia mai davvero straniero.

Sabato 26 ottobre numerosi appuntamenti saranno dedicati alle eccellenze vitivinicole italiane: Fabio Rizzari, in particolare, autorevole critico enologico, esplorerà territori e produzioni di Sicilia e Sardegna. Momento centrale della giornata sarà la tavola rotonda Venice all you can eat, appuntamento dedicato a Venezia come luogo paradigmatico, teatro delle evoluzioni e delle degenerazioni di cucina e urbanità. Ne discuteranno Alberto Capatti, presidente del Comitato Scientifico dell’Alta Scuola Veronelli, Renata Codello, architetto e direttore Affari Istituzionali di Fondazione Giorgio Cini, Massimiliano Borgia, direttore Festival del Giornalismo Alimentare di Torino, Cesare Benelli, patron del ristorante Al Covo, Bamba Barry, rappresentante di Orient Experience, progetto imprenditoriale promosso da migranti nel segno della condivisione, della professionalità e della cucina. In una dimensione di incontro tra linguaggi e discipline diverse, la musica sarà parte essenziale del Festival con Sesto senso a cura di Luca Damiani, musicologo, scrittore e conduttore di Sei Gradi trasmissione culto di Rai Radio 3. Sarà lui a condurre i partecipanti in un viaggio ideale che unisce brani musicali interpretati da Claudio Farinone, chitarrista, autore e conduttore della Radio Svizzera Italiana, e grandi vini proposti in degustazione guidata.

ll programma di domenica 27 ottobre avrà inizio con un focus sulla comunicazione alimentare dal titolo Il discorso sul cibo. Scrivere di cucina e di vino: questo l’oggetto del confronto tra Daniele Cassandro, redattore di Internazionale e curatore del numero speciale Menù e Massimiliano Borgia, direttore del Festival di Giornalismo Alimentare di Torino. Nel novantesimo anniversario de La Cucina Italiana e a pochi mesi dal bicentenario della nascita di Pellegrino Artusi, la tavola rotonda …e l’arte di mangiar bene indagherà la cucina di casa come “rivoluzione possibile del cibo quotidiano”. Alle ore 15 si confronteranno sulla cucina domestica Alberto Capatti, storico della gastronomia, Maddalena Fossati Dondero, direttrice de La Cucina Italiana, Laila Tentoni, presidente di Casa Artusi, Massimiliano Borgia, direttore Festival del Giornalismo Alimentare di Torino e Aldo Colonetti, filosofo e storico del design. A chiudere il Festival sarà un dialogo con Annalisa Metta, architetto del paesaggio e docente del Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre. In Terra, vino, paesaggio il racconto di quattro affascinanti paesaggi agrari sarà abbinato alla degustazione di altrettanti capolavori enologici selezionati dalla redazione della Guida Oro I Vini di Veronelli.

Sabato 26 e domenica 27 ottobre, inoltre, dalle ore 11 alle ore 17, il Cenacolo Palladiano di Fondazione Giorgio Cini ospiterà il Sensorium dell’Alta Scuola Veronelli, banco d’assaggio che riunisce un’ampia rappresentanza di eccellenze vitivinicole. Gli ospiti potranno vivere l’emozione di degustare nel magnifico refettorio progettato da Andrea Palladio, al cospetto della riproduzione de Le Nozze di Cana, capolavoro di Paolo Veronese oggi custodito al Louvre. Durante NutriMenti | Festival della Cultura Gastronomica si terranno, infine, focus sensoriali, degustazioni e masterclass a cura dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli. Per partecipare agli eventi – siano gratuiti o a pagamento – è necessario riservare il proprio ticket sul sito dell’Alta Scuola Veronelli.

Fonte: Seminario Permanente Luigi Veronelli

 

Agroalimentare, dazi USA. Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania: a ciascuno il suo. I dati Nomisma agroalimentare.

3/12/10, visita soci Argav in Trentino, particolare sala stagionatura Gruppo formaggi del Trentino

Dopo il verdetto WTO che autorizza gli Stati Uniti ad applicare dazi su un ammontare di circa 7,5 miliardi di dollari sull’import Ue, si tratta di capire nel dettaglio quali paesi e prodotti rischiano maggiormente di essere colpiti. Attraverso la ricostruzione dei valori di import al 2018 di tutti i singoli prodotti agroalimentari elencati (113) nella lista emanata dall’amministrazione americana (USTR) suddivisi tra Paesi interessati – l’applicazione dei dazi viene infatti determinata sia per tipo di prodotto che per paese importatore -, Nomisma Agroalimentare ha individuato per i principali paesi Ue i settori che potrebbero (il condizionale è quantomeno auspicabile, nella speranza che la diplomazia intervenga prima del 18 ottobre) essere maggiormente colpiti da questa nuova imposizione tariffaria.

Nuovi dazi andrebbero a colpire il 9% di import americano di origine italiana, soprattutto formaggi e liquori. Va detto che su un totale di import agroalimentare negli USA di origine italiana che nel 2018 è stato di 5,48 miliardi di dollari, l’ammontare che viene interessato dai nuovi dazi è di circa 482 milioni di dollari, vale a dire il 9%.  Se questo può sembrare una buona notizia, il brutto è che la gran parte di tale montante (quasi il 50%) riguarda i formaggi – in particolare Dop, come Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino Romano. Vino, olio d’oliva e pasta non sono stati inseriti nella “black list” mentre il secondo prodotto più colpito sono i liquori, per i quali il dazio del 25% andrebbe ad interessare un valore di quasi 167 milioni di dollari.

Pecorino e grana. “I dazi Usa sui nostri formaggi Dop potrebbero avere impatti molto significativi su tutta la filiera lattiero-casearia collegata, alla luce dei forti legami che queste produzioni certificate hanno con il sistema degli allevamenti, sia a livello nazionale che territoriale: basti pensare al Pecorino Romano, prodotto per oltre il 90% in Sardegna che sostanzialmente dipende dal mercato degli Stati Uniti dove esporta oltre il 60% della propria produzione o al Grana Padano e al Parmigiano Reggiano che congiuntamente valorizzano il 40% di tutto il latte vaccino prodotto in Italia” evidenzia Denis Pantini, direttore dell’Area Agroalimentare di Nomisma.

Gli altri stati europei. Nel caso della Francia, il dazio andrebbe a colpire principalmente il settore dei vini fermi su un valore di 1,3 miliardi di dollari (vale a dire il 20% dell’import agroalimentare di origine francese). In questo caso, Trump ha risparmiato sia lo Champagne che i formaggi transalpini mentre ha “bastonato”, al di fuori dell’agroalimentare, le esportazioni dei grandi aerei commerciali (10% di dazio su 3,5 miliardi di dollari di import), “casus belli” della disputa in corso tra le due sponde dell’Atlantico Per la Spagna, il valore dei propri prodotti inseriti nella lista incide per ben il 35% sul totale delle importazioni agroalimentari spagnole negli USA, con olio d’oliva e vino più penalizzati.  In merito al Regno Unito, la quasi totalità dei propri prodotti esportati negli Usa soggetti a nuovi dazi attiene agli spirits e, in particolare al whisky anche se nella lista viene specificato che l’import di questo prodotto sarà “tassato” solo in quota parte e non su tutto l’ammontare. Va comunque segnalato che, nel 2018, l’import americano di Scotch Whisky è stato di ben 1,6 miliardi di dollari che, unito agli altri prodotti di origine britannica inseriti nella lista, conducono ad una potenziale incidenza delle esportazioni soggette a nuovi dazi di oltre il 60% sul totale degli scambi agroalimentari. Infine la Germania. Per questo paese, il valore dell’import soggetto a dazio è il più basso dei cinque top exporter considerati, vale a dire 424 milioni di dollari, il 19% del totale degli scambi agroalimentari verso gli Usa. Anche in questo caso, gli spirits rappresentano i prodotti più colpiti.

Fonte: Servizio stampa Nomisma

Frutti dimenticati e biodiversità recuperata, nuova pubblicazione di Ispra

Frutti dimenticati e biodiversità recuperata. Il germoplasma frutticolo e viticolo delle agricolture tradizionali italiane. Casi studio: Campania e Veneto” è il titolo di una nuova pubblicazione edita da Ispra (Quaderni Natura e Biodiversità, Quaderno n.11/2019) che vede la collaborazione, per il caso Veneto, di Veneto Agricoltura.

L’auspicio è che tornino ad essere prodotte. Si tratta dell’8° volume di una collana dedicata allo studio delle varietà frutticole italiane non più coltivate e in pericolo di scomparsa, con l’auspicio che tornino ad essere prodotte e gustate come un tempo. Con questa iniziativa, Iispra contribuisce alla conservazione di un’importante risorsa genetica e culturale, tramandata da secoli dagli agricoltori locali, importante anche per affrontare le attuali sfide dei cambiamenti ambientali. La pubblicazione può essere scaricata a questo link

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Gasolio agricolo, Regione Veneto: “Se il Governo dovesse tagliare le agevolazioni, pronti a portare trattori e trebbie a Roma”

“Tassare il carburante di una delle agricolture più ‘verdi’ d’Europa, che meglio ha utilizzato i fondi Ue per colture e tecniche ‘green’ contro i cambiamenti climatici, è davvero una scelta suicida. Se il governo intenderà mettere in atto questo tipo di intervento, marceremo su Roma con i nostri trattori e le nostre trebbie”. E’ quanto annuncia l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Giuseppe Pan, in merito alla bozza del decreto-legge ‘Clima’, che potrebbe prevedere, tra le altre azioni, anche l’eliminazione delle agevolazioni per il gasolio per i mezzi agricoli, che finirebbe per penalizzare tutto il settore primario, comprese le attività forestali, i contoterzisti e gli operatori della pesca.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Nuovo Governo Conte, riconfermato all’Ambiente il Ministro Costa, alle Politiche Agricole nominata Teresa Bellanova, terza donna a guidare questo Ministero dalla nascita della Repubblica

La senatrice Teresa Bellanova, sindacalista della Cgil, è stata nominata ieri dal Primo Ministro Conte alla guida del Ministero delle Politiche Agricole, che non comprenderà più la materia Turismo, passata al Ministero della Cultura. Pugliese, già vice ministra allo Sviluppo Economico nei governi Renzi e Gentiloni, è la terza donna a guidare questo Ministero da quando è nata la Repubblica Italiana, dopo le Ministre Adriana Poli Bortone (1994-95) e Nunzia De Girolamo (2013-14). Tra le priorità che affronterà la neo-ministra ci sono la lotta al caporalato, le emergenze xylella e cimice asiatica.

Riconfermato invece al Ministero dell’Ambiente il Generale dei carabinieri Sergio Costa.

Accordo UE-USA su carne “di alta qualità” per l’Ue, “agli ormoni” per l’AOP Italia Zootecnica, che afferma: “Un’altra spallata alla zootecnia ed alla sicurezza alimentare di 500 milioni di consumatori”

Fabiano Barbisan, presidente AOP Italia Zootecnica

In merito all’accordo USA-UE sull’importazione di carne, per una corretta informazione dei nostri lettori pubblichiamo la relativa comunicazione del Consiglio Europeo ripresa da Veneto Agricoltura Europa ed il comunicato stampa a commento della questione di AOP (Associazione Organizzazioni Produttori) Italia Zootecnica reso noto dal collega socio Argav Giuliano Marchesin, direttore Unicarve.

Comunicazione UE. Il Consiglio ha dato via libera alla firma di un accordo fra l’UE e gli Stati Uniti per l’assegnazione agli USA di una quota del contingente tariffario per le carni bovine di alta qualità di cui al cosiddetto protocollo d’intesa concernente l’importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e i dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti dell’UE, concluso nel 2009 e rivisto nel 2014. Ricordiamo che nel 2009 il protocollo d’intesa offriva una soluzione provvisoria a una disputa di lunga data in seno all’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) in merito all’importazione di carni bovine USA provenienti da animali trattati con alcuni ormoni di crescita. In base all’accordo, l’UE ha aperto a fornitori qualificati un contingente di carni bovine, provenienti da animali non trattati con ormoni, pari a 45.000 tonnellate. Le norme dell’OMC prevedevano che il contingente dovesse essere messo a disposizione anche di fornitori non statunitensi. Grazie al nuovo accordo, il contingente esistente resterà invariato, ma del contingente tariffario totale di 45.000 tonnellate, 35.000 tonnellate saranno riservate agli Stati Uniti e introdotte gradualmente su un periodo di sette anni. Il contingente tariffario continuerà a coprire soltanto prodotti conformi alle rigorose norme dell’UE in materia di sicurezza degli alimenti e di sanità. Si tratta di una tappa essenziale per risolvere la lunga disputa data fra l’UE e gli Stati Uniti riguardo alle misure imposte nel 1989 dall’UE sulle esportazioni statunitensi di carni contenenti ormoni di crescita artificiali delle carni bovine e sottolinea anche l’impegno dell’Unione nei confronti di un’agenda commerciale transatlantica positiva.

Comunicazione AOP Italia Zootecnica. “L’Unione europea e gli Stati Uniti, rappresentati rispettivamente da Stavros Lambrinidis, ambasciatore dell’UE presso gli Stati Uniti e Jani Raappana, vice capo missione, per la presidenza finlandese del Consiglio dell’UE e Robert Lighthizer, rappresentante commerciale degli Stati Uniti, hanno firmato il 2 agosto scorso a Washington DC un accordo che rivede il funzionamento di una quota esistente per importare carni bovine senza ormoni nell’UE. Questo è un altro risultato della cooperazione promossa dalla Dichiarazione congiunta rilasciata dai presidenti Juncker e Trump nel luglio 2018 che istituisce un programma bilaterale positivo per il commercio UE-USA. L’accordo stabilisce che 35.000 tonnellate di questa quota saranno ora assegnate agli Stati Uniti, suddivise per un periodo di 7 anni, con la restante quota rimanente disponibile per tutti gli altri esportatori. Il primo ad esultare per l’accordo è stato Donald Trump, convinto che la carne di “manzo americano sia la migliore del mondo”. Peccato che il sistema di allevamento dei bovini da carne in America non sia dei migliori per benessere animale e sicurezza alimentare.“Animali ammassati in enormi Feedlot (allevamenti intensivi), uso consentito degli estrogeni ed integratori a manetta”, strano non aver letto commenti di animalisti e vegani – ha detto Fabiano Barbisan, presidente dell’AOP Italia Zootecnica –; in Europa gli estrogeni sono perseguibili penalmente se utilizzati dagli allevatori, mentre in America è prassi normale usarli. Come faremo a distinguere la carne da loro importata, se senza o con estrogeni? In base alle carte che l’accompagnano? In base a controlli fatti dalle autorità sanitarie europee “a sorpresa”? Tutte domande alle quali la Commissione europea dovrebbe rispondere, afferma Barbisan. Purtroppo la voglia di barattare la zootecnica e la sicurezza alimentare europea con automobili da esportare in Usa è stata più forte e ha dato un’altra spallata al settore dei bovini da carne già in profonda crisi economica“.

Continua la nota: “Il dramma è che il 28 gennaio 2014, grazie ad una Decisione del Consiglio europeo, è stata offerta la possibilità agli USA di prepararsi ad esportare carne verso l’Europa, con caratteristiche di “alta qualità”, che fanno sorridere, per non usare altri termini. Citiamo il testo dell’accordo, dove per “alta qualità” s’intende: “Tagli di carne bovina ottenuti da carcasse di giovenche e manzi di età inferiore a 30 mesi alimentati esclusivamente, almeno nei 100 giorni precedenti la macellazione, con razioni alimentari costituite per almeno il 62% da concentrati e/o coprodotti ricavali da cereali da foraggio, per quanto attiene alla componente di materia secca della razione alimentare. con un contenuto di energia metabolizzabile (ME) superiore a 12,26 Megajoule (MJ) per Kg. di materia secca. Alle giovenche e ai manzi alimentati come sopra descritto è somministrata giornalmente una quantità di materia secca non inferiore all’1,4% del loro peso vivo. I tagli vengono etichettati in conformità dell’Art. 13 del Regolamento (CE) n. 1760/2000. La dicitura “carni bovine di alla qualità” può essere aggiunta alle informazioni che figurano sull’etichetta”. E il rispetto del benessere animale? E l’uso del farmaco? La cosa più grave è che è stato consentito agli USA di utilizzare la definizione “Alta Qualità” mentre noi in Italia non possiamo scrivere in etichetta per l’IGP della Chianina, la Marchigiana, la Romagnola, la Piemontese e le produzione del Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia, “Carne di Alta Qualità”?

Conclude la nota: “L’Europa non riesce a difendere nemmeno la salute dei suoi 500 milioni di consumatori. Noi – conclude Barbisan – adesso abbiamo bisogno di accelerare il percorso del Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia, etichettare la nostra carne con il marchio Consorzio Sigillo Italiano, per informare i consumatori affinché decidano serenamente e consapevolmente cosa acquistare: l’entusiasmo di Trump o la carne dei nostri allevatori italiani? Spero che il Ministro Centinaio ci dia una mano, che aspettiamo dal 21 novembre scorso. Nel frattempo attendiamo i commenti di alimentaristi zootecnici, visto che “l’alta qualità USA” è assoluta normalità per noi in Italia.

Nelle foto pubblicate, la carne certificata con il marchio Consorzio Sigillo Italiano nel punto vendita di Campagna Amica a Treviso, gestito dalla Famiglia Bernardi-Cavasin

Contro lo spreco di cibo scende in campo la “fantascienza possibile”

Una confezione in grado di cambiare colore in presenza di contaminazioni: un sistema che, oltre a garantire la salute, servirà a diminuire gli sprechi avvisando quali prodotti consumare per primi. E ancora, circuiti elettronici ingeribili, e digeribili, contro lo spreco alimentare. L’ Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) lancia due progetti che i ricercatori del Centro di nanoscienze e tecnologia ipotizzano di poter concretizzare nel giro di qualche anno.

In prima fila c’è il nuovo studio sui cristalli fotonici: «elementi che negli ultimi tempi hanno suscitato grande interesse – spiega Giuseppe Paternò, coordinatore del progettoe che noi ora vorremmo utilizzare in grandi numeri per rilevare i batteri nei prodotti alimentari, soprattutto quelli a base di carne e uova». L’obiettivo è quello di arrivare ad una produzione su larga scala di questi cristalli fotonici che attualmente vengo utilizzati solo nel laboratori di ricerca. «Vogliamo – continua Paternò – fornire all’industria alimentare delle pellicole in grado di cambiare colore al primo attacco batterico, per esempio dell’Escherichia coli’. Sarebbe così possibile rimuovere tempestivamente la porzione di cibo che mostra segni di ammaloramento, scongiurando l’ampliamento della contaminazione».

Inchiostri organici. La riduzione dello spreco di cibo potrebbe venire anche dal progetto di cui è coordinatore Mario Carioni: realizzare circuiti elettronici non solo ingeribili (in medicina, dispositivi diagnostici da espellere a fine esame già esistono), ma anche assimilabili dall’apparato digerente. «Non si tratta di dar da mangiare circuiti elettronici – spiega Carioni – quanto piuttosto di giungere a sfruttare le proprietà elettroniche di ciò che già consideriamo cibo, come lo sono alcuni inchiostri organici, arricchendoli di altri materiali che possono diventarlo». Concretamente, dentro al cibo verrebbero inseriti dei sensori in grado di rilevare la decomposizione dell’alimento, realizzati su supporti cartacei del tutto simili a quelli dei tatuaggi per i bambini. Questi sensori comunicano poi all’esterno con un’etichetta intelligente o addirittura con il frigorifero o un’app del telefono. Ad alimentare l’impianto piccole celle fotovoltaiche in grado di sfruttare anche la luce artificiale.

Fonte: Garantitaly.it

Legata al cibo la storia dell’imprenditoria italiana

La recente classifica de “Le 100 famiglie imprenditoriali italiane” realizzata dalla testata economica “Forbes”, vede al primo posto assoluto la famiglia Agnelli, ma subito dopo, al secondo c’è la famiglia Amadori, alla guida della omonima azienda alimentare, e al terzo la famiglia Antinori, realtà fiorentina che ha fatto la storia del vino italiano, con oltre 600 anni di attività alle spalle. È la più nitida tra tutte le dimostrazioni di quanto la storia dell’imprenditoria italiana legata al cibo sia tramandata di generazione in generazione in un legame che non è solo genericamente legato al territorio, ma che affonda le proprie radici nei decenni e nei secoli passati. Scorrendo la classifica di Forbes nella top 10 figurano ancora nomi legati al cibo e al vino quali Bagnoli (Sammontana), Balocco, Barilla e Bauli. Non mancano poi, nei successivi piazzamenti, famiglie che hanno allargato la propria attività dal settore originario anche all’agroalimentare. Ecco allora, al n. 11, la famiglia Benetton, socia al 36% di uno dei gruppi leader del vino italiano, Zonin1821.

Molti i gruppi famigliari che hanno esteso al vino la propria storica attività industriale. Nel vino ha investito la famiglia Ferragamo, 38esima in classifica, con la Tenuta il Borro, nell’aretino, e con Castiglion del Bosco, a Montalcino, mentre al n. 42 c’è un altro pezzo di storia plurisecolare del vino italiano, legato alla famiglia Frescobaldi, altra realtà di riferimento della produzione enoica del Belpaese. Posizione n. 51, invece, per la famiglia Illy, leader del caffè, ma protagonista anche nel vino, con la cantina Mastrojanni, in pochi anni divenuta uno dei punti di riferimento della qualità del Brunello di Montalcino. Al n. 56 c’è la famiglia Lunelli, che vede oggi al vertice Matteo Lunelli, la cui storia è intrecciata a doppio filo con la spumantistica italiana, con le Cantine Ferrari, mentre al n. 62 c’è la famiglia Marzotto, anche in questo caso, legata soprattutto al mondo della moda, ma decisamente protagonista anche nel vino, con il gruppo Santa Margherita, una delle più importanti realtà del vino d’Italia. Chiudiamo con il 67esimo posto della famiglia Moratti, la cui fortuna si deve soprattutto al petrolio, con la Saras, ma che nel vino guida Castello di Cigognola, nell’Oltrepò Pavese.

Fonte: Garantitaly.it