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La stagione irrigua 2020 in Veneto apre il 15 aprile, ma il Consorzio Leb anticipa e inaugura la nuova sede

Efficientamento energetico, maggiore funzionalità e adeguamento antisismico: il Consorzio di bonifica di 2° grado L.E.B. – Lessinio Euganeo Berico ha completato i lavori di ristrutturazione della propria sede a Cologna Veneta, in provincia di Verona.

La rinnovata sede accoglie, al proprio interno, nuovi spazi e riconfigura quelli esistenti, secondo un modello di funzionalità delle postazioni operative in linea con gli attuali standard in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Il restauro ha comportato una spesa complessiva di €182.232,63 interamente finanziati dall’ente consortile. Il rinnovo della sede segue di poche settimane la pubblicazione del nuovo sito Internet e combacia con l’avvio della stagione irrigua, poiché la necessità di risorsa idrica per l’agricoltura rappresenta un’esigenza ancora più importante in relazione all’emergenza Coronavirus ed alla conseguente crescita di domanda di prodotti agroalimentari, riscontrata da alcune settimane; in questo contesto, sono state aperte le paratoie sul fiume Adige a Belfiore (Vr).

Principale arteria irrigua del Veneto, il canale L.E.B., che si sviluppa su 70 chilometri, garantisce acqua pulita ad oltre trecentocinquantamila ettari di campagna, attraversando i territori di 103 comuni, tra le province di Verona, Vicenza e Padova, nei comprensori dei Consorzi di bonifica Alta Pianura Veneta (con sede a San Bonifacio, nel veronese), Adige Euganeo (con sede ad Este, nel padovano), Bacchiglione (con sede a Padova). Grazie ad un complesso reticolo, composto da canali e condotte anche sotterranee, le sue acque irrigano anche parte della provincia di Venezia, nei territori della Riviera del Brenta fino a Chioggia. Nel complesso, tutti gli enti consorziali veneti si stanno preparando alla stagione irrigua, che ufficialmente inizierà il 15 Aprile ma che, vista l’emergenza Covid-19, richiede particolari accortezze già in questa fase.

Fonte: Servizio stampa Anbi

Emergenza nuovo coronavirus. Nasce alleanza salva spesa “made in Italy”.

“Per affrontare l’emergenza Coronavirus nasce l’alleanza salva spesa made in Italy con agricoltori, industrie alimentari e distribuzione commerciale che si impegnano a garantire regolarità delle forniture alimentari agli italiani e a combattere qualsiasi forma di speculazione sul cibo dai campi alle tavole” Lo rende noto Ettore Prandini, il presidente della Coldiretti che ha promosso l’iniziativa insieme a Filiera Italia con l’adesione di Conad, Coop, Auchan, Bennet, Cadoro, Carrefour, Decò, Despar, Esselunga, Famila, Iper, Italmark, Metro, Gabrielli, Tigre, Oasi, Pam, Panorama, Penny, Prix, Selex, Superconti, Unes, Vegè.

#mangioitaliano“. Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto, accoglie positivamente l’intesa dopo aver ribadito più volte ai tavoli istituzionali l’importanza strategica di sostenere il patrimonio agroalimentare. “Intervenendo subito con campagne promozionali come #mangioitaliano“, accordi e patti come questi tutelano una filiera allargata dai campi agli scaffali fino alla ristorazione che vale, a livello regionale, 44 miliardi di euro, e assicura  l’approvvigionamento di cibo all’intera popolazione”.

Nell’appello ai cittadini e alle Istituzioni si legge in particolare: “Ogni giorno 3,6 milioni di lavoratori coltivano, allevano, trasformano, trasportano e distribuiscono tutti i prodotti alimentari di cui il Paese ha bisogno. Prodotti che i consumatori trovano sempre a loro disposizione sugli scaffali. Anche in questi momenti di emergenza la catena produttiva, logistica e distributiva è riuscita a garantire i beni necessari per tutte le famiglie italiane. Il modo per ringraziare tutte queste persone del loro sacrificio e forte senso di responsabilità è uno solo: ogni volta che puoi chiedi e compra prodotti italiani. Noi dal canto nostro faremo la nostra parte. Vigilando insieme che lungo tutta la filiera sia premiato e valorizzato chi adotta pratiche commerciali corrette e trasparenti. Ed escludendo e denunciando chiunque possa pensare in un momento così delicato di speculare o approfittare di situazioni di carenza o di eccesso di prodotto abbassando il prezzo ingiustificatamente sui prodotti più richiesti. Chiediamo al Governo e alle autorità pubbliche di aiutarci nel lavoro di rifornire gli italiani dei beni essenziali, con provvedimenti semplici e chiari che permettano con la massima sicurezza possibile la continuità della raccolta, della produzione, della trasformazione e della distribuzione dei prodotti di largo consumo. Per questi obiettivi faremo tutti gli sforzi necessari e invitiamo tutte le altre organizzazioni dell’agroalimentare ad aderire a questi impegni e ad unirsi a noi in questa battaglia fatta nell’interesse di una filiera virtuosa, dei cittadini italiani e più in generale del nostro meraviglioso Paese”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

 

Emergenza nuovo coronavirus, in serbo aiuti al settore primario di concerto con Governo e Bruxelles

“Dobbiamo salvare i comparti dell’agricoltura ad ogni costo. La tenuta delle filiere del ‘made in Italy’ e della qualità dei prodotti a denominazione nonché delle attività di allevamento e di presidio del territorio sono la pre-condizione per evitare il tracollo dell’economia e del sistema sociale a causa delle conseguenze della pandemia di Covid 19. Ringrazio il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova per aver condiviso buona parte delle proposte avanzate dalle Regioni, e in particolare dal Veneto, e per aver dato ampia disponibilità a mettere in campo tutte le risorse possibili per non arrestare l’attività delle aziende del primario”. L’assessore veneto all’Agricoltura, Giuseppe Pan, si dichiara fiducioso al termine dell’incontro in videoconferenza tra gli assessori regionali all’Agricoltura delle Regioni e Province autonome d’Italia e il ministro delle politiche agricole. Un incontro moderato per buona parte del tempo dallo stesso Pan, in sostituzione del collega governatore Michele Emiliano, impegnato su altri fronti istituzionali.

Aiuti Covid-19. “Servono misure forti – riferisce Pan – L’idea centrale emersa è quella di lavorare, d’intesa con Bruxelles, ad un nuovo regime di aiuti, espressamente dedicati agli indennizzi per i danni conseguenti all’emergenza creata dal Coronavirus. Se la Ue ci concederà la deroga agli aiuti di Stato, le Regioni insieme al Governo potranno approntare appositi bandi, che potremmo denominare ‘aiuti Covid 19’, per indennizzare fino a 100 mila euro gli imprenditori agricoli e fino a 800 mila euro le imprese di trasformazione e di commercializzazione. Si tratterebbe di una misura aggiuntiva ai bandi del Programma di sviluppo rurale, parallela e ben più consistente rispetto al regime di aiuti ‘de minimis’, in grado di assicurare una vera boccata di ossigeno alle nostre filiere. La Regione Veneto, per parte propria, sta già verificando la sostenibilità economica di un tale impegno”.

Controlli su latterie e caseifici. “Inoltre – prosegue Pan – il Veneto ha sollecitato il Ministero ad intensificare i controlli degli Ispettorati qualità (ICQRF) su latterie e caseifici perchè rispettino prezzi e norme contrattuali negli acquisti di latte crudo ed evitino pratiche di concorrenza sleale, abbassando il prezzo stabilito contrattualmente a seguito di importazioni di latte dall’estero. In questo momento di grande difficoltà per tutto il settore lattiero-caseario il rispetto delle regole di conferimento e l’applicazione rigorosa delle relative sanzioni sono la prima misura anti-crisi”.

Fondo indigenti e rinvio scadenze di mutui e prestiti. Pan esprime apprezzamento e piena condivisione per la decisione del Ministero di attivare celermente acquisti per 70 milioni di euro per il ‘fondo indigenti’, in modo da garantire l’acquisto e la distribuzione ai più poveri e agli enti caritativi dei surplus produttivi di latte, formaggi, ortofrutta che il fermo di queste settimane sta generando. “Bene anche l’attivazione del fondo nazionale da 150 milioni per consentire al sistema bancario di rinviare scadenze di mutui e prestiti. Nel confronto con il Governo – prosegue l’assessore veneto, che era affiancato dal direttore della Direzione Agroambiente della Regione, Gianluca Fregolent e dall’Autorità di gestione del Psr, Franco Contarin – è stata richiesta particolare attenzione alle sorti dei settori ortofrutticolo, florovivaismo e lattiero-caseario. Nello specifico abbiamo chiesto, trovando sponda immediata nel Ministro, la proroga dei bandi relativi ai fondi europei e degli adempimenti e dei controlli OCM, l’aumento delle percentuali degli anticipi per le domande a superficie e strutturali, procedure snelle di accesso al credito agevolato e ad altri strumenti finanziari, e semplificazioni su Durc e Antimafia”.

Voucher, proroga patentini, Gdo e made in Italy. “Quanto alle specifiche proposte avanzate dal Veneto – conclude Pan – in particolare sulla reintroduzione dei voucher semplificati per la manodopera stagionale, la proroga dei patentini per i fitofarmaci e la richiesta di agevolazioni o di un vincolo di approvvigionamento preferenziale sui prodotti del ‘Made in Italy’ per la grande distribuzione organizzata, ho riscontrato grande attenzione da parte del Ministro e apprezzo l’impegno assunto di valutarne l’applicabilità insieme agli altri dicasteri coinvolti”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Crisi del latte, proposte soluzioni d’emergenza per smaltire siero e sottoprodotti caseari. Associazioni di categoria: monitorare la filiera per evitare speculazioni, fornire liquidità alle aziende e dare priorità al made in Italy sugli scaffali.

“In questo momento di crisi la filiera veneta del latte, dalle stalle al piccolo caseificio fino alle grandi cooperative e imprese, va tutelata da speculazioni, ribassi indebiti dei prezzi, distorsioni delle catene distributive. Se le stalle chiudono non riaprono più: gli allevatori rischiano di essere l’anello più debole”. Lo ha ribadito l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, a conclusione del ‘tavolo bianco’ convocato ieri in videoconferenza, presenti tutti gli attori della filiera veneta.

Sicurezza dei lavoratori. “La prima richiesta espressa dal mondo dei caseifici – sottolinea Pan – è mettere in sicurezza i lavoratori, fornendo agli operatori della filiera lattiero-casearia mascherine, guanti e dispositivi di prevenzione e adottando moduli organizzativi che prevedano presenze alternate. Il mondo dei produttori, piccoli e grandi, sta dimostrando grande senso di responsabilità verso i lavoratori e verso i consumatori. E l’amministrazione regionale sta attivando tutte le strade e le risorse per garantire l’approvvigionamento di mascherine in Veneto, consapevoli però che la priorità nella distribuzione è rappresentata gli operatori del sistema sanitario”.

Misure emergenziali. “Produttori, caseifici e organizzazioni di categoria – aggiunge Pan – hanno espresso una sostanziale condivisione delle misure emergenziali già richieste dalla Regione Veneto, in particolare sulla possibilità di utilizzare il siero del latte e i sottoprodotti delle lavorazioni casearie come ammendanti per l’agricoltura e di attivare le deroghe per conferirli nei biodigestori, nonché sulla richiesta di stoccaggio temporaneo di latte e di congelamento delle cagliate. La filiera, inoltre, valuta positivamente l’intervento governativo a favore della polverizzazione del latte o della sua trasformazione UHT a beneficio degli stock Agea da distribuire agli indigenti. Ma, in questo momento così difficile, servono ulteriori misure straordinarie e tempestive per garantire liquidità alle aziende e per fronteggiare una fase emergenziale che potrà durare anche qualche mese”.

Controllo del prezzo del latte alla stalla, sblocco dei premi unici Pac, gestione del surplus di latte non ritirato e riorientamento della domanda del ‘fresco’ messa in crisi dalla chiusura del canale Horeca (hotel, ristorazione, caffè e pubblici esercizi), coinvolgimento della grande distribuzione perché sugli scaffali di supermercati e ipermercati arrivino latte, latticini e formaggi ‘made in Veneto’, tutela delle produzioni locali rispetto alle importazioni d’oltre frontiera: queste le richieste formulate, con diversi accenti, del mondo dei produttori e dei trasformatori. “Già da domani porterò le richieste e le proposte della filiera veneta, dai piccoli produttori alle grandi cooperative, al tavolo della Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e all’attenzione del Governo – ha assicurato Pan – Bene le prime misure adottate dal Consiglio dei ministri relative all’ammasso, al ricorso alla cassa integrazione e all’aumento del fondo indigenti per l’acquisto di latte crudo. Ma il Veneto, in questa fase, chiede di rallentare le importazioni di latte dai paesi esteri e fa appello ad una misura nazionale di sostegno economico e promozionale alla filiera alimentare del ‘made in Italy’. Da parte del sistema veneto, che è il terzo produttore in Italia di latte e formaggi dopo Lombardia ed Emilia Romagna e che esporta il 40 per cento dei suoi prodotti caseari, ci sono le potenzialità per adottare strategie condivise su conferimenti, lavorazioni e distribuzione, la disponibilità ad applicare misure di stoccaggio e a lavorare insieme nella prospettiva di dotare il Veneto di un impianto di polverizzazione”.

Fondi diretti regionali. “Chiederò al Presidente e al Vicepresidente della Giunta, che ha anche la delega al bilancio – ha promesso Pan – di verificare la possibilità di attivare fondi diretti regionali per favorire lo stoccaggio dei formaggi a denominazione di origine, a tutela delle rispettive quote di mercato, e di individuare una misura di aiuto rivolta in particolare ai piccoli produttori, per integrare il reddito delle stalle e dei caseifici più esposti ai contraccolpi della crisi”. Al tavolo dedicato alla crisi della filiera del latte hanno partecipato, oltre all’assessore Pan e ai tecnici della Direzione Agroambiente della Regione, Gianluca Fregolent e Alberto Zannol, i rappresentanti dei produttori (Arav, Aprolat e Comitati spontanei), i Consorzi di tutela dei formaggi D.O del Veneto, i piccoli caseifici (rappresentati da Confartigianato), le grandi cooperative (Lattebusche, Latteria Soligo) e le associazioni di categoria Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Agriform, Agriveneto, Copagri e Confcooperative.

Confagricoltura: monitorare la filiera del latte per evitare speculazioni. “In un momento così difficile per la nostra economia, il Paese non può rinunciare a produrre beni alimentari e, perciò, riteniamo che non sia assolutamente possibile chiederci di produrre meno latte”. Così si è espresso Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto, al tavolo sul latte convocato da Pan: “Quello che va fatto, alla luce della chiusura totale del canale della ristorazione, è incentivare la promozione dei prodotti freschi italiani e aumentare la quotazione del Fondo indigenti per trovare uno sbocco dei prodotti invenduti. Chiediamo inoltre che tutta la filiera del latte venga monitorata, per evitare che vengano fatte speculazioni sulla pelle degli agricoltori italiani. Va incentivato, infine, l’utilizzo nella filiera di trasformazione di tutto il latte italiano, contrastando anche il boicottaggio alle frontiere nei confronti dell’agroalimentare made in Italy”.

Coldiretti: uscire dall’emergenza senza che nessun litro di latte sia sprecato.“Uscire da questa emergenza è obiettivo di tutti, anche potendo dire un domani, che nessun litro di latte è stato sprecato e neppure una stalla o caseificio sono stati chiusi. Servono misure straordinarie perché ciò che sta accadendo è fuori dalla normalità”. Da il saldo del pregresso Psr 2019 e l’anticipo Pac per dare liquidità alle aziende,  al confronto diretto con la GDO per privilegiare la produzione veneta e italiana sugli scaffali dei supermercati fino al coinvolgimento degli enti no profit a livello regionale,  sono alcuni dei punti strategici che Coldiretti Veneto ha sottoposto al tavolo di crisi della filiera lattiero casearia  convocato da Pan. L’associazione ha denunciato, inoltre, che il latte d’importazione viene comunque lavorato su territorio regionale e questo non è certamente un atteggiamento virtuoso nei confronti degli allevatori e del loro lavoro. Coldiretti ha già informato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova ed allertato tutte la rete organizzativa a livello nazionale, con uffici provinciali e locali,  attivando una casella di posta sos.speculatoricoranavirus@coldiretti.it per raccogliere informazioni sulla base delle quali agire a livello giudiziario se non verranno fornite adeguate motivazioni. Per dare risposte ulteriori va considerata l’introduzione di nuovi modelli risolutivi, ad esempio la produzione che era destinata al canale Horeca deve essere collocata negli impianti predisposti alla trasformazione in UHT  e formaggi a media e lunga conservazione. Con l’aiuto pubblico si incentiverebbe l’impegno già capillare delle associazioni senza scopo di lucro che si prendono cura degli indigenti. Dal ragionamento non possono essere esclusi i Consorzi di Tutela permettendo loro, per quanto possibile, lo splafonamento dei limiti produttivi, senza ovviamente appesantire il mercato. L’appello è mettere da parte comportamenti ed interessi particolari per costruire insieme soluzioni che conducano a garantire un futuro alle imprese agricole e la possibilità ai cittadini di approvvigionarsi sempre e comunque di cibo sano e giusto”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

 

 

Appello dei produttori di latte: “Consumate formaggi freschi e veneti”

“Comperate formaggi freschi e veneti”. Gli allevatori padovani lanciano un appello ai cittadini perché sostengano stalle e produttori lattiero caseari che stanno vivendo un momento di grande difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus. Con ristoranti, pizzerie e bar chiusi, il commercio di formaggi freschi come mozzarelle, ricotta, stracchino si è fermata e anche nei supermercati, sull’onda della paura, la gente sta facendo incetta di formaggi e latte a lunga conservazione.

Si mantengono parecchi giorni in frigo e sono sicuri, controllati e di qualità.“Abbiamo molte latterie in provincia che fanno formaggi freschi e non riescono a venderli, perché tutti i locali sono chiusi – spiega Matthias Paolo Peraro, allevatore di Gazzo referente degli allevatori dell’Alto Padovano per Confagricoltura Padova e segretario di zona di Cittadella -. Stanno meglio le cooperative, che lavorano il latte per il Parmigiano o formaggi stagionati, e rappresentano circa il 60 per cento degli allevatori padovani, e per il momento non registrano grandi problemi. In questi giorni hanno fatto scattare una bellissima catena di solidarietà: stanno infatti ritirando loro il latte in eccedenza delle latterie e dei caseifici che non riescono a smaltirlo. Il problema, però è che i magazzini si stanno riempiendo di formaggi stagionati e tutto questo poi creerà una paralisi del mercato in futuro. Credo, quindi, che occorra una grande promozione dei nostri prodotti locali: i formaggi veneti freschi si mantengono per parecchi giorni in frigo e sono sicuri, controllati e di qualità. A questo proposito dobbiamo puntare sulla salvaguardia della produzione italiana rispetto alle importazioni, perché in via ordinaria noi importiamo il 45% del fabbisogno. Per la tenuta della filiera del latte italiana, in futuro bisognerà darsi l’obiettivo dell’autosufficienza, trovando un modo di difendere il nostro prodotto”.

Il settore lattiero caseario veneto è terzo in Italia. La provincia di Padova concentra la maggior parte delle stalle nella zona dell’Alto tra Gazzo, San Pietro in Gu, Carmignano di Brenta, Piazzola sul Brenta e Cittadella, dove viene prodotto il 75% del latte della provincia (circa 220.000 tonnellate). Negli anni scorsi la produzione è aumentata sulla scia del momento favorevole del mercato, con i prezzi che sono arrivati oltre i 42 centesimi al litro. “Ora però bisogna frenare – dice Peraro -. Ho scritto una lettera a tutti gli allevatori dicendo che dobbiamo sforzarci di produrre un po’ meno per stare vivi oggi, piuttosto che continuare a produrre molto e soccombere domani. Ci sono molte speculazioni, che hanno fatto crollare i prezzi a 35 centesimi al litro. Le eccedenze rischiano di appesantire una situazione che si sta aggravando, purtroppo, con il passaggio delle ore. Dobbiamo limitare le mungiture, aumentare la quota di foraggi nelle razioni e sostituire il latte in polvere destinato all’alimentazione dei vitelli con latte munto. Dobbiamo fare volontariamente oggi quello che potrebbero obbligarci a fare domani”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova

Emergenza nuovo coronavirus, il 46 per cento degli italiani pensa che durerà almeno fino all’estate. Intanto, ci si può far arrivare la spesa a casa dai produttori di Campagna Amica.

Nei mercati di Campagna Amica arriva il “Pacco salva dispense” da consegnare anche a domicilio per aiutare a fare la spesa anche chi è costretto a restare a casa. È l’iniziativa dei produttori di Coldiretti che animano i banchi nelle piazze, negli spacci aziendali per rispondere alle nuove esigenze dei consumatori di fronte all’emergenza sanitaria che ha profondamente modificato le abitudini di acquisto.
A Vicenza, Padova nel trevigiano o dove ancora sono autorizzati, nell’assoluto rispetto delle prescrizioni igienico sanitarie previste dalla normativa in vigore per garantire la sicurezza sia degli operatori che dei consumatori, già da oggi sarà possibile ordinare on line la spesa direttamente alle aziende per trovarla già pronta sul posto. Un servizio opportuno, visto che all’indagine Ixe’/Coldiretti si evince che quasi 4 italiani su 10 (38%) hanno fatto scorte di prodotti alimentari e bevande per il timore ingiustificato di non trovali più disponibili sugli scaffali di negozi, supermercati e discount. La grande maggioranza degli italiani (61%) in questo periodo va a fare la spesa circa una volta alla settimana preoccupandosi di mettere nel carrello prima di tutto nell’ordine pasta, riso e cereali (26%), poi latte, formaggi, frutta e verdura (17%), quindi prodotti in scatola (15%), carne e pesce (14%), salumi e insaccati (7%) e vino e birra (5%). Infatti, nelle ultime tre settimane dell’emergenza Coronavirus gli acquisti di pasta sono cresciuti del 61% e quelli di farina addirittura dell’82% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo un’analisi di Coldiretti su dati Nielsen che segnala anche un raddoppio per cibo in scatola e conserve e un balzo di oltre il 24% dei surgelati, quasi si temesse una lunga durata della pandemia.
Quasi 1 italiano su 3 (30%) si aspetta che l’emergenza duri almeno fino a Pasqua mentre il 46% pensa che dovremo fare i conti con il virus almeno fino all’estate, un 7% fino al prossimo autunno e infine i più pessimisti (5%) pensano che durerà per tutto l’anno mentre non si pronuncia il 12% della popolazione. Una situazione che – continua la Coldiretti – ha cambiato in parte anche le modalità della spesa con l’11% che ha aumentato l’on line mentre il 7% si è rivolto con maggiore frequenza ai servizi di consegna a casa.
Ordinazioni on line anche negli agriturismidi Terranostra – spiega il presidente regionale di Terranostra Diego Scaramuzza -, che scendono in campo per aiutare le fasce più deboli della popolazione a partire dagli anziani fino alle persone impossibilitate a muoversi preparando menù a base di tipicità locali e piatti della tradizione contadina. Le ordinazioni avvengono on line e recapitate in famiglia. Nei punti di Campagna Amica saranno fornite tutte le informazioni necessarie con capillare diffusione di volantini, annunci social e siti web. Una iniziativa per sostenere la campagna #MangiaItaliano per salvare il Made in Italy, difendere il territorio, l’economia e il lavoro. Un obiettivo sostenuto dalla grande maggioranza dei consumatori (82%) che è d’accordo sul fatto che in questa fase è importante acquistare prodotti italiani per tutelare una filiera agroalimentare che dal campo alla tavola garantisce il lavoro a 3,8 milioni di persone.​
Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Emergenza nuovo coronavirus, nessun problema di approvvigionamento cibo grazie anche alla rete Italmercati di cui fa parte il Mercato Ortofrutticolo di Padova

Francesco Cera, direttore del Mercato ortofrutticolo di Padova (Maap), rassicura sulla capacità di rifornimento di ortofrutta, pesce e generi alimentari sia al dettaglio che ad ambulanti e a supermercati.

Racconta Cera: “Abbiamo una filiera e un sistema logistico di consegne di generi alimentari collaudato. Siamo organizzati in una rete che si chiama Italmercati, capillare in tutte le città d’Italia e siamo ben organizzati per smistare i prodotti alimentari. Ogni direttore di mercato italiano, da Roma a Padova a Milano, si adopererà con i propri grossisti e produttori agricoli nonché operatori di facchinaggio della logistica che operano per tenere aperto il mercato e garantire gli approvigionamenti delle città”.

Fonte: Veneto Agricoltura

Emergenza coronavirus: Regione Veneto proroga di 14 giorni la scadenza dei bandi del programma di sviluppo rurale e convoca per oggi il “Tavolo verde”

Oggi, martedì 3 febbraio, l’assessore regionale all’Agricoltura ha convocato il ‘Tavolo verde’ (organo di consultazione e di concertazione con il mondo agricolo istituito dalla Regione Veneto) per valutare con gli operatori del settore le problematiche create all’emergenza sanitaria Covid-19 e le possibili misure da adottare o da proporre al Governo e all’Unione Europea.

Partecipanti. Alla riunione sono invitati i presidenti regionali di Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Agriveneto, Confcooperative, Legacoop e il presidente della commissione Attività produttive del Consiglio regionale. Al tavolo parteciperanno anche i referenti padovani delle associazioni, per fare il punto sulle specifiche problematiche della filiera agroindustriale nella ’zona rossa’ e nei territori contigui.

Proroghe bandi Psr. Sempre a seguito dell’emergenza coronavirus, la Regione Veneto ha prorogato di ulteriori 14 giorni le scadenze dei bandi del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 deliberati il 23 dicembre scorso ed inizialmente previsti al 10 marzo, il 9 aprile e il 24 aprile, a seconda del tipo di intervento, che mettono a disposizione delle imprese agricole e della sostenibilità del settore primario oltre 91 milioni di euro. “Alcune delle misure adottate dal Consiglio dei ministri riguardanti i Comuni della ‘zona rossa’ possono interferire o impedire lo svolgimento di alcune attività propedeutiche necessarie alla predisposizione delle domande di sostegno e dei relativi progetti a valere sui bandi. Attività che spesso non sono gestibili in modalità “a distanza”, come l’acquisizione di consulenze e lo svolgimento di briefing interdisciplinari, la presentazione di taluni documenti riguardanti l’iter di rilascio di autorizzazioni o permessi e il completamento delle relative istruttorie tecnico-amministrative, l’acquisizione di preventivi di spesa per attrezzature o impianti realizzati a misura del richiedente”, spiega l’assessore all’Agricoltura.

Qualora le misure emergenziali vengano ulteriormente prorogate dalle autorità nazionali o regionali competenti sulla gestione dell’ emergenza epidemiologica, la Regione Veneto ha incaricato il direttore dell’Autorità di gestione Feasr e Foreste a provvedere con proprio atto all’ulteriore congruente proroga dei termini dei bandi.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Noce Lara trevigiana, obiettivo 50% di quota di mercato

Noci cooperativa Il Noceto

Obiettivo: acquisire il 50% di quota di mercato con la noce Lara. I nocicoltori trevigiani, riuniti nella cooperativa Il Noceto che ha sede a Chiarano, delineano con chiarezza le loro strategie per la prossima stagione per lasciarsi alle spalle i risultati sconfortanti dell’annata che si è appena conclusa.

Problematiche. “Nel 2019 la produzione di noci nel Veneto è stata falcidiata dal meteo sfavorevole e dalle cimici, che hanno quasi dimezzato il raccolto, come avvenuto in tutto il Nord Italia che ha incassato 7 milioni di euro di danni – spiega Giangiacomo Bonaldi Gallarati Scotti, presidente del Noceto e di Confagricoltura Treviso, associazione che vanta un grande numero di produttori nella cooperativa -. L’estrema piovosità del mese di maggio ha creato problemi nella fase di allegagione, mentre il freddo di giugno ha rallentato la crescita e la grandine di settembre ha rovinato i frutti. La cimice, con un 25-30 per cento di danni, e la proliferazione della batteriosi a causa della diminuzione imposta dall’Ue nell’utilizzo di rame, hanno completato la disfatta.

Alternativa a colture in crisi. “Dovremmo invece triplicare la produzione data la grande richiesta della nostra noce Lara, che sta avendo grande successo anche con gli importatori stranieri essendo di calibro molto grande e avendo un gusto particolarmente dolce. Ci conforta il fatto che abbiamo continue richieste di adesioni alla cooperativa, in quanto molti agricoltori stanno investendo in impianti di noci come alternativa a colture in crisi, come i seminativi. Attualmente abbiamo 14 soci, anche dal Veneziano e dal Friuli Venezia Giulia, ma potremmo arrivare al raddoppio. Poi dovremmo però potenziare gli impianti per riuscire a trasformare il prodotto in tempi rapidi. La speranza è che quest’anno il meteo ci permetta di portare a casa una buona stagione”.

La cooperativa trevigiana assomma 360 ettari in produzione (su 700 totali in Veneto), puntando ad arrivare a 430 nel 2020 e oltre quota 500 entro 5 anni. Oltre alla Lara, la varietà di cui la cooperativa è leader in Italia, si sta cominciando a sperimentare la coltivazione della noce pecan e di altre tipologie di frutta secca, mentre molti soci hanno già piantato nocciole. “La cooperativa nasce nel 1993 e per prima introduce in Italia la nocicoltura intensiva e la varietà Lara – spiega il direttore del Noceto, Michele Sciannimanica -. L’idea iniziale si è rilevata premiante sia dal punto di vista agronomico che di mercato, e oggi la cooperativa, da oltre vent’anni diventata Op (organizzazione di produttori), è leader di mercato della varietà Lara, avendo conquistato la Noce d’Oro un posto di eccellenza nel mercato della frutta in guscio e delle noci. Siamo riusciti a creare una nicchia ad alto valore aggiunto, determinata sia dall’aspetto esteriore del prodotto che dalla qualità interna”.

Il mercato della noce ha ampi potenziali di crescita. Oggi in Italia si producono solo 10.000 tonnellate contro le 80.000 degli anni Settanta e Ottanta, quando la regina era la noce di Sorrento che è poi andata in crisi. Attualmente il consumo interno è di 50.000 tonnellate, quindi dobbiamo importarne 40.000”. Il Noceto è da sempre attento all’ambiente: la Noce d’Oro già gode del marchio regionale Qualità verificata e da quest’anno delle certificazioni di biodiversità dei suoli, nonché di prodotto a residuo zero. “Abbiamo chiesto all’Ue, attraverso l’onorevole Mara Bizzotto che ha presentato un’interpellanza, la possibilità di competere ad armi pari con mercati che possono utilizzare 70 prodotti fitosanitari contro i 15 nostri e 35 chili di rame contro i nostri 4 – sottolinea Sciannimanica – . Non vogliamo aumentare i trattamenti o le sostanze, ma vogliamo far capire al consumatore che il prodotto più economico che arriva dai paesi extra Ue è prodotto con un bassissimo livello di attenzione all’ambiente per consentire alte rese di produzione. Attendiamo risposte e intanto abbiamo aderito a un gruppo di lavoro di nocicoltori del Nord Italia per studiare come combattere le nuove malattie che ci hanno colpito o le nuove avversità come la cimice asiatica. La Noce d’Oro è stata certificata ISO 9001 già nel 2002 e da molti anni ha anche ottenuto la certificazione di filiera, ma l’obiettivo più grande a cui puntiamo è quello di ottenere il marchio d’origine igp per il nostro prodotto”.

In Italia vengono prodotte annualmente dalle 10.000 alle 15.000 tonnellate di noci, di cui 4.000 in Veneto: il Noceto attualmente rappresenta una quota di mercato del 10% con obiettivo al 15% entro pochi anni. Considerando però la sola varietà Lara, il Noceto rappresenta da solo il 35/40% del mercato e punta ad arrivare al 50%.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Cimice, aperti in Veneto i bandi per risarcimento danni

Dal 14 febbraio scorso sono aperti i termini per la presentazione delle domande ad Avepa di risarcimento per i danni subiti dalle aziende frutticole nel 2019 a causa della cimice marmorata (Halyomorpha halis).  Il bando, che resterà aperto per 45 giorni, è stato pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione Veneto, ed è scaricabile a questo link.

Fondi riservati alle aziende del settore frutticolo. “La dotazione finanziaria supera i 3 milioni di euro ed è riservata alle aziende del settore frutticolo, secondo le indicazioni del tavolo verde – afferma l’assessore regionale all’agricoltura – Si tratta di una prima misura importante di supporto ad un settore che da un biennio sconta pesanti perdite di produzione e di fatturato, contabilizzati nell’ordine di 160 milioni di euro”. “Ricordo – aggiunge l’assessore – che la Regione ha già pianificato 4,5 milioni di euro di spesa per sostenere non solo l’azione risarcitoria nei confronti dei produttori, ma soprattutto un piano di ricerca scientifica per prevenire e contrastare i danni causati dalle specie aliene. Ora attendiamo altre, e spero maggiori, risorse dal piano nazionale del Ministero per le Politiche agricole e dall’Unione Europea”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto