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Allarme tra gli allevatori veneti di bovini per l’epidemia di dermatite nodulare contagiosa. Il virus non colpisce però l’uomo, né direttamente, né attraverso il consumo di carne o latte 

Forte preoccupazione tra gli allevatori veneti per l’epidemia di Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease – Lsd), malattia virale dei bovini che si trasmette attraverso insetti vettori come mosche, zecche e zanzare, ma che può avvenire anche con il contatto diretto tra animali infetti e sani, portando gli animali anche alla morte. La dermatite nodulare colpisce i bovini ma non l’uomo, né direttamente, né attraverso il consumo di carne o latte.

I focolai in Italia

A oggi sono nove i focolai confermati in Sardegna, con 600 allevamenti sottoposti a esame clinico. La Regione sarda ha presentato un piano che prevede la vaccinazione di tutti i bovini presenti sull’isola, vale a dire circa 300.000 capi. Dalla Sardegna, dove il virus è partito, portando all’abbattimento di oltre 300 capi, la Lsd si è spostata nel Nord Italia, colpendo un allevamento di bovini da carne a Porto Mantovano, in provincia di Mantova. Alla luce del caso positivo, sono state attivate tutte le misure previste dalla normativa, dal sequestro e blocco dell’allevamento all’istituzione delle zone di restrizione.

Stato di allerta in Veneto

Iil Ministero della Salute ha definito zone di protezione e di sorveglianza in cui ricadono quattro province venete: Verona, Padova, Vicenza e Rovigo. Nelle zone di protezione, che comprendono un raggio di 20 chilometri da un focolaio, e nelle zone di sorveglianza, fino a 50 chilometri, sono state imposte restrizioni sulla movimentazione del bestiame. La provincia di Verona è interessata sia dalla zona di protezione che di sorveglianza, mentre parte delle province di Vicenza, Padova e Rovigo rientrano nelle zone di sorveglianza.

Dichiarazioni di Confagricoltura Veneto

“La situazione determinata dall’epizoozia di dermatite sta diventando allarmante, specialmente nella zona ovest della Bassa Padovana, afferma Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, territorio che vede una grande concentrazione di allevamenti bovini. Le limitazioni già in atto per la movimentazione dei bovini stanno mettendo in ginocchio diverse aziende zootecniche, che si trovano nell’impossibilità di immettere animali in stalla. Se la situazione non migliorerà a breve, rischiamo il blocco completo delle attività di allevamento bovino nella zona”. “Siamo molto preoccupati per questa nuova epizoozia che ci sta colpendo, sottolinea Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona. Ci siamo già mossi, interessando i servizi veterinari, per cercare di avere una normativa che all’interno delle zone soggette a restrizioni, quali la Bassa Veronese, che permetta un’attività di emergenza, come lo spostamento dei bovini e la raccolta dei capi che dovessero morire, anche per altre motivazioni.  Stiamo monitorando il fenomeno, insieme alla Regione Veneto, che in questo momento sta dando una mano agli allevamenti del Veronese e delle altre zone venete colpite dal provvedimento ministeriale”. Il timore è che gli allevatori si vedano costretti a destinare tutto il latte alla pastorizzazione, con gravi difficoltà logistiche e commerciali. “Il comparto lattiero-caseario sta vivendo giorni di grande tensione, spiega Giancarlo Zanon, rappresentante del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto. Le restrizioni alla movimentazione del latte crudo e la necessità di destinare la produzione solo a impianti in grado di garantire pastorizzazione o lunga stagionatura stanno riducendo la capacità produttiva delle nostre aziende”.

Il rischio maggiore è per i prodotti freschi a latte crudo

“Se la zona di protezione dovesse estendersi ad altre zone del Veneto, molti caseifici non riuscirebbero più a ritirare il latte, con ricadute pesanti su tutta la filiera. I prossimi giorni saranno cruciali: l’arrivo dei vaccini e l’avvio della campagna di immunizzazione di massa nelle zone di protezione e sorveglianza, se condotti con rapidità e capillarità, potranno spezzare la catena di trasmissione proprio mentre l’estate, favorevole agli insetti vettori, entra nel vivo”. Confagricoltura Veneto rinnova l’appello al Ministero della Salute e alle istituzioni regionali affinché vengano messe in campo tutte le misure necessarie per contenere la diffusione della malattia e per supportare le aziende colpite. “È fondamentale proteggere il nostro comparto zootecnico, strategico per l’economia e l’occupazione del territorio”, conclude Barbetta.

Le dichiarazioni di Coldiretti Veneto

Le Consulte dei settori Carne e Latte di Coldiretti Veneto hanno incontrato oggi i Servizi Veterinari regionali e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie per approfondire le caratteristiche e le implicazioni della Dermatite Nodulare Contagiosa (Lumpy Skin Disease – LSD). L’incontro è stato un’importante occasione di confronto tra il mondo produttivo e le autorità sanitarie, con l’obiettivo di condividere informazioni aggiornate, approfondire le modalità di trasmissione e sintomatologia della malattia e valutare le strategie più efficaci per ridurre al minimo il rischio di diffusione sul territorio regionale. Al tempo stesso, gli allevatori hanno espresso preoccupazione per le misure restrittive già in vigore da alcuni giorni che coinvolgono non solo la movimentazione degli animali, ma anche quella dei loro prodotti, in particolare il latte. Alcune di queste disposizioni, seppur comprensibili sul piano della tutela sanitaria, potrebbero causare gravi danni economici, diretti e indiretti, alle imprese già messe a dura prova da anni di difficoltà strutturali e di mercato. Coldiretti Veneto ha ribadito la massima disponibilità a collaborare con i Servizi Veterinari per la gestione dell’emergenza, chiedendo al tempo stesso un costante aggiornamento del tavolo di confronto, affinché le misure adottate possano contemperare le esigenze sanitarie con la sostenibilità economica delle imprese zootecniche.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

A Torri del Benaco (Verona) nasce l’idea del Presidio Slow Food degli oliveti secolari dell’Alto Garda Veronese

Il marchio del Presidio di Slow Food sugli oliveti secolari dell’Alto Garda Veronese: è questa l’idea lanciata nel corso dell’edizione di primavera della Festa dell’Olio di Torri del Benaco, sulla costa veneta del lago di Garda, a margine del convegno dal titolo “Quale olivicoltura al servizio dell’ambiente?”, che ha visto come relatori, il 17 maggio, scorso, Francesca Baldereschi, curatrice della “Guida agli Extravergini” di Slow Food, e i coordinatori regionali della stessa guida per il Trentino, la Lombardia e il Veneto, Meri Ruggeri, Marco Antonucci e Mauro Pasquali.

La proposta ha subito incontrato il favore del sindaco di Torri del Benaco, Stefano Nicotra, e di quello del comune confinante di Brenzone sul Garda, Paolo Formaggioni, che si sono detti interessati a intensificare, nei prossimi mesi, i contatti con Slow Food per verificare la realizzabilità del progetto. “Per il nostro territorio – ha detto Nicotra – gli olivi antichi delle varietà autoctone Drizzar, Trép, Fòrt, Ràsa e Favaróla hanno un valore non solo agricolo, ma anche e soprattutto storico, culturale e paesaggistico, che può tradursi in un’offerta turistica rispettosa, che preveda occasioni di passeggiate o di trekking lungo i numerosi sentieri che collegano il lago di Garda e il monte Baldo. Il completamento dei tratti sud e nord della nostra pista ciclabile, con il collegamento diretto a quella di Brenzone, consentirà di creare un lunghissimo anello protetto per i visitatori interessati ai nostri paesaggi e alla nostra storia. Per gli oli dei nostri oliveti secolari abbiamo già in corso di adozione il riconoscimento della Denominazione comunale. Poter dotare quegli nostri oliveti del marchio di Slow Food ne consentirebbe una ulteriore e ancora più ampia valorizzazione, attraendo giovani all’attività olivicola”.

Concorde il sindaco di Brenzone sul Garda, il quale evidenzia come il frantoio in attività nel suo comune, ripristinato grazie all’apporto finanziario congiunto delle amministrazioni comunali di Brenzone, Torri e San Zeno di Montagna, costituisca il punto di riferimento di centinaia di piccoli olivicoltori dell’Alto Garda, che preservano una tradizione olivicola più che millenaria. Fu infatti nell’Alto Medioevo che i maggiori monasteri dell’Italia Settentrionale promossero e incentivarono l’olivicoltura gardesana, che ha trovato nella Casaliva, detta anche Drizzar, la varietà principe del territorio. Se ne trae un olio extravergine che ha nelle note di erbe di prato, di mela verde e di mandorla i propri punti di forza. “I nostri oliveti storici – afferma Formaggioni – formano un patrimonio ingente e straordinario, sviluppatosi nei secoli intorno a borghi affascinanti, come il villaggio medievale di Campo, i cui oliveti sono già oggetto di valorizzazione da parte di nostri volontari”.

Forte ondata di calore, aumenta il fabbisogno idrico sul 60% della campagna veneta

“La forte ondata di calore che si preannuncia nei prossimi giorni comporterà un aumento della richiesta irrigua su gran parte del territorio regionale, in un momento molto delicato soprattutto per il mais, che proprio ora comincia ad aver bisogno di irrigazione”. Ad affermarlo è il presidente di ANBI Veneto Alex Vantini.

L’analisi dei dati probabilistici sulle previsioni dei prossimi 10 giorni condotta dal centro sperimentale CeSPII-Consorzio di Bonifica LEB mostra una netta tendenza verso valori medio-alti di evapotraspirazione. Quasi il 60% dei distretti irrigui del Veneto, ovvero i territori di pianura e fascia pedemontana, secondo le attuali previsioni più critiche, raggiungeranno valori sostenuti nettamente superiori alla media del periodo degli ultimi 10 anni. Si tratta di gran parte della pianura interna dove l’evapotraspirazione registrerà valori fino a 10 mm superiori alla media, con una dispersione in atmosfera, nei 10 giorni, di 55-60 mm di acqua rispetto ai 45-50 mm.

Maggiormente a rischio saranno i territori a ovest dei colli Euganei, la pianura tra le province di Verona e Vicenza e la marca Trevigiana a confine con il Friuli. Situazione nella media si dovrebbe registrare nel Polesine e nella fascia costiera.

Tecnicamente l’evapotraspirazione è il processo con cui l’acqua presente al suolo viene restituita all’atmosfera, il dato include la traspirazione delle piante, ovvero acqua assorbita dalle radici e traspirata dalle foglie. Con un’evapotraspirazione alta le colture perdono molta acqua e servirà dunque più irrigazione.

“In questo periodo – spiega il direttore di ANBI Veneto Silvio Parizzi -, in virtù delle forti piogge della prima metà dell’anno, non siamo in situazione di mancanza d’acqua ma un’estate eccessivamente calda e poco piovosa, anche a causa della scarsità dei ghiacciai, potrebbe causare problemi già dal mese prossimo”.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Asiago DOP: sostenibilità di filiera e innovazione di prodotto spingono la crescita

Il 2024 si è chiuso con un bilancio positivo per l’Asiago DOP, che si conferma il formaggio a Denominazione d’Origine Protetta con la migliore performance nei consumi sul mercato italiano: +8,9% a volume e +6,2% a valore (fonte: Circana). Un risultato che riflette la crescente attrattività del prodotto e si inserisce nel percorso di sviluppo tracciato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago, che ha scelto di puntare su sostenibilità, innovazione e valorizzazione del legame col territorio trasformandoli in un vantaggio competitivo e in un approccio capace di rispondere all’evoluzione dei nuovi trend di consumo, anche con moderni formati ad alto contenuto di servizio.

Nel 2024 sono state prodotte 1.505.500 forme di Asiago DOP. L’Asiago Fresco ha registrato una sostanziale stabilità, con 1.286.000 forme, in linea con l’anno precedente (+0,03%). L’Asiago Stagionato, dopo il forte incremento del 2023 (+21,8%), ha raggiunto nel 2024 le 219.500 forme, segnando un fisiologico riassestamento. La domanda, tuttavia, è rimasta superiore alla disponibilità, con scorte mediamente inferiori ai dati storici. Questa dinamica ha avuto un impatto positivo anche sull’inizio del 2025: nei primi tre mesi dell’anno, il formaggio Asiago si conferma l’unico formaggio DOP con crescita a doppia cifra a valore dell’11,4% e un incremento a volume del +4,5%, con un aumento della produzione del +5,8% rispetto allo stesso periodo del 2024 mentre l’export, nel mese di febbraio 2025, segna un +2,5%.

Partendo dalle scelte di consolidamento del legame con la tradizione e il territorio d’origine, il Consorzio di Tutela ha proseguito nel 2024 il suo piano di sostenibilità con un approccio sistemico e di lungo periodo. Asiago è oggi l’unica DOP ad aver certificato l’intera filiera “dall’erba alla forchetta” e il primo formaggio a Denominazione d’Origine Protetta ad aver ottenuto MADE GREEN IN ITALY, la certificazione volontaria del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per incentivare modelli produttivi sostenibili. Dal 2022, col progetto Asiago Green Edge, il Consorzio di Tutela ha avviato un percorso di miglioramento continuo che promuove l’equilibrio tra sviluppo economico, rispetto per l’ambiente e impegno sociale per creare un impatto positivo e duraturo. Durante l’Assemblea dei Soci del 22 maggio ad Asiago, il presidente Fiorenzo Rigoni ha annunciato: “Aggiungiamo oggi un nuovo tassello al nostro percorso di sostenibilità. Siamo convinti che la tutela di un prodotto identitario come l’Asiago DOP debba andare di pari passo con quella della Comunità che lo esprime. Per questo abbiamo scelto di generare valore condiviso anche attraverso un gesto concreto a favore della salute e della sicurezza: la donazione di defibrillatori ai Comuni della nostra Denominazione. Un’azione simbolica ma al tempo stesso profondamente utile, che prende oggi forma con la prima consegna ufficiale ai rappresentanti istituzionali dei Comuni di Asiago, Gallio, Pozzoleone e Roana.”

Forte delle proprie qualità organolettiche e della varietà delle stagionature, l’Asiago DOP continua  anche ad innovare per rispondere ai nuovi trend di consumo. Da qui nuovi formati pensati per incontrare gusti e abitudini in continuo cambiamento: snack, cubetti, petali, fettine, grattugiato e julienne. Il percorso esplora nuovi orizzonti senza perdere il legame con le proprie radici, ulteriore passo avanti nella strategia del Consorzio Tutela Formaggio Asiago orientata a valorizzare il prodotto, ampliare le occasioni di consumo e rafforzarne la competitività.

L’impegno del Consorzio di Tutela Formaggio Asiago prosegue anche in ambito internazionale. Nel nuovo contesto di incertezza globale, USA, Svizzera e Germania si confermano i mercati principali per l’export. Contestualmente si stanno avviando nuove iniziative di sviluppo in Corea del Sud, Vietnam e Taiwan con un progetto di promozione triennale co-finanziato dalla Ue da 1,5 milioni di euro. L’iniziativa si svolge in collaborazione conFICT – Fédération des Entreprises Françaises de Charcuterie Traiteur, che riunisce oltre 300 produttori di salumi e gastronomia di alta qualità. Il piano di sviluppo prevede anche il rafforzamento della presenza sul mercato interno europeo che, con i suoi 450 milioni di consumatori, regole armonizzate e tutela delle Indicazioni Geografiche, continua a rappresentare una delle principali opportunità di crescita per l’export del formaggio Asiago DOP.

Bilancio positivo per il Consorzio Condifesa Treviso-Vicenza-Belluno: fatturato oltre i 61 milioni nel 2024

Valerio Nadal, presidente Consorzio Condifesa TVB

Il Consorzio Condifesa TVB (Treviso, Vicenza, Belluno) chiude il bilancio 2024 con risultati estremamente positivi, registrando un fatturato che supera i 61 milioni di euro. Il dato è stato reso noto dal presidente Valerio Nadal nel corso dell’assemblea generale annuale, preceduta da quattro assemblee territoriali che si sono svolte nel mese di aprile. All’evento hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, associazioni di categoria del mondo agricolo e il Consigliere Regionale Roberto Bet, confermando la rilevanza istituzionale e strategica del Consorzio sul territorio.

«La nostra priorità rimarrà sempre la tutela del reddito delle imprese agricole associate – ha sottolineato il Nadal –. Gli sconvolgimenti climatici non sono più una novità, bensì una costante degli ultimi anni. Proteggersi con strumenti assicurativi e mutualistici è diventata una necessità assoluta per garantire la sostenibilità economica delle nostre aziende».

Nel corso dell’assemblea, particolare attenzione è stata rivolta all’importante sforzo finanziario compiuto dal Consorzio per garantire le anticipazioni dei premi assicurativi ai propri associati. Tale intervento si è reso indispensabile a causa degli elevati interessi passivi e del ritardo nell’erogazione dei contributi pubblici, che quest’anno hanno superato ampiamente le attese. «Il ruolo del Consorzio nel mitigare l’impatto dei ritardi burocratici è decisivo per la stabilità finanziaria delle imprese agricole associate», ha spiegato il direttore Filippo Codato.

Durante l’incontro sono state inoltre presentate le iniziative strategiche previste per il 2025, focalizzate principalmente sul rafforzamento dei Fondi mutualistici e sul consolidamento delle attività di supporto agli associati, in particolare negli ambiti fitosanitario e dell’innovazione tecnologica.

Uno degli eventi di riferimento dell’anno sarà nuovamente “Vite in Campo”, in programma a Susegana il 18 e 19 luglio prossimi. L’iniziativa si conferma come fondamentale appuntamento annuale per la promozione, la divulgazione e l’applicazione pratica delle ultime tecnologie e metodologie innovative in campo vitivinicolo, con l’obiettivo di sostenere e migliorare costantemente la competitività e la resilienza delle imprese agricole del territorio.

Fonte: servizio stampa Condifesa TVB (Treviso, Vicenza, Belluno)

Bruco mangia mais, colpiti centinaia di ettari in Veneto e in Friuli

Il mais polesano e veneto è sotto attacco di un insetto, la nottua, che sta colpendo il territorio a macchia di leopardo. A renderlo noto è Coldiretti Rovigo su dati di Veneto agricoltura e dell’Agrifondo mutualistico che stanno monitorando le colture per verificare puntualmente la situazione, osservando fenomeni di fitopatie o infestazioni parassitarie. La popolazione di questo insetto, praticamente un bruco, è mista; ci sono esemplari stanziali ed altri migratori addirittura dall’Africa.

“L’allerta è stata data ufficialmente a fine aprile – spiega Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Rovigo – e in numerosi casi il danno è talmente elevato che in molte aziende è stato necessario riseminare il mais, aumentando così i costi di produzione: una novità di cui avremmo fatto volentieri a meno”.

Come suggerisce il nome, questo insetto è notturno. Si presenta sotto forma di larve chiamate anche ‘bruchi tagliatori’. In questo momento il mais è all’inizio del ciclo colturale, le piantine sono attorno a 15/20 centimetri e la nottua si ciba particolarmente della pianta giovane, partendo dalle radici e interrompendo la sua crescita, devastando interi ettari in pochi giorni. Il trattamento per debellarla non può essere preventivo e va fatto di notte quando l’insetto si occupa della sua nutrizione. “Sono in corso tentativi di difesa attiva per salvare le piante – prosegue Salvan – con gli agricoltori costretti a interventi notturni. Parallelamente, è aperta la difesa passiva tramite Agrifondo che sta già lavorando per comprendere l’entità e l’evoluzione dell’infestazione di nottue e la possibilità di intervenire nel supportare economicamente le aziende nei costi di risemina”.

“Il fenomeno ormai è molto esteso. Le denunce fatte dagli agricoltori, tra Veneto e Friuli, superano i 1000 ettari, ma il dato allarmante è che oltre 700 riguardano la sola provincia di Rovigo – commenta Salvan – dove, appunto, la coltura del mais è molto diffusa. Purtroppo le condizioni climatiche del 2025 sono state favorevoli per la proliferazione della nottua: l’inverno appena passato troppo caldo, con elevata svernata dell’insetto, una primavera con venti da Sud e successive giornate fredde, che hanno causato ritardo nella crescita della pianta, il tutto abbinato alla difficoltà operative dovute alla piovosità diffusa di questa primavera”.

“Questa situazione esaspera i nostri cerealicoltori, che intanto sostengono costi sempre più ingenti e mercati sempre più incerti che non valorizzano il nostro prodotto. Servono soluzioni concrete, sia per l’oggi che per il medio periodo: maggior supporto agli strumenti assicurativi e mutualistici, coordinamento tecnico su larga scala, ricerca e sperimentazione per dare soluzioni immediate e a partire dalle prossime semine per evitare che il problema diventi ancora più impattante. Per questo è necessario che istituzioni politiche ed enti, insieme alle organizzazioni come Coldiretti, facciano fronte comune per non arretrare ulteriormente nella superficie a mais, fondamentale per la filiera zootecnia e per le filiere anche dop. Coldiretti non esiterà – conclude Salvan – a fare quanto possibile per proteggere questo settore strategico”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Rovigo

Alex Vantini è il nuovo presidente di Anbi veneto

Alex Vantini, presidente del Consorzio di bonifica Veronese, è il nuovo presidente di ANBI Veneto, l’associazione regionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, per il quinquennio 2025-2029. A eleggerlo per acclamazione è stata l’assemblea dei presidenti dei Consorzi di bonifica del Veneto riunitasi lo scorso 17 aprile nella sede dell’associazione a Venezia. L’assemblea, contestualmente, ha eletto il vicepresidente di ANBI Veneto: è Roberto Branco, presidente al secondo mandato del consorzio di Bonifica Adige Po.

Chi è Alex Vantini

Imprenditore agricolo, 34 anni, residente a Verona, Alex Vantini riveste anche il ruolo di vicepresidente di Coldiretti Veneto e presidente di Coldiretti Verona. Lo scorso gennaio è stato confermato ai vertici del Consorzio di bonifica Veronese che aveva guidato nel precedente mandato, dal 2020 al 2024. Si completa la governance di ANBI Veneto che ha visto a gennaio insediarsi il nuovo direttore, Silvio Parizzi. Vantini succede a Francesco Cazzaro, già presidente del consorzio di bonifica Acque Risorgive.

Obiettivo del neo presidente

Efficientamento nella distribuzione della risorsa, nuove infrastrutture, invasi multifunzione, contrasto alla desertificazione del suolo e alle specie aliene rappresentano alcune delle sfide più importanti che caratterizzeranno l’operato dei consorzi di bonifica nei prossimi anni. “Serve pianificazione, meno burocrazia e ovviamente servono risorse – afferma il nuovo presidente di ANBI Veneto Alex Vantini -. I Consorzi di bonifica della nostra regione rappresentano un’eccellenza a livello nazionale ma i tempi lenti della burocrazia sono un freno all’azione fondamentale di adattamento al clima che cambia. A tal proposito – continua Vantini – sarà importante operare in stretta collaborazione con comparto agricolo, Regione del Veneto, comuni, mondo dell’università e della ricerca, in coordinamento con ANBI nazionale. Ringrazio Francesco Cazzaro per l’importante lavoro svolto in questi anni.” Sia Alex Vantini che Roberto Branco (nella foto in alto) manterranno il loro ruolo nei rispettivi Consorzi di bonifica, aventi sede rispettivamente a Verona e Rovigo.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

 

Difficoltà con la soia, il Veneto si butta sul mais

Soia sempre più in affanno in Veneto, regione dove si concentra la massima produzione in Italia della leguminosa, utilizzata sia per l’alimentazione animale che per quella umana. La sindrome dello stelo verde, conseguenza dei cambiamenti climatici, e la carenza di semi stanno causando la perdita di interesse degli agricoltori, che quest’anno sono più orientati a seminare mais.

“Negli ultimi anni si è accentuato il mal verde, come è chiamato in gergo dai produttori – spiega Paolo Baretta, presidente della sezione proteoleaginose di Confagricoltura Veneto, coltivatore di mais e soia tra Codevigo (Padova) e Chioggia -. La siccità fa sì che le piante mantengano le foglie verdi per difendersi dallo stress climatico, impedendo la formazione del baccello. L’anno scorso siamo arrivati a perdite fino al 40%. Abbiamo constatato che con la seconda semina, che avviene in giugno, dopo la trebbiatura del frumento e della colza, si corrono meno rischi. Quindi la tendenza sarà sempre più quella di posticipare la coltivazione, in attesa che l’innovazione ci dia una mano con sementi più resistenti, come già avviene in Sudamerica”.

In Veneto la superficie coltivata a soia è in calo del 10 per cento ogni anno e si attesta intorno a 120.000 ettari (dati 2023 Veneto Agricoltura), con capofila Padova, Venezia e Rovigo, che insieme concentrano circa il 70% di superfici regionali. I prezzi sono in ribasso, con il grande punto interrogativo sulla guerra dei dazi, che potrebbe portare la Cina – che la utilizza molto anche per l’alimentazione umana – a comprare la soia in Europa anziché dagli Stati Uniti.

Non è un buon momento neppure per le altre proteoleaginose: “La colza aveva preso piede, ma tra primavere piovose e repentini sbalzi di temperatura è sempre un terno al lotto – dice Baretta -. Idem per il pisello proteico. Il girasole, invece, potrebbe essere un’opportunità, ma in Veneto abbiamo perso una struttura di trasformazione e perciò siamo in difficoltà”.

Il risultato è che molti agricoltori si stanno buttando sul mais. “Nel Basso Padovano, nel Veneziano e in Polesine si sta già seminando, anche perché c’è un incremento di richiesta sia di trinciato, destinato alla produzione di energia per biogas, sia di granella per l’alimentazione dei bovini. Anche il mais bianco, ad uso alimentare per la farina da polenta, l’olio e la pasta, ha un buon mercato. Chiaramente ha bisogno di terreni irrigui, perché soffre molto la siccità”.

Il Veneto è il primo produttore di mais in Italia, anche se negli ultimi vent’anni ha perso il 50% della superficie, in linea con altre regioni top della coltura come Lombardia e Piemonte. “Tra siccità ed eventi estremi il calo di produttività negli ultimi anni è stato pesante – ricorda la polesana Chiara Dossi, presidente del settore Cereali alimentari di Confagricoltura Veneto -. “Però è un prodotto richiesto dal mercato e ci stanno proponendo contratti interessanti soprattutto per il mais bianco destinato all’alimentazione. Sulle previsioni, comunque, siamo sempre più cauti: tra eventi meteo estremi e scombussolamenti di geopolitica per i seminativi sono anni difficili. L’unica cosa da fare è differenziare il più possibile ed essere sempre vigili sull’andamento del mercato”.

La superficie investita in mais in Veneto nella scorsa stagione è stata di oltre 120.000 ettari, con Venezia, Padova, Rovigo e Verona che si dividono complessivamente il 70 per cento della superficie. Il resto viene coltivato tra Treviso, Vicenza e Belluno.

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto

Riso, previsioni di semina +3,3%. Ma il nemico è la pioggia

Buone prospettive per le semine 2025 di riso in Veneto. Secondo il sondaggio dell’Ente nazionale risi si prevede + 1,46% per la varietà Vialone Nano, prediletta dalle province di Verona e Vicenza (Grumolo delle Abbadesse) e +2,75% per il Carnaroli, coltivato nel Delta del Po ma anche nel Veronese. Ancora più ottimistiche le previsioni per altre due varietà di riso che, oltre al Carnaroli, fanno parte del Delta del Po igp: 61,20% per il Baldo e +14,81% per l’Arborio.

Semine previste dal 15 aprile al 15 maggio

“Gli agricoltori sono invogliati a seminare perché le quotazioni del riso sono molto alte – spiega Filippo Sussi, presidente dei risicoltori di Confagricoltura Veneto -. Questo perché lo scorso anno la produzione è stata bassa a causa del meteo: troppe piogge in primavera in fase di semina e in autunno in fase di raccolta, oltre all’eccesso di caldo durante la fioritura. Anche quest’anno partiamo con parecchia acqua dal cielo, che in questi mesi ha reso impossibile entrare nei campi per la lavorazione del terreno. Ma ci auguriamo che, in prossimità delle semine, che andranno dal 15 aprile al 15 maggio, il tempo volga al bello e si riesca a eseguire l’operazione. Altrimenti si rischia un’altra annata con le rese basse. E sarebbe il quarto anno consecutivo condizionato da problematiche diverse. L’anno scorso dalle piogge, il 2022 e il 2023 dalla siccità”.

Nel Delta rimasti in pochi a coltivare riso

Per Marco Uccellatori, presidente della sezione riso di Confagricoltura Rovigo, la pioggia finora è stata benefica per il Delta del Po. “Con tutta l’acqua caduta non dovremmo avere problemi, quando arriverà il caldo estivo, di risalita del cuneo salino, che è letale per le coltivazioni di riso – sottolinea -. La stagione si prospetta dunque buona, anche se adesso ci auguriamo che il tempo migliori per riuscire a entrare nelle risaie, dove non abbiamo più fatto nulla da quando abbiamo trebbiato. Per quanto riguarda l’aumento di superfici, ce lo aspettavamo perché i prezzi sono molto elevati per le varietà del Delta. Basti pensare che il Carnaroli è arrivato a 100 euro al quintale, ma se si seminerà di più mi aspetto che torni a un livello più basso, attorno a 70 euro. Nel Delta siamo rimasti in pochi a coltivare riso, ma è una coltura in cui continuiamo a credere perché i prezzi sono sempre migliori di tutte le altre”. Secondo i dati di Veneto Agricoltura la superficie coltivata a riso nel 2023 è stata in lieve crescita (+0,8%), attestandosi a 3.050 ettari. Il 90% degli investimenti si concentra nelle province di Verona (2.180 ettari circa, +3,9%) e Rovigo (550, -8,3%).

Fonte: servizio stampa Confagricoltura Veneto

14 aprile, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova), corso di formazione giornalisti Org Veneto e Argav dedicato a Bepo Maffioli, primo storico della cucina veneta

Lunedì 14 aprile p.v., dalle 18.30 alle 20.30, si svolgerà nel circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova) l’incontro di formazione giornalisti organizzato dall’ORG Veneto in collaborazione con Argav e dedicato a “Bepo Maffioli tra genio creativo e spirito eclettico” (2 crediti formativi, iscrizione piattaforma formazione giornalisti).

Argomento trattato

Giuseppe Maffioli, detto “Bepo” nasceva cento anni fa. Attore, insegnante e giornalista, fu anche il primo storico della cucina veneta. Quando morì a Treviso 40 anni fa, gli è stato intitolato l’Istituto alberghiero di Castefranco Veneto. La sua opera è un’eredità da riscoprire e valorizzare. Lo faremo con i relatori del corso che tratteranno la figura di Bepo Maffioli da diversi punti di visita (Giornalista e maestro elementare attento agli emarginati; lo storico della cucina; attore ed autore televisivo: un eclettico genio dimenticato; una figura della cultura veneta da riscoprire).

A moderare l’incontro sarà il presidente Argav Fabrizio Stelluto; seguiranno gli interventi di Renato Malaman, giornalista, socio Argav; Celeste Tonon, ristoratore; Angelo Squizzato, giornalista; Annibale Toffolo, editore.