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L’imprenditoria in rosa in Veneto guarda al mondo bio, l’11 settembre apre a Thiene (VI) il decimo punto vendita Biosapori, nato 32 anni fa da un’idea di un’imprenditrice veneta

Biosapori di Villorba

La collega giornalista socia Argav Serena Aversano ci rende partecipi in qualità di ufficio stampa di  Biosapori, marchio di supermercati specializzati nella vendita di prodotti biologici in Veneto, del fatto che il prossimo 11 settembre aprirà al pubblico il decimo negozio a Thiene (in Via delle Arti 3),  in provincia di Vicenza. Il taglio del nastro ufficiale sarà sabato 23 settembre (in occasione dell’inaugurazione, dal 21 al 23 settembre sarà praticato uno sconto del 15% sulla spesa).

Biosapori di Vicenza

Obiettivo, garantire prezzi di vendita equi per consumatori e produttori. Il supermercato di Thiene si unisce ai precedenti punti vendita Biosapori – che offrono una ricca selezione di oltre 20.000 referenze tra alimenti biologici, biodinamici, rimedi fitoterapici e cosmetici bio – e che si trovano a Vicenza, Bassano del Grappa, San Giuseppe di Cassola, Treviso, Castelfranco Veneto, Villorba, Castagnole di Paese e Noventa Padovana. “Il nostro obiettivo è quello di fare cultura nel mondo del biologico attraverso un percorso quotidiano di selezione verso ciascun prodotto che proponiamo, supportando allo stesso tempo i piccoli agricoltori e le economie locali. Rendiamo i nostri clienti consapevoli del valore dell’agricoltura biologica e biodinamica e del ruolo chiave della sana alimentazione per un corretto stile di vita”, afferma Adriana Cazzin, fondatrice dell’azienda. Che, 32 anni fa, partendo da un piccolo pastificio artigianale a cui seguì dieci anni dopo una gastronomia specializzata in nuove referenze, ha creato una realtà imprenditoriale di grande valore economico per il territorio, con oltre 130 dipendenti (età media 28 anni).

 

 

Erogazioni contributi in agricoltura, Regione Veneto conferma buone capacità amministrative

ll Veneto si conferma la prima Regione in Italia nell’avanzamento di spesa del Programma di Sviluppo Rurale (PSR), contenuta nel Report del secondo Trimestre 2017 diffuso dalla Rete Rurale Nazionale, che monitora le performance di erogazione dei contributi pubblici dei PSR di ogni Regione.

47 bandi, circa 20 mila le domande di sostegno finanziate. Finora i bandi emessi sono stati in totale 47, 9 dei quali aperti o in corso di istruttoria in questi giorni. Le domande di sostegno finanziate dalle diverse misure sono state poco meno di 20.000.

Secondo ente in Italia per velocità di pagamento. Inoltre, Avepa, l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, risulta essere tra i migliori pagatori in Italia per velocità di liquidazione ai fornitori. Lo stabilisce la classifica del Ministero dell’Economia dei Top 500 dei migliori pagatori: AVEPA con 1.018 fatture per un totale di 11.390.353,23 euro pagati, si è posizionata immediatamente alle spalle della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (con 16.760 fatture per un totale di 39.542.644,58 euro pagati).

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Pomodori, buona la produzione anche in Veneto, ma l’Industria fatica a ritirare il prodotto a causa del ciclo produttivo stravolto dal clima

Il tipico ciclo produttivo del pomodoro, uno degli ortaggi più consumati nel territorio nazionale, di fatto, è stato letteralmente stravolto da una stagione non troppo favorevole nella prima fase dell’ordinaria maturazione dei frutti, così da determinare un accumulo di prodotto proprio in queste ultime settimane.

Ridotti margini di profitto e calo superficie di produzione, ma sempre più “bio”. “Si tratta di un’annata del tutto inconsueta – commenta Coldiretti – che aggiunge un’ulteriore preoccupazione al settore, già pesantemente sofferente a causa della remunerazione sempre più bassa. Nel caso del pomodoro, i prezzi contrattati con l’industria sono in calo da anni, mentre i costi di produzione e, soprattutto, le difficoltà legate ai cambiamenti climatici, rendono sempre più ridotti i margini di profitto. Eppure il comparto, nonostante un calo di superficie, conta ancora 36.707 ettari totali dei quali il 6,6% garantisce un raccolto certificato ‘bio”: un salto di qualità che premia gli orientamenti colturali praticati dagli agricoltori impegnati ogni giorno a tutelare la salute dei consumatori.

Il Veneto è la quarta regione d’Italia per superficie vocata (2.121 ettari concentrati nelle province di Rovigo, Verona, Venezia) dopo l’Emilia Romagna  (24.866) la Lombardia e il Piemonte. Quest’anno, in particolare, i produttori si vedono restituire camion di pomodori in quanto gli stabilimenti non riescono a lavorarlo, con un ulteriore danno, oltre al modesto valore pagato in campo. L’ennesima occasione, quindi, in cui a rimetterci è l’imprenditore agricolo che si assume ogni giorno il rischio di impresa.

Etichettatura subito per bloccare la concorrenza sleale. Difficoltà non di poco conto, dunque, a cui si aggiunge un altro problema, sul quale Coldiretti da anni si batte: l’etichettatura dei trasformati. “Garantire al consumatore la possibilità di scegliere in modo consapevole è indispensabile per tutelare il made in Italy, quindi le aziende locali, ma al tempo stesso per non lasciar spazio a dubbi sul prodotto che si mette in tavola. L’etichettatura è l’unica soluzione per assicurare la trasparenza delle produzioni e permette di mettere la faccia sui prodotti senza dover temere confronti non alla pari, sia sul versante della qualità che della sicurezza alimentare”. Per Coldiretti, l’etichetta deve riportare obbligatoriamente la provenienza della materia prima impiegata per frutta e verdura trasformate, come i derivati del pomodoro, e chiesto, peraltro, dall’84 per cento dei consumatori, secondo la consultazione pubblica online sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche agricole, che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Apicoltura, la Giunta regionale del Veneto avvia modifica legge quadro del settore

Incrementare l’apicoltura favorendo l’inserimento di specie vegetali d’interesse apistico nei piani di rimboschimento e di difesa del suolo, semplificare l’attività amministrativa, aumentare la capacità della Consulta regionale per l’apicoltura di conoscere e tradurre le esigenze del territorio, recepire le recenti novità normative: sono questi gli obiettivi del disegno di legge approvato dalla Giunta regionale del Veneto e trasmesso al Consiglio regionale per il prosieguo dell’iter.

Semplificare la vita agli apicoltori. “A distanza di 23 anni era necessario rifare il tagliando alla legge 23 sull’apicoltura per sincronizzarla con le novità legislative sopraggiunte nel frattempo dal Parlamento nazionale e dall’Unione europea in materia di anagrafe apiaria, movimentazione di api e alveari nel territorio regionale e tra Regioni diverse e di utilizzo dei fitofarmaci”, afferma l’assessore all’Agricoltura Pan. “Le modifiche apportate dalla proposta della Giunta – aggiunge l’assessore – recepiscono istanze e suggerimenti che provengono dal mondo delle associazioni degli apicoltori e dalle organizzazioni professionali. Il primo intento della nuova proposta è semplificare la vita agli apicoltori e, nel contempo, potenziare la Consulta regionale. Infine, rafforzare compiti e funzioni del Centro regionale come organismo specializzato che monitora la salute delle api e mette a punto i piani di contrasto ai vari agenti aggressori, ultimi dei quali la vespa velutina e la grande siccità”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

Regione Veneto aderisce a piattaforma di garanzia del Fondo Europeo Investimenti a sostegno del credito agricolo

La Regione Veneto ha aderito alla piattaforma di garanzia “Agri” lanciata in Italia dal Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), emanazione diretta della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). La Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Agricoltura, ha sottoscritto il protocollo che dà il via allo strumento finanziario, finalizzato a sostenere il credito agricolo. Al momento sono tre le Regioni che vi hanno aderito (oltre al Veneto, anche Puglia e Umbria), 11 le Regioni coinvolte, 157 i milioni stanziati, con un rapporto minimo di leva di 1 a 4 e con una percentuale di finanziamento garantito che arriva al 50%.

Il Fondo Agri risponde ad uno dei maggiori problemi per le imprese del settore primario: l’accesso al credito. La riduzione del valore delle ipoteche e le nuove regole imposte dal Basilea 3, associate alla crisi generalizzata dalla quale si sta provando ad uscire solo in questi mesi, sono fattori che inducono ad una stretta creditizia anche nel comparto agricolo e agroalimentare. A pagarne il conto sono in particolare le piccole e medie imprese, comprese quelle beneficiarie di contributi a fondo perduto, per esempio per il 30-50%, che spesso non riescono a trovare le fonti finanziarie per coprire il fabbisogno riconducibile al resto dell’investimento. Da qui l’iniziativa della Banca Europea per gli investimenti, promossa e caldeggiata dal commissario all’agricoltura Hogan, per porre in essere strumenti finanziari a sostegno delle regioni a forte vocazione agricola in Europa.

Veneto maggior investitore nel fondo di garanzia fra le regioni aderenti. “Il Veneto è stata la prima regione italiana a manifestare ufficialmente il proprio interesse per questa iniziativa, con una lettera inviata al FEI nel luglio dello scorso anno – ricorda l’assessore all’Agricoltura – e da allora ha sempre attivamente collaborato con il FEI per la configurazione tecnica dello strumento e per la stesura dei documenti dell’accordo. Inoltre, la Regione Veneto risulta il maggior investitore nel fondo di garanzia fra tutte le Regioni aderenti, poiché rappresenta da sola circa il 20% del totale dei fondi regionali stanziati”.

Funzionamento. Il meccanismo del fondo Agri funzionerà secondo lo schema seguente: le Regioni italiane che aderiranno, costituiranno una serie di fondi regionali conferendo agli stessi risorse del proprio Programma di sviluppo rurale e ne affideranno la gestione al Fondo Europeo per gli Investimenti. Questi stanziamenti costituiranno il fondo di primo rischio (junior), a valere sul quale verranno escusse le prime perdite; BEI, FEI e Cassa Depositi e Prestiti (CDP) stanzieranno a loro volta proprie risorse, al fine di creare un fondo di secondo rischio (mezzanine o senior), a valere sul quale potranno essere escusse perdite che dovessero eccedere la percentuale di leva applicata al fondo junior. Questo ulteriore stanziamento consentirà di dare alle garanzie che verranno emesse la caratteristica di essere ‘uncapped,’ ossia senza un limite verso l’alto, assicurando alle banche finanziatrici l’assoluta copertura delle perdite garantite.

Portafoglio finanziamenti. FEI, in base al mandato conferitogli dalle Regioni, selezionerà un gruppo di banche affidando loro il compito di costruire un portafoglio di finanziamenti a favore di imprese agricole e agroalimentari, che troverà supporto nelle garanzie emesse da FEI a valere sui fondi di garanzia sopra citati. Il tutto funzionerà in parte sulla base di un accordo generale, che regolamenterà le parti comuni ai rapporti con tutte le Regioni (la cosiddetta ‘piattaforma’), in parte sulla base di un accordo particolare stipulato da FEI con ciascuna Regione (i ‘termini specifici’), che regolamenterà l’uso dei fondi regionali singolarmente stanziati, sulla base delle esigenze differenziate di ciascuna di esse.

Uno strumento-volano per i finanziamenti. “L’attivazione del Fondo FEI – spiega l’assessore – consentirà alla Regione di creare finanziamenti in favore di imprese del primario per circa 6 volte rispetto alle risorse del Programma di sviluppo rurale effettivamente stanziate. Usando 15 mln di fondi FEASR, si creeranno portafogli di prestiti a PMI del settore per 92 mln . Se i fondi delle misure 4.1 e 4.2 del FEASR fossero stati utilizzati solo come contributi a fondo perduto, avrebbero generato aiuti per soli 15 milioni. Inoltre, con l’ulteriore intervento finanziario del Fei e della Cassa Depositi e Prestiti, le risorse regionali a favore delle PMI agricole potranno essere incrementate del 90%”.

I vantaggi dell’attivazione del fondo di garanzia sono molteplici, fa notare il referente delle politiche per il settore primario in Veneto: “Potremo raggiungere un maggior numero di destinatari e potremo anche risparmiare risorse, perché mentre l’erogazione del contributo a fondo perduto porta inevitabilmente alla dispersione di risorse pubbliche (non a caso erogate “a fondo perduto”), l’attivazione del fondo di garanzia, adeguatamente gestito, porta a risparmi qualora le perdite effettivamente subite nei portafogli siano inferiori a quelle ipotizzate sulla base della leva applicata”.

La leva applicata al Veneto (1 a 7) è la più elevata fra quella applicate alle regioni aderenti, “a dimostrazione – sottolinea ancora l’assessore – di come il nostro settore primario sia considerato uno dei più sani”. Avremmo potuto adottare anche un moltiplicatore maggiore, vista la sostenibilità del nostro sistema, ma – chiarisce l’assessore – abbiamo preferito mantenere una linea più prudenziale al fine di consentire alle banche finanziatrici di aprire linee di credito anche alle piccole e medie imprese con classe di rischio più elevata”.

La gestione del fondo sarà affidata direttamente al Fondo Europeo per gli Investimenti (che gode di un rating di tripla A), con benefici diretti per le banche selezionate e per le imprese, che potranno godere di costi di commissione azzerati. “Ipotizzando che i finanziamenti concessi dalle banche in virtù delle garanzie emesse possano mediamente rappresentare l’80/85% delle spese per investimento – esemplifica l’assessore – si può ipotizzare che lo strumento possa attivare, al netto di possibili riutilizzi di risorse non escusse, un complesso di investimenti quantificabile intorno ai 110-120 milioni. Una vera boccata d’ossigeno per il credito al settore primario, che potrà rappresentare un importante impulso agli investimenti proprio nel momento in cui l’agroalimentare sta dimostrando tutte le proprie potenzialità di crescita e di apporto all’espansione del PIL regionale”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Siccità estate 2017, la situazione in Veneto

Acqua, nella siccitosa estate 2017 in Veneto, l’emergenza è su Adige e Po.

Le portate dell’Adige, a Boara Pisani, sono sui 80 mc/s, il livello idrometrico invece è pari a -3,75 m (ore 9:30). È importante ricordare che sotto ai -3,50 metri la barriera anti intrusione del cuneo salino va in crisi. La portata del Po, a Pontelagoscuro, è invece di 551 mc/s, con un livello idrometrico pari a -6,23 m (ore 10:00). Anche per il Po i livelli sono preoccupanti. Questo ha comportato la chiusura di tutte le derivazioni nel tratto compromesso dal sale, che ha risalito la corrente dei fiumi per circa 10 km. E’ una situazione che perdura ormai da aprile e solo una portata d’acqua importante può lavare via il sale che finora ha risalito il fiume, con le relative conseguenze per l’agricoltura e gli impianti idropotabili. Per fare un paragone, lo scorso luglio la portata media del fiume era intorno ai 600 metri cubi al secondo. Non ci sono allarmismi per l’area della Piave. Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto rassicura: “Bacini montani al 95% del volume invasabile. Situazione sotto controllo”.

Per quanto riguarda il Brenta, il Consorzio di bonifica Bacchiglione ha adottato diverse misure straordinarie, come pompe d’emergenza sul Novissimo, accordi con il Genio Civile per la regolazione delle paratoie che scaricano in laguna e sfalci straordinari per migliorare il deflusso d’acqua. Il Consorzio Brenta, inoltre, da anni segnala alle superiori Autorità la necessità di finanziare interventi di trasformazione pluvirrigua e di rimpinguamento delle falde, per l’attuazione dei quali si è già attivato con la predisposizione di appositi progetti. Sul canale Leb la portata concessa è di 32 metri cubi di acqua, derivata totalmente per l’irrigazione. La richiesta d’acqua è massima.

Le variazioni climatiche obbligano i politici ai fatti. Afferma al proposito Coldiretti Veneto: “Non è più derogabile il varo di un piano infrastrutturale nè si può far affidamento ai fondi nazionali oramai insufficienti e tardivi. La Regione Veneto deve intraprendere azioni per individuare le zone critiche, agire sulla politica integrata dei finanziamenti coinvolgendo tutte le risorse economiche possibili, sbloccare quanto già previsto sul Programma di Sviluppo Rurale per il risparmio del bilancio idrico nelle aziende agricole. Nel complesso questa operazione non ha tempi lunghi perché sostenuta dai Consorzi di Bonifica, partner progettuali per 146 milioni di euro. E’ ora di prendere atto che le variazioni climatiche obbligano anche i politici ai fatti”.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto/Coldiretti Veneto

30 giugno 2017, da oggi aperti i termini per i nuovi bandi del Psr Veneto dedicati a diversificazione e settore forestale

La Giunta Regionale, con l’approvazione della deliberazione n. 989 ha disposto l’apertura dei termini per la presentazione delle domande di aiuto per sei diversi tipi d’intervento nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020.

Il provvedimento stanzia complessivamente 25,8 milioni di euro. L’approvazione definitiva da parte della Giunta è arrivata a seguito del parere positivo espresso negli scorsi giorni dalla Terza Commissione del Consiglio Regionale. I tempi previsti per la presentazione delle domande di sostegno sono di 60 o di 90 giorni a partire da venerdì 30 giugno, data di pubblicazione sul Bollettino ufficiale regionale. “I bandi, cofinanziati dall’Unione europea, dallo Stato italiano e dalla Regione Veneto – ricorda l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan – mirano a favorire la diversificazione delle attività agricole, la diffusione di attività extra-agricole e lo sviluppo del settore forestale”.

Diversificazione delle imprese agricole. Il bando sosterrà investimenti finalizzati alla diversificazione delle imprese agricole, finanziando attività legate all’agricoltura sociale, all’ospitalità agrituristica, alla trasformazione dei prodotti, alla cura dell’ambiente e alla produzione energetica da fonti rinnovabili. Destinatari del bando sono gli imprenditori agricoli, che potranno contare su un sostegno complessivo di 13 milioni di euro. Il tipo d’intervento contribuisce sia al miglioramento delle prestazioni economiche delle imprese, sia alla diffusione delle energie rinnovabili. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Sviluppo attività extra-agricole. Il bando sostiene gli investimenti finalizzati alla creazione di nuova occupazione e alla crescita economica e sociale del territorio rurale, attraverso lo sviluppo di attività extra-agricole, sia produttive che di servizio. A beneficiare dei finanziamenti saranno microimprese, piccole imprese e persone fisiche. Il bando attiverà complessivamente 6 milioni di euro, che contribuiranno all’obiettivo europeo di sviluppo rurale di diversificazione e sviluppo delle piccole imprese. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Investimenti forestali. Per gli investimenti in tecnologie forestali e nella trasformazione, mobilitazione e commercializzazione dei prodotti forestali sono stati stanziati 3,5 milioni di euro. A essere interessati al sostegno sono sia le micro, piccole e medie imprese forestali, sia i Comuni e i soggetti privati che gestiscono aree forestali. Potranno essere finanziati, ad esempio, l’acquisto di attrezzature e macchinari e la realizzazione o ammodernamento di strutture legate ai prodotti forestali. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Risanamento e calamità naturali. Il bando attiverà 2,5 milioni di euro a favore del risanamento e ripristino delle foreste danneggiate da calamità naturali. A beneficiare degli aiuti saranno soggetti sia pubblici che privati, proprietari o gestori di aree forestali. Gli investimenti vanno dal ripristino del potenziale forestale, alla stabilizzazione delle aree colpite da fenomeni di dissesto idrogeologico. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Interventi di imboschimento. È previsto anche il finanziamento per interventi di imboschimento di terreni agricoli e non agricoli. Si tratta di investimenti per l’imboschimento permanente o temporaneo, attraverso l’impianto di pioppeti, di terreni agricoli e non agricoli, destinato a soggetti pubblici e privati possessori o gestori di terreni. Le risorse a bando ammonteranno a 600 mila euro. Termine per la presentazione delle domande: 60 giorni.

Sistemi silvopastorali e impianti arborati. Ulteriori 250 mila euro andranno invece a finanziare l’impianto di seminativi arborati. Beneficiari dell’intervento saranno Comuni e soggetti privati, proprietari o gestori di terreni agricoli e forestali. Termine per la presentazione delle domande: 60 giorni.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Agroalimentare Veneto, nel 2016 vale 5,7 miliardi di euro

Vale 5,7 miliardi di euro l’agricoltura veneta nel 2016 che, complessivamente, ha mostrato segnali di stabilità rispetto al 2015 (+0,3%). Vanno fatti però dei distinguo. Alle performance da record del settore vitivinicolo, trainato dal “fenomeno” Prosecco (+22% in valore e +21% in quantità) si contrappone l’arretramento degli allevamenti, per i prezzi in picchiata del latte (-7,4%) e degli avicoli (-7,5%). Con queste parole il direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, ha introdotta presentazione della congiuntura del settore agroalimentare veneto, ovvero la fotografia dell’andamento del settore lo scorso anno, svoltasi mercoledì 28 giugno scorso, a Legnaro (PD). Anche nel comparto degli ortofrutticoli si segnala lo stesso andamento in chiaroscuro: alcune produzioni hanno registrato ottime performance mentre altre, al contrario, hanno subito dei cali anche non indifferenti. La presentazione nel dettaglio durante l’evento è stata a cura della responsabile dell’Osservatorio economico dell’Agenzia, Alessandra Liviero.

Cereali e colture industriali. Il comparto è stato fortemente condizionato dall’andamento climatico stagionale. L’eccessiva piovosità primaverile 2016 ha penalizzato infatti il frumento duro e l’orzo, che hanno registrato rese inferiori agli standard. Al contrario, la buona stagione estiva è stata come una manna per il mais, la soia e la barbabietola da zucchero, che hanno avuto delle buone rese. Va però sottolineato che il mais ha visto ridursi ulteriormente le superfici coltivate, scese a circa 170.000 ettari. Buona la produzione di girasole, colza e riso.

Colture ortofrutticole. Le superfici investite a orticole sono aumentate a circa 27.500 ha (+5%) di cui il 75% è rappresentato da ortaggi in piena aria (20.100 ha, +2,1%). In aumento anche le patate (2.700 ha, +4%) e soprattutto le orticole in serra (4.200 ha, +21%). Bene il valore complessivo della produzione (622 mio/€, +2,7%). Circa le colture legnose, queste occupano una superficie di 100.900 ha (‐2,8%) di cui il 76% è rappresentato da vigneto e il 24% da olivo (5.000 ha) e da colture frutticole (18.900 ettari). Il valore di questa produzione ha raggiunto 1,3 miliardi di euro (+7,5%) di cui il 77% è dovuto alla viticoltura.

Vitivinicoltura. La vendemmia 2016 è stata abbondante, arrivando a 13 mio/q.li di uva (+2,6%), pari a 10,1 mio/h.li di vino (+10,1%). La superficie del vigneto veneto è cresciuta a 87.183 ettari. Il prezzo medio delle uve è salito a 0,68 €/kg (+5,5%). Ancora in crescita le esportazioni di vino veneto che nel 2016 hanno sfondato il tetto dei 2 miliardi di euro (+9%), sempre più trainate dall’esplosione del Prosecco sui mercati internazionali.

Zootecnia. Il 2016 registra prezzi bassi e una stagnazione dei consumi. Cresce la produzione di latte (+1,6%), ma i prezzi alla stalla crollano (‐7,4%) con conseguente calo del valore produttivo (‐7,3%). Calano anche i consumi di latte e formaggi, tiene lo yoghurt. La produzione di carne bovina è calata leggermente (‐0,7%). I consumatori acquistano meno carne ma quando lo fanno preferiscono la carne italiana, e questo è un buon segnale. Aumenta invece la produzione di carne suina (valore +4,1%, quantità +3%) che da una parte deve fare i conti con il calo dei consumi interni ma dall’altra ha visto crescere l’export: prosciutti cotti +13,8%; prosciutti con osso +11,1%; salsicce e salami stagionati +9,5%. Bene la produzione veneta di carne avicola (polli, galline, tacchini +6,7%) ma male i prezzi che trascinano giù il valore della produzione (‐7,5%). Stagnanti i consumi.

Pesca e acquacoltura. Comparto ittico in chiaroscuro: cresce la flotta peschereccia (+0,3%) come pure il numero delle imprese (+1,4%); cala però la produzione sbarcata dalle locali marinerie e conferita nei 6 mercati ittici regionali (-15,5%). Sale il fatturato (+5,1%).

Industria alimentare. Il numero di “industrie alimentari, delle bevande e del tabacco” è stato pari a 3.677 (-1,2%), calano anche le altre imprese manifatturiere (-1,5%). Di segno positivo invece le variazioni dei principali indicatori congiunturali: produzione (+2,7%), fatturato (+2 %), domanda interna (+2,2%) e ordinativi esteri (+4,3%).

Import/Export. La bilancia commerciale agroalimentare veneta segna anche nel 2016 un saldo negativo, pari a 215 milioni di euro. Va detto però che il deficit è diminuito del 56% rispetto al 2015, grazie soprattutto all’incremento delle esportazioni (6,3 mld di €, +7%), che aumentano più delle importazioni (6,5 mld di €, +2,1%). Ottime performance arrivano dalle esportazioni di bevande (vino in particolare), carne lavorata e conservata, prodotti di colture agricole permanenti e non permanenti. Relativamente alle importazioni, in aumento soprattutto quelle di pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati (+16,4%) e di prodotti di colture agricole non permanenti (+15,2%). Aumenti a due cifre anche per i prodotti di colture permanenti (+11,5%) e i prodotti da forno e farinacei (+11%), mentre sono in calo le importazioni di tabacco (‐22%), di prodotti delle industrie lattiero‐casearie (‐8,9%), di oli e grassi vegetali e animali (‐8,6%) e di carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne (‐7%).

Imprese e occupazione. In calo il numero delle imprese agricole iscritte al Registro delle Imprese delle CCIAA del Veneto (64.108, -1,3%), trend che continua dal 2007. Il dato va però analizzato in dettaglio: risultano in crescita infatti sia le “società di capitali” (+2,8%) che le “società di persone” (+3,9%), che le “altre forme” di impresa (+1,3%), mentre prosegue il calo delle “ditte individuali” (‐2,3%), che tuttavia costituiscono la maggioranza delle aziende agricole venete (83%). Cresce il numero degli occupati (+16,1%) per un totale di 72.627 addetti.

Come sta andando il 2017? “Le prime stime indicano una contrazione degli investimenti nei cereali a paglia: in flessione soprattutto gli ettari coltivati a frumento tenero (-14%) e duro (-35%), mentre tiene l’orzo. In ulteriore riduzioni anche le superfici coltivate a mais che, secondo le dichiarazioni di semina raccolte presso gli operatori, dovrebbero scendere a circa 160 mila ettari (-5%), a vantaggio della soia, prevista in crescita a oltre 150 mila ettari (+13%); stabile la barbabietola da zucchero, per la quale l’annata si presenta comunque buona dal punto di vista agronomico. Difficoltà per alcune orticole (in particolare melone) e frutticole (melo e kiwi), colpite dalle gelate tardive di aprile; mentre asparago e fragola (quest’ultima in sofferenza per le gelate invernali) sono state penalizzate dalle temperature sopra la norma di fine inverno/inizio primavera che ha accavallato i cicli produttivi con quelli di altre zone del sud Italia, con conseguenti prezzi in calo.

Andamento di mercato. Il calo delle quotazioni sembra essere un aspetto critico di questa prima parte dell’anno anche per altre colture, come le ciliegie e le pesche/nettarine.  Qualche difficoltà da gelate tardive anche per la vite, che comunque sembra aver recuperato meglio di altre colture. Positivi i primi mesi del 2017 per il latte, con prezzi in recupero rispetto al 2016, mentre le carni (sia bovine che suine e avicole) hanno avuto una partenza in salita: si segnala in particolare l’aumento dei costi di produzione che potrebbero ripercuotersi sulla redditività aziendale.”Al seguente link è possibile scaricare il Rapporto congiunturale 2016.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

 

Cina riconosce e protegge Asiago Dop

Entro la fine del 2017, Asiago Dop otterrà il pieno riconoscimento e la protezione in Cina. E’ questo l’importante risultato raggiunto nei giorni scorsi dal summit economico UE-Cina inserito nell’accordo bilaterale sulla cooperazione e la protezione delle indicazioni geografiche avviato fin dal 2010. Il primo passo di questo processo è la pubblicazione formale degli elenchi dei 100 prodotti italiani e 100 cinesi che verranno protetti una volta entrato in vigore l’accordo.

Le importazioni lattiero casearie da parte della Cina sono in costante crescita. Nel 2016, hanno toccato quota 2,28 milioni di tonnellate, con un aumento del 20% in volume rispetto all’anno precedente. Sul fronte dei consumi, l’import cinese di formaggi cresce del 18% fra gennaio e aprile 2017, mentre l’export dei formaggi italiani è aumentato del 35% (dati CLAL.it). Un mercato agroalimentare, quello cinese, tra i più grandi del mondo e in continua crescita, sostenuto dall’interesse di una classe media vicina ai prodotti alimentari europei, spesso apprezzati durante i viaggi internazionali e dove l’antica tradizione di indicazioni geografiche, molte delle quali sconosciute ai consumatori europei, ha costituto un terreno comune e favorito il dialogo e il confronto sul reciproco riconoscimento delle tipicità.

Strumento di protezione e riconoscimento. «Rivendichiamo il successo del ruolo del Consorzio di Tutela Formaggio Asiago e di tutto il sistema di tutela italiano che ha visto riconoscere l’impegno pluriennale in Cina. Oggi siamo a celebrare l’importanza degli accordi bilaterali come strumento di protezione e di riconoscimento del valore economico, sociale e culturale delle DOP e la piena applicazione del Regolamento UE 1151/2012, in base al quale la protezione delle Indicazioni Geografiche è uno strumento per proteggere “il patrimonio culturale e gastronomico vivo” dell’UE”, ha affermato Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Tutela Formaggio Asiago

 

Aziende agricole, Regione Veneto finanzia il loro credito a breve, priorità alle imprese zootecniche

San Patrignano, la nascita di un vitellino

La Giunta regionale del Veneto ha approvato l’aiuto per prestiti a breve termine contratti dalle imprese agricole. La posta a bilancio ammonta a 530.000 euro, destinati ad abbattere gli interessi per prestiti fino a 12 mesi contratti per sostenere le spese anticipate per il completamento del ciclo produttivo-colturale fino alla vendita dei prodotti.

Definizione importi. Al fine di facilitare la presentazione delle domanda e garantirne velocità di gestione, l’importo massimo del prestito per cui può essere riconosciuta l’agevolazione è determinato in modo forfetario sulla base della tipologia di produzione e delle unità di produzione (superficie agraria o animali allevati) dell’azienda agricola. Il contributo massimo è calcolato al tasso di riferimento per il credito di esercizio fino a dodici mesi in vigore alla data del 1 marzo 2017 incrementato, al massimo, di 0,5 punti percentuali, e fino ad un massimo di 2.500 euro, che è il massimo possibile per la tipologia di aiuto ‘de minimis’.

Priorità alle aziende zootecniche. “I fondi non sono molti – spiega l’assessore regionale all’agricoltura – per cui sono state definite alcune priorità, con precedenza per le aziende zootecniche bovine da latte e carne che stanno scontando situazioni congiunturali difficili sul mercato internazionale per squilibri tra l’offerta e la domanda a livello mondiale. Le misure disponibili nell’ambito del regolamento (UE) n. 1308/2013 risultano insufficienti per ovviare a una situazione di ulteriore calo dei prezzi e di aggravamento delle perturbazioni del mercato; risulta importante, pertanto, individuare interventi complementari finalizzati ad aiutare gli imprenditori zootecnici a fronteggiare le criticità determinate dalle perturbazioni di mercato che hanno gravemente indebolito la loro redditività e liquidità”.

Modalità. Le domande dovranno essere presentate ad Avepa entro 30 giorni dalla data di pubblicazione della deliberazione sul BUR, accompagnate dal contratto di prestito stipulato con la banca o dalla lettera di disponibilità dell’Istituto bancario a concedere il prestito.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto