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Dal 9 marzo 2017, sette incontri in Veneto per conoscere meglio l’olio extra vergine d’oliva

olio-evo-coldirettiIl Veneto si conferma in controtendenza rispetto alla media nazionale della produzione di olio, che ha registrato un crollo del 30 al 40%. A livello regionale, l’incremento ha raggiunto punte del 30% stimando comunque una media di aumento pari al 10% in più su tutto il territorio.

Frodi alimentari. Se le disposizioni legislative e i controlli serrati delle forze dell’ordine impegnate quotidianamente contro i furbetti proteggono maggiormente il cittadino dall’acquisto di confezioni tarocche, non è mai abbastanza l’impegno sulle frodi alimentari sempre dietro l’angolo. La truffa più scandalosa è quella dell’aggiunta di clorofilla nell’importazioni di olio vario di semi, episodi noti all’opinione pubblica per pagine intere su sequestri di partite contraffatte. Ad aumentare la confusione anche i “falsi miti” quelli delle credenze popolari. Su questo non sono mancate le sottolineature di Moreno Morello, inviato di Striscia la notizia, sempre in prima linea con il fiuto del segugio per denunce e servizi di utilità collettiva. Con alcune domande ai presenti su presunte convinzioni o meno ha evidenziato dubbi e perplessità sulla conoscenza effettiva del vasto mondo oleario.

Sette incontri per conoscere meglio l’olio Evo. Nasce da questa riflessione il progetto “Olio d’oliva, questo conosciuto” presentato giovedì 23 febbraio scorso a Palazzo Balbi a Venezia. Pensato dall’assessorato allo sviluppo economico e realizzato su finanziamento ministeriale dove Coldiretti, con tutte le sue articolazioni Donne e Giovani Impresa, agriturismi di Terranostra, consorzi dei mercati di Campagna Amica, si schiera a fianco di Federconsumatori con la collaborazione di Aipo, per organizzare almeno sette incontri di carattere provinciale presso le proprie sedi al fine di divulgare gli elementi base di questa tipicità blasonata con varie Dop (del Garda, Veneto Valpolicella, Veneto Euganei Berici, Veneto del Grappa). “Giovanna Capuzzo, numero uno di Federconsumatori Veneto ha spiegato come si svolgeranno gli incontri: “Durante la lezione sarà svelato l’abc della spesa consapevole: il prezzo di un litro di olio d’oliva extra vergine, la differenze di costo, cos’è la sansa o l’olio lampante, l’obbligo dell’etichetta e le eventuali parole scritte in piccolo, l’inganno in agguato sull’origine e soprattutto una volta comprato colore, aspetto, gusto, abbinamenti e impiego in cucina e..perchè no anche per la bellezza”.

Calendario incontri. Dalle ore 18.00 alle ore 21.00, nelle sedi provinciali Coldiretti: giovedi 9 marzo, Mestre (VE), via Torino, 180; giovedi 16 marzo, Padova, via della Croce Rossa, 32; giovedi  23 marzo, Belluno, via del Boscon, 15 Salce; giovedi 30 marzo, Verona, viale del Lavoro, 52; giovedi 20 aprile, Treviso, via Sante Biasuzzi, 20 Paese; giovedi 27 aprile, Vicenza, via L.Lazzaro Zamenhof, 697; giovedi 04 maggio,  Rovigo, via A.Mario, 19.

Produzione sale, non altrettanto il consumo. Con 7 mila olivicoltori che lavorano 5mila ettari di olivi distribuiti tra le province di Verona, Padova, Vicenza e Treviso pari ad un raccolto di quasi 21mila quintali, gli olivicoltori del nord possono ironicamente “far le scarpe” ai colleghi del sud dove la vocazione a questa coltura è più radicata e storica. “Merito di una grande preparazione tecnica e dell’alta specializzazione degli operatori – conferma Albino Pezzini, presidente dell’Associazione Interregionale dei produttori olivicoli (Aipo)– favoriti da un andamento climatico che porta temperature miti in altura,  ma anche grazie ad un pizzico di fortuna in quanto le nostre piante sono state risparmiate da malattie che hanno segnato duramente alcune regioni del sud d’Italia”. “A questo sforzo imprenditoriale dovrebbe corrispondere un consumo di olio d’oliva pertinente – sostengono Franca Castellani, responsabile di Donne Impresa e Alex Vantini, delegato Giovani Coldiretti – invece dobbiamo fare i conti con un timido approccio nei confronti di questa bontà: lo provano i dati che rivelano come nelle città più turistiche non ci sia questa grande attenzione all’oro verde. Possiamo certo comprendere se gli amici rodigini e soprattutto i bellunesi, legati più al burro che all’olio d’oliva, non brillino nella classifica dei consumatori, facciamoci però qualche domanda piuttosto sulla promozione presso la ristorazione collettiva, la grande distribuzione  e altri canali presi in considerazione dalle indagini interne”.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Dolci delle feste, la verità sui galani al forno

galani-confartigianatoLa qualità e la corretta informazione sono elementi scontati nella borsa della spesa. E’ una fiducia ben riposta? Non sempre, soprattutto in periodo di feste, quando maggiore si fa l’attenzione verso i prodotti tradizionali delle feste come quelli legati al Carnevale. E’ il parere di Christian Malinverni e Oliviero Olivieri, rispettivamente presidente regionale degli alimentaristi e dei pasticceri di Confartigianato.

Light, ma in verità…I prodotti alimentari tipici, i dolci tradizionali e delle feste, sono da qualche anno molto richiesti dai consumatori. Con l’aumentare della richiesta di tipicità e cresciuta di conseguenza la produzione e la commercializzazione di prodotti industriali che, richiamando nel nome, nella forma o nella confezione il prodotto imitato, ingannano il consumatore. Esempio tipico di informazione non corretta, e di attualità in questi giorni di carnevale, è il galano cotto al forno. Da qualche anno infatti, accanto al galano tradizionale viene offerto, nei banchi di negozi di alimentari e supermercati, il cosiddetto galano al forno. Che, sostiene qualcuno, è più leggero di quello tradizionale, perché è cotto al forno, anziché essere fritto. “Ma questo non è vero –spiegano i presidenti Malinverni ed Olivieri- Anche il galano al forno viene prima fritto nell’olio, solo che la cottura viene poi completata al forno. Millantano che sia meno grasso, ma non lo è affatto”.

Prodotto non tutelato. Già, il galano –consultare un qualsiasi libro di cucina, ma anche un buon dizionario della lingua italiana- viene fritto. Quello al forno, dunque, è un galano “sui generis”: “Il fatto è che del galano al forno si è impadronita l’industria, che ne produce grandi quantitativi, mentre quello tradizionale, che noi difendiamo, è prodotto soprattutto da pasticcerie e forni –spiega Olivieri- Purtroppo, ognuno è libero di fare ciò che vuole, perché di fatto il galano non è tutelato. E’ inserito in un elenco di alcune centinaia di prodotti agro alimentari tradizionali della regione Veneto, ma senza che sia disciplinato il modo di produrlo, senza che vi sia una ricetta precisa. Così però, si rischia di rovinare una tradizione e un mercato, perciò noi siamo contrari. Nel galano tradizionale, ad esempio, l’olio è un elemento produttivo essenziale, perché deve essere di ottima qualità, deve essere cambiato spesso, deve avere la giusta temperatura: e i dolci acquistano il giusto colore, la giusta consistenza”.

Tra i dolci di Carnevale, il galano è sicuramente il principe. Assieme alla frittella. Leggero, croccante e sottile il primo; panciuta, (relativamente) pesante e soffice la seconda. Sui banchi di fornai e pasticceri appaiono qualche settimana prima del giovedì grasso, per eclissarsi con l’arrivo della Quaresima. Dolci tradizionali, semplici entrambi, che per esser fatti richiedono una buona esperienza, ma soprattutto tanta attenzione e manualità: tant’è che in molte famiglie si fanno ancora in casa, artigianalmente, per l’autoconsumo. In conclusione Malinverni lancia il consueto appello ai consumatori: “In un momento come il Carnevale, crediamo sia giusto affidarsi alla tradizione e alla qualità che possono garantire i nostri straordinari artigiani dell’alimentazione e della ristorazione”. “Anche un solo acquisto di questo genere – chiude il presidente Malinverni- è un “piccolo valore” che può contribuire a dare ulteriore forza a un comparto che è tra i pochi a resistere alla crisi garantendo occupazione e lavoro a decine di migliaia di lavoratori”.

Galani di Carnevale: la ricetta. Ingredienti: 500g di farina; 2 rossi d’uovo; 1 uovo intero; 30g di burro; un pizzico di sale; una cucchiaiata di zucchero vanigliato; un bicchiere di rosoli (o vino bianco); olio (o strutto) per friggere q.b.; zucchero a velo q.b. Procedimento: mescolate tutti gli ingredienti e lasciate riposare la pasta un’ora. Tiratela molto sottile e ritagliate con la rotellina scanellata di nastri, lunghi o corti, a piacere. Friggeteli in abbondante olio bollente (o strutto), appena avranno preso una colorazione dorata sgocciolateli su una carta che assorba l’unto e spolverizzateli di zucchero a velo. Serviteli freddi.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Veneto

22 febbraio 2017, a Canda (RO) si parla di produzione agricola nutroceutica

farroorzoMercoledì 22 febbraio, a partire dalle 17, a Canda (RO), in via Marconi 2625/301 (uscita Transpolesana), la cooperativa Villa Nani ha organizzato un incontro tecnico dal titolo “Agricoltura punto zero/La capacità di rinnovarsi nel mondo agricolo”, in cui si parlerà di colture alternative nel nuovo trend della produzione agricola nutroceutica, cioè di alimenti con principi nutrienti benefici sulla salute e di programmazione dei secondi raccolti.

Farro e orzo, mix “regale”. Il risparmio di energia, di acqua, di ambiente, di impiego di mezzi tecnici e di lavorazioni sembra la nuova frontiera dell’agricoltura “punto zero”. “Il mercato richiede sempre più prodotti con valori nutrizionali importanti – spiega Federico Pasqualini di Villa Nani – e questo ci dirige verso il recupero di coltivazioni storiche per il Polesine, come oleaginose e legumi, che contengono proteine vegetali sostitutive della carne i cui consumi vanno calando, i cereali antichi, come il farro o il miglio e tanto biologico. In questo scenario, Villa Nani cerca di ritagliare addosso alle aziende agricole nuove opportunità di colture che solo apparentemente sembrano meno redditizie, di grande valore ambientale e nutrizionale, sempre più sostenibili”. “In quest’ottica – continua Pasqualini – presentiamo il nostro primo prodotto trasformato, interamente made in Polesine, che è la nuova Mix Regina, una farina di farro di altissima qualità, ricavata dal cereale macinato a pietra, al quale viene aggiunta farina d’orzo, per migliorare la lievitazione. Il risultato è una farina più digeribile, con importante valore nutrizionale, ottima per la panificazione ed anche per la pastificazione”.

Incontro tecnico ed esposizione macchine agricole nuove ed usate. Oltre alla filiera del farro, la società cooperativa Villa Nani, sempre nell’ottica del servizio alle aziende agricole e nell’ottica della convenienza economica, ha implementato in modo significativo la vendita della macchine agricole, con l’apertura della nuova agenzia di Canda, dove si svolgerà l’incontro tecnico. “Un capannone per lo stoccaggio – spiega il presidente di Villa Nani, Damiano Giacometti, che ha curato personalmente questa iniziativa – ed un’importante esposizione e vendita di macchine ed attrezzature agricole, nuove ed usate. Un ulteriore servizio fornito dagli agricoltori, perché siamo una cooperativa agricola, per altri agricoltori soci e non soci, nell’ottica di ridurre i costi del mercato tradizionale. Questi nuovi settori della nostra attività, le macchine e la trasformazione del cereale in farina, sono obiettivi raggiunti ed insieme nuovi punti di partenza per la nostra cooperativa – conclude Giacometti – che vuole essere sempre più propositiva per il territorio e per la nostra agricoltura”.

Fonte: Servizio Stampa Cooperativa Villa Nani

Radicchio di Chioggia Igp, in crescita la domanda dopo le gelate invernali, buone le prospettive per il radicchio precoce primaverile

Giuseppe Boscolo Palo con Radicchio ChioggiaInizia oggi fino a venerdì 10 febbraio a Berlino Fruit Logistica,  uno dei principali appuntamenti di riferimento per il settore ortofrutticolo internazionale. Quest’anno la presenza italiana è ulteriormente ampliata, con la partecipazione di oltre 500 aziende nazionali, il 13% in più rispetto al 2016, confermando ancora l’Italia al primo posto tra i Paesi espositori, seguita a distanza da Spagna, Olanda, Germania e Francia.

Gelate, non tutto il male vien per nuocere. In fiera, nello stand Regione Veneto (C-09), nella Hall 2.2., dove è concentrata gran parte della presenza italiana, ci sarà anche quest’anno il Consorzio di Tutela Radicchio di Chioggia Igp. “La presenza a Berlino – spiega il presidente del consorzio, Giuseppe Boscolo Palo, socio Argav, fa parte del progetto di promozione cofinanziato dalla Regione Veneto nell’ambito del PSR 2014-2020 in associazione con i Consorzi dell’Insalata di Lusia e dell’Aglio Polesano. Le gelate invernali che hanno falcidiato le colture orticole, in particolare quelle a foglia, stanno creando un forte incremento della richiesta di radicchio soprattutto da parte delle aziende della cosiddetta IV gamma, che provvedono ad aumentare fino anche a raddoppiare la quantità di radicchio in ciascuna busta per sopperire al diminuito apporto di insalate. Questo ha fatto lievitare fino ad un euro al chilo le quotazioni del nostro radicchio, ma, avendo subito anche quello coltivato nei nostri territori un calo produttivo mediamente del 30%, per i nostri produttori ciò non si traduce automaticamente in un maggior guadagno, anche perché nel periodo pre-gelate le quotazioni sono state abbondantemente sotto il costo di produzione, che è poco meno di 50 centesimi al chilo su una resa di circa 220 quintali ad ettaro.

Radicchio precoce di aprile, buone le prospettive. “Fortunatamente – conclude il presidente del Consorzio – fra una quindicina di giorni, almeno in Veneto se non in tutta Italia, dovrebbe concludersi la raccolta del radicchio tondo e del Chioggia Igp. Ci sarà quindi un vuoto di produzione di quasi due mesi, che – restando sostenuta la domanda almeno per la IV gamma – provocherà un rapido esaurimento delle scorte frigo conservate, che perciò una volta tanto non si sovrapporranno alla produzione del nuovo raccolto primaverile. Questo fa ben sperare in prezzi soddisfacenti e remunerativi, almeno per il radicchio precoce di aprile, che ha i più alti costi di produzione (70 centesimi al chilo) e che per quest’anno non subirà la concorrenza del prodotto tardivo frigo conservato”.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Radicchio di Chioggia Igp

Banca delle Terra, migliaia di ettari ai giovani agricoltori, passi avanti

agricoltura“Sono passati due anni e mezzo dalla nostra manifestazione a Venezia per chiedere di destinare ai giovani agricoltori le migliaia di ettari di terreno agricolo incolto o confiscato in Veneto. Grazie alla nostra mobilitazione siamo arrivati alla legge sulla “Banca della terra” in tempi rapidi ma per le norme attuative abbiamo dovuto attendere un bel po’. Adesso finalmente qualcosa si muove e ci auguriamo che sia il segnale di un concreto cambio di passo”. Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova, commenta così la recente approvazione dal parte della giunta regionale del Veneto delle disposizioni per l’assegnazione dei terreni previsti in Veneto dalla “Banca della terra”.

La legge c’era già dal 2014 ma mancavano le delibere attuative. Ora un passo avanti significativo con con il provvedimento che stabilisce i criteri per l’assegnazione dei terreni. «Ovviamente vengono privilegiati i giovani imprenditori agricoli – aggiunge Miotto – come prevede lo spirito della legge e come è giusto per costruire un futuro per la nostra agricoltura. Le giovani imprese infatti non possono competere con le grandi disponibilità economiche di aziende ben strutturate, ma in cambio offrono l’intraprendenza e prospettive occupazionali di lungo termine. Inoltre questo provvedimento consente di evitare le speculazioni sui terreni e calmierare i prezzi degli affitti o delle compravendite. Nella nostra provincia stimiamo che siano almeno 3 mila gli ettari potenzialmente liberi, concentrati per lo più nella Bassa Padovana. Siamo pronti a ridare fertilità a questi campi, adesso aspettiamo i fatti”.

Secondo i dati del censimento 2010, in Veneto circa il 2% degli 811 mila ettari di superficie coltivabile non è messo a frutto: sono proprietà di enti pubblici (135), di regole o vicinanze, o di privati che non hanno una specifica vocazione agricola. Coldiretti ha calcolato che in Veneto sono almeno 15mila gli ettari da mettere a disposizione degli agricoltori, con la possibilità di dare lavoro a circa 3mila persone. La legge prevede di assegnare ad Avepa, tramite censimento effettuato dai Comuni, la gestione dell’inventario dei terreni a destinazione agricola che sono lasciati incolti o abbandonati da parte di proprietari pubblici o privati. Nella lista vanno inseriti anche i terreni confiscati alla criminalità organizzata. Una volta fatto il censimento, i Comuni “avvisano” i proprietari che il loro terreno sta per essere messo in palio perché sia affidato a un’ impresa agricola: se non ci sono opposizioni legalmente sostenibili, e una volta data risposta formale a eventuali osservazioni presentate, si procede.

L’assegnazione dei terreni avviene attraverso bandi ad evidenza pubblica disposti dalla Giunta regionale. Quindi Avepa seguirà la gestione delle domande e delle assegnazioni. Per ciascun lotto di terreno deve essere stabilito un canone annuo, che va pagato in un’ unica soluzione (riferito al valore agricolo medio) e viene stabilito dalla Commissione provinciale espropri. Per partecipare al bando si dovrà presentare un “piano colturale“. Il punteggio per l’assegnazione prevede di favorire i giovani agricoltori, i progetti di ampliamento aziendale, le cooperative agricole sociali e le aziende che hanno sede nello stesso Comune dove c’è il terreno messo in palio. L’assegnazione dura per 15 anni e l’attività di coltivazione va iniziata entro 12 mesi dall’assegnazione.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Produzione agricola veneta 2016, risultati altalenanti

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiL’agricoltura veneta nel 2016 vale 5,5 miliardi di euro. A tanto arrivano le stime sulla produzione lorda agricola dell’anno appena concluso che, sostanzialmente, non si discosta da quella del 2015 (-0,3%).

Luci e ombre. I dati, presentati ieri a Legnaro (PD) da Regione e Veneto Agricoltura, mostrano in linea generale che l’annata agraria 2016 ha registrato un aumento complessivo del 4,1% della quantità prodotta, con percentuali che variano dal 3,3% al 6,3% per i principali comparti. Su questo quadro positivo si innesta però l’andamento negativo dei mercati, ovvero prezzi generalmente più bassi, che in pratica hanno penalizzato il valore finale della produzione, in particolare di quella zootecnica e parzialmente delle colture erbacee. In leggero aumento invece il valore delle colture legnose, sostenuto soprattutto dai buoni risultati del settore vitivinicolo. “Analisi congiunturali come quella presentata rappresentano utili strumenti per gli imprenditori agroalimentare veneti, che così possono programmare meglio la propria attività e migliorare la redditività aziendale. L’attività dell’Agenzia Veneto Agricoltura, partita ufficialmente lo scorso 1° gennaio, punterà anche su queste tipologie di servizi, rivolti proprio al rafforzamento delle imprese”, ha dichiarato il direttore di Veneto Agricoltura Alberto Negro.

Colture estensive. Un andamento climatico sostanzialmente favorevole ha favorito le colture estensive estive, soprattutto mais e soia, che hanno incrementato la resa rispetto all’anno precedente. Il calo della superficie ha tuttavia determinato una flessione produttiva del mais a 1,7 milioni di tonnellate (-4%) e del riso (-7%), mentre la stabilità degli ettari a soia ha consentito un raccolto superiore del 3% rispetto al 2015. I cereali autunno-vernini hanno invece risentito dell’eccesiva piovosità di maggio e giugno che ha peggiorato la resa, ma l’aumento degli investimenti per queste colture – sempre più spesso utilizzate in alternativa al mais – ha determinato incrementi produttivi significativi: frumento tenero +8,5%, frumento duro +73% e orzo +35%. In calo la produzione della barbabietola da zucchero (-7%), penalizzata dalla contrazione della superficie, e del tabacco (-4%). In forte ripresa le colture bioenergetiche: triplicata la produzione di girasole, quasi raddoppiata quella di colza.

Colture orticole. Risultati altalenanti, a seconda della stagionalità, per le principali colture orticole: aumenta la produzione di patate (+10%), radicchio (+9%) e lattuga (+54%), cala invece la produzione di fragole (-11%). La superficie complessivamente investita a patate e ortaggi è aumentata del 5% rispetto al 2015, in particolare l’aumento interessa le piante da tubero che segnano un +15% e le coltivazioni in serra +21%.

Colture frutticole. Anche le colture frutticole mostrano dei risultati in chiaroscuro: cresce infatti del +7% la produzione di mele, in seguito a un incremento di superficie dedicata, e di kiwi (actinidia, +9%). Calano invece i raccolti di pere (-11%), pesche (-4%) e ciliegie (-2%). Dal punto di vista commerciale va segnalata la ripresa dei prezzi delle pesche dopo due annate negative (+37%); bene pere e ciliegie (rispettivamente +7% e + 10%), in calo le quotazioni di mele (-9%) e actinidia (-30%).

Vitivinicoltura. Il comparto inanella un’altra buona annata. La produzione di uva aumenta del 4% rispetto alla già abbondante vendemmia del 2015, raggiungendo la quantità record di 13 milioni di quintali dai quali si dovrebbero ottenere circa 10,1 milioni di ettolitri di vino. Questi importanti risultati devono comunque tener conto dell’aumento dell’8% di nuove superfici a vigneto. Anche i prezzi delle uve sono risultati generalmente in aumento (+5,5% in media), sospinti dalle note positive della vendemmia e dall’andamento crescente delle esportazioni (+8,8% in valore nei primi 9 mesi del 2016).

Zootecnia. Nel Veneto, la quantità di latte prodotta è salita a 1,14 milioni di tonnellate (+1,2%), ma il prezzo è calato mediamente dell’8%. La carne bovina ha subìto la contrazione dei consumi interni (-4,8% in quantità e -6,8% in valore), ma ha beneficiato di una maggiore attenzione del consumatore verso il prodotto nazionale, determinando un aumento delle macellazioni sia in numero di capi (+4,2%) che in peso morto (+2%). La difficile situazione dei mercati ha tuttavia influito sul calo dei prezzi mediamente dell’1-2%. Il comparto della carne suina sembra invece aver trovato nuovo impulso dall’apertura del mercato cinese, che ha consentito di alleggerire la pressione sui mercati europei. Le macellazioni sono aumentate del 5,2% per numero di capi e del 3,1% in peso, e anche in Veneto la produzione è aumentata di circa il 2% trainata da quotazioni di mercato mediamente in crescita dello 7,5%. All’incremento produttivo della carne avicola in regione (+7%) ha invece fatto riscontro un ribasso dei prezzi di mercato mediamente dell’11%, determinando un calo della redditività degli allevamenti.

Pesca. Dopo 15 anni di progressiva contrazione, la flotta peschereccia veneta torna a crescere leggermente (+0,3%) e così il numero di imprese dedite alla pesca (+1,2%). La produzione della pesca marittima relativa al primo semestre 2016 è stimata comunque in calo del 18,7%.

Imprese agricole e occupati. Ancora in calo il numero delle imprese agricole iscritte alle Camere di Commercio del Veneto, sceso nei primi nove mesi del 2016 a 64.524 unità, in flessione dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2015. Cala leggermente anche il numero di imprese dell’industria alimentare a 3.686 unità attive (-0,75%). In significativo aumento invece gli occupati in agricoltura, che nei primi tre trimestri del 2016 registrano un +18%, derivante dall’aumento del 12% degli occupati indipendenti e del 26% degli occupati dipendenti.

Commercio con l’estero. Notizie positive: il deficit della bilancia commerciale veneta dei prodotti agroalimentari relativa ai primi tre trimestri del 2016 risulta quasi dimezzato (-49,5%) rispetto allo stesso periodo del 2015, essendo sceso a 210 milioni di euro in seguito a un incremento delle importazioni (4,8 miliardi di euro, +1%) decisamente inferiore all’aumento delle esportazioni (4,6 miliardi di euro, +6,1%).

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Gelo, in campagna tutto sotto controllo, occhio alle speculazioni ingiustificate

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiL’agricoltura veneta registra qualche sofferenza, ma non lancia per ora nessun allarme, avvisa Coldiretti.

Il più attrezzato alle basse temperature è il radicchio, che col gelo si fa più croccante e aumenta in qualità. Grazie agli interventi degli agricoltori direttamente in campo con l’ausilio del tessuto non tessuto di protezione gli ortaggi  riescono a superare  il freddo di questi giorni. Riscaldati nelle serre broccoli, porri e lattuga e tutta l’insalatina della IV gamma, quella fresca lavata confezionata e pronta da mangiare.

Il consumatore deve stare attento alle speculazioni – ricorda Coldiretti – alcuni prodotti sono già stati raccolti da tempo come mele, pere e kiwi e non sono giustificabili rincari mentre rialzi alla produzione dovuti all’aumento dei costi energetici o alla scarsa reperibilità non possono essere un alibi”.  Diminuiscono i patogeni che sotto zero non hanno l’habitat ideale per attacchi alle piante. Nessun problema riscontrato per gli animali per i quali gli allevatori rispettano le regole del benessere assicurando salute e confort alle bestie nonostante il maltempo. Solo alcune difficoltà in alta montagna (Belluno e Vicenza) per il rifornimento di acqua per greggi e bovini in stalla: già scarsa causa la siccità ora ghiacciata. Nelle malghe, spesso localizzate nelle aree marginali, l’approvvigionamento di fieno è più difficile quanto anomalo potrebbe essere l’abbeveraggio se i tubi si ghiacciano.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Sviluppo rurale, sul Bur i nuovi bandi del Psr Veneto per 89 milioni di euro, domande entro gennaio o marzo 2017

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiLo scorso 27 dicembre nel Bollettino ufficiale della Regione Veneto sono stati pubblicati i nuovi bandi di finanziamento per lo sviluppo rurale del Veneto: 7 le misure a bando, per un totale di 15 tipi d’intervento e 89 milioni di euro di risorse complessivamente attivate. La Giunta Regionale ha così attivato alcune delle misure del Programma di sviluppo rurale 2014-2020, dopo il parere positivo espresso dalla Terza commissione del Consiglio  Regionale.

Gli ambiti finanziati. Sono: investimenti aziendali (40 milioni di euro, di cui 10 per le aziende delle zone montane), insediamento dei giovani agricoltori (15 milioni, di cui 3,7 per chi opera in zona montana), cooperazione per l’innovazione (12,5 milioni), formazione professionale e informazione (6 milioni), investimenti per aumentare la resilienza delle foreste (6 milioni), recupero e riqualificazione degli spazi aperti montani (4,5 milioni), interventi di conservazione e uso sostenibile delle risorse genetiche (2,5 milioni), promozione dei prodotti di qualità (1 milione). Tutti gli interventi sono cofinanziati dall’Unione Europea, attraverso il fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr), dallo Stato italiano e dalla Regione del Veneto.

I termini per presentare le domande d’aiuto all’organismo pagatore Avepa dipendono dalla tipologia di intervento e variano dai 30 ai 105 giorni a partire dalla data di pubblicazione nel Bur.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Veneto Agricoltura cambia ufficialmente veste, da azienda ad agenzia per l’innovazione nel settore primario

Alberto Negro Direttore Veneto AgricolturaCon l’inizio del 2017, si è attuata la legge n. 37 approvata dal Consiglio Regionale del Veneto il 28 novembre 2014 e l’ente Veneto Agricoltura è passato ufficialmente da Azienda regionale per i settori agricolo, forestale e agroalimentare ad Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario. A dirigerlo, Alberto Negro, nominato lo scorso 22 luglio, che ha ultimato il processo di liquidazione della vecchia Azienda.

Cosa è chiamata a fare l’Agenzia Veneto Agricoltura? La legge lo precisa: è un ente strumentale della Regione del Veneto, che svolgerà attività di supporto alla Giunta Regionale nell’ambito delle politiche che riguardano i settori agricolo, agroalimentare, forestale e della pesca. Inoltre si dovrà occupare di ricerca applicata e sperimentazione finalizzate al collaudo e alla diffusione delle innovazioni tecnologiche e organizzative volte a migliorare la competitività delle imprese e delle filiere produttive, la sostenibilità ambientale, nei comparti agricolo, agroalimentare, forestale e delle pesca. E anche diffusione, supporto e trasferimento al sistema produttivo delle innovazioni tecnologiche, organizzative, di processo e di prodotto, ivi compresi i processi di valorizzazione e certificazione della qualità, anche avvalendosi di strutture produttive private rappresentative delle diverse realtà produttive del territorio regionale; salvaguardia e tutela delle biodiversità vegetali e animali autoctone di interesse agrario, naturalistico e ittico nonché gestione del demanio forestale regionale.

Risorse economiche e umane rimangono le stesse. L’ente ha inoltre il ruolo di raccordo fra strutture di ricerca e attività didattiche e sperimentali degli istituti di indirizzo agrario, presenti sul territorio regionale, al fine di trasferire e testare la domanda di innovazione proveniente dagli operatori. All’Agenzia, la Giunta regionale potrà affidare l’attuazione di progetti (comunitari, statali, interregionali e regionali) in materia agricola, agroalimentare, forestale e della pesca. Un programma impegnativo che la nuova Agenzia dovrà realizzare con le risorse economiche e umane della vecchia Azienda.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Nato il gruppo birrai veneto di Confartigianato, a presiederlo un trevigiano

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da sx Ivan Borsato e Simone dal Cortivo

Il trevigiano Ivan Borsato è il primo presidente regionale del Gruppo Birrai di Confartigianato. Nel direttivo, eletti anche Simone dal Cortivo (Vicenza), nominato vice presidente, Luca Del Zot (Belluno) e Giovanni Feruglio (Venezia).

Chi è Borsato. Classe 1976 con due figli, opera nel settore dal 2010 a Camalò in provincia di Treviso con la sua azienda “Micro Birrificio Casa Veccia Borsato”. Il progetto di Ivan si sviluppa su tutti i livelli: birra e cibo, birra e contenitori, cucina con la birra e Laboratori con abbinamenti e degustazioni. La linea produttiva è tutta ad alta fermentazione, con rifermentazione in bottiglia, senza filtrazione e pastorizzazione. Una passione che il neo presidente riesce a trasmette sia nell’azione sindacale per la valorizzazione dei microbirrifici e la loro originalità rispetto alla produzione industriale che nel coinvolgimento dei colleghi in iniziative promozionali come ad esempio, la recente riunione nell’ambito della Rassegna Triveneta delle birre artigianali organizzata dalla Pro loco di Camalò, occasione in cui sono stati presentati il logo ed il programma dell’associazione ad oltre una ventina di imprenditori artigiani veneti della birra.

In previsione, la costituzione di un’associazione nazionale. La costituzione del gruppo a livello regionale e la nomina del gruppo dirigente non è però un punto di arrivo ma una tappa di un percorso che tende ad arrivare alla costituzione della associazione nazionale birrai artigiani in seno alla Confartigianato. “Qualità, tutela e sviluppo. Un programma semplice in soli tre punti – ha spiegato Borsato ai colleggi- che si declinerà in un percorso formativo e di certificazione della qualità anche attraverso l’istituzione di un “marchio di qualità”. Grazie all’Ente Bilaterale, l’intento è di accedere ad aiuti economici per parteciparte a manifestazioni di settore. Vogliamo candidarci a fornire al settore un organo in grado di sostenere le esigenze degli operatori del mercato, decisamente cambiate rispetto agli anni del pionierismo birrario”.

In Italia il mercato della Birra dà lavoro a 5.350 addetti diretti che diventano 137.000 unità se includiamo l’intera filiera produttiva birraria (fonte annual report Assobirra 2015). In realtà negli ultimi 3 anni l’occupazione nel settore ha avuto un calo del 5%, ma parliamo di tutta la birra. In controtendenza, invece, i microbirrifici che nell’ultimo anno hanno confermato il trend positivo con +8%, passando da poche unità negli anni 90, a 113 nel 2008, fino a 524 attivi nel 2015. Ma quanto sono in Veneto? 39 e si concentrano soprattutto nel trevigiano dove operano quasi un terzo: 13, seguiti da Verona (8), Padova (6), Vicenza (5) e Venezia (3).

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto