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Eletta la nuova giunta nazionale di Confagricoltura, il veneto Emo Capodilista chiamato ad occuparsi dell’internazionalizzazione

Giunta nazionale Confagricoltura, il primo da sinistra è Giordano Emo Capodilista

Giordano Emo Capodilista, presidente di Confagricoltura Padova, è stato eletto tra i componenti della giunta nazionale dell’associazione. La nomina è avvenuta nei giorni scorsi a Roma, nell’assemblea che ha eletto il nuovo presidente nazionale, Massimiliano Giansanti, 43 anni, romano, che succede a Mario Guidi.

Internazionalizzazione. Emo Capodilista, 54 anni, titolare di un’azienda agricola a indirizzo prevalentemente vitivinicolo a Selvazzano Dentro, in provincia di Padova, è una delle sette new entry della giunta di Confagricoltura nazionale, che è stata completamente rinnovata e resterà in carica per tre anni. Il presidente Giansanti ha annunciato che a ogni componente dell’esecutivo verrà affidato un incarico specifico, che affronterà insieme a un team di lavoro. L’obiettivo è creare una stretta sinergia tra organizzazione, territorio e aziende. “Sono onorato di entrare a far parte della giunta nazionale – ha commentato Emo Capodilista, che è anche vicepresidente di Confagricoltura Veneto -, dove mi impegnerò al massimo per rappresentare non solo il Veneto, ma anche il Triveneto. L’incarico che andrò a ricoprire con ogni probabilità sarà quello dell’internazionalizzazione, chiesto a gran voce da tutti i presidenti veneti perché per l’agroalimentare veneto l’export è una voce fondamentale e in continua crescita. Per questo dobbiamo mettere a punto strategie e iniziative per supportare le nostre aziende a crescere e ad espandersi sempre di più nel mercato globale”. 
”Le inefficienze del sistema Italia sono la vera spina nel fianco dell’agricoltura italiana, impedendole di essere competitiva sui mercati europei ed extraeuropei”, ha aggiunto il neo presidente Giansanti. Per questo al centro del suo programma c’è l’impresa, con gli strumenti necessari per farla crescere: semplificazione amministrativa, riforma del mercato del lavoro, costi della previdenza in linea con l’Europa, politiche energetiche e per l’ambiente, creazione di filiere, accesso al credito e a nuovi strumenti finanziari e assicurativi, sviluppo dell’innovazione. Le imprese associate a Confagricoltura sono i due terzi del totale delle imprese del comparto e assumono oltre 500.000 lavoratori.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

Apicoltura: Regione Veneto finanzia monitoraggio vespa Velutina

nido di vespa velutina rilevato in Polesine

Inizia a primavera la lotta contro la vespa velutina e i relativi nidi delle ‘regine’ del calabrone di origine asiatica, ribattezzato ‘il killer delle api’. La Regione Veneto, per parte sua, stanzia 70 mila euro per avviare un piano di monitoraggio e sorveglianza, in collaborazione con il Centro di apicoltura e il laboratorio di parassitologia dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie.

Il monitoraggio di 200 apiari, cioè di altrettante postazioni di arnie, disseminate in tutto il territorio regionale  è il primo atto di un piano di azione per debellare il proliferare dell’insetto che depaupera gli alveari. Presente dallo scorso anno nella provincia di Rovigo, la vespa velutina potrebbe diventare una minaccia per gli apicoltori dell’intera regione, se non si interverrà tempestivamente con azioni mirate. Il programma prevede la sperimentazione di sistemi di sorveglianza e di limitazione della diffusione di vespa velutina in tutto il territorio regionale, anche con il coinvolgimento e supporto delle forme associate di apicoltori presenti nel territorio.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Siccità in Veneto, falde ai minimi storici degli ultimi 20 anni, disponibilità d’acqua garantita in base a precise priorità.

L’assenza di precipitazioni, soprattutto in montagna, ha determinato in Veneto una situazione di grave criticità in termini di siccità che, per quanto riguarda le falde, sta superando in negativo ogni record storico relativamente agli ultimi 20 anni. Ma le conseguenze si vedono anche su corsi d’acqua piccoli e grandi. Analizzando il periodo ottobre 2016 – marzo 2017, c’è un deficit di 170 millimetri di precipitazioni, a fronte dei 350 millimetri attesi, che difficilmente potrà essere recuperato, in considerazione del fatto che non c’è neve da sciogliere in montagna.
Prima impiego idropotabile poi quello agricolo. Il quadro della situazione è stato tracciato, con l’apporto dell’ARPAV, nel corso di un incontro per l’emergenza convocato martedì 4 aprile scorso in Regione dall’assessore alla Protezione Civile Gianpaolo Bottacin d’intesa con l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan, per individuare possibili soluzioni nel breve e medio periodo sia per l’approvvigionamento idrico, sia per l’uso irriguo. “Dopo mesi di siccità che ha colpito il nord Italia – ha sottolineato Pan – la situazione si prospetta molto preoccupante per il mondo agricolo, che si trova in sofferenza in un momento delicato come quello della semina. Vanno quindi trovate soluzioni per garantire la disponibilità d’acqua in base a precise priorità. Per quanto riguarda il mondo agricolo, bisognerà capire anche come comportarsi in tema di assicurazioni“. L’assessore Bottacin ha detto che c’è da aspettarsi che la situazione non cambi nei prossimi giorni. Bisogna fare i conti con la poca acqua che c’è e gestirla nel miglior modo possibile. “Lo stiamo già facendo – ha aggiunto – attenendoci alla legge, la 152 del 2006, che dice come in caso di carenza idrica vada salvaguardato prima l’impiego idropotabile poi quello agricolo. Stiamo lavorando per venire in aiuto degli acquedotti che sono già in difficoltà. I grandi serbatoi idroelettrici vanno sfruttati al minimo e andrà “turbinata” solo l’acqua assolutamente necessaria per l’agricoltura. In linea generale, anche se si registrassero precipitazioni, non potrebbero comunque risolvere il problema a breve. Serve quindi la pianificazione più pragmatica e scientifica possibile rispetto alle diponibilità”.
Sul piano operativo, dopo che i partecipanti all’incontro hanno convenuto sull’esigenza che ognuno faccia la sua parte, è stato deciso che con delibera regionale verranno adottate le proposte in merito all’emergenza idrica formulate dall’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto Idrografico delle Alpi orientali. Queste prevedono l’attivazione di un tavolo di confronto con le Province autonome di Trento e Bolzano per la gestione della risorsa idrica sul fiume Adige, che rappresenta attualmente il punto più critico del sistema sia come portata, sia per la risalita del cuneo salino alla foce; campagne di sensibilizzazione sull’uso dell’acqua, soprattutto nei confronti degli operatori agricoli; misure di contingentamento dei prelievi irrigui in base alle effettive e diversificate necessità bacino per bacino che verranno individuate d’intesa con Consorzi di bonifica veneti; l’indicazione ai gestori dei serbatori idroelettrici di trattenere i volumi corrispondenti alla riduzione delle competenze agricole. La situazione resta in ogni caso costantemente monitorata.
Fonti: Servizio Stampa Regione Veneto

ANBI Veneto chiede un tavolo regionale per la gestione della crisi idrica

“Siamo in crisi idrica. Chiediamo alla Regione del Veneto che venga convocato un tavolo di concertazione per la gestione dell’emergenza, che ormai ogni anno crea danni ingentissimi al mondo dell’agricoltura e al paesaggio”. La richiesta parte da Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto, a margine degli Osservatori per le crisi idriche che si sono tenuti in questi giorni presso le Autorità di Distretto “Padano” ed “Alpi Orientali”.

Gli Osservatori sono cabine di regia, che analizzano i dati tecnici per fornire indicazioni utili alla Regione del Veneto al fine di prendere provvedimenti. Proprio durante la giornata dell’irrigazione, si è mostrata preoccupazione per la disponibilità d’acqua nel Veneto. Secondo i dati ARPAV, nei cinque mesi tra ottobre e febbraio sono caduti sul Veneto mediamente 328 mm di precipitazioni; la media del periodo 1994-2016 è di 452 mm, ovvero meno 27% di piogge. Inoltre, per quanto riguarda i serbatoi, il volume complessivamente accumulato nei primi cinque mesi dell’anno idrologico (dal 01 ottobre) risulta ora nella media per i principali serbatoi del Piave (-5%) e poco sotto per il Corlo (-21%, quarto valore più basso).

Fiumi e manto nevoso. Su tutti i principali fiumi veneti le portate registrate, sebbene stabili o in lieve calo dall’inizio del mese, sono risultate nettamente inferiori alle medie storiche ed ormai prossime, se non addirittura inferiori in alcuni casi, a quelle minime delle recenti annate siccitose. Per quanto riguardo il manto nevoso nel bacino montano del fiume Piave alla data del 5 marzo risulta assai ridotto e il valore medio è pari a circa il 58% in meno rispetto alla media degli ultimi anni. Romano chiede una presa di posizione alle Autorità: “Ad oggi la siccità è una costante ed il livello dei bacini montani può garantire acqua irrigua per circa 40 giorni. Il sistema politico sta facendo pochissimo per infrastrutturare ed ammodernare  i sistemi irrigui in modo da ottimizare l’uso delle già scarse risorse idriche”.

In Veneto esiste una zona pedemontana e di alta pianura con 200.000 ettari ad irrigazione strutturata ed un’area di 400.000 ettari di media – bassa pianura con solo  irrigazione di soccorso, che necessita di essere potenziata per rispondere alle esigenze di un’agricoltura più moderna e specializzata. I Consorzi di bonifica hanno già pronti 190 cantieri per 39 milioni di euro di investimenti. “Non possiamo più vivere di speranza, è necessario agire. Migliorare l’irrigazione significa creare un maggior prodotto interno lordo e posti di lavoro”, conclude Romano.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto

Nuovo piano produttivo 2017-2019 per Asiago Dop

Con il decreto 1574/2017 del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, diventa operativo il Piano di Regolazione dell’Offerta del formaggio Asiago, approvato all’unanimità dai caseifici produttori soci per il triennio 2017-2019.

Le novità. Dopo l’esperienza positiva del periodo appena concluso, che ha permesso di valutare i benefici della programmazione finalizzata all’equilibrio tra domanda ed offerta, il nuovo piano introduce importanti novità: semplifica il meccanismo di regolazione dell’offerta limitando gli eccessi di stock, valorizza la denominazione “prodotto della montagna” ed ulteriori nicchie, come l’Asiago biologico, punta a rafforzare l’orientamento al mercato con un approccio che premia i produttori impegnati ad esportare Asiago DOP nel mondo. Il piano triennale si basa su una programmazione trimestrale per Asiago Fresco e semestrale per Asiago Stagionato. Per il primo trimestre 2017, il punto di equilibrio dell’Asiago Fresco sarà di 348.248 forme (peso medio unitario di 14,2 kg); per il primo semestre 2017, per l’Asiago Stagionato, sono previste 135.688 forme dal peso medio di 9,65 kg, ad esclusione del Prodotto della Montagna per il quale è definita, per entrambe le tipologie, un’assegnazione annua simbolica.

Evitare eccedenze di stock. “La regolazione dell’offerta ha mostrato, in questo triennio, i suoi effetti positivi; per Asiago Fresco, ad esempio, i margini medi al litro rispetto al prezzo del latte registrati nel triennio del piano produttivo sono stati del 64% superiori rispetto al triennio precedente” – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio di Tutela.   “Il nuovo piano si limita a creare le condizioni per evitare eccedenze di stock, che avrebbero ripercussioni negative per la filiera produttiva ed i consumatori. Una proficua ed efficace valorizzazione commerciale, atta a non svilire il prezzo del prodotto è, invece, responsabilità delle aziende che, a vario titolo, lo commercializzano”.

Il piano 2017-2019 impatta anche sulle esportazioni. Tra il 2009 e il 2016, il fatturato export del formaggio Asiago è cresciuto di oltre il 60%. Una crescita che il Consorzio di Tutela intende continuare ad incentivare attraverso l’azione congiunta con le aziende esportatrici. Da un lato, dunque, un apposito capitolo del piano di programmazione dell’offerta prevede, per i caseifici impegnati a diffondere il prodotto all’estero, un “Bonus Export”, dall’altro il Consorzio di Tutela  conferma e rafforza le sue attività all’estero con una particolare attenzione agli USA, al Canada e ai paesi emergenti dell’Asia e dell’America Latina.

Fonte: Ufficio Stampa Consorzio Tutela Asiago Dop

Zootecnia, Regione Veneto semplifica le procedure per la comunicazione nitrati

La Giunta regionale ha stabilito di svincolare dallo Sportello unico per le attività produttive (SUAP) la “Comunicazione nitrati”, consentendo l’inoltro della comunicazione per via telematica direttamente alla Provincia, avvalendosi  delle procedure informatiche già disponibili presso la Regione.

Termini di prsentazione. La “Comunicazione nitrati” deve essere presentata alla Provincia almeno 30 giorni prima dell’inizio dell’attività di spandimento agronomico degli effluenti di allevamento, con l’obbligo di rinnovo almeno ogni 5 anni e di aggiornamento tempestivo per segnalare ogni eventuale variazione inerente la tipologia, la quantità e le caratteristiche delle sostanze destinate all’utilizzazione agronomica, nonché dei terreni oggetto di utilizzazione agronomica. Ora le aziende zootecniche potranno compilare e presentare per via telematica la Comunicazione alle Province, utilizzando l’applicativo informatico in uso nella regione Veneto dal 2007. Tale applicativo web, denominato “Applicativo Nitrati”, permette di avvalersi in modo automatico dei dati del fascicolo aziendale, di consolidare i dati relativi alla comunicazione nitrati in archivi web immediatamente disponibili all’ufficio Provinciale competente, nonché di trasmettere la comunicazione per via telematica alla medesima Provincia.

Semplificata la procedura. “Si tratta di una scelta importante di semplificazione – commenta l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan – resa possibile in applicazione della legge 28 luglio 2016, n. 154, il cosiddetto “collegato agricolo”, che consente alle Regioni fortemente informatizzate di togliere alcuni procedimenti relativi all’esercizio delle attività agricole dall’obbligo di rivolgersi allo Sportello unico per le attività produttive”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Dal 9 marzo 2017, sette incontri in Veneto per conoscere meglio l’olio extra vergine d’oliva

olio-evo-coldirettiIl Veneto si conferma in controtendenza rispetto alla media nazionale della produzione di olio, che ha registrato un crollo del 30 al 40%. A livello regionale, l’incremento ha raggiunto punte del 30% stimando comunque una media di aumento pari al 10% in più su tutto il territorio.

Frodi alimentari. Se le disposizioni legislative e i controlli serrati delle forze dell’ordine impegnate quotidianamente contro i furbetti proteggono maggiormente il cittadino dall’acquisto di confezioni tarocche, non è mai abbastanza l’impegno sulle frodi alimentari sempre dietro l’angolo. La truffa più scandalosa è quella dell’aggiunta di clorofilla nell’importazioni di olio vario di semi, episodi noti all’opinione pubblica per pagine intere su sequestri di partite contraffatte. Ad aumentare la confusione anche i “falsi miti” quelli delle credenze popolari. Su questo non sono mancate le sottolineature di Moreno Morello, inviato di Striscia la notizia, sempre in prima linea con il fiuto del segugio per denunce e servizi di utilità collettiva. Con alcune domande ai presenti su presunte convinzioni o meno ha evidenziato dubbi e perplessità sulla conoscenza effettiva del vasto mondo oleario.

Sette incontri per conoscere meglio l’olio Evo. Nasce da questa riflessione il progetto “Olio d’oliva, questo conosciuto” presentato giovedì 23 febbraio scorso a Palazzo Balbi a Venezia. Pensato dall’assessorato allo sviluppo economico e realizzato su finanziamento ministeriale dove Coldiretti, con tutte le sue articolazioni Donne e Giovani Impresa, agriturismi di Terranostra, consorzi dei mercati di Campagna Amica, si schiera a fianco di Federconsumatori con la collaborazione di Aipo, per organizzare almeno sette incontri di carattere provinciale presso le proprie sedi al fine di divulgare gli elementi base di questa tipicità blasonata con varie Dop (del Garda, Veneto Valpolicella, Veneto Euganei Berici, Veneto del Grappa). “Giovanna Capuzzo, numero uno di Federconsumatori Veneto ha spiegato come si svolgeranno gli incontri: “Durante la lezione sarà svelato l’abc della spesa consapevole: il prezzo di un litro di olio d’oliva extra vergine, la differenze di costo, cos’è la sansa o l’olio lampante, l’obbligo dell’etichetta e le eventuali parole scritte in piccolo, l’inganno in agguato sull’origine e soprattutto una volta comprato colore, aspetto, gusto, abbinamenti e impiego in cucina e..perchè no anche per la bellezza”.

Calendario incontri. Dalle ore 18.00 alle ore 21.00, nelle sedi provinciali Coldiretti: giovedi 9 marzo, Mestre (VE), via Torino, 180; giovedi 16 marzo, Padova, via della Croce Rossa, 32; giovedi  23 marzo, Belluno, via del Boscon, 15 Salce; giovedi 30 marzo, Verona, viale del Lavoro, 52; giovedi 20 aprile, Treviso, via Sante Biasuzzi, 20 Paese; giovedi 27 aprile, Vicenza, via L.Lazzaro Zamenhof, 697; giovedi 04 maggio,  Rovigo, via A.Mario, 19.

Produzione sale, non altrettanto il consumo. Con 7 mila olivicoltori che lavorano 5mila ettari di olivi distribuiti tra le province di Verona, Padova, Vicenza e Treviso pari ad un raccolto di quasi 21mila quintali, gli olivicoltori del nord possono ironicamente “far le scarpe” ai colleghi del sud dove la vocazione a questa coltura è più radicata e storica. “Merito di una grande preparazione tecnica e dell’alta specializzazione degli operatori – conferma Albino Pezzini, presidente dell’Associazione Interregionale dei produttori olivicoli (Aipo)– favoriti da un andamento climatico che porta temperature miti in altura,  ma anche grazie ad un pizzico di fortuna in quanto le nostre piante sono state risparmiate da malattie che hanno segnato duramente alcune regioni del sud d’Italia”. “A questo sforzo imprenditoriale dovrebbe corrispondere un consumo di olio d’oliva pertinente – sostengono Franca Castellani, responsabile di Donne Impresa e Alex Vantini, delegato Giovani Coldiretti – invece dobbiamo fare i conti con un timido approccio nei confronti di questa bontà: lo provano i dati che rivelano come nelle città più turistiche non ci sia questa grande attenzione all’oro verde. Possiamo certo comprendere se gli amici rodigini e soprattutto i bellunesi, legati più al burro che all’olio d’oliva, non brillino nella classifica dei consumatori, facciamoci però qualche domanda piuttosto sulla promozione presso la ristorazione collettiva, la grande distribuzione  e altri canali presi in considerazione dalle indagini interne”.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Dolci delle feste, la verità sui galani al forno

galani-confartigianatoLa qualità e la corretta informazione sono elementi scontati nella borsa della spesa. E’ una fiducia ben riposta? Non sempre, soprattutto in periodo di feste, quando maggiore si fa l’attenzione verso i prodotti tradizionali delle feste come quelli legati al Carnevale. E’ il parere di Christian Malinverni e Oliviero Olivieri, rispettivamente presidente regionale degli alimentaristi e dei pasticceri di Confartigianato.

Light, ma in verità…I prodotti alimentari tipici, i dolci tradizionali e delle feste, sono da qualche anno molto richiesti dai consumatori. Con l’aumentare della richiesta di tipicità e cresciuta di conseguenza la produzione e la commercializzazione di prodotti industriali che, richiamando nel nome, nella forma o nella confezione il prodotto imitato, ingannano il consumatore. Esempio tipico di informazione non corretta, e di attualità in questi giorni di carnevale, è il galano cotto al forno. Da qualche anno infatti, accanto al galano tradizionale viene offerto, nei banchi di negozi di alimentari e supermercati, il cosiddetto galano al forno. Che, sostiene qualcuno, è più leggero di quello tradizionale, perché è cotto al forno, anziché essere fritto. “Ma questo non è vero –spiegano i presidenti Malinverni ed Olivieri- Anche il galano al forno viene prima fritto nell’olio, solo che la cottura viene poi completata al forno. Millantano che sia meno grasso, ma non lo è affatto”.

Prodotto non tutelato. Già, il galano –consultare un qualsiasi libro di cucina, ma anche un buon dizionario della lingua italiana- viene fritto. Quello al forno, dunque, è un galano “sui generis”: “Il fatto è che del galano al forno si è impadronita l’industria, che ne produce grandi quantitativi, mentre quello tradizionale, che noi difendiamo, è prodotto soprattutto da pasticcerie e forni –spiega Olivieri- Purtroppo, ognuno è libero di fare ciò che vuole, perché di fatto il galano non è tutelato. E’ inserito in un elenco di alcune centinaia di prodotti agro alimentari tradizionali della regione Veneto, ma senza che sia disciplinato il modo di produrlo, senza che vi sia una ricetta precisa. Così però, si rischia di rovinare una tradizione e un mercato, perciò noi siamo contrari. Nel galano tradizionale, ad esempio, l’olio è un elemento produttivo essenziale, perché deve essere di ottima qualità, deve essere cambiato spesso, deve avere la giusta temperatura: e i dolci acquistano il giusto colore, la giusta consistenza”.

Tra i dolci di Carnevale, il galano è sicuramente il principe. Assieme alla frittella. Leggero, croccante e sottile il primo; panciuta, (relativamente) pesante e soffice la seconda. Sui banchi di fornai e pasticceri appaiono qualche settimana prima del giovedì grasso, per eclissarsi con l’arrivo della Quaresima. Dolci tradizionali, semplici entrambi, che per esser fatti richiedono una buona esperienza, ma soprattutto tanta attenzione e manualità: tant’è che in molte famiglie si fanno ancora in casa, artigianalmente, per l’autoconsumo. In conclusione Malinverni lancia il consueto appello ai consumatori: “In un momento come il Carnevale, crediamo sia giusto affidarsi alla tradizione e alla qualità che possono garantire i nostri straordinari artigiani dell’alimentazione e della ristorazione”. “Anche un solo acquisto di questo genere – chiude il presidente Malinverni- è un “piccolo valore” che può contribuire a dare ulteriore forza a un comparto che è tra i pochi a resistere alla crisi garantendo occupazione e lavoro a decine di migliaia di lavoratori”.

Galani di Carnevale: la ricetta. Ingredienti: 500g di farina; 2 rossi d’uovo; 1 uovo intero; 30g di burro; un pizzico di sale; una cucchiaiata di zucchero vanigliato; un bicchiere di rosoli (o vino bianco); olio (o strutto) per friggere q.b.; zucchero a velo q.b. Procedimento: mescolate tutti gli ingredienti e lasciate riposare la pasta un’ora. Tiratela molto sottile e ritagliate con la rotellina scanellata di nastri, lunghi o corti, a piacere. Friggeteli in abbondante olio bollente (o strutto), appena avranno preso una colorazione dorata sgocciolateli su una carta che assorba l’unto e spolverizzateli di zucchero a velo. Serviteli freddi.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Veneto

22 febbraio 2017, a Canda (RO) si parla di produzione agricola nutroceutica

farroorzoMercoledì 22 febbraio, a partire dalle 17, a Canda (RO), in via Marconi 2625/301 (uscita Transpolesana), la cooperativa Villa Nani ha organizzato un incontro tecnico dal titolo “Agricoltura punto zero/La capacità di rinnovarsi nel mondo agricolo”, in cui si parlerà di colture alternative nel nuovo trend della produzione agricola nutroceutica, cioè di alimenti con principi nutrienti benefici sulla salute e di programmazione dei secondi raccolti.

Farro e orzo, mix “regale”. Il risparmio di energia, di acqua, di ambiente, di impiego di mezzi tecnici e di lavorazioni sembra la nuova frontiera dell’agricoltura “punto zero”. “Il mercato richiede sempre più prodotti con valori nutrizionali importanti – spiega Federico Pasqualini di Villa Nani – e questo ci dirige verso il recupero di coltivazioni storiche per il Polesine, come oleaginose e legumi, che contengono proteine vegetali sostitutive della carne i cui consumi vanno calando, i cereali antichi, come il farro o il miglio e tanto biologico. In questo scenario, Villa Nani cerca di ritagliare addosso alle aziende agricole nuove opportunità di colture che solo apparentemente sembrano meno redditizie, di grande valore ambientale e nutrizionale, sempre più sostenibili”. “In quest’ottica – continua Pasqualini – presentiamo il nostro primo prodotto trasformato, interamente made in Polesine, che è la nuova Mix Regina, una farina di farro di altissima qualità, ricavata dal cereale macinato a pietra, al quale viene aggiunta farina d’orzo, per migliorare la lievitazione. Il risultato è una farina più digeribile, con importante valore nutrizionale, ottima per la panificazione ed anche per la pastificazione”.

Incontro tecnico ed esposizione macchine agricole nuove ed usate. Oltre alla filiera del farro, la società cooperativa Villa Nani, sempre nell’ottica del servizio alle aziende agricole e nell’ottica della convenienza economica, ha implementato in modo significativo la vendita della macchine agricole, con l’apertura della nuova agenzia di Canda, dove si svolgerà l’incontro tecnico. “Un capannone per lo stoccaggio – spiega il presidente di Villa Nani, Damiano Giacometti, che ha curato personalmente questa iniziativa – ed un’importante esposizione e vendita di macchine ed attrezzature agricole, nuove ed usate. Un ulteriore servizio fornito dagli agricoltori, perché siamo una cooperativa agricola, per altri agricoltori soci e non soci, nell’ottica di ridurre i costi del mercato tradizionale. Questi nuovi settori della nostra attività, le macchine e la trasformazione del cereale in farina, sono obiettivi raggiunti ed insieme nuovi punti di partenza per la nostra cooperativa – conclude Giacometti – che vuole essere sempre più propositiva per il territorio e per la nostra agricoltura”.

Fonte: Servizio Stampa Cooperativa Villa Nani

Radicchio di Chioggia Igp, in crescita la domanda dopo le gelate invernali, buone le prospettive per il radicchio precoce primaverile

Giuseppe Boscolo Palo con Radicchio ChioggiaInizia oggi fino a venerdì 10 febbraio a Berlino Fruit Logistica,  uno dei principali appuntamenti di riferimento per il settore ortofrutticolo internazionale. Quest’anno la presenza italiana è ulteriormente ampliata, con la partecipazione di oltre 500 aziende nazionali, il 13% in più rispetto al 2016, confermando ancora l’Italia al primo posto tra i Paesi espositori, seguita a distanza da Spagna, Olanda, Germania e Francia.

Gelate, non tutto il male vien per nuocere. In fiera, nello stand Regione Veneto (C-09), nella Hall 2.2., dove è concentrata gran parte della presenza italiana, ci sarà anche quest’anno il Consorzio di Tutela Radicchio di Chioggia Igp. “La presenza a Berlino – spiega il presidente del consorzio, Giuseppe Boscolo Palo, socio Argav, fa parte del progetto di promozione cofinanziato dalla Regione Veneto nell’ambito del PSR 2014-2020 in associazione con i Consorzi dell’Insalata di Lusia e dell’Aglio Polesano. Le gelate invernali che hanno falcidiato le colture orticole, in particolare quelle a foglia, stanno creando un forte incremento della richiesta di radicchio soprattutto da parte delle aziende della cosiddetta IV gamma, che provvedono ad aumentare fino anche a raddoppiare la quantità di radicchio in ciascuna busta per sopperire al diminuito apporto di insalate. Questo ha fatto lievitare fino ad un euro al chilo le quotazioni del nostro radicchio, ma, avendo subito anche quello coltivato nei nostri territori un calo produttivo mediamente del 30%, per i nostri produttori ciò non si traduce automaticamente in un maggior guadagno, anche perché nel periodo pre-gelate le quotazioni sono state abbondantemente sotto il costo di produzione, che è poco meno di 50 centesimi al chilo su una resa di circa 220 quintali ad ettaro.

Radicchio precoce di aprile, buone le prospettive. “Fortunatamente – conclude il presidente del Consorzio – fra una quindicina di giorni, almeno in Veneto se non in tutta Italia, dovrebbe concludersi la raccolta del radicchio tondo e del Chioggia Igp. Ci sarà quindi un vuoto di produzione di quasi due mesi, che – restando sostenuta la domanda almeno per la IV gamma – provocherà un rapido esaurimento delle scorte frigo conservate, che perciò una volta tanto non si sovrapporranno alla produzione del nuovo raccolto primaverile. Questo fa ben sperare in prezzi soddisfacenti e remunerativi, almeno per il radicchio precoce di aprile, che ha i più alti costi di produzione (70 centesimi al chilo) e che per quest’anno non subirà la concorrenza del prodotto tardivo frigo conservato”.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Radicchio di Chioggia Igp