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Gelo, in campagna tutto sotto controllo, occhio alle speculazioni ingiustificate

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiL’agricoltura veneta registra qualche sofferenza, ma non lancia per ora nessun allarme, avvisa Coldiretti.

Il più attrezzato alle basse temperature è il radicchio, che col gelo si fa più croccante e aumenta in qualità. Grazie agli interventi degli agricoltori direttamente in campo con l’ausilio del tessuto non tessuto di protezione gli ortaggi  riescono a superare  il freddo di questi giorni. Riscaldati nelle serre broccoli, porri e lattuga e tutta l’insalatina della IV gamma, quella fresca lavata confezionata e pronta da mangiare.

Il consumatore deve stare attento alle speculazioni – ricorda Coldiretti – alcuni prodotti sono già stati raccolti da tempo come mele, pere e kiwi e non sono giustificabili rincari mentre rialzi alla produzione dovuti all’aumento dei costi energetici o alla scarsa reperibilità non possono essere un alibi”.  Diminuiscono i patogeni che sotto zero non hanno l’habitat ideale per attacchi alle piante. Nessun problema riscontrato per gli animali per i quali gli allevatori rispettano le regole del benessere assicurando salute e confort alle bestie nonostante il maltempo. Solo alcune difficoltà in alta montagna (Belluno e Vicenza) per il rifornimento di acqua per greggi e bovini in stalla: già scarsa causa la siccità ora ghiacciata. Nelle malghe, spesso localizzate nelle aree marginali, l’approvvigionamento di fieno è più difficile quanto anomalo potrebbe essere l’abbeveraggio se i tubi si ghiacciano.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Sviluppo rurale, sul Bur i nuovi bandi del Psr Veneto per 89 milioni di euro, domande entro gennaio o marzo 2017

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiLo scorso 27 dicembre nel Bollettino ufficiale della Regione Veneto sono stati pubblicati i nuovi bandi di finanziamento per lo sviluppo rurale del Veneto: 7 le misure a bando, per un totale di 15 tipi d’intervento e 89 milioni di euro di risorse complessivamente attivate. La Giunta Regionale ha così attivato alcune delle misure del Programma di sviluppo rurale 2014-2020, dopo il parere positivo espresso dalla Terza commissione del Consiglio  Regionale.

Gli ambiti finanziati. Sono: investimenti aziendali (40 milioni di euro, di cui 10 per le aziende delle zone montane), insediamento dei giovani agricoltori (15 milioni, di cui 3,7 per chi opera in zona montana), cooperazione per l’innovazione (12,5 milioni), formazione professionale e informazione (6 milioni), investimenti per aumentare la resilienza delle foreste (6 milioni), recupero e riqualificazione degli spazi aperti montani (4,5 milioni), interventi di conservazione e uso sostenibile delle risorse genetiche (2,5 milioni), promozione dei prodotti di qualità (1 milione). Tutti gli interventi sono cofinanziati dall’Unione Europea, attraverso il fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr), dallo Stato italiano e dalla Regione del Veneto.

I termini per presentare le domande d’aiuto all’organismo pagatore Avepa dipendono dalla tipologia di intervento e variano dai 30 ai 105 giorni a partire dalla data di pubblicazione nel Bur.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Veneto Agricoltura cambia ufficialmente veste, da azienda ad agenzia per l’innovazione nel settore primario

Alberto Negro Direttore Veneto AgricolturaCon l’inizio del 2017, si è attuata la legge n. 37 approvata dal Consiglio Regionale del Veneto il 28 novembre 2014 e l’ente Veneto Agricoltura è passato ufficialmente da Azienda regionale per i settori agricolo, forestale e agroalimentare ad Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario. A dirigerlo, Alberto Negro, nominato lo scorso 22 luglio, che ha ultimato il processo di liquidazione della vecchia Azienda.

Cosa è chiamata a fare l’Agenzia Veneto Agricoltura? La legge lo precisa: è un ente strumentale della Regione del Veneto, che svolgerà attività di supporto alla Giunta Regionale nell’ambito delle politiche che riguardano i settori agricolo, agroalimentare, forestale e della pesca. Inoltre si dovrà occupare di ricerca applicata e sperimentazione finalizzate al collaudo e alla diffusione delle innovazioni tecnologiche e organizzative volte a migliorare la competitività delle imprese e delle filiere produttive, la sostenibilità ambientale, nei comparti agricolo, agroalimentare, forestale e delle pesca. E anche diffusione, supporto e trasferimento al sistema produttivo delle innovazioni tecnologiche, organizzative, di processo e di prodotto, ivi compresi i processi di valorizzazione e certificazione della qualità, anche avvalendosi di strutture produttive private rappresentative delle diverse realtà produttive del territorio regionale; salvaguardia e tutela delle biodiversità vegetali e animali autoctone di interesse agrario, naturalistico e ittico nonché gestione del demanio forestale regionale.

Risorse economiche e umane rimangono le stesse. L’ente ha inoltre il ruolo di raccordo fra strutture di ricerca e attività didattiche e sperimentali degli istituti di indirizzo agrario, presenti sul territorio regionale, al fine di trasferire e testare la domanda di innovazione proveniente dagli operatori. All’Agenzia, la Giunta regionale potrà affidare l’attuazione di progetti (comunitari, statali, interregionali e regionali) in materia agricola, agroalimentare, forestale e della pesca. Un programma impegnativo che la nuova Agenzia dovrà realizzare con le risorse economiche e umane della vecchia Azienda.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Nato il gruppo birrai veneto di Confartigianato, a presiederlo un trevigiano

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da sx Ivan Borsato e Simone dal Cortivo

Il trevigiano Ivan Borsato è il primo presidente regionale del Gruppo Birrai di Confartigianato. Nel direttivo, eletti anche Simone dal Cortivo (Vicenza), nominato vice presidente, Luca Del Zot (Belluno) e Giovanni Feruglio (Venezia).

Chi è Borsato. Classe 1976 con due figli, opera nel settore dal 2010 a Camalò in provincia di Treviso con la sua azienda “Micro Birrificio Casa Veccia Borsato”. Il progetto di Ivan si sviluppa su tutti i livelli: birra e cibo, birra e contenitori, cucina con la birra e Laboratori con abbinamenti e degustazioni. La linea produttiva è tutta ad alta fermentazione, con rifermentazione in bottiglia, senza filtrazione e pastorizzazione. Una passione che il neo presidente riesce a trasmette sia nell’azione sindacale per la valorizzazione dei microbirrifici e la loro originalità rispetto alla produzione industriale che nel coinvolgimento dei colleghi in iniziative promozionali come ad esempio, la recente riunione nell’ambito della Rassegna Triveneta delle birre artigianali organizzata dalla Pro loco di Camalò, occasione in cui sono stati presentati il logo ed il programma dell’associazione ad oltre una ventina di imprenditori artigiani veneti della birra.

In previsione, la costituzione di un’associazione nazionale. La costituzione del gruppo a livello regionale e la nomina del gruppo dirigente non è però un punto di arrivo ma una tappa di un percorso che tende ad arrivare alla costituzione della associazione nazionale birrai artigiani in seno alla Confartigianato. “Qualità, tutela e sviluppo. Un programma semplice in soli tre punti – ha spiegato Borsato ai colleggi- che si declinerà in un percorso formativo e di certificazione della qualità anche attraverso l’istituzione di un “marchio di qualità”. Grazie all’Ente Bilaterale, l’intento è di accedere ad aiuti economici per parteciparte a manifestazioni di settore. Vogliamo candidarci a fornire al settore un organo in grado di sostenere le esigenze degli operatori del mercato, decisamente cambiate rispetto agli anni del pionierismo birrario”.

In Italia il mercato della Birra dà lavoro a 5.350 addetti diretti che diventano 137.000 unità se includiamo l’intera filiera produttiva birraria (fonte annual report Assobirra 2015). In realtà negli ultimi 3 anni l’occupazione nel settore ha avuto un calo del 5%, ma parliamo di tutta la birra. In controtendenza, invece, i microbirrifici che nell’ultimo anno hanno confermato il trend positivo con +8%, passando da poche unità negli anni 90, a 113 nel 2008, fino a 524 attivi nel 2015. Ma quanto sono in Veneto? 39 e si concentrano soprattutto nel trevigiano dove operano quasi un terzo: 13, seguiti da Verona (8), Padova (6), Vicenza (5) e Venezia (3).

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto

A dicembre il prodotto artigianale conquista la tavola degli italiani

panettonemazzariA dicembre, l’Ufficio studi Confartigianato stima un consumo di prodotti alimentari delle famiglie italiane pari a 14,7 miliardi, il 24,8% in più rispetto alla media degli altri 11 mesi dell’anno di cui ben 1,4 miliardi solo in Veneto.

Veneto quarta regione italiana per acquisti di prodotti artigianali. Per i prodotti artigiani, il valore dei consumi a dicembre ammonta a 5,6 miliardi. Con 448 milioni, il Veneto è la quarta regione in Italia per maggior valore di acquisti di prelibatezze artigiane dietro a Lombardia, con 960 milioni, Lazio con 572 milioni e la Campania con 470. “Se i nostri prodotti alimentari piacciono tanto in Italia e nel mondo è grazie ai nostri “campioni” della qualità tipica”. Nella nostra regione sono ben 6.784 le imprese artigiane del settore alimentare, di cui 3.152 specializzate nella pasticceria. Non solo un patrimonio economico ma veri baluardi della tradizione. Di certo i migliori promoter e fattore di successo del food made in Italy all’estero”, sottolinea Christian Malinverni, presidente della federazione regionale Alimentazione.

Dall’export i segnali migliori. In Veneto, nei primi nove mesi del 2016, le esportazioni di prodotti alimentari e bevande sono aumentate più che in qualsiasi altra regione (+6,1%), seguono il Trentino Alto Adige (+5,8%) e la Lombardia (+3,5%). Con un aumento più marcato verso i Paesi Extra Ue (+9,1%) contro un relativamente più contenuto +4,8% per l’intra Ue. Le province più dinamiche sono risultate Belluno (+26,4%), Padova (+16,2%) e Venezia (+15,7%). Ma è il dato di lungo periodo che colpisce maggiormente. Dal 2007 ad oggi, le eccellenze del food made in Veneto hanno letteralmente conquistato i mercati internazionali passando dai 2miliardi e mezzo di export (anno mobile ottobre settembre 2007) agli oltre 5miliardi e 244 milioni di euro dello stesso periodo del 2016.

Prodotti a denominazione di origine. Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato a far crescere la passione di italiani e stranieri per i nostri prodotti della buona tavola è anche il numero di specialità alimentari italiane riconosciute e tutelate dall’Unione Europea con i marchi Dop, Igp e Stg. Il nostro Paese è al top della classifica in Ue con ben 288, vale a dire un quinto (21,3%) del totale dei prodotti di qualità europei. In testa alla classifica regionale per il maggior numero di prodotti difesi da questi marchi è l’Emilia Romagna (43), seguita da Veneto (36) e Lombardia (31). A livello provinciale regionale il primato è per Padova, Treviso e Verona tutte e tre con 15 prodotti, seguite da Rovigo e Vicenza (12), ma Venezia sono 9 e a Belluno 7.  “In un momento come il Natale, crediamo sia giusto affidarsi alla tradizione e alla qualità che possono garantire i nostri straordinari artigiani dell’alimentazione e della ristorazione. Anche un solo acquisto di questo genere è un “piccolo valore” che può contribuire a dare ulteriore forza a un comparto che è tra i pochi a resistere alla crisi garantendo occupazione e lavoro a decine di migliaia di lavoratori”, aggiunge Malinverni.

L’artigianato alimentare in Veneto: prodotti e dinamica. Al 30 settembre il settore dell’artigianato alimentare veneto conta 6.784 imprese e risulta in crescita di +0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mostrando una performance migliore rispetto al calo pari a -0,9% registrato dal totale artigianato. Relativamente al comparto alimentare veneto, il settore più consistente risulta quello della Pasticceria, panifici e gelaterie che ricopre una quota pari al 46,5% del totale del comparto (3.152 imprese). Seguono i Servizi di ristorazione: cibi da asporto dove operano 2.806 imprese (41,4%) e, con notevole distacco, la Pasta (142 imprese), e la Lavorazione e conservazione di carne e produzione di prodotti a base di carne (188 imprese). In particolare, negli ultimi nove mesi sono aumentate le imprese di Cibi da asporto (+1,7%), della Pasta e di Tè, caffè, cacao e derivati, condimenti e spezie (+1,4%, entrambi).

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Veneto

La tradizione della cucina padovana in due volumi

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Piero de Franceschi

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) La cerimonia del Premio Argav 2016 rappresenta una felice occasione d’incontro tra soci, ognuno dei quali è foriero di interessanti esperienze nel settore ambientale e dell’enogastronomia. Tra questi ultimi, c’è Piero de Franceschi, presidente della Confraternita della Gallina Padovana, che mi ha ricordato con piacere due pubblicazioni che lo hanno visto impegnato in prima persona e che costituiscono una preziosa risorsa per gli appassionati di cucina tradizionale veneta.

gallina-padovana“Alla gran corte della Gallina Padovana” è una ricca monografia dedicata al simbolo della gastronomia padovana, la Gallina dal gran ciuffo e ai “sudditi” della sua corte: oche, anatre, capponi, conigli e maiali. Il libro contiene più di 50 ricette suddivise tra innovative e della tradizione, ma anche testi introduttivi che illustrano le caratteristiche delle diverse razze e la loro fama e che delineano la vita all’interno della “corte” nelle quattro stagioni dell’anno. Chiude la prima parte, riccamente illustrata, un interessante testo di taglio storicogastronomico di Pietro Vincenzo Fracanzani sull’identità della patavinitas in cucina. In conclusione, le ricette di base e gli indirizzi dei ristoranti della provincia di Padova in cui è possibile degustare la vera Gallina Padovana (Terra Ferma editore, a cura di Gabriele Baldan, Piero De Franceschi, Claudio Maniero, Luigi Finco, Pietro Vincenzo Fracanzani, Sabrina Rampin).

cucinapadovana“Cucina Padovana” narra di una tradizione culinaria riconducibile soprattutto alla cucina veneta, in quanto i piatti non sono sempre di facile attribuzione tante sono le contaminazioni culturali tra zone limitrofe. Tuttavia, gli chef del territorio hanno saputo presentare in questo volume, ben illustrato, anche molte ricette tipicamente padovane che davvero rischiavano di perdersi per sempre e di cui forse pochi hanno ancora memoria, quali i menai – una minestra di mais e ossi di maiale – e la smegiassa, una torta a base di melassa. Non corrono questo rischio preparazioni che sono il vanto della ristorazione patavina, quali il gran bollito alla padovana (accompagnato dalla gustosa salsa pearà), i secondi a base di piccione torresano e di gallina dal gran ciuffo, il risotto ricco alla padovana. Ad aprire il  volume, una chiara introduzione alla storia della cucina della provincia del nostro socio de Franceschi (Terra Ferma editore).

 

Panettoni artigianali, il migliore a Padova e provincia è quello della pasticceria Mazzari. Confartigianato Veneto Imprese: “A vincere è la qualità senza compromessi”.

panettonemazzariIl miglior panettone di Padova e provincia, rigorosamente privo di mono e digliceridi degli acidi grassi e additivi emulsionati (E471), è quello della pasticceria Mazzari. A decretarlo, il concorso indetto dal giornalista Daniele Gaudioso, accademico della cucina e ispettore della guida del Gambero Rosso.

Una scommessa vinta. “Quando qualche anno fa – spiegano Vasco e Maurizio Mazzari, i fratelli che rappresentano la seconda generazione di un’azienda avviata dal padre Diego ed oggi condivisa dai figli Giulia ed Enrico -abbiamo accolto l’invito della Confartigianato Imprese Veneto per sottoporci ad una certificazione che prevedesse il rispetto di un severo regolamento tecnico messo a punto, grazie alla stessa Confartigianato regionale, dall’ente di certificazione Csqa che definisce le caratteristiche delle produzioni artigianali del comparto dolciario e ne tutela i valori distintivi, in tanti avevano obiettato che si trattava di un impegno troppo grande, difficilissimo da rispettare”. Verrebbe da dire “quasi una scommessa” che, a questo punto, sembra veramente vinta … dai clienti della pasticceria di via dell’Ippodromo, a Mortise, che ogni giorno possono consumare brioches, dolci, panettoni, monoporzioni e pasticceria mignon prodotti secondo i dettati di un disciplinare tecnico di produzione depositato presso l’ente di certificazione.

Solo burro e uova, vietati tutti gli additivi e obbligatoria la tracciabilità. “Il disciplinare – spiega il pastry chef Enrico Mazzari, premiato per il panettone più buono – contiene l’elenco delle preparazioni di base da cui derivano la maggior parte dei prodotti di pasticceria. Per ognuna vengono definiti gli ingredienti caratterizzanti che possono essere usati. Questo significa che noi ci siamo impegnati ad utilizzare solo burro e uova e non possiamo impiegare né ingredienti simili né succedanei (come ovoprodotti, latte in polvere o margarina) e neppure preparati semilavorati o ingredienti pronti. Sono vietati anche tutti gli additivi, come conservanti, emulsionanti, antiossidanti e coloranti artificiali. Inoltre, l’ente certificatore ci obbliga a disporre di sistemi e procedure che rendono trasparenti l’ingresso nel nostro laboratorio artigianale delle materie prime e il loro utilizzo, adottando un sistema di tracciabilità”.

Tutelato realmente il consumatore. Il tutto, necessariamente, verificato a cadenze regolari dai tecnici del Csqa che, in questo modo, tutelano realmente il consumatore. “Sono procedure che costano – ammette Giulia Mazzari che guida il gruppo delle collaboratrici addette alla vendita – e che ci impegnano notevolmente anche sotto il profilo formativo dei nostri collaboratori, ma la soddisfazione e la tranquillità della clientela valgono bene una scelta di questo tipo che, peraltro, ci consente di essere un “unicum” di cui andiamo fieri e che oggi siamo lieti di vedere “certificato” anche da una giuria che, “al buio”, cioè senza indicazioni di sorta, ha preferito il nostro panettone tra la ventina in gara”.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto

Olio Evo, al frantoio di Valnogaredo nei colli Euganei produzione in crescita

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Paolo Barbiero (al centro della foto) spiega ai soci Argav l’attività del frantoio di Valnogaredo

(di Emanuele Cenghiaro, consigliere Argav) Nel 2016  la produzione di olio dei Colli Euganei, in provincia di Padova, non ha subito cali, a differenza di quanto accaduto in molte altre regioni italiane. E il Frantoio di Valnogaredo di Cinto Euganeo, il più vecchio tra quelli in funzione nell’area euganea, visitato dai soci Argav lo scorso novembre, a detta del titolare Paolo Barbiero ha registrato un aumento di produzione importante, grazie al territorio vocato e ai trattamenti fatti al momento giusto.

olivivalnogaredo

Cultivar Rasara frantoio Valnogaredo

Non ci sono solo vino e giuggiole, insomma, nei colli padovani. “In realtà i Colli Euganei sono una zona di grandi potenzialità per l’olio e pare che fossero conosciuti come tali anche in epoca romana – spiega Barbiero, che è stato socio fondatore della Dop Venetoma a portare l’olio in epoca moderna furono i veneziani, che nei loro viaggi nel Mediterraneo avevano compreso l’importanza di questo prodotto e iniziarono a coltivarlo nelle colline venete”. Ma cos’ha di diverso l’olio degli Euganei? A differenza di altri oli, anche veneti, si caratterizza per un carattere più robusto nel sapore. Una struttura più amara e piccante,  ma allo stesso tempo equilibrata, che piace. Tipica varietà locale è la “Rasara”, autoctona, molto simile alla più diffusa varietà “Frantoio” ma più robusta e resistente al freddo. Lungo le pendici degli Euganei se ne possono ancora trovare piante secolari accanto alle più recenti della specie “Leccino”.

olivevalnogaredoL’ulivo ama il terreno calcareo e sugli Euganei lo ritrova soprattutto nella fascia di mezzo monte, a scaglia rossa e bianca. Anche gli importanti sbalzi termici favoriscono lo sviluppo di aromi e profumi particolari nelle olive così come nel vino. E l’abbinata vino-olio di oliva è sempre più gradita dai turisti tanto che gran parte delle cantine e aziende agricole hanno inserito il prodotto nella propria offerta e piantato uliveti. È salito il numero dei frantoi, ormai una mezza dozzina, tutti di piccole dimensioni. Quello di Valnogaredo è forse il principale, nelle annate buone come questa lavora tra gli 8 e i 10mila quintali di olive. Esiste dal 1960, quando Oreste Barbiero, padre di Paolo, acquistò l’attività dai proprietari della villa dei Contarini. ”Nel podere della famiglia veneziana si produceva olio almeno dal Settecento – continua il titolare – e sono ancora visibili le vasche impiegate per la lavorazione. Mio padre avviò invece l’attività in quelle che erano le scuderie della villa dei Contarini, acquistando nuovi macchinari tra cui la macina in pietra che utilizziamo ancora oggi per la spremitura a freddo delle olive. Più di recente vi abbiamo affiancato una moderna macchina a estrazione continua.

olio-frantoio-valnogaredoOlio come unguento di bellezza. I Barbiero oggi possiedono circa 4mila piante di olive, con cui fanno olio sia Dop, chiamato “Olio dei Dogi”, e uno non a marchio prodotto con olive anche dei colli Berici e, in minima parte, veronesi, acquistate da piccoli conferitori. Metà del lavoro, febbrile nel mese in cui dura la “campagna delle olive”, tra fine ottobre e metà novembre, è per conto terzi, ovvero aziende che portano qui le loro olive e poi si portano via l’olio che commercializzano autonomamente. L’olio di Valnogaredo diventa ingrediente anche per creme e prodotti per l’igiene e la cosmesi, preparati da un laboratorio di Padova, nonché per dolci e varie salse. Si possono poi acquistare uno speciale olio aromatizzato al limone e uno all’arancia, ottimi per condire il pesce o insaporire insalate. Tutti i prodotti sono commercializzati nel punto vendita di via Mantovane a Valnogaredo o sul sito http://www.frantoiovalnogaredo.it

Agricoltura e ambiente, nuovi bandi a sostegno dello sviluppo rurale e del miglioramento della qualità dell’aria

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiVia libera della Regione del Veneto ai nuovi bandi di finanziamento per lo sviluppo rurale. La Giunta regionale ha approvato i testi dei bandi del programma di sviluppo rurale 2014-2020 che saranno sottoposti nei prossimi giorni all’esame della terza Commissione del Consiglio regionale.

I nuovi bandi coprono diversi ambiti: dalla formazione professionale, alla promozione dei prodotti di qualità, agli investimenti aziendali, all’insediamento dei giovani agricoltori, agli interventi ambientali e alla cooperazione per l’innovazione. In totale si tratta di 7 misure e 15 tipi d’intervento attivati, per un sostegno complessivo di 89 milioni di euro, cofinanziato dall’Unione europea, dallo Stato italiano e dalla Regione del Veneto. Questa è la quarta tornata di bandi avviati nell’ambito del ciclo comunitario 2014-2020. Dei 1.184 milioni a disposizione per sostenere lo sviluppo rurale sino al 2020, al 30 ottobre 2016 la Regione ha già concesso 577 milioni, e ha liquidato oltre116 milioni. Il Consiglio Regionale ora ha 30 giorni per esprimere il parere sui testi, prima della definitiva approvazione della Giunta che darà il via ai termini per la presentazione delle domande. Le tempistiche per presentare le domande d’aiuto all’organismo pagatore Avepa variano dai 30 ai 105 giorni e dipendono dalla tipologia di intervento.

Ambiente. Dando attuazione al Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera, di cui è stato approvato l’aggiornamento nell’aprile scorso, la Giunta regionale ha approvato un bando al fine di sostenere le amministrazioni comunali e provinciali che abbiano realizzato nel corso del 2016 concreti interventi finalizzati a migliorare la qualità dell’aria sul territorio di competenza. Le amministrazioni richiedenti il finanziamento dovranno risultare proprietarie, o titolari di altro diritto reale (ad esempio diritto di superficie), dell’eventuale fondo sul quale insiste l’opera candidata a contributo e le azioni poste in essere dovranno essere già concluse in data antecedente al 30 novembre 2016. Le istanze verranno valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione e gli interventi verranno finanziati fino all’esaurimento dell’importo previsto, determinato in 750.000 euro. Alle domande verrà riconosciuto un contributo fino ad un massimo di 60.000 euro.

Dal cioccolato l’energia per iniziare una seconda vita, una storia al femminile in provincia di Padova

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Silvana Solagna

(di Marina Meneguzzi) Volere è potere. A dimostrarlo, ancora una volta, è la storia di Silvana Solagna, che dopo la perdita del lavoro, in tempi non facili per nessuno, certo, ha saputo reinventarsi la vita, scegliendo come nuova professione ciò che la appassionava di più da qualche anno a questa parte, il cioccolato, folgorata come è stata dalle fave di cacao durante un viaggio nell’isola di Guadalupa.

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Vanessa Trevisan

Operatrice del neo Bio Distretto dei colli Euganei. I soci Argav hanno conosciuto la sua storia  lo scorso 18 novembre, grazie a Vanessa Trevisan, sindaca di Vo’ che, accogliendoci nelle sale del MuVi, ha voluto presentarci un esempio di operatore economico del neo Bio Distretto dei colli Euganei, costituito nella sede del Consorzio vini, e sottoscritto da 31 soggetti tra comuni, aziende vitivinicole, olivicole e ortofrutticole, associazioni di tutela e promozione del territorio, unitamente ad altri soggetti pubblici e privati che operano nei Colli Euganei. L’associazione, senza scopo di lucro, mira a promuovere le pratiche di produzione biologica, sia in agricoltura che in zootecnia, come in ambito forestale e più in generale con riguardo alla gestione del paesaggio. Oltre a ciò, tende a sostenere e promuovere il biologico affinché divenga un principio ispiratore per un modello di sviluppo sostenibile dell’intera area euganea.

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Domenica 27 novembre, a Este si gusta e si degusta, ingresso libero. Ma torniamo a Silvana. Che alla fine del nostro direttivo, ospitato nelle sale del MuVi, ci ha fatto assaggiare alcune eccellenti tavolette di cioccolato preparate nei laboratori di Theocacao, la cioccolateria che ha aperto ad Este, in provincia di Padova. “La cioccolateria è un’arte che matura giorno dopo giorno e nel corso degli anni aiuta a guardare la vita con maggiore dolcezza“, ha raccontato emozionata Silvana, desiderosa di far percepire, nell’assaggio delle sue creazioni, l’accuratezza con cui sceglie le migliori qualità di cacao disponibili nel mercato, Trinitario e soprattutto Criollo, l’attenta lavorazione manuale e la cura meticolosa che profonde nelle ricette usate per creare piccoli capolavori, che hanno già trovato estimatori in diverse città d’Italia (a Venezia potete trovare i suoi prodotti al Florian). Nel salutarci, Silvana ha lanciato un dolce invito, aperto a tutti: domenica 27 novembre dalle 16 alle 19 aprirà le porte della sua cioccolateria estense (via De Antoni 19) per una degustazione gratuita di cioccolato e vino (Ca’Lustra), maggiori info tel. 331 6514444 oppure info@theocacao.it.