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Oscar Green 2016, tra i vincitori del concorso anche un veneto

gruppo-venetoPaolo Marangon con la sua birra biodinamica al radicchio ha vinto l’Oscar Green 2016 per la categoria  “Campagna Amica”, una delle cinque sezioni del concorso di Coldiretti che identifica i progetti dove il rapporto tra produttore e consumatore è esaltato.

Metodo biodinamico. E’ il caso di questa azienda agricola di Carbonera “Zolla14” che, scegliendo il metodo biodinamico offre un valore aggiunto alla salute dei cittadini. L’influenza delle costellazioni sul terreno attraverso l’impiego di botanica e principi spirituali è il segreto della disciplina agronomica ideata da Rudolf Steiner, che in tempi non sospetti annunciò il degrado naturale se non si fosse intervenuti sul settore primario con scelte radicali. Il vincitore premiato dal presidente nazionale Roberto Moncalvo è stato sostenuto dai colleghi veneti accorsi nella capitale per l’evento, che ha ospitato a Palazzo Rospigliosi l’open space di centinaia di iniziative creative sviluppate dagli imprenditori under 35. Insieme alla delegazione anche il direttore regionale Pietro Piccioni e il presidente Martino Cerantola. “In campagna c’è ancora futuro occupazionale per chi vuole intraprendere con idee nuove. Quel che più risalta è il senso della fatica e insieme l’entusiasmo praticato dai neo imprenditori che non si arrendono di fronte alle difficoltà del mercato scegliendo un modello di sviluppo solidale in contro tendenza con quello frenetico e senza scrupoli che la globalizzazione vorrebbe imporci“, ha commentato Cerantola.

Il vincitore. Per trovare i cereali idonei a maltare una buona birra è stato necessario l’intervento di un mastro birraio tedesco che li ha selezionati e seminati. L’azienda è di 11 ettari ed ha, per l’appunto, sposato il metodo biodinamico. Protagonista l’acqua, quella delle risorgive di Treviso, perché il radicchio ne viene immerso con le sue radici subendo una escursione termica fino a 15 gradi, in grado di fare nascere un piccolo fiore che mescolato ai malti restituisce carattere e unicità al prodotto. E’ una birra stagionale, prodotta una volta l’anno, che segue tutto il percorso del radicchio rosso di Treviso il cui protocollo è molto rigoroso, da agosto termina a dicembre, quando la temperatura scende sotto zero e il prodotto è pronto per essere lavorato. Il processo di lavorazione, oltre a essere rispettoso del disciplinare Igp, segue un “disciplinare” biodinamico che comporta una serie di operazioni, compiute a partire dal campo e fino alla trasformazione, seguendo il calendario astronomico. L’azienda impiega gli stessi metodi naturali anche per la realizzazione di altre eccellenze come il succo di mela limpido considerato senza rivali.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

“Dal fornaio ogni giorno è straordinario!”, successo virale per la campagna Confartigianato Vicenza di promozione sui social del pane genuino

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foto video social

Si sono visti per anni nelle piazze con “Profumo di Pane”, dove si poteva ammirarne la preparazione e poi assaggiare, caldi e fragranti, i prodotti da forno. Ora i Panificatori di Confartigianato Vicenza, quelli che espongono il marchio “Artigiani del Pane”, hanno lanciato una nuova campagna promozionale intitolata “Dal fornaio ogni giorno è straordinario ribadendo, attraverso sei video lanciati in Rete e subito accolti da migliaia di visualizzazioni, l’importanza dell’alimento per eccellenza.

Calo di attività nel settore. “Un’altra dimostrazione che non è nel nostro Dna rassegnarci, ma piuttosto rimboccarci le maniche e affrontare la situazione”. Così Ruggero Garlani, presidente dei Panificatori di Confartigianato Vicenza, risponde a quanti si si interrogano sul calo di attività nel settore. “Il minor utilizzo del pane – osserva – è un fenomeno iniziato negli anni ’80, e da quel periodo il mondo è cambiato completamente. I forni chiudono per svariati motivi, come il ricambio generazionale o gli alti costi di gestione, ma è soprattutto il mercato a essere diverso, e noi lo affrontiamo puntando sulla qualità artigiana”.

Le azioni di promozione avviate nel recente passato. Per questo, spiega il dirigente, “da anni organizziamo iniziative di promozione del pane andando in piazza a mostrare come lo prepariamo, lo impastiamo, lo cuociamo, facendo assaporare alla gente il sapore e l’aroma di quel prodotto che ogni giorno si trova nei nostri negozi. Stimoliamo il lancio di nuovi prodotti come La Vicentina, collaboriamo con le Ullss per la riduzione del sale nel pane, svolgiamo formazione tecnica con i nostri soci su come migliorare l’offerta introducendo nuovi ingredienti o recuperando tecniche tradizionali. E lungo questa strada abbiamo anche progettato questa campagna promozionale che per la prima volta utilizza i social network”.

I video viaggiano infatti attraverso i “social media” (Facebook e Instagram) e vengono diffusi tramite smartphone e programmi di messaggeria istantanea come Whatsapp, Telegram e Facebook Messenger; nell’arco di alcuni secondi, essi sono incentrati su altrettanti temi-chiave relativi al mondo del pane e tengono conto di alcuni aspetti fondamentali come le tendenze alimentari, i risvolti legati al benessere e alla salute, l’artigianalità autentica del prodotto da forno, i target diversi di acquirenti/consumatori (le mamme, i bambini, gli studenti, i lavoratori, gli sportivi, gli anziani, e così via), nonché le diverse fasi temporali nell’arco della giornata in cui il pane può diventare protagonista (la colazione del mattino, il pranzo o lo spuntino pre-sportivo, la merenda…). Dunque, una comunicazione diretta e quanto mai attuale, che ha l’obiettivo di tornare a sottolineare i valori che tale alimento, nelle sue tantissime sfaccettature, mantiene intatti nella società contemporanea: che non sono soltanto quelli nutrizionali, ma comprendono anche aspetti come la convivialità, l’incontro tra familiari o colleghi di lavoro, la genuinità di ciò che si mangia, i rapporti umani con i rivenditori.

Fornaio di fiducia, un prezioso ruolo. “Rosetta” o “zoccoletto”, “filoncino”, pagnotta integrale o ai cereali, rappresentano insomma qualcosa di più di un semplice… pezzo di pane, e i brevi filmati in diffusione sono stati creati  per ricordare al pubblico quanto sia importante la loro presenza nella vita quotidiana, e quanto sia prezioso il ruolo del fornaio di fiducia per ogni ceto sociale e ogni età, dai ragazzi agli anziani. A completare la campagna promozionale sta inoltre la presenza “fisica” delle immagini derivate dai video e trasformate in materiali pubblicitari che i clienti ritrovano nei negozi, così come l’utilizzo del marchio “Artigiani del Pane” sugli abiti del personale, sui mezzi, nelle vetrine del punto vendita.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Imprese Veneto

Il Marrone di San Zeno Dop ora è anche bio. La bontà del frutto ed il riconoscimento festeggiati per tre fine settimana dal 22 ottobre al 6 novembre con iniziative culinarie e di intrattenimento.

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Marroni di San Zeno Dop

(di Marina Meneguzzi) Il marrone dei record in Italia è veneto e precisamente veronese: si tratta del Marrone di San Zeno di Montagna, amena località situata a poco più di 600 metri nel comprensorio del monte Baldo, con vista diretta sul lago di Garda. Che, peraltro, oltre a deliziare lo sguardo, dona una particolare dolcezza al frutto autunnale che cresce nei declivi boschivi.

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da sx Ugo Bonafini, Claudio Valente, Maurizio Castellani, Andrea Perotti, Simone Campagnari

I primati da record. Ebbene, dopo essere stato il primo nel Bel Paese (ed in Europa) ad ottenere la Dop nel 2003, in virtù delle tecniche di lavorazione tradizionali applicate ed in particolare della curatura (novena e rissara), il marrone sanzenate (Castanea sativa Mills) è il primo in Italia ad aver ottenuto il marchio “bio” ad un anno poco più dall’inizio delle pratiche di riconoscimento. E questo grazie alla naturalità dell’ambiente e dei metodi di coltivazione in cui e con cui viene prodotto. Ad annunciarlo con giusto orgoglio lo scorso 12 ottobre alla stampa, tra cui Argav, riunita per l’occasione a San Zeno nelle splendide sale trecentesche del palazzo “Ca’ Montagna”, sono stati i fautori di questo successo, a cominciare dai produttori soci del Consorzio di Tutela, rappresentati dal presidente e dal vice presidente, rispettivamente Simone Campagnari e Ugo Bonafini, ed ancora il sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, Andrea Perotti, consigliere comunale e il presidente di Coldiretti Verona Claudio Valente.

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il castagneto di Giovanni Gondola

Biologico per natura, con uno scoiattolo per mascotte. “In taluni e speciali casi, il periodo di conversione dall’agricoltura non biologica a quella biologica  può essere superato – ha spiegato Campagnariad esempio quando gli appezzamenti siano superfici allo stato naturale non trattate con prodotti vietati nell’ambito della produzione biologica da almeno tre anni. E’ questo il nostro caso, poiché il nostro marrone è sempre stato del tutto naturale, coltivato con i sistemi tradizionali, rigorosamente a mano e senza utilizzo di trattamenti chimici. Avepa (Agenzia Veneta per i pagamenti in agricoltura) lo ha riconosciuto e lo scorso 7 ottobre ha concesso il riconoscimento retroattivo. Ad oggi, già tredici aziende produttrici sono registrate a produzione biologica (oltre il 70 per cento della produzione). L’obiettivo del Consorzio – che raggruppa 45 soci che coltivano un totale di oltre 2mila ettari di castagneti tra i 250 e i 900 metri – è raggiungere il 100 per cento entro il 2018“. “Il Marrone di San Zeno Dop è una coltura di nicchia che esprime perfettamente un nuovo concetto di agricoltura in grado di dare risposta e valore ai prodotti agricoli di periferia e di montagna, che necessitano di “strade nuove” per essere conosciuti e apprezzati. Si tratta prima di tutto di una scelta culturale che, se ben gestita, può tradursi anche in una felice scelta economica“, ha affermato  Claudio Valente, la cui organizzazione agricola ha affiancato il Consorzio nell’ottenimento della certificazione bio.

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Marroni di San Zeno Dop

Recupero di castagni abbandonati. La raccolta dei marroni, ancora in corso, dovrebbe superare abbondantemente i 200 quintali ottenuti nel 2015. Un’ottima resa, dunque, avvenuta in un’annata in cui, specie in Sud Italia, si parla di crolli di produzione del 90 per cento a causa di un parassita di origine cinese, il cinipide. “Ma non si tratta di fortuna – ha precisato il sindaco Castellanibensì di un preciso piano di prevenzione e investimento iniziato 5 anni fa, con un’attività di lotta integrata al parassita attraverso i lanci del suo nemico naturale, il parassitoide Torymus sinensis“. Tra gli obiettivi che uniscono Amministrazione e Consorzio, oltre alla valorizzazione e promozione del prodotto, c’è il recupero di castagni abbandonati – si parla di alberi vecchi di 200/300 anni con una circonferenza di 7/8 metri ciascuno – all’interno dei boschi disseminati nei comuni della Comunità montana del Monte Baldo: Brentino-Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna. “Al momento non è possibile calcolare con esattezza il numero di piante da recuperare ma stiamo parlando di almeno altrettanti duemila ettari“,  ha detto Campagnari.

caldarrostemarronesanzenodopLe feste in omaggio ad un frutto che si adatta bene in cucina. Dunque, da quest’anno, nell’etichetta che si trova nelle confezioni in vendita del marrone che, ricordiamo, si differenzia dalla castagna, frutto della pianta selvatica, per essere originato da una pianta coltivata e migliorata con successivi innesti, oltre alla dicitura della Dop, con logo, peso, annata di produzione e luogo di confezionamento, si potrà trovare anche il marchio bio. Metà della produzione annuale sarà venduta durante la 44° Festa della Castagne, che coincide con la 13° edizione della Festa del Marrone di San Zeno Dop, entrambe organizzate dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Consorzio, ed in programma a San Zeno di Montagna per tre fine settimana, il 22 e 23 ottobre, il 29 e 30 ottobre e il 5 e 6 novembre. “Negli anni la Festa del Marrone è cresciuta sia nell’offerta, sempre più di qualità e differenziata, sia nel numero di visitatori, provenienti anche al di fuori della provincia veronese e drl Veneto“, ha riferito Perotti, che coordina la realizzazione delle feste. Tra gli intrattenimenti in programma, c’è il mercatino dei sapori, dove si potrà degustare il marrone in molteplici vesti e ricette, dalla caldarrosta al frutto sciroppato alla birra Castanea passando da quella più caratteristica, il minestrone di marroni, protagonista di un vero e proprio premio che verrà assegnato a chiusura della manifestazione.

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Giancarlo Zanolli titolare della Taverna Kus

Menù raffinati a base di marroni. Nei giorni di festa le cucine saranno sempre aperte e pronte a servire i piatti tipici della zona del Baldo anche nei ristoranti locali. A questo proposito, fino al 13 novembre, cinque ristoranti aderenti al progetto “San Zeno Castagne, Bardolino & Monte Veronese” (Al Cacciatore, Bellavista, Costabella, Sole e Taverna Kus) offriranno agli avventori 5 diversi menù degustazione con pietanze, dall’antipasto al dessert, a base di marroni (da 35 a 44 euro, gradita prenotazione, maggiori info http://www.ristosanzeno.it). Grande importanza viene data dagli chef al minestrone, piatto della tradizionale autunnale di San Zeno, declinato dai ristoranti in differenti versioni di consistenza e di sapori, tutte da assaggiare.

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Ugo Bonafini abbraccia il suo castagno cinquecentenario per evidenziare la circonferenza del tronco

Novena e rissara, cosa s’intende. A spiegare la tecnica di curatura dei marroni è Bonafini, anche produttore di formaggio di malga sul Baldo e fortunato possessore in località Lumini di un castagno cinquecentenario: “I frutti raccolti subiscono trattamenti di cura secondo il metodo tradizionale, quali la “novena” e la “rissara” (ricciaia in dialetto veronese). La prima consiste nel far riposare i marroni in acqua fredda per 9 giorni (da qui novena) cambiando parte o tutta l’acqua ogni 2, senza aggiunta di nessun additivo. La rissara invece, praticata da sempre su questi monti, consiste nell’accumulare all’aperto i frutti ed i ricci per 8-15 giorni. In entrambi i casi, l’obiettivo è favorire una fermentazione naturale per far aprire il frutto e preservarlo da funghi, muffe e parassiti”.

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La rissara di Gondola

Con le corde sui rami. Oggi, quasi tutti i produttori effettuano la “novena”. Ma c’è ne è ancora uno che pratica la “rissara“. Si tratta di Giovanni Gondola, socio del consorzio e titolare insieme alla famiglia dell’hotel Castagneto (tel. 045-7285121), struttura immersa in un bosco di castagneti secolari (110 in tutto). Da metà ottobre, il contadino-albergatore si cimenta direttamente nella raccolta dei marroni, salendo sui rami più alti con le corde e raggruppando i ricci nella rissara. “Un lavoro faticoso, a fine sera lo si sente nelle braccia, ma per me è di impagabile soddisfazione” ha raccontato Gondola. E guardando il suo volto sorridente e disteso, non si stenta a credergli.

Mais straniero pagato più di quello italiano, succede a Padova, denuncia Coldiretti

maisMeno di sedici centesimi per un chilo di mais: questo è quanto guadagneranno le migliaia di agricoltori padovani dal raccolto di quest’anno. Una miseria, afferma Coldiretti Padova, un prezzo vergognoso, sopratutto se confrontato con le quotazioni delle tonnellate di mais che ogni anno varcano le nostre frontiere.

16 euro per il mais padovano contro i 18 dell’ibrido estero.  “Le rilevazioni sui prezzi di questi giorni parlano chiaro –  afferma Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova  – il mais veneto, sottoposto a rigorosi controlli, è quotato circa 16 euro al quintale mentre il mais che arriva da oltre confine, l’ibrido estero “alla rinfusa” viene pagato in media più di 18 euro al quintale, con punte di 19 euro. Perché questa differenza non certo trascurabile? E’ paradossale che il prodotto che arriva da oltre frontiera, che spesso e volentieri non risponde agli stessi standard di qualità e di controllo nel ciclo produttivo garantiti invece nelle nostre aziende, sia pagato addirittura di più. Siamo di fronte ad una chiara mossa speculativa ai danni della produzione nazionale e veneta in particolare”.

Padova provincia leader nella coltivazione e nella produzione di mais. Quasi un quarto della coltivazione è concentrata nella provincia, con circa 45 mila ettari di mais su un totale veneto di 190 mila. Nel 2015 sono state raccolte 441 mila tonnellate di mais, in calo rispetto all’anno precedente. Quest’anno è attesa una produzione nella media ma a preoccupare i quasi 8.000 agricoltori che coltivano mais è il prezzo che non accenna a salire da quotazioni assolutamente insoddisfacenti.

Fonte: Coldiretti Padova

Latte: aperti i bandi in Veneto per domande di aiuto per riduzione produzione

latte_16492“Il pacchetto complessivo di aiuti da 500 milioni, adottato in luglio dalla Commissione Ue a sostegno dei produttori di latte e degli allevatori, inizia ad assumere concretezza attraverso l’apertura di quattro bandi distribuiti da settembre 2016 a marzo 2017, per una dotazione complessiva di 150 milioni di euro per l’intero territorio comunitario”. A darne notizia l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan, che ha attivato le strutture regionali di Avepa (Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura) al fine di dare immediata attuazione al Regolamento Delegato UE; dall’8 settembre scorso, infatti, sono aperti i termini per la presentazione delle domande per la riduzione della produzione lattiera.

Domande accettate sino ad esaurimento fondo Ue. “Il provvedimento è stato assunto al fine di equilibrare una condizione di mercato particolarmente precaria, dovuta in buona parte alla liberalizzazione della produzione del latte – spiega Pan – l’obiettivo delle Istituzione europee è quello di supportare le aziende e garantire nuova stabilità a un settore che sta attraversando, particolarmente in questo periodo, i minimi storici in termini di prezzi e reddittività”. “Bruxelles ha quindi stabilito che le domande saranno accettate sino ad esaurimento della somma disponibile – spiega l’assessore –, consiglio pertanto agli allevatori veneti interessati ad una riduzione della produzione lattiero-casearia, di presentare la documentazione entro le prime scadenze programmate”.

Chi può accedere al bando e scadenze. Le domande potranno essere presentate da singole aziende agricole, organizzazioni di produttori o cooperative e dovranno essere inviate (in riferimento alla prima scadenza) entro il 21 settembre per il primo periodo ottobre-dicembre 2016, entro il 12 ottobre per il periodo novembre 2016-gennaio 2017, entro il 9 novembre per il periodo dicembre 2016-febbraio 2017 ed entro il 7 dicembre per il periodo gennaio-marzo 2017.

Il premio unitario massimo sarà pari a 14 centesimi di euro per chilo di latte. Inoltre, per accedere all’aiuto il produttore dovrà aver prodotto e consegnato latte a un primo acquirente riconosciuto nel mese di luglio 2016. Il quantitativo di riduzione delle consegne di latte vaccino per il quale è richiesto l’aiuto, non deve superare il 50% del quantitativo totale prodotto dal produttore nel periodo di riferimento né essere inferiore a 1.500 kg. Infine, è ammessa una sola domanda per produttore nell’arco dei quattro periodi previsti (con una deroga per il primo e l’ultimo periodo). La domanda di aiuto, in Veneto, dovrà essere acquisita e compilata tramite l’applicativo presente nel sito web istituzionale di AVEPA disponibile al link  http://app.avepa.it/mainapp. Per completare la domanda, è necessario richiedere il proprio ACCOUNT e correlata PASSWORD registrandosi nel GUARD; ciò consente l’accesso riservato alla compilazione on-line.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Mais, allerta aflatossine in Veneto

aflatossine-pigozzoTorna l’allerta aflatossine in Veneto. In vista dell’imminente avvio delle operazioni di raccolta del mais, l’Associazione italiana raccoglitori, essiccatori e stoccatori (Aires) ha trasmesso una nota in cui informa di una contaminazione in atto a macchia di leopardo del fungo Aspergillo che intacca il cereale, rilevata da un monitoraggio condotto dall’Università di Padova.

Meglio anticipare la raccolta. Le aflatossine sono sostanze tossiche che, oltre i limiti stabiliti dalle direttive Ue, sono vietate anche per la destinazione a mangimi animali. Per questo, Confagricoltura Veneto chiede agli agricoltori di prestare attenzione allo stato delle colture, anticipando la raccolta in modo da essiccare la granella di mais con valori superiori al 22 per cento di umidità, al fine di contenere i danni. “L’infezione fungina ha intaccato soprattutto le varietà precoci, che hanno sofferto la variabilità del clima con le bombe d’acqua prima e il caldo umido poi – spiega Giangiacomo Bonaldi, membro di giunta di Confagricoltura e referente dell’area Triveneto e presidente del Consorzio maiscoltori e cerealicoltori del Piave – Il timore è che la malattia si sviluppi in maniera diffusa nei raccolti, con il rischio di trovarsi con un mais declassato qualitativamente e vendibile solo per uso agroenergetico. Raccogliere il mais prima comporta un più elevato costo di essicazione, ma consentirà di salvare il prodotto e la redditività dell’azienda”.

In Veneto, calo superifici coltivate a mais e rese. Confagricoltura ricorda che i produttori veneti soffrono già a causa dei prezzi ai minimi storici, scesi a 16 euro e mezzo il quintale, che coprono a stento i costi di produzione. A pesare sono le grosse importazioni di mais dall’estero, che vedono in prima fila i Paesi dell’Est come l’Ucraina, la Romania e l’Ungheria, produttori di un mais qualitativamente inferiore ma più sano in conseguenza di condizioni climatiche più favorevoli. Il tonfo dei prezzi e l’andamento climatico sfavorevole ha portato in Veneto sia ad un calo delle superfici (– 6 per cento), sia delle rese (– 20 per cento), come attestano i dati di Veneto Agricoltura. Nel 2015 la superficie coltivata a mais è risultata essere di 209 mila ettari, con Padova prima provincia con 44 mila ettari, seguita da Rovigo con 37.800, Venezia con 35.200, Verona con 30 mila, Treviso con 25 mila, Vicenza con 18.500. “Al Ministero chiediamo un progetto che possa rilanciare il settore – esorta Bonaldi -, centrato sulla ricerca, su investimenti per i centri di stoccaggio perché riescano a selezionare meglio i prodotti e su contributi che possano calmierare il disagio dei produttori. Agli agricoltori chiediamo di scegliere varietà migliori e più produttive. Il clima umido del Veneto ci sottopone costantemente al rischio aflatossine e perciò dobbiamo puntare su specie più resistenti, per ottenere un mais più sano e più spendibile sul mercato”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Caldo e siccità in Veneto, Avepa riconosce carburante agricolo agevolato per irrigazioni

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiLa Regione Veneto informa che, alla luce delle richieste pervenute dal territorio per la concessione di assegnazioni supplementari di carburante agricolo agevolato e dei dati dell’Arpav, che hanno confermato la scarsa piovosità dell’ultimo periodo, Avepa, con decreto del direttore n. 94 del 04 agosto 2016, ha approvato le assegnazioni supplementari di carburante agricolo agevolato per l’irrigazione di soccorso per l’anno 2016.

L’autorizzazione interessa tutte le province del Veneto ad eccezione di Belluno,  per le colture di mais, sorgo, soia, girasole, leguminose, barbabietole, tabacco, pomodoro, ortaggi, piante officinali, erba e pascoli, frutta, viti, pioppo e vivai. Gli applicativi sono già allineati per la presentazione delle apposite istanze.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Dal 12 agosto aperti i bandi Psr Veneto per infrastrutture silvopastorali, terreni, energie rinnovabili, misure forestali e cooperazione, domande entro 60-90 giorni

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiDa venerdì 12 agosto 2016 gli agricoltori veneti possono concorrere all’assegnazione dei 30,7 milioni del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 per infrastrutture silvo-pastorali, terreni  danneggiati, energie rinnovabili e misure forestali. Domani saranno infatti pubblicati sul Bollettino ufficiale della Regione Veneto i nuovi bandi del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020.

I beneficiari avranno dai 60 ai 90 giorni di tempo per presentare domanda e accedere ai finanziamenti previsti per cinque misure: 10 milioni per le “Infrastrutture viarie silvopastorali, ricomposizione e miglioramento fondiario e servizi in rete”, 3 milioni per “Investimenti per il ripristino di terreni e del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali”, 4 milioni per “Creazione e sviluppo della diversificazione delle imprese agricole”, 12,7 milioni per “Investimenti in tecnologie forestali e nella trasformazione, mobilitazione e commercializzazione dei prodotti forestali” e 1 milione di euro per “Costituzione e gestione dei gruppi operativi PEI in materia di produttività e sostenibilità in agricoltura”. 
“I bandi riguardano interventi di diversa natura – ricorda l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan – ed attivano una serie di misure innovative come la costituzione di Partenariati Europei per l’Innovazione (PEI): il Veneto ha scelto di investire 28 milioni di euro entro il 2020 per sviluppare e promuovere la collaborazione tra imprese e centri di ricerca europei, al fine di realizzare idee innovative suggerite dalle aziende stesse e quindi utili al sistema produttivo veneto”.

Misure a favore di impianti agricoli danneggiati da calamità naturali, zone di motnagna, fonti rinnovabili. Attenzione particolare è stata dedicata alle misure di sostegno agli investimenti per il ripristino dei terreni e del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali, verificatesi a gennaio-febbraio 2014 in provincia di Verona, al fine di ripristinare gli impianti di actinidia (kiwi) danneggiate dalle piogge alluvionali.
 “Aprono per la prima volta le misure forestali, dedicate soprattutto alle zone di montagna – ha spiegato Pan – indirizzate a sostenere le spese per la sistemazione di strade, della viabilità e delle infrastrutture di approvvigionamento necessarie per migliorare la competitività delle aziende forestali. Altresì saranno finanziati: l’acquisto di macchinari, impianti ed attrezzature per lavorazioni forestali, l’acquisizione di terreni, investimenti in immobilizzazioni e in piazzole attrezzate”. 
“Particolare attenzione è stata data alle fonti rinnovabili e alla costruzione o ristrutturazione di impianti per la produzione di energia – ha concluso Pan – dedicati unicamente alle aziende agricole che desiderano conferire maggiore efficienza alle proprie attività, avvicinandosi ad un’idea di economia circolare nella quale lo scarto di produzione diventa nuova risorsa per produrre energia utile al funzionamento dell’attività stessa”.
Maggiori dettagli sui bandi possono essere recuperati nel sito regionale http://www.piave.veneto.it e nel sito http://www.regione.veneto.it sezione bandi-agricoltura.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Pacchetto giovani del Psr, in Veneto tagliati i tempi di attesa per l’apertura di un’attività agrituristica

Giovani agricoltoriGli imprenditori agricoli neo insediati che volessero dedicarsi all’attività agrituristica d’ora in poi possono farlo già dal primo anno, senza dover attendere i due dalla norma regionale che disciplina l’agriturismo.

Deroga per giovani agricoltori. Si tratta di una deroga proposta da Coldiretti Veneto ed approvata dal Consiglio regionale che vale solo nel caso di under 40 legati al finanziamento europeo previsto dal Pacchetto Giovani del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020. Grazie all’approvazione avvenuta in Consiglio regionale durante le recenti sedute in aula dedicate al collegato della finanziaria, il futuro operatore agrituristico potrà ridurre i tempi di avvio dell’attività di ristorazione e accoglienza in campagna. Con questa formula – spiega Coldiretti Veneto –  si dà un’ulteriore chance di crescita all’imprenditorialità che nel settore primario è in netta crescita nonostante la crisi economica.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Parte in Polesine la campagna del grano duro e tenero

grano giugnoSegnali di speranza per la campagna dei cereali a paglia (grano e orzo) che si sta aprendo in questi giorni. A dispetto delle abbondanti piogge delle scorse settimane, i primi rilievi vanno nella direzione di una buona qualità del prodotto.

“Le prime mietiture di grano duro – commenta Damiano Giacometti, presidente della cooperativa Villa Nani di Bagnolo (Ro), importante centro di raccolta e commercializzazione di cereali dell’Alto/medio Polesine – ci stanno danno soddisfazione per la quantità di prodotto ricavato, ma soprattutto per la qualità. Si temeva che le piogge potessero compromettere il tenore proteico del grano che è la caratteristica che permette alla pasta di tenere la cottura – spiega il presidente – ma se i primi segnali si confermeranno positivi nel prosieguo della campagna, possiamo dire di avere buone speranze che questa qualità sostenga le quotazioni del mercato che stanno per ripartire al centro-nord Italia. Buone rese produttive si sono viste in anteprima nella raccolta del pisello proteico e dei cereali minori, come l’orzo. Attualmente – continua il presidente – le uniche quotazioni di cui disponiamo sono quelle della borsa merci di Foggia, rilevante per il sud Italia, in cui il prezzo del grano duro, ancora purtroppo deludente rispetto all’anno passato, va dai 215 ai 220 euro a tonnellata, per un prodotto con una percentuale minima di proteine intorno all’11,50, ossia per un grano di qualità non eccelsa, se teniamo conto che un buon grano duro deve avere un tenore proteico superiore al 14,50 per cento. Pertanto – conclude il presidente Giacometti – se la nostra qualità si manterrà alta come appare dai primi rilievi e se il clima ci assiste, possiamo ben sperare che sia questa qualità a fare la differenza sul mercato cerealicolo nazionale”.

Grano, per la prima volta strappa al mais il primato di prima coltura in Polesine. Per il grano tenero, come per il duro, il mercato ha bisogno di avere dati maggiormente consolidati prima di formulare le quotazioni. Intanto, in questa campagna cerealicola 2015/2016 per la prima volta il grano, fra duro e tenero, strappa al mais il primato di prima coltura della pianura polesana. La provincia di Rovigo conta infatti quest’anno circa 38 mila ettari di superficie investita a grano sul totale di 108 mila ettari di superficie agricola utile. L’andamento dei mercati del grano, dunque, diventa l’indice fondamentale che le aziende agricole polesane dovranno guardare, considerando che gli italiani consumano mediamente all’anno 25 chili di pasta pro capite e che il Belpaese è deficitario di grano duro per il 30/40 per cento del fabbisogno nazionale.

Fonte: Servizio Stampa Cooperativa Villa Nani