
Marroni di San Zeno Dop
(di Marina Meneguzzi) Il marrone dei record in Italia è veneto e precisamente veronese: si tratta del Marrone di San Zeno di Montagna, amena località situata a poco più di 600 metri nel comprensorio del monte Baldo, con vista diretta sul lago di Garda. Che, peraltro, oltre a deliziare lo sguardo, dona una particolare dolcezza al frutto autunnale che cresce nei declivi boschivi.

da sx Ugo Bonafini, Claudio Valente, Maurizio Castellani, Andrea Perotti, Simone Campagnari
I primati da record. Ebbene, dopo essere stato il primo nel Bel Paese (ed in Europa) ad ottenere la Dop nel 2003, in virtù delle tecniche di lavorazione tradizionali applicate ed in particolare della curatura (novena e rissara), il marrone sanzenate (Castanea sativa Mills) è il primo in Italia ad aver ottenuto il marchio “bio” ad un anno poco più dall’inizio delle pratiche di riconoscimento. E questo grazie alla naturalità dell’ambiente e dei metodi di coltivazione in cui e con cui viene prodotto. Ad annunciarlo con giusto orgoglio lo scorso 12 ottobre alla stampa, tra cui Argav, riunita per l’occasione a San Zeno nelle splendide sale trecentesche del palazzo “Ca’ Montagna”, sono stati i fautori di questo successo, a cominciare dai produttori soci del Consorzio di Tutela, rappresentati dal presidente e dal vice presidente, rispettivamente Simone Campagnari e Ugo Bonafini, ed ancora il sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, Andrea Perotti, consigliere comunale e il presidente di Coldiretti Verona Claudio Valente.

il castagneto di Giovanni Gondola
Biologico per natura, con uno scoiattolo per mascotte. “In taluni e speciali casi, il periodo di conversione dall’agricoltura non biologica a quella biologica può essere superato – ha spiegato Campagnari – ad esempio quando gli appezzamenti siano superfici allo stato naturale non trattate con prodotti vietati nell’ambito della produzione biologica da almeno tre anni. E’ questo il nostro caso, poiché il nostro marrone è sempre stato del tutto naturale, coltivato con i sistemi tradizionali, rigorosamente a mano e senza utilizzo di trattamenti chimici. Avepa (Agenzia Veneta per i pagamenti in agricoltura) lo ha riconosciuto e lo scorso 7 ottobre ha concesso il riconoscimento retroattivo. Ad oggi, già tredici aziende produttrici sono registrate a produzione biologica (oltre il 70 per cento della produzione). L’obiettivo del Consorzio – che raggruppa 45 soci che coltivano un totale di oltre 2mila ettari di castagneti tra i 250 e i 900 metri – è raggiungere il 100 per cento entro il 2018“. “Il Marrone di San Zeno Dop è una coltura di nicchia che esprime perfettamente un nuovo concetto di agricoltura in grado di dare risposta e valore ai prodotti agricoli di periferia e di montagna, che necessitano di “strade nuove” per essere conosciuti e apprezzati. Si tratta prima di tutto di una scelta culturale che, se ben gestita, può tradursi anche in una felice scelta economica“, ha affermato Claudio Valente, la cui organizzazione agricola ha affiancato il Consorzio nell’ottenimento della certificazione bio.

Marroni di San Zeno Dop
Recupero di castagni abbandonati. La raccolta dei marroni, ancora in corso, dovrebbe superare abbondantemente i 200 quintali ottenuti nel 2015. Un’ottima resa, dunque, avvenuta in un’annata in cui, specie in Sud Italia, si parla di crolli di produzione del 90 per cento a causa di un parassita di origine cinese, il cinipide. “Ma non si tratta di fortuna – ha precisato il sindaco Castellani – bensì di un preciso piano di prevenzione e investimento iniziato 5 anni fa, con un’attività di lotta integrata al parassita attraverso i lanci del suo nemico naturale, il parassitoide Torymus sinensis“. Tra gli obiettivi che uniscono Amministrazione e Consorzio, oltre alla valorizzazione e promozione del prodotto, c’è il recupero di castagni abbandonati – si parla di alberi vecchi di 200/300 anni con una circonferenza di 7/8 metri ciascuno – all’interno dei boschi disseminati nei comuni della Comunità montana del Monte Baldo: Brentino-Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna. “Al momento non è possibile calcolare con esattezza il numero di piante da recuperare ma stiamo parlando di almeno altrettanti duemila ettari“, ha detto Campagnari.
Le feste in omaggio ad un frutto che si adatta bene in cucina. Dunque, da quest’anno, nell’etichetta che si trova nelle confezioni in vendita del marrone che, ricordiamo, si differenzia dalla castagna, frutto della pianta selvatica, per essere originato da una pianta coltivata e migliorata con successivi innesti, oltre alla dicitura della Dop, con logo, peso, annata di produzione e luogo di confezionamento, si potrà trovare anche il marchio bio. Metà della produzione annuale sarà venduta durante la 44° Festa della Castagne, che coincide con la 13° edizione della Festa del Marrone di San Zeno Dop, entrambe organizzate dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Consorzio, ed in programma a San Zeno di Montagna per tre fine settimana, il 22 e 23 ottobre, il 29 e 30 ottobre e il 5 e 6 novembre. “Negli anni la Festa del Marrone è cresciuta sia nell’offerta, sempre più di qualità e differenziata, sia nel numero di visitatori, provenienti anche al di fuori della provincia veronese e drl Veneto“, ha riferito Perotti, che coordina la realizzazione delle feste. Tra gli intrattenimenti in programma, c’è il mercatino dei sapori, dove si potrà degustare il marrone in molteplici vesti e ricette, dalla caldarrosta al frutto sciroppato alla birra Castanea passando da quella più caratteristica, il minestrone di marroni, protagonista di un vero e proprio premio che verrà assegnato a chiusura della manifestazione.

Giancarlo Zanolli titolare della Taverna Kus
Menù raffinati a base di marroni. Nei giorni di festa le cucine saranno sempre aperte e pronte a servire i piatti tipici della zona del Baldo anche nei ristoranti locali. A questo proposito, fino al 13 novembre, cinque ristoranti aderenti al progetto “San Zeno Castagne, Bardolino & Monte Veronese” (Al Cacciatore, Bellavista, Costabella, Sole e Taverna Kus) offriranno agli avventori 5 diversi menù degustazione con pietanze, dall’antipasto al dessert, a base di marroni (da 35 a 44 euro, gradita prenotazione, maggiori info http://www.ristosanzeno.it). Grande importanza viene data dagli chef al minestrone, piatto della tradizionale autunnale di San Zeno, declinato dai ristoranti in differenti versioni di consistenza e di sapori, tutte da assaggiare.

Ugo Bonafini abbraccia il suo castagno cinquecentenario per evidenziare la circonferenza del tronco
Novena e rissara, cosa s’intende. A spiegare la tecnica di curatura dei marroni è Bonafini, anche produttore di formaggio di malga sul Baldo e fortunato possessore in località Lumini di un castagno cinquecentenario: “I frutti raccolti subiscono trattamenti di cura secondo il metodo tradizionale, quali la “novena” e la “rissara” (ricciaia in dialetto veronese). La prima consiste nel far riposare i marroni in acqua fredda per 9 giorni (da qui novena) cambiando parte o tutta l’acqua ogni 2, senza aggiunta di nessun additivo. La rissara invece, praticata da sempre su questi monti, consiste nell’accumulare all’aperto i frutti ed i ricci per 8-15 giorni. In entrambi i casi, l’obiettivo è favorire una fermentazione naturale per far aprire il frutto e preservarlo da funghi, muffe e parassiti”.

La rissara di Gondola
Con le corde sui rami. Oggi, quasi tutti i produttori effettuano la “novena”. Ma c’è ne è ancora uno che pratica la “rissara“. Si tratta di Giovanni Gondola, socio del consorzio e titolare insieme alla famiglia dell’hotel Castagneto (tel. 045-7285121), struttura immersa in un bosco di castagneti secolari (110 in tutto). Da metà ottobre, il contadino-albergatore si cimenta direttamente nella raccolta dei marroni, salendo sui rami più alti con le corde e raggruppando i ricci nella rissara. “Un lavoro faticoso, a fine sera lo si sente nelle braccia, ma per me è di impagabile soddisfazione” ha raccontato Gondola. E guardando il suo volto sorridente e disteso, non si stenta a credergli.
Filed under: Agroalimentare Veneto, Prodotti DOP | Tagged: dop italiane, Marrone San Zeno Dop, minestrone di marroni, produzione castagne 2016, San Zeno di Montagna | Leave a comment »
Meno di sedici centesimi per un chilo di mais: questo è quanto guadagneranno le migliaia di agricoltori padovani dal raccolto di quest’anno. Una miseria, afferma Coldiretti Padova, un prezzo vergognoso, sopratutto se confrontato con le quotazioni delle tonnellate di mais che ogni anno varcano le nostre frontiere.
“Il pacchetto complessivo di aiuti da 500 milioni, adottato in luglio dalla Commissione Ue a sostegno dei produttori di latte e degli allevatori, inizia ad assumere concretezza attraverso l’apertura di quattro bandi distribuiti da settembre 2016 a marzo 2017, per una dotazione complessiva di 150 milioni di euro per l’intero territorio comunitario”. A darne notizia l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan, che ha attivato le strutture regionali di Avepa (Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura) al fine di dare immediata attuazione al Regolamento Delegato UE; dall’8 settembre scorso, infatti, sono aperti i termini per la presentazione delle domande per la riduzione della produzione lattiera.
Torna l’allerta aflatossine in Veneto. In vista dell’imminente avvio delle operazioni di raccolta del mais, l’Associazione italiana raccoglitori, essiccatori e stoccatori (Aires) ha trasmesso una nota in cui informa di una contaminazione in atto a macchia di leopardo del fungo Aspergillo che intacca il cereale, rilevata da un monitoraggio condotto dall’Università di Padova.
La Regione Veneto informa che, alla luce delle richieste pervenute dal territorio per la concessione di assegnazioni supplementari di carburante agricolo agevolato e dei dati dell’Arpav, che hanno confermato la scarsa piovosità dell’ultimo periodo, Avepa, con decreto del direttore n. 94 del 04 agosto 2016, ha approvato le assegnazioni supplementari di carburante agricolo agevolato per l’irrigazione di soccorso per l’anno 2016.
Gli imprenditori agricoli neo insediati che volessero dedicarsi all’attività agrituristica d’ora in poi possono farlo già dal primo anno, senza dover attendere i due dalla norma regionale che disciplina l’agriturismo.
Segnali di speranza per la campagna dei cereali a paglia (grano e orzo) che si sta aprendo in questi giorni. A dispetto delle abbondanti piogge delle scorse settimane, i primi rilievi vanno nella direzione di una buona qualità del prodotto.
E’ l’oro del Montello, anche se pochi lo sanno. Nonostante il maltempo delle ultime settimane, la produzione di miele dalle profumate acacie trevigiane arriverà a sfiorare quest’anno quota 500 tonnellate, pari a 3,5 milioni di fatturato. Un valore notevole, che può essere equiparato a quello di 300 ettari di prosecco.
Sono le api a selezionare chi deve fare l’apicoltore