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Confartigianato: al Cfp San Gaetano di Vicenza il quarto “Premio De.Co. Severino Trentin”

San Gaetano vincitori Premio Trentin

San Gaetano vincitori Premio Trentin

È stata la squadra del CFP San Gaetano di Vicenza ad aggiudicarsi il “Premio De.Co. Severino Trentin” e a portare alla scuola il trofeo e i 1.000 euro in palio. Si è concluso con questo esito il momento più “gustoso” della Settimana dell’Artigianato: una serata interamente dedicata ai giovani chef che, in Villa Godi Malinverni a Lugo, si sono sfidati nella preparazione di una cena per conquistare la quarta edizione del Premio.

Menu a base di prodotti De.Co. Preparati dai loro insegnanti, i ragazzi hanno realizzato un menu a base di prodotti De.Co. vicentini, poi servito a cena e giudicato dal pubblico. I commensali (150 persone) hanno potuto assaporare, come entrée di benvenuto, “trota di Altissimo nella freschezza primaverile” e “spirale di trota di Cresole e chutney di mele e pere con focaccine di Rotzo”; sono seguiti i primi piatti, quali il risotto “Sole di primavera” e gli gnocchi “De.Co.ntrà”. Davvero unici anche i secondi, dal “filetto di trota salmonata in emulsione di olio d’oliva all’erba maresina” alla “trota di Altissimo con crema di sedano, crocetta di cipolla di Bassano e patata di monte Faldo al vino e formaggio”.  Il tutto abbinato a una serie di vini altrettanto rigorosamente locali, provenienti dalle cantine di Barbarano, Longare, Montebello e Colognola ai Colli. Realizzato da Nicola Menaldo, Daniele Fabbian, Maryan Benshimou, Cha Chaid, Luca Vigolo e Luca Guzzo, con il docente Diego Volpato, il piatto vincitore è stato l’ultimo servito della sequenza proposta.

Il Premio De.Co. Severino Trentin, iniziativa dell’Ufficio Scuola Associativo cui collaborano i Ristoratori di Confartigianato Vicenza, nasce per ricordare una delle più importanti figure di riferimento per la promozione dei prodotti alimentari del nostro territorio. Un’attività, quella di Trentin, da cui è scaturita la Denominazione Comunale (De.Co.), ovvero il riconoscimento geografico di produzioni che rappresentano la storia e tradizione di un luogo. Obiettivo del Premio, quindi, è quello di far conoscere alle giovani generazioni di cuochi quelle eccellenze che sono tipicamente nostre: promuovendo le De.Co. vicentine, gli chef del domani potranno infatti valorizzare ancora di più la ristorazione locale non solo sotto l’aspetto del gusto, ma anche dal punto di vista del legame storico culturale, importante spunto di richiamo turistico. Alla “De.Co.mpetition” hanno partecipato inoltre gli istituti: CFP “Enaip Veneto” di Vicenza (secondo classificato), IPA “Pellegrino Artusi” di Recoaro (terzo classificato), CFP “Engim Veneto” di Tonezza, CFP “Dieffe” di Lonigo e IIS “Mario Rigoni Stern” di Asiago.

Fonte: Servizio Stampa Confartigianato Veneto

Crisi mais, produzione a picco nella Marca, – 40 per cento in tre anni

4768253-d-39-oro-delle-sementi-di-mais-come-sfondoÈ crisi nera per il mais nella provincia di Treviso. Gli ultimi tre anni nella Marca sono stati disastrosi per il cereale, la cui produzione secondo il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno è calata di quasi un terzo tra il 2013 e il 2015 e diminuirà di un ulteriore 15% in base alle previsioni dell’annata in corso. Numeri impietosi, fotografati dalla drastica riduzione della superficie investita a mais nel trevigiano, passata dai 41mila ettari del 2013 ai 25mila del 2015, con una previsione di un ulteriore calo del 15% nel 2016.

Una crisi che è effetto del continuo abbassamento del prezzo del mais, sceso dal valore dei 210 euro per tonnellata nel 2013 agli attuali 160 euro per tonnellata (-25%), che ha spinto gli agricoltori locali ad abbandonarne la produzione. “Sembra una crisi irreversibile, ma non possiamo lasciare andare questa situazione senza intervenire – commenta il presidente del Consorzio Agrario di Treviso e Belluno, Fulvio Brunettail mais è una materia prima fondamentale per tutto il sistema agricolo, non solo per i suoi più comuni derivati, come la polenta, ma anche per l’industria zootecnica, che lo utilizza ad esempio per l’alimentazione degli animali. Oggi, purtroppo, molti allevatori sono costretti ad acquistare mais all’estero, perché non riescono a reperire il prodotto nel nostro territorio».

La crisi della cerealicoltura, d’altra parte, è diffusa su tutto il territorio nazionale e si è abbattuta non solo sul mais, ma anche su altre colture, come la soia. Il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno porta avanti alcune iniziative a livello locale per incentivare il seminativo e anche quest’anno, per il terzo anno consecutivo, corrisponderà per il mais bianco un prezzo pari a quello stabilito dalla borsa merci per il mais giallo, con in aggiunta un bonus di 10 euro per ogni tonnellata di raccolto. L’incentivo verrà garantito sulla base di accordi commerciali di filiera, che valorizzano la produzione di mais bianco “sostenibile”, certificato con standard CSQA “DTP112 Cereali e Semi Oleosi Sostenibili”.

Necessità di politiche di sostegno al reddito delle aziende. «Si tratta di un segnale che la nostra azienda cerca di dare all’agricoltura – prosegue Brunetta – ma è chiaro che sono necessarie misure più strutturali. A tal proposito ci appelliamo alle istituzioni che governano il mondo dell’agricoltura affinchè intervengano con politiche di sostegno al reddito delle aziende in questa difficilissima congiuntura e ridare così slancio all’attività di maiscoltori e allevatori.  Senza dimenticare che non si tratta solo di una questione di reddito, ma anche di un patrimonio tecnico e di conoscenze da salvaguardare: i nostri agricoltori nel corso degli anni si sono attrezzati per realizzare prodotti di eccellenza, facendo tesoro di una tradizione e di un metodo di lavoro vocati alla qualità e alla tutela dell’ambiente».

Sicurezza filiera alimentare. «Il nostro impegno, come azienda che collega la produzione agricola a quella industriale, resta proprio quello di tutelare la qualità del prodotto che immettiamo nel mercato – conclude Brunetta – i nostri protocolli di certificazione garantiscono tracciabilità e sostenibilità economica, ambientale e sociale delle produzioni. È una questione di sicurezza della filiera alimentare, di offrire al consumatore l’opportunità di acquistare latte, carni o formaggi, provenienti da animali nutriti con mais prodotto a Treviso e non in altri paesi, di cui non possiamo garantire metodi e qualità di produzione».

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Agrario di Treviso e Belluno

Veneto Agricoltura: Giunta regionale autorizza 47 assunzioni temporanee

Vallevecchia, litorale

Vallevecchia, litorale

La Giunta regionale ha autorizzato l’azienda regionale Veneto Agricoltura a procedere alle assunzioni della manodopera agricola e forestale per l’anno 2016. Ne dà notizia l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan, che precisa che le spese per i contratti di lavoro autorizzati rispettano i principi di contenimento della spesa pubblica e il budget assegnato all’ente regionale in liquidazione. “Il via alle assunzioni degli operai rappresenta un atto importante per molte famiglie dei territori ove insistono le proprietà regionali gestite da Veneto Agricoltura e consente di dare continuità per l’anno in corso alle attività e ai progetti delle aziende speciali e dei centri di ricerca dell’ente regionale”, ha sottolineato l’assessore.

Le aziende di Veneto Agricoltura interessate sono Sasse Rami, Po di Tramontana, il centro frutticolo di Pradon e il centro ittico Bonello, in provincia di Rovigo, ValleVecchia nel Veneziano, Bosco Nordio a Chioggia, Azienda “Diana” in provincia di Treviso, l’azienda forestale del Cansiglio e l’azienda Villiago in provincia di Belluno, il Centro vivaistico di Montecchio  Precalcino e il centro ittico Valdastico in provincia di Vicenza, le arre demaniali boschive del Monte Baldo e della Lessinia, nel Veronese.
A seguito della delibera approvata, l’azienda potrà avviare i necessari contratti di lavoro, anche se al momento il bilancio di Veneto Agricoltura è ancora in corso di approvazione e quindi le risorse disponibili sono limitate all’esercizio provvisorio. Non appena il bilancio dell’azienda regionale sarà completamente operativo – si prevede entro aprile – i contratti di assunzione saranno perfezionati.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Kiwi: progetto Regione-Università di Verona per valorizzare il frutto e salvare le colture da batteriosi

kiwi1

Incontro stampa presentazione progetto kiwi Regione Veneto-Università di Verona

Kiwi, frutto buono e salutare ma anche “oro verde” del Veneto, in particolare del Veronese, da difendere e salvare dall’attacco del cancro batterico. E’ su questo duplice binario che si sviluppa il progetto promosso dalla Regione Veneto con il dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, presentato nei giorni scorsi a palazzo Balbi, sede della Giunta regionale, dall’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan e dal prorettore dell’ateneo scaligero Antonio Lupo.

In Veneto circa il 15 per cento della produzione nazionale . “La Regione ha investito oltre un milione di euro – ha spiegato l’assessore Pan – per valorizzare una coltura nella quale il Veneto è leader: con 55 mila tonnellate annue, mille produttori e 3200 ettari coltivati, di cui 2500 nella sola provincia di Verona, il Veneto rappresenta circa il 15 per cento dell’intera produzione nazionale. E l’Italia è il primo produttore al mondo di questo frutto esotico, originario della Cina, ben acclimatatosi in Nuova Zelanda, e diventato ora una delle produzioni vincenti dell’export tricolore”. Il progetto ha messo in campo saperi, competenze e ricerche del dipartimento di Biotecnologie dell’università di Verona per capire, prima di tutto, caratteristiche e apporto nutritivo del frutto.

Frutto del “buonumore”. Ad un anno dall’avvio degli studi ecco i primi risultati, divulgati da Flavia Guzzo, ricercatrice dell’università scaligera e coordinatrice del progetto di valorizzazione: “Il kiwi, tra le tante proprietà benefiche,  contiene anche sostanze neuroattive, come serotonina e melatonina, che sono i neurotrasmettitori del “buonumore” e contribuiscono al benessere del cervello umano. Inoltre il kiwi – anticipa la biologa  – contiene anche altri “co-fattori” antiossidanti e inibitori di specifici enzimi, che hanno un ruolo di agenti “protettori” rispetto alla degradazione ossidativa ed enzimatica dell’organismo”.

900 ettari colpiti dall’infezione batterica o morìa del kiwi. Ma l’’oro verde delle campagne veronesi da alcuni anni è sotto scacco, vittima di una violenza infezione batterica che rischia di compromettere colture e fatturati. Sono quasi 900 gli ettari colpiti dall’infezione batterica o dalla morìa del kiwi, altra grave patologia attribuita ai terreni e ai sistemi di irrigazione, da studiare e curare. I produttori veronesi son i  più colpiti: “Nel corso del 2015 – calcola Fausta Bertaiola, presidente dell’organizzazione dei produttori del Consorzio Ortofrutticolo padano – la produzione di kiwi nel Veronese ha registrato un calo del 25 per cento. E’ sempre più urgente individuare terapie per salvare le nostre colture”.

Inibire il contagio. Da qui la seconda direzione imboccata dal progetto di ricerca. “Abbiamo analizzato i geni del batterio e cercato di capire perché la batteriosi aggredisca proprio il kiwi – spiega Annalisa Polverari, patologa vegetale dell’Università di Verona – Grazie ai fondi della Regione abbiamo ricostruito la mappa dei geni del batterio e stiamo cercando le sostanze meno tossiche per inibire il contagio. Stiamo testando la somministrazione di nanoparticelle ad alta affinità con i tessuti vegetali in modo da curare la pianta con una semplice irrorazione, anche se già contagiata dal batterio-killer Psa (Pseudomonas Syringae actinidiae)”.

Un sito web specifico. Virtù alimentari e difesa sanitaria del kiwi sono ora veicolati anche da una specifica campagna di comunicazione, veicolata dal sito www.okkiwi.it, rivolto a produttori e consumatori. Le pagine web documentano con un’efficace sintesi narrativa i progressi della ricerca e insegnano ai produttori metodi e strumenti per contrastare l’infezione batterica.  Ai risultati della ricerca si abbinano appositi contenuti e materiali didattici rivolti ai consumatori, agli studenti, per coinvolgere ragazzi e genitori, in modo semplice e accattivante, nella scelta del “frutto giusto” per una alimentazione sana.

La ricerca ora prosegue e i prossimi step sono dedicati e rendere disponibili per gli agricoltori i mezzi di contrasto naturali più efficaci per limitare la batteriosi. “Un esempio virtuoso di ricerca applicata trasferita sul campo – ha chiosato il prorettore Lupo – che dimostra come sia possibile spendere bene i soldi dei veneti coniugando l’eccellenza universitaria con le esigenze del mondo produttivo”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Cambio clima, sorgo, coriandolo, amaranto e cicerchia tra le colture emergenti in Veneto

Schermata 2016-01-25 a 19.23.07Dopo i vigneti in altura, il grano duro in Pianura Padana, dove si registrano estensioni di pomodori da sugo ed ettari di arachidi,  i cambiamenti climatici portano al Nord sempre più  coltivazioni di sorgo, coriandolo, cicerchia e amaranto. E’ quanto mettono in campo gli agricoltori veneti – commenta Coldiretti – per rispondere ai problemi di scarsità d’acqua dovuti a prolungati periodi di siccità.

Mais, frumento e soia  mantengono il podio della produzione regionale, ma con l’approssimarsi delle semine e con un inverno particolarmente asciutto che non ha favorito le scorte naturali, gli imprenditori agricoli corrono ai ripari investendo sia in impianti irrigui altamente tecnologici per ridurre lo spreco di risorsa idrica oppure scegliendo di convertire l’ordinamento colturale privilegiando varietà alternative a quelle tradizionali. Da qualche anno il sorgo è stato piantato in molte aree in quanto resistente ai deficit idrici, ma ultimamente anche il coriandolo da seme rientra tra le valutazioni agronomiche in quanto non necessita di irrigazione, disinfestazione del terreno o trattamenti fitosanitari. Altro vantaggio ambientale è legato al disinteresse della fauna selvatica perchè sgradevole all’olfatto di cinghiali ed ungulati.

Dal territorio, nuove indicazioni per la PAC. Tra gli indirizzi produttivi optati dalle aziende agricole del Nord Est spunta anche la cicerchia, antico legume che si trova a suo agio in appezzamenti ciottolosi. Si sta affermando pure l’amaranto pianta erbacea, un pseudo cereale che non contiene glutine, non ama irrigazioni frequenti né i ristagni. Se per ora è impossibile sapere in quali province si concentreranno le semine – conclude Coldiretti – è sicuro che a questi orientamenti rientrano nei codici attribuiti dalla nuova Politica Agricola Comunitaria la cui programmazione sicura avviene in base alle indicazioni fornite dal territorio”.

Fonte: Coldiretti Veneto

 

Dal 28 gennaio al 18 febbraio 2016, a Verona l’agri-aperitivo va in tavola per quattro giovedì

Sarde spinate fritte

Agri-aperitivo a km zero è la nuova iniziativa degli imprenditori agricoli di Coldiretti Verona e  Campagna Amica rivolto ai buongustai del territorio. I produttori scaligeri prepareranno e illustreranno per quattro giovedì a partire dal prossimo 28 gennaio dalle 17.30 alle 19.30 al Primo Kilometro, il locale che si trova al piano terra del palazzo in viale del Lavoro n. 52 sede di Coldiretti Verona, sfiziose degustazioni con i loro prodotti.

I quattro giovedì. Il primo appuntamento con l’Agri-aperitivo sarà giovedì 28 gennaio con una degustazione di formaggi e miele della Lessinia delle aziende agricole Malga Vazzo e apicoltura Falasco con vino Valpolicella Doc della cantina Recchia di Negrar. L’Agri-aperitivo di giovedì 4 febbraio sarà dedicato alla degustazione del pesce d’acqua dolce: lavarello e sarde del Lago di Garda con verdure in agrodolce delle aziende agricole Loro Claudio e Schiavo Andrea . Il tutto accompagnato da vino Soave Doc della cantina Villa Canestrari. Giovedì 11 febbraio protagonista dell’Agri-aperitivo sarà il broccoletto di Custoza da degustare in vari modi a cura dell’azienda agricola Quei Mille accompagnato dal vino Lugana Doc della cantina Valerio Zenato. Per concludere il ciclo di appuntamenti, giovedì 18 febbraiosalame e stortina veronese dell’azienda agricola Merlin Filippo saranno al centro dell’Agri-aperitivo con vino Valpolicella Doc della cantina Gamba Gnirega. Il costo dell’agri-aperitivo è di 5 euro.

Iniziativa nata per coinvolgere i giovani. “E’ importante trovare sempre nuove modalità per far assaggiare e apprezzare le eccellenze agroalimentari del territorio – commenta Claudio Valente, presidente di Coldiretti Verona. Con questa iniziativa miriamo a interessare i consumatori anche giovani che dopo l’orario di lavoro del giovedì possono rilassarsi e apprezzare prodotti buoni, sani, accompagnati dalla spiegazione dei produttori. Il nostro territorio è davvero ricco di particolarità sia nel cibo che nel vino ma a volte si rischia che siano più conosciute all’estero che non a livello locale”.

Fonte: Coldiretti Verona

Zootecnia, la Regione Veneto ha in progetto un impianto innovativo in grado di dar reddito al settore, in grossa sofferenza. E ai giovani agricoltori, finanziamenti a fondo perduto per le start-up.

Pan e dirigenti settore agricoltura Regione Veneto

Giuseppe Pan, assessore all’Agricoltura regione Veneto

(di Marina Meneguzzi)  “Se da qui a fine gennaio non dovesse piovere, sarà necessario attivare una procedura di emergenza per affrontare la siccità, che sta mettendo in difficoltà non solo il settore agricolo ma anche quello civile, specie in alcune zone montane”. A dirlo è stato l’assessore regionale all’Agricoltura, caccia, pesca e bonifiche Giuseppe Pan, che ieri a Legnaro (Pd), nelle sale della Corte Benedettina, ha incontrato i giornalisti ARGAV prima del tradizionale appuntamento di presentazione dei primi dati sul settore agroalimentare veneto 2015, forniti da Veneto Agricoltura. 

Irrigazione di precisione e filiere del latte. Pan ha ricordato come nel 2015 si sia registrato un 20 per cento in meno di precipitazioni in Veneto. “I laghi montani sono pressochè a secco, li ho visitati nei giorni scorsi, e questo è problema, perché è l’Alto Veneto a fornire acqua al resto della regione. Tutti speriamo in una Primavera meno siccitosa, in ogni caso sarà bene incentivare sempre più l’irrigazione di precisione, anche se poi, recenti studi hanno dimostrato come il sistema tradizionale vada a ricaricare le falde irrigue“, ha aggiunto l’assessore. Che, tra gli argomenti affrontati, ha anticipato la realizzazione di un progetto innovativo destinato a soccorrere il settore zootecnico, in profonda crisi (nei paragrafi successivi trovate tutti i dati forniti da Veneto Agricoltura), vale a dire la realizzazione di un impianto per il trattamento del siero, refluo generato dalla lavorazione del formaggio. “Il progetto è destinato a coinvolgere le latterie del Veneto, e comporterà un investimento di 30/40 milioni di euro, presto lo presenteremo al Ministero dell’Agricoltura, siamo molto fiduciosi nell’aver trovato una fonte di reddito alternativa che vada a contrastare la continua diminuzione del prezzo del latte”, ha riferito Pan.

Ai giovani agricoltori, un aiuto a fondo perduto di 40 mila euro. Ma ecco i dati presentati poi nel dettaglio da Alessandro Censori e qui riassunti da Pan. “Quella del 2015 è stata un’annata agricola di alti e bassi, con alcuni settori in piena salute (vino su tutti) e altri in sofferenza (latte e carne), e che ha visto da una parte diminuire il numero delle aziende attive ma dall’altra aumentare il numero degli addetti, in particolare di quelli dipendenti.  Il settore primario – ha sottolineato Pan – vale ben 5,7 miliardi di euro e si presenta in costante trasformazione, grazie anche al concreto supporto fornito dal Programma di Sviluppo Rurale (PSR) regionale. Basta ricordare che saranno 1,2 i miliardi messi a disposizione dal PSR 2014-2020. Un supporto finanziario strategico, che offre importanti opportunità di rinnovamento alle aziende agricole e di ricambio generazionale attraverso l’aiuto al primo insediamento dei giovani (dai 18 ai 40 anni), che ora possono contare anche su finanziamenti a fondo perduto (ben 40.000 € su presentazione di business plan la cui validità sarà verificata da Avepa) e/o a tassi agevolati, in accordo con la Banca Europea per gli Investimenti. Senza tralasciare il supporto al sistema di qualità dei nostri prodotti, all’ambiente, alla diversificazione delle attività agricole, ecc.”.

Nel dettaglio. Il dato più importante riguarda il valore complessivo della produzione lorda agricola veneta, che nel 2015 è da stimarsi in 5,7 miliardi di euro, sostanzialmente in linea (-1%) rispetto all’anno precedente; un risultato sul quale hanno inciso, negativamente, il calo di produzione (causa meteo) e di prezzo (mercati) delle principali colture erbacee, assieme alla flessione del settore zootecnico, dovuta in particolare al ribasso delle quotazioni del latte; ottima la performance dei prodotti vitivinicoli, con incremento di produzione e prezzo. Prosegue il calo del numero di imprese agricole iscritte alle Camere di Commercio del Veneto, sceso nei primi nove mesi del 2015 a 65.192 unità, -1,8% rispetto allo stesso periodo del 2014. Il numero di imprese dell’industria alimentare è invece salito a 3.714 unità attive (+1,4%). Lieve aumento per gli occupati in agricoltura, che nei primi tre trimestri del 2015 si attestano su una media di 61.224 unità (+2%), come risultante del calo dei lavoratori indipendenti (-9,5%) e la notevole crescita di quelli dipendenti (+23%).

Bene il commercio con l’estero: il deficit della bilancia commerciale veneta dei prodotti agroalimentari relativa al terzo trimestre 2015 risulta dimezzato (-52,5%) rispetto allo stesso periodo del 2014, scendendo a circa 400 milioni/euro a causa del lieve incremento delle importazioni, che si attestano sui 4,7 miliardi di euro (+1%), e della notevole crescita delle esportazioni (+12,8%), salite a 4,3 miliardi/euro, un livello record mai raggiunto nel periodo gennaio-settembre.

I risultati delle varie colture agricole. Le alte temperature e la scarsa piovosità del periodo estivo 2015 hanno penalizzato soprattutto mais e soia, le principali colture del Veneto per estensione (rispettivamente 209.000 e 134.000 ettari), che hanno subìto diminuzioni di resa intorno al -20% e conseguente flessione produttiva; non dissimile il calo di resa della barbabietola da zucchero. L’annata è stata invece moderatamente favorevole per riso, tabacco e per i cereali autunno-vernini come frumento tenero, frumento duro (che ha triplicato la superficie coltivata) e orzo. Ma la globalizzazione delle commodity ha causato una certa pesantezza dei mercati anche dove si è verificata una contrazione produttiva, con quotazioni mediamente di segno negativo. Le colture orticole hanno fornito risultati diversi a seconda della stagionalità: si è osservato un aumento di resa per patata (+10%) e radicchio (+21%), e un calo per lattuga (-19%) e fragola (-1%). La superficie complessivamente investita a patate e ortaggi è aumentata del 2,5% rispetto al 2014, quale risultante dell’aumento delle coltivazioni in piena aria (+4%) e in serra (+7%) e del contestuale calo delle piante da tubero (-12%).

La frutticoltura, in particolare quella estiva, sembra non essere ancora uscita dalla crisi che ha contraddistinto le ultime annate e che ha causato un significativo ridimensionamento di tali colture. Rispetto al 2014 la produzione è risultata in lieve crescita per actinidia (+4%), pero (+2%) e melo (+1,4%), in calo pesco (-3,6%) e ciliegio (-27%). Ancora note dolenti dal punto di vista commerciale (prezzi) per le pesche (-38%) e le mele (-15%). Da segnalare il ritorno a livelli normali della produzione olivicola (+37,5%) dopo il disastroso raccolto 2014.

La vitivinicoltura ha beneficiato di una vendemmia molto positiva sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Rispetto all’anno precedente, infatti, la produzione di uva è stimata in aumento di circa il +20%, mentre quella di vino dovrebbe raggiungere i 9,7 milioni di ettolitri (+18%). Anche i prezzi di uve e vini risultano generalmente in aumento, sospinti dall’andamento crescente delle esportazioni (+10,3% in valore nei primi 9 mesi del 2015).

In difficoltà il settore zootecnico. Il prezzo del latte è calato su base annua di oltre il -10%, mentre la produzione è risultata sostanzialmente stabile. La carne bovina ha subìto la pesantezza dei mercati al consumo, registrando quotazioni in leggero ribasso e un’analoga contrazione produttiva. Il comparto suinicolo ha dimostrato un incremento della produzione (+10%) al quale è corrisposto un calo dei prezzi del -7% e il medesimo andamento, ma in misura meno accentuata, è stato osservato per la carne avicola. Tuttavia, la riduzione dei costi per l’acquisto di mangimi e prodotti energetici ha parzialmente preservato la redditività degli allevamenti da carne. Pesca: ancora in calo la flotta peschereccia veneta (-5,4%), ma i quantitativi prodotti nei primi 6 mesi 2015 dalla pesca marittima sono in aumento del +13%.

 

Le “cinque stagioni” della cucina vicentina, Biblioteca “La Vigna” e Università del gusto insieme per valorizzare l’enogastronomia del territorio vicentino

5stagioni_logopag_21636_1Per far conoscere ancor più la ricchezza del connubio tra cucina e produzione agro alimentare della provincia di Vicenza, l’Università del Gusto e Biblioteca Internazionale “La Vigna” lanciano l’iniziativa “Le Cinque Stagioni della Cucina Vicentina“.

“Cinque” come forzatura per mettere in risalto un piatto che potremmo definire l’autentico “fuoriclasse” della gastronomia berica, inserito tutto l’anno nei menu, quasi a rappresentare una stagione a parte: il Bacalà alla Vicentina. “Le Cinque Stagioni” è un’iniziativa rivolta agli appassionati con la quale si intende diffondere la conoscenza gastronomica del territorio, favorendo un avvicinamento più consapevole alla cucina vicentina, che va al di là del semplice “consumo” e permette, invece, di scoprire i legami esistenti tra terra e tavola, tradizione e contemporaneità. Ogni piatto genuinamente vicentino è infatti sintesi di un lavoro di filiera non solo “produttiva”, ma anche “culturale”, a cui si vuole dare evidenza attraverso l’iniziativa.

Si inizia venerdì 19 febbraio con il Broccolo Fiolaro di Creazzo, ortaggio invernale interpretato dallo chef Nicola Portinari (La Peca di Lonigo, 2 stelle Michelin); si prosegue con la primavera dell’Asparago Bianco di Bassano secondo la visione dello chef Giuliano Baldessari (Aqua Crua di Barbarano Vicentino, 1 stella Michelin); l’estate dei Piselli sarà messa nel piatto dallo chef Marco Perez (docente dell’Università del Gusto e del Master della Cucina Italiana); l’autunno dei Funghi vedrà impegnato lo chef Alessandro Dal Degan (La Tana Gourmet di Asiago, 1 stella Michelin) e, a concludere, la “quinta stagione” del Bacalà alla Vicentina che troverà ai fornelli un guru del piatto tipico vicentino come lo chef Antonio Chemello (nominato ambasciatore dello stoccafisso dal Norwegian Seafood Export Council).

Approfondimento sulle caratteristiche e sulle tradizioni dei singoli prodotti di stagione. Ogni incontro sarà aperto da un approfondimento dell’enogastronomo e consigliere scientifico della Biblioteca “La Vigna” Alfredo Pelle, sulle caratteristiche e sulle tradizioni dei singoli prodotti di stagione, mentre al termine dei cooking show è previsto un approfondimento sui vini da abbinare ai vari piatti. Gli incontri si svolgeranno tutti, con orario 17.30-19.30, nella cucina dimostrativa dell’Università del Gusto, la struttura formativa di Confcommercio Vicenza, che ha sede a Creazzo in via Piazzon 40. Partecipazione gratuita per chi si prenoterà sul sito www.universitadelgustovicenza.it

Fonte: Biblioteca La Vigna

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Asiago Dop, da gennaio a maggio 2016 laboratori teatrali nelle scuole per far conoscere le specificità nutritive del formaggio

Cuore di formaggio_Quadrato_BASSAHa le caratteristiche di un giallo a tutto tondo, condito con un’innocente storia d’amore, Cuore di formaggio, il  percorso di educazione alimentare realizzato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago con la collaborazione di Fondazione Aida.

Un laboratorio teatrale portato nelle scuole. L’iniziativa è stata pensata per far conoscere le qualità e le specificità nutritive del formaggio, in particolare, del formaggio Asiago DOP, agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo livello degli istituti delle province di Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Trento, Mantova, Bergamo, Udine e Bologna. Scritto e diretto da Pino Costalunga, scrittore e regista specializzato nel teatro per i ragazzi e condirettore artistico di Fondazione Aida, il giallo sarà portato in scena in 54 appuntamenti dal 22 gennaio a fine maggio 2016 in forma di laboratorio teatrale da Gioele Peccenini ed Elisabetta Borille. Completa il percorso educativo, il libretto didattico illustrato da Timoteo Frammartino che, contestualmente al laboratorio, verrà distribuito a tutte le classi.

I principi della sana e corretta alimentazione vanno appresi fin da giovani. “Questo progetto, parte del percorso educativo Asiago School dedicato alle scuole, – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio di Tutela –  e nasce dal desiderio di voler offrire ai più giovani nuove occasioni per conoscere ed apprezzare un formaggio che esprime, accanto alle sue innegabili proprietà nutrizionali, un mondo fatto di valori, tradizioni e cultura. Il nostro auspicio è quello di condividere la crescente curiosità e la voglia di sperimentare delle giovani generazioni contribuendo a diffondere i temi dell’educazione alla sana alimentazione”.

Un giallo ambientato sull’altopiano di Asiago. “Il testo è nato – spiega Pino Costalunga – pensando al pubblico a cui è diretto e cioè ai ragazzi che vanno dai dieci ai tredici anni circa. Ho creato una storia che ha la forma del giallo, che contiene i temi dell’amicizia e del primo innamoramento, tipico dell’età, usando uno stile che si pone tra il diario personale, – che molti ragazzi ancora usano scrivere – la narrazione e il testo teatrale e che quindi funziona bene sia come narrazione teatrale che come testo da leggere da soli o in classe. Il formaggio Asiago è naturalmente uno dei protagonisti del racconto ed ho lavorato in modo che le informazioni riguardanti le sue ottime qualità e la sua lavorazione fossero inserite come parte necessaria e fondamentale del racconto”.

Fonte: Consorzio Tutela Formaggio Asiago

 

Cinghiali, Regione Veneto: “Sì a piani di controllo, no a caccia libera, presto nuove regole”

Terreno rovinato dai cinghiali in Lessinia IMG00617-20121127-1139 (1)

L’effetto del passaggio dei cinghiali sul terreno

La caccia al cinghiale non è l’unico mezzo per affrontare l’”emergenza” creata dal proliferare dei dannosi ungulati. Bisogna pensare a interventi diversificati e integrati di controllo, che possono anche prevedere l’intervento selettivo dei cacciatori. Questo l’orientamento dell’assessore regionale all’Agricoltura e alla caccia Giuseppe Pan, sollecitato da associazioni agricole e comunità locali a seguito del dilagare della specie invasiva e dei danni provocati a colture, persone e automezzi.

Prelievo venatorio autorizzato solo in provincia di Verona. “Siamo in attesa del parere tecnico-scientifico dellIspra (l’istituto nazionale di riferimento  per  la protezione ambientale) sulla sperimentazione in atto nel parco regionale della Lessinia – dichiara l’assessore Pan – per tirare le fila sulla modalità più efficace e conveniente per gestire l’emergenza cinghiali e impostare una corretta politica di gestione della specie. Ricordo che, allo stato attuale, solo in provincia di Verona è autorizzato il prelievo venatorio della specie cinghiale limitato  all’altopiano della Lessinia, secondo quanto disposto dalla Delibera di Giunta regionale n. 1027 del 4 agosto 2015.

Un piano di contenimento articolato. “L’Ispra – prosegue Pan – da sempre sconsiglia l’assoggettamento del cinghiale al regime venatorio in quanto soluzione addirittura controproducente al fine del contenimento della specie che, va ricordato, è presente in Veneto a causa di immissione abusive dall’Appennino, dai Balcani e dai Carpazi. Gli esperti dell’Ispra e i tecnici regionali hanno messo in evidenza che estendere a tutto il Veneto la caccia a questa specie particolarmente invasiva, rischierebbe non solo di non far diminuire il numero dei cinghiali, ma al contrario di provocarne un drastico aumento, anche a causa del rilascio abusivo di ulteriori esemplari. Meglio, invece, il controllo effettuato a livello provinciale, con l’ausilio di cacciatori opportunamente formati. La pratica venatoria, opportunamente regolata e delimitata, può essere uno strumento integrativo di un più articolato e mirato piano di contenimento,  da adottare soprattutto nelle aree agricole, dove i danni causati  sono particolarmente consistenti”.

Obiettivo: rendere compatibili sicurezza dell’uomo e dell’attività agricola con tutela dell’ambiente e delle risorse faunistiche. A sostegno del ‘modello integrato’ di contenimento (cioè controllo più caccia) Pan cita l’esperienza maturata nel parco Colli Euganei dove l’interazione tra ‘guardie’ del parco, polizia provinciale e corpo forestale dello Stato, integrata dall’apporto di cacciatori selezionati e adeguatamente formati, ha consentito di abbattere o catturare 6500 cinghiali negli ultimi 14 anni, di cui 900 nell’ultimo anno. “La pratica combinata di catture con ‘chiusini’, recinzioni elettrificate in prossimità del bosco e abbattimento da parte di controllori abilitati (cosa diversa dall’inserire tout court i cinghiali tra le specie cacciabili) appare allo stato attuale il comportamento migliore per limitare il dilagare incontrollato delle specie selvatiche nocive per gli insediamenti umani e l’attività agricola.  La giunta ha proposto, con un proprio disegno di legge attualmente al vaglio della commissione regionale Agricoltura, nuove regole mirate al contenimento dei danni causati dalle specie selvatiche (cinghiali, lupi e orsi).  Attendiamo le valutazioni dell’Ispra sulla fase sperimentale di caccia a cinghiale condotta in Lessinia e gli utili apporti che la commissione e i rappresentanti del mondo agricolo e venatorio potranno dare, per formulare l’approccio più corretto. Il nostro obiettivo – conclude Pan – resta quello di rendere compatibili la sicurezza dell’uomo e dell’attività agricola con la tutela dell’ambiente e delle risorse faunistiche”.

Fonte: Regione Veneto